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Tre anni sono passati dal cuore delle  celebrazioni del 150°  anniversario dell’Italia unita (vedi articolo 17 marzo 2011 ). Eravamo a Roma, sul piazzale del Gianicolo, quel 17 marzo, a testimoniare la nostra profonda amarezza; non certo per l’Italia unita, che abbiamo festeggiato e festeggiamo ogni giorno nei nostri cuori, quanto per l’Italia incompiuta che sempre  più soffoca il nostro vivere quotidiano, rendendoci complici involontari, ma non per questo incolpevoli, di una regressione culturale senza precedenti.

Quale personaggio storico potrebbe mai rappresentare più degnamente l’ unità del Paese, se non Giuseppe Mazzini, la vetta più alta del pensiero intellettuale, morale e civile dell’Italia e una delle più avanzate d’Europa? Il 10 marzo scorso, nel 142° della sua morte, solo pochissimi Italiani  si sono ricordati di Lui; eppure è stato perseguitato, ha subito il carcere, è morto sotto falso nome per restare fedele fino in fondo agli ideali democratici e repubblicani.

Questo Paese ha bisogno di  radici sane, e queste devono essere riconosciute dai semi buoni della storia, quelli autentici e puri. Si deve aver cura di separarli da innesti pericolosi, quando dominati dall’interesse e dalla cupidigia. Per questo occorre affrancare chi ha operato per l’Italia (Mazzini e Garibaldi) da chi se ne è servito (Cavour e Vittorio Emanuele II); si eviteranno così dannose paccottiglie, utili soprattutto a rafforzare coloro che speculano sull’ignoranza del Popolo.

Questo è il nostro pensiero – Il 17 marzo 2011 lo abbiamo condensato in un volantino (che oggi riproponiamo aggiornato)  e consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

 

VIVA L’ITALIA

di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi

NOI,

RAGAZZI VOLONTARI DEL RISORGIMENTO,

CHE ABBIAMO SOGNATO UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA LIBERTA’, SULLA GIUSTIZIA, SUL PROGRESSO, SULLA SOLIDARIETA’;

 NOI,

CHE ABBIAMO OFFERTO LE NOSTRE GIOVANI VITE PER L’ITALIA UNITA, E PER VOI, CHE OGGI GODETE IL FRUTTO DEL NOSTRO SACRIFICIO

OGGI, 17 MARZO 2014

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MANIFESTIAMO UN SENTIMENTO DI INTENSO DOLORE…

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PER UNA PATRIA E UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTE
 PER UNA SOCIETA’ CHE TRASCURA IL BENE COMUNE PER SETE DI POTERE E DI DENARO
 PER UN POPOLO DISEDUCATO ALLA RESPONSABILITA’, CHE IGNORA  L’OSSERVANZA DEI DOVERI E LA DIFESA DEI DIRITTI
 PER L’AGONIA DELLA SCUOLA PUBBLICA -  UNICA SPERANZA PER LE FUTURE GENERAZIONI

L’Associazione Garibaldini per l’Italia, per sensibilizzare le giovani generazioni alle vicende storiche e umane della Repubblica Romana, primo tentativo organico e istituzionale di creare l’unità d’Italia attraverso la formazione di una Repubblica democratica parlamentare a suffragio universale, indice un premio dedicato alla memoria del Garibaldino del nuovo millennio “Alberto Mori”.

L’iniziativa, oltre a suscitare  negli allievi l’interesse per la storia della Patria, nell’ottica della formazione di una comunità solidale,  intende concorrere a fornire  strumenti adatti alla comprensione dei diritti e doveri del cittadino, espressi nei Principi Fondamentali della Costituzione della Repubblica Romana, fonte d’ispirazione della vigente Carta costituzionale, entrata in vigore il 1° Gennaio 1948. L’Associazione intende focalizzare l’attenzione dei ragazzi sulle storie dei volontari garibaldini, di personaggi noti e meno noti che hanno lottato, combattuto e sofferto per un ideale di libertà e giustizia e contribuito alla formazione dello Stato unitario.

Il Progetto, proposto quest’anno alla Scuola secondaria di primo grado di Roma (Istituto Comprensivo Maria Capozzi - Istituto Comprensivo Parco della Vittoria, succursale Scuola Media unica G.G.Belli) e  organizzato in collaborazione con il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina di Porta San Pancrazio (Dott.ssa Mara Minasi), prevede:

 A) Una mattinata di visita al Museo e nei luoghi delle battaglie più importanti per ciascuna delle tre classi partecipanti – B)  La elaborazione, da parte di ogni allievo,  di un articolo redatto in forma di cronaca giornalistica in cui vengano evidenziate le impressioni personali più significative sul periodo storico preso in esame, in riferimento a quanto letto, ascoltato e vissuto in classe e nella mattinata; C) La partecipazione alla cerimonia commemorativa del 165° anniversario della battaglia del 30 Aprile 1849, in presenza delle Associazioni Culturali e d’Arma – Istituto di Studi Internazionali “Giuseppe Garibaldi”- Associazione Nazionale Garibaldina - Associazione Garibaldini per l’Italia – Banda Musicale Vigili Urbani di Roma Capitale – Picchetto Armato dell’ Esercito Italiano (Sacrario dei caduti per Roma al Gianicolo - Via Garibaldi 29/e – Dott.ssa Francesca Bertozzi)

LE DATE :

Visite al Museo della Repubblica Romana e nei luoghi delle battaglie:       

7 – 19  Marzo 2014 – 2 Aprile 2014 – ore 10,15

Celebrazione al Mausoleo-Ossario dei Caduti per Roma:                             

30 Aprile 2014 - ore 11,00

IL PREMIO “ALBERTO MORI”

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Alberto Mori, co-fondatore e Vicepresidente dell’Associazione

Garibaldini per l’Italia,

ci ha lasciato il 28 Gennaio 2014

Per molti di noi Alberto è stato un vero  e proprio amico fraterno; un amico onesto, intelligente, preparato culturalmente, modesto e sensibile. Un uomo “d’altri tempi”, si direbbe oggi; e questa è un’ affermazione che non sminuisce il suo valore, anzi  esalta la sua figura di uomo e di cittadino esemplare, rispettoso della Legge e amante della giustizia sociale.

 La sua persona ha saputo esprimere in ogni circostanza onestà, dignità, generosità; generosità che si manifestava, non solo nel sostegno di altri fratelli in difficoltà, ma soprattutto nella volontà di aiutare questa società a crescere in civiltà e  progresso, incitando le persone che incontrava durante il percorso di crescita dell’Associazione a mettersi in gioco e battersi per contrastare l’attuale, costante declino della società italiana.

Alberto è stato un nobile punto di riferimento per ognuno di noi e per l’Associazione Garibaldini per l’Italia; e lo sarà ancora, come tutti coloro che nel tempo hanno lottato e sperato nel miglioramento della condizione umana.

Alberto Mori è stato coerente con il pensiero mazziniano: “lo scopo della vita non è quello di essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori”

Grazie, Alberto, per la tua amicizia e fraternità 

 vivi e vivrai sempre nei nostri cuori

http://www.youtube.com/channel/UCEAIHhp5nYsTTnlTHi5eyyw

  

L’ASSOCIAZIONE “GARIBALDINI PER L’ITALIA”, RINNOVANDO LA SUA VICINANZA A SILVIA E ALLA FAMIGLIA MORI,  RINGRAZIA LE ISTITUZIONI, LE ASSOCIAZIONI E I SINGOLI CITTADINI CHE HANNO PARTECIPATO CON AFFETTO

LA SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO “INTERVISTE IMPOSSIBILI AGLI EROI DELLA REPUBBLICA ROMANA” , QUEST’ANNO DEDICATO A QUATTRO PERSONAGGI NON ITALIANI CHE PARTECIPARONO, DALL’APRILE AL GIUGNO 1849, AGLI SCONTRI SUL GIANICOLO (Ana de Jesus Ribeiro da Silva-Anita Garibaldi-, la giornalista americana Margaret Fuller, l’ufficiale francese Gabriel Laviron e il poeta polacco Adam Mickiewicz),  PROMOSSA DAL COMITATO DI QUARTIERE MONTEVERDE-4 VENTI E DALLA SCUOLA DI SCRITTURA OMERO, COSTITUISCE PER LA CITTADINANZA E PER I GIOVANI UNA BELLA OCCASIONE PER MANTENERE VIVA LA MEMORIA  DI UN MOMENTO STORICO  FONDAMENTALE PER L’IDENTITA’ ISTITUZIONALE DELL’ ITALIA REPUBBLICANA.

