Video

 

Articolo e video Agenzia “DIRE”

http://www.dire.it/welfare/4684-forum-ex-articolo-26-roma.dire

Centri di Riabilitazione

I Decreti Commissariali della Regione Lazio n° 89 e 90 del 10/11/2010, successivamente modificati dai Decreti Commissariali n° 8 del 3/02/2011 e n° 29 del 20/03/2012, sono stati “pensati” per giustificare i tagli lineari operati  sulla Sanità, e in particolare sulle strutture pubbliche o private convenzionate  di Riabilitazione, a danno di quei cittadini Italiani affetti principalmente da deficit cognitivi.

Le conseguenze di tali scelte operative hanno favorito il progressivo sgretolamento delle assistenze qualificate ai disabili con gravi ripercussioni, sia sul mondo del lavoro altamente specializzato, con conseguente declassamento della Riabilitazione a puro e semplice assistenzialismo, sia sui diritti dei cittadini diversamente abili che potrebbero perdere progressivamente le loro autonomie, così faticosamente raggiunte attraverso i progetti di  riabilitazione individuali.

Ci uniamo alla battaglia che il Forum exarticolo26 , Comitato nato con il concorso dei genitori e degli operatori delle persone diversamente abili, ha intrapreso con la raccolta di firme per una Petizione Popolare finalizzata al ritiro dei Decreti sopracitati e l’pertura di una trattativa con le autorità della Regione Lazio.

E’ possibile scaricare da questo sito la Petizione e il modulo per la raccolta firme che potrà essere inviato a : forumexarticolo26@libero.it  o collegandosi al sito www.forumexarticolo26.it

PETIZIONE

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MODULO

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ASCOLTA LA SEDUTA DEL 26 GIUGNO 2012 RELATIVA ALL’AUDIZIONE DEL FORUMEXART26 ALLA COMMISSIONE DI INCHIESTA DEL SENATO

http://www.radioradicale.it/scheda/355497/commissione-di-inchiesta-sullefficacia-e-lefficienza-del-servizio-sanitario-nazionale-del-senato

Logo PdfDOCUMENTO UNITARIO DEL 2 FEBBRAIO 2013

VIDEO TAVOLA ROTONDA SULLA DISABILITA’ INFANTILE – ROMA 22 FEBBRAIO 2013

http://farea9.wordpress.com/2013/02/22/disabilita-infantile-evitare-un-genocidio/

10 giugno 2012
19:30a22:30
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Celebrazione del 163° anniversario della Difesa della Repubblica Romana del 1849

Come le precedenti edizioni l’Associazione Garibaldini per l’Italia sarà presente a Roma,  insieme all’Associazione Culturale Gruppo Laico di Ricerca,  per fare memoria di coloro che difesero, con l’impegno e la vita, la Repubblica Romana del 1849. Non fu solo difesa di un territorio, ma di una ricoluzionaria Costituzione  nata  per l’emancipazione sociale e culturale di un intero popolo e per la  formazione di una Patria comune, libera e indipendente.

Motivazione:  “Per non dimenticare l’esperienza fondamentale che per il Risorgimento ha avuto  la Repubblica Romana, soffocata con la forza delle armi al Gianicolo, ma non nello Spirito e nei Valori  che l’ha animata, dai quali dobbiamo trarre  nutrimento  per l’impegno di resistenza Democratica e per la Laicità delle Istituzioni a cui siamo chiamati ancora oggi”.

                                    

APPUNTAMENTO A ROMA – 10 GIUGNO 2012 – ARCO DEI QUATTRO VENTI (INTERNO VILLA PAMPHILI) – ORE 19,30

COMMENTO POST FIACCOLATA

VEDI ARTICOLO: DEMOCRAZIA PURA

http://www.youtube.com/watch?v=PcriprLpOQg&feature=g-upl

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “UN REPUBBLICANO TRA I MILLE” di Alcide Lamenza -  24 Maggio 2012 – ore 17,00 – Via Giulia, 142 Roma

