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di Anna Maria Isastia (da www.eurit.it)

Giuseppe Garibaldi fu un uomo d’armi, ma anche un uomo di pace. Nella sua vita la pace e la guerra non erano alternative, ma al contrario, si intersecavano continuamente.  Rimase sempre fedele agli ideali cosmopoliti ed umanitari che indirizzarono tutta la sua vita e la sua attività.

Il suo internazionalismo si inserisce in un percorso coerente che ha le sue radici nel pensiero rivoluzionario europeo dell’età della restaurazione, in particolare nel sansimonismo. È sansimoniano anche l’impegno morale di mettersi a servizio del prossimo oppresso. Come dice lo storico Danilo Veneruso in un saggio del 1982: “Garibaldi nasce internazionalista e muore internazionalista passando per l’intero ciclo del principio nazionale”. Di pace e di federalismo in Europa si parla già negli anni quaranta dell’Ottocento e noi sappiamo che Garibaldi è al corrente dei dibattiti politici e culturali della sua epoca.  Dal 1859 al 1881 il sogno di una Europa confederata domina incontrastato nel pensiero di Garibaldi che diede a vari stati: Gran Bretagna, Francia, Svizzera, ma anche Italia, Belgio , Spagna il compito di porsi alla testa di un simile grandioso disegno

Il suo primo intervento a favore di una nuova organizzazione europea è del 1859. Siamo nel mezzo della seconda guerra d’indipendenza. Il regno di Sardegna insieme all’alleato francese ha sconfitto l’imperatore austriaco, tutta l’Italia è in fermento. Garibaldi dopo aver combattuto con i Cacciatori delle Alpi era stato messo a capo delle formazioni volontarie italiane in Romagna. In questo contesto, 30 agosto 1859, aveva scritto ad un amico inglese prospettandogli la sua idea di una confederazione tra Inghilterra Francia Italia Grecia Spagna Portogallo.   Mentre combatteva una guerra nazionale, Garibaldi superava l’ottica solo nazionale per guardare lontano ad un futuro auspicato. L’Italia ha un posto particolare nel suo cuore, ma lo spettacolo di inglesi, francesi, ungheresi che combattono e simpatizzano per il suo impegno a favore dell’indipendenza e dell’unificazione italiana è una realtà che lo colpisce profondamente. Nel 1860, nel pieno della Spedizione dei Mille per la liberazione della Sicilia e del meridione d’Italia dalla dinastia borbonica, Garibaldi si impegna ad interessare i capi di stato europei a mettere fine alle guerre per dedicarsi al benessere dei sudditi. Nel Memorandum alle potenze d’Europa di ottobre 1860 ( scritto nel Palazzo reale di Caserta subito dopo la battaglia sul fiume Volturno) egli chiede che i governi si facciano paladini dell’unificazione politica del continente che deve diventare un unico grande stato federale .   E’ il progetto di una Unione europea capace di riordinare dalle fondamenta i rapporti tra i popoli nel rispetto dei diritti di ognuno.

Memorandum: E’ alla portata di tutte le intelligenze, che l’Europa è ben lungi di trovarsi in uno stato normale e convenevole alle sue popolazioni. La Francia, che occupa senza contrasto il primo posto fra le potenze Europee, mantiene sotto le armi seicentomila soldati, una delle prime flotte del mondo, ed una quantità immensa d’impiegati per la sua sicurezza interna. L’Inghilterra non ha il medesimo numero di soldati ma una flotta superiore e forse un numero maggiore d’impiegati per la sicurezza dei suoi possedimenti lontani.  La Russia e la Prussia, per mantenersi in equilibrio, hanno bisogno pure di assoldare eserciti immensi.  Gli Stati secondari, non foss’altro che per ispirito d’imitazione e per far atto di presenza, sono obbligati di tenersi proporzionalmente sullo stesso piede.  Non parlerò dell’Austria e dell’Impero Ottomano dannati, per il bene degli sventurati popoli che opprimono, a crollare.  Uno può alfine chiedersi: perché questo stato agitato e violento dell’Europa? Tutti parlano di civiltà e di progresso….A me sembra invece che, eccettuandone il lusso, noi non differiamo molto dai tempi primitivi, quando gli uomini si sbranavano fra loro per strapparsi una preda. Noi passiamo la nostra vita a minacciarci continuamente e reciprocamente, mentre che in Europa la grande maggioranza, non solo delle intelligenze, ma degli uomini di buon senso, comprende perfettamente che potremmo pur passare la povera nostra vita senza questo perpetuo stato di minaccia e di ostilità degli uni contro gli altri, e senza questa necessità, che sembra fatalmente imposta ai popoli da qualche nemico segreto ed invisibile dell’umanità, di ucciderci con tanta scienza e raffinatezza.  Per esempio, supponiamo una cosa: Supponiamo che l’Europa formasse un solo Stato. Chi mai penserebbe a disturbarlo in casa sua? Chi mai si avviserebbe, io ve lo domando, turbare il riposo di questa sovrana del mondo? (…) La base di una Confederazione Europea è naturalmente tracciata dalla Francia e dall’Inghilterra. Che la Francia e l’Inghilterra si stendano francamente, lealmente la mano, e l’Italia, la Spagna, il Portogallo, l’Ungheria, il Belgio, la Svizzera, la Grecia, la Romelia verranno esse pure, e per così dire istintivamente ad aggrapparsi intorno a loro.  Insomma tutte le nazionalità divise ed oppresse; le razze slave, celtiche, germaniche, scandinave, la gigantesca Russia compresa, non vorranno restare fuori di questa rigenerazione politica alla quale le chiama il genio del secolo.

Dagli avvenimenti militari del 1859 e 1860 Garibaldi trae le premesse della possibilità per l’Europa di un avvenire di libertà e fratellanza da cui bisogna escludere i simboli della conservazione (Papato, Austria, Turchia) Abbattuti questi emblemi, l’Europa poteva strutturarsi dall’Atlantico agli Urali in una confederazione dove l’arbitrato internazionale avrebbe appianato tutte le controversie. Per Garibaldi dunque il passaggio dalla nazione all’Europa non è che la naturale conseguenza delle conquiste della rivoluzione, la forma più moderna della fedeltà alla causa di emancipazione collettiva e individuale che egli ha sempre servito.  Anche in questo caso troviamo una non piccola differenza tra il generale nizzardo e Giuseppe Mazzini. Mazzini è convinto della necessità di liberare prima tutte le nazionalità oppresse per ottenere poi la pace come naturale conseguenza della situazione di fraternità tra stati retti a repubblica. Garibaldi, più concreto e pragmatico, lavora contemporaneamente in tutte le direzioni, forse maggiormente consapevole dei tempi lunghi necessari al raggiungimento di certi obiettivi.

Nel 1862 Garibaldi organizza una nuova spedizione che partendo dal sud della penisola, dovrebbe raggiungere il Lazio per liberare Roma. La spedizione si concluse sulle montagne dell’Aspromonte in Calabria, ma a noi interessa il fatto che il 31 luglio 1862  il proclama di Garibaldi che tenta la liberazione di Roma inizia nel nome dell’Europa.  Ferito e fatto prigioniero, il 28 settembre 1862, dalla fortezza del Varignano, Garibaldi si rivolge alla “libera e generosa Inghilterra perché spinga Francia, Svizzera, Belgio e America a marciare sulla via umanitaria proponendo alla nazione Inglese la convocazione di un congresso mondiale che evitando le guerre possa giudicare dei contrasti insorti tra i vari paesi“. Un anno dopo, a settembre 1863, Garibaldi accetta la nomina a presidente di una Association pour la création de congrès démocratique che ha vita breve.  Nel luglio 1864, tornato dall’entusiasmante viaggio in Inghilterra che testimoniò al mondo intero la popolarità incredibile di cui godeva, Garibaldi ribadì il suo legame con gli ideali pacifisti scrivendo a Edmond Potonié fondatore della Ligue universelle du bien public:  “Votre entreprise est sainte. Les difficultés qui l’entourent augmentent le devoir de tous les amis de la fraternité des peuples de l’encourager de leur parole et de l’aider de tous leurs efforts. Si mon nom peut vous etre utile, il est à vous et à la cause à laquelle nous nous sommes consacrés“.

Nella primavera del 1867 il suo nome si mescolò a quello di tanti altri personaggi che si mobilitarono contro il pericolo di una guerra europea. La stampa dell’epoca diede risalto ai suoi inviti ad imitare gli operai di Parigi e di Berlino che avevano votato mozioni contro la guerra: ”Sappiano una volta i popoli: che volendo concordi, essi possono rovesciare nella polvere per sempre il sacerdozio dell’ignoranza, ed il dispotismo che impedirono sin ora alle razze umane di affratellarsi“. Il 24 maggio aggiunse: “E’ tempo che le Nazioni si intendano senza bisogno di sterminarsi. E’ tempo che il ferro adoperato per terribili apparecchi di distruzione lo sia d’ora innanzi per macchine ed utensili giovevoli al popolo che manca di pane. E’ tempo infine che le classi laboriose e sofferenti di tutti i paesi, per mezzo di un concordato universale, eretto in Costituente, annunzino all’oligarchia disordinata, tumultuosa e battagliera che il tempo è finito!….. Compiamo ciò che essi non hanno giammai voluto: la fratellanza delle nazioni. E che il primo articolo del nostro patto sia: La guerra è impossibile tra fratelli”.

A giugno aderì al congresso di Ginevra, insieme ad altri democratici italiani come Giuseppe Dolfi, Giuseppe Mazzoni e Mauro Macchi. Interessante ricordare che tutti e quattro erano anche massoni. Il Comité central del 1867 volle dargli la presidenza onoraria del congresso. La sua popolarità, le sue dichiarazioni in favore della pace, i suoi stretti legami con tutto l’associazionismo democratico e massonico europeo ne facevano il candidato ideale.  Il comitato organizzatore scrisse: ”Ce nom est à lui seul le plus net des programmes. Il veut dire héroisme et humanité, patriotisme, fraternité des peuples, paix et liberté”. Garibaldi nella primavera estate del 1867 stava preparando la spedizione nell’Agro Romano, con la speranza di poter spazzare via anche l’ultimo residuo di territorio pontificio. Si voleva liberare Roma per farne la capitale d’Italia e concludere il processo di unificazione nazionale, riprendendo il progetto fallito nel 1862.  Ad agosto decise comunque di recarsi a Ginevra, spinto da quanti temevano le conseguenze del suo ultimo progetto militare, ma soprattutto attirato dall’enorme clamore che circondava ormai il programma di questo incontro, anche per la sua presenza. In altre parole, la notizia che Garibaldi avrebbe partecipato al congresso della pace aveva reso estremamente popolare tra i democratici l’iniziativa degli organizzatori.  Garibaldi ritenne anche che dal palcoscenico di Ginevra avrebbe potuto attaccare il papato, fare appello all’appoggio delle coscienze liberali europee nella lotta che egli stava per iniziare contro quella istituzione che egli considerava “nemica di tutti i popoli, causa prima di tutte le guerre, il più potente alleato di tutti i dispotismi“.  Può sembrare un controsenso presiedere un congresso di pace per parlare di guerra, ma lo stretto collegamento con la democrazia portava ad approdi differenti. Come scrisse il democratico Giuseppe Ceneri si trattava di condannare le cause che impediscono il raggiungimento della pace. Non era la pace dell’asservimento ad un potere dispotico quella che reclamavano i democratici europei, ma una pace duratura basata sulla libertà e sulla giustizia.

Garibaldi era sicuro di ottenere il massimo delle adesioni alla sua guerra contro il papa Pio IX che nel 1864 aveva emanato il Sillabo, un documento che in ottanta proposizioni condannava senza appello tutte le conquiste della rivoluzione francese e dell’Ottocento liberale. Il papa aveva detto di no alla libertà di stampa, di riunione e di associazione, al sistema rappresentativo e alla libertà delle coscienze. Bisognava abbattere il potere teocratico del papa, una “institution pestilentielle” per il generale nizzardo.  Agli inizi di settembre Garibaldi lascia Firenze seguito dall’interesse di tutta la stampa europea che si interroga sui motivi di questo viaggio non preannunciato. L’8 settembre arriva a Ginevra accolto in trionfo.  Il 9 settembre nella seduta di apertura dei lavori Garibaldi sottopose al giudizio del congresso una serie di proposizioni, in parte politiche e in parte religiose. Alcune entusiasmarono la platea, mentre altre sollevarono malumori e proteste.

1 – Tutte le nazioni sono sorelle
2 – La guerra fra loro è impossibile
3 – Le eventuali controversie saranno giudicate dal congresso
4 – I membri del congresso saranno nominati dalle società democratiche di ciascun popolo
5 – Ogni nazione avrà il diritto di voto al congresso, quale che sia il numero dei suoi membri
6 – Il papato, come la più perniciosa delle sette, è dichiarato decaduto
7 – La religione di Dio è adottata dal congresso e ciascuno dei suoi membri si impegna di propagarla in tutto il mondo

Era un po’ la sintesi del congresso, ma con un inserto religioso che sconcertò non poco i congressisti. Mentre infatti fu accolta da una vera ovazione la frase “la papauté, comme la plus nuisible des sectes, est déclarée déchue d’entre les institutions humaines”, fu invece poco apprezzata la proposta di Garibaldi di sostituire la religione delle rivelazioni con la religione della verità, della ragione e della scienza. Le proposte fatte da Garibaldi nel 1867 mostravano la maturazione del suo pensiero rispetto a quanto proposto nel 1860 e anticipavano i progetti di organizzazioni internazionali del Novecento.  Tutti i relatori intervenuti al congresso resero omaggio all’eroe e all’uomo. Garibaldi fu presente soltanto alle due prime sessioni di lavoro, ma si assentò proprio nel momento in cui cattolici e bonapartisti cercarono di affondare il congresso e la stampa locale diventava critica. La sua partenza, a congresso ancora aperto, diede motivo ad inquietudini e accuse di fuga. In realtà Garibaldi aveva fretta di tornare a Firenze per completare i preparativi per la spedizione armata nel Lazio.

A Jules Barni lasciò la seguente lettera: Mio caro Barni,  La Confederazione di tutte le libere democrazie che avete proclamato ieri procederà lentamente, ma procederà.  L’organizzazione di un’associazione universale e durevole degli amici della libertà, stabilita in permanenza a Ginevra, sarà un bel risultato per il congresso internazionale della pace.  Terminiamo la nostra missione democratica mondiale proclamando: la Religione universale di Dio, che ai preti Arbués e Torquemada sostituisce il sacerdozio dei Leibniz, dei Galilei, dei Keplero, degli Arago, dei Newton, dei Quinet, dei Rousseau ecc.  Avremo così imboccato il sentiero che ci deve condurre alla fratellanza dei popoli e cementare in modo durevole il patto della pace universale.  G. Garibaldi

Può sembrare singolare il fatto che Garibaldi celebri la pace e provochi la guerra a distanza di pochi giorni, eppure la Spedizione dell’Agro Romano dell’ottobre 1867 si pone ai suoi occhi come la naturale conseguenza della prima. Mentana dunque non si spiega senza Ginevra ed è lo stesso Garibaldi a scriverlo nelle sue <Memorie>. Il generale era andato a Ginevra per ottenere consensi e spiegare la sua guerra all’opinione pubblica democratica. Gli schiavi non avevano il diritto di muovere guerra ai tiranni? Ebbene gli schiavi erano i romani, i tiranni erano il papa e Napoleone III ed era giusto muovere loro guerra in nome della libertà.  Nell’autunno del 1867, durante la spedizione di Garibaldi, l’ormai anziano Carlo Cattaneo parlerà di Stati Uniti d’Europa facendo riferimento agli studenti francesi, tedeschi e spagnoli che si erano uniti alla spedizione.  Nei successivi congressi della Lega, Garibaldi continuò ad esercitare una notevole influenza anche se non partecipò più fisicamente ai lavori, insistendo perché si giungesse alla formulazione degli Stati Uniti d’Europa e all’arbitrato internazionale.  La caduta del Secondo Impero e la fine del potere temporale sembrarono il segno di un destino inarrestabile: sembrava che ci si stesse avvicinando all’Europa dei popoli.  La presenza di Garibaldi in Francia nel 1870-71 a difesa della fragile repubblica in guerra con la Germania apparve il coronamento di una vita spesa ad inseguire il concretizzarsi dei suoi ideali, ma la politica di potenza della Germania e la reazione conservatrice in Francia dimostrarono quanto fosse lontana la possibilità di una Europa unita.  Ma Garibaldi non sembra rinunciare ai suoi ideali. Nel 1872 scrive all’imperatore Guglielmo I invitandolo a non abusare della vittoria e ad organizzare un Congresso internazionale (una sorta di Onu).  In quello stesso 1872 scrive anche a Bismarck suggerendogli l’iniziativa di un Arbitrato mondiale che renda impossibili le guerre tra le Nazioni.
Gli ultimi anni Garibaldi li passa a Caprera affidando alla pagina scritta i suoi pensieri.  Nel suo ultimo romanzo il “Manlio” che descrive una lotta tra il bene e il male troviamo ancora una esaltazione dell’arbitrato internazionale, della fine delle guerre, dell’unione dei popoli visti come tappe sicure del progresso umano. I rapporti di Garibaldi con i responsabili della Ligue International de la paix et de la liberté rimasero ottimi. Nel 1877 il presidente Charles Lemonnier scriveva a Garibaldi per tenerlo informato della attività svolta e dei programmi per il futuro. “Prepariamo per il prossimo anno una grande Assemblea della pace e della libertà che dovrà tenersi a Parigi durante l’Esposizione universale. Speriamo che voi verrete a prendere il posto che vi è dovuto”.

Nel 1881, un anno prima della morte, in una lettera ad un deputato francese suo amico torna a ripetere:  ecco lo scopo che dobbiamo raggiungere; non più barriere, non più frontiere”.
Garibaldi dunque, pur avendo combattuto tutta la vita per il trionfo delle libere nazionalità, è anche un convinto assertore dell’unione dei popoli europei.  Per lui il passaggio dalla nazione all’Europa non è che l’ultimo e necessario atto delle conquiste della rivoluzione, la forma più moderna di fedeltà alla causa di emancipazione collettiva e individuale che egli ha sempre servito

            Quest’anno ricorre il 170° anniversario della prima gloria garibaldina avvenuta nel piccolo villaggio di San Antonio del Salto (Uruguay). Dopo aver difeso la libertà del popolo brasiliano, Garibaldi si reca in Uruguay (1842) dove il Governo di quello Stato lo nomina Colonnello Comandante della “Legione Italiana” (si erano anche costituite altre Legioni straniere, fra cui la francese e la spagnola) che insieme alle altre dovevano aiutare l’esercito uruguayano a liberare dal blocco navale il porto di Montevideo dall’assedio posto dalle navi argentine e suoi alleati. L’esercito argentino tentò, con grande disponibilità di uomini  e di mezzi, di annientare   con un accerchiamento di  sorpresa la piccola Legione Italiana (186 uomini e 8 ufficiali) che  manovrava nella zona di San Antonio del Salto, che si trovava a poca distanza dal Fortino della cittadella del Salto, dove era rimasto il Colonnello Anzani con  l’artiglieria.

