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Giuseppe Garibaldi in 152 lettere e documenti autografi

a cura di Paolo Macoratti e Leandro Mais, prefazione di Mara Minasi; Roma, Garibaldini per l’Italia edizioni, 2016, pp. 312, in 8°, € 25,00.


Il volume, più che un semplice epistolario, è il frutto di una vita di studioso e collezionista di Leandro Mais, unito alla passione di Paolo Macoratti, architetto di professione, impegnato nella divulgazione del mito di Garibaldi come presidente dell’associazione “Garibaldini per l’Italia”.

La raccolta presentata proviene dai due fondi di proprietà di Mais: uno costituito dai pezzi entrati in possesso dello studioso in decenni di ricerca, ed indicato nel testo con la lettera “M”, l’altro è rappresentato dall’archivio Albanese, segnalato con la lettera “A”, recentemente acquistato dallo stesso Mais.

Il volume si apre con due brevi presentazioni dei curatori e una prefazione di Mara Minasi, funzionario direttivo della Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali, seguiti da una breve biografia del medico amico di Garibaldi, Enrico Albanese, e da una sintetica cronologia della vita dell’eroe.

Di particolare interesse è l’impianto dell’opera nel quale la documentazione, costituita fondamentalmente da lettere di Garibaldi ad Albanese e ad altri corrispondenti, è presentata in trascrizione ma affiancata dalle immagini degli originali, permettendo così un contatto diretto con i documenti. I curatori hanno anche precisato quando si trattava di autografi, di singola firma autografa, ed anche della mano di Giovanni Battista Basso, compagno d’armi, amico e segretario del generale.

Il lavoro è presentato in ordine cronologico: la prima lettera è dell’11 novembre 1846, da Montevideo, l’ultima del 20 maggio 1882, a pochi giorni dalla morte. Va detto che la seconda missiva è già del 2 luglio 1855 (da Nizza ad Antonio Origoni) e la terza, da Bologna, è del 29 settembre 1859, alla quale segue un proclama del 22 ottobre; la documentazione prosegue con 5 pezzi del 1860, uno del 1861, 7 del 1862, 15 del 1863, 13 del 1864, 12 del 1865 (di cui due lettere indicate con lo stesso numero “53 A” in quanto nella seconda Garibaldi chiede ad Albanese di bruciare la prima, indirizzata al Re), 13 del 1866, 13 del 1867, 6 del 1868, 8 del 1869, 7 del 1870, 6 del 1871, 2 del 1872, 2 del 1873, 14 del 1874, 12 del 1875, 4 del 1876, 2 del 1877, 3 del 1878, uno del 1879 e uno del 1882, a cui si aggiungono due documenti senza data. Di questi 47 provengono dal fondo Mais e 106 dall’archivio Albanese, incluse le 2 lettere segnalate con un unico numero.

Il volume, oltre alla riproduzione fotografica di tutte le lettere pubblicate, contiene anche un interessante apparato di immagini che presenta personaggi e vicende dell’epopea garibaldina.

L’opera, nel suo insieme, rappresenta un importante contributo alla vita e all’epistolario di Giuseppe Garibaldi, anche per la presenza di molti inediti.

La parte più interessante è sicuramente quella riguardante la corrispondenza con Enrico Albanese, che Garibaldi considerava: “Amico mio di cuore ed intemerato compagno, nella buona e nella cattiva fortuna” (Caprera, 28 dicembre 1868, p. 204). Le lettere mettono bene in evidenza il rapporto affettivo e confidenziale tra i due. Albanese fu un punto di riferimento per i tanti problemi di salute del generale, ma anche l’amico fidato al quale confidare i propri turbamenti, anche politici, al quale rivolgersi per disbrigare diversi affari e per raccomandare reduci ed altri amici. Albanese si occupò anche di far giungere a Caprera, specie in momenti di ristrettezza della famiglia Garibaldi, rifornimenti alimentari, bestiame e oggetti vari; nel 1874 si occupò anche dell’edizione delle Memorie.

Non mancano poi spunti interessanti in molte altre lettere; lo stesso Mais sottolinea, insieme ad altre, quella inviata da Bologna ai siciliani, il 29 settembre 1859, autografa, nella quale già immagina quanto avverrà l’anno seguente: “Dunque la redenzione della Sicilia è la nostra, e noi pugneremo per essa, collo stesso ardore con cui pugnammo su’ campi Lombardi!” (p. 30). Possiamo citare anche quella del 16 febbraio 1863, da Caprera, a Hermann Joseph, presidente del collegio municipale di Lipsia, nella quale ringrazia “della simpatia de’ Germani per la causa dell’Italia e della libertà nell’Italia”. (p. 78), e sottolinea l’importanza della comunione tra i popoli. Per il loro contenuto possiamo anche segnalare, tra le altre, la lettera da Caprera, maggio 1863, alla democrazia spagnola, (p. 86); il proclama ai greci, da Caprera, del 28 ottobre 1866, autografo (p. 166); la nota al comandante Bourras, per l’attacco a Digione, da Barbirey, del 24 novembre 1870, autografa (p. 224). L’elenco potrebbe continuare ma, come scrive Mais a conclusione della sua presentazione: “Lascio al lettore il piacere di scoprire personalmente in tutte le altre lettere quanto di curioso, di particolare offra ognuna di esse” (p. 11).

Romano Ugolini

                                                                                                            

VIVA LA REPUBBLICA!

..e memoria di tutti coloro che si sono battuti per Lei, dal Risorgimento ai nostri giorni,

..e riconoscenza a tutti coloro che ancora la difendono

 

Ma il 2 giugno è anche il giorno in cui moriva un grande uomo : Giuseppe Garibaldi. Per ricordarlo, riportiamo due pensieri pervenuti in redazione da Gianni Fazzini e dal Gruppo Laico di Ricerca

 

“In questa giornata, un ricordo mesto e deferente – ma orgoglioso di Lui e della sua azione – va all’Eroe dei Due Mondi, che è sempre vivo e presente nella nostra Storia e coscienza di Patria.

Con orgoglio garibaldino 

Gianni Fazzini

 

Il 2 giugno 1882 muore nella sua casa nell’isola di Caprera (Olbia-Tempio Pausania) dopo una breve malattia GIUSEPPE GARIBALDI (74 anni) patriota Risorgimentale condottiero rivoluzionario  uomo politico e Padre della Patria. Fu Padre e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Noto anche con l’appellativo di “Eroe dei due mondi” per le sue imprese militari compiute sia in Europa sia in America Meridionale è la figura più rilevante ( insieme a Mazzini e a Cavour) del Risorgimento e protagonista controverso dell’unificazione italiana. Lo scrittore francese Victor Hugo ( 1802- 1882) che lo conobbe scrisse di lui:

“Garibaldi cos’è Garibaldi? E’ un uomo niente altro che un uomo. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà uomo dell’umanità. ”Vir“ direbbe il suo compatriota Virgilio.”

La popolarità di Garibaldi la sua capacità di sollevare le folle e le sue vittorie militari diedero un contributo determinante all’unificazione dello Stato italiano premiandolo con una popolarità enorme tra i contemporanei – solo a titolo di esempio si possono citare le trionfali elezioni (nel 1860 poi nel 1861 al Parlamento subalpino e poi italiano e nel 1874 eletto deputato del Regno d’Italia) e il trionfo che gli venne tributato a Londra nel 1864. Numerose furono anche le sconfitte fra le quali particolarmente brucianti furono quelle di Roma (1849) dell’Aspromonte (1862) e di Mentana (1867): queste ultime due lo opposero a una parte rilevante dell’opinione pubblica italiana che in tutti gli altri episodi della sua vita lo aveva grandemente amato.