Da “Storia dei Mille” di Giuseppe Cesare Abba

“A colpo d’occhio, si poteva dire che per un quarto quei Mille erano uomini fra i trenta e i quarant’anni e per un altro bel numero tra i quaranta e i cinquanta; forse dugento stavano tra i venticinque e i trenta. Gli altri, i più, erano tra i diciotto e i venticinque. Di adolescenti ce n’erano una ventina, quasi tutti bergamaschi. Alcuni qua e là tra quei gruppi parevano trovarvisi per curiosità, perché’ vecchi oltre i sessanta; e invece vi stavano a spendere le ultime forze di una vita tutta vissuta nell’amore della patria. Il vecchissimo passava i sessantanove, aveva guerreggiato sotto Napoleone e si chiamava Tommaso Parodi da Genova; il giovanissimo aveva undici anni, si chiamava Giuseppe Marchetti da Chioggia, fortunato fanciullo cui toccava nella vita un mattino così bello! Seguiva il medico Marchetti padre suo, che se l’era tirato dietro in quell’avventura.
In generale, certo più della metà erano gente colta; anzi si può dire che soldati più colti non mossero mai a nessun’altra impresa. Alcuni di essi, i vecchi, avevano combattuto nelle rivoluzioni del ’20 del ’21 del ’31; molti nelle guerre del ’48 e del ’49 e nelle insurrezioni di poi. Nella guerra
del 1859 avevano militato quasi tutti, volontari nei reggimenti piemontesi o tra i Cacciatori delle Alpi sotto Garibaldi.

I giovani dai venti ai venticinque anni quasi tutti sentivano in sé’ vivi e presenti i fratelli Bandiera con la loro storia, intesa nella prima adolescenza, tra le pareti domestiche, dai padri e dalle madri angosciate. Quell’Emilio di 25 anni, quell’Attilio di 23, disertati a Corfù di sulle navi austriache; la loro madre corsa invano colà, per supplicarli di smettere il loro disegno d’andar a morire; le loro risposte a Mazzini che li consigliava di serbarsi a tempi migliori; e poi l’imbarco, il tragitto nell’Ionio e lo sbarco sulla spiaggia di Crotone, presso la foce del Neto, – che nomi! – e il primo scontro a San Benedetto coi gendarmi borbonici, e le plebi sollevate a suon di campane a stormo contro di loro gridati Turchi; e il secondo scontro a San Giovani in Fiore, – poesia, poesia di nomi! – e l’inutile eroismo contro il numero, e la cattura e la Corte marziale e le risposte ai giudici vili e la condanna e la fucilazione nel Vallo di Rovito; tutto sapevano, tutto come canti di epopea studiati per puro amore. E suonava nei loro cuori la strofa amara ed eroica del canto di Mameli:

L’inno dei forti ai forti,
Quando sarem risorti
Sol li potrem nomar.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Philippe Guastella interpreta Mazzini

Da pochi giorni, passato inosservato dalla stragrande maggioranza dei media, si è celebrato il 140° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, avvenuta a Pisa il 10 marzo 1872. Una vita, quella di Mazzini,  dedicata all’unità d’Italia ma ancor prima alla formazione dei giovani Italiani.
A distanza di poche generazioni dobbiamo purtroppo, e amaramente, constatare che i princìpi, la moralità e gli ideali mazziniani che mossero le menti e i cuori di tante persone e che contribuirono, con il sacrificio e il sangue, a restituire dignità ad un popolo schiavo, sono tutt’ora ignorati.
Esiste però ancora una cerchia ristretta di Italiani che  non si rassegna facilmente al triste degrado socio-culturale cui stiamo assistendo giornalmente e che  vuole riaffermare con impegno i valori risorgimentali, vertice il pensiero di Mazzini, e arginare con piccoli gesti l’imminente catastrofe d’identità che si sta avvicinando a velocità esponenziale.
L’Associazione Garibaldini per l’Italia ha incontrato casualmente (ma nulla è casuale quando si perseguono obiettivi nobili) un gruppo di giovani  guidati da Emanuela J. Morozzi,  esordiente regista romana, che ha creato uno short film dedicato alla figura di Giuseppe Mazzini, dal titolo: L’alba della Libertà.  Dalla lettura del  comunicato stampa e dalla visione  del trailer, che qui riportiamo, si percepisce un lavoro, almeno nelle premesse, animato da un mix intelligente di passione e approfondimento.