Del  cruento ed impari scontro, avvenuto l’8 febbraio 1846, preferisco riportare l’articolo completo tratto dal raro volume: “Vita di  Garibaldi” di Filandro  Colacito, un ex volontario garibaldino, dal titolo:”“ L’onore d’Italia a Montevideo”

            Dieci vascelli accerchiavano tre piccole navi. Siamo nelle acque del Panaro; i dieci sono  del feroce  dittatore Rosas di Buenos Aires, le tre della Repubblica di Montevideo. I primi sono comandati da un Ammiraglio inglese, famoso per altre vittorie, Brown; le altre sono agli ordini di Garibaldi, che le preghiere dei Montevideani han tolto al suo Collegio ed alle matematiche per salvare la vacillante libertà. Da tre dì dura il fulminante delle artiglierie, e ai nostri mancano le munizioni. “Fate a pezzi le catene delle ancore e adoperatele per mitraglia!”, tuona Garibaldi. Brown fa sospendere il fuoco. “Arrendetevi!”, grida col portavoce a Garibaldi. “Prima la morte”, risponde l’eroe. E il fuoco continua più accanito di prima; scende la notte, la terza che non si dormiva. Anche le catene furono sparate contro i nemici. Garibaldi si risovviene di quanto ha fatto alla  Laguna, e pensa si ripeterne i passi. Mette in mare l’una dopo l’altra le lance, v’imbarca i suoi uomini e le fa passare fra i bastimenti nemici. “I feriti per i primi!”, raccomanda a bassa voce. In poche ore tutti sono alla riva; egli ed Anita abbandonano ultimi la nave. Sono appena discesi nella loro lancia che uno scoppio spaventevole echeggia. Le tre navi della Repubblica di Montevideo sono una sola fiamma, ed i nemici mirano con rabbia e umiliazione sfuggirsi  di mano la preda ritenuta sicura. Sulla riva stanno i soldati argentini, e Garibaldi riunisce i suoi e colle baionette e colle tavole (di munizioni non ne aveva più) si slanciano nel folto dei nemici, li sgominano, si aprono un passo e giungono sani e salvi a Montevideo, dove vengono accolti da entusiastiche acclamazioni. “Questi soldati sono pigri”, diceva al generale dei nemici argentini. “Comandati da un leone”, rispose quello. Passano pochi giorni. La flotta di Buenos Aires stringe da vicino Montevideo. Una densa nebbia si stende sulla rada. Garibaldi prende 12 uomini risoluti, si getta con loro in uno schifo, e si reca in mezzo ai nemici per studiarne le forze: una goletta, armata di sei cannoni e di giunchi.  L’acqua poco profonda non permette alla goletta di inseguirlo, ma questa però si pone di traverso al seno per impedirne l’uscita. La notte Garibaldi dice ai suoi: “Tutti in mare e nuotate senza rumore!”. Si accostano , colla sciabola fra i denti alla nave  senza essere veduti: si arrampicano su per i fianchi  della  goletta, balzano improvvisi sulla tolda e uccidono le guardie. La ciurma  si sveglia  spaventata; Garibaldi le impone di gettar l’arme e darsi prigioniera. In pochi istanti la nave è conquistata  e tosto Garibaldi fissa la bandiera repubblicana, appunta i cannoni  agli altri vascelli nemici e li fulmina di fianco: poscia levate le ancore, conduce a Montevideo la nave con tanto ardimento conquistata. “Garibaldi è fatato!” (dicevano i popolani d’America, come più tardi quelli d’Italia). Nessuna arme può toccarlo, egli scaccia colla mano le palle, come altri fa colle mosche.

             A Montevideo v’era una legione francese che aiutava valorosamente la Repubblica. Molti dicevano: “Garibaldi è prode, ma gli altri italiani sono poltroni, e temono di scottarsi al fuoco delle battaglie. Per questo sono schiavi nella loro patria!”. L’accusa giunge all’orecchio di Garibaldi. Tosto va a bussare di casa in casa di quanti italiani v’erano in Montevideo. Ed in pochi giorni riunisce una legione ardente di cimentarsi in Battaglia. Due cose diceva ai suoi soldati:”noi dobbiamo mostrare che gli italiani  sanno battersi e che fanno volentieri sacrificio della vita per la causa della libertà”. Alla legione, forte di quasi mille uomini, diede una bandiera. Era di seta nera col Vesuvio dipinto nel mezzo, emblema dell’Italia  e delle rivoluzioni che ruggivano come lava ardente nel suo seno. Fu affidata al giovinetto Sacchi, oggi generale italiano, che in questi dì ricordò in Roma, piangendo l’antico Duce, l’insegna gloriosa. Il colonnello Anzani di Alzate era l’amministratore della legione. Con questi soldati sollevò con molte vittorie ad alto onore il nome italiano in quelle contrade e specialmente coi tre fatti di Cerro, delle Tres Crues e de la Bajada. In alcuni combattimenti alcuni negri che si dimostrarono molto valorosi s’erano affezionati a Garibaldi: uno di questi, il moro Aguyar, lo seguì anche in Italia.

            Il fatto più luminoso compiuto dagli italiani, fu quello di S. Antonio del Salto. A Garibaldi era stato dato l’incarico con 184 fanti e 20 cavalieri, di trattenere  il nemico composto di 1500 soldati, al fine di dar tempo ai Montevideani di fare una ritirata. “Siamo uno contro sette!”, grida Garibaldi ai suoi; “tanto meglio! Quanti meno siamo, tanto maggiore sarà la gloria! risparmiate la polvere sparate solo a bruciapelo!”. Vicino sorgeva una “tapera”, vale a dire una casupola fatta con quattro pali ed una stuoia: colà si aggrupparono i nostri. 300 nemici s’avanzarono a corsa: quando son vicini li accoglie una scarica di fucile e tosto un assalto alla bajonetta. La fanteria è sgominata. S’avanza la cavalleria: trova un muro di baionette. Scendono i nemici da cavallo e combattono a piedi; ma i nostri non cedono un palmo di terreno. Intorno ad essi vi  erano mucchi di morti e di feriti: servivano di trincea. Tra  una scarica e l’altra, i nostri cantano inni patriottici d’Italia. I nemici meravigliati non comprendono nulla. “Mancano le munizioni!”, grida un legionario con accento di terrore. “Ne hanno i morti!”, risponde Garibaldi. E mentre gli uni rispondono ai colpi nemici, gli altri frugano i caduti e fan raccolta di cartucce. Erano combattimenti, duelli eroici, degni d’essere cantati dall’Ariosto. Dal mezzo dì dell’8 febbraio 1846 a mezzanotte si combatté con ardore. Da una parte e dall’altra si bruciava di sete. Dei nostri, cento soli erano in piedi, anche questi quasi tutti feriti e contusi: i nemici morti e feriti erano 500. Infine stanchi, disperati, umiliati, gli argentini dovettero dichiararsi vinti e Garibaldi con tutti i suoi feriti entrava in  S. Antonio fra le acclamazioni del popolo meravigliato. Il governo  della Repubblica, all’annunzio del fatto strepitoso, promosse Garibaldi da Colonnello a Generale, gli affidò  il comando di Montevideo, decretò  che la legione italiana avrebbe avuto il posto d’onore in tutte le parate dell’esercito, e sulla bandiera fu scritto in oro: - GESTA DELL’8 FEBBRAIO 1846 DELLA LEGIONE ITALIANA AGLI ORDINI DI GARIBALDI -

            Sempre da questo libro riporto questa rarità fotografica con tre superstiti della battaglia ( foto 1). Faccio presente (perché non riportato nell’articolo suddetto) che per l’eroico comportamento della Legione Italiana e del suo Comandante, il Governo uruguayano decretò e concesse  a tutti i militi uno scudetto d’argento da portare al braccio sinistro con la scritta: “Envencibles combatieron  el 8 f.ro de 1846(foto 2) . Inoltre a tutti  i militi fu concessa anche una medaglia  in bronzo (foto 3-4) ed agli ufficiali una di uguale disegno ma in argento. Per tutti coloro che volessero approfondire notizie su questo glorioso episodio consiglio di leggere il libro di Ivan Boris: “Gli anni di Garibaldi in Sud America -  1836-1848” ( Ed. Longanesi – Milano 1970). A pagina 225 è riportata la fotografia (molto ingrandita), dello scudetto suddetto, nella cui didascalia non è citato il luogo dove è conservato. Un esemplare di questo rarissimo scudetto è stato recentemente trovato. Ne dò la riproduzione fotografica nella foto N° 5. Per gli amici filatelici riporto nella foto n° 6, la riproduzione dell’annullo figurato che l’Uruguay ha realizzato a ricordo del 150°anniversario del glorioso Fatto  d’armi.

 Leandro Mais

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IL FATTO

Garibaldi aveva combattuto da pari suo. Il 25 Giugno (1866) aveva spedito dalla valle del Chiese una colonna di volontari al forte di Caffaro con l’ordine di prenderlo; l’ordine fu eseguito in onta alla forte resistenza opposta dal presidio. Saputo che il nemico minacciava di girare Rocca d’Anfo, mandò a combatterlo il colonnello Corte. Il combattimento ebbe luogo il 3 Luglio a Suello e fu micidiale; lo stesso Garibaldi, che volle prender parte all’azione, rimase ferito ad un piede; ma la vittoria fu dei nostri. il 5 luglio invece i suoi volontari, sorpresi a Vezze da una forte colonna nemica, furono messi in rotta.  Ma Garibaldi, quantunque col cruccio nell’anima per la notizia avuta della cessione della Venezia proposta dall’Austria in  modo tanto urtante la dignità dell’Italia, nell’intendimento di muovere su Trento, si dispose alla presa del forte dell’Ampola che gliene intercludeva la via. Dopo tre giorni di combattimento (16-19 luglio) il forte dovette arrendersi; ma ad altro ben duro cimento i volontari dovevano esporsi. Il Generale Kuhn con forte nerbo di armi li assalì, mentre apprestavansi a espugnare il forte di Lardaro. Grave e micidialissima fu la battaglia detta della Bezzecca dalla località nella quale i garibaldini erano accampati; ma il 21 Garibaldi respinse il nemico e il 22 riuscì a prendere quel forte e ad avere così libera la via per Trento. Nel giungere a Riva trovò però l’ordine di evacuare il Trentino perché l’armistizio era stato concluso. Il suo cuore ne provò terribile strazio. Ma il sentimento della disciplina potè nell’Eroe sopra qualsiasi altra considerazione, e con intuito da uomo superiore rispose a quell’ordine con una sola parola: obbedisco. (Antonio Dall’Oglio: Compendio della storia contemporanea d’Italia (1815-1870) – Firenze 1911)

LA SCOPERTA

        L’attento studioso e ricercatore Leandro Mais, noto collezionista dell’universo garibaldino, ci ha svelato un piccolo segreto su una firma erroneamente attribuita a Garibaldi (che potete vedere meglio cliccando sulla foto d’inizio pagina per ingrandirla); notizia che  conferma, ancora una volta, la recidività dell’errore umano che si perpetua nel tempo, fin quando non interviene qualcuno a spezzarne il corso. Seguiamo dunque l’articolo di Leandro Mais e le motivazioni che lo hanno portato a smentire quanto citato in pubblicazioni, mostre e perfino lapidi; un contributo che potrà essere interessante divulgare nel 2016 in occasione del 150° anniversario della battaglia della Bezzecca:

Questo articolo vuole far luce  su uno dei più noti documenti garibaldini: il telegramma di Garibaldi col celebre OBBEDISCO. Tutti sanno che dopo la sconfitta di Custoza e Lissa il comando dell’esercito regio dovette in tutta fretta chiedere un armistizio agli Austriaci, i quali imposero la restituzione delle zone conquistate da Garibaldi. A seguito di ciò il comandante supremo Gen. La Marmora manda da Padova un telegramma a Garibaldi, ordinandogli appunto il ritiro da quelle terre. Il 9 Agosto 1866 da Bezzecca Garibaldi invia al Comando Supremo di Padova il famoso telegramma di risposta :”Ho ricevuto il dispaccio n° 1073 /obbedisco – G. Garibaldi”.  Questo telegramma, che reca la firma autografa dell’Eroe, è oggi conservato presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma.

Naturalmente il telegramma, inviato a mezzo telegrafo, partito da Bezzecca alle 10,11 e arrivato al Comando Supremo di Padova alle 10,26, veniva trascritto da un anonimo telegrafista che vi apponeva in calce il nome del mittente: G. Garibaldi. Qui di seguito si riporta il telegramma di arrivo che è conservato a Roma, presso l’Ufficio Storico dell’Esercito, la cui riproduzione possiamo vederla pubblicata nella prima edizione (1966) del libro di Ugo Zaniboni – Ferino:”Bezzecca 1866″ (edizioni Arti Grafiche Saturnia – Trento), a pag. 180 e ripetuta nella seconda edizione (1987) a pag. 235, con la seguente didascalia:” Il telegramma di risposta di Garibaldi”. Così, come laconicamente espresso dalla didascalia che accompagna questo documento, si può pensare che possa trattarsi dell’originale di Garibaldi, mentre in realtà trattasi del testo di arrivo a Padova.

Ancora. Per il centenario della battaglia di Bezzecca, veniva posta all’interno dell’omonimo edificio comunale (oggi Pieve di Ledro), una lapide marmorea che riproduceva, in luogo dell’originale firmato da Garibaldi, quello di arrivo a Padova presso il Comando Supremo dell’Esercito. Non solo sono stati riportati in alto gli stessi dati del telegramma in arrivo a Padova ma, incredibile a vedersi, troviamo in basso al testo, sotto il celebre “obbedisco”, anziché la notissima firma dell’Eroe, la parola Garibaldi scritta dall’anonimo telegrafista di Padova, il quale ha tracciato inconsapevolmente il nome Garibaldi secondo il suo…estro.

Ma la cosa che ci lascia sconcertati è la riproduzione di questa “falsa” firma di Garibaldi che troviamo ancora nella copertina del catalogo della mostra dei cimeli garibaldini organizzata a Roma dal Circolo delle Forze Armate d’Italia, Palazzo Barberini  – Maggio giugno 1982. Ciò ci fa capire che per l’Ufficio Storico dell’Esercito la didascalia apposta sotto il telegramma di arrivo a Padova (immagine iniziale con l’effige di Garibaldi) è da considerarsi il telegramma originale di Garibaldi. Mi auguro (e con me anche tutte le persone di buon senso) che dopo queste brevi ma chiare precisazioni, il discorso su questo noto documento dell’Eroe sia finalmente un punto della nostra storia risorgimentale definitivamente chiarito.

Pensando di fare cosa grata ai lettori aggiungo questa notizia che riguarda il celebre telegramma: Nel paese di San Giovanni di Marignano (Forlì), via Roma n°39, nella lapide murata di una modesta casa si legge:” In questa casa nacque il volontario garibaldino /Respicio Olmeda Bilancioni /(1839-1901) / Il telegrafista che il 9 Agosto 1866 trasmise da Bezzecca / il famoso telegramma “OBBEDISCO” di Garibaldi / San Giovanni in Marignano 18 Dicembre 1966 / Il Comune a nome della cittadinanza marignanese /nel 65° di sua morte. Questa lapide è citata a pag. 251 del libro di Adler Raffaelli : L’unità d’Italia nelle epigrafi di Romagna – Ed. Provincia di Forlì 1986. (Leandro Mais)

Il 4 Luglio 2015 una delegazione dell’Associazione “Garibaldini per l’Italia” sarà presente, su invito dell’Associazione “Capitolium”, al Sacrario di Monte Suello per rendere omaggio ai caduti garibaldini della battaglia della Bezzecca.

 

 

Il mese scorso abbiamo chiesto ad alcune persone se conoscessero la storia dell’episodio in cui venne ferito, in Aspromonte, Giuseppe Garibaldi; alcuni ammettevano di ricordare la nota canzoncina “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”, ma non sapevano darci altre spiegazioni. Altri erano certi di aver studiato a scuola che lo scontro a fuoco di quel 29 Agosto 1862 fosse  avvenuto addirittura durante la spedizione dei Mille (1860), tra i Garibaldini guidati dall’Eroe dei due mondi e le truppe Borboniche!
Oggi, grazie a wikipedia, per fortuna o per disgrazia, possiamo accertarci come andarono veramente le cose (http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_dell%27Aspromonte) La mancanza di una corretta informazione, non sempre casuale o addebitabile a superficialità, ha prodotto nelle giovani generazioni la caduta della formazione critica che proprio gli avvenimenti più controversi della storia avevano fornito attraverso la semplice lettura degli eventi.
 La massa degli studenti, purtroppo,  non riesce più a distinguere il vero dal falso; a comprendere, con ragionevole approssimazione, le differenze politiche e ideali dei personaggi che caratterizzarono il periodo storico del Risorgimento, dalle cui vicende sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione. Così diviene automatico mettere sullo stesso piano le politiche e gli ideali di Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini e Garibaldi, senza curarsi troppo delle loro profonde differenze. Si dice che, in fondo, questi quattro personaggi avessero in comune la volontà di arrivare all’unità d’Italia; è vero, ma i distinguo sono necessari quando il fine è diverso: da un lato l’espansione del Regno di Sardegna nei territori italiani, dall’altro l’unione dei popoli in una stessa identità nazionale che realizzasse un sistema  socio-politico egualitario. Questo equivoco e le sue ricadute politiche, sociali ed economiche, che si sono materializzate principalmente nello squilibrio tra il nord e il sud d’Italia, hanno creato un danno enorme che si perpetua di generazione in generazione.
Provate a chiedere allo studente medio italiano se conosce i motivi che portarono i Bersaglieri comandati dal Generale Pallavicini a sparare contro i Garibaldini e, soprattutto, contro Garibaldi, per….ucciderlo? Si, ucciderlo! Provate a chiedere allo studente universitario medio se conosce le umiliazioni, il carcere, la fucilazione di tanti patrioti seguaci di Garibaldi che furono passati per le armi dal Regio Esercito soltanto perché avevano creduto nella libertà e nell’indipendenza dell’Italia e in colui che aveva reso possibile e reale l’unificazione? Domande del genere se ne possono fare a decine, senza ottenere adeguate risposte. Alcuni cineasti, come l’ultimo film di Mario Martone dal titolo emblematico “Noi credevamo”, hanno tentato di far emergere dalla polvere del tempo le crude problematiche dello scontro da guerra civile dell’Aspromonte, senza riuscire, però, ad incidere la spessa coltre d’indifferenza dell’opinione pubblica italiana.
 Di Garibaldi si è detto, si dice e si dirà di tutto, perché è un mito, un’icona, un santino che si può adorare o demonizzare a piacere. La stampa italiana dovrebbe cogliere queste ricorrenze come occasioni uniche e irripetibili (150 anni ) per fare un po’ di chiarezza sull’uomo, sincero e onesto, che amava così tanto la Patria e i propri fratelli da esporre la sua stessa vita per evitare lo scontro fratricida dell’Aspromonte. Perché uomini e avvenimenti importanti sono stati dimenticati nelle loro espressioni  più nobili e significative per dare spazio a  retoriche paccottiglie unitarie? C’è ancora un’Italia che non vuole fare i conti con la storia, per puro opportunismo o per malcelate connivenze con monarchie totalitarie che ancora oggi insistono sul nostro territorio? Oppure c’è ancora un’Italia  Sabauda e del Fascismo, mai scomparse dalla scena politica, che continuano ad operare sotto falso nome per conservare privilegi e disuguaglianze, negando e impedendo quell’unificazione ideale e sociale desiderata ardentemente da Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi? Forse entrambe.
Cosa fare, dunque? Oggi, paradossalmente, occorre fare contro-informazione per riaffermare i valori legati alle nostre migliori radici storiche e culturali; soffocate, come sono, da piante carnivore insaziabili.
13 maggio 2012
17:00a20:00

La vittoria momentanea delle forze militari e volontarie della Repubblica Romana suscitò grandi entusiasmi nel Popolo di Roma; si era riusciti a battere sul terreno uno dei più potenti eserciti del mondo. La macchina bellica francese avrebbe schiacciato con le armi, solo un mese dopo, le speranze e le illusioni di quella meravigliosa stagione.

Il Gruppo Laico di Ricerca, dopo l’incontro a Villa Pamphili del 28 Aprile, propone un approfondimento del tema

Appuntamento per Domenica 13 Maggio a Roma, alle ore 17,00 a Via Caffaro, 10

Giovedì 9 Febbraio alle ore 15,00 l’Associazione “Garibaldini per l’Italia” ha celebrato  il 163° della Proclamazione della Repubblica Romana del 1849 insieme all’Associazione culturale “Gruppo Laico di Ricerca” e all’ “A.N.P.I. “  presso il Musoleo-Ossario Garibaldino del Gianicolo, via Garibaldi 29/e – Roma

 

Sintesi del testo letto dal Presidente dei Garibaldini per l’Italia

Il logo dell’Associazione Garibaldini per l’Italia esprime ciò che vorremmo essere per il nostro Paese: volontari, attenti e vigili
I simboli sono importanti perché rappresentano l’universo dei valori e delle aspirazioni di tante persone; così il tricolore rappresenta i valori e le aspirazioni migliori degli italiani, di coloro che l’hanno ideato, di tutti noi e di coloro che verranno dopo di noi.  La bandiera è dunque sacra, perché in essa si sono riconosciute e hanno lottato, fino all’estremo sacrificio della vita, intere moltitudini di patrioti.
La camicia rossa che indossiamo con orgoglio è anch’essa un simbolo sacro perché incarna tutti i Garibaldini che hanno impegnato la loro esistenza per il bene comune e il progresso dei popoli.
Pertanto, essere garibaldini, oggi, non significa solo partecipare alle cerimonie celebrative di questa o quella ricorrenza, pur necessarie e indispensabili, ma rappresenta un duplice dovere: da un lato l’impegno a mantenere vivi e trasmettere ai giovani e meno giovani gli ideali risorgimentali, tutt’ora insuperati per ricchezza di valori e spinte innovative – e realizzati solo in minima parte – dall’altro il dovere di essere attivi e propositivi nella società complessa in cui viviamo con iniziative finalizzate al progresso civile e sociale del nostro Paese..
Per questo abbiamo bisogno di punti fermi di riferimento che abbiamo individuato nella centralità dell’essere umano, con i suoi doveri e i suoi diritti; nella Costituzione Repubblicana Italiana e nelle radici ideali nate dalla Costituzione della Repubblica Romana del 1849.

