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Con questa intervista datata ottobre-dicembre 1991, Leandro Mais, socio onorario della “Garibaldini per l’Italia”, ci consegna questo piccolo ma significativo documento sulla nascita della sua collezione e sulla figura di Giuseppe Garibaldi, che avevamo già avuto modo di conoscere attraverso la pubblicazione delle lettere autografe dell’Eroe e gli articoli pubblicati in questo sito a partire dall’11 febbraio 2015. Il fallito progetto di donazione dell’intera collezione Mais al Comune di Roma, denominato “Museo Garibaldi”, il cui materiale avrebbe dovuto essere collocato all’interno di Villa Pamphili, nell’edificio “Arco dei quattro venti”, prevedeva una prima sala del percorso museale dedicata proprio alla nascita della collezione Mais. Motivazioni e concetti che ritroviamo qui, espressi in forma di intervista.

P.M.

Intervista della Presidente del Centro letterario “Luigi Capuana” a Leandro Mais, studioso e collezionista di materiale garibaldino.

Domanda: “Come e quando iniziò in Lei la passione per Garibaldi?”

 Sono grato innanzitutto alla Prof. Ada Capuana, Presidente del Centro letterario “Luigi Capuana”, per avermi dato l’opportunità di poter narrare ai lettori di “A-Z” l’origine di questa mia passione per il grande Eroe. Premetto che ho sempre coltivato, fin da ragazzo, almeno tre interessi: I francobolli, l’arte, la storia. Passate le prime esperienze dilettantistiche della prima adolescenza, verso i 16 anni iniziai, con metodo e costanza, la ricerca per la raccolta di collezioni tematiche sull’arte. Ciò mi portò ad unire in una, due passioni, e tanto mi ci dedicai che acquisii in questo campo una buona specializzazione. Partecipai quindi a diverse mostre e fui invitato a scrivere (su riviste filateliche specializzate) vari articoli tratti da queste tematiche artistiche (vere e proprie monografie filateliche sui Musei e sugli artisti). Per i “non addetti ai lavori” vorrei chiarire che la ricerca su ogni francobollo a soggetto artistico richiede il reperimento di svariati dati: autore, titolo dell’opera, anno d’esecuzione, materiale d’esecuzione, dimensioni, museo dove è conservato e per le opere più note anche una piccola cronistoria. Questa “scheda artistica” viene completata con il relativo numero di catalogo filatelico, attraverso il quale il collezionista può richiedere il francobollo stesso.

Tredici anni fa mi balenò quest’idea improvvisa: realizzare (sempre con i francobolli) una tematica storica sulla vita di Garibaldi. Forse per un altro filatelico la cosa si sarebbe risolta senza ulteriori…”complicazioni”, ma così non fu per il sottoscritto: non solo queste perdurano tutt’ora, ma si sono allargate a…macchia d’olio. Evidentemente avevo “smosso”, incoscientemente, qualcosa che “covava” (e chissà da quando!) dentro il mio animo. Proprio così perché già nell’iniziare quel lavoro di ricerca, ovvero di “schedatura”, non mi accontentavo delle notizie dell’enciclopedia ma cominciai a comprare libri, riviste, giornali e tante altre cose. Poi, per controllare l’esattezza di alcune notizie, iniziai la ricerca delle “fonti” nelle Biblioteche Storiche e nei Musei del Risorgimento. Cominciai così a conoscere diverse persone “qualificate” nel ramo storico-garibaldino ed anche molti appassionati collezionisti, che mi dischiusero nuovi orizzonti sulla conoscenza di questa grande personalità umana, oltre che eroica (purtroppo sconosciuta dai più forse a causa del “mito” con cui fu avvolto, ancora Lui vivente). Non solo però andava crescendo la tematica “VITA DI GARIBALDI” ma a seguito degli acquisti continui del “materiale di ricerca” si era formata una vera e propria Collezione Garibaldina.

Oggi, a distanza di 13 anni (ma molti amici si meravigliano e dicono che sono veramente pochi, in confronto alla “quantità” e “qualità” del materiale raccolto) questa Collezione Garibaldina comprende i seguenti rami: Libri (numeri unici, cataloghi di mostre, riviste, giornali, ecc..); Litografie e Fotografie d’epoca, Autografi, Medaglie (Medaglioni, Distintivi, ecc), Cartoline, Manifesti, Fotografie di monumenti e lapidi, Busti di materiale diverso, Soldatini (piombo, carta, ecc.), Oggettistica varia e curiosità. Mia moglie dice, con un certo orgoglio spiritoso, che vive non in una casa…ma in un Museo!