Nonostante la sua profonda stima di Mazzini ( Garibaldi aveva iniziato la sua avventura di patriota subito dopo aver aderito alla Giovine Italia nel 1833) ebbe forti dissidi con lui circa l’atteggiamento da tenere nei confronti di Casa Savoia: infatti Garibaldi accondiscese a divenire sostenitore della monarchia sabauda ( pur essendo convinto repubblicano) finché questa dimostrasse di credere fermamente nella causa italiana e assumendo la guida dell’esercito piemontese contro l’Austria (1858-59).

Garibaldi pur ritenendo lecita l’uccisione di nemici in battaglia e traditori in tempo di guerra a partire dal 1861 si batté per l’abolizione della pena di morte proponendo varie volte una legge che la abolisse del Codice penale vigente. Un altro grande impegno di Garibaldi fu quello per la pace tra i popoli: nonostante le numerose guerre egli riteneva lecito usare la forza militare solo per liberare le nazioni e difendersi dai nemici manifestando altrimenti una forte convinzione pacifista e umanitaria.  Per questo avversò sempre con forza le mire espansionistiche coloniali che da subito animarono il giovane Regno d’Italia affermando che se l’italia avesse tolto la libertà e la sovranità ad un altro popolo egli avrebbe combattuto con lui contro gli italiani.

Garibaldi criticò le misure prese  contro il brigantaggio meridionale postunitario dal nuovo governo italiano come l’uso della legge marziale e la feroce repressione nonché la rigida estensione della leva militare obbligatoria piemontese al sud Italia che giudicava controproducente preferendo l’entusiasmo volontaristico che aveva animato i suoi eserciti. Nel 1868 scrisse all’attrice Adelaide Ristori: “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale temendo di essere preso a sassate essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.”

Garibaldi  fu un grande amante della natura e degli animali: questo grande amore si palesò quando nel 1871 anno nel quale Giuseppe Garibaldi su esplicito invito di una nobildonna inglese lady Anna Winter contessa di Southerland incaricò il suo medico personale di costituire una Società per la Protezione degli Animali annoverando la signora Winter e Garibaldi come soci fondatori e presidenti onorari; oggi la società è nota come Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA). Attualmente l’ENPA è il più antico e importante ente di protezione e salvaguardia animale in Italia. In seguito a queste riflessioni e azioni animaliste Garibaldi divenne quasi vegetariano in tarda età e rinunciò alla caccia (che era stata una sua grande passione fin da giovane) in nome del rispetto della vita degli animali.

Garibaldi fu notoriamente uomo di costumi semplici e quasi vicino alla povertà non avendo mai in alcun modo approfittato in senso personale di vittorie militari e politiche e della fama straordinaria di cui godeva. Cercò di guadare qualcosa per vivere scrivendo libri e con il lavoro agricolo nella sua Caprera e usò lo stipendio di parlamentare per aiutare le famiglie dei reduci dei “Mille” che non avevano ricevuto nessun riconoscimento economico dallo Stato. E soprattutto conservò un forte tratto di umiltà e di rifiuto di apparire come “prima donna“: il 26 gennaio 1875 Garibaldi all’ età di 67 anni è a Roma per prendere possesso del suo scranno in Parlamento come deputato del Regno d’ Italia. Il giorno stesso del suo arrivo  giunge a Montecitorio accolto dai deputati della Sinistra con grandi applausi che s’ interrompono solo quando il generale pronunzia il giuramento. Poi chiamato al balcone dell’albergo in via San Nicola da Tolentino  dagli applausi scroscianti della folla e infastidito dall’eccessivo entusiasmo pronunciò la famosa frase: «Romani siate seri, seri, seri!».

Il 27 settembre 1880 Garibaldi si dimette dal Parlamento prevedendo la non attuazione dei suoi ideali politici e in segno di protesta si ritira  definitivamente a Caprera. Nella lettera di dimissioni dichiara che non intende più far parte dei «legislatori in un Paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti e ai nemici dell’ unità d’ Italia… Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero ed in preda alla parte peggiore della nazione.”

Ebbe tre mogli ( tra le quali spicca la prima ANITA GARIBALDI (1821- 1849) e sette figli.

 FORZA E ONORE!

 Gruppo Laico di Ricerca.

PRESENTAZIONI

Una raccolta di lettere (50 edite, 99 inedite, 3 documenti) autografe provenienti dalla collezione Leandro Mais di Roma, corredata da 106 nomi citati, 80 note biografiche, 59 icone fotografiche, 38 illustrazioni. L’indole fiera e battagliera del patriota, capace di sovvertire il mondo e rimanere fedele ai più alti valori del progresso civile e sociale dell’umanità, in un epistolario inedito in cui emergono le grandi virtù dell’Eroe dei due mondi. Un libro utile per storici e ricercatori, ma anche per politici, insegnanti, studenti e famiglie.

Giovedì 29 settembre 2016, ore 17.00 - Roma, complesso del Vittoriano   Ingresso da via di San Pietro in carcere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=4SIenmJvxbA&feature=autoshare

 

Venerdi 18 novembre 2016 - San Vito al Tagliamento (PN): ore 11.00 Auditorium Comunale e ore 18.00 Antico Teatro Sociale “G. Arrigoni”

Interventi: Dott. Antonio Di Bisceglie (Sindaco San Vito al T.) – Arch. Paolo Macoratti (Presidente Ass. “Garibaldini per l’Italia”) – Dott. Giuseppe Garibaldi (Presidente “Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi”) – Dott. Sclippa Pier Giorgio (Assessore Istruzione Comune San Vito al T.) – Gen. Pio Langella (Presidente Feder. sportiva”Fiamme Cremisi”)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 17 Dicembre 2016, ore 16.00 – Roma : Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

Dott. ssa Mara Minasi (Responsabile Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina) - Arch. Paolo Macoratti (Presidente Ass. “Garibaldini per l’Italia”) – Prof.ssa Anna Maria Isastia (Professore associato di Storia Contemporanea - Università “La Sapienza” – Roma)

 

 

 

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=Pbyz2wqPNuM&t=276s

https://youtu.be/Pbyz2wqPNuM

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                   

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                      

                                                                     

 

 


 

PRECISAZIONI  CIRCA IL TELEGRAMMA DELL’”OBBEDISCO

di Leandro Mais

 Su questo famoso autografo garibaldino che il giorno 9 agosto compie 150 anni, pensavo di aver chiarito ogni dubbio con l’articolo “Battaglia della Bezzecca: obbedisco! …..Ma la firma non è di Garibaldi” (15.6.2016 www. Garibaldini. Org.) – Nel sito “cultura garibaldina per l’Italia” (nella quale è possibile leggere l’articolo citato) in data 22 luglio 2016, il Sig. Antonino Zarcone dichiara “L’Ufficio storico custodisce il telegramma con cui Garibaldi conferma obbedisco. Stessa firma, Il telegramma è l’originale

  1. Che l’Ufficio Storico dell’Esercito conservi  il telegramma di ARRIVO A PADOVA con la trascrizione del testo inviato da Bezzecca  dall’anonimo telegrafista del R. Esercito era cosa già nota da tempo
  2. Stessa firma” (???)
  3. Il telegramma è l’originale” -Naturalmente si tratta dell’originale dell’ARRIVO A PADOVA
  4. Era firmato perché si compilava e si consegnava al telegrafista”  - il telegrafista di Bezzecca riceveva il testo autografo (di Garibaldi) e non lo trascriveva ma lo inviava a mezzo telegrafo (in questo caso al Comando Supremo di Padova dove l’anonimo telegrafista lo decifrava e lo trascriveva di suo pugno). Questo è il documento che tutt’ora è conservato all’Ufficio Storico dell’Esercito.