L’associazione Garibaldini per l’Italia ha aderito all’iniziativa e sarà presente nella Giuria della critica

FILASISTI CATEGORIA UNDER 18:

Graziella Lucchese – Marzia Riso – Marta Spizzichino

FINALISTI CATEGORIA OVER 18

Lorenzo Carlo – Stefano Durante – Andrea Mauri

SABATO 7 DICEMBRE HA AVUTO LUOGO LA LETTURA DEI BRANI DI OGNI SINGOLO CANDIDATO. ALLA PRESENZA DI UN PUBBLICO NUMEROSO SONO STATI SCELTI I VINCITORI, VOTATI DA UNA GIURIA POPOLARE E DA UNA GIURIA DELLA CRITICA FORMATA DAI PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI “COMITATO GIANICOLO”, “GLI AMICI DI RIGHETTO” E DEI “GARIBALDINI PER L’ITALIA”. TUTTI I BRANI, DI OTTIMA QUALITA’ SIA PER I CONTENUTI LETTERARI CHE PER  LA RICERCA DI UNA LETTURA CRITICA DELLA STORIA DEI SINGOLI PERSONAGGI, SONO STATI ACCOLTI DA CALOROSI APPLAUSI. LA NOSTRA ASSOCIAZIONE HA DONATO A OGNI CANDIDATO UNA MEDAGLIA-RICORDO DELL’EVENTO.

L’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA RINGRAZIA IL COMITATO DI QUARTIERE MONTEVERDE-4 VENTI E LA SCUOLA DI SCRITTURA CREATIVA “OMERO” PER AVER CONTRIBUITO A DIFFONDERE LA CULTURA DEL RISORGIMENTO E DELLA REPUBBLICA ROMANA TRA I GIOVANI E LA CITTADINANZA 

ERANO PRESENTI: CRISTINA MALTESE,  PRESIDENTE DEL MUNICIPIO XII DI ROMA CAPITALE,  LICIA DONATI PERELLI, PRESIDENTE DEL COMITATO DI QUARTIERE MONTEVERDE-4 VENTI, I MEMBRI DELLA SCUOLA DI SCRITTURA CREATIVA” OMERO”, LE SCRITTRICI  STELLA SOFRI E BRUNELLA DIDDI, IL CORO GUINIZELLI CON IL CORO DEL COMITATO DI QUARTIERE MONTEVERDE-4 VENTI.

 PREMIO CATEGORIA UNDER 18:

1^Graziella Lucchese – 2^Marzia Riso – 3^Marta Spizzichino

PREMIO CATEGORIA OVER 18

 1^ Andrea Mauri – 2^Lorenzo Carlo – 3^ Stefano Durante

PREMIO DELLA CRITICA UNDER 18 – Gabriella Lucchese

PREMIO DELLA CRITICA OVER 18 – Stefano Durante

 

La battaglia del 3 Giugno 1849 a Roma, poco fuori la Porta di San Pancrazio, fu decisiva per l’inizio della caduta della Repubblica Romana . Negli scontri con i Francesi del Generale Oudinot persero la vita centinaia di patrioti e soldati accorsi da ogni parte d’Italia e d’Europa, con presenze anche americane, per difendere il sogno di una democrazia e una repubblica, nate per riscattare la dignità del Popolo italiano, da secoli sottomesso a poteri che avevano represso la sua libertà.

Quest’anno la nostra Associazione vuole ricordare quei giorni gloriosi con una cerimonia commemorativa, per non dimenticare il sacrificio estremo di quei giovani.

 

La locandina dell’evento

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Malgrado la minaccia di pioggia e lo sciopero dei mezzi pubblici, si è conclusa felicemente il 3 giugno  la rievocazione di quegli scontri furiosi di 164 anni fa tra l’esercito della Repubblica Romana e quello della Repubblica Francese, in cui  perse la vita il fior fiore dei Patrioti Italiani  della metà dell’ottocento. La memoria, patrocinata dal Municipio Roma XII, cui hanno partecipato la Banda musicale della Guardia di Finanza in costume storico, il Coro LabBosio di Roma, le associazioni A.N.P.I, F.I.A.P. e Ambrosia, è stata celebrata in presenza della neo-eletta Presidente del Municipio Roma XII, avv. Cristina Maltese e del Generale di Brigata Raffaele Romano, comandante della Banda musicale.
L’alternanza delle citazioni importanti di Giuseppe Mazzini, Andrea Costa e Raffaele Tosi, con brani musicali eseguiti magistralmente dalla Banda della Guardia di Finanza diretta dal Maestro Maurizio Ambrosini e alcuni canti della libertà intonati con passione dal coro LabBosio diretto da Sara Modigliani, oltre alla lettura di venti nomi tra le centinaia di caduti di quel tragico giorno e della difesa di Roma,  hanno favorito la riflessione sulla Patria, sulle nostre radici storiche e culturali e sui destini dell’Italia.
 Si ringraziano tutti i partecipanti; in particolare l’attore e regista Vanni De Lucia e la garibaldina Enrica Quaranta per il loro importante contributo. L’Associazione Garibaldini per l’Italia, rinnovando l’impegno finalizzato alla divulgazione dei valori fondanti la nostra democrazia costituzionale, è sempre più convinta che il ruolo determinante per il progresso del Paese sia l’attualizzazione costante dei princìpi nati nel Risorgimento, con particolare riferimento alla Repubblica Romana del 1849 e alla Resistenza del 1943-’45.

IL FILMATO AMATORIALE   http://www.youtube.com/watch?v=0tl_cGcYMBE

Cuscino di fiori

Presidente Paolo Macoratti

Arturo De Marzi

Vanni De Lucia e Gianni Riefolo

Pres. Cristina Maltese e Gen. Raffaele Romano

Enrica Quaranta

Pupa Garribba

Vanni De Lucia

Maggiore Antonio Di Biagio

Sara Modigliani

Cinzia Dal Maso

Alcide Lamensa e Arturo De Marzi

Maurizio Santilli e Arturo De Marzi

Cristina Maltese e Raffaele Romano

Antonio Ladevaia

Gabriele Modigliani

Sara Modigliani

Maestro Maurizio Ambrosini

L’Associazione di promozione sociale “Ambrosia”,  in collaborazione con l’Associazione “Garibaldini per l’Italia” e Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, promuove un ciclo di incontri e visite guidate per fare memoria della Repubblica Romana, nel 164° anniversario della nascita e della caduta

La locandina

 

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Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Garibaldini per l’Italia ha conferito a Cinzia Dal Maso, giornalista e scrittrice, la tessera di Socia Onoraria n° 04/o. Sabato 23 marzo, in occasione del tesseramento annuale,  abbiamo  avuto il piacere di consegnarLe la tessera, il fazzoletto sociale e una copia dello Statuto

MOTIVAZIONE TESSERA ONORARIA N° 04/O

PER LA DOTT.SSA  DAL MASO CINZIA GIORNALISTA E SCRITTRICE

 Il Consiglio Direttivo. in conformità agli artt. 7 e 4 dello Statuto ha deciso all’unanimità di concedere alla Dott.ssa Dal Maso Cinzia la qualifica di Socia Onoraria dell’Associazione Garibaldini per l’Italia

per  lo studio e la diffusione della memoria storica, con particolare attenzione alle
figure femminili legate alla Repubblica Romana del 1849.
Si riconosce a Cinzia Dal Maso il merito di aver potenziato le sue ricerche con
interventi concreti che hanno contribuito a far emergere dal passato un patrimonio umano ricco di valori ed eroismo

La vittoria momentanea delle forze militari e volontarie della Repubblica Romana suscitò grandi entusiasmi nel Popolo di Roma; si era riusciti a battere sul terreno uno dei più potenti eserciti del mondo. La macchina bellica francese avrebbe schiacciato con le armi, solo un mese dopo, le speranze e le illusioni di quella meravigliosa stagione.