Domanda: “Perché e cosa lo ha appassionato dunque, della figura dell’Eroe?”

 Seguitando la ricerca di notizie (e di materiale) su questa mitica personalità, si andava delineando sempre più in me la conoscenza del vero, reale Garibaldi: l’uomo Garibaldi. Ecco, la “passione” per Garibaldi nacque in me scoprendo l’uomo-Garibaldi, e che più che una passione è stata una semplice … “attrazione”, maturata lentamente nel tempo e sbocciata casualmente 13 anni fa, sotto forma di quella collezione tematica (Ancora una volta oggi dico: grazie francobolli!). Ciò premesso, posso affermare che il mio “carattere” è stato “attratto” da una personalità simile, ma naturalmente più potente: Giuseppe Garibaldi.

Domanda: “Quali sarebbero le “doti” dell’uomo-Garibaldi che lo hanno “attratto” perché sente più vicine alle sue?”

 Molti penseranno al fluido irresistibile dell’”Eroe invincibile” o del “Gran Fascinatore” di uomini e soprattutto di tante donne o del “carismatico Duce dei Mille” che ancora una volta ha colpito il cuore di un suo ingenuo ammiratore del XX secolo. No, queste sono per me le caratteristiche (o doti) più appariscenti della Sua natura, ovvero della Sua personalità; quelle cioé che hanno creato, prima il Suo “mito” (attraverso le poesie, gli scritti, le pitture, le sculture), poi il Suo “crepuscolo”, ovvero la conoscenza dell’uomo-Garibaldi, la negazione cioè della Sua “vera natura”, perché di Lui oggi, sembra impossibile a crederlo, tutto è menzogna in quanto tutto è distorto e dunque falsato. Secondo me, quindi, le “grandi doti” dell’uomo-Garibaldi che mi hanno particolarmente “attratto”, sono: la giustizia e la libertà combattute in favore di tutti gli uomini del mondo fino al sacrificio personale; l’onestà e l’umiltà anch’esse innalzate religiosamente a voto civile che fanno di Lui la reincarnazione di un altro grande uomo: Francesco d’Assisi.

Domanda: “Di queste belle virtù dell’Eroe, cosa rimane negli uomini di oggi?”

 Penso e con tristezza affermo che negli uomini di oggi, del Suo messaggio civile (e patriottico) che veniva definito “la mistica garibaldina”, non è rimasto più nulla. Vorrei ricordare ancora una volta che Garibaldi fu uomo di grandi ma difficili ideali: la libertà, la democrazia, l’onestà e l’umiltà. Odiò tutto ciò che opprime e limita: la tirannia, la menzogna, il potere e la ricchezza. Ecco perché ripulse tutti I partiti, che limitano le idee degli uomini dividendoli in contrasti ideologici; ma ciò spiega pure perché tutti i partiti si sono – dopo la Sua morte – riconosciuti in Lui, contendendoselo (e ciò tutti sanno che dura fino ai nostri giorni). Qualcuno poi afferma fortemente – ma solo con le labbra – di essere un Suo seguace (oltre che ammiratore), cercando di far combaciare certe rassomiglianze di fatti o di parole. Ma questo è un “gioco” antico per attrarre le “masse”, che si ripete in continuazione – cambiando “colore”- dopo la morte del Grande. Tutti abbiamo a mente (perché é storia che abbiamo vissuto, noi oltre il mezzo secolo) quante volte l’Eroe è stato innalzato ad ideale di ideologie politiche. L’adamantina purezza dei Suoi ideali e delle Sue doti sono serviti a molti per trincerarsi dietro questo scudo invincibile e meraviglioso, illudendosi di sfruttarlo come un talismano personale! Di tutti costoro (in un modo o in altro) siamo stati testimoni della loro fine…ingloriosa: solo Lui, l’uomo-Garibaldi con I Suoi grandi ideali rimane nella sua immacolata purezza, incontaminato esempio a tutta l’Umanità onesta! Sarà dunque perché il sottoscritto, fin da ragazzo, ha sempre “navigato contro corrente” lottando onestamente e aspramente contro le seduzioni facili ma effimere della vita, che l’Eroe, anzi l’uomo-Garibaldi gli si é “rivelato” ad un tratto “attraendolo”, come Colui che da tempo cercava…

Oggi, attraverso I tanti “rami” del mio piccolo museo garibaldino, posso sinceramente affermare ai lettori e agli amici tutti, che non solo soddisfo un piacere culturale-collezionistico come molti, ma soprattutto sto ancora imparando con gioia quanto era e quanto ancora è grande l’uomo-Garibaldi.