Lo stampato telegrafico sul quale Garibaldi scrisse di suo pugno il testo e la sua firma risulta già dal 1918 di proprietà del Comune di Roma. Infatti ciò si può vedere nel foglio del 9 agosto del libro-calendario giornaliero (365 fogli) stampato dall’Istituto Arti Grafiche di Bergamo, a cura dell’avvocato Tolla, a beneficio del Comitato Pro Esercito.

Successivamente questo originale  fu esposto nel 1932 alla Mostra garibaldina di Roma nel cinquantenario della morte di Garibaldi (Roma Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale; vedi  catalogo n° 6159) poi trasferito per volere del Capo del Governo alla sala garibaldina che precedeva quelle dedicate al ” X anniversario della Rivoluzione Fascista ” di Roma; da quest’ultima fu trasferito  all’Archivio  Centrale dello Stato di Roma  (E. U. R), ove ancora  oggi è conservato.

Inoltre nel libro “Garibaldi nel cinquantenario della sua morte” – Autori vari – Edizioni di “Camicia Rossa” – Roma 1932 X, sono raccolti diversi articoli riguardanti le gesta militari di Garibaldi. Pubblicato in occasione della Mostra Garibaldina del 50° della morte dell’Eroe, allestita nel mese di giugno in Roma nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale (con centinaia di cimeli) è presente l’articolo “Il genio guerriero di Garibaldi” di Francesco Saverio Grazioli (pag. 10), con la foto del telegramma dell’obbedisco (pag. 17); come si può leggere reca, sotto la didascalia, il Museo dove era conservato, ovvero il “Museo del Campidoglio – Roma”

Un altro chiarimento, sempre su questo storico telegramma, è necessario per quanto riportato dal “Secolo Trentino” del 4.8.2016 (pagina della cultura), presenti le pronipoti di Garibaldi, Anita e Costanza, testimoni della cerimonia a Bezzecca: “….L’archivio di Stato di Torino ha concesso negli scorsi giorni il via libera al prestito del telegramma originale redatto da Giuseppe Garibaldi il 10 (sic) agosto 1866 a Bezzecca….” . Da quanto già detto ed appurato possiamo affermare che quello esposto non è il telegramma originale di Garibaldi bensì il testo manoscritto dal Gen.le  La Marmora copiato dal telegramma d’arrivo a Padova  (conservato nell’Archivio Storico dell’Esercito).

E ancora, dall’articolo del Secolo Trentino: “… nobilitato dalla presenza di Elide Olmeda, pronipote del telegrafista Respicio Olmeda Bilancioni, che a Padova ricevette il telegramma con l’Obbedisco e lo consegnò al Gen.le La Marmora che poi lo diede al Re Vittorio Emanuele II …. ” Questa seconda notizia è stata completamente stravolta nella descrizione del fatto reale. Il garibaldino Respicio Olmeda Bilancioni (vedi foto 5 dell’articolo “Battaglia di Bezzecca : Obbedisco… ma la firma  non è di Garibaldi” - lapide murata sulla casa a San Giovanni di Marignano – Forlì),  il 9 agosto ( e non il 10) inviò da Bezzecca a mezzo telegrafo la risposta di Garibaldi al Comando Supremo di Padova. L’anonimo militare telegrafista lo trascrisse e, a sua volta, da questo ne fece copia il Gen.le La Marmora per portarlo al Re Vittorio Emanuele II. Questo è quello esposto a Bezzecca in questi giorni, prestato dall’Archivio Storico di Torino.

Per cui riassumendo :

1 – L’originale autografo di Garibaldi da Bezzecca è quello che si conserva presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma

2 – Il telegramma in arrivo a Padova è quello che si conserva presso l’Archivio Storico dell’Esercito – Roma

3 – Copia autografa del Gen.le La Marmora è quello che si conserva presso l’Archivio di Stato di Torino

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             RITORNA NELLA CASA DI CAPRERA UNA MEDAGLIA-PREMIO CONSEGNATA ALL’AGRICOLTORE GARIBALDI

   

     Il primo giugno 2016 è stata presentata, e il 2 giugno ufficialmente esposta nella casa di Caprera, una medaglia  donata a Giuseppe Garibaldi nell’ambito della Seconda Esposizione Sarda agraria industriale e artistica del 1873.

Dalla ricerca effettuata nell’archivio di Sassari, la Dott.ssa Laura Donati ha trovato un documento nel quale è specificata la motivazione del premio assegnato al grande italiano: al “Solitario di Caprera” fu donata una medaglia di bronzo come riconoscimento per aver portato nell’isola “les pommes de terre”, cioè le patate che lo stesso aveva coltivate in Caprera. Questo toccante ricordo ci riporta alla semplicità di vita e alla grandezza dell’uomo Garibaldi.

     La bella medaglia, che reca inciso nel retro il nome del premiato, é stata donata dal collezionista Leandro Mais di Roma al Museo di Caprera, pensando che fosse più idonea la presenza di questo originale cimelio nella modesta casa dell’Eroe, piuttosto che in quella della sua collezione.

 

 

  Giuseppe Garibaldi in 152 lettere e documenti autografi

    a cura di Paolo Macoratti e Leandro Mais – Prefazione di Mara Minasi

 

       Una raccolta di lettere e documenti autografi provenienti dalla collezione Leandro Mais di Roma, corredata da 106 nomi citati, 80 note biografiche, 59 icone fotografiche, 38 illustrazioni. L’indole fiera e battagliera del patriota, capace di sovvertire il mondo e rimanere fedele ai più alti valori del progresso civile e sociale dell’umanità, in un epistolario inedito in cui emergono le grandi virtù dell’Eroe dei due mondi.

Un libro utile per storici e ricercatori, ma anche per politici, insegnanti, studenti e famiglie.