Oggi siamo appunto qui per fare memoria della Proclamazione della Repubblica Romana.

In questo momento di crisi della finanza mondiale, della politica e dell’economia nazionale, in questa Italia ove da anni la Costituzione e’ oscurata dal malaffare, dalla corruzione, dal camaleontismo politico, assume maggior rilievo la straordinaria stagione della R.R. del 1849, dei suoi valori  e delle sue finalita’. Gli ideali della R.R. non sono finiti 163 anni fa ma, paradossalmente, potrebbero essere  il nostro futuro

Dall’analisi dei documenti del gennaio 1849 che l’Associazione culturale Gruppo Laico di Ricerca ha messo a disposizione nelle conferenze  degli ultimi anni, si percepisce con maggiore evidenza la grandezza di quel momento storico e degli uomini che lo hanno animato.
Risulta infatti evidente la volontà, da parte dei Costituenti, di rivoluzionare lo Stato della Chiesa con segnali e provvedimenti importanti, come l’abolizione della pena di morte, l’abolizione della censura, l’abolizione del tribunale del sant’uffizio, della tassa sul macinato, l’abolizione del monopolio del sale, oltre all’istituzione del matrimonio civile, del ministero della istruzione pubblica, la riforma agraria,  la libertà di culto  religioso, valida soprattutto per i 3000 ebrei residenti nel ghetto.
Questi e altri provvedimenti furono realizzati in soli 5 mesi, ma soprattutto ci sorprende ancora oggi la volontà, da parte dei Costituenti, di educare il popolo alla sovranità che gli spettava. e di elevarlo moralmente e civilmente, stravolgendo le regole che fino ad allora lo avevano sottomesso per secoli. E proprio dal popolo è arrivata una delle spinte più forti alla realizzazione della Costituente attraverso le grandi adunanze popolari del 12 e del 15 gennaio ai teatri Metastasio e Tor di Nona in cui si propose per la prima volta la Costituente Italiana sulla base di quella Romana. Per cui possiamo affermare con sufficiente certezza che a Roma è nata l’Italia repubblicana che conosciamo, o meglio, che abbiamo conosciuto nel primo dopoguerra, dopo la Resistenza.

Possiamo imparare molto dalla Repubblica Romana ; e forse una delle lezioni più importanti che dovremmo ereditare è la responsabilita’; come, per esempio, sostituire la cultura del fatalismo con la cultura della prevenzione. Noi tutti cittadini dobbiamo essere consapevoli che la nostra azione quotidiana debba servire, con l’esempio, ad educare ed elevare il popolo.

Viva la Repubblica Romana, viva l’Italia

 

 

“L’anima mi s’abbevera di tristezza, pensando al povero Popolo d’Italia, buono ma ineducato. D’onde mai avrebbe esso potuto desumere educazione? E, come tutti i Popoli ineducati, facile ai traviamenti, ai subiti sconforti, al dubbio su tutti e su tutto.”

 La riflessione di Giuseppe Mazzini, in questo incipit amaro della lettera a Francesco Crispi, scritta nel 1870 dopo aver preso atto del repentino cambiamento politico dell’ex garibaldino, è quanto mai attuale. Il trasformismo che da qualche secolo condiziona pesantemente il nostro DNA culturale, si manifesta ancora oggi in ogni aspetto della vita pubblica o privata del nostro Paese ed è la cartina di tornasole di un popolo ineducato; ovvero di un popolo privo di un’ossatura etica e civile, di una base solida su cui costruire l’avvenire.

 Di trasformismi e ruberie siamo tutti testimoni; eppure, malgrado lo sgretolamento progressivo di quel poco di società sana che ancora rimane nel nostro modello democratico, l’ineducazione ci impedisce di resistere perché siamo predisposti ai traviamenti, ai subiti sconforti, al dubbio su tutti e su tutto.

Dove sono coloro che hanno predicato per decenni la forza dell’associazionismo e l’affermazione dei diritti? I giovani che ieri, come Formigoni o Maroni, nelle piazze cantavano “libertà è partecipazione”, oggi, direbbe Mazzini, predicano inerzia, sommessione, fiducia illimitata nel principe, l’ateismo del lasciar fare a chi spetta.

Le parole di Garibaldi, poi, come sempre chiare e dirette, descrivono senza necessità di commenti la qualità di alcuni politici che dall’ottocento a oggi hanno sottomesso l’Italia:

Al governo della cosa pubblica poi, giacchè i padroni regnano o imperano e non governano, vi si collocano sempre coloro che ne son meno degni, od i più atti a governare, non volendo i despoti gente onesta a tali uffici, ma disonesti come loro, striscianti e corruttori parassiti, coll’abilità della volpe o del coccodrillo. Ciò non succede soltanto nelle monarchie dispotiche, più o meno mascherate da liberali, ma spesso anche nelle Repubbliche, ove gl’intriganti s’innalzano sovente ai primi posti dello Stato, ingannando tutto il mondo con ipocrisie e dissimulazioni, mentre gli uomini virtuosi e capaci, perché modesti, rimangono confusi nella folla, a detrimento del bene pubblico. (Giuseppe Garibaldi – da “I Mille”1874)

 Oggi abbiamo tutti un disperato bisogno di esempi positivi, di proposte rivoluzionarie e concrete che riconsiderino l’uomo al centro di tutto, con i suoi bisogni e le sue potenzialità, sottraendolo all’influenza del mercato che lo ha già da tempo declassato a ruolo di consumatore o a pura merce di scambio. Abbiamo bisogno di liberarci dalla schiavitù servile a questo o quel politico di turno, dalla mafiosità clientelare, dall’arroganza di chi detiene il suo piccolo o grande potere per interessi personali o per dominare le coscienze.

 Sempre Mazzini nella lettera a Crispi:

L’Italia nascente cerca in oggi il proprio fine, la norma della propria vita nell’avvenire, un criterio morale, un metodo di scelta fra il bene e il male, tra la verità e l’errore, senza il quale non può esistere per essa responsabilità, quindi non Libertà. L’Italia nascente ha bisogno d’uomini che incarnino in sé quel Vero nel quale essa deve immedesimarsi; che lo predichino ad alta voce, lo rappresentino negli atti, lo confessino, checchè avvenga, fino alla tomba.. Così si eviterà di piegarsi al giogo del primo padrone straniero o domestico, che vorrà inforcare di tirannide una Italia fiacca, irresoluta, sfiduciata di sé stessa e d’altrui, senza stimolo di onore e di gloria, senza religione di verità e senza coraggio di tradurla in opera.

 E allora ciascuno di noi diventi maestro e discepolo, con umiltà, dei figli della nuova Italia, nelle città e nelle campagne, nella scuola e nel lavoro. Ciascuno di noi scelga gli uomini migliori per amministrare il territorio e respinga con decisione i corrotti e i corruttori, gli affamati di potere e di denaro, i divoratori del bene comune.

Paolo Macoratti

 L’Italia deve risorgere subito da queste ceneri umane o sarà la fine della nostra cultura e della nostra identità.

Proseguono gli incontri per strada estivi organizzati dall’associazione culturale  ”Gruppo Laico di Ricerca”. Una occasione in più per ascoltare, attraverso letture di alcuni scritti di Giuseppe Garibaldi, la voce e i sentimenti di un uomo che ha offerto tutto sè stesso per la libertà di un popolo intero  e di tutta l’umanità oppressa.

Una occasione in più per conoscere  il condottiero, il soldato, il difensore degli ultimi e degli onesti, ma anche  l’accusatore dei vizi e del malcostume di governanti e  politici. Riflettere su uomini di tale portata storica e culturale ci aiuta a conoscerci meglio, come Italiani e come Cittadini, e ad affrontare  con  più responsabilità i destini del nostro Paese.

Appuntamento a Roma, Mercoledì 20 Luglio 2011 alle ore 21,00 al Gianicolo, Piazzale Garibaldi – nei pressi del Monumento

 

 


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Presidente e Segretario dei “Garibaldini per l’Italia” aprono la bandiera della Repubblica Romana sotto il monumento a Giuseppe Garibaldi
                                                                                                                                                                                                                                                             
 

In questi ultimi anni, malgrado le ricorrenze istituzionali che dal 2007 al 2011 hanno fatto riaffiorare personaggi e storie del Risorgimento Italiano, si è riscontrato nella popolazione un generale e consistente calo d’interesse per quelle figure fondamentali della nostra storia che nell’immediato dopoguerra avevano assunto, soprattutto in ambito scolastico, un ruolo importante di riferimento culturale. Se le cose fossero andate diversamente, il mito di Giuseppe Garibaldi  avrebbe potuto essere sostituito da una costruttiva riflessione sull’uomo, sul condottiero e sul politico. E’ accaduto invece che le potenziali risorse che avrebbero potuto trasmettere alle giovani generazioni valori e ideali di base su cui costruire nel tempo una più solida identità nazionale, hanno assunto sempre più i connotati di una pura idealizzazione retorica; molto celeste e poco terrena.

Constatiamo così che personaggi come Mazzini e Garibaldi, veri Padri della Patria, che dovrebbero essere attentamente e costantemente studiati e approfonditi nelle scuole, e non salire solo alla ribalta nelle celebrazioni di questo o quell’anniversario, sono oggetto di interesse e di studio oltre i confini dell’Italia.

Testimonianza reale di questo paradosso è l’associazione Garibaldina Tedesca “Garibaldi Gesellschaft Deutschland”, fondata dal Dott. Thilo Fitzner, docente di teologia e responsabile delle politiche di formazione e istruzione presso l’”Evangelische Akademie Bad Boll”, che ne è il Presidente. Il dott. Fitzner e un gruppo di “volontari” tedeschi, appassionati dell’epopea garibaldina e delle gesta di Garibaldi, si sono organizzati e hanno affrontato un viaggio in Italia ripercorrendo l’itinerario dell’impresa dei Mille. Giunti a Roma hanno preso contatto con alcuni membri della nostra associazione e hanno costituito il 19 Marzo 2010, una volta tornati in Germania, la suddetta “Garibaldi Gesellschaft Deutschland”. Nel logo dell’Associazione, alla figura dell’Eroe dei due Mondi, è stata affiancata l’indimenticabile Anita, e i loro due cuori palpitanti ci parlano ancora d’amore e libertà.

 

  

 

 

 

 

 

L’associazione “Garibaldini per l’Italia” è lieta di accogliere i membri tedeschi della “Garibaldi Gesellschaft Deutschland” come fratelli, e auspica che nel futuro si possano consolidare i contatti e gli scambi culturali tra le nostre associazioni, nello spirito del progresso e della libertà dei popoli.

Paolo Macoratti                                                                                                                                                                                                                       Presidente GpI

 

 

Il 16 Giugno 2011 le Associazioni Gruppo Laico di Ricerca e Garibaldini per l’Italia  hanno guidato, nell’ambito delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, la Fiaccolata commemorativa che si è svolta a Roma sul colle del Gianicolo, per celebrare il 162° anniversario della difesa della Repubblica Romana del 1849. Polizia, Carabinieri e Vigili Urbani hanno scortato il corteo che, partendo dall’Arco dei Quattro Venti (Villa Corsini), all’interno di Villa Pamphili, si è snodato toccando punti nevralgici della difesa di Roma del 1849: Villa Giraud (il Vascello), Porta San Pancrazio, Villa Savorelli, passando per il Piazzale Garibaldi, fino al Sacrario dei caduti per Roma.

 Le celebrazioni del nostro Risorgimento sono prevalentemente retoriche; non solo per la presenza unilaterale degli “addetti ai lavori” che, in sostanza, si auto-celebrano, ma per l’assenza del mondo giovanile e di quello straordinario bagaglio culturale ottocentesco, rimasto sconosciuto a gran parte della popolazione italiana. La “processione laica” del 16 giugno ha invertito questa tendenza, dimostrando che esiste ancora, in nuce, la volontà inconscia di alcuni Italiani di sentirsi membri di una comunità che ha in custodia una riserva immensa di valori, decisivi per migliorare la condizione umana e civile di ciascun cittadino.

 Una “processione laica”, come è stato detto più volte, durante la quale il pensiero e le parole di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, Pietro Calamandrei, uniti ai nomi di 41 caduti per la Repubblica Romana, sono echeggiati nei luoghi stessi ove 162 anni prima avevano prevalso il fragore delle armi e il lamento dei feriti. Parole e concetti importanti, ancora oggi attualissimi; parole e concetti inascoltati o dimenticati, e per questo ancora in attesa di un popolo che li possa  realizzare compiutamente. Una stagione, quella della Repubblica Romana del 1849, fondamentale per le nostre radici storiche e culturali. Durante il percorso, mentre le strade si svuotavano, come per incanto, dalla presenza delle automobili che pochi secondi prima le avevano affollate  (grazie al sapiente coordinamento delle forze dell’ordine),  un silenzio irreale avvolgeva tutto e la storia fatta da quegli uomini e quelle donne di 162 anni fa tornava a scuotere i pensieri dei partecipanti, a mostrar loro la cruda realtà dei nostri giorni, la realtà di un popolo che non è ancora in grado di far germogliare i semi prodotti dai suoi figli migliori. Mentre la  luna rossa sorgeva a oriente e la lunga fila delle fiaccole accese camminava,  con cadenza di tamburo solenne, verso il Sacrario, riaffiorava per incanto la speranza che univa questo popolo a quello che aveva difeso la Repubblica Romana: la presenza dei giovani e anche di molti bambini.

 

Essere Garibaldini, oggi, non significa soltanto essere presenti alle celebrazioni in cui si fa memoria degli eventi e dei personaggi legati al Risorgimento; e neppure soltanto ricordare  coloro che, pur non essendo combattenti, erano pronti a costruire una società ideale fondata sull’uguaglianza, sulla libertà e sulla fraternità.

Essere Garibaldini, oggi, significa traghettare da una sponda del passato al presente, l’etica, la passione, il coraggio e la giustizia; valori, per i quali uomini e donne dell’ottocento sacrificarono molto, fino al dono estremo della vita.

Da qualche anno la Regione Lazio, per un effetto di tagli lineari della spesa pubblica effettuati dal Governo Nazionale, ha penalizzato il settore sanitario, in particolare della riabilitazione, decrementando i fondi stanziati per i centri convenzionati del 16% (circa 20 milioni di euro). L’intervento, iniziato dalla giunta Marrazzo e completato dall’ attuale Giunta Polverini, ha destrutturato l’intero settore costringendo i piccoli e medi centri di riabilitazione (ex art. 26) ad operare licenziamenti di personale altamente specializzato e trasformare, sostanzialmente, la riabilitazione in “mantenimento”; parole che da sole esprimono la tendenza a considerare i disabili più un peso da sopportare, che una opportunità per la salvaguardia della dignità e del progresso umano.

E’ utile ricordare quanta attenzione fosse riservata da Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi alle persone deboli e indifese,  agli ultimi , e quanto questo tema costituisse, per loro, il fondamento imprescindibile di ogni società civile.

Ci uniamo dunque ai componenti del Forum ex art.26 che con questa “Lettera ai Romani” hanno voluto informare la cittadinanza, e invitiamo tutti a partecipare all’incontro che si svolgerà a Roma il prossimo 18 Giugno (vedi locandina sotto)

 

Lettera ai romani
 

vi rivolgiamo un appello: molti dei nostri concittadini rischiano di perdere l’assistenza e la riabilitazione riconosciuta fin dagli anni ’70 come un loro diritto inalienabile. 
Parliamo delle persone definite “disabili.”
Come è noto, il commissariamento della regione Lazio prevede ingenti tagli al denaro stanziato dal governo per la riabilitazione e la lungo degenza e, nello specifico, prevede una forte riduzione delle rette assegnate ai centri ex art. 26 che gestiscono la riabilitazione territoriale.
Questo comporta il  peggioramento della qualità di vita e la cancellazione dei diritti fondamentali delle persone più deboli: disabili intellettivi, motori, psichiatrici, anziani, malati cronici….
Se verrà a mancare il sostegno economico ai centri di riabilitazione ci sarà una drastica riduzione dei posti letto, delle terapie, degli ausili, dell’assistenza medico-sanitaria e, di conseguenza la diminuzione dei posti di lavoro, dei progetti di reintegrazione sociale e la dequalificazione degli interventi riabilitativi e assistenziali.
Le famiglie saranno costrette a farsi carico delle spese e degli oneri che il servizio pubblico non intende più sostenere.
La politica dei tagli colpisce tutti coloro che versano in situazioni sociali, psicologiche e economiche già compromesse  negando loro il diritto di cittadinanza.
Questi, in sintesi, sono gli aspetti concreti legati alla crisi economica in cui versa il paese, ma dipendenti soprattutto, da scelte politiche inadeguate. La questione porta necessariamente con sé una riflessione di ordine etico e morale:
una società, che non si occupa di tutelare i diritti e la dignità di ogni persona, non può ritenersi civile, e una politica, che non metta al primo posto scelte che migliorino la qualità di vita di ogni individuo, e che non punti ad abbattere le disuguaglianze sociali, non assolve il suo compito primario. Ecco perché deve essere  coinvolta nel problema tutta la società civile.

 

La copia digitale di questo libro pubblicato a Bologna nel 1861, costituisce una preziosa testimonianza; la testimonianza di un uomo che ha cercato con tutte le sue forze la verità, nel Vangelo di Cristo e nell’opera di riscatto dalla schiavitù materiale e spirituale fortemente voluta dai fondatori e difensori della Repubblica Romana del 1849. Ugo Bassi è stato ricordato come “martire” della causa risorgimentale; non troviamo appellativo migliore  di questo per motivare la sua preziosa testimonianta di uomo di fede, qui intesa in senso evangelico e laico allo stesso tempo.

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Garibaldini sbarcati a Marsala

Questa lista con 1089 nomi, proviene dall’allora Ministero della Guerra e fu pubblicata sul “Giornale Militare” nel 1864 come risultato di un’inchiesta ufficiale. Tale inchiesta appurò attraverso prove e testimonianze i nomi dei garibaldini che sbarcarono a Marsala l’ 11 maggio 1860.