 Ottobre-Dicembre 1991

Leandro Mais


di Leandro Mais

Questa storica ricorrenza mi permette di annotare qualcosa di inedito che riguarda questa eroica donna.

Nell’archivio storico del medico garibaldino Enrico Albanese è presente una fotografia (foto 1 D e 2 R: mm 110 x H mm 160) del fotografo Giuseppe Incorpora di Palermo che ritrae le sembianze di Anita con due variazioni rispetto al famoso ritratto dal vero del 1845, eseguito a Montevideo dal pittore genovese Gaetano Gallino – 1804/1884 ( foto 3 – Milano Museo del Risorgimento). Questa foto dell’Incorpora è chiaramente una variante del famoso ritratto, volutamente ideata per realizzare una immagine differente dal dipinto originale, attraverso due semplici modifiche: 1) il viso è volto a destra anziché a sinistra; 2) il busto è coperto da un poncho a righe artisticamente panneggiato, in luogo del semplice abito del dipinto stesso.

Per quanto riguarda il ricordo dell’eroica Anita, la sua immagine (ovvero quella del dipinto del Gallino) era stata riprodotta nel 1932 (50° della morte di Garibaldi) nel valore da £ 2 + 0,50 di posta aerea (foto 4), che qui illustro attraverso un documento postale viaggiato dell’epoca. Questo documento è una cartolina raccomandata spedita dall’interno della Mostra garibaldina di Roma e con destinazione San Mateo – California – USA: l’annullo (28.6.1932) è quello speciale della “Mostra Cimeli Garibaldini Roma” la cartolina è affrancata, oltre che con un valore più alto della Posta Ordinaria, con l’intera serie di 5 valori della posta aerea commemorativa garibaldina, di cui il ritratto di Anita è il penultimo.

Molte sarebbero le riproduzioni di Anita in altri francobolli del Brasile e della Repubblica di S. Marino, nonché in annulli postali, però penso che sia più interessante ricordare il francobollo e il relativo timbro speciale che la sua città natale, Laguna, emise in occasione del 150° anniversario della nascita: 30 agosto 1971 (foto 5).

A tutt’oggi devo constatare che il Brasile e l’Italia non hanno ancora dato notizie di emissione per l’occasione. Devo invece annunciare l’emissione di un francobollo con annullo speciale (foto 6) da parte della Repubblica di S. Marino, in data 1 giugno 2021, del valore di Euro 3,50.

Nel campo della medaglistica mi limito a ricordare che la ANRVG ha coniato una medaglia ricordo (in due dimensioni coniate dalla ditta Picchiani & Barlacchi Firenze) riproducente, nel Dritto, il ritratto del dipinto del Gallino (foto 7).

 

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      La difficoltà di discernere il vero dal falso è oggi estremamente potenziata a causa dell’immensa quantità di informazioni che circolano su internet e sui canali televisivi tradizionali. Questa responsabilità è stata affidata al singolo cittadino che si vede costretto al controllo o ad informarsi persino su dati ufficiali al fine di accertarne la veridicità, l’eventuale strumentale manipolazione o, caso limite, l’incosciente sbadataggine. Leandro Mais, nel ruolo di instancabile ricercatore, ci gratifica oggi, in questo breve articolo, con una singolare e quanto mai comica fake news che ha avuto il privilegio di intercettare su internet, casualmente.

p.m.

       Questo nuovo “Incontro di Teano” è veramente inedito: ed è molto di più per la sua parte comica che non di quella storica; ma veniamo ai fatti. Stavo cercando di trovare su internet la targa in bronzo argentato facente parte della mia collezione, di cui alle foto 1 e 2 (quella in argento per il momento è irreperibile), quando mi sono imbattuto in un sito di una ditta numismatica che cosi la descrive:

    Foto 1 dritto: descrizione della scena rappresentata: Incontro di Teano con Garibaldi e Vittorio Emanuele II a cavallo. Sotto “TEANO 26 OTTOBRE 1860” . In basso a sinistra. Monogramma “ADC – S. JOHNSON”

   Foto 2 Rovescio: descrizione aquila ad ali spiegate sul bersaglio. Sotto “TIRO A SEGNO NAZIONALE / RICORDO DELLA V° GARA GENERALE / GIUGNO MCMVII / COMMEMORANDOSI IN ROMA IL 1° CENTENARIO / DI / GIUSEPPE GARIBALDI”.