Il 10 marzo 2012 non è una data come tante altre. 140 anni fa moriva a Pisa il ligure Giuseppe Mazzini, patriota, politico, filosofo e giornalista che con le sue idee e la sua azione politica contribuì in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano e alla formulazione di un pensiero di democrazia, plasmato sulla forma repubblicana dello Stato, che nutrì i moderni movimenti europei.
Le condanne subite in diversi tribunali d’Italia lo costrinsero, però, alla latitanza fino alla morte. Ed è in questo momento che si situa “L’Alba della Libertà”, uno short film, in fase di montaggio, dedicato alla figura di Mazzini, della giovane ed esordiente regista romana Emanuela J. Morozzi.
In questo lavoro non viene presentato un eroe, né tantomeno un leader cospirativo e carismatico, ma un uomo stanco, malato, all’ultimo giorno della sua vita; sconfitto da un Risorgimento che non gli appartiene, a cui ha dedicato tutta la sua esistenza, ma pronto ancora a credere e a parlare di libertà e giustizia e a mettersi a nudo, forse per la prima volta nella sua esistenza, nell’amore.
“Ho voluto dipingerlo in maniera inedita, nella sua intimità – racconta la regista – e, forse, anonima quotidianità; nella fragilità e nella verità di un soliloquio negli ultimi momenti della sua esistenza. Immaginando quali siano stati i pensieri di chi come lui ha compiuto gesta che hanno fortemente influenzato la coscienza del proprio popolo. Inoltre, mi è piaciuto riscoprire un Giuseppe Mazzini nella particolarità di un sentimento che ci accomuna tutti: la commozione. Quella commozione insita nel nostro inconscio più recondito, che viene dai primordi, che appartiene a noi dalla notte dei tempi e che ci rende, nonostante la nostra unicità, indiscutibilmente tutti Uguali. Uguali nell’ amore, nelle paure, nelle parole non dette, negli addii”.
Il cortometraggio, della durata di 10 minuti, è stato realizzato nel Comune di Genzano (prov. di Roma), che, patrocinando l’iniziativa, ha messo a disposizione il suo palazzo più importante, lo Sforza Cesarini, con il parco antistante. È stato girato in formato digitale, recitato in Italiano, con sottotitoli in inglese, francese, spagnolo e tedesco.
La troupe è composta da giovanissimi di 20 e 30 anni, che si sono riuniti appositamente per omaggiare Mazzini nell’anniversario della sua scomparsa. Gli attori che interpretano il patriota italiano nelle sue tre età sono: Philippe Guastella- adulto, Daniele Zappalà- giovane, Edoardo Zampini – bambino. La voce del protagonista è di Angelo Maggi, noto e pluripremiato attore e doppiatore italiano, proveniente dalla scuola di Vittorio Gassman. Fanno ancora parte del cast: Manuela Marchetti, giovane donna; Martina Fioramonti, bambina; Ninni Sciandra, madre di Mazzini.
La colonna sonora è stata composta da Marco Valerio Antonini, che ha studiato composizione al conservatorio di Santa Cecilia, e frequentato Masterclass di musica per film con autori come N.Piovani e A.Di Pofi, collaborando con il Centro Sperimentale di Cinematografia, la NUCT e l’ACT a Cinecittà. Nel 2011 vince l’NCN Lab della Fond. Cinema per Roma, nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma, con la musica per il corto “La legge di Jennifer”, di A.Capitani.
Il progetto “L’Alba della Libertà”, essendo di interesse storico- culturale, verrà presentato nei più importanti festival nazionali ed internazionali.

Memorabili interpreti di Verdi dirigono l’orchestra della Scala (11 maggio 1946 – 11 gennaio 2009 ). Un brano che forse più di ogni altro contiene in sè lo slancio passionale e liberante del Risorgimento