Cognome, Nome, Patronimico, Luogo di nascita, Provincia

  • ABBA, Giuseppe Cesare, Giuseppe, Cairo Montenott, Savona
  • ABBAGNOLE, Giuseppe, Melchiorre, Casola, Napoli
  • ABBONDANZA, Domenico, Giuseppe, Genova
  • ACERBI, Giovanni, Giovanni, Castel Goffredo, Mantova
  • ADAMOLI, Carlo, Francesco, Milano
  • AGAZZI, Luigi Isaia, Alessandro, Bergamo
  • AGRI, Vincenzo, ….., Firenze
  • AIRENTA, Gerolamo, Giovanni Battista, Rossiglione, Genova
  • AJELLO, Giuseppe, Giusto, Palermo
  • ALBERTI, Clemente, Arcangelo, Carugate, Monza
  • ALESSIO, Giuseppe
  • ALFIERI, Benigno, Luigi, Bergamo
  • ALPRON, Abramo Isacco, Giacobbe, Padova
  • AMATI, Fermo Ferdinando Federico, Giovanni, Bergamo
  • AMISTANI, Giovanni, Angelo, Brescia
  • ANDREETTA, Domenico, Benedetto, Porto Buffoli, Treviso
  • ANDREOTTI, Luigi, Francesco, San Terenzo al mare Sarzana, Lerici
  • ANFOSSI, Francesco, Giuseppe, Nizza
  • ANTOGNINI, Alessandro, Gaetano, Milano
  • ANTOGNINI, Carlo, Gaetano, Milano
  • ANTOGNOLI, Federico, Decio, Bergamo
  • ANTONELLI, Giovanni, Arcangelo, Pedona, Lucca
  • ANTONELLI, Stefano, Francesco, Saiano, Brescia
  • ANTONINI, Marco, Pietro, Friuli, Udine
  • ARCANGELI, Febo, Angelo, Sarnico, Bergamo
  • ARCANGELI, Isacco, Bartolo, Sarnico, Bergamo
  • ARCARI, Santo Luigi, Angelo, Cremona
  • ARCHETTI, Giovanni Maria, Giacomo, Iseo, Brescia
  • ARCONATI, Rinaldi, Enrico, Milano
  • ARETOCCA, Ulisse
  • ARGENTINO, Achille, Raffaele, Sant’Angelo de’ Lombardi
  • ARMANI, Antonio, Francesco, Riva di Trento
  • ARMANINO, Giovanni, Girolamo, Genova
  • ARMELLINI, Bartolo, Antonio, Vittorio, Treviso
  • ARTIFONI, Pietro, Antonio, Bergamo
  • ASCANI, Zelindo, Girolamo, Montepulciano
  • ASPERTI, Pietro Giovanni Battista, Giovanni, Bergamo
  • ASPERTI, Vito Luigi, Giovanni, Bergamo
  • ASTENGO, Angelo, Giovanni Battista, Albissola Marina, Genova
  • ASTORI, Felice, Giovanni, Bergamo
  • AZZI, Adolfo, Agostino, Trecenta Polesine, Veneto
  • AZZOLINI, Carlo
  • BACCHI, Luigi, Angelo, Parma
  • BADARACCHI, Alessandro, Giuseppe, Marciano
  • BADERNA, Carlo Luigi, Ferdinando, Piacenza
  • BADINI, Ario, Pietro, Parma
  • BAICE, Giuseppe, Sebastiano, Magre’, Vicenza
  • BAIGNERA, Crescenzio, Francesco, Gardone, Brescia
  • BAIOCCHI, Pietro, Andrea, Atri
  • BAJ, Luigi, Gaetano, Lodi
  • BALBONI, Antonio, Davide, Giovanni, Cremona
  • BALDASSARI, Angelo, Felice, Sale Marasino Iseo, Brescia
  • BALDI, Francesco, Francesco, Pavia
  • BALICCO, Enrico, Carlo, Bergamo
  • BANCHERO, Emanuele, Luigi, Savona
  • BANCHERO, Carlo, ….., Genova
  • BANDI, Giuseppe, Agostino, Giuncarico, Grosseto
  • BARABINO, Tommaso, Carlo, Genova
  • BARACCHI, Girolamo, Antonio, Brescia
  • BARACCHINO, Luigi Andrea, Domenico, Livorno
  • BARACCO, Giuseppe, Vincenzo, Finalmarina, Genova
  • BARATIERI, Oreste, Domenico, Trento
  • BARBERI, Enrico, Melchiorre, Castelletto sopra Ticino, Novara
  • BARBERI, Giovanni, Luigi, Castelletto sopra Ticino, Novara
  • BARBESI, Alessandro, Gaetano, Verona
  • BARBETTI, Fortunato Bernardo, Giuseppe, Brescia
  • BARBIERI, Innocente, Giuseppe, Brescia
  • BARBIERI, Gerolamo, Giovanni Battista, Bussolengo, Verona
  • BARBOGLIO, Giuseppe, Pietro, Brescia
  • BARONI, Giuseppe, Giuseppe, Bergamo
  • BARUFFALDI, Tranquillino, Alfonso, Barbio, Como
  • BARUFFI, Stefano, Santino, Vignate, Gorgonzola
  • BASSANI, Giuseppe Antonio, Paolo, Chiari, Brescia
  • BASSANI, Enrico Napoleone, Giuseppe, Ponte San Pietro, Bergamo
  • BASSINI, Angelo, Giacomo, Pavia
  • BASSO, Giovanni Battista, Onorato, Nizza
  • BAZZANO, Domenico, Salvatore, Palermo
  • BECCARELLI, Pietro, Emanuele, Saturnana, Pistoia
  • BECCARIO, Domenico Lorenzo, Giuseppe, Genova
  • BEDESCHINI, Francesco, Giuseppe, Burano, Veneto
  • BEFFANIO, Alessandro, Giacomo, Padova
  • BELLAGAMBA, Angelo, Francesco, Genova
  • BELLANDI, Giuseppe, Giuseppe, Brescia
  • BELLANTONIO, Francesco, Giuseppe, Reggio Calabria
  • BELLENO, Giuseppe Nicolo’, Paolo, Genova
  • BELLINI, Antonio, Vincenzo, Verona
  • BELLISIO, Luigi, Pietro, Genova
  • BELLISOMI, Aurelio, Pio, Milano
  • BELLONI, Ernesto, Giovanni Battista, Treviso
  • BENEDINI, Gaetano, Luigi, Mantova
  • BENESCHI, Ernesto, Giovanni Battista, Butrchowtz
  • BENSAIA, Nicolo’, Salvatore, Messina
  • BENSAIA, Giovanni Battista, Salvatore, Messina
  • BENVENUTI, Raimondo, Ernesto, Orbetello
  • BENVENUTO, Bartolomeo, Antonio, Genova
  • BERARDI, Giovanni Maria, Francesco, Brescia
  • BERETTA, Giacomo, Giovanni, Bazzano, Lecce
  • BERETTA, Edoardo, Felice, Pavia
  • BERGANCINI, Germano Giacomo, Carlo, Livorno
  • BERINO, Michele, Michele, Barge, Cuneo
  • BERIO, Emanuele, Angelo, Angola, Africa
  • BERNA, Giovanni, Cristiano, Treviso
  • BERTACCHI, Lucio Mario, Luigi, Bergamo
  • BERTHE, Ernesto, Giuseppe, San Giovanni alla Castagna, Como
  • BERTI, Enrico, ….., Vicenza
  • BERTINI, Giuseppe, Francesco, Livorno
  • BERTOLOTTO, Giovanni Battista, Francesco, Genova
  • BERTOZZI, Giovanni Battista, Antonio, Pordenone, Friuli
  • BETTINELLI, Giacomo, Pasquale, Bergamo
  • BETTONI, Faustino, ….., Mologno, Bergamo
  • BEVILACQUA, Alessandro, Francesco, Montagnola, Ancona
  • BEZZI, Egisto, Giovanni Battista, Cusiana Osfama, Trentino
  • BIANCHI, Ferdinando Martino, Carlo, Bergamo
  • BIANCHI, Luigi, Francesco, Cermanate, Como
  • BIANCHI, Luigi Pietro, Francesco, Pavia
  • BIANCHI, Ferdinando, Costantino, Bergamo
  • BIANCHI, Angelo, Gaetano, Milano
  • BIANCHI, Achille Maria, Giovanni, Bergamo
  • BIANCHI, Girolamo, Felice, Caronno, Como
  • BIANCHINI, Massimo, Giovanni, Livorno
  • BIANCO, Francesco, Santo, Catania
  • BIFFI, Luigi Adolfo, Ermenegildo, Caprino, Verona
  • BIGANSOLA, Cesare
  • BIGNAMI, Claudio, Carlo, Pizzighettone, Cremona
  • BISI, Giovanni Battista, Domenico, Legnago, Verona
  • BIXIO, Nino, Tomaso, Genova
  • BOARETTO, Loredano, Giovanni Battista, Bovolenta di sopra, Padova
  • BOASI, Stefano, Enrico, Genova
  • BOGGIANO, Ambrogio, Giacomo, Genova
  • BOLDRINI, Cesare, Pietro, Castellaro, Mantova
  • BOLGIA, Giovanni, Nicolo’, Orbetello, Grosseto
  • BOLIS, Luigi, Carlo, Bergamo
  • BOLLANI, Francesco, Giovanni Battista, Carzago, Lonato Brescia
  • BONACINA, Luigi, Angelo, Bergamo
  • BONAFEDE, Giuseppe, Domenico, Gratteri, Cefalu’
  • BONAFINI, Francesco, Francesco, Mantova
  • BONAN-RANIERI, Tertulliano, Fioravante, Acquaviva, Livorno
  • BONANONI, Giacomo, Pietro, Como
  • BONARDI, Carlo, Giovanni Maria, Iseo, Brescia
  • BONDUAN, Pasquale, Valentino, Mestre, Veneto
  • BONETTI, Francesco, Giovanni, Zogno, Bergamo
  • BONI, Fedele, Giovanni, Modena
  • BONI, Francesco Alessandro, Credo in Dio, Brescia
  • BONINO, Giacomo, Michele, Genova
  • BONSIGNORI, Eugenio, Francesco, Montirone, Brescia
  • BONTEMPELLI, Carlo, Pietro, Bergamo
  • BONTEMPO, Giudeppe Rinaldo, Nicolo’, Orzinovi, Brescia
  • BONVECCHI, Luigi, Pacifico, Treja, Macerata
  • BONVICINI, Federico, Gaetano, Legnago
  • BORCHETTA, Giuseppe, Tomaso, Mantova
  • BORDINI, Giovanni, Pietro, Padova
  • BORETTI, Ercole, Siro, Pavia
  • BORGAMAINERI, Carlo Pietro, Pietro, Milano
  • BORGOGNINI, Ferdinando, Francesco, Firenze
  • BORRI, Antonio, Lorenzo, Rocca Strada, Grosseto
  • BORSO, Antonio, Antonio, Padova
  • BOSCHETTI, Giovanni Battista, Pietro, Covo, Treviglio
  • BOSSI, Carlo, Filippo, Como
  • BOTTACCI, Salvatore, Antonio, Orbetello
  • BOTTAGISI, Martiniano, Gaetano, Bergamo
  • BOTTAGISI, Luigi Enrico Agostino, Carlo, Bergamo
  • BOTTAGISI, Cesare, Carlo, Bergamo
  • BOTTARO, Vincenzo, ….., Genova
  • BOTTERO, Giuseppe Ernesto, Luigi, Genova
  • BOTTICELLI, Giovanni, Bartolo, Brescia
  • BOTTONE, Vincenzo, Melchiorre, Palermo
  • BOVI, Paolo, Antonio, Bologna
  • BOZZANI, Eligio, Pietro, Fontanellate
  • BOZZANO, Domenico, Salvatore, Palermo
  • BOZZETTI, Romeo, Francesco, S. Martino Beliseto, Cremona
  • BOZZO, Giovanni Battista, ….., Genova
  • BOZZOLA, Candido, Andrea, Legnago
  • BRACA, Ferdinando, Giovanni, Montanare, Cortona Arezzo
  • BRACCINI, Gustavo Giuseppe, Giovanni, Livorno
  • BRACCO, Giuseppe, Francesco, Palermo
  • BRAICO, Cesare, Bartolomeo, Brindisi
  • BRAMBILLA, Prospero, Prospero, Bagnatica, Bergamo
  • BRESCIANI, Pietro Giuseppe, Silvio, Andrara San Martino, Sarnico
  • BRIASCO, Vincenzo, Giuseppe, Genova
  • BRISSOLARO, Giovanni Edoardo, Giovanni, Bergamo
  • BRUNIALTI, Giovanni Battista, Antonio, Poiana, Vicenza
  • BRUNTINI, Pietro, Pietro, Bergamo
  • BRUZZESI, Giacinto, Lelio, Cervetri
  • BRUZZESI, Filippo, Lelio, Torrita
  • BRUZZESI, Pietro, Raffaele, Civitavecchia
  • BUFFA, Emilio, Paolo, Ovada, Novi
  • BULGHERESI, Iacopo, Giuseppe, Livorno
  • BULLO, Luigi, Antonio, Chioggia, Venezia
  • BURATTINI, Carlo, Domenico, Ancona
  • BURLANDO, Antonio, Andrea, Genova
  • BUSCEMI, Vincenzo, Antonio, Palermo
  • BUTTI, Alessandro, Giacomo, Bergamo
  • BUTTINELLI, Giuseppe, Gaetano, Viggiu’, Varese
  • BUTTINONI, Francesco, Francesco, Treviglio, Bergamo
  • BUTTIRONI, Emilio, Vincenzo, Suzzara, Mantova
  • BUTTURINI, Antonio, Pietro, Pescantina, Verona
  • BUZZACCHI, Giovanni, Benedetto, Medole, Castiglione di Stiv.
  • CACCIA, Ercole, Giuseppe, Bergamo
  • CACCIA, Carlo, Giuseppe, Monticelli d’Oglio, Brescia
  • CADEI, Ferdinando, Giacomo, Calepio, Bergamo
  • CAFFERATA, Francesco, Francesco, Genova
  • CAGNETTA, Domenico, Antonio, Pavia
  • CAIROLI, Benedetto Angelo, Carlo, Pavia
  • CAIROLI, Carlo Benedetto Enrico, Carlo, Pavia
  • CALABRESI, Pietro, Luigi Martino, Carteno Breno, Brescia
  • CALAFIORE, Michele, Francesco, Fiumara, Calabria
  • CALCINARDI, Giovanni, Andrea, Brescia
  • CALDERINI, Ercole Enrico, Antonio, Bergamo
  • CALONA, Ignazio, Giovanni Battista, Palermo
  • CALVINO, Salvatore, Giuseppe, Trapani
  • CALZONI, Secondo, Andrea, Bione, Salo’ Brescia
  • CAMBIAGGIO, Biagio, Andrea, Polcevera, Genova
  • CAMBIAGHI, Giovanni Battista, Felice, Monza
  • CAMBIASO, Gaetano, Antonio, Campomorone, Genova
  • CAMELLINI, Giuseppe, Natale, Reggio Emilia
  • CAMICI, Venanzio, Antonio, Colle di Val d’Elsa
  • CAMPAGNOLI, Giuseppe Carlo, Antonio, Pavia
  • CAMPANELLO, Antonio, Gaspare, Palermo
  • CAMPI, Giovanni, Giuseppe, Monticelli d’Ongina
  • CAMPIANO, Bartolomeo, Lorenzo, Genova
  • CAMPO, Achille, Antonio, Palermo
  • CAMPO, Giuseppe, Antonio, Palermo
  • CANDIANI, Carlo Antonio, Giovanni Battista, Milano
  • CANEPA, Giuseppe, Angelo, Genova
  • CANESSA, Bartolomeo, Benedetto, Rapallo, Genova
  • CANETTA, Francesco, Domenico, Oggebbia, Pallanza
  • CANFER, Pietro, Giovanni Battista, Bergamo
  • CANINI, Cesare, Giuseppe, Sarzana, Genova
  • CANNONI, Girolamo, Giovanni, Grosseto
  • CANTONI, Angelo, Fernandino, Mezzani, Parma
  • CANTONI, Lorenzo, Geremia, Parma
  • CANZIO, Stefano, Michele, Genova
  • CAPELLETTO, Giuseppe Maria, Pietro, Venezia
  • CAPITANIO, Giuseppe, Luigi, Bergamo
  • CAPURRO, Giovanni Battista, Giovanni Batttista, Genova
  • CAPURRO, Giovanni, Agostino, Genova
  • CAPUZZI, Giuseppe, Stefano, Lonato, Brescia
  • CARABELLI, Daniele, Domenico, Gallarate, Milano
  • CARAVAGGI, Michele, Carlo, Chiari, Brescia
  • CARBONARI, Raffaele, Domenico, Catanzaro, Calabria
  • CARBONARI, Lorenzo, Santo, Ancona
  • CARBONE, Francesco, Giovanni, Genova
  • CARBONE, Luigi, Girolamo, Sestri Ponente, Genova
  • CARBONELLI, Vincenzo, Pietro, Secondigliano, Napoli
  • CARDINALE, Natale, Girolamo, Genova
  • CARETTI, Antonio, Angelo, Milano
  • CARINI, Giacinto, Giovanni, Palermo
  • CARINI, Giuseppe, Luigi, Pavia
  • CARINI, Gaetano, Francesco, Corteolona, Pavia
  • CARIOLATI, Domenico, Nicolo’, Vicenza
  • CARMINATI, Agostino Giovanni Bernardo, Giovanni, Bergamo
  • CARPANETO, Francesco, Andrea, Genova
  • CARRARA, Giuseppe Antonio Luigi, Giuseppe, Bergamo
  • CARRARA, Cesare, Pietro, Treviso
  • CARRARA, Antonio Pietro Giulio, Bellobuono, Bergamo
  • CARRARA, Giuseppe Santo, Natale, Bergamo
  • CARTAGENOVA, Filippo, Giovanni Battista, Genova
  • CASABONA, Antonio, Giacomo, Genova
  • CASACCIA, Enrico Raffaele, Girolamo, Genova
  • CASACCIA, Bartolomeo Emanuele, Andrea, Genova
  • CASALI, Alessandro, Vincenzo, Pavia
  • CASALI, Enrico, Vincenzo, Pavia
  • CASANELLO, Tomaso, Pietro, Genova
  • CASASSA, Nicolo’, Filippo, Isola Ronco Scrivia, Genova
  • CASIRAGHI, Alessandro, Vincenzo, Milano
  • CASTAGNA, Pietro, Agostino, Santa Lucia, Verona
  • CASTAGNOLA, Domenico, Giuseppe, Genova
  • CASTAGNOLI, Pasquale Natale, Antonio, Livorno
  • CASTALDELLI, Guido, Giacomo, Massa Superiore, Veneto
  • CASTELLANI, Egisto, Carlo, Milano
  • CASTELLAZZI, Antonio, Osvaldo, Gosaldo, Veneto
  • CASTELLINI, Francesco Maria, Angelo, Spezia, Genova
  • CASTIGLIA, Salvatore, Francesco, Palermo
  • CASTIGLIONE, Cesare, Luca, Tradate, Como
  • CATTANEO, Bartolomeo, Francesco, Gravedona, Como
  • CATTANEO, Angelo Giuseppe, Davide, Antignate Treviglio, Bergamo
  • CATTANEO, Angelo, Alessandro, Pietro, Bergamo
  • CATTANEO, Francesco, Michelangelo, Novi, Genova
  • CATTONI, Telesforo, Federico, Tabellano, Mantova
  • CAVALLERI, Gervaso Giuseppe Mario, Antonio, Milano
  • CAVALLI, Luigi, Francesco, Sannazzaro
  • CECCARELLI, Vincenzo, Luigi, Roma
  • CECCHI, Silvestro, Giovanni, Livorno
  • CEI, Giovanni, Angelo, Livorno
  • CELLA, Giovanni Battista, Giorgio, Udine
  • CENGIAROTTI, Santo, Michele, Caldiero, Verona
  • CENNI, Guglielmo, Lorenzo, Comacchio, Ferrara
  • CEREA, Celestino, Francesco, Bergamo
  • CERESETO, Angelo, Giovanni Battista, Genova
  • CERIBELLI, Carlo, Gaetano, Bergamo
  • CERVETTO, Maria Stefano, Domenico, Genova
  • CEVASCO, Bartolomeo, Giuseppe, Genova
  • CHERUBINI, Pasquale, Giovanni, S. Stefano di Piovene, Vicenza
  • CHIESA, Giuseppe, Camillo, Borgo Ticino, Pavia
  • CHIESA, Liborio, Daniele, Milano
  • CHIOSSONE, Vincenzo, Paolo, Messina
  • CHIZZOLINI, Camillo, Carlo, Marcaria, Cremona
  • CIACCIO, Alessandro, Giuseppe, Palermo
  • CICALA, Ernesto, Giovanni, Genova
  • CIOTTI, Marziano, Valentino, Gradisca
  • CIPRIANI, Augusto Cesare, Giovanni, Firenze
  • CIPRIANI, Bonaventura, Michele, Godega, Veneto
  • COCCHELLA, Stefano, Antonio, Genova
  • COCOLO, Giuseppe, Giovanni Battista, Conegliano, Veneto
  • COELLI, Carlo, Giovanni, Castel Leone, Cremona
  • COGITO, Guido, Giuseppe, Acqui, Piemonte
  • COLLI, Antonio
  • COLLI, Gaetano, Agostino, Bologna
  • COLLINI, Angelo, Giovanni Antonio, Mantova
  • COLOMBI, Luigi Alberto, Arcangelo, Misano, Mantova
  • COLOMBO, Girolamo Quintilio, Natale, Bergamo
  • COLOMBO, Donato, Abramo, Ceva, Mondovi’
  • COLPI, Giovanni Battista, Giovanni, Padova
  • COMI, Cesare, Giovanni, Trescorre, Bergamo
  • CONTI, Carlo, Bartolo, Bergamo
  • CONTI, Demetrio, Zefirino, Loreto, Ancona
  • CONTI, Luigi, Fermo, Sondrio
  • CONTI, Lino, Defendente, Brescia
  • CONTRO, Silvio, Luigi, Cologna, Verona
  • COPELLO, Enrico, Carlo, Genova
  • COPLER, Giuseppe, Angelo, Tagliuno, Bergamo
  • COPOLLINI, Achille, Luigi, Napoli
  • CORBELLINI, Antonio Giuseppe, Angelo, Borgarello, Pavia
  • CORINI, Paolo, Luigi, Pavia
  • CORONE MARCHI, Marco, Giacomo, Zoldo, Belluno
  • CORTESI, Francesco, Giovanni Battista, Sala Baganza, Parma
  • CORTI, Francesco, Giacomo, Bergamo
  • COSSIO, Valentino, Nicolo’, Talmassons, Veneto
  • COSSOVICH, Marco, Giuseppe, Venezia
  • COSTA, Giuseppe, Giovanni, Genova
  • COSTA, Giacomo, Domenico, Rovereto
  • COSTA, Giuseppe, Pietro, Genova
  • COSTELLI, Massimiliano, Gabriele, Reggio Emilia
  • COSTION, Gaetano, Antonio, Portogruaro, Veneto
  • COVA, Giovanni, Innocenzo Milano
  • COVOLI, Giuseppe Romeo, Marco, Bergamo
  • CREMA, Angelo Enrico, Luigi, Cremona
  • CRESCINI, Giovanni Battista, ….., Ludriano, Brescia
  • CRESCINI, Riccardo Paolo, Giuseppe, Bergamo
  • CRISPI, Francesco, Tommaso, Ribera, Girgenti
  • CRISPI MONTMASSON, Rosalia, Gaspare, S. Zoriz, Annecy
  • CRISTIANI, Cesare, Ferdinando, Livorno
  • CRISTOFOLI, Giacomo, Cesare, Clusone, Bergamo
  • CRISTOFOLI, Pietro Angelo, Filippo, San Vito al Tagliamento, Friuli
  • CRUCIANI, Giovanni, Antonio, Foligno
  • CRUTI, Francesco, ….., Palermo
  • CUCCHI, Luigi Francesco, Antonio, Bergamo
  • CURTOLO, Giovanni, Domenico, Feltre, Belluno
  • CURZIO, Francesco Raffaele, Francesco, Turi
  • D’ANCONA, Giuseppe, Isacco, Venezia
  • DACCO’, Luigi, Pietro, Marcignago, Pavia
  • DAGNA, Pietro, Giuseppe, Pavia
  • DALL’ARA, Carlo, Giuseppe, Rovigo, Veneto
  • DALL’OVO, Enrico, Luigi, Ermenegildo, Bergamo
  • DALMAZIO, Antonio
  • DAMELI, Pietro, Giovanni Battista, Diano Castello, Porto Maurizio
  • DAMIANI, Gianmaria, Carlo, Piacenza
  • DAMIS, Domenico, Antonio, Lungro, Calabria
  • DAPINO, Stefano, Carlo, Genova
  • DE AMEZAGA, Luigi, Giacomo, Genova
  • DE BIASI, Giuseppe, ….., Bugliolo, Genova