 

 

E’ stata celebrata la ricorrenza del 30 Aprile con la Società di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”,  l’Istituto Internazionale di studi “Giuseppe Garibaldi”, ente promotore, l’Associazione Nazionale Garibaldina, l’Associazione Nazionale “Cacciatori delle Alpi” e l’Associazione culturale “Gli amici di Righetto”. Ha partecipato alla celebrazione la V classe dell’Istituto comprensivo “Via Crivelli”, accompagnata dal Dirigente scolastico e da due insegnanti ; la Presidente della Commissione scuola, cultura e sport del Municipio XVI, Avv. Cristina Maltese, la Direttrice del Museo della Repubblica Romana Dott.ssa Mara Minasi e varie Associazioni culturali e d’Arma. Alla presenza di Giuseppe Garibaldi, Presidente dell’Ist. Internaz. di Studi “Giuseppe Garibaldi”, della Signora Maria Antonietta Grima Serra, Presidente dell’Associazione Nazionale Garibaldina, dell’Arch. Paolo Macoratti, Presidente dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, sono intervenuti il Prof. Giuseppe Monsagrati e il Prof. Franco Tamassia. La cerimonia è stata significativa per la presenza di alcuni discendenti di Goffredo Mameli e di Paolo Narducci, quest’ultimo tra i primi a cadere il 30 Aprile 1849 per la repubblica Romana.

http://www.youtube.com/watch?v=96ePk3QCS5o 

Roma, 30 Aprile 2013 – ore 11,30 - Museo Ossario Garibaldino - Via Garibaldi, 29/e – http://www.facebook.com/photo.php?v=451725671579134 

 

 

 


Ingrandisci Mappa

La situazione generale del nostro Paese continua ad essere sempre più difficile e complessa, ma la nostra volontà di resistere e di costruire una società più giusta e democratica non si è spenta.

 Sabato 23 Marzo  ci riuniremo per il rinnovo delle tessere sociali  per il 2013. L’incontro, oltre a rappresentare un momento di verifica di quanto realizzato nel corso del 2012 e programmare le principali attività per l’anno in corso, ci consentirà di confrontarci su argomenti di attualità e su proposte innovative e operative.

 La convocazione è rivolta a tutti, anche a semplici simpatizzanti e possibili nuovi soci. Vi invito pertanto a divulgarla

 

APPUNTAMENTO A ROMA

SALA POLIFUNZIONALE

PIAZZA SAN PANCRAZIO N° 7

In un clima di amicizia e partecipazione l’Associazione Garibaldini per l’Italia ha avuto il piacere di conferire alla Dott.ssa Mara Minasi, Direttrice del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, e alla giornalista e scrittrice Dott.ssa Cinzia Dal Maso, la tessera di Socio Onorario.

Sono stati accolti con fraternità i nuovi soci: Mori Silvia, Rai Roberto, Casazza Antonio, Malavenda Loredana, Venditti Annalisa, Declich Angela

Riprese fotografiche del socio garibaldino Giovanni Blumthaler

 

Garibaldinini

 

 

 

Brigazzi Lamensa Quaranta

 

  

Monica Simmons e Sivia Mori

 

 

Cinzia Dal Maso

Vice Presidente Alberto Mori

 

Alcide Lamensa

 

Presidente Macoratti e Presidente Onorario Brigazzi

Segretario Arturo De Marzi e Loredana Malavenda

 
 

Mara Minasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annalisa Venditti

Al centro Maurizio Santilli, membro Consiglio Direttivo

Antonio Iadevaia

Spettacolo patrocinato dalla nostra Associazione e  dall’Associazione “Ultimi” di Don Aniello Manganiello

Una finestra sull’attualità delle mafie che ancora oggi condizionano pesantemente la crescita e il progresso del nostro Paese; uno spunto di riflessione sulla formazione del Popolo italiano, ancora lontana dagli standard europei, che ha avuto nel Risorgimento e nella Resistenza i suoi più alti momenti di speranza e cambiamento, purtroppo disattesi dalle politiche monarchiche, fasciste, della prima e seconda Repubblica Italiana.

 

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COMINICATO STAMPA

 

 

 

 SPETTACOLO DI DOMENICA – INIZIO ORE 19,00

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO “GIORDANO BRUNO”

aderente all’Union Mondiale des Libres Penseurs
e all’International Humanist and Ethical Union

www.periodicoliberopensiero.it

Nel nome di Giordano Bruno

Il diritto alla dignità

17 febbraio 2013 – ore 17.00

Roma – Piazza Campo dei Fiori

Cerimonia deposizione
corone e saluti istituzionali

Partecipa la Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Roma

C o n v e g n o

Maria Mantello
Introduzione

Jean-Marc Schiappa,
Saluto della Fédération Nationale de la Libre Pensée

Franco Ferrarotti,
Giordano Bruno, la violata dignità del torturato

Nuccio Ordine

Dignitas hominis e libertà

Alvaro Belardinelli,
A scuola di emancipazione

Paolo Cimarelli,

La nostra statua della libertà

Partecipazione artistica  del  Centro Studi Enrico Maria Salerno

 Presenta Antonella Cristofaro

http://www.periodicoliberopensiero.it/images/media/17-febbraio-2013/17febb2013.html#.USI3WLZW9_g.facebook

Alla vigilia delle elezioni nazionali programmate per il 24 febbraio 2013, assume particolare importanza la celebrazione della Proclamazione della Repubblica Romana del 1849. Riteniamo infatti utile analizzare le trasformazioni politiche in atto,  in rapporto alle vicende che precedettero la formazione di quella incredibile stagione civile. Invitiamo pertanto i lettori di questo sito ad approfondire la storia e gli avvenimenti che portarono a concepire una della Costituzioni più evolute della storia.
Le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente della nascente Repubblica Romana si svolse tra il 21 e 22 gennaio del 1849 e vi parteciparono ben 250.000 persone ( nella sola Roma 25.000 ). Fu un grande successo, tenuto conto della scomunica papale e dell’esiguo numero di abitanti dello Stato della Chiesa (a Roma circa 170.000 anime). Viva era nei repubblicani l’attenzione alla scelta di coloro che avrebbero dovuto rappresentare il Popolo in Parlamento. La stessa preoccupata attenzione di formare il Popolo e la sua classe dirigente la troviamo negli scritti di Mazzini, Mameli e Garibaldi, come risulta dai brani che qui riportiamo :