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=jjBlsfCZOKI

La prima rivoluzione è una rivelazione

Fai l’attore, fai l’autore, fai l’artista e poi quando hai finito i tuoi spettacoli, i tuoi libri, le tue mostre, le tue rappresentazioni cosa succede? Bisogna cominciare a andare nelle scuole, nelle scuole è molto tardi, nei licei è tardi, all’università è tardissimo, bisogna andare alle scuole elementari, è tardi anche alle scuole elementari, bisogna cominciare a andare negli asili nido, anche negli asili nido è tardi, bisogna andare durante il rapporto proprio a dire: ascolta, per poter raccontare un “r’acconto”, una narrazione non un dogma, nessun dogma è l’opera che preferisco. Non è più possibile in questo momento storico o antistorico che si voglia, accontentarsi del proprio mestiere, bisogna cominciare a fare il mestiere degli altri. Bisogna andare nei posti dove non si è voluti, non si è aspettati, non ho inventato niente, sicuramente qua dentro c’è chi lo fa prima di me e molto meglio di me. Bisogna cominciare ad andare nelle carceri e negli ospedali, non solo nelle piazze e poi vorrei aggiungere, ecco l’argomento che mi interessa di più. Non bastevole il tema del proprio mestiere, cominciare a andare nella piazza interiore, lo so che questa platea forse condivide parzialmente quello che dico, ma la prima rivoluzione è una rivelazione, quello di andare a vedere quanto cambio io, poi vado nella piazza e faccio ha rivoluzione, ma prima devi andare a vedere quanto tu sei responsabile di un cambiamento interno, lo chiamo cambiamento interno lordo, prodotto interiore lordo. Noi abbiamo delle piste di atterraggio molto corte, concetti come economia, morte, vita, malattia, razzismo, sono concetti jumbici, i Jumbosono aerei grandissimi e dentro hanno un sacco di passeggeri-idee. Questi concetti per atterrare richiedono a noi delle piste di atterraggio enormi, un Jumbo per atterrare ha bisogno di chilometri per poter atterrare, noi abbiamo delle piste corte, cortissime da atterraggio in verticale. Noi dobbiamo cominciare un’espansione che poi permetterà di andare a rivoluzionare, ed è già cominciata questa rivoluzione, voi ne sapete qualcosa più di me stando qua dentro ascoltando e vedendo questo Blog. Gli artisti narrano, non costringono e non educano anche se di sottofondo il tema del poter raccontare vorrebbe anche essere più forte, più energetico. Vorrei far sì che si cominciasse una mutazione, che si cominciasse a dire tutti i giorni, tutti i minuti… perché noi votiamo ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, quando guardiamo un handicappato, quando usiamo l’acqua, quando sprechiamo, quando malediciamo, quando diciamo a una persona che ha un tumore: “Poveretto“, sono votazione, stiamo votando, siamo dentro l’urna, è un referendum continuo la giornata. Credo che internamente, anche artisticamente, antropologicamente, filosoficamente non dobbiamo avere paura di queste parole.

Personaggi morti ancora vivi
Io ho un mio Parlamento interiore, un governo interiore, che deve fare cultura tutti i giorni, non demandandolo solo a chi mi rappresenta, cioè a qualcuno di politico. La politica viene dopo e è importantissimo, anche il sociale viene dopo, anche il civile viene dopo, anche l’etica per assurdo viene dopo, prima viene una rivoluzione interiore,un grande cambiamento, devi avere dentro di te una massa di organi che votano, che decidono l’esecutivo, quelli che portano poi a avere un allargamento, ecco la vastità, fare voto di vastità significa questo: non accettare più essere piccoli, essere corti, essere limitati, non accettare più solo di imitare, parodiare, lo dico anche all’artista: “Devi cominciare a cambiare codici, cambiare linguaggio, regola ma internamente, devi cominciare a cambiare scrittura, devi andare altrove, senza dimenticare”… Non è una fuga assolutamente, anzi è uno scavo speleologico perché è da dentro, il problema della mafia è sì un problema politico ma l’ho detto e lo ripeto senza presunzione è anche un problema di anima. Quando parlo di anima non parlo di religione, voglio parlare di una condizione interna che se non cambia non puoi aspettarti nulla, allora vai negli asili a raccontare come è possibile un nuovo politico tra 30 anni, un nuovo magistrato tra 30 anni, un nuovo malato tra 30 anni, un nuovo medico tra 30 anni, un nuovo insegnante tra 30 anni, lo devi lavorare lì!
È una prevenzione mentale, è un concetto di grande fatica, di grande investimento. Le prossime generazioni beccano poco, devi andare a lavorare là per poter narrare una letteratura diversa, mancano i poeti, fatemi dire questa cosa retorica, parlo di una poetica, un amministratore delegato oltre al senso di giustizia, di onestà, deve avere anche un senso poetico, se sei un uomo largo capirai cos’è giusto, cos’è sbagliato, cos’è illegale e ci arriverei per una condizione interna che è sì culturale, antropologica ma è anche proprio di crescita ulteriore, non è più possibile solo andare in certe trasmissioni e parlare di etiche, ce ne siamo accorti da quando ci hanno portato via i risparmi, da quando ci hanno derubato e i neuroni che ci derubano. Le intelligenze, le coscienze è un altro furto, è un concetto anche interiore, è da lì dove nasce tutto, poi andiamo nelle piazze quando abbiamo cambiato, credo che lo dicesse anche Gandhi che saluto in questo momento perché so che ci sta ascoltando, esistono infatti personaggi vivi che sono già morti e personaggi morti che sono ancora vivi.
Era importante poter raccontare questo nei luoghi sbagliati, quali sono i luoghi sbagliati? Tutti, dove puoi farlo? Nella famiglia, dove puoi farlo? Nelle scuole, dove puoi farlo? Negli ospedali. Non puoi parlare di malattia quando ti colpisce, non puoi parlare di violenza sulle donne se sei una donna o se hai una figlia femmina, non puoi parlare della sicurezza stradale o delle morti del sabato sera se hai dei figli giovani, lo devi fare comunque, sono stufo di quelli che raccontano i casi di malasanità perché l’hanno subita, devo interessarmene io. Ecco il lavoro interiore, devo immedesimarmi, prendere “p’arte” entrare, non sono parole, le parole, se dietro non hanno un pensiero sono punte di iceberg, allora prima rivelazione e poi rivoluzione, non accettazione!