     Questa prima parte di descrizione del dritto e del rovescio di questa targa è, nel suo insieme di dati, corretta. Quanto invece è riportato nella descrizione sottostante, la possiamo considerare una insuperabile battuta di spirito che meriterebbe un premio. Ho creduto opportuno farne avvertiti i miei cari lettori perché godano anche loro di questa eccezionale “fake-news”. Ed ecco quanto riportato successivamente: “PLACCHETTA RETTANGOLARE CONIATA, REALIZZATA NEL 1907 PER RICORDARE LA QUINTA GARA DI TIRO A SEGNO NAZIONALE A ROMA E LO STORICO INCONTRO DI TEANO TRA VITTORIO EMANUELE III E RE VITTORIO EMANUELE II”.

     Ogni parola di commento rimane superflua: l’unico che veramente ne resta particolarmente turbato e inorridito è Garibaldi, che si vede scambiato per Vittorio Emanuele III!

Leandro Mais

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      Durante l’osservazione quotidiana delle notizie e degli avvenimenti del presente e del passato dovremmo sempre esercitare, nei confronti della comunità cui apparteniamo, un dovere fondamentale: la ricerca della verità. Questo principio, utile e valido per gli avvenimenti del presente (anche se più complicato per la difficoltà di saper interpretare la contemporaneità), lo è soprattutto per quelli del passato, quando i “ricercatori” appartengono a quella categoria di umanità che ha aderito idealmente ai valori risorgimentali, e garibaldini in particolare.

Di questo “dovere fondamentale” si è fatto carico Leandro Mais che, attraverso la stesura del seguente breve articolo, intende riaffermare con decisione particolari della verità storica legata alla figura di Anita Garibaldi, in occasione del bicentenario della sua nascita (1821-2021), contrastando così false notizie e immagini, troppo facilmente abilitate a navigare su internet, grande calderone di “verità” e di “menzogne”.

P.M.

    Purtroppo nelle ricorrenze commemorative di tutti i grandi personaggi storici assistiamo ad una notevole produzione di biografie di questi, alcune delle quali veramente inesatte (e ancor più gravi, a volte, se in malafede). Considerando la ricorrenza bicentenaria della nascita dell’eroina Anita Garibaldi dobbiamo constatare, anche per Lei, molte inesattezze e falsità.

      Questa mia ricerca si concentra sull’apparizione di una fotografia (che risulterà anche ritoccata) che raffigura un’alta e snella figura femminile, in camicia rossa, pantaloni, gambe incrociate, giacca con medaglia sul bavero sinistro. Al centro della foto è stata stampata la scritta “Anita” (Foto 1). Questa foto appare per la prima volta sulla rivista “Focus – Storia” n. 12 – febbraio-marzo 2007, articolo pag. 58, “l’Infedele” di Paola Grimaldi. Lo stesso articolo con la stessa fotografia è nuovamente pubblicato (a firma sempre della Grimaldi) sulla stessa rivista in data “autunno 2013”.

       Nel 2009 viene edito da Polistampa il volume “Garibaldi innamorato – La figura dell’eroe e del garibaldinismo in toscana” di A. Frontoni e C. Pasquinelli. Il volume raccoglie gli atti del convegno a Piombino del 2007. Nella copertina di questo libro è riprodotta la stessa foto sopra descritta, (Foto 2) nella quale però si vede, dietro la figura, un mobile ove lei si appoggia e, a sinistra, un cappello (da questa foto si capisce che la prima è stata ritoccata).

     Altro esemplare di questa foto (completa di mobile e cappello) viene riportata su internet (2 marzo 2017 – italcard.canalblog.com.archives “Ritratto di Anita”. A destra della foto si legge:”Nel 1848 Anita, con Teresita e Ricciotti, s’imbarca per Genova per spostarsi a Nizza a casa della madre di Garibaldi ma muore il 4 agosto 1849 a Genova di febbre tifoide. Non aveva ancora 28 anni. Le sue spoglie furono trasportate da Genova a Roma il 2 giugno 1932 …….”(Foto 3)

     Credo che bastino soltanto queste notizie, completamente di pura fantasia, per evidenziare le “fake news” di questo articolo e naturalmente della falsa identificazione della foto (questo vale anche per le altre riproduzioni sopra citate).