  • DE BONI, Giacomo, Polidoro, Feltre, Belluno
  • DE CRISTINA, Giuseppe, Rocco, Palermo
  • DE FERRARI, Carlo, Nicolo’, Sestri Levante, Chiavari
  • DE MAESTRI, Francesco, Peregrino, Spotorno, Savona
  • DE MARCHI, Domenico Bonaventura, Francesco, Malo, Vicenza
  • DE MARTINI, Germano
  • DE MICHELI, Tito, Pietro, Genova
  • DE NOBILI, Alberto, Cesare, Corfu’
  • DE PALMA, Nicolo’, Raffaele, Torino
  • DE PAOLI, Cesare, Francesco, Pozzoleone, Vicenza
  • DE PASQUALI, Luigi, Carlo, Genova
  • DE STEFANIS, Giovanni, Modesto, Castellamonte, Torino
  • DE VITTI, Rodolfo, Nicolo’, Orbetello, Grosseto
  • DECOL, Luigi, Giacomo, Venezia
  • DECOL, Giuseppe Francesco, Felice, Vini, Feltre
  • DEFENDI, Giovanni, Alessandro, Lurano, Bergamo
  • DEL CAMPO, Lorenzo, Marco, Genova
  • DEL CHICCA, Giuseppe, Lorenzo Pierantonio, Bagni S. Giuliano, Pisa
  • DEL FA, Alessandro, Giuseppe, Livorno
  • DEL MASTRO, Raffaele Francesco Fabio, Carmine, Ortodonico, Vallo della Lucania
  • DEL MASTRO, Michele, Carmine, Ortodonico, Vallo della Lucania
  • DELFINO, Luca Giovanni Battista, Pasquale, Genova
  • DELLA CASAGRANDE, Giovanni, Giorgio, Genova
  • DELLA CASAGRANDE, Andrea, Giuseppe, Genova
  • DELLA CELLA, Ignazio, Candido, Genova
  • DELLA PALU’, Antonio, Nicolo’, Vicenza
  • DELLA SANTA, Vincenzo, Giuseppe, Padova
  • DELLA TORRE, Carlo Pompeo, Antonino, Milano
  • DELLA TORRE, Ernesto, Andrea, Adro, Brescia
  • DELLA VIDA, Natale Cesare, Vincenzo, Livorno
  • DELLE PIANE, Giovanni Battista, Andrea, Genova
  • DELUCCHI, Giulio Giuseppe, Salvatore, Sampierdarena, Genova
  • DELUCCHI, Luigi, Giuseppe, Montaggio, Genova
  • DENEGRI, Giovanni Battista, Antonio, Genova
  • DESIDERATI, Basilio Emilio, Luigi, Mantova
  • DEVECCHI, Carlo, Francesco, Copiano, Pavia
  • DEZORZI, Ippolito, Giuseppe, Vittorio Veneto
  • DEZZA, Giuseppe, Baldassare, Melegnano, Milano
  • DI FRANCO, Vincenzo, Placido, Palermo
  • DI GIUSEPPE, Giovanni Battista, Giuseppe, Santa Margherita, Girgenti
  • DILANI, Giuseppe, Felice, Bergamo
  • DIONESE, Eugenio, Giovanni, Vicenza
  • DODOLI, Corradino, Costantino, Livorno
  • DOLCINI, Angelo, Francesco, Bergamo
  • DONADONI, Augusto Enrico, Giovanni, Bergamo
  • DONATI, Angelo, Giacomo, Padova
  • DONATI, Carlo, Giuseppe, Treviglio
  • DONEGANI, Pietro, Giuseppe, Brescia
  • DONELLI, Andrea, Melchiorre, Castelponzone, Casalmaggiore
  • DONIZETTI, Angelo Paolo, Andrea, Ponteranica, Bergamo
  • ELIA, Augusto, Antonio, Ancona
  • ELLERO, Enea, Mario, Pordenone, Veneto
  • ERBA, Filippo, Luigi, Milano
  • EREDE, Gaetano Angelico, Michele, Genova
  • ESCUFIE’, Francesco Luigi, Luigi, Torino
  • ESPOSITO MERLI DELUVIANI, Giovanni, ….., Treviglio
  • EVANGELISTI, Paolo Emilio, Filippo, Genova
  • FABIO, Luigi, Giovanni, Pavia
  • FABRIS, Placido, Bernardo, Povegliano, Treviso
  • FACCHINETTI, Alessandro Antonio, Giovanni, Bergamo
  • FACCHINETTI, Giovanni Battista, Antonio, Brescia
  • FACCINI, Onesto, Domenico, Lerici, Genova
  • FACCIOLI, Baldassare, Girolamo, Montagnana, Veneto
  • FANELLI, Giuseppe, Lelio, Montecalvario, Napoli
  • FANTONI, Giovanni Battista, Francesco, Legnago, Verona
  • FANTUZZI, Antonio, Vincenzo, Pordenone, Friuli
  • FANUCCHI, Alfredo, Filippo, Salviano, Livorno
  • FASCE, Paolo Federico, Emanuele, Genova
  • FASCIOLO, Andrea, Antonio, Genova
  • FASOLA, Alessandro, Gaudenzio, Novara
  • FATTORI, Giuseppe, Giovanni Battista, Ostiano, Cremona
  • FATTORI-BIOTON, Antonio, Antonio, Castel Tosimo, Tirolo
  • FERRARI, Domenico Giovanni, Luigi, Napoli
  • FERRARI, Paolo, Pietro, Brescia
  • FERRARI, Filippo, Bartolomeo, Varese Ligure
  • FERRI, Pietro, Giacinto, Bergamo
  • FERRIGHI, Felice Giacinto, Giovanni, Valdagno, Vicenza
  • FERRITI, Giovanni Marsiglio, Pietro, Brescia
  • FILIPPINI, Ettore, Antonio, Venezia
  • FINCATO, Giovanni Battista, Antonio, Treviso
  • FINOCCHIETTI, Domenico, Luigi, Genova
  • FIORENTINI, Pietro, Giuseppe, Verona
  • FIORINI, Edoardo, Giuseppe, Cremona
  • FIRPO, Pietro, Bernardo, Genova
  • FLESSADI, Giuseppe, Domenico, Cerea, Verona
  • FOGLIATI, Luigi, Bartolo, Villarospa, Veneto
  • FOLIN, Marco, Simone, Venezia
  • FONTANA, Giuseppe, Giuseppe, Trento
  • FORESTI, Giovanni, Cristoforo, Pralboino, Brescia
  • FORMIGA, Luigi, Giovanni, Mantova
  • FORNI, Luigi, Stefano, Pavia
  • FORNO, Antonio, Carmelo, Palermo
  • FOSSA, Giovanni, Domenico, Genova
  • FRANZONI, Guglielmo, Natale, Parma
  • FRASCADA BELFIORE, Paolo, ….., Ottobiano
  • FREDIANI, Francesco, Carlo, Comillo, Lecco di Massa
  • FRIGO, Antonio Bartolomeo, Bartolomeo, Montebello
  • FROSCIANTI, Giovanni, Paolo, Colle-Scipoli
  • FUMAGALLI, Enrico Angelo, Gaetano, Senaco, Milano
  • FUMAGALLI, Angelo Luigi, Francesco, Bergamo
  • FUMAGALLI
  • FUNAGALLI, Antonio, Pietro, Bergamo
  • FUSI, Giuseppe, Carlo, Pavia
  • FUXA, Vincenzo, Gabriele, Palermo
  • GABRIELI, Raffaele, Giuseppe, Roma
  • GADIOLI, Francesco, Antonio, Libiola, Ostiglia
  • GAFFINI, Antonio, Carlo, Milano
  • GAFFURI, Eugenio, Fortunato, Brivio, Como
  • GAGNI, Federico, Giuseppe, Bergamo
  • GALETTO, Antonio Alessandro, Francesco, Genova
  • GALIGARSIA, Sebastiano, Michele, Favignana
  • GALIMBERTI, Giuseppe Carlo, Napoleone, Milano
  • GALIMBERTI, Giacinto, Napoleone, Milano
  • GALLEANI, Francesco, Filippo, Genova
  • GALLEANI, Giovanni Battista, Filippo, Genova
  • GALLI, Carlo, Pietro, Pavia
  • GALLOPPINI, Pietro, Francesco, Borgo Sesia, Novara
  • GAMBA, Barnaba, Giacomo, Eudenna, Bergamo
  • GAMBINO, Giuseppe, Giuseppe, Voltri, Genova
  • GANDOLFO, Emanuele, Adamo, Genova
  • GARBINATI, Guido, Domenico, Vicenza
  • GARIBALDI, Gaetano, Giovan Battista, Genova
  • GARIBALDI, Giovanni, Giovanni Battista, Genova
  • GARIBALDI, Menotti, Giuseppe, Rio Grande del Sud
  • GARIBALDI, Giuseppe, Domenico, Nizza
  • GARIBALDO, Giovanni Stefano Agostino, Domenico, Genova
  • GARIBOTTO, Giuseppe, Giacomo, Genova
  • GASPARINI, Giovanni Andrea, Bernardino, Carre’, Vicenza
  • GASPARINI, Giovanni Battista, Antonio, Sandrigo
  • GASTALDI, Giovanni Battista, Domenico, Porto Maurizio
  • GASTALDI, Cesare, Giovanni, Neviano degli Arduini, Parma
  • GATTAI, Cesare, Alessandro, Livorno
  • GATTI, Stefano, Angelo, Mantova
  • GATTINONI, Giovanni Costanzo, Girolamo, Bergamo
  • GAZZO, Daniele, Antonio, Padova
  • GERVANI, Giuseppe
  • GERVASIO, Giuseppe, Antonio, Genova
  • GHERARDINI, Goffredo, Alessandro, Asola, Mantova
  • GHIDINI, Luigi, Francesco, Bergamo
  • GHIGLIONE, Giovanni Battista, Gaetano, Genova
  • GHIGLIOTTI, Antonio Francesco, Giovanni Battista, Genova
  • GHISLOTTI, Giuseppe, Luigi, Comunnuovo, Bergamo
  • GIACOMELLI, Pietro, Antonio, Noventa Vicentina
  • GIAMBRUNO, Nicolo’, Cesare, Genova
  • GIANFRANCHI, Raffaele Felice, Giovanni, Genova
  • GILARDELLI, Angelo Giuseppe, Antonio, Pavia
  • GILIERI, Girolamo, Antonio, Legnago, Veneto
  • GIOLA, Giovanni, Domenico, Alessandria
  • GIRARD, Omero, Luigi, Livorno
  • GIUDICE, Giovanni Girolamo, Domenico, Codevilla, Voghera
  • GIULINI, Luigi Giovanni, Benigno, Cremona
  • GIUNTI, Edoardo Egisto, Giovanni, Salviano, Livorno
  • GIUPPONI, Giuseppe Ambrogio, Giuseppe, Bergamo
  • GIUROLO, Giovanni, Pietro, Arzignano, Vicenza
  • GIUSTA, Giuseppe, Antonio, Asti
  • GNECCO, Giuseppe, Tommaso, Genova
  • GNESUTTA, Coriolano, Raimondo, Latisana, Friuli
  • GNOCCHI, Ermogene, Silvestro, Ostiglia
  • GOGLIA, Domenico, Francesco, Pozzuoli, Napoli
  • GOLDBERG, Antonio, ….., Pest, Ungheria
  • GORGOGLIONE, Giuseppe, Cesare, Genova
  • GOTTI, Pietro, Antonio, Bergamo
  • GRAFFIGNA, Giuseppe, Giovanni Battista, Genova
  • GRAMACCINI, Leonardo, Bartolomeo, Sinigallia
  • GRAMIGNANO, Stefano, Fedele, Cagliari
  • GRAMIGNOLA, Angelo Innocenzo, Ambrogio, Robecco, Cremona
  • GRANDE, Francesco, Luigi, Tempio, Sassari
  • GRANUCCI, Giovanni, Paolo, Calci, Livorno
  • GRASSO, Carlo, Carlo, Cuorgne’, Torino
  • GRIGGI, Giovanni Battista Giuseppe, Stefano, Pavia
  • GRIGNOLO BASSO, Edoardo, Felice, Chioggia, Veneto
  • GRITTI, Emilio, Carlo, Cologna, Bergamo
  • GRIZZIOTTI, Giacomo, Antonio, Corteolona, Pavia
  • GRUPPI, Giuseppe, Pietro, Pavia
  • GUALANDRIS, Giuseppe Enrico, Agostino, Almenno S. Bartolomeo, Bergamo
  • GUARNACCIA, Francesco, Emanuele, Venezia
  • GUAZZONI, Carlo, Cesare, Brescia
  • GUIDA, Carlo, Pietro, Soresina, Cremona
  • GUIDOLIN, Antonio, Pasquale, Castelfranco, Veneto
  • GUSMAROLI, Luigi, Giuseppe, Mantova
  • GUSSAGO, Giuseppe, Francesco, Brescia
  • HERTER, Edoardo, Carlo, Treviso
  • IMBALDI, Francesco, Pietro, Milano
  • INCAO, Alessandro Angelo, Domenico, Borgo Costa, Rovigo
  • INVERNIZZI, Carlo, Pietro, Bergamo
  • INVERNIZZI, Pietro, Pietro, Bergamo
  • ISNENGHI, Enrico, Francesco, Rovereto
  • LA MASA, Giuseppe, Andrea, Trabia, Palermo
  • LAJOSKI, Venceslao
  • LAMENZA, Stanislao, Vincenzo, Sarracena, Calabria
  • LAMPUGNANI, Giuseppe, Giacinto, Milano
  • LAMPUGNANI, Giulio Cesare, Paolo, Nerviano, Milano
  • LAVESI, Angelo, Giovanni Maria, Belgiojoso, Pavia
  • LAZZARONI, Giovanni Battista, Giovanni, Bergamo
  • LAZZERINI, Giorgio, Luigi, Livorno
  • LEONARDI, Giuseppe, Antonio, Riva, Tirolo
  • LERTORA, Tommaso Santo, Andrea, Genova
  • LIGEZZOLO, Giovanni, Francesco, Posina, Vicenza
  • LIPPI, Giuseppe, Giovanni, Motta, Treviso
  • LORATI, Carlo, ….., Pavia
  • LORENZI, Venceslao, Lorenzo, Bergamo
  • LUCCHINI, Giuseppe Giovanni Battista, Giuseppe, Bergamo
  • LUCCHINI, Battista, Giuseppe, Bergamo
  • LURA’, Agostino Vincenzo, Carlo, Bergamo
  • LUSIARDI, Giovanni Battista, Francesco, Acquanegra, Cremona
  • LUZZATTO, Riccardo, Mario, Udine
  • MACARRO, Guglielmo, Giovanni Antonio, Sassello, Savona
  • MAESTRONI, Ferdinando, Angelo, Soresina, Cremona
  • MAFFIOLI, Luigi Iacopo, Francesco, Livorno
  • MAGGI, Giovanni, Martino, Treviglio, Bergamo
  • MAGISTRETI, Carlo Giuseppe, Ambrogio, Milano
  • MAGISTRIS, Giuseppe, Antonio, Budrio, Bologna
  • MAGLIACANI, Francesco, Virgilio, Castel del Piano, Grosseto
  • MAGNI, Luigi, Giovanni, Parma
  • MAGNONI, Michele, Luigi Maria, Rutino, Vallo Lucano
  • MAIOCCHI, Achille, Giovanni, Milano
  • MAIRONI, Alessio, Gustavo Federico, Bergamo
  • MAIRONI, Eugenio, Luigi, Bergamo
  • MALATESTA, Luigi, Emanuele, Genova
  • MALATESTA, Pietro, Giovanni, Genova
  • MALDACEA, Mose’, Vincenzo, Foggia
  • MAMOLI, Giovanni Enrico, Pietro Paolo, Lodi-Vecchio, Milano
  • MANCI, Filippo, Vincenzo, Povo, Trento
  • MANENTI, Battista, Angelo, Chiari, Brescia
  • MANENTI, Pietro, Antonio, Vidigulfo
  • MANIN, Giorgio, Daniele, Venezia
  • MANNELLI, Giovanni Pasquale, Antonio, Antignano, Livorno
  • MANTOVANI, Antonio, Virgilio, S. Martino, Mantova
  • MAPELLI, Achille, Deferente, Monza
  • MAPELLI, Clemente, Giuseppe, Bergamo
  • MARABELLO, Luigi, Antonio, Vicenza
  • MARABOTTI, Angelo, Giovanni, Pisa
  • MARAGLIANO, Giacomo, Andrea, Genova
  • MARCHELLI, Bartolomeo, Giacomo, Ovada, Novi – Alessandria
  • MARCHESE, Giovanni, Francesco, Genova
  • MARCHESI, Giovanni Battista, Antonio, Torre Baldone, Bergamo
  • MARCHESI, Pietro Samuele, Carlo, Covo, Bergamo
  • MARCHESINI, Luciano, ….., Vicenza
  • MARCHETTI, Giuseppe, Luigi, Chioggia, Veneto
  • MARCHETTI, Stefano Elia, Vincenzo, Bergamo
  • MARCHETTI, Luigi Giuseppe, Giuseppe, Ceneda, Treviso
  • MARCONE, Girolamo, Giovanni, Genova
  • MARCONZINI, Giuseppe, Girolamo, Ronco sull’Adige
  • MARELLI, Giacomo, Domenico, Bagnolo Nullo
  • MARENESI, Giuseppe, Alessandro, Bergamo
  • MARGARITA, Giuseppe Francesco, Felice, Cuggiono, Milano
  • MARGHERI, Girolamo, Guglielmo, Sarteano, Siena
  • MARIN, Giovanni Battista, Giuseppe, Conegliano, Veneto
  • MARIO, Desiderio Lorenzo, Cesare, Miraglia
  • MARTIGNONI, Luigi, Giuseppe, Casalpusterlengo, Lodi
  • MARTINELLI, Clemente, Natale, Milano
  • MARTINELLI, Ulisse, Giacomo, Viadana, Cremona
  • MASCOLO, Gaetano, Francesco, Casola, Napoli
  • MASNADA, Giuseppe, Domenico, Ponte San Pietro, Bergamo
  • MASPERO, Giovanni Battista, Pietro, Como
  • MATTIOLI, Angelo, Evangelista, Parma
  • MAURO, Raffaele, Angelo, Cosenza, Calabria
  • MAURO, Domenico, Angelo, S. Demetrio, Calabria
  • MAYER, Antonio, Silvestro, Orbetello
  • MAZZOLA, Giuseppe, Gaetano, Bergamo
  • MAZZOLI, Ferdinando, Gioacchino, Venezia
  • MAZZUCCHELLI, Luigi, Giuseppe, Cantu’, Como
  • MEDICI, Alessandro, Giuseppe, Bergamo
  • MEDICINA, Antonio, Michele, Genova
  • MELCHIORAZZO, Marco, Francesco, Bassano, Vicenza
  • MENEGHETTI, Gustavo, Luigi, Santa Maria Maggiore, Treviso
  • MENIN, Domenico, Giovanni, Campo Nogara, Veneto
  • MENOTTI, Cesare
  • MERIGHI, Augusto, Luigi, Mirandola
  • MERIGONE, Francesco Antonio, Francesco, Gibilterra
  • MERLINO, Appio, Silvestro, Reggio Calabria
  • MESCHINI, Leopoldo, Angelo, Sarteano, Siena
  • MESSAGGI, Stefano Giuliano, Giovanni Battista, Milano
  • MEZZERA, Giulio Pietro, Emanuele, Bergamo
  • MIANI, Giovanni, Domenico, Padova
  • MICELI, Luigi, Francesco, Longobardi, Cosenza
  • MICHELI, Cesare, Tommaso, Campolongo, Veneto
  • MIGLIACCI, Giuseppe, Pietro, Montepulciano
  • MIGNONA, Nicolo’, Cataldo, Taranto
  • MILANO, Angelo, Antonio, Anguillara, Padova
  • MILESI, Girolamo, Pietro, Bergamo
  • MINA, Alessandro, Luigi, Gussola, Cremona
  • MINARDI, Mansueto, Carlo, Ferrara
  • MINETTI, Martino Natale, Giuseppe, Milano
  • MINNICELLI, Luigi, Gennaro, Rossano, Cosenza
  • MINUTELLO, Filippo, Nicolo’, Gruno, Bari
  • MIOTTI, Giacomo, Francesco, Feltre
  • MISSORI, Giuseppe, Gregorio, Bologna
  • MISURI, Mansueto, Roberto, Livorno
  • MOIOLA, Quirino, Giuseppe, Rovereto
  • MOLENA, Giuseppe, Giuseppe, Venezia
  • MOLINARI, Giuseppe, Andrea, Venezia
  • MOLINARI, Giosue’, Costantino, Calvisano, Brescia
  • MOLINVERNO, Carlo, Giuliano, Salvatore, Cremona
  • MONA, Francesco, Giovanni, Milano
  • MONETA, Enrico, Carlo, Milano
  • MONGARDINI, Paolo Giovanni, Giovanni Battista, Bergamo
  • MONTALDO, Andrea, Emanuele, Genova
  • MONTANARA, Giacomo Achille, Eliseo, Milano
  • MONTANARI, Francesco, Luigi, Roncole, Mirandola
  • MONTARSOLO, Pietro Giovanni Battista, Marco, Genova
  • MONTEGRIFFO, Francesco, Francesco, Genova
  • MONTEVERDE, Giovanni Battista, Giovanni Battista, S. Terenzo, Sarzana
  • MORASSO, Giovanni Battista, Paolo, Genova
  • MORATTI, Luigi, Paolo, Castiglione, Mantova
  • MORELLO, Domenico, Agostino, Genova
  • MORETTI, Virginio Cesare, Paolo, Brescia
  • MORGANTE, Rocco, Vincenzo, Fiumara, Reggio
  • MORGANTE, Alfonso Luigi, Girolamo, Tarcento, Udine
  • MORI, Giuseppe Giovanni, Benedetto, Bergamo
  • MORI, Romolo, Pietro, Civitavecchia
  • MORO, Marco Antonio, Giuseppe, Brescia
  • MORONI, Vittorio, Modesto, Zogno, Bergamo
  • MOROTTI, Goffredo Alcibiade, Giovanni, Roncaro, Pavia
  • MORTEDO, Giovanni Alessandro, Michele, Livorno
  • MOSCHENI, Pompeo Giuseppe, Francesco, Bergamo
  • MOSTO, Carlo, Paolo, Genova
  • MOSTO, Antonio, Paolo, Genova
  • MOTTINELLI, Bartolo, Giacomo, Brescia
  • MURO, Giuseppe, Pietro, Milano
  • MUSTICA, Giuseppe, Luigi, Palermo
  • NACCARI, Giuseppe, Antonino, Palermo
  • NARDI, Ermenegildo, Pellegrino, Parma
  • NATALI, Mauro, Santo, Bergamo
  • NAVONE, Lorenzo, Domenico, Genova
  • NEGRI, Enrico Giulio, Giuseppe, Bergamo
  • NELLI, Stefano, Domenico, Massa Carrara
  • NICOLAZZO, Gregorio, Teodoro, Platania, Calabria
  • NICOLI, Fermo, Giovanni Battista, Bergamo
  • NICOLI, Pietro, Giovanni Battista, Bergamo
  • NIEVO, Ippolito, Antonino, Padova
  • NODARI, Giuseppe, Luigi, Castiglione, Mantova
  • NOVARIA, Enrico, Domenico, Pavia
  • NOVARIA, Luigi, Domenico, Pavia
  • NOVELLI, Feliciano, Francesco, Castel d’Emilio, Ancona
  • NULLO, Francesco, Arcangelo, Bergamo
  • NUVOLARI, Giuseppe, ….., Ronco, Ferrara
  • OBERTI, Giovanni, Luigi, Bergamo
  • OBERTI, Giovanni Andrea, Pietro, Bergamo
  • OCCHIPINTI, Ignazio, Santo, Palermo
  • ODDO, Giuseppe, Salvatore, Palermo
  • ODDO, Angelo, Michele, Reggio Calabria
  • ODDO-TEDESCHI, Stefano, Rosario, Alimena
  • OGNIBENE, Antonio, Biagio, Orbetello
  • OLIVARI, Stefano, Angelo, Genova
  • OLIVIERI, Pietro, Domenico, Alessandria
  • ORLANDI, Bernardo, Giuseppe, Carrara
  • ORLANDO, Giuseppe, Giuseppe, Palermo
  • ORSINI, Vincenzo, Gaetano, Palermo
  • OTTAVI, Antonio, Ottavio, Reggio Emilia
  • OTTONE, Nicolo’, Stefano, Genova
  • PACCANARO, Marco, Nicolo’, Este, Veneto
  • PACINI, Andrea, Teofilo, Bientina, Pisa
  • PADULA, Vincenzo, Maurizio, Padula, Principato Superiore
  • PAFFETTI, Tito, Felice, Orbetello, Grosseto
  • PAGANI, Giovanni, Lelio, Tagliuno, Bergamo
  • PAGANI, Antonio, Giuseppe, Como
  • PAGANI, Costantino, Giovanni Battista, Borgomanero, Novara
  • PAGANO, Tommaso, Giovanni Battista, Genova
  • PAGANO, Lazzaro Martino, Giovanni Battista, S. Martino, Genova