Agire interiormente
Il desiderio è dimenticare lo slogan, i giovani devono sognare di più, i giovani non stanno sognando, desiderano, vogliono, sono velleità, parlo di bisogni, necessità, è attraverso anche una dose di irrealtà, sembra irrealtà ma non lo è, che si arriva a conoscere e a pretendere di più dalla realtà.Non posso più andare in una trasmissione e usare gli stessi codici, le stesse parole, gli stessi modi di interpretazione per affrontare satiricamente, parodisticamente le cose, devo cambiare, noi non dobbiamo ricreare ricreazione, dobbiamo creare, inventare e questo lo chiedo a uno studente o a un bambino dell’asilo nido che comincia a guardare un corpo che può essere un corpo anche senza braccia, che comincia a guardare la pelle, i colori, le usanze, i modi di una persona a prescindere dal giudizio di quella persona, che comincia a rendersi conto che non esiste una religione solo, una medicina sola, un corpo solo, una donna sola, ma deve andare a allargare. Piste di atterraggio e concetti enormi e quindi dico anche davanti agli scandali delle prigioni, davanti agli scandali della sanità, non posso pensare solo a ciò che mi capita e quando mi capita. Io sono già colpito da ogni scandalo sulla sanità, da ogni scandalo sulla prigione, anche se non sono io il destinatario di quel danno, ormai l’abbiamo capito: se cade un albero in Amazonia presto ci sono dei problemi anche qua. Metaforicamente uno dice: “Ci sono degli alberi così lunghi ?” Non c’entra, è un concetto di energia che si sposta, tu sei lontano ma sei molto vicino a ciò che accade, non devi solo parlare di cronaca, quello che uccide è il morbo di Kronac, fatemelo ripetere fino alla noia, ormai l’ho detto mi annoio io a dirlo. Il fatto che si parli costantemente di comunicazione, il tema è la conoscenza, non come comunichiamo, non mi interessa come si parla in pubblico, se si parla con più congiuntivi, meno congiuntivi, voglio che ci sia dentro un senso, un concetto, una profondità, della ciccia, è un concetto antivegetariano del pensiero!
A questo punto non è una speranza, io la speranza non ce l’ho, la speranza è l’ultima a morire, a me non interessa chi è ultimo a morire, voglio sapere chi è il primo a rinascere, l’ultimo a morire lo vedo tutti i giorni, la televisione non va accesa, va guardata ma non accesa e l’ho già detto miliardi di volte, ormai noi dobbiamo fare un percorso ulteriore, il problema è il piccolo, l’innocuo, il semplice, non è innocuo il piccolo, è gravissimo, è delinquenziale, allora devi agire prima internamente, interiormente, non è una perdita di tempo. Divulgate, raccontate, parlatene e grazie di questa vostra pista di atterraggio che da chi vi vede sembra comunque abbastanza lunga!

Alessandro Bergonzoni
dal Blog di Grillo

Essere Garibaldini, oggi, non significa soltanto essere presenti alle celebrazioni in cui si fa memoria degli eventi e dei personaggi legati al Risorgimento; e neppure soltanto ricordare  coloro che, pur non essendo combattenti, erano pronti a costruire una società ideale fondata sull’uguaglianza, sulla libertà e sulla fraternità.

Essere Garibaldini, oggi, significa traghettare da una sponda del passato al presente, l’etica, la passione, il coraggio e la giustizia; valori, per i quali uomini e donne dell’ottocento sacrificarono molto, fino al dono estremo della vita.

Da qualche anno la Regione Lazio, per un effetto di tagli lineari della spesa pubblica effettuati dal Governo Nazionale, ha penalizzato il settore sanitario, in particolare della riabilitazione, decrementando i fondi stanziati per i centri convenzionati del 16% (circa 20 milioni di euro). L’intervento, iniziato dalla giunta Marrazzo e completato dall’ attuale Giunta Polverini, ha destrutturato l’intero settore costringendo i piccoli e medi centri di riabilitazione (ex art. 26) ad operare licenziamenti di personale altamente specializzato e trasformare, sostanzialmente, la riabilitazione in “mantenimento”; parole che da sole esprimono la tendenza a considerare i disabili più un peso da sopportare, che una opportunità per la salvaguardia della dignità e del progresso umano.