Un’ltra foto (Foto n. 4) risulta più completa delle precedenti in quanto riporta, in basso a destra e sotto lo stemma coronato dei Savoia, il bollo incompleto (manca la città) del “Museo del Risorgimento”; Il sito ove appare (www.getty.images.it/detail/fotografie) ha in vendita riproduzioni. Anche questa foto, come le altre, viene citata come “Foto di Anita Garibaldi”. Ad escludere questa attribuzione valgono questi elementi: 

  • A – La statura e il particolare abbigliamento maschile, nonché la medaglia.

  • B – Anita Garibaldi nel 1849, a Roma, era all’ottavo mese di gravidanza (gravidanza che determinò la sua morte a Ravenna il 4 agosto 1849 – località Mandriole) ma il suo stato fisico non appare minimamente nella foto.

  • C – La foto in esame non era ancora stata inventata, perché nel 1849 erano realizzati solo i “dagherrotipi” e le “carte salate”.

     Per dare una identità a questa immagine possiamo ipotizzare, fra i vari indizi, che il personaggio in esame potesse essere “Tonina Marinelli” detta “la garibaldina” (il suo vero nome era “Antonia Masanello in Marinelli”). La sua biografia è descritta nell’opera di Emilio Giacomo Curatulo in “Garibaldi e le donne” (ed. Polyglotta 1913 pag, 68) che ne dà una riproduzione in litografia a colori. In effetti questa giovane donna prese parte nel 1860, insieme al marito, alla Campagna dei Mille da Milazzo al Volturno, meritandosi la decorazione sul campo.

     Per ultimo, a ricordare le vere sembianze di Anita Garibaldi è il ritratto dipinto “dal vero” a Montevideo nel1845 dal pittore Gaetano Gallino; immagine che a tutt’oggi si conserva nel Museo del Risorgimento di Milano (foto 5)

P. S.

Un’ultima notizia mi informa che anche un Comitato di onoranze brasiliano in onore di Anita ha rivendicato il ritrovamento di questa falsa identificazione .

Leandro Mais

    

di Leandro Mais

Questo mistero, ancora oggi irrisolto, riguarda la medaglia (in oro, argento e bronzo) coniata dal Comune di Roma per Garibaldi, a ricordare il suo impegno per la realizzazione del complesso progetto di sistemazione del Tevere, peraltro mai eseguito (gli attuali muraglioni sono del progetto dell’ing. Canevari).

Questa bellissima medaglia fu realizzata dal bravissimo artista Antonio Stirletti (Roma 1822-1904): nel dritto, al centro, c’è la testa “nuda” di Garibaldi  volta a destra; in cerchio, la scritta:”ROMA A GARIBALDI – MDCCCLXXXI”; sotto il taglio del collo: “A. STIRLETTI” (foto 1). Nel rovescio è rappresentata, in forme mitologiche, l’allegoria del Dio Tevere. In cerchio la scritta: “TIRANNO NELLA SCHIAVITU’ LA LIBERTA’ M’INCATENA” (foto 2).

Da quanto risulta nella scritta del dritto questa medaglia è datata “1881”. E’ appunto da questa data che nasce il mistero.

Agli amici lettori ed a tutti i collezionisti di medaglie garibaldine faccio presente che le notizie su questa medaglia sono a tutt’oggi inedite.

La mia ricerca comincia con il fortunato ritrovamento di un documento sconosciuto fino ad oggi: si tratta del testo della delibera con la quale il Consiglio Comunale di Roma decretava il 19 maggio 1882 la coniazione di una medaglia d’oro al Generale Garibaldi per il suo appassionato impegno per i lavori del Tevere. Come tutti sanno l’Eroe viene a mancare il 2 giugno dello stesso anno.

Quindi questo documento (foto 3) riporta in maniera chiara che la medaglia fu consegnata il 20 settembre dello stesso anno alla famiglia dell’Eroe.

Questi dati (come si può vedere dalla foto 3) risultano, come ho detto sopra, dal decreto del Comune di Roma del 2 ottobre 1882.