  • PALIZZOLO, Mario, Vincenzo, Trapani
  • PALMIERI, Palmiro, Fortunato, Montalcino
  • PANCIERA, Antonio, Carlo, Castelgomberto, Vicenza
  • PANSERI, Eligio, Francesco, Bulciago, Lecce
  • PANSERI, Giuseppe, Andrea, Bergamo
  • PANSERI, Alessandro, Giosue’, Bergamo
  • PANSERI, Aristide, Saverio, Bergamo
  • PARINI, Antonio, Nicolo’, Palermo
  • PARIS, Andrea Cesare, Ignazio, Ripa, Pinerolo
  • PARODI, Tommaso, Antonio, Genova
  • PARODI, Giuseppe, Giovanni Battista, Genova
  • PARPANI, Giuseppe Giacobbe, Giuseppe, Bergamo
  • PASINI, Giovanni, Francesco, Scandolara Riva
  • PASQUALE, Pietro, Carlo, Sagliano, Biella
  • PASQUINELLI, Agostino, Giacomo, Zogno, Bergamo
  • PASQUINELLI, Giacinto, Pietro, Livorno
  • PASSANO, Giuseppe, Francesco, Genova
  • PATELLA, Filippo, Giuseppe, Agropoli, Salerno
  • PATRESI, Gilberto, Michele, Milano
  • PAULON STELLA, Giuseppe, Osvaldo, Barcis, Friuli
  • PAVANINI, Ippolito, Mariano, Rovigo, Veneto
  • PAVESI, Giuseppe, Carlo, Milano
  • PAVESI, Leonardo Ercole, Giovanni, Cinarolo
  • PAVESI, Urbano, Domenico, Albuzzano, Pavia
  • PAVONI, Lorenzo, ….., Bergamo
  • PEDOTTI, Ulisse, Paolo, Laveno, Como
  • PEDRALI, Costantino, Giuseppe, Bergamo
  • PEDRAZZA, Giacomo, Andrea, Zane’
  • PELLEGRINO, Antonio, Giuseppe, Palermo
  • PELLERANO, Lorenzo, Giuseppe, S. Margherita, Rapallo
  • PENDOLA, Giovanni, Nicolo’, Genova
  • PENTASUGLIA, Giovanni Battista, Giuseppe, Matera, Potenza
  • PERDUCO, Biagio, Annibale, Pavia
  • PEREGRINI, Paolo, Ludovico, Milano
  • PERELLI, Valeriano, Girolamo, Milano
  • PERICO, Samuele, Luigi, Bergamo
  • PERLA, Luigi, Francesco, Bergamo
  • PERNIGOTTI, Giovanni, Vittorio, S. Pietro, Alessandria
  • PERONI, Giuseppe, Biagio, Soresina, Cremona
  • PEROTTI, Luigi, Vincenzo, Torino
  • PERSELLI, Emilio, Lorenzo, S. Daniele, Friuli
  • PESCINA, Eugenio, Paolo Luigi, Borgo S. Donnino, Parma
  • PESENTI, Giovanni, Giovanni Battista, Bergamo
  • PESENTI, Francesco, Giovanni, Piazza-Basso, Bergamo
  • PESSOLANI, Giuseppe, Saverio Arcangelo, Atena, Principato Ulteriore
  • PETRUCCI, Giuseppe, Paolo, Castelnuovo, Livorno
  • PEZZE’, Giovanni Battista, Luigi, Alleghe, Belluno
  • PEZZUTTI, Pietro, Francesco, Polcenigo, Friuli
  • PIAI, Pietro, Matteo, Treviso
  • PIANORI, Pietro, Angelo, Brescia
  • PIANTANIDA, Bruce, Carlo, Bergamo
  • PIANTONI, Giovanni, Antonio, Milano
  • PIAZZA, Alessandro, ….., Roma
  • PICASSO, Giovanni Battista, Francesco, Genova
  • PICCININI, Enrico, Cristino, Albino, Bergamo
  • PICCININI, Daniele, Vincenzo, Pradalunga, Bergamo
  • PICCOLI, Raffaele, Bernardo, Arione Castagna, Calabria
  • PIENOVI, Raffaele, Andrea, Genova
  • PIEROTTI, Augusto, Pasquale, Livorno
  • PIEROTTI, Giovanni Palmiro, Giovanni, Livorno
  • PIETRI, Desiderato, Giuseppe, Bastia, Corsica
  • PIETRO-BONI, Lorenzo, Pietro, Treviso
  • PIEVANI, Antonio, Giovanni Battista, Tirano, Sondrio
  • PIGAZZI, Domenico Giovanni, Giuseppe, Padova
  • PILLA, Giuseppe, Angelo, Conegliano, Veneto
  • PINI, Pacifico, Sebastiano, Isola del Giglio
  • PINI, Antonio, Giacomo, Grosseto
  • PIROTTI, Pietro, Bartolomeo, Verona
  • PISTOIA, Luigi, Giuseppe, Subiaco
  • PISTOIA, Marco, Stefano, Palermo
  • PIVA, Domenico, Giovanni, Rovigo, Veneto
  • PIVA, Remigio, Giovanni Battista, Rovigo, Veneto
  • PIZZAGALLI, Lodovico, Pietro, Bergamo
  • PIZZI, Giuseppe
  • PLONA, Carlo, Dionisio, Vicenza
  • PLONA, Giovanni Battista, Bartolo, Brescia
  • PLUTINO, Antonino, Fabrizio, Reggio Calabria
  • POGGI, Giuseppe, Giovanni, Genova
  • POLENI, Carlo, Giuseppe, Bergamo
  • POLETTI, Giovanni Battista, Giovanni Battista, Albino, Bergamo
  • POLIDORI, Giuseppe, Giovanni Battista, Montone, Umbria
  • POMA, Giacomo, Lorenzo, Trescore, Bergamo
  • PONVIANI, Francesco Attilio, Domenico, Bergamo
  • PORTA, Ilario, Felice, Orbetello
  • PORTIOLI, Antonio, Antonio, Scorzarolo, Mantova
  • POVOLERI, Augusto, ….., Treviso
  • POZZI, Gaetano Giovanni, Pietro, Pavia
  • PREDA, Paolo, Pietro, Milano
  • PREMI, Luigi, Antonio, Casalmoro, Brescia
  • PRESBITERO, Enrico, Giuseppe, Orta, Novara
  • PREX, Ireneo, Giovanni, Firenze
  • PRIGNACCHI, Luigi, Vincenzo, Fiesse, Brescia
  • PRINA, Luigi, Giuseppe, Villafranca, Verona
  • PROFUMO, Angelo, Antonio, S. Francesco d’Albaro, Genova
  • PROFUMO, Giuseppe, Francesco, Genova
  • PULLIDO, Giovanni, Vincenzo, Polesella, Veneto
  • PUNTA, Paolo Giuseppe, Alberto, Novi, Alessandria
  • QUARENGHI, Antonio, Antonio, Villa d’Alme’, Bergamo
  • QUEIZEL, Emanuele, Ambrogio, Genova
  • RACCUGLIA, Antonio, Francesco, Palermo
  • RADOVICH, Antonio, Giuseppe, Spresiano
  • RAGUSIN, Francesco, Giovanni, Venezia
  • RAI, Felice, Felice, Soresina, Cremona
  • RAIMONDI, Luigi, Giovanni, Castellanza
  • RAIMONDO, Alessandro, Giuseppe, Alba
  • RAMPONI, Mansueto, Ferdinando, Canonica, Bergamo
  • RASIA, Matteo Riccardo, Domenico, Cornedo, Vicenza
  • RASO, Paolo Luigi, Domenico, Sarzana, Genova
  • RATTI, Davide Antonio, Luigi, Vignate, Milano
  • RAVA’, Eugenio, Leone, Reggio Emilia
  • RAVEGGI, Luciano, Luigi, Orbetello
  • RAVETTA, Carlo, Antonio, Milano
  • RAVINI.Luigi, Giovanni, Caviaga, Milano
  • RAZETO, Enrico, Fortunato, S. Francesco d’Albaro, Genova
  • REBUSCHINI, Angelo Giovanni, Cristino, Venezia
  • REBUSCHINI, Giuseppe, Girolamo, Dongo, Como
  • REBUZZONI, Andrea, Giuseppe, Genova
  • REPETTO, Domenico, Giuseppe, Tagliolo, Alessandria
  • RETAGGI, Innocenzo Eugenio, Giuseppe, Milano
  • RICCARDI, Giovanni Battista, Giovanni Andrea, Bergamo
  • RICCI, Gustavo Giuseppe, Giacomo, Livorno
  • RICCI, Pietro Armentario, Carlo, Pavia
  • RICCI, Carlo, Vincenzo, Pavia
  • RICCI, Enrico, Giacomo, Livorno
  • RICCIONI, Filippo, Luigi, Pisa
  • RICHIEDEI, Enrico, Luigi, Salo’, Brescia
  • RICOTTI, Daniele, Pietro, Landriano, Pavia
  • RIENTI, Edoardo, Carlo, Como
  • RIGAMONTI, Giovanni Battista, Francesco, Pavia
  • RIGHETTO, Raffaele, Marco, Chiampo
  • RIGONI, Luigi, Lorenzo, Vicenza
  • RIGOTTI, Raffaele, Francesco, Malo’, Vicenza
  • RIPARI, Pietro, Ludovico, Cremona
  • RISSOTTO, Giuseppe Luigi, Vincenzo, Genova
  • RIVA, Celestino, Girolamo, Pontida, Bergamo
  • RIVA, Luigi Isidoro, Osvaldo, Agordo, Belluno
  • RIVA, Giuseppe, Francesco, Milano
  • RIVA, Luigi, Domenico, Palazzuolo, Friuli
  • RIVALTA, Francesco, Antonio, Genova
  • RIZZARDI, Luigi, Vincenzo, Brescia
  • RIZZI, Catterino Felice, Giovanni Battista, Isola Porcarizza, Verona
  • RIZZI, Marco, Pompeo, Antonio, Milano
  • RIZZO, Antonio, Leonardo, Trapani
  • RIZZOTTI, Tomaso Attilio, Giacomo, Ronco, Mantova
  • ROCCATAGLIATA, Gaetano, Ampelio, Genova
  • RODI, Carlo, Vincenzo, Boscomarengo
  • ROGGERI, Francesco, Lorenzo, Bergamo
  • ROGGIERONE, Giovanni Battista, Lorenzo, Genova
  • ROMANELLO, Giuseppe, Giovanni Battista, Arquata, Tortona
  • ROMANI, Tommaso, Romano, Pisa
  • RONCALLO, Tommaso, Domenico, Genova
  • RONDINA, Vincenzo, Pietro, Livorno
  • RONZONI, Filippo, Giovanni, Brescia
  • ROSSETTI, Giovanni, Giuseppe, Trebasseleghe, Padova
  • ROSSI, Pietro, Giovanni, Viterbo
  • ROSSI, Andrea, Giovanni Battista, Diano Marina, Portomaurizio
  • ROSSI, Luigi, Giovanni, Pavia
  • ROSSI, Antonio, Antonio, Governolo, Mantova
  • ROSSIGNOLI, Francesco, Antonio, Bergamo
  • ROSSOTTO, Carlo, Giuseppe, Chieri, Torino
  • ROTA, Carlo, Francesco, Alzano Maggiore, Bergamo
  • ROTA, Luigi, Giuseppe, Bosisio, Como
  • ROTA, Carlo, Girolamo, Milano
  • ROTTA, Giuseppe, Giovanni, Caprino Veronese
  • ROVATI, Carlo, Felice, Pavia
  • ROVEDA, Giuseppe, Ambrogio, Milano
  • ROVIGHI, Giulio, Abramo, Carpi
  • RUSPINI, Egidio, Carlo Antonio, Milano
  • RUTTA, Camillo, Carlo, Broni, Pavia
  • RUVOSECCHI, Raffaele, Nicolo’, Ascoli Piceno
  • SACCHI, Achille, Antonio, Gravedona, Como
  • SACCHI, Leopoldo Achille, Giuseppe, Pavia
  • SACCHI, Eugenio Ajace, Antonio, Como
  • SALA, Antonio, Ludovico, Milano
  • SALTERIO, Lazzaro, Francesco, Annone, Como
  • SALTERIO, Ludovico, Stefano, Milano
  • SALVADORI, Giuseppe, Gaetano, Venezia
  • SAMPIERI, Domenico, Carlo, Adria, Veneto
  • SANDA, Giovanni Battista, Andrea, Bergamo
  • SANNAZZARO, Ambrogio, Giulio, Milano
  • SANTELMO, Antonio, Michele, Padula
  • SARTINI, Giovanni, Giuseppe, Siena
  • SARTORI, Giovanni, Bartolomeo, Corteno, Bergamo
  • SARTORI, Pietro, Giovanni Battista, Levico, Tirolo
  • SARTORI, Eugenio, Antonio, Sacile, Veneto
  • SARTORIO, Giuseppe Luigi, Agostino, Genova
  • SAVI, Stefano Giovanni, Francesco, Livorno
  • SAVI, Francesco Bartolomeo, Francesco, Genova
  • SCACAGLIA, Ferdinando, Berceto, Parma
  • SCALUGIA, Giulio Cesare, Ludovico, Villa Gardone, Brescia
  • SCARATTI, Pietro, Giovanni, Medole, Mantova
  • SCARPA, Paolo, Agostino, Portogruaro
  • SCARPARI, Gaetano Vincenzo, Giovanni, Brescia
  • SCARPARI, Michelangelo, Santo, Bortuino, Brescia
  • SCARPIS, Pietro, Carlo, Conegliano, Veneto
  • SCHEGGI, Cesare, Gaetano, Firenze
  • SCHIAFFINO, Simone, Deodato, Camogli, Genova
  • SCHIAVONE, Santo, Giuseppe, Santa Maria di Sala, Veneto
  • SCIPIOTTI, Ildebrando, Celso, Mantova
  • SCOGNAMILLO, Andrea, Anello, Palermo
  • SCOLARI, Luigi, Giuseppe, Este, Padoba
  • SCOPINI, Ambrogio, Pietro, Milano
  • SCORDILLI, Antonio, Francesco, Venezia
  • SCOTTI, Cesare, Pietro, Medolago, Bergamo
  • SCOTTI, Carlo, Alessandro, Verdello, Treviglio
  • SCOTTO, Pietro, Domenico, Genova
  • SCOTTO, Lorenzo Giovan Battista Achille, Giuseppe, Roma
  • SCURI, Enrico, Angelo, Bergamo
  • SECONDI, Ferdinando, Carlo, Dresano, Milano
  • SEMENZA, Giovanni Antonio, Francesco, Monza
  • SERANGA, Giovanni, Antonio, Calcio, Cremona
  • SERINO, Ovidio, Francesco, Salerno
  • SGARALLINO, Giovanni Iacopo, Demetrio, Livorno
  • SGHIRA, Giovanni, ….., Pavia
  • SILIOTTO, Antonio, Gervasio, Porto Legnago, Verona
  • SIMONETTA, Antonio, Cesare, Milano
  • SIMONI, Ignazio, Tommaso, Medicina, Bologna
  • SIRTOLI, Carlo, Pietro, Bergamo
  • SIRTORI, Melchiorre, Antonio, Bergamo
  • SIRTORI, Giuseppe, Giuseppe, Carate Lario, Como
  • SISTI, Carlo Giuseppe, Giuseppe, Pasturago, Milano
  • SIVELLI, Giovanni Battista Egisto, Antonio, Genova
  • SOLARI, Luigi, Giovanni Battista, Genova
  • SOLARI, Francesco, Lorenzo, Genova
  • SOLARI, Camillo, Giovan Battista, Genova
  • SOLIGO, Giuseppe, Giuseppe, Pelagio, Veneto
  • SORA, Ignazio, Santo, Bergamo
  • SORBELLI, Giuseppe, Salvatore, Castel del Piano, Grosseto
  • SPANGARO, Pietro, Giovanni Battista, Venezia
  • SPERANZINI, Francesco, ….., Mantova
  • SPERTI, Pietro, Andrea, Livorno
  • SPROVIERI, Francesco, Michele, Acri, Cosenza
  • SPROVIERI, Vincenzo, Michele, Acri, Cosenza
  • STAGNETTI, Pietro, Luigi, Orvieto, Umbria
  • STEFANINI, Giuseppe, Francesco, Arcola, Sarzana
  • STELLA, Innocenzo, Giovanni Battista, Arsiero, Vicenza
  • STERCHELE, Antonio, Pietro, Trento
  • STOCCO, Francesco, Antonio, Decollatura, Calabria
  • STRAZZA, Achille, Giacomo, Milano
  • STRILLO, Giuseppe, ….., Venezia
  • SYLVA, Carlo Guido, Luigi, Bergamo
  • TABACCHI, Giovanni, Enrico, Mirandola, Modena
  • TADDEI, Rainero, Giacomo, Reggio Emilia
  • TAGLIABUE, Baldassare, Battista, Como
  • TAGLIAPIETRA, Pilade, Giuseppe, Motta, Treviso
  • TAGLIAVINI, Pietro, Giuseppe, Parma
  • TAMAGNI, Giuseppe, Giuseppe, Bergamo
  • TAMBELLI, Natale Giulio, Lazzaro, Rovere, Mantova
  • TAMBURINI, Antonio, Biagio, Belgioioso, Pavia
  • TAMISARI, Giovanni Battista, Antonio, Lonigo, Veneto
  • TANARA, Faustino, Giacomo, Langhirano, Parma
  • TARANTINI, Angelo, Giuseppe, Isola della Maddalena
  • TARONI, Felice, Giacomo, Urio, Como
  • TASCA, Vittore, Faustino, Bergamo
  • TASCHINI, Giuseppe, Pietro, Brescia
  • TASSANI, Giacomo, Agostino, Ostiano, Cremona
  • TASSARA, Giovanni Battista, Paolo, Genova
  • TATTI, Edoardo, Francesco, Milano
  • TAVELLA, Luigi, Pietro, Brescia
  • TERMANINI, Arturo, Feliciano, Bereguardo, Milano
  • TERUGGIA, Giovanni Lorenzo, Giovanni, Laveno, Como
  • TERZI, Giacomo, Gherardo, Capriola, Brescia
  • TERZI, Oreste, Biagio, Parma
  • TERZI, Luigi, Francesco, Bergamo
  • TESSERA, Federico, Girolamo, Mettone
  • TESTA, Giovanni Battista, Luigi, Genova
  • TESTA, Luigi, Angelo, Seriate, Bergamo
  • TESTA, Paolo Luigi, Pietro, Bergamo
  • TESTA, Giovanni Pietro, Giacomo, Bergamo
  • TIBALDI, Rodobaldo, Napoleone, Belgioioso, Pavia
  • TIBELLI, Gaspare, Gaspare, Bergamo
  • TIGRE, Giovanni, Antonio, Venezia
  • TIRELLI, Giovanni Battista, Francesco, Maleo, Lodi
  • TIRONI, Giovanni Battista, Giovanni Battista, Bergamo
  • TIRONI, Giuseppe, Giovanni Battista, Chiuduno, Bergamo
  • TOFANI, Oreste, Gaetano, Livorno
  • TOIA, Alessandro, Raffaele, Gizzeria, Catanzaro
  • TOLOMEI, Antonio, Giovanni Felice, Collepardo
  • TOMMASI, Bartolo, Giovanni Battista, Siviano, Brescia
  • TOMMASI, Angelo, Giovanni Battista, Siviano, Brescia
  • TOMMASINI, Gaetano, Ferdinando, Vigato, Parma
  • TONALTO, Giovanni Battista, Lorenzo, Urbania, Padova
  • TONI-BAZZA, Achille, Antonio, Volciano, Brescia
  • TOPI, Giovanni, ….., Firenze
  • TORCHIANA, Pompeo, Massimiliano, Cremona
  • TORESINI, Rainero, Giuseppe, Padova
  • TORRI, Giovanni, Basilio, Brembate di sotto, Bergamo
  • TORRI-TARELLI, Giuseppe, Carlo, Onno
  • TORRI-TARELLI, Carlo, Carlo, Onno
  • TOZZI, Giuseppe, Domenico, Pavia
  • TRANQUILLINI, Filippo, Carlo, Mori, Trento
  • TRAVERSO, Francesco, Francesco, Genova
  • TRAVERSO, Andrea, Angelo, Genova
  • TRAVERSO, Quirico, Tommaso, S. Quirico di Polcevera, Genova
  • TRAVERSO, Pietro, Carlo, Palmaro, Genova
  • TRAVI, Salvatore, Domenico, Genova
  • TREZZINI, Carlo, Pietro, Bergamo
  • TRISOLINI, Tito, Giosue’, Napoli
  • TRONCONI, Pietro, Giovanni, Genzone, Pavia
  • TUCKORI, Luigi, ….., Koros-Hadany, Ungheria
  • TUNISSI, Ranieri Egidio, Alessandro, Roccastrada, Grosseto
  • TURATTI, Giulio, Francesco, Pavia
  • TUROLLA, Romeo, Felice, Badia, Rovigo
  • TUROLLA, Pasquale, Pietro, Badia, Veneto
  • TURR, Istvan, Jakob, Bay, Ungheria
  • UNGAR, Luigi, Giuseppe, Vicenza
  • UZIEL, Enrico, Aronne, Venezia
  • UZIEL, Davide Cesare, Angelo, Venezia
  • VACCARO, Giuseppe, Francesco, Santa Maria Bacezza, Genova
  • VAGO, Carlo, Antonio, Milano
  • VAJ, Angelo Romeo, Giuseppe, Milano
  • VAJANI, Giovanni, Ermenegildo
  • VALASCO, Nicolo’ Maria, Emanuele, Trapani
  • VALCARENGHI, Carlo, Tullio, Piadena, Casalmaggiore
  • VALENTI, Lorenzo, Luigi, Livorno
  • VALENTI, Carlo Giuseppe, Antonio, Bergamo
  • VALENTI, Carlo Angelo, Luigi, Casalmaggiore
  • VALENTINI, Pietro, Giovanni, Brescia
  • VALONCINI, Alessandro, Angelo, Bergamo
  • VALTOLINA, Ferdinando, Lodovico, Caponago, Milano
  • VALUGANI, Giuseppe, Giuseppe, Tirano, Sondrio
  • VANNUCCI, Angelo, Giovanni, Livorno
  • VECCHIO, Pietro Achille, Luigi, Pavia
  • VECCHIO, Giuseppe, Carlo, Trebecco, Pavia
  • VENTURA, Pietro, Ambrogio, Genova
  • VENTURA, Eugenio Giovanni Battista, Angelo, Rovigo, Veneto
  • VENTURINI, Ernesto, Tommaso, Chioggia, Veneto
  • VENZO, Venanzio, Domenico, Lugo, Vicenza
  • VIAN, Antonio, Cristoforo, Palermo
  • VICINI, Francesco, Antonio, Livorno
  • VIGANONI, Giuseppe, Giovanni, Bergamo
  • VIGO-PELLIZZARI, Francesco, Giovanni Antonio, Vimercate, Milano
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  • VIOLA, Lorenzo, Giovanni, Brescia
  • VITALI, Bartolomeo, Giuseppe, Palermo
  • VITTORI, Giacomo, Andrea, Montefiore, Rimini
  • VOJANI, Giovanni, Ermenegildo, San Bassano, Cremona
  • VOLPI, Giuseppe, Eugenio, Lovere, Bergamo
  • VOLPI, Pietro, Giovanni, Zogno, Bergamo
  • WAGNER, Carlo, ….., Meilen, Zurigo
  • WALDER, Giuseppe Vincenzo, Antonio, Varese, Como
  • ZAGO CROVATO, Ferdinando, Luigi, Rovigo
  • ZAMARIOLA, Antonio, Giovanni Battista, Lendinara, Veneto
  • ZAMBECCARI, Angelo, Antonio Carrari, Padova
  • ZAMBELLI, Cesare Annibale, Luigi, Bergamo
  • ZAMBIANCHI
  • ZAMPARO, Francesco, Francesco, Tolmezzo
  • ZANARDI, Giacinto, Giuseppe, Pavia
  • ZANCANI, Camillo, Giuseppe, Egna, Trentino
  • ZANCHI, Carlo, Giuseppe, Alzano Maggiore, Bergamo
  • ZANETTI, Carlo, Antonio, Sedrina, Bergamo
  • ZANETTI, Napoleone, Napoleone, Padova
  • ZANETTI, Luigi Pietro, Luigi, Venezia
  • ZANINI, Luigi, Giovanni, Villafranca, Verona
  • ZANNI, Riccardo, Antonio, Ancona
  • ZANOTTI, Attilio, Giovanni, Vezzano, Tirolo
  • ZASIO, Emilio, Giovanni, Pralboino, Brescia
  • ZEN, Gaetano, Antonio, Adria
  • ZENNARO, Vincenzo, Giuseppe, Chioggia
  • ZENNEY, Pietro, Giuliano, Vicenza
  • ZIGGIOTTO, Giuseppe Giovanni, Decio, Vicenza
  • ZIGNEGO, Giovanni, Antonio, Portovenere
  • ZILIANI, Francesco, Tomaso, Trovagliato
  • ZOCCHI, Achille, Angelo, Pavia
  • ZOLLI, Giuseppe, Francesco, Venezia
  • ZOPPI, Cesare, Francesco, Verona
  • ZULIANI, Gaetano, Giacomo, Venezia
  • ZUZZI, Enrico Matteo, Enrico, Codroipo, Friuli