E’ utile ricordare quanta attenzione fosse riservata da Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi alle persone deboli e indifese,  agli ultimi , e quanto questo tema costituisse, per loro, il fondamento imprescindibile di ogni società civile.

Ci uniamo dunque ai componenti del Forum ex art.26 che con questa “Lettera ai Romani” hanno voluto informare la cittadinanza, e invitiamo tutti a partecipare all’incontro che si svolgerà a Roma il prossimo 18 Giugno (vedi locandina sotto)

 

Lettera ai romani
 

vi rivolgiamo un appello: molti dei nostri concittadini rischiano di perdere l’assistenza e la riabilitazione riconosciuta fin dagli anni ’70 come un loro diritto inalienabile. 
Parliamo delle persone definite “disabili.”
Come è noto, il commissariamento della regione Lazio prevede ingenti tagli al denaro stanziato dal governo per la riabilitazione e la lungo degenza e, nello specifico, prevede una forte riduzione delle rette assegnate ai centri ex art. 26 che gestiscono la riabilitazione territoriale.
Questo comporta il  peggioramento della qualità di vita e la cancellazione dei diritti fondamentali delle persone più deboli: disabili intellettivi, motori, psichiatrici, anziani, malati cronici….
Se verrà a mancare il sostegno economico ai centri di riabilitazione ci sarà una drastica riduzione dei posti letto, delle terapie, degli ausili, dell’assistenza medico-sanitaria e, di conseguenza la diminuzione dei posti di lavoro, dei progetti di reintegrazione sociale e la dequalificazione degli interventi riabilitativi e assistenziali.
Le famiglie saranno costrette a farsi carico delle spese e degli oneri che il servizio pubblico non intende più sostenere.
La politica dei tagli colpisce tutti coloro che versano in situazioni sociali, psicologiche e economiche già compromesse  negando loro il diritto di cittadinanza.
Questi, in sintesi, sono gli aspetti concreti legati alla crisi economica in cui versa il paese, ma dipendenti soprattutto, da scelte politiche inadeguate. La questione porta necessariamente con sé una riflessione di ordine etico e morale:
una società, che non si occupa di tutelare i diritti e la dignità di ogni persona, non può ritenersi civile, e una politica, che non metta al primo posto scelte che migliorino la qualità di vita di ogni individuo, e che non punti ad abbattere le disuguaglianze sociali, non assolve il suo compito primario. Ecco perché deve essere  coinvolta nel problema tutta la società civile.

 

Il primo maggio 2011, dal palco di piazza San Giovanni, Ascanio Celestini ha raccontato con mirabile sintesi gli eventi che hanno portato alla nascita, alla vita, alla difesa e alla caduta della Repubblica Romana del 1849. Il merito di Celestini è stato duplice: il primo, di aver reso giustizia a Giuseppe Mazzini e a tutti coloro che parteciparono a quella stagione rivoluzionaria e democratica, rimarcando con chiarezza la persecuzione subita dal grande folosofo e politico da parte delle autorità del costituito Regno d’Italia; il secondo di aver instillato dubbi nella folla dei giovani, molti dei quali inconsapevoli di una verità storica poco raccontata perchè scomoda.

 

http://www.youtube.com/watch?v=ieGibZEmFd8

E’ stato giudicato emozionante e commovente l’intervento di Benigni al Festival di San Remo 2011; è stato l’intervento di un attore da Oscar che per qualche minuto si è autoinvestito del ruolo di divulgatore della storia patria. Così Mazzini, Garibaldi, Mameli e tanti altri Patrioti sono saliti, per qualche minuto, alla ribalta.

Si, per qualche minuto e grazie a un personaggio stimolante e appassionato come Roberto Benigni, che è riuscito a condensare in poche battute cinquant’anni di storia risorgimentale. Mentre cantava, in un sublime assolo, l’inno di Mameli, prima di ieri sconosciuto nel suo reale significato alla maggior parte dei tifosi del pallone, spuntava una lacrima sulle guance di molti italiani che solo in quel momento percepivano la grandezza degli uomini e delle donne dell’ottocento e la miseria dell’Italia di oggi.