Tutto il testo del decreto suddetto si trova in Campidoglio, inciso su di una lastr

La foto è dell’archivio del Comune di Roma e mi fu gentilmente donata, su mia richiesta, nel 1982 dal Capo del cerimoniale del Comune. Ciò premesso resta ancora oggi inspiegabile la data coniata sulla medaglia: “1881”. Forse il Comune di Roma, nel retrodatare di un anno il ricordo aureo, pensava di dimostrare che il dono fosse stato fatto all’Eroe ancora in vita ?!a di marmo murata nella parte destra di uno stretto corridoio, cui si accede attraverso una piccola porta della parete destra della grande sala di Giulio Cesare ( o delle bandiere).

Naturalmente anche l’unico catalogo esistente sulle medaglie garibaldine (Sarti 1933) mette questa bellissima e rarissima medaglia all’anno “1881”. In questo catalogo, al n. 116, apprendiamo una interessantissima notizia: ”Di questa medaglia sono rari i pezzi coniati causa la rottura del conio avvenuta dopo la battitura di pochi esemplari, ve ne sono di fusi molto più comuni”.

Questo è quanto ho potuto ricostruire su questo esemplare e sulla vera storia della sua coniazione e donazione, il cui mistero ancora oggi permane.

     
     

LA FORTUNA ARTISTICA DI UNA BELLA FOTOGRAFIA DI GARIBALDI

   

di Leandro Mais

Questa volta per i miei amici garibaldini ho scelto una mia ricerca che, partendo da una bella fotografia di Garibaldi, mi ha portato a scoprire la riproduzione in 9 differenti oggetti. Che Garibaldi sia stato una figura molto fotogenica, ne siamo tutti convinti e ne erano convinti tutti i fotografi dell’epoca, ma dobbiamo in questo caso ammettere che la bella riuscita artistica di questa foto, sia anche merito dell’autore : il pittore  Gustave Le Gray (n. Villiers-le-Bel 30.8.1820  m. Cairo 30 luglio 1882).Questa bellissima foto di Garibaldi (ovale cm 26 x 19,8  -  Foto 1) è conservata a Parigi - Biblioteca Nazionale, Gabinetto delle Stampe - e risulta firmata in basso a destra dall’artista. Il Le Gray si trovava sulla goletta del famoso scrittore Alessandro Dumas padre che si recava a Palermo per consegnare a Garibaldi alcune armi. Con l’occasione l’artista fotografo immortalò in una serie di foto le varie rovine di palazzi e chiese di Palermo, ancora fumanti dopo il feroce bombardamento dal mare delle navi Borboniche. Naturalmente il Dumas fece ritrarre dal suo amico fotografo questa immagine-ricordo del grande Eroe. Questo ritratto fotografico di Garibaldi ebbe immediatamente un successo tale che lo troviamo riprodotto su diversi oggetti artistici di cui ne do qui di seguito la descrizione:

2 – Questo primo oggetto chiaramente derivato dalla foto è una piccola stampa colorata (mm 40 x H mm 52 – camicia rossa – pantaloni azzurri  -  fondo avana) e in basso reca la firma autografa dell’Eroe. A cosa poteva servire questa piccola riproduzione della foto? E perché Garibaldi l’aveva autografata?  La risposta mi fu chiara quando, tempo dopo, acquistai il buono di “Soccorso a Garibaldi” della direzione del fondo con a capo il Dott. Agostino Bertani in Genova (2bis mm 25 x H mm45). Infatti confrontando le due immagini (anche se nel Buono è coperta dalla scritta la parte inferiore) si può confermare  che tutta la parte superiore è uguale alla stampa, quindi la firma autografa fu messa dall’Eroe per confermare il soggetto scelto per l’immagine da rappresentare per questi Buoni patriottici

3 – Spartito musicale “Garibaldi” riproduzione litografica della foto del Le Gray “Sinfonia  sopra l’inno dei Cacciatori delle Alpi dedicata all’Italia, composta da S. Mercadante  - Milano – Ricordi – Timbro a secco “T R 62/3” s,d, (ma 1860) pag, 41

4 – Medaglia 1860 /Sarti 25) metallo bianco diametro  mm 51 opus Caciada. Nel D. la figura di Garibaldi ripresa dalla foto sopra descritta. La medaglia è stata coniata alla fine della vittoriosa impresa di Garibaldi del 1860 di cui sono riportate le varie tappe vittoriose da Marsala a Napoli.