 

 

Molti reduci garibaldini, tornati nelle terre d’origine dopo le estenuanti ed eroiche campagne condotte a fianco di Giuseppe Garibaldi, condussero il resto della loro vita con dignità e coerenza a quegli ideali repubblicani e democratici che li avevano animati fin dal primo fermento  risorgimentale.  Spesso poveri, non si integrarono facilmente con il regime monarchico unitario, restando fedeli fino in fondo al pensiero di Mazzini e all’azione liberatrice di Garibaldi.

Nelle pagine seguenti entriamo nella vita di uno di questi “dimenticati” patrioti italiani, Enrico Mattia Zuzzi (1838-1921), con un documento inedito: le memorie di un volontario della Grande Guerra, che lo conobbe da bambino, quando il Zuzzi era ormai vecchio. E’ un dialogo semplice ma intenso tra due generazioni; due generazioni che hanno portato, in nuce, il seme della libertà.

http://www.albodoroitalia.it/reg/fvg/udine/com/codroipo/page4.html

 

Il garibaldino Enrico Mattia Zuzzi

Dalle memorie di Umberto Macoratti  (1898-1966)

A Codroipo viveva il dott. Enrico Mattia Zuzzi, il medico dei poveri, che prestava a tutti, gratuito, il suo ministero sanitario; a lui si rivolgevano coloro che non potevano pagare le visite e i medicinali, compresa mia madre. I poveri dicevano un gran bene di lui, però…

“Peccato che non vada mai in chiesa…”

“Perchè, mamma?”

“E’ un garibaldino dei Mille”

Era un solitario: lo vedevo tutti i giorni dirigersi verso la campagna col suo cane. Desideravo tanto parlargli. Un pomeriggio finalmente lo fermai:

“Signor dottore, le dispiace se l’accompagno nella sua passeggiata?”

“Chi sei?”

“Sono un figlio di Colomba”

Divenimmo amici, ma da quel giorno smisi di fare il chierichetto. Modestissimo, non parlava mai di sé, né si vantava di quanto faceva, ripugnandogli di mettersi in evidenza. Sebbene povero, non chiese né ebbe mai nulla da nessuno. Dopo lunga meditazione, io gli rivolgevo le domande a bruciapelo, come fanno i bambini curiosi, e la mia curiosità, a volte, lo metteva di buon umore. Così seppi che aveva combattuto a Calatafimi, a Palermo, a Milazzo. Ricordava che i mercenari Bavaresi fatti prigionieri furono tutti scaraventati giù dal ponte di Maddaloni. Nei Mille faceva parte della VII compagnia comandata da Benedetto Cairoli. A Quarto, la sera del 5 Maggio prima di imbarcarsi, l’eroica madre friulana Fanny Luzzatto gli aveva affidato il figlio diciassettenne Riccardo, dopo aver impartito ad entrambi la materna benedizione. Era stato anche presente all’incontro, fra Teano e Sessa, di Garibaldi e di Vittorio, e ricordava l’incidente tra un maggiore garibaldino romagnolo, mutilato di una gamba e a cavallo, e un ufficiale del seguito reale. Egli narrava tutti questi avvenimenti con estrema semplicità e assoluta modestia. Però non era come Pre’ Antoni (ndr: Padre Antonio Snaidero, Parroco di Gradiscutta di Varmo) che si scagliava contro i ricchi a favore dei poveri; anzi, biasimava uomini di fama gloriosa come Turati ed altri socialisti, ritenendoli degli antinazionali. Era un mazziniano, un patriota ardente e temerario. […..] . Mi sembrava persino impossibile che quell’uomo così modesto avesse avuto tanto coraggio. Quando, nel 1864, sfidando il capestro, ritornò segretamente nella sua terra per organizzare insieme a Titta Cella un’insurrezione armata in Friuli, Mazzini gli scrisse una lunga lettera di incoraggiamento, e Garibaldi gli inviò istruzioni per la costituzione di una Legione Friulana, che doveva proteggere uno sbarco di Garibaldi a Marano Lagunare. Ora quel vecchietto, che aveva combattuto le battaglie a fianco dell’Eroe dei due mondi, da Marsala a Teano, dal Trentino a Mentana, camminava silenzioso per i sentieri solitari della campagna, in compagnia di un cane da caccia e di un monello qualunque. Per non annoiarlo giocavo con il suo cane prediletto, aspettando che si presentasse l’opportunità di rivolgergli una domanda che mi stava tanto a cuore

“Dottore, perché lei non va mai in chiesa?”

 Mi parve contrariato, per dover dare spiegazioni a un ragazzo scalzo e straccione; ma alla fine sorrise:

“Non c’è bisogno. Io prego nella mia camera; prego ogni momento…prego anche adesso che parlo con te. Il tempio di Dio è l’universo. Dio è nella coscienza degli uomini”.

“Ma allora non ci sarebbe bisogno delle chiese?”

“Certo, non ce n’è bisogno…”

“E la religione chi la insegnerebbe?”

“La religione che insegnano i preti non è quella di Cristo; essa serve per mantenere la moltitudine nell’ignoranza e nella superstizione…”

Ebbi paura.

“ Ma Pre’ Antoni non predica questo !”

“ Si può fare del bene anche senza essere preti. Però vale più Pre’ Antoni che mille preti messi insieme.” [….]

Dottor Mattia Enrico Zuzzi: poeta, medico e “Garibaldino”.

Visto attraverso gli occhi del trisnipote Capitano Mattia Zuzzi.

Il giorno 16 marzo si è svolta, presso la biblioteca del Comune di Codroipo (UD), una conferenza sui garibaldini friulani, tenuta dal prof. Folisi ed alla quale è intervenuto, con una relazione specifica, il dottor Filippo Maria Zuzzi, fratello del Capitano Mattia Zuzzi e assieme a lui tris-nipote diretto del dottor Mattia Enrico Zuzzi, eroe dei Mille di Garibaldi. L’iniziativa è avvenuta nel contesto dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia ed ha visto presenti autorità politiche e militari della zona del Medio Friuli.