Sorgono, allora, spontanee alcune domande: perchè il divulgatore Benigni può eccitare le coscienze sopite degli Italiani durante uno spettacolo leggero come il Festival di San Remo, quando lo stesso servizio potrebbe e dovrebbe essere assolto dagli insegnanti delle scuole statali della Repubblica? Perchè la televisione, il più potente medium d’informazione, non viene utilizzata per diffondere la storia, i valori e le vicende che sono alla base delle nostre radici repubblicane? Cosa accadrà quando i riflettori si spegneranno sul 150° dell’unità d’Italia?

La risposta, forse, va ricercata in quella mancata formazione degli Italiani che Mazzini, da meraviglioso visionario, anteponeva a tutto, ritenendola indispensabile per il processo di formazione dello Stato unitario. Il compromesso storico che ha demandato alla Monarchia Sabauda il compito di costituirsi capofila dell’unità nazionale, ha di fatto impedito che il pensiero di Mazzini e l’azione di Garibaldi potessero far maturare, nel tempo, la coscienza civile del popolo italiano. Ancora oggi, nei fatti, non riusciamo a considerarci eredi dei Patrioti del Risorgimento e ci accontentiamo che sia un attore a raccontarci, da un palco, la nostra storia.

Paolo Macoratti

http://www.youtube.com/watch?v=F2Y8R-u_m3Q

http://www.youtube.com/watch?v=_Gu-08lHHtw

Inno  popolare della Repubblica Romana del 1849

 In corsivo il testo di Goffredo Mameli

Musica di Nicola Piovani

 

Se il Papa è andato via

Buon viaggio e così sia

Non morirem d’affanno

perché fuggì un tiranno

perché si ruppe il canapo

Che ci legava al piè

 

Viva l’Italia e il Popolo

E il Papa che va via

(Se andranno in compagnia

Viva anche gli altri re)

 

Addio, sacra corona

Finì la monarchia

Orch’è sovrano il Popolo

Mai più ritorni un re

 

O Popoli fratelli

Oppressi da mill’anni

Buttate giù i cancelli

Scacciate i re tiranni!

Mai più sui troni siedano

Imperatori o re!

(Al Campidoglio! Il Popolo

dica la gran parola:

daghe i romani vogliono,

non più triregno e stola!)

 

http://www.youtube.com/watch?v=6sk2HKLSQEk

https://www.youtube.com/watch?v=A1x3bBBh67M

La camicia rossa in originale e nelle versioni successive

Testo e video musicale

Conosciuta anche con il titolo: Canto del garibaldino – La mia camicia rossa

Parole di: Rocco Traversa

Musica di: Luigi Pantaleoni

1860

Quando all’appello di Garibaldi
m’unii coi mille suoi prodi e baldi
questa Ei con voce mi dié commossa
Camicia rossa

E dall’istante ch’io t’indossai
Camicia rossa, t’idolatrai
nel petto un foco scese repente
Camicia ardente

Porti l’impronta di mia ferita
sei tutta lacera, tutta scucita!
e per ciò appunto mi sei più cara
Camicia rara

Fida compagna del mio valore
s’io ti contemplo, mi batte il cuore
par che tu intenda la mia favella
Camicia bella

Di gloria emblema, dell’ardimento
il tuo colore mettea spavento!
Fulmin di guerra ciascun ti noma
Camicia indoma.

Là sul Volturno meco hai sudato:
partii soldato, tornai soldato!
Tu sei la stessa che allor vestia
Camicia mia.

A chi t’indossa fan sorda guerra
i prepotenti di questa terra
ma il popol tutto l’ammira e canta
Camicia santa.

E sempre meco con fiero orgoglio
sempre un tuo lembo portar io voglio
fosti mia stella, sarai mia guida
Camicia fida.

E s’altra volta d’Italia il grido
chiami i valenti su l’adrio lido
daremo insieme fuoco alla miccia
O mia camicia.

Se dei Tedeschi nei fieri scontri
vien ch’io la morte dei prodi incontri
chi sa qual sorte ti fia serbata
Camicia amata.

Ma se, adornato d’allori il crine,
muoio in mia terra libera alfine
ti vuo’ sepolta nella mia fossa
Camicia rossa.

Versione alternativa

Quando la tromba sonava all’armi
con Garibaldi corsi a arruolarmi
la man mi strinse con forte scossa
e mi diè questa camicia rossa.

E dall’istante che t’indossai
le braccia d’oro ti ricamai
quando a Milazzo passai sergente
camicia rossa, camicia ardente.

Porti l’impronta di mia ferita
sei tutta lacera tutta scucita
per questo appunto mi sei più cara
camicia rossa camicia rara.