Giuseppe Mazzini -  Goffredo Mameli -  Giuseppe Garibaldi

AGLI
ELETTORI

“ DATE IL SUFFRAGIO A UN POPOLO CHE NON VI E’ PREPARATO, GOVERNATO DA CIECHE PASSIONI REAZIONARIE, ED ESSO LO METTERA’ IN VENDITA O NE FARA’ UN CATTIVO USO; VERRA’ INTRODOTTA L’INSTABILITA’ IN OGNI PARTE DELLO STATO; DIVENTERANNO IMPOSSIBILI QUELLE GRANDI CONCORDANZE DI OPINIONI, QUEI PROGETTI PER IL FUTURO, CHE RENDONO LA VITA DI UNA NAZIONE FORTE E PROGRESSIVA. SI POSSONO SVILUPPARE QUANTO SI VOGLIA GLI INTERESSI MATERIALI: SE UN RINNOVAMENTO MORALE NON LI GOVERNA,PROBABILMENTE SI ACCRESCERANNO LE GIA’ TROPPO GRANDI RICCHEZZE DEI POCHI, MA LA MASSA DI COLORO CHE PRODUCONO NON VEDRA’ MIGLIORARE LE PROPRIE CONDIZIONI; O ADDIRITTURA AUMENTERA’ L’EGOISMO”. 
  Giuseppe Mazzini ( People’s journal n°35 del 28 agosto 1846 )
” NOI VOGLIAMO UOMINI CHE SENTANO QUELLO CHE DICONO: RIFIUTIAMO QUELL’ABITUDINE D’IPOCRISIA CHE, DA UNA NAZIONE RICAVATA OR ORA ALLA VITA, PROPONE PER PRINCIPIO DI RIGENERAZIONE, PER PRIMO DOGMA POLITICO, LA MENZOGNA SISTEMATICA. NOI VOGLIAMO LA VERITÀ, CREDIAMO CHE IN LEI SOLA STIA LA FORZA. NOI FACCIAMO POCO CONTO DELLE PAROLE, MOLTISSIMO DELLA VITA DI UN INDIVIDUO. SCRUTEREMO NEI NOSTRI CANDIDATI I FATTI PASSATI; ELIMINEREMO GLI UOMINI CHE , O PER TRISTIZIA O PER INETTEZZA HANNO MANCATO ALL’ONORE E AGLI INTERESSI DEL PAESE; NON  APPOGGEREMO CHE I NOMI DI COLORO IL CUI PASSATO CI SIA PEGNO PERL’AVVENIRE.”
Goffredo Mameli  (  4 Gennaio 1849 )
“ LA NAZIONE DEVE AD OGNI CITTADINO LA TRASMISSIONE DEL SUO PROGRAMMA. OGNI CITTADINO DEVE RICEVERE NELLE SUE SCUOLE L’INSEGNAMENTO MORALE: UN CORSO DI NAZIONALITA’ COMPRENDENTE UN QUADRO SOMMARIO DEI PROGRESSI DELL’UMANITA’, LA STORIA PATRIA E L’ESPOSIZIONE POPOLARE DEI PRINCIPI CHE REGGONO LA LEGISLAZIONE DEL PAESE E L’ISTRUZIONE ELEMENTARE INTORNO ALLA QUALE NON V’E’ DISSENSO. OGNI CITTADINO DEVE IMPARARE IN ESSO L’EGUAGLIANZA E L’AMORE”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Giuseppe Mazzini ( Dei Doveri dell’uomo – 1860 )   
 ” BISOGNA SPAZZARE QUESTA MASSA D’INTRUSI CHE, COME LE FORMICHE NEGLI ALVEARI, NE DEPORTANO CERA E MIELE, E NON VI LASCIANO CHE PUTRIDUME E MACERIE.  VORREI DIRVI CHI SONO, CHI FURONO E DONDE VENGONO: MA TROPPO DOVREI INTINGERE LA PENNA NELLE SOZZURE, E MI RIPUGNA. BASTA VI DICA: RICORRETE AL LORO PASSATO, E SE NON SIETE PIU’ CHE CIECHI, PIU’ CHE IMBECILLI, PIU’ CHE  ODARDI, NON RICONFERMATELI NEL LORO SEGGIO.  CHE SPERATE DA ESSI ? IL PAREGGIO, LA DIFESA DELLO STATO, LA LIBERTA’ ? ILLUSI CHE SIETE ! SI, RICONFERMANDOLI, PREPARATEVI A NUOVE  SCIAGURE”.
   Giuseppe Garibaldi ( Caprera 29 settembre 1874 )                      

 

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Comunicato stampa 9 febbraio 2013

LA CERIMONIA DEL 9 FEBBRAIO

Un ringraziamento particolare alla Dott.ssa Enrica Quaranta, attrice e sceneggiatrice, che ha condotto con professionalità e passione gli interventi dei rappresentanti  delle Associazioni: Società di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”, Associazione Nazionale Garibaldina, Associazione “Garibaldini per l’Italia”, l’Istituto di Studi Internazionali “Giuseppe Garibaldi”
L’intervento completo di Paolo Macoratti
Nel pieghevole che vi abbiamo consegnato, abbiamo voluto condensare il percorso di quella meravigliosa e tragica stagione : sul frontespizio l’appello agli elettori di Goffredo Mameli; all’interno i Princìpi fondamentali delle due Costituzioni, quella della R.R. e l’ attuale, in ultima pagina gli atti legislativi e la difesa della Repubblica.
Insieme all’Associazione Gruppo Laico di Ricerca, da quattro anni, celebriamo appunto la difesa  con una fiaccolata-processione laica, in cui nominiamo, per non dimenticare, i nomi di 50 caduti per la Repubblica Romana; alcuni noti, altri sconosciuti.
La Memoria è importante, ma non avrebbe senso se non fosse attualizzata ! La camicia rossa, il logo della nostra associazione e il fazzoletto rappresentano , simbolicamente, l’ESSERE VOLONTARI, come lo erano i Garibaldini; e questo si concretizza, per noi,  nell’impegno costante di ciascuno nella società civile perchè sia rispettata la Costituzione: nella difesa dei più deboli, nella lotta alle mafie – di qualunque natura esse siano – nella salvaguardia del territorio e dei beni comuni.
Repubblica Romana: Democrazia Pura ! Cinque mesi di progresso morale e civile voluto da uomini e donne di grandissimo spessore culturale e umano; dietro di loro le idee e gli scritti di Giuseppe Mazzini e l’azione di Giuseppe Garibaldi, che incarnava quelle idee; e poi, IL POPOLO.
Ed è proprio dal Popolo che è arrivata una delle spinte più forti per la realizzazione della Costituente attraverso le grandi adunanze popolari del 12 e del 15 gennaio ai teatri Metastasio e Tor di Nona in cui si è proposta per la prima volta la costituente italiana sulla base di quella romana, con il Comitato dei circoli d’Italia. Pertanto possiamo affermare con sufficiente certezza che a Roma è nata l’Italia repubblicana che conosciamo. Sono dunque qui le nostre vere radici storiche e culturali. Senza la Repubblica Romana non ci sarebbe stato, forse, quello slancio di volontarismo postumo che portò Garibaldi alle sue più importanti imprese italiane, sia con il comando dei cacciatori delle Alpi, sia con l’impresa dei Mille.
In quest’ottica si riesce a capire la disperata ed eroica resistenza in difesa di Roma dei volontari italiani del 1849, malgrado lo strapotere numerico, logistico e tattico dell’esercito francese. E qui voglio citare le parole che Garibaldi indirizzò ai ragazzi “Cacciatori delle Alpi” che il 19 maggio 1859, in Andorno, lo accompagnavano e seguivano gridando: “Viva l’Italia, Viva Garibaldi: ““Non ho mai veduto militi combattere con tanta franchezza e audacia come una coorte di ragazzi che avevo a roma; figuratevi, si scagliavano contro i francesi fino a un trarre di sasso, e molti di loro infatti non possedevano altre armi che sassi”.
Nell’altro stampato  abbiamo voluto evidenziare la preoccupazione di Mameli e Garibaldi, anche se in tempi diversi, per il peso delle qualità morali e civili dei candidati che si sarebbero dovuti presentare alle elezioni; leggendo questi brani si resta colpiti dalla loro straordinaria attualità; ma anche la preoccupazione di Giuseppe Mazzini per il programma di formazione del popolo italiano; programma che Egli stesso  condensò nel 1860 scrivendo “I Doveri dell’uomo”; testo che ogni insegnante, ogni uomo politico, ogni cittadino dovrebbe consultare quotidianamente.
Ci sono voluti cento anni per arrivare ad un ordinamento repubblicano; dunque,  in quella Costituzione sono le radici dell’attuale Costituzione  italiana, nata dalle ceneri del fascismo e della monarchia sabauda e ricollegata, con la resistenza partigiana, alla Repubblica Romana del 1849.
In questo momento di crisi della finanza mondiale, della politica e dell’economia nazionale; in questa Italia ove da anni la Costituzione è minacciata dalla corruzione e dagli interessi di parte, assume maggior rilievo la straordinaria avventura della R.R., dei suoi valori e delle sue finalità.
Possiamo imparare molto dallo studio e approfondimento di quella stagione; e forse una delle lezioni più importanti che dovremmo ereditare è la responsabilità personale, sostituendo la cultura del “fatalismo” con la cultura della “partecipazione”. Noi tutti, cittadini d’Italia, dobbiamo essere consapevoli che la nostra azione quotidiana debba servire, con l’esempio, ad educare ed elevare i giovani e il popolo alla civiltà e al progresso.
VIVA LA REPUBBLICA ROMANA – VIVA L’ITALIA
IMMAGINI FOTOGRAFICHE
 

Parlare della nostra Costituzione, come ha fatto  Roberto Benigni dal pulpito di Rai Uno, è senz’altro encomiabile, visto che pochi nel Paese si cimentano nell’assolvere questo doveroso compito. Malgrado la consueta carica dell’artista che a nostro parere non è stato all’altezza dei suoi precedenti monologhi in tema civile, dobbiamo constatare l’assenza “ingiustificata” dai suoi commenti di un chiaro riferimento alla Costituzione della Repubblica Romana del 1849 cui, come è noto, si ispirarono i nostri Padri Costituenti.