5 – Litografia a colori tratta dalla foto di Le Gray incisa dal Rossetti e colorata da Bignoli. Sotto timbro a secco “Luigi Ronchi” editore  - Milano  (carta avana chiara mm. 325 x H mm 472. Al centro ovale verticale (mm 132 x H mm 195)

6 – Quadro in legno con riproduzione intarsiata (marrone ed avana) con l’immagine di Garibaldi tratta dalla foto suddetta (mm 220 x mm 270)

7 – Fibia in metallo dorato per cinta con figura di Garibaldi (dalla foto suddetta) in rilievo mm 95   X H mm 65

8 – Bastone con manico in avorio con al figura di Garibaldi (mm 145) ripreso dalla foto di Le Gray ma con l’aggiunta di un grande fazzoletto sulle spalle.  La parte centrale del bastone è di legno pregiato ( mm 660 ), sia nella parte inferiore delle gambe che nel retro,  ed è terminante con un puntale in avorio (mm 110)

9 – Statuetta in schiuma su base tonda riproducente il Garibaldi del Le Gray  con l’aggiunta non solo della parte inferiore delle gambe ma anche di un cappello con nappina, ma mancante della catena con l’orologio (mm 110 x H mm 290)

10 – Questo bel ritratto di Garibaldi riappare dopo ben 72 anni  nell’ultimo valore (£5 + £1 colore rosso-bruno – 6 aprile 1932)  della serie ordinaria di francobolli commemorativi  del cinquantenario della morte di Garibaldi. Dato che in quel tempo l’Italia governava anche un certo numero di colonie africane  questa bella serie con colori cambiati  fu messa in circolazione (1 luglio 1932) con la scritta “Poste Coloniali Italiane” anziché “Poste Italiane”. Questo valore (sempre £5 + £1) fu stampato in azzurro.

Non mi resta ora che augurare ai miei cari lettori di scoprire qualche altro oggetto per poter dimostrare  (se ce ne fosse bisogno) che il soggetto era bello e fotogenico ma il fotografo era veramente ………… un arstista.

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PRECISAZIONI  CIRCA IL TELEGRAMMA DELL’”OBBEDISCO

di Leandro Mais

 Su questo famoso autografo garibaldino che il giorno 9 agosto compie 150 anni, pensavo di aver chiarito ogni dubbio con l’articolo “Battaglia della Bezzecca: obbedisco! …..Ma la firma non è di Garibaldi” (15.6.2016 www. Garibaldini. Org.) – Nel sito “cultura garibaldina per l’Italia” (nella quale è possibile leggere l’articolo citato) in data 22 luglio 2016, il Sig. Antonino Zarcone dichiara “L’Ufficio storico custodisce il telegramma con cui Garibaldi conferma obbedisco. Stessa firma, Il telegramma è l’originale

  1. Che l’Ufficio Storico dell’Esercito conservi  il telegramma di ARRIVO A PADOVA con la trascrizione del testo inviato da Bezzecca  dall’anonimo telegrafista del R. Esercito era cosa già nota da tempo
  2. Stessa firma” (???)
  3. Il telegramma è l’originale” -Naturalmente si tratta dell’originale dell’ARRIVO A PADOVA
  4. Era firmato perché si compilava e si consegnava al telegrafista”  - il telegrafista di Bezzecca riceveva il testo autografo (di Garibaldi) e non lo trascriveva ma lo inviava a mezzo telegrafo (in questo caso al Comando Supremo di Padova dove l’anonimo telegrafista lo decifrava e lo trascriveva di suo pugno). Questo è il documento che tutt’ora è conservato all’Ufficio Storico dell’Esercito.

Lo stampato telegrafico sul quale Garibaldi scrisse di suo pugno il testo e la sua firma risulta già dal 1918 di proprietà del Comune di Roma. Infatti ciò si può vedere nel foglio del 9 agosto del libro-calendario giornaliero (365 fogli) stampato dall’Istituto Arti Grafiche di Bergamo, a cura dell’avvocato Tolla, a beneficio del Comitato Pro Esercito.

Successivamente questo originale  fu esposto nel 1932 alla Mostra garibaldina di Roma nel cinquantenario della morte di Garibaldi (Roma Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale; vedi  catalogo n° 6159) poi trasferito per volere del Capo del Governo alla sala garibaldina che precedeva quelle dedicate al ” X anniversario della Rivoluzione Fascista ” di Roma; da quest’ultima fu trasferito  all’Archivio  Centrale dello Stato di Roma  (E. U. R), ove ancora  oggi è conservato.