Prezzo di copertina € 25,00 + spese di spediz. (1 copia € 3,63 – da 2 a 4 copie € 6,30)

Acquisto con  bonifico bancario riferito a: Garibaldini per l’Italia – Unicredit Roma Boccea B

IBAN: IT73Q0200805275000103131663

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Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, dicevano i Romani. E anche quest’anno si ripete l’insidiosa bugia che viene sistematicamente trasmessa alle giovani generazioni e a tutti coloro che, ignorando la storia, per carenza d’informazione o per comodo, continuano ad usare impropriamente la data del 17 marzo 1861 come “anniversario dell’unità d’Italia”. Come sappiamo, i nostri veri maestri del Risorgimento, Garibaldi e Mazzini, non erano presenti a quell’estensione del Regno di Sardegna chiamato Regno d’Italia. All’Italia mancavano, nel 1861, il Lazio (ad esclusione della provincia di Rieti), il Veneto, il Friuli e il Trentino. Di quale unità dunque si parla? Giuseppe Garibaldi, eletto con elezione suppletiva deputato di Napoli il 27 Marzo, era a Caprera; il 30 marzo, di fronte ai delegati di società operaie venuti a Caprera a farli onore, così parlò:” Molti degli individui che compongono il Parlamento non corrispondono degnamente all’aspettativa della Nazione… Vittorio Emanuele è bensì circondato da un’atmosfera corrotta, ma speriamo di rivederlo sulla buona via.. Egli ha fatto molto, ma purtroppo non ha fatto tutto quel bene che poteva fare; può fare di più, e lo farà, per Dio!…” (Fonte: G. Sacerdote – La vita di G. Garibaldi).

Questo Paese ha bisogno di  radici sane, e queste devono essere riconosciute dai semi buoni della storia, quelli autentici e puri. Si deve aver cura di separarli da innesti pericolosi, quando dominati dall’interesse e dalla cupidigia. Per questo occorre affrancare chi ha operato veramente per l’ unità d’Italia (Mazzini e Garibaldi) da chi se ne è servito per ingrandire una dinastia già esistente (Cavour e Vittorio Emanuele II); si eviteranno così dannose paccottiglie, utili soprattutto a rafforzare coloro che speculano sull’ignoranza del Popolo.

Questo era, ed è il nostro pensiero – Il 17 marzo 2011 lo abbiamo condensato in un volantino (che oggi riproponiamo aggiornato)  e consegnato nelle mani dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

VIVA L’ITALIA

di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi

NOI,

RAGAZZI VOLONTARI DEL RISORGIMENTO,

CHE ABBIAMO SOGNATO UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA LIBERTA’, SULLA GIUSTIZIA, SUL PROGRESSO, SULLA SOLIDARIETA’;

 NOI,

CHE ABBIAMO OFFERTO LE NOSTRE GIOVANI VITE PER L’ITALIA UNITA, E PER VOI, CHE OGGI GODETE IL FRUTTO DEL NOSTRO SACRIFICIO

OGGI, 17 MARZO 2016

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MANIFESTIAMO UN SENTIMENTO DI INTENSO DOLORE…

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PER UNA PATRIA E UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTE
 PER UNA SOCIETA’ CHE TRASCURA IL BENE COMUNE PER SETE DI POTERE E DI DENARO
 PER UN POPOLO DISEDUCATO ALLA RESPONSABILITA’, CHE IGNORA  L’OSSERVANZA DEI DOVERI E LA DIFESA DEI DIRITTI
 PER L’AGONIA DELLA SCUOLA PUBBLICA -  UNICA SPERANZA PER LE FUTURE GENERAZIONI

     Nel presentare questo documento invitiamo il lettore a riflettere su un argomento di grande attualità: l’accoglienza dello straniero in terra italiana. L’asilo ai rifugiati e l’accoglienza agli immigrati è stato sempre un tema difficile da gestire, sia da parte delle autorità competenti, sia da parte della popolazione residente. Oggi, in Italia, al tentativo di dare una giusta soluzione al problema si contrappone l’azione di alcune forze politiche che, facendo leva sui pericoli della sicurezza personale, o su presunte privazioni dei posti di lavoro, impedisce di realizzare pienamente quell’aiuto solidale che caratterizza coloro che credono nel rispetto della dignità della persona e, più in generale, nel progresso umano.

I contenuti dell’azione garibaldina guidata dall’Eroe dei due mondi, a partire dai suoi esordi e ancor oggi presenti in una ristretta nicchia culturale, non si erano limitati esclusivamente alla realizzazione dell’unità d’Italia,  ma avevano contribuito a formare un’identità “altra” del popolo italiano, fondata su saldi principi di solidarietà sociale e umana. Ne sono testimonianza le Società di Mutuo Soccorso nate in tutto il territorio nazionale e il comportamento civile dei reduci garibaldini che ne diedero prova tornando alle loro case dopo strenue e durissime campagne di guerra. Ma ne è testimonianza diretta il – Comitato di lavoro per l’emigrazione polacca, in Palermo – di cui riportiamo testo e immagine, appartenente alla Collezione Leandro Mais di Roma. Il documento è la prima pagina di un elenco finalizzato alla raccolta fondi per sostenere gli emigrati polacchi: in alto a sinistra, primo sottoscrittore  Giuseppe Garibaldi, con un contributo mensile di Lire 5.

p.m.

COMITATO DI LAVORO PER L’EMIGRAZIONE POLACCA

IN PALERMO

IL COMITATO DI LAVORO PER L’EMIGRAZIONE POLACCA si propone di raccogliere un fondo per soccorrere mensilmente gli esuli polacchi dimoranti in Italia, non già per dar loro un soccorso infecondo e passeggero, ma nel fine di ajutarli ad imparare un’arte o un mestiere con cui possano ovunque procacciarsi una sussistenza onesta ma sicura.

Il Comitato persuaso che un popolo non deve lasciar morire di fame e di dolore i figli di un altro popolo che battono alla sua porta, è sicuro che gli Italiani risponderanno all’appello, perché non si dica che 22 milioni di popolo furono insufficienti ad ajutare meno di CENTO esuli polacchi che trascinano presentemente una vita oziosa ed infelice in terra italiana.

IL COMITATO ESECUTIVO – E. Albanese; E. Pantano; Prof. G. Monteforte; A. Salpietra; F. Valentini

 

      Gli Italiani del Perù a Nelaton e Zannetti – Medaglia  1862 di L. Seregni - A destra: entro una corona d’alloro, il bastone di Esculapio; a sinistra due specilli, a destra una pinza con la pallottola estratta dal piede di Garibaldi – (Collezione Leandro Mais – Roma)

       Per ricordare ancora una volta la data dello scontro tra Esercito Regio e  Volontari Italiani guidati da Giuseppe Garibaldi, riportiamo una sintesi del discorso pronunciato in Aspromonte il 29 Agosto 2013 dal Presidente dell’Associazione  

Per noi è importante che la memoria storica, uno dei valori fondamentali che definiscono il senso di partecipazione dei singoli alla comunità, si trasmetta di generazione in generazione, perché  la sua perdita, e dunque la perdita delle radici comuni, equivarrebbe a negare il futuro ai giovani. La nostra associazione è composta da persone che si riconoscono nei valori di libertà, giustizia e fraternità; valori che hanno mosso generazioni di patrioti ad impegnarsi per il progresso umano e civile del popolo italiano.

Oggi, forse più che in altri momenti storici, è necessario comportarci nella società civile con lo spirito garibaldino dei volontari, attenti agli sviluppi della politica, e vigilanti perché sia rispettata e attuata la costituzione repubblicana; nata, ricordiamolo sempre, con la Resistenza, dalle ceneri del più grande disastro umanitario, civile e sociale della storia.  Per questo abbiamo recentemente solidarizzato con tutti quei deputati e senatori della repubblica italiana che oggi, in parlamento, difendono l’art. 138 della nostra costituzione, la cui modifica aprirebbe la porta ad un cambiamento radicale del sistema istituzionale vigente.