Soltanto citare questo straordinario legame tra le due costituzioni avrebbe senza dubbio informato la stragrande maggioranza dei telespettatori, sicuramente ignara di questo importante riferimento,  delle vere radici storiche che legano il Risorgimento alla Resistenza; denominata quest’ultima, non casualmente,  “secondo Risorgimento”.

Un’occasione mancata.. . Restiamo comunque sempre affascinati dalla capacità linguistica e d’intrattenimento dell’artista Benigni, da sempre impegnato nella diffusione delle nostre migliori eredità storiche e culturali.

http://www.youtube.com/watch?v=SWkpb1Me72Q

I Cairoli - Benedetto, Ernesto, Enrico, Luigi, Giovanni - Adelaide

               Il 23 ottobre 1867, 76 coraggiosi Garibaldini  comandati da Enrico Cairoli,  giunti  fino alle porte di Roma nel tentativo di suscitare un’insurrezione armata nello Stato della Chiesa (nell’ambito della campagna Nazionale dell’Agro Romano del 1867 che si concluse con la sconfitta di Mentana), resistettero eroicamente  alle truppe pontificie accorse in gran numero per contrastare la loro iniziativa.

Agli atti eroici dei volontari che, consapevoli della notevole inferiorità numerica e dell’armamento tecnicamente inferiore, cercarono di intimorire il nemico con un disperato assalto, si contrappose la spietata ferocia dei Pontifici, in un clima di forte tensione emotiva dovuta all’attentato del giorno precedente alla caserma Serristori in Trastevere.

L’Associazione Garibaldini per l’Italia onorerà i caduti insieme all’A.N.G. Associazione  Nazionale Garibaldina e all’Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi

Sarà presente la Banda Municipale del Comune di Roma e il Picchetto armato dei Lancieri di Montebello

 L’appuntamento per i partecipanti è alle ore 10,00 di venerdì 26 ottobre 2012 all’ingresso del parco di Villa Glori (P.le del Parco della Rimembranza-angolo Viale Pilsudski) Per i membri dell’Associazione : camicia rossa garibaldina, fazzoletto e cappello

 

 

 

 

La memoria storica, componente fondamentale per la formazione civile e sociale di ogni individuo, e presupposto determinante per la costruzione del suo stesso futuro, acquista maggior valore nel momento in cui la carenza culturale di un popolo determina il declassamento della sua migliore identità.

L’Italia di questo inizio di secolo sembra aver perso, in appena un ventennio, la bussola della sua storia: valori liberanti, nati nel Risorgimento e poi rilanciati nella Resistenza, avevano creato nella generazione post-bellica la speranza di far germogliare quei semi di rinnovamento che il sangue e la sofferenza di una grande moltitudine di persone aveva fecondato. In realtà il risveglio di una coscienza civile di stampo europeo, sostenuta da Giuseppe Mazzini e attualizzata dai Padri Costituenti della neo-nata Repubblica Italiana, doveva presto naufragare nel mare magnum della cattiva politica e della corruzione. “Fare” gli Italiani, una volta “fatta” l’Italia è stata, è e sarà sempre impresa molto ardua: l’italiano medio, di cui Pier Paolo Pasolini prevedeva profeticamente, fin dai primi anni sessanta del secolo scorso, la morte civile e morale, non possiede memoria storica! Il recente abbassamento del suo livello di guardia – sotto il quale si anniderebbe il rischio dell’irreversibilità – è un campanello d’allarme che ogni cittadino libero è chiamato a far tacere operando nella società civile, soprattutto in favore delle giovani generazioni, per cercare d’invertire questa tendenza.

In tale prospettiva pedagogica vanno letti i racconti di Mario Pacifici sulle leggi razziali del 1938, raccolti in un piccolo ma ben strutturato libro, edito dalla casa editrice “Opposto”.

Raccontare le tragiche ripercussioni  che una legge dello Stato italiano provocò sul vivere quotidiano di migliaia di cittadini Ebrei ha permesso all’autore di entrare in quella zona d’ombra della coscienza che ogni essere umano ha il dovere d’interrogare, ed è stato abile nel far uscire dai suoi personaggi, al di là dell’appartenenza o meno a un credo religioso, fragilità, ipocrisia, corruzione. In questa prospettiva il lettore dovrebbe fermarsi al termine di ogni racconto, chiudere il libro e porsi una domanda: se in quel lontano ottobre di 74 anni fa ci fossimo trovati, improvvisamente, a fare i conti con una legge discriminatoria e crudele come quella antisemita, quale sarebbe stato il nostro comportamento verso coloro che furono colpiti così duramente e direttamente dal provvedimento ? Quali reazioni e quali sentimenti  sarebbero nati nel fondo della  nostra coscienza? Come avrebbero reagito i nostri compagni di scuola o di lavoro se fossimo stati noi le vittime di tanta scelleratezza?

Oggi la maggioranza degli Italiani ignora o sottovaluta i prodromi delle vicende storiche che hanno portato il regime fascista a emanare, quasi con disinvoltura, le leggi razziali; questa deficienza non sorprende se prendiamo atto del vuoto culturale, subìto o voluto, legato a fatti e misfatti compiuti nei secoli precedenti nei confronti della minoranza di cittadini di religione ebraica. I racconti di Mario Pacifici ci aiutano a cercare nel passato il senso logico di una storia di persecuzioni e violenze dell’uomo sull’uomo, mai completamente abiurate, e comprendere come l’assenza di una giustizia riparatrice per un delitto contro l’umanità abbia prodotto nell’immaginario collettivo l’equivalenza: leggi razziali = cosa da niente. Possiamo solo immaginare quali positive ricadute avrebbe generato, ad esempio nel mondo cattolico, un mea culpa pubblico della Chiesa in cui si fossero condannati apertamente gli “orrori” commessi in diciassette secoli di Regno, evitando di chiamarli “errori di persone che hanno sbagliato”; se pubblico è stato lo scandalo, pubblica sia la riparazione, ci ricorda Pacifici nel racconto Antica osteria Landini, citando la frase pronunciata da Fra Cristoforo ne I promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Complessivamente il libro è la fotografia di un popolo ancora non educato alla libertà e al bene comune, al rispetto delle minoranze e delle diversità. Già nell’introduzione Pacifici ci ricorda il trauma subìto dagli Ebrei italiani quando l’emarginazione razziale divenne Legge: “L’emancipazione che avevano conquistato nel corso del Risorgimento (durante la Repubblica Romana del 1849 si liberò il Ghetto dalle catene dell’infamia e molti Ebrei si arruolarono nella Guardia Civica e contribuirono anche sul piano logistico alla difesa della città, assediata dal corpo di spedizione francese) fu cancellata d’un colpo e per loro si riaprirono idealmente i cancelli di quei ghetti, in cui avevano conosciuto secoli di angustie e umiliazioni”; e come intorno a loro si creò quell’odiosa indifferenza della gente che l’autore riassume in quattro parole: “Ci fu solo silenzio”. Entrando in quelle storie, semplici e scorrevoli, arricchite da un’eccellente forma letteraria e narrate con la sensibilità di un attento osservatore delle dinamiche comportamentali, ci si accorge che l’immoralità, il cinismo, l’egoismo, l’opportunismo e perfino il razzismo sono delle costanti invariate nella stragrande maggioranza degli Italiani, segno di una staticità culturale di cui anche le gerarchie ecclesiastiche d’oltre Tevere sono responsabili. Responsabilità che l’Autore denuncia nel racconto Don Gaetano ove il problema del silenzio della Chiesa cattolica sulle leggi razziali e sulle ricadute del matrimonio misto conferma la prevalenza della sua politica opportunistica a danno della giustizia.