Il dottor Mattia Enrico Zuzzi nacque a Codroipo (Udine) nel 1838, primo di quattro fratelli che parteciparono alle Guerre di Indipendenza a vario titolo. Mattia era figlio di Enrico Domenico, notaio della cittadina del Medio Friuli e membro attivo della Carboneria, poi divenuto Deputato della IX e X legislatura.. Dopo gli studi classici a Udine, Mattia si spostò a Pavia per studiare medicina nella locale università. Qui si unì da subito ai gruppi di patrioti intellettuali, al tempo stesso conservando il piacere di tradurre in versi, anche in latino, le numerose ispirazioni che la Musa gli offriva. A Pavia Mattia Zuzzi rafforzò gli ideali di una Patria Italiana unita ed indipendente, seguendo il pensiero mazziniano repubblicano. Nelle guerre di Indipendenza fece parte di numerosissime compagini che presero parte alle ostilità: fu in Trentino nel 1866 ed a Mentana nel 1867. Garibaldi e Mazzini gli offrirono anche il Comando e la pianificazione di assalti che avrebbero dovuto avere come obiettivo fortezze austriache nel Friuli costiero e orientale, incoraggiandolo in prima persona durante incontri privati, dato il momento politico favorevole. Ma il momento più alto del suo impegno di Combattente, pur senza aver mai portato una uniforme istituzionale, è la partecipazione all’impresa del Mille. Partito da Quarto, partecipò a tutta l’operazione, fu ferito a Milazzo e successivamente riprese i combattimenti sul Volturno. Scrisse in versi l’epopea “La leggenda dei Mille. Da Quarto a Calatafimi”. Fu inoltre presente allo storico incontro tra Garibaldi ed il Re Vittorio Emanuele II in Teano (CE). Dopo la spedizione esercitò la professione di medico nel Bergamasco e, una volta liberata la sua terra natale dalla dominazione Asburgica, in Friuli. Era infatti stato dichiarato ricercato all’interno dell’Impero Austro-Ungarico. 50 anni dopo l’epopea dei Mille, ripercorse con gli altri garibaldini rimasti in vita la navigazione ed il movimento svolto tra il 1859 ed il 1860. Allo scoppio della I Guerra Mondiale, benché ottuagenario, chiese di essere arruolato volontariamente come Ufficiale medico, ricevendo un rifiuto. Ciononostante, dopo la disfatta di Caporetto ed a seguito della Battaglia del Piave, prestò volontariamente soccorso ai soldati italiani feriti, ed a quelli austriaci più gravi. Colpito da broncopolmonite nel 1918, a causa delle sue frequenti visite ai soldati feriti nel clima freddo della pianura friulana, non si riprese più, nonostante la fortissima fibra. Morì nel 1921, dopo una vita di sacrifici a servizio della Patria. Fu un uomo talmente virtuoso ed umile, da rifiutare sempre la pubblica arena ed i relativi onori della ribalta.

Lo storico del Risorgimento Germano Bevilacqua, citando espressamente i quattro fratelli Zuzzi, Mattia, Costanzo, Leonardo e Giacomo, scrisse in uno dei suoi libri: “nessun monumento né ringraziamento saranno mai abbastanza grandi e sentiti per onorare quanto la famiglia Zuzzi ha fatto per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia”.

Capitano Mattia Zuzzi

 

Invitiamo i lettori di questo spazio web a collaborare con noi, ed inviarci altre testimonianze inedite che saremo lieti di pubblicare su questo sito.

Arch. Paolo Macoratti

Presidente Associazione Garibaldini per l’Italia

Domenica 3 Aprile alle ore 17,00 presso il centro socioculturale di via Caffaro n° 10 a Roma, continuano gli approfondimenti del Gruppo Laico di Ricerca sulla Repubblica Romana del 1849.

Tra le realtà culturali romane quella dell’Associazione “Gruppo Laico di Ricerca” è senz’altro tra le più attive nel proporre conferenze sul Risorgimento italiano e sulla Repubblica Romana del 1849.

Il tema dell’incontro é:  Come nasce una Repubblica

http://www.gruppolaico.it/category/appuntamenti/

 


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Roma – Gianicolo

 

Le celebrazioni ufficiali, fredde nel rispetto del cerimoniale,  sono state lo specchio di un popolo “diseducato” alla democrazia e alla memoria. Siamo consapevoli che l’Italiano deve ancora essere costruito dalle fondamenta; è un problema di  responsabilità collettiva che investe il comune cittadino e tutte le Istituzioni.

Alcune celebrazioni  sono state, per contro, intense e ricche di sana partecipazione. In queste nicchie si è respirata aria pulita, aria repubblicana e popolare, ove i simboli, i canti, i giovani e le famiglie hanno dato senso e colore alla festa e soprattutto incoraggiato tutti ad avere ancora un briciolo di speranza per il futuro. In una di queste siamo stati gentilmente coinvolti.

Riportiamo pertanto una sintesi dell’intervento della nostra Associazione in occasione dell’incontro avvenuto a Roma, nell’atrio del teatro “Il Vascello” di Piazza Rosolino Pilo, organizzato da Licia Perelli, presidente del Comitato di quartiere Monteverde Quattro Venti

L’associazione Garibaldini per l’Italia vive  questo 150° anniversario con profondo disagio;  ci mettiamo infatti nei panni di tutti quei patrioti che, come ricordiamo nel  volantino distribuito, avevano in mente un sogno: quello di una repubblica fondata sulla liberta’, sulla giustizia, sul progresso, sulla solidarieta’; sogni infranti di coloro che parteciparono alla repubblica romana del 1849 e alla spedizione dei mille; sogni infranti di Pisacane, dei fratelli Bandiera, dell’Aspromonte, di Mentana, di Navarons (Friuli)

Oggi siamo molto lontani da quel sogno e allora, con il nostro disagio, ci rendiamo interpreti del loro “intenso dolore”, perche’ l’italia che sognavano non e’ mai nata e, di conseguenza, neanche la maggior parte degli italiani e’ stata “formata” alle nuove idee del Risorgimento.

E’ nata infatti l’italia di Cavour  e di Vittorio Emanuele II, dei suoi successori e del fascismo; e abbiamo dovuto aspettare la guerra di liberazione per ritrovare, con il referendum, la Repubblica.

Nel frattempo, su quali basi si e’ formata la maggioranza  degli italiani? Non certo sugli scritti di Mazzini e sull’esempio di Garibaldi; Mazzini nel 1870, l’anno della presa di Roma, 9 anni dal 17 marzo 1861, fu messo in carcere a Gaeta e poi esiliato, e Garibaldi osservato a vista a Caprera ; Mazzini, come sappiamo,  morira’ a Pisa il 10 Marzo 1872 sotto falso nome. Gli Italiani si sono dunque formati su altre basi e occorre studiare bene la storia per capirlo; altrimenti non si puo’ comprendere il degrado politico e sociale in cui siamo immersi oggi – A questo proposito consiglio la lettura del libro di Ermanno Rea “la fabbrica dell’obbedienza – il lato oscuro e complice degli Italiani”, che fornisce un ottimo contributo per comprendere meglio il nostro DNA culturale.

In realta’ oggi dovremmo festeggiare i due momenti fondamentali nei quali possiamo riconoscerci come cittadini repubblicani: ovvero l’esperienza della Repubblica Romana del 1849 e  quella  della spedizione dei Mille del 1860. Siamo in piazza Rosolino Pilo, patriota siciliano, mazziniano, pedina importante per l’esito positivo della spedizione dei mille perche’, come sapete, organizzo’ insieme a Giovanni Corrao i picciotti che  si unirono a Garibaldi e senza i quali, probabilmente, l’esito dell’impresa sarebbe stato diverso…….; Questi sono  uomini da ricordare!!!

Dovremmo festeggiare la Repubblica Romana del 1849, non solo  perche’ alla sua Costituzione si e’ ispirata quella attuale del 1946 – , come potete constatare all’nterno del pieghevole distribuito, ma anche perche’ l’idea di un’Italia unita e repubblicana e’ nata a Roma. Giovani provenienti da molte regioni, ovvero Stati, avevano creato il Comitato dei Circoli Italiani , proposto dal comitato toscano, cui avevano aderito : il circolo popolare romano capeggiato da Angelo Brunetti, Goffredo Mameli per Genova e gli esponenti dei circoli napoletani, umbri, romagnoli e lombardi.  Tutti insieme  avevano firmato un “manifesto  agli elettori” in cui sostenevano una tesi semplice: ai deputati eletti a suffragio universale nell’assemblea romana doveva contemporaneamente essere affidato il mandato di rappresentare lo stato alla costituente italiana . L’appello terminava cosi’: non resta che riunire la tradizione unitaria e la municipale… da cio’ risulta un’unita’ nazionale, stabilita su base di larghe liberta’ municipali”.

Nel volantino terminiamo con queste parole : manifestiamo un sentimento di intenso dolore per l’agonia della scuola pubblica, unica speranza per le nuove generazioni. La nostra Costituzione non e’ piu’ rispettata; infatti gli articoli che riguardano la scuola pubblica sono stati letteralmente aggirati  (art. 33) :  enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato.

In realtà siamo in regressione! Siamo passati dal suffragio universale della Costituente Romana  del 1849  che permetteva di eleggere direttamente i propri rappresentanti, alla nomina dei deputati dell’Italia di oggi fatta dalle segreterie dei partiti . E’ questa la sovranita’ del popolo? E’ questa “democrazia”?

Dobbiamo allora impegnarci tutti con responsabilita’, giorno dopo giorno, ora dopo ora, per poter ritornare a sognare una nuova Italia,  come fecero i gloriosi, cari patrioti del risorgimento.

viva Mazzini, viva Garibaldi, viva l’Italia

13 marzo 2011
17:00a20:30

Domenica 13 Marzo alle ore 17,00, a Roma,  presso il Centro Socioculturale Garbatella di Via Caffaro,10, l’associazione culturale “Gruppo Laico di Ricerca” ha organizzato un incontro di approfondimento sulle conseguenze politiche e storiche scaturite dall’ unificazione nazionale monarchica e dalla rivoluzione incompiuta delle forze repubblicane e progressiste.

Per l’importanza e l’attualità del tema s’invitano soci e simpatizzanti a non mancare l’appuntamento

 

 

 

per i dettagli : http://www.gruppolaico.it/category/appuntamenti/


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17 marzo 2011
10:00a13:00

I membri dell’associazione Garibaldini per l’Italia, consapevoli del contributo fondamentale dato dai volontari italiani all’unificazione della Patria, propongono di partecipare a quelle celebrazioni unitarie in cui sia possibile individuare nei contenuti e nelle rappresentazioni, elementi strettamente legati all’epopea garibaldina, alla Repubblica Romana e alla spedizione dei Mille.

Si ritengono infatti “degni” di essere celebrati e ricordati da tutti gli Italiani coloro che sognarono una Repubblica fondata sulla libertà, sulla giustizia, sul progresso, sulla solidarietà; coloro che offrirono la vita per l’Italia unita e per noi, che oggi godiamo il frutto del loro sacrificio.

Saremo presenti il 17 Marzo 2011 a Roma:

Ore 9,45 al Gianicolo – Piazzale  Garibaldi – Spostamento alle 10,00 al muro del belvedere di Villa Lante (di fronte monumento ad Anita Garibaldi), per lo scoprimento del nuovo monumento con il testo della Repubblica Romana del 1849


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Ore 17,00 a Piazza Rosolino Pilo per partecipare, con un breve intervento della nostra associazione, alla manifestazione organizzata da Comitato di Quartiere Monteverde-Quattro Venti


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In entrambi i casi distribuiremo un volantino, di cui riportiamo il testo

 

VIVA L’ITALIA

di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi

 

NOI,

RAGAZZI VOLONTARI DEL RISORGIMENTO,

CHE ABBIAMO SOGNATO UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA LIBERTA’, SULLA GIUSTIZIA, SUL PROGRESSO, SULLA SOLIDARIETA’;

NOI,

CHE ABBIAMO OFFERTO LE NOSTRE GIOVANI VITE PER L’ITALIA UNITA, E PER VOI, CHE OGGI GODETE IL FRUTTO DEL NOSTRO SACRIFICIO

 

OGGI, 17 MARZO 2011

________________________________________________________________________________________________________________________

MANIFESTIAMO UN SENTIMENTO DI INTENSO DOLORE…

________________________________________________________________________________________________________________________

PER UNA PATRIA E UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTE
PER UNA SOCIETA’ CHE TRASCURA IL BENE COMUNE PER SETE DI POTERE E DI DENARO
PER UN POPOLO DISEDUCATO ALLA RESPONSABILITA’, CHE IGNORA  L’OSSERVANZA DEI DOVERI E LA DIFESA DEI DIRITTI
PER L’AGONIA DELLA SCUOLA PUBBLICA -  UNICA SPERANZA PER LE FUTURE GENERAZIONI

 

 

 


23 marzo 2011
17:00a20:30

Domenica 23 Marzo alle ore 17,00, a Roma,  presso il Centro Socioculturale Garbatella di Via Caffaro,10, l’associazione culturale “Gruppo Laico di Ricerca” ha organizzato il secondo  incontro di approfondimento sulle conseguenze politiche e storiche scaturite dall’ unificazione nazionale monarchica e dalla rivoluzione incompiuta delle forze repubblicane e progressiste.

Per l’importanza e l’attualità del tema s’invitano soci e simpatizzanti a non mancare l’appuntamento

 

 

 

per i dettagli : http://www.gruppolaico.it/category/appuntamenti/


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Costituente Romana 1948

Costituente Romana 1948"

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA, 1849

PRINCIPII FONDAMENTALI

I.
La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II.
Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III.
La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV.
La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V.
I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI.
La piú equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII.
Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII.
Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

Titolo I

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

Art. 1. – Sono cittadini della Repubblica:

Gli originarii della Repubblica;

Coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;

Gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;

Gli stranieri col domicilio di dieci anni;

I naturalizzati con decreto del potere legislativo.

Art. 2. – Si perde la cittadinanza:

Per naturalizzazione, o per dimora in paese straniero con animo di non piú tornare;

Per l’abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;

Per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;

Per accettazione di gradi e cariche, e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d’un popolo;

Per condanna giudiziale.

Art. 3. – Le persone e le proprietà sono inviolabili.

Art. 4. – Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome. Nessuno può essere carcerato per debiti.

Art. 5. – Le pene di morte e di confisca sono proscritte.

Art. 6. -Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nei casi e modi determinati dalla legge.

Art. 7.- La manifestazione del pensiero è libera; la legge ne punisce l’abuso senza alcuna censura preventiva.

Art. 8. – L’insegnamento è libero. Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

Art. 9. – Il segreto delle lettere è inviolabile.

Art. 10. -Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente e collettivamente.

Art. 11. – L’associazione senz’armi e senza scopo di delitto, è libera.

Art. 12. -Tutti i cittadini appartengono alla guardia nazionale nei modi e colle eccezioni fissate dalla legge.

Art. 13. – Nessuno può essere astretto a perdere la proprietà delle cose, se non in causa pubblica, e previa giusta indennità.

Art. 14.La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi.

Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, nè percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.

Titolo II

DELL’ORDINAMENTO POLITICO


Art. 15.- Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine giudiziario.

Titolo III

DELL’ASSEMBLEA

Art. 16. – L’Assemblea è costituita da Rappresentanti del popolo.

Art. 17. – Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anno è elettore, a 25 è eleggibile.

Art. 18. – Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

Art. 19. – Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

Art. 20. – I Comizi generali si radunano ogni tre anni nel 21 aprile.

Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.

Art. 21. – L’Assemblea si riunisce il 15 maggio successivamente all’elezione.

Si rinnova ogni tre anni.

Art. 22. -L’Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

Art. 23. – L’Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà. Nell’intervallo può essere convocata ad urgenza sull’invito del presidente co’ segretari, di trenta membri, o del Consolato.

Art. 24. – Non è legale se non riunisce la metà, piú uno dei suoi rappresentanti.

Il numero qualunque de’ presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

Art. 25. – Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche. Può costituirsi in comitato segreto.

Art. 26.- I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le opinioni emesse nell’Assemblea, restando interdetta qualunque inquisizione.

Art. 27.-Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell’Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante. Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l’Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo. Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.

Art. 28. – Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo cui non può rinunziare.

Art. 29. – L’Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, e dei trattati.

Art. 30. – La proposta delle leggi appartiene ai rappresentanti e al Consolato.

Art. 31. – Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata con due deliberazioni prese all’intervallo non minore di otto giorni, salvo all’Assemblea di abbreviarlo in caso d’urgenza.

Art. 32. – Le leggi adottate dall’Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del popolo. Se il Consolato indugia, il presidente dell’Assemblea fa la promulgazione.

Titolo IV

DEL CONSOLATO E DEL MINISTERO


Art. 33. – Tre sono i consoli. Vengono nominati dall’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi. Debbono essere cittadini della repubblica, e dell’età di 30 anni compiti.

Art. 34. – L’ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d’ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti. Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscí di carica.

Art. 35. – Vi sono sette ministri di nomina del Consolato:

1. Degli affari interni;

2. Degli affari esteri;

3. Di guerra e marina;

4. Di finanze;

5. Di grazia e giustizia;

6. Di agricoltura, commercio, industria e lavori pubblici;

7. Del culto, istruzione pubblica, belle arti e beneficenza.

Art. 36. – Ai consoli sono commesse l’esecuzione delle leggi, e le relazioni internazionali.

Art. 37. – Ai consoli spetta la nomina e revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina e revocazione deve esser fatta in consiglio de’ ministri.

Art. 38.-Gli atti dei consoli, finché non sieno contrassegnati dal ministro incaricato dell’esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma dei consoli per la nomina e revocazione dei ministri.

Art. 39. – Ogni anno, ed a qualunque richiesta dell’Assemblea, i consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

Art. 40. – I ministri hanno il diritto di parlare all’Assemblea sugli affari che li risguardano.

Art. 41.I consoli risiedono nel luogo ove si convoca l’Assemblea, né possono escire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell’Assemblea sotto pena di decadenza.

Art. 42. – Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi tremila e seicento.

Art. 43. – I consoli e i ministri sono responsabili.

Art. 44. – I consoli e i ministri possono essere posti in stato d’accusa dall’Assemblea sulla proposta di dieci rappresentanti. La dimanda deve essere discussa come una legge.

Art. 45.- Ammessa l’accusa, il console è sospeso dalle sue funzioni. Se assoluto, ritorna all’esercizio della sua carica, se condannato, passa a nuova elezione.

Titolo V

DEL CONSIGLIO DI STATO


Art. 46. – Vi è un consiglio di stato, composto da quindici consiglieri nominati dall’Assemblea.

Art. 47. – Esso deve essere consultato dai Consoli, e dai ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle realzioni politiche.

Art. 48. – Esso emana que’ regolamenti pei quali l’Assemblea gli ha dato una speciale delegazione. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.

Titolo VI

DEL POTERE GIUDIZIARIO

Art. 49. – I giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.

Art. 50. – Nominati dai consoli ed in consiglio de’ ministri sono inamovibili, non possono essere promossi, né trasclocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati, o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

Art. 51. – Per le contese civili vi è una magistratura di pace.

Art. 52. – La giustizia è amministrata in nome del popolo pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

Art. 53. – Nelle cause criminali al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l’applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

Art. 54. – Vi è un pubblico ministero presso i tribunali della Repubblica.

Art. 55. – Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici piú anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia. L’Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo. È d’uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.

Titolo VII

DELLA FORZA PUBBLICA

Art. 56. – L’ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

Art. 57. – L’esercito si forma per arruolamento volontario, o nel modo che la legge determina.

Art.58.- Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell’Assemblea.

Art. 59. – I generali sono nominati dall’Assemblea sopra proposta del Consolato.

Art. 60. – La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall’Assemblea, né possono subire variazioni, o traslocamento anche momentaneo, senza di lei consenso.

Art. 61. – Nella guardia nazionale ogni grado è conferito per elezione.

Art. 62. – Alla guardia nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell’ordine interno e della costituzione.

Titolo VIII

DELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE

Art. 63. – Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell’ultimo anno della legislatura da un terzo almeno dei rappresentanti.

Art. 64. – L’Assemblea delibera per due volte sulla domanda all’intervallo di due mesi. Opinando l’Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizii generali, onde eleggere i rappresentanti per la costituente, in ragione di uno ogni 15 mila abitanti.

Art. 65. – L’Assemblea di revisione è ancora assemblea legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere tre mesi.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

Art. 66. – Le operazioni della costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale, e delle altre leggi organiche necessarie all’attuazione della costituzione.

Art. 67. – Coll’apertura dell’Assemblea legislativa cessa il mandato della costituente.

Art. 68. – Le leggi e i regolamenti esistenti restano in vigore in quanto non si oppongono alla costituzione, e finché non sieno abrogati.

Art. 69. – Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.

Il Presidente I Vice-Presidenti I Segretari

G. Galletti A. Saliceti – E. Alloccatelli G. Pennacchi – G. Cocchi
A. Fabretti – A. Zambianchi

PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA
Decreto istitutivo:
art.1 – Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano.
art.2 – Il Pontefice romano avrà tutte le guarantigie necessarie per la indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale.
art.3 – La forma del Governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.
Art.4 – La Repubblica Romana avrà con il resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune.

Roma lì 9 febbraio 1849 ore 1 antimeridiane Voti: 120 favorevoli – 12 astenuti – 10 contrari

Il Presidente I Vice-Presidenti I Segretari

G. Galletti A. Saliceti – E. Alloccatelli G. Pennacchi – G. Cocchi
A. Fabretti – A. Zambianchi

triuvmirato

triuvmirato

Bandiera di guerra repubblica Romana

Bandiera di guerra repubblica Romana

i triumviri

i triumviri