La crisi che l’Italia sta oggi vivendo è pesantissima, non solo per l’economia, ma soprattutto per la perdita dei valori di riferimento nei quali riconoscerci in un concetto più ampio di Patria; e ce lo ricorda Giuseppe Mazzini ne “i doveri dell’uomo”: “finché un solo (cittadino) vegeta ineducato tra gli educati, finché un solo, capace e voglioso di lavoro, langue, per mancanza di lavoro, nella miseria, voi non avrete la patria come dovreste averla, la patria di tutti, la patria per tutti”. La mancanza di lavoro su cui si fonda la costituzione repubblicana ha dunque come effetto indotto la perdita di un riferimento comune fondamentale: la Patria.

La  frase di Mazzini ci rende ancora più consapevoli che l’Italia, intesa come popolo, si debba ancora fare. ! è sorprendente l’affinità dei comportamenti dei politici di allora con quelli di oggi.  Il problema è di “formazione” che non può certo essere affidata ai cattivi esempi, alla corruzione e al malaffare; alle televisioni che hanno trasformato potenziali cittadini in esperti consumatori. No, non è questa l’Italia che vogliamo! Formazione, dicevo, ma occorre iniziare dal basso: la nostra prossima battaglia avrà come oggetto la scuola pubblica, perché venga ripristinato lo studio del risorgimento nella scuola primaria che, come certo saprete, è stato soppresso da diversi anni.  

Aspromonte – oggi siamo qui in Aspromonte! L’ignoranza su questo avvenimento è tutt’ora sconcertante: c’è chi ne sente parlare per la prima volta, chi lo confonde con l’impresa dei mille, affermando che lo scontro ci fu, ma tra i garibaldini e i Borboni! Così Garibaldi descrive, in poche righe, nelle sue memorie, il fatto: nel ’62 l’esercito italiano, perché più forte, e noi deboli assai, ci votò all’esterminio ed alacremente corse su di noi come su briganti, e forse più volentieri ! Intimazioni non ve ne furono di sorta…; si trattava d’esterminio e siccome tra figli della stessa madre potevasi temere titubanza, cotesti ordini furono senza dubbio, di non dar tempo nemmeno alla riflessione”. Quel ripetere due volte esterminio, ci fa capire bene ciò che ha rappresentato per l’Italia l’Aspromonte : spazzare una volta per tutte quel peso (ingombrante per la destra monarchica, e imbarazzante per la sinistra trasformista)  rappresentato da Garibaldi e dai volontari garibaldini.

Un problema essenzialmente politico di delegittimazione del movimento rivoluzionario nato fin dai primi moti carbonari e terminato con la disfatta di Mentana. E delegittimazione fu, anche grazie ad una sinistra che aveva perso la sua identità risorgimentale, come affermerà il deputato Matteo Renato Imbriani, che il 22 febbraio 1890 in una seduta del parlamento dirà: “non era questa, no, l’Italia sognata dai nostri sommi, sognata dai nostri martiri, sognata da Giuseppe Mazzini, sognata da Giuseppe Garibaldi e anche da Camillo Cavour, che aveva pur esso il sentimento dell’indipendenza, sebbene non egualmente quello dell’unità; non era questa l’Italia sognata da quei due grandi fattori della nostra indipendenza, del nostro risorgimento.”

C’è una lapide a “Centuripe” (En), scritta dal poeta Mario Rapisardi nel 1907 che riassume con efficacia il dramma dell’Aspromonte: “Giuseppe Garibaldi, intento alla liberazione di Roma /perseguitato come un masnadiero / da soldati italiani / per la doppiezza vile dei governanti / il 17 agosto 1862 / sostò coi suoi prodi in questa città….. il mancato parricidio d’Aspromonte / ferì il cuore della nazione / marchiò d’infamia il nuovo regno / non distolse l’eroe / dalla magnanima impresa / non offuscò la sua fede / nel trionfo di Roma / iniziatrice di un’era novella / nella storia della civiltà”.

Per concludere, una parola sul ruolo e il valore dei volontari che seguirono Garibaldi. Garibaldi stesso, nei suoi romanzi-verità mette spesso in evidenza  il contrasto fra la “schiera di volontari, di martiri, di eroi, le minoranze di cui non manca mai l’Italia”, e la “turba di codardi, di prezzolati, di prostituti, sempre pronti a inginocchiarsi davanti a tutte le tirannidi (e al capo carismatico di turno) e di quei sciagurati uomini che si chiamano moderati che, dice ironicamente: nel fare il bene sono moderati davvero!  Ma ciò che lo addolora di pù’ è riassunto in queste poche parole: “l’indifferenza di quelle masse, per cui uno si sacrifica è, infine, di tutti i mali il peggiore

L’indifferenza, che ancora oggi caratterizza l’analfabetismo civile di gran parte del popolo italiano, conferma, fuori di ogni dubbio, la necessità, come dicevo all’inizio dell’intervento, della sua educazione e formazione.

Ricordiamo, oltre ai volontari d’Aspromonte, anche i volontari della Repubblica Romana del 1849, dei Mille, di Bezzecca e di Mentana, ma anche del 1864 in Friuli, a Navarons : persone che hanno lasciato i loro affetti – che hanno dato tutto alla Patria; tra i superstiti, molti sono morti in povertà. Citerò, ora, i nomi di alcuni caduti dello scontro d’Aspromonte e dell’eccidio di fantina, al termine del quale propongo 10 secondi di raccoglimento in loro memoria:

QUI CADDERO IL 29 AGOSTO 1862:                                                                               

Monticco Alessandro-Garibaldino- da S. Vito al Tagliamento-anni 22               

Ricci N.-Garibaldino romagnolo                                                                                         

Urso Ignazio-Già tenente dei bersaglieri-Nato a Palermo-anni 33

FURONO FUCILATI A FANTINA IL 2 SETTEMBRE 1862 :                                 

Balestra Giovanni-Bersagliere-N. Roma-anni 21 (Preso prigioniero e interrogato, rispose fieramente di non considerarsi disertore perchè seguire Garibaldi significava insediare Vittorio Emanuele in Campidoglio)                                                                 

Bianchi Costante-Bersagliere-N. forse a Graffignano (VT)                             

Botteri Giovanni-Calzolaio-Nato a Parma-anni 21 (già combattente nel ’59 e ’60) 

Cerretti Giovanni-Bersagliere-Nato a Trecenta (Rovigo)-anni 17                      

Della Momma Barnaba-Bersagliere-Nato a Roma                                           

Grazioli Ulisse-Garibaldino-Nato a Parma                                                            

Pensieri Ernesto-Garibaldino-Nato forse a Pavia

(PAUSA DI RIFLESSIONE)

CONCLUDO CITANDO GIUSEPPE GARIBALDI CHE NE “I MILLE” COSI’ SI ESPRIME SUI VOLONTARI, MORTI E FERITI IN TANTE BATTAGLIE:

” IO LI HO VEDUTI MORENTI ! E NARRO DI LORO COGLI OCCHI UMIDI E IL CUORE COMMOSSO. SI ! MORENTI QUEI MIEI CARI GIOVINETTI ! LEONI SUL CAMPO DI BATTAGLIA, ORA GIACENTI SUL LETTO DEL DOLORE; MOLTI NON GIUNGEVANO AI TRE LUSTRI ! LE LORO BELLE CAPIGLIATURE, BIONDE, NERE, CASTAGNE – POICHE’ ESSE PONNO ADDITARE ALLE VARIE LATITUDINI DI QUESTA NOSTRA BELLA PENISOLA – LE LORO BELLE CHIOME ERANO SCAPIGLIATE, ED A MOLTI INTRISE DI SANGUE ! IO PIANGO SCRIVENDO !… I LORO OCCHI INFANTILI – IN CUI HAN CESSATO DI BEARSI LE GENETRICI SVENTURATE – I LORO OCCHI, RIVOLTI A ME, ANIMARONSI, COME SE VOLESSERO RASSICURARMI, CONSOLARMI DEL MIO CORDOGLIO E DIRMI:”NON E’ NULLA ! IL DOVER NOSTRO L’ABBIAM FATTO, E MORIAMO CONTENTI, GIACCHE’ LA VITTORIA SORRISE ALLE ARMI DEI VALOROSI! A MOLTI, IL LORO ULTIMO PENSIERO ERA RIVOLTO A QUESTA TERRA, CHE PER LORO, PER IL NOBILE SACRIFICIO DELLA LORO VITA, NON SARA’ PIU’ ANCELLA DI PREPOTENTI – E MORIVANO ESCLAMANDO: “VIVA L’ITALIA !” E L’ITALIA LI HA SCORDATI; POVERI GIOVANI!…

SI, L’ITALIA RAMMENTERA’ IL VOSTRO EROISMO, QUANDO, PASSATI QUESTI SCHIFOSI TEMPI DI MISERIE, DI DEPREDAZIONI  E DI GARANZIE ALLA MENZOGNA – CHE RIDICOLISSIMAMENTE OCCUPANO TUTTI GLI ISTANTI DI QUESTE CIME REGOLATRICI DEL MONDO – ESSA POTRA’ VIVERE DIGNITOSAMENTE E LIBERAMENTE SENZA OFFENDERE, MA SENZA TEMER NESSUNO.

VIVA L’ITALIA, VIVA GARIBALDI, VIVA I VOLONTARI GARIBALDINI

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Garibaldini per l’Italia ha conferito a Leandro Mais la tessera di Socio Onorario n° 05/o. Mercoledì 4 febbraio 2015, alla presenza del Presidente Paolo Macoratti, dei soci Monica Simmons e Gianni Blumthaler,  e della moglie Maria Pia Rosati Mais, sono stati consegnati a Leandro la tessera, il fazzoletto sociale e una targa ricordo. La riproduzione dell’immagine del retro-targa è stata autorizzata dallo scultore Gabriele Di Maulo.

MOTIVAZIONE TESSERA ONORARIA N° 05/O

Per Mais Leandro, ricercatore storico e collezionista 

 

 

 

Il Consiglio Direttivo. in conformità agli artt. 7 e 4 dello Statuto ha deciso all’unanimità di concedere a Mais Leandro la qualifica di Socio Onorario dell’Associazione Garibaldini per l’Italia,

per l’impegno costante dedicato allo  studio dei documenti e dei reperti del Risorgimento italiano, con particolare  riferimento alle imprese eroiche di Giuseppe Garibaldi.

Si riconosce a Leandro Mais il merito di aver  arricchito con scrupolose, appassionate e approfondite indagini  il patrimonio della cultura storica italiana;  di aver gratuitamente e generosamente rese accessibili le sue collezioni perché fossero divulgati i valori civili e umani in esse contenuti; di aver favorito attraverso la ricerca della verità storica l’educazione delle giovani generazioni

Dritto Medaglia

Rovescio Medaglia

 

 

 

 

 

 

          Tra i documenti da cui gli studiosi traggono spunti, notizie e prove degli eventi che hanno determinato fatti storici  più o meno rilevanti, lo studio delle monete o delle medaglie del passato è privilegio di pochi ricercatori. Per l’interesse  che la nostra associazione nutre per il periodo risorgimentale, riteniamo  utile presentare questa piccola ma significativa nota  del ricercatore storico Leandro Mais che, dopo aver raccolto una gran quantità di reperti legati al Risorgimento, e in particolare intorno alla  figura di Giuseppe Garibaldi, ne ha studiato con passione  ogni piccolo indizio che potesse alimentare la complessa conoscenza della verità storica. In questa prospettiva, personaggi storici di riferimento come il Re d’Italia Vittorio Emanuele II, si presentano al giudizio degli Italiani con il loro vero volto; assai dissimile dalla perfetta iconografia che li ritrae sempre nobili.

P.M.

 

FALSITA’ E INGRATITUDINE IN UNA MEDAGLIA DEL RE “GALANTUOMO”

 di Leandro Mais

Questa medaglia fu concessa a tutti coloro che presero parte alla liberazione della Sicilia nel 1860 (quindi non solo ai 1089 di Marsala ma anche a tutti gli altri che vi si aggregarono successivamente). Il decreto è il N°10 del 12 dicembre 1860 e la medaglia fu concessa in argento ai mutilati e ai feriti, e in bronzo a tutti gli altri ( 1 ). Da un primo esame del Rovescio di questa medaglia si potrebbe pensare che la liberazione della Sicilia del 1860 sia stata opera dell’”Italia e Casa Savoia”. Considerando poi che nel Dritto appare solamente il ritratto di Vittorio Emanuele e nessun riferimento al vero “liberatore”, possiamo confermare che questa medaglia dichiara una falsità. Se invece vogliamo dare all’iscrizione del R. una interpretazione non espressa, ovvero che    ” l’Italia e Casa di Savoia” offrono in ricordo questa medaglia ai liberatori della Sicilia, ciò non si può affermare per come è scritto. Quindi non comparendo nessun chiaro riferimento ai veri liberatori possiamo senz’altro definire questa medaglia un segno di ingratitudine sovrana verso i veri liberatori e il loro glorioso capo.

Una notizia particolarmente interessante (vedi pag. 199 di cui alla nota 1) è quella della concessione di un esemplare in oro al Generale Garibaldi (definito nel catalogo “Liberatore della Sicilia” ??). Il decreto di questo è il N° 83 dell’ 11 Gennaio 1862. Lascio immaginare il “gradimento” da parte dell’Eroe quando ricevette un “riconoscimento” nel quale era completamente assente ogni riferimento al vero liberatore. E’ invece storicamente accertato dalle cronache dell’epoca l’effetto di ripulsa che ebbe questa medaglia quando fu assegnata ai garibaldini. In più si noti la data di concessione di quella in oro consegnata all’eroe: “1862 “. Questo è l’anno che nella storia d’Italia porta la data più tragica: ” 29 Agosto 1862″.

Garibaldi quel giorno non ricevette una seconda medaglia d’oro dal suo Re, ma una palla di piombo di moschetto che lo rese invalido per tutto il resto della vita.