Fortunatamente, allora come oggi, ci sono le eccezioni che confermano la regola e Pacifici vuole metterle in evidenza nel racconto Il Primario, in cui il giovane assistente che viene promosso per effetto delle leggi razziali che hanno costretto il luminare-primario-ebreo a lasciare l’incarico, non festeggia la sua promozione ma difende la sua dignità criticando il regime che l’ha prodotta, e ammonendo: “..Stiamo correndo verso un baratro e nessuno se ne mostra allarmato”. Concetto straordinariamente attuale che in Almeno Lui, penultimo racconto della raccolta, preannuncia la tragedia che sta per compiersi nei campi di sterminio: “Il dramma è che ci stiamo abituando a tutto. Ci hanno a tal punto spogliati della nostra dignità che ormai nulla sembra più farci effetto. Non siamo più nemmeno capaci d’indignarci. Ci abbandoniamo a una torbida rassegnazione e ci lasciamo irretire da un’angoscia senza prospettive”.

L’interrogativo rivolto alle nostre coscienze, ora che conosciamo la gravità delle conseguenze causate dal “Legno Storto dell’Umanità”, per usare l’espressione forte del titolo di un famoso libro di Isaiah Berlin, non riguarda più il passato ma ci coinvolge nel presente: che fare? La risposta la troviamo nel dialogo tra un gruppo di studenti e l’umile e saggio venditore di lupini che Mario Pacifici colloca giustamente all’interno dell’ultimo racconto, Le fusaje, quando ci invita a ristabilire la nostra Libertà primordiale attraverso una Rivoluzione; si, rivoluzione della nostra coscienza: “Se volete cambiare il mondo non potete farlo in silenzio. Dovete parlare. Dovete gridare. E non tanto per chi vi ascolta, quanto per voi. Per prendere coscienza della vostra ribellione”.

E’ questa frase finale che conclude il filo rosso che lega i dodici (numero, credo, non casuale) racconti di questo piccolo capolavoro, la chiave di lettura del messaggio pedagogico che Mario Pacifici vuole rivolgere  a tutti e, in particolare, ai giovani.

Iniziare un percorso di cambiamento, se già non lo abbiamo fatto, è forse la nostra ultima speranza.

 Paolo Macoratti

La presentazione del volume “Una cosa da niente” è avvenuta a Roma il 18 ottobre 2012 presso il Centro Socioculturale della Garbatella in presenza dell’autore,  arricchita dalle testimonianze di coloro che vissero sulla propria pelle le Leggi razziali del 1938.

 

 

 

 

 

 

 

Il mese scorso abbiamo chiesto ad alcune persone se conoscessero la storia dell’episodio in cui venne ferito, in Aspromonte, Giuseppe Garibaldi; alcuni ammettevano di ricordare la nota canzoncina “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”, ma non sapevano darci altre spiegazioni. Altri erano certi di aver studiato a scuola che lo scontro a fuoco di quel 29 Agosto 1862 fosse  avvenuto addirittura durante la spedizione dei Mille (1860), tra i Garibaldini guidati dall’Eroe dei due mondi e le truppe Borboniche!
Oggi, grazie a wikipedia, per fortuna o per disgrazia, possiamo accertarci come andarono veramente le cose (http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_dell%27Aspromonte) La mancanza di una corretta informazione, non sempre casuale o addebitabile a superficialità, ha prodotto nelle giovani generazioni la caduta della formazione critica che proprio gli avvenimenti più controversi della storia avevano fornito attraverso la semplice lettura degli eventi.
 La massa degli studenti, purtroppo,  non riesce più a distinguere il vero dal falso; a comprendere, con ragionevole approssimazione, le differenze politiche e ideali dei personaggi che caratterizzarono il periodo storico del Risorgimento, dalle cui vicende sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione. Così diviene automatico mettere sullo stesso piano le politiche e gli ideali di Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini e Garibaldi, senza curarsi troppo delle loro profonde differenze. Si dice che, in fondo, questi quattro personaggi avessero in comune la volontà di arrivare all’unità d’Italia; è vero, ma i distinguo sono necessari quando il fine è diverso: da un lato l’espansione del Regno di Sardegna nei territori italiani, dall’altro l’unione dei popoli in una stessa identità nazionale che realizzasse un sistema  socio-politico egualitario. Questo equivoco e le sue ricadute politiche, sociali ed economiche, che si sono materializzate principalmente nello squilibrio tra il nord e il sud d’Italia, hanno creato un danno enorme che si perpetua di generazione in generazione.
Provate a chiedere allo studente medio italiano se conosce i motivi che portarono i Bersaglieri comandati dal Generale Pallavicini a sparare contro i Garibaldini e, soprattutto, contro Garibaldi, per….ucciderlo? Si, ucciderlo! Provate a chiedere allo studente universitario medio se conosce le umiliazioni, il carcere, la fucilazione di tanti patrioti seguaci di Garibaldi che furono passati per le armi dal Regio Esercito soltanto perché avevano creduto nella libertà e nell’indipendenza dell’Italia e in colui che aveva reso possibile e reale l’unificazione? Domande del genere se ne possono fare a decine, senza ottenere adeguate risposte. Alcuni cineasti, come l’ultimo film di Mario Martone dal titolo emblematico “Noi credevamo”, hanno tentato di far emergere dalla polvere del tempo le crude problematiche dello scontro da guerra civile dell’Aspromonte, senza riuscire, però, ad incidere la spessa coltre d’indifferenza dell’opinione pubblica italiana.
 Di Garibaldi si è detto, si dice e si dirà di tutto, perché è un mito, un’icona, un santino che si può adorare o demonizzare a piacere. La stampa italiana dovrebbe cogliere queste ricorrenze come occasioni uniche e irripetibili (150 anni ) per fare un po’ di chiarezza sull’uomo, sincero e onesto, che amava così tanto la Patria e i propri fratelli da esporre la sua stessa vita per evitare lo scontro fratricida dell’Aspromonte. Perché uomini e avvenimenti importanti sono stati dimenticati nelle loro espressioni  più nobili e significative per dare spazio a  retoriche paccottiglie unitarie? C’è ancora un’Italia che non vuole fare i conti con la storia, per puro opportunismo o per malcelate connivenze con monarchie totalitarie che ancora oggi insistono sul nostro territorio? Oppure c’è ancora un’Italia  Sabauda e del Fascismo, mai scomparse dalla scena politica, che continuano ad operare sotto falso nome per conservare privilegi e disuguaglianze, negando e impedendo quell’unificazione ideale e sociale desiderata ardentemente da Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi? Forse entrambe.
Cosa fare, dunque? Oggi, paradossalmente, occorre fare contro-informazione per riaffermare i valori legati alle nostre migliori radici storiche e culturali; soffocate, come sono, da piante carnivore insaziabili.
Il 7 Agosto 2012, le ossa di Paolo Narducci, 20 anni, ufficiale artigliere caduto il 30 Aprile 1849 sui bastioni di Santa Marta (lato occidentale dei Giardini Vaticani), primo dei migliaia di caduti per la difesa della Repubblica Romana, sono state tumulate finalmente nel Sacrario Gianicolense che accoglie le spoglie di Mameli e altri 187 caduti per Roma, la maggior parte anonimi. E’ stata lunga la sua permanenza al Verano: 163 anni! Grazie all’interessamento dei discendenti e della Dottoressa Cinzia Dal Maso, oggi questo giovane romano può riposare accanto ai suoi fratelli d’armi e d’ideali.
Come spesso accade, nessuna risonanza, né mediatica, né politica, eccetto la cortese disponibilità della responsabile del Sacrario Gianicolense, Dott.ssa Francesca Bertozzi e del personale di custodia. Eppure la sua giovane vita è stata sacrificata per  quelle idee che hanno fatto grande il nostro Paese e che oggi dobbiamo necessariamente rilanciare con fermezza per rifondare una società che ha perso la bussola delle sue radici più nobili e profonde.
La vita di Paolo Narducci è stata esemplare e assume maggior valore se comparata con quella dei militari che non aderirono, come lui fece senza esitazione, alle forze militari della Repubblica Romana, minacciata da ben quattro eserciti europei. Di questi “rifiuti”, spesso opportunistici, è utile ricordare quello dell’Architetto Andrea Busiri Vici che dalle vicende belliche trasse grandi vantaggi, consistenti in prestigiosi incarichi professionali che Pio IX, riconoscente, gli elargì durante la restaurazione dello Stato della Chiesa (Edicola ai caduti Francesi e Arco dei Quattro Venti, all’interno di Villa Pamphili..).
La strategia dell’ esercito francese prevedeva lo sfondamento di Porta Pertusa, da un lato, e l’ingresso da Porta Angelica dall’altro, per ricongiungersi poi insieme a Piazza San Pietro. La resistenza accanita di Narducci e compagni sul bastione di Santa Marta scombinò l’iniziativa francese, contribuendo a favorire il contrattacco repubblicano, con la vittoria che mise i Francesi in fuga verso Castel di Guido.