Tu sei l’emblema dell’ardimento
il tuo colore mette spavento
fra poco uniti andremo a Roma
camicia rossa, camicia indoma.

Fida compagna del mio valore
s’io ti contemplo mi batte il cuore
par che tu intenda la mia favella
camicia rossa camicia bella.

Là sul Volturno, di te vestito
quando sul campo caddi ferito
eri la stessa che allor vestia
camicia rossa, camicia mia

Con te sul petto farò la guerra
ai prepotenti di questa terra
mentre l’Italia d’eroi si vanta
camicia rossa, camicia santa.

Quando all’appello di Garibaldi
a un di que’ mille suoi prodi e baldi
daremo insieme fuoco alla mina
camicia rossa garibaldina.

Se dei Tedeschi nei fieri scontri
vien che la morte da prode incontri
chi sa qual sorte sarà serbata
camicia rossa, camicia amata!

Versione alternativa

Versi aggiunti dopo la sconfitta di Garibaldi in Aspromonte il 29 agosto 1862.
Ora tu posi come una mesta
che attende il giorno della sua festa
ed coll’alma trista commossa
ti guardo e lacrimo, camicia rossa!

Nei lidi siculi la prima volta
giovine altero io t’ebbi accolta
e nel nomarti la sposa mia
seguimmo insieme la stessa via.

Oh allor non eri quale tu sei
l’umile veste dei giorni miei!
Eri l’insegna della riscossa
o disprezzata camicia rossa!

Eri di tanta gloria beata
che da due mondi fosti desiata
e l’Angio e l’Unghero scesero in campo
del tuo divino fulgore al lampo.

Fino le imbelli fanciulle ornarsi
di te si piacquero e innamorarsi
né da quei cori giammai rimossa
fu la tua immagine, camicia rossa.

E come un voto di casta fede
che amor d’Italia solo concede
nella parete d’ogni umil tetto
pendesti all’ara di un santo affetto.

Tradita, fosti più grande – e Pisa
luce ha più bella con te divisa…
Oh! quella guerra che t’hanno mossa
t’ha sublimato camicia rossa.

Nella tua fiera malinconia
tu mi rammenti Venezia mia
nella tua vita, vinta non doma
sembri ripetere: «O morte, o Roma!»

Oh! vieni vieni col sol d’aprile
impari il mondo che non sei vile!
Roma e Venezia, poi nella fossa
scendiamo insieme, camicia rossa!

Camicia rossa, camicia indoma
sembri ripetere: O morte, o Roma!»
Sì, ripetiamo con voce forte
con Garibaldi: «O Roma, o morte!».

Versione alternativa

Versi aggiunti in riferimento alla partecipazione di Garibaldi alla guerra franco-prussiana (1870-1871) e dei garibaldini alla guerra greco-turca (1919-1922).
E nel Settanta fosti a Digione
camicia rossa prode campione
e ai prussiani strappavi da forte
una bandiera sprezzando la morte.

Quando la Grecia stanza e indoma
contro il Turco alzò la chioma
sei accorsa pronta, piena di valore
Camicia rossa, piena d’onore.

Versione alternativa

Versione scritta da Cristiano Giusto Caregnato in riferimento alla partecipazione di Garibaldi alla guerra franco-prussiana (1870-1871).
Or che la tromba risuona all’armi
con Garibaldi torno a ruolarmi
la stessa io provo potente scossa
che tu mi desti, camicia rossa.

Di te vestito farò la guerra
ai coronati di questa terra
di te vestito, nessun timore
camicia rossa io sento in cuore.

Là sulla Mosa, fra strania gente
del nuovo dritto campione ardente
sarò quel desso, camicia mia
che in altri tempi ti rivestia.

Dacché dannata fosti al bargello
il tuo colore splende più bello
di te vestito, per la riscossa
saprò morire, camicia rossa.

Voci correlate

 

http://www.youtube.com/watch?v=o_uJe3z8noo

http://www.youtube.com/watch?v=bw6AIkUGjFk

http://www.youtube.com/watch?v=AcI2IdHhEHE

Gli alunni della Scuola Gaetano Grilli di Roma

verso il 150° dell’Unità d’Italia

Per merito ed iniziativa delle insegnanti della V^ classe, costrette ad operere in un contesto scolastico privato del racconto del nostro Risorgimento, gli alunni della “Grilli” hanno risposto con entusiasmo al richiamo degli ideali repubblicani, rendendosi protagonisti del filmato che qui riproduciamo