( 1 ) – Tutti i dati dei vari decreti ufficiali di questa medaglia sono descritti da pag. 197 a pag. 201   del catalogo:” Le decorazioni del Regno di Sardegna e del Regno d’Italia” di Costantino Scarpa e Paolo Cézzanne – Vol. 1 – Roma 1892

 

 

 

 

      

           Ricordare questo giorno è ancora oggi necessario e importante; non tanto per fare memoria dell’evento-bombardamento di Porta Pia che lo Stato Monarchico Italiano,  riunito dopo una lunga serie di annessioni quanto meno discutibili, esercitò contro lo Stato Monarchico assoluto della Chiesa, quanto per verificare gli effetti che quel tipo di intervento politico e militare produssero nella coscienza degli Italiani. Effetti ancora in gran parte irrisolti nell’ambito dei rapporti tra Stato Repubblicano e Chiesa Cattolica, tra laicità delle istituzioni e influenza confessionale. Dove erano, quel 20 settembre 1870, i nostri più autorevoli patrioti? Garibaldi si preparava per combattere a Digione, in Francia, schierato con i nemici di sempre, a difendere i confini francesi dai Prussiani; Mazzini in carcere a Gaeta, arrestato dopo un tentativo insurrezionale repubblicano in Sicilia. Due assenze che confermano un percorso storico durante il quale  venne meno la matrice popolare e democratica, che avrebbe probabilmente sovvertito i rapporti di forza tra stato laico e chiesa cattolica.

         Ringraziando la Professoressa Maria Mantello, presidente dell’Associazione Nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”, per la sua costante attività culturale di informazione, rivolta principalmente all’approfondimento dei problemi legati alla laicità dello Stato, crediamo sia giusto onorare il “20 settembre” riportando il suo significativo articolo pubblicato sul periodico “Libero pensiero”, riferito alla Relazione presentata al congresso di Londra dell’11 Agosto 2014 sulla separazione Stato/Chiese.

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Tre anni sono passati dal cuore delle  celebrazioni del 150°  anniversario dell’Italia unita (vedi articolo 17 marzo 2011 ). Eravamo a Roma, sul piazzale del Gianicolo, quel 17 marzo, a testimoniare la nostra profonda amarezza; non certo per l’Italia unita, che abbiamo festeggiato e festeggiamo ogni giorno nei nostri cuori, quanto per l’Italia incompiuta che sempre  più soffoca il nostro vivere quotidiano, rendendoci complici involontari, ma non per questo incolpevoli, di una regressione culturale senza precedenti.

Quale personaggio storico potrebbe mai rappresentare più degnamente l’ unità del Paese, se non Giuseppe Mazzini, la vetta più alta del pensiero intellettuale, morale e civile dell’Italia e una delle più avanzate d’Europa? Il 10 marzo scorso, nel 142° della sua morte, solo pochissimi Italiani  si sono ricordati di Lui; eppure è stato perseguitato, ha subito il carcere, è morto sotto falso nome per restare fedele fino in fondo agli ideali democratici e repubblicani.

Questo Paese ha bisogno di  radici sane, e queste devono essere riconosciute dai semi buoni della storia, quelli autentici e puri. Si deve aver cura di separarli da innesti pericolosi, quando dominati dall’interesse e dalla cupidigia. Per questo occorre affrancare chi ha operato per l’Italia (Mazzini e Garibaldi) da chi se ne è servito (Cavour e Vittorio Emanuele II); si eviteranno così dannose paccottiglie, utili soprattutto a rafforzare coloro che speculano sull’ignoranza del Popolo.

Questo è il nostro pensiero – Il 17 marzo 2011 lo abbiamo condensato in un volantino (che oggi riproponiamo aggiornato)  e consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

 

VIVA L’ITALIA

di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi

NOI,

RAGAZZI VOLONTARI DEL RISORGIMENTO,

CHE ABBIAMO SOGNATO UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA LIBERTA’, SULLA GIUSTIZIA, SUL PROGRESSO, SULLA SOLIDARIETA’;

 NOI,

CHE ABBIAMO OFFERTO LE NOSTRE GIOVANI VITE PER L’ITALIA UNITA, E PER VOI, CHE OGGI GODETE IL FRUTTO DEL NOSTRO SACRIFICIO

OGGI, 17 MARZO 2014

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MANIFESTIAMO UN SENTIMENTO DI INTENSO DOLORE…

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PER UNA PATRIA E UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTE
 PER UNA SOCIETA’ CHE TRASCURA IL BENE COMUNE PER SETE DI POTERE E DI DENARO
 PER UN POPOLO DISEDUCATO ALLA RESPONSABILITA’, CHE IGNORA  L’OSSERVANZA DEI DOVERI E LA DIFESA DEI DIRITTI
 PER L’AGONIA DELLA SCUOLA PUBBLICA -  UNICA SPERANZA PER LE FUTURE GENERAZIONI

L’Associazione Garibaldini per l’Italia, insieme all’Associazione Nazionale Garibaldina, celebrerà il 29 Agosto 2013 alle ore 9,00, al Cippo Garibaldi in Aspromonte, il 151° anniversario dello scontro “fratricida” tra le truppe Italiane comandate dal Generale Pallavicini e i volontari comandati da Giuseppe Garibaldi.

Lo scorso anno, in occasione del 150°, mettemmo in evidenza l’indifferenza, oltre all’ignoranza, che gran parte della popolazione riserva allo scontro dell’Aspromonte , quasi rappresentasse per gli Italiani un episodio insignificante nel panorama complessivo del Risorgimento (vai all’articolo). A coloro invece che cercano di approfondire e comprendere  le motivazioni storiche e culturali che hanno formato lo Stato unitario, i cui sviluppi ancora oggi si ripercuotono con incredibile efficacia sulla nostra realtà politica e sociale, abbiamo voluto dedicare una giornata di celebrazione, memoria e dibattito nei luoghi stessi ove avvenne lo scontro.

 Giovedì 29 Agosto 2013 – ore 9,00 – Cippo Garibaldi – Comune di S. Eufemia (RC)
VIDEO DELL’EVENTO

http://youtu.be/Jt7ZKH0JXq0

“Nessuno può servire a due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà  all’uno e trascurerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammòna” (Vangeli di Matteo e Luca)

Così come l’insegnamento  cristiano impone al fedele l’osservanza di questa semplice e coerente scelta di campo, nello stesso modo il cittadino di una Repubblica democratica ha il dovere di scegliere tra chi opera per il bene della collettività e chi  utilizza le Istituzioni per soddisfare e potenziare  interessi privati che contrastano lo sviluppo e il progresso del Popolo.  

I recenti, incredibili  avvenimenti legati all’elezione del Capo dello Stato  hanno impedito che in Italia si realizzasse, almeno sulla carta, quel processo di reale cambiamento e quell’inversione di tendenza  politica e culturale da tempo invocata.

Nelle pagine di questo sito  abbiamo più volte sottolineato la coincidenza tra i comportamenti delle varie correnti politiche della seconda metà dell’ottocento (conservatrici, moderate riformiste o democratiche e rivoluzionarie) e quelle dei nostri giorni; comportamenti  drammaticamente simili per inciuci, ignavia, camaleontismo, superbia; e quanto tali posizioni fossero condannate molto duramente da Garibaldi, Mameli, Mazzini e tutti coloro che avevano compreso quanto fosse importante costruire una società nuova su solide e virtuose fondamenta, non solo per unificare un territorio culturalmente eterogeneo,  quanto per formare la coscienza civile di un intero Popolo. La maggior parte delle strade delle nostre città sono ora asfaltate e non più polverose come quelle dell’800, ma la personalità degli uomini che le calpestano  è cresciuta in cinismo e individualismo. Il problema di fondo, dunque, rimane: la maggioranza degli Italiani deve ancora essere “formata” alla civiltà e al progresso; e certo non aiuta aver affossato culturalmente e finanziariamente  la scuola pubblica, fonte indiscussa di formazione e crescita del cittadino.