La cronaca

All’alba del 30, deposti i sacchi alla Maglianella, Outinod si accostò a Roma. Qual fosse il suo disegno di guerra lo dice un foglio trovato in tasca di un ufficiale francese estinto. Il colonnello Masi trasmise questo foglio al governo. Egli si proponeva di dividere il corpo in due colonne; con una assalire Porta Cavalleggeri, con l’altra Porta Angelica: punto di riunione la piazza di S. Pietro. Secondo alcuni militari di vaglia fu sbagliato, e il disegno di attacco e il moto. I punti del doppio assalto meditato distavano 630 metri l’uno dall’altro entro la città. E in Piazza S. Pietro le riserve romane erano pronte ad accorrere o a porta Angelica o a porta Cavalleggeri; mentre la distanza esteriore tra le forze nemiche superava i 2400 metri, i quali, considerata la tortuosità delle strade, diventavano quasi 4000. Giunti prima dell’alba, i francesi presero la via di porta Cavalleggeri, spingendo i volteggiatori a dritta in luoghi scoscesi e selvosi, e i cacciatori di Vincennes sulle alture a sinistra. Allo spuntar del nemico, Avezzana dalla vedetta sulla cupola fece suonare a stormo tutti i campanili. In un attimo i ripari e i bastioni nereggiarono di popolo il quale aveva ottenuto armi dal ministro della guerra; e quanti non le ottennero si accontentarono di trasportare feriti e morti o di recare provviste da fuoco e da bocca; e le ardite donne di Trastevere incoraggiavano i mariti e i fratelli e mandavano i figli adolescenti al battesimo del fuoco. Giunto il nemico a 150 metri dalle mura, i bravi artiglieri dal bastione di S. Marta diretti dal Calandrelli diedero il primo saluto ai cacciatori, i quali risposero con colpi così ben aggiustati che cadde morto il tenente Paolo Narducci, romano, primo martire della Repubblica, e furono feriti mortalmente Enrico Pallini, aiutante maggiore, e altri artiglieri. Ma trovatisi sotto i fuochi incrociati delle mura e del Vaticano, collocarono una controbatteria a 360 metri, micidialissima. La colonna nemica non poté avanzare, ma fece coi pezzi e colle carabine una strage terribile: caddero in un colpo Della Vedova, morto, il capitano Pifferi, il tenente Belli, il sottotenente Mencarini, il maresciallo Ottaviano, feriti; e finalmente fu smontato un cannone romano. Il popolo portò via i morti e feriti; ed altri prendevano il posto dei caduti senza ombra di timore o di confusione, Mancando gli artiglieri, supplirono i soldati di linea, e caddero il belga Leduell e i caporali De-Stefanis e Lodovich. La prima brigata sotto Moliére ebbe ordine di spingersi alle mura, ma gli artiglieri raddoppiarono gli sforzi, e le colonne di Marulay e Banat dovettero ripiegare a dritta. Irritato, Oudinot fece piantare altri due cannoni: due volte si batté la carica dai francesi; ma essi dovettero desistere e ritirarsi tutti.

 

 

L’associazione Garibaldini per l’Italia ha accolto e onorato  con spirito fraterno i gloriosi  resti del Tenente di artiglieria Paolo Narducci.

Con una cerimonia semplice ma intensa, resa possibile dalla commozione partecipata dei discendenti di Paolo Narducci, di Cinzia Dal Maso e di sua figlia, delle Dottoresse  Bertozzi e Romaniello della Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale, del custode Panichelli, dei Soci Garibaldini Monica Simmons e Gianni Blumthaler, dal Vice Presidente Alberto Mori e dal Presidente Paolo Macoratti, si è conclusa una vicenda nata dalla volontà popolare che riscatta con l’impegno della memoria il sacrificio dei propri martiri.

LE IMMAGINI

Verso il Sacrario

Fiori tricolori per Paolo Narducci

 

 

 

 

 

 

Saluto della Dott.ssa Bertozzi

 

Verso la cripta

La tumulazione

Fratello tra i Fratelli

Cinzia Dal Maso (terza da sinistra) insieme ai discendenti

Da destra: Mori, Macoratti, Romaniello, Dal Maso, Bertozzi

Alcuni discendenti del difensore della R.R.

Il Presidente Macoratti ricorda la figura di Paolo Narducci

Il Sacrario dei caduti per Roma

La cassetta con i resti di Paolo Narducci

La fiaccolata del 10 giugno 2012 a Roma sul colle del Gianicolo, organizzata dalle Associazioni Garibaldini per l’Italia e Gruppo Laico di Ricerca, patrocinata dal Comune di Roma ( Municipii I e XVI ), con la partecipazione attiva dell’A.N.P.I. e della F.I.A.P, per celebrare il 163° anniversario della Difesa della Repubblica Romana del 1849, ha voluto rendere onore ai caduti, ai combattenti, agli esiliati, ai giustiziati che testimoniarono  con il loro sangue e la loro partecipazione la volontà di cambiare il mondo, dando vita al momento forse più alto della nostra storia risorgimentale.

http://www.youtube.com/watch?v=PcriprLpOQg&feature=g-upl

“Pochi contro moltissimi”, è scritto sulle lapidi e sui testi di storia, per ricordare quanto grande fosse stato il loro sacrificio, quanto forte la spinta che li animava. Quale misteriosa forza aveva prodotto quelle volontà, così determinate  da sfidare con furore le potenze militari più organizzate e potenti dell’epoca? I nostri fratelli del 1849 anelavano a realizzare su questa terra l’archetipo del bene comune, l’utopia per antonomasia, la fraternità e la giustizia sociale; in due parole la DEMOCRAZIA PURA. Parole che terrorizzavano Re e Papi e che ancora oggi imbarazzano le caste e i potentati economici e religiosi.
La memoria di quei giorni e degli uomini e le donne che fecero grande il nostro Paese spesso si riduce alla sola celebrazione di questa o quella ricorrenza,  che individui più o meno preparati storicamente, s’impegnano a rinnovare periodicamente per non sentirsi lontani da quel passato glorioso. E’ questa una delle basi di partenza per coltivare la memoria, ma il rischio che assuma il carattere di un’autocelebrazione sterile e infruttuosa è molto alto.
Potrebbe sembrare difficile mettere a frutto l’eredità di Mazzini, Garibaldi, Mameli e tutti coloro che parteciparono alla costruzione di una  Patria comune fondata sul progresso dell’essere umano e sulla convivenza civile; in realtà è solo una questione di volontà e di scelte personali. Si può ricominciare, partendo dalla scuola, trasferendo costantemente nelle giovani generazioni ciò che è già  scritto nelle opere dei nostri Padri Costituenti, nella Repubblica Romana del 1849 e nella Costituzione della Repubblica Italiana tuttora vigente. E’ questione di volontà e di scelte personali lottare con ogni mezzo legale perchè siano salvaguardati i principi di libertà, giustizia, eguaglianza attraverso i quali poter continuare a costruire quell’utopia del 1849,: la Democrazia Pura.
La fiaccolata del 10 Giugno non avrebbe avuto senso, o lo avrebbe avuto solo concettualmente, se non fosse stata finalizzata  alla realizzazione pratica dei nobili concetti trasmessici dai Padri della Patria, che prima di noi hanno difeso la Repubblica con tutte le loro forze.  Difendere la Repubblica , oggi, vuol dire dunque partecipare alla sua vita attivamente, controllare che le leggi emanate siano effettivamente in favore della maggioranza del Popolo e non di una risibile contrada;  vuol dire ancora denunciare gli abusi, il malcostume nella politica e nel sociale, costruendo il progresso attraverso un cambiamento culturale, anche profondo, se necessario; e a ognuno di noi è affidata la responsabilità morale di questo cambiamento.
Presto in Italia dovremo tornare a votare in un contesto di forte abbassamento delle difese immunitarie , civili e sociali.  Ai tentativi di mantenere alti i privilegi di una piccola parte della popolazione si sommano i disagi di una regressione progressiva dalle conquiste civili e sociali ottenute in 65 anni di storia repubbicana.  Le conseguenze le conosciamo bene ed è superfluo ripeterle. Non ci rimane che sottolineare un AVVISO AGLI ELETTORI che ieri, come oggi, sono il manifesto della nostra volontà di cambiamento.

” NOI VOGLIAMO UOMINI CHE SENTANO QUELLO CHE DICONO: RIFIUTIAMO QUELL’ABITUDINE D’IPOCRISIA CHE, DA UNA NAZIONE RICAVATA OR ORA ALLA VITA, PROPONE PER PRINCIPIO DI RIGENERAZIONE, PER PRIMO DOGMA POLITICO, LA MENZOGNA SISTEMATICA. NOI VOGLIAMO LA VERITÀ, CREDIAMO CHE IN LEI SOLA STIA LA FORZA. NOI FACCIAMO POCO CONTO DELLE PAROLE, MOLTISSIMO DELLA VITA DI UN INDIVIDUO. SCRUTEREMO NEI NOSTRI CANDIDATI I FATTI PASSATI; ELIMINEREMO GLI UOMINI CHE , O PER TRISTIZIA O PER INETTEZZA HANNO MANCATO ALL’ONORE E AGLI INTERESSI DEL PAESE; NON APPOGGEREMO CHE I NOMI DI COLORO IL CUI PASSATO CI SIA PEGNO PER L’AVVENIRE.”  ( Goffredo Mameli – 4 Gennaio 1849 )

” BISOGNA SPAZZARE QUESTA MASSA D’INTRUSI CHE, COME LE FORMICHE NEGLI ALVEARI, NE DEPORTANO CERA E MIELE, E NON VI LASCIANO CHE PUTRIDUME E MACERIE.  VORREI DIRVI CHI SONO, CHI FURONO E DONDE VENGONO: MA TROPPO DOVREI INTINGERE LA PENNA NELLE SOZZURE, E MI RIPUGNA. BASTA VI DICA: RICORRETE AL LORO PASSATO, E SE NON SIETE PIU’ CHE CIECHI, PIU’ CHE IMBECILLI, PIU’ CHE CODARDI, NON RICONFERMATELI NEL LORO SEGGIO.  CHE SPERATE DA ESSI ? IL PAREGGIO, LA DIFESA DELLO STATO, LA LIBERTA’ ? ILLUSI CHE SIETE ! SI, RICONFERMANDOLI, PREPARATEVI A NUOVE SCIAGURE “. (  Giuseppe Garibaldi – Caprera 29 Settembre  1874 )


 

Articolo e video Agenzia “DIRE”

http://www.dire.it/welfare/4684-forum-ex-articolo-26-roma.dire

Centri di Riabilitazione

I Decreti Commissariali della Regione Lazio n° 89 e 90 del 10/11/2010, successivamente modificati dai Decreti Commissariali n° 8 del 3/02/2011 e n° 29 del 20/03/2012, sono stati “pensati” per giustificare i tagli lineari operati  sulla Sanità, e in particolare sulle strutture pubbliche o private convenzionate  di Riabilitazione, a danno di quei cittadini Italiani affetti principalmente da deficit cognitivi.

Le conseguenze di tali scelte operative hanno favorito il progressivo sgretolamento delle assistenze qualificate ai disabili con gravi ripercussioni, sia sul mondo del lavoro altamente specializzato, con conseguente declassamento della Riabilitazione a puro e semplice assistenzialismo, sia sui diritti dei cittadini diversamente abili che potrebbero perdere progressivamente le loro autonomie, così faticosamente raggiunte attraverso i progetti di  riabilitazione individuali.

Ci uniamo alla battaglia che il Forum exarticolo26 , Comitato nato con il concorso dei genitori e degli operatori delle persone diversamente abili, ha intrapreso con la raccolta di firme per una Petizione Popolare finalizzata al ritiro dei Decreti sopracitati e l’pertura di una trattativa con le autorità della Regione Lazio.

E’ possibile scaricare da questo sito la Petizione e il modulo per la raccolta firme che potrà essere inviato a : forumexarticolo26@libero.it  o collegandosi al sito www.forumexarticolo26.it

PETIZIONE

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MODULO

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ASCOLTA LA SEDUTA DEL 26 GIUGNO 2012 RELATIVA ALL’AUDIZIONE DEL FORUMEXART26 ALLA COMMISSIONE DI INCHIESTA DEL SENATO

http://www.radioradicale.it/scheda/355497/commissione-di-inchiesta-sullefficacia-e-lefficienza-del-servizio-sanitario-nazionale-del-senato

Logo PdfDOCUMENTO UNITARIO DEL 2 FEBBRAIO 2013

VIDEO TAVOLA ROTONDA SULLA DISABILITA’ INFANTILE – ROMA 22 FEBBRAIO 2013

http://farea9.wordpress.com/2013/02/22/disabilita-infantile-evitare-un-genocidio/

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “UN REPUBBLICANO TRA I MILLE” di Alcide Lamenza -  24 Maggio 2012 – ore 17,00 – Via Giulia, 142 Roma

Da “Storia dei Mille” di Giuseppe Cesare Abba

“A colpo d’occhio, si poteva dire che per un quarto quei Mille erano uomini fra i trenta e i quarant’anni e per un altro bel numero tra i quaranta e i cinquanta; forse dugento stavano tra i venticinque e i trenta. Gli altri, i più, erano tra i diciotto e i venticinque. Di adolescenti ce n’erano una ventina, quasi tutti bergamaschi. Alcuni qua e là tra quei gruppi parevano trovarvisi per curiosità, perché’ vecchi oltre i sessanta; e invece vi stavano a spendere le ultime forze di una vita tutta vissuta nell’amore della patria. Il vecchissimo passava i sessantanove, aveva guerreggiato sotto Napoleone e si chiamava Tommaso Parodi da Genova; il giovanissimo aveva undici anni, si chiamava Giuseppe Marchetti da Chioggia, fortunato fanciullo cui toccava nella vita un mattino così bello! Seguiva il medico Marchetti padre suo, che se l’era tirato dietro in quell’avventura.
In generale, certo più della metà erano gente colta; anzi si può dire che soldati più colti non mossero mai a nessun’altra impresa. Alcuni di essi, i vecchi, avevano combattuto nelle rivoluzioni del ’20 del ’21 del ’31; molti nelle guerre del ’48 e del ’49 e nelle insurrezioni di poi. Nella guerra
del 1859 avevano militato quasi tutti, volontari nei reggimenti piemontesi o tra i Cacciatori delle Alpi sotto Garibaldi.

I giovani dai venti ai venticinque anni quasi tutti sentivano in sé’ vivi e presenti i fratelli Bandiera con la loro storia, intesa nella prima adolescenza, tra le pareti domestiche, dai padri e dalle madri angosciate. Quell’Emilio di 25 anni, quell’Attilio di 23, disertati a Corfù di sulle navi austriache; la loro madre corsa invano colà, per supplicarli di smettere il loro disegno d’andar a morire; le loro risposte a Mazzini che li consigliava di serbarsi a tempi migliori; e poi l’imbarco, il tragitto nell’Ionio e lo sbarco sulla spiaggia di Crotone, presso la foce del Neto, – che nomi! – e il primo scontro a San Benedetto coi gendarmi borbonici, e le plebi sollevate a suon di campane a stormo contro di loro gridati Turchi; e il secondo scontro a San Giovani in Fiore, – poesia, poesia di nomi! – e l’inutile eroismo contro il numero, e la cattura e la Corte marziale e le risposte ai giudici vili e la condanna e la fucilazione nel Vallo di Rovito; tutto sapevano, tutto come canti di epopea studiati per puro amore. E suonava nei loro cuori la strofa amara ed eroica del canto di Mameli:

L’inno dei forti ai forti,
Quando sarem risorti
Sol li potrem nomar.