 Non si può servire a due padroni! Come possiamo essere indifferenti alle vicende che hanno portato l’Italia a sprofondare ai livelli più bassi della sua storia repubblicana? Come possiamo ignorare le politiche sbagliate, gli scandali, le ruberie, i conflitti d’interesse, le concussioni, le corruzioni, le connivenze con le mafie,  che certi opportunisti  legati a Silvio Berlusconi  (compresa quella pseudo-opposizione e quelle figure istituzionali che ne hanno favorito il dilagare)  hanno inflitto al povero Popolo italiano, stordito dalle televisioni e ingannato da tali abili manovratori? Occorre scegliere: servire due padroni peggiorerà ulteriormente la grave crisi che stiamo vivendo.

Se solo ci fossimo liberati dalle scorie del passato, dai vincoli del partitismo autoritario, apparentemente democratico, che non vuole sacrificare il piccolo potere di una piccola casta al vero bene della collettività, avremmo visto, forse, nascere una  luce per l’Italia; la stessa luce sognata dalle nuove generazioni che avevano identificato Stefano Rodotà con l’uomo che incarnava  la speranza.

Paolo Macoratti 

PER CHIARIRE  IL SIGNIFICATO DELLA CANDIDATURA DI STEFANO RODOTA’, INSERIAMO LA LETTERA CHE LO STESSO HA SCRITTO A EUGENIO SCALFARI

Questa la lettera di Stefano Rodotà a Eugenio Scalfari, che lo aveva pesantemente attaccato per la sua scelta di offrire il fianco al Movimento 5 Stelle:

Caro direttore,

non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l’articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti.

E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza ella Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero irigente
politico non scappa, non dice «non c’è problema », non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com’è andata oncretamente a finire.

La mia candidatura era inaccettabile perché proposta da Grillo? E allora bisogna parlare seriamente di molte cose, che qui posso solo accennare. È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che enota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata. Nella drammatica giornata seguita all’assassinio di Giovanni Falcone, l’esigenza di una risposta istituzionale rapida chiedeva l’immediata elezione del presidente della Repubblica, che si trascinava da una quindicina di votazioni. Di fronte alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro, più d’uno nel Pds osservava che non si poteva votare il candidato “imposto da Pannella”. Mi adoperai con successo, insieme ad altri, per mostrare l’infantilismo politico di quella reazione, sì che poi il Pds votò compatto e senza esitazioni, contribuendo a legittimare sé e il Parlamento di fronte al Paese.

Incostituzionale il Movimento 5Stelle? Ma, se vogliamo fare l’esame del sangue di costituziona-lità, dobbiamo partire dai partiti che saranno nell’imminente governo o maggioranza. Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe? È folklore o agire in sé incostituzionale? E tutto quello che ha documentato Repubblica nel corso di tanti anni sull’intrinseca e istituzionale incostituzionalità dell’agire dei diversi partiti berlusconiani? Di chi è la responsabilità del nostro andare a votare con una legge elettorale viziata di incostituzionalità, come ci ha appena ricordato lo stesso presidente della Corte costituzionale? Le dichiarazioni di appartenenti al Movimento 5Stelle non si sono mai tradotte in atti che possano essere ritenuti incostituzionali, e il loro essere nel luogo costituzionale per eccellenza, il Parlamento, e il confronto e la ialettica che ciò comporta, dovrebbero essere da tutti considerati con serietà nella ardua fase di transizione politica e istituzionale che stiamo vivendo.

Peraltro, una analisi seria del modo in cui si è arrivati alla mia candidatura, che poteva essere anche quella di Gustavo Zagrebelsky o di Gian Carlo Caselli o di Emma Bonino o di Romano Prodi, smentisce la tesi di una candidatura studiata a tavolino e usata strumentalmente da Grillo, se appena si ha nozione dell’iter che l’ha preceduta e del fatto che da mesi, e non soltanto in rete, vi erano appelli per una mia candidatura. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere come mai persone storicamente appartenenti all’area della sinistra italiana siano state snobbate dall’ultima sua incarnazione e abbiano, invece, ollecitato l’attenzione del Movimento 5Stelle. L’analisi politica dovrebbe essere sempre questa, lontana da malumori o anatemi.

Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo ispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd. E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete.

Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che, scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano, non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica.

Per conto mio, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro. E alla politica continuerò a guardare come allo strumento che deve tramutare le traversie in opportunità.

La vittoria momentanea delle forze militari e volontarie della Repubblica Romana suscitò grandi entusiasmi nel Popolo di Roma; si era riusciti a battere sul terreno uno dei più potenti eserciti del mondo. La macchina bellica francese avrebbe schiacciato con le armi, solo un mese dopo, le speranze e le illusioni di quella meravigliosa stagione.

 

 

E’ stata celebrata la ricorrenza del 30 Aprile con la Società di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”,  l’Istituto Internazionale di studi “Giuseppe Garibaldi”, ente promotore, l’Associazione Nazionale Garibaldina, l’Associazione Nazionale “Cacciatori delle Alpi” e l’Associazione culturale “Gli amici di Righetto”. Ha partecipato alla celebrazione la V classe dell’Istituto comprensivo “Via Crivelli”, accompagnata dal Dirigente scolastico e da due insegnanti ; la Presidente della Commissione scuola, cultura e sport del Municipio XVI, Avv. Cristina Maltese, la Direttrice del Museo della Repubblica Romana Dott.ssa Mara Minasi e varie Associazioni culturali e d’Arma. Alla presenza di Giuseppe Garibaldi, Presidente dell’Ist. Internaz. di Studi “Giuseppe Garibaldi”, della Signora Maria Antonietta Grima Serra, Presidente dell’Associazione Nazionale Garibaldina, dell’Arch. Paolo Macoratti, Presidente dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, sono intervenuti il Prof. Giuseppe Monsagrati e il Prof. Franco Tamassia. La cerimonia è stata significativa per la presenza di alcuni discendenti di Goffredo Mameli e di Paolo Narducci, quest’ultimo tra i primi a cadere il 30 Aprile 1849 per la repubblica Romana.

http://www.youtube.com/watch?v=96ePk3QCS5o 

Roma, 30 Aprile 2013 – ore 11,30 - Museo Ossario Garibaldino - Via Garibaldi, 29/e – http://www.facebook.com/photo.php?v=451725671579134 

 

 

 

20 marzo 2012
21:00a23:00
Settimo incontro sulla  Repubblica Romana del 1849. Tema centrale l’arrivo a Roma di Giuseppe Mazzini. E’ un momento storico di altissimo valore per la conquista delle libertà civili e democratiche di ogni popolo, che videro Roma e l’Italia protagoniste di una rivoluzione culturale senza precedenti.
Conferenza a cura dell’Associazione Gruppo Laico di Ricerca

SETTIMA PARTE :

http://www.gruppolaico.it/category/incontri-di-ricerca/

Appuntamentio a Roma, via Caffaro, 10

  • MARTEDI’  20 marzo  2012 – ore 21,00    

PER CONSULTARE I DOCUMENTI SULLA REPUBBLICA ROMANA, VAI  ALLA PAGINA DEI  “LINK A SITI AMICI”