Inoltre nel libro “Garibaldi nel cinquantenario della sua morte” – Autori vari – Edizioni di “Camicia Rossa” – Roma 1932 X, sono raccolti diversi articoli riguardanti le gesta militari di Garibaldi. Pubblicato in occasione della Mostra Garibaldina del 50° della morte dell’Eroe, allestita nel mese di giugno in Roma nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale (con centinaia di cimeli) è presente l’articolo “Il genio guerriero di Garibaldi” di Francesco Saverio Grazioli (pag. 10), con la foto del telegramma dell’obbedisco (pag. 17); come si può leggere reca, sotto la didascalia, il Museo dove era conservato, ovvero il “Museo del Campidoglio – Roma”

Un altro chiarimento, sempre su questo storico telegramma, è necessario per quanto riportato dal “Secolo Trentino” del 4.8.2016 (pagina della cultura), presenti le pronipoti di Garibaldi, Anita e Costanza, testimoni della cerimonia a Bezzecca: “….L’archivio di Stato di Torino ha concesso negli scorsi giorni il via libera al prestito del telegramma originale redatto da Giuseppe Garibaldi il 10 (sic) agosto 1866 a Bezzecca….” . Da quanto già detto ed appurato possiamo affermare che quello esposto non è il telegramma originale di Garibaldi bensì il testo manoscritto dal Gen.le  La Marmora copiato dal telegramma d’arrivo a Padova  (conservato nell’Archivio Storico dell’Esercito).

E ancora, dall’articolo del Secolo Trentino: “… nobilitato dalla presenza di Elide Olmeda, pronipote del telegrafista Respicio Olmeda Bilancioni, che a Padova ricevette il telegramma con l’Obbedisco e lo consegnò al Gen.le La Marmora che poi lo diede al Re Vittorio Emanuele II …. ” Questa seconda notizia è stata completamente stravolta nella descrizione del fatto reale. Il garibaldino Respicio Olmeda Bilancioni (vedi foto 5 dell’articolo “Battaglia di Bezzecca : Obbedisco… ma la firma  non è di Garibaldi” - lapide murata sulla casa a San Giovanni di Marignano – Forlì),  il 9 agosto ( e non il 10) inviò da Bezzecca a mezzo telegrafo la risposta di Garibaldi al Comando Supremo di Padova. L’anonimo militare telegrafista lo trascrisse e, a sua volta, da questo ne fece copia il Gen.le La Marmora per portarlo al Re Vittorio Emanuele II. Questo è quello esposto a Bezzecca in questi giorni, prestato dall’Archivio Storico di Torino.

Per cui riassumendo :

1 – L’originale autografo di Garibaldi da Bezzecca è quello che si conserva presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma

2 – Il telegramma in arrivo a Padova è quello che si conserva presso l’Archivio Storico dell’Esercito – Roma

3 – Copia autografa del Gen.le La Marmora è quello che si conserva presso l’Archivio di Stato di Torino

Il 4 Luglio 2015 una delegazione dell’Associazione “Garibaldini per l’Italia” si è recata, su invito dell’Associazione “Capitolium” di Brescia, al Sacrario di Monte Suello per rendere omaggio ai caduti garibaldini della battaglia della Bezzecca. Lo spirito risorgimentale è ancora alimentato, in quei luoghi, da poche ma valide persone che dedicano una parte del loro tempo alla conservazione e valorizzazione  della memoria storica, in un ambito istituzionale praticamente assente. Abbiamo così avuto il piacere di conoscere il presidente della “Capitolium”, Federico Vaglia, e il vice-presidente Sergio Masini, e condividere la celebrazione con il gruppo garibaldino di Corrado Perugini e altri rappresentanti di associazioni d’arma.  

L’attività  dell’Associazione Capitolium  non si limita solo alla cura del sacrario garibaldino di Monte Suello, ma è particolarmente attenta alla salvaguardia dei beni culturali,  concentrati in quel grande e importante complesso monumentale  del Cimitero Vantiniano di Brescia, esempio unico di un’architettura cimiteriale integrata, in cui la città dei vivi e dei morti diviene un unicum atemporale, esaltato dal segno metafisico del classicismo greco.

                                                                                

     

Nell’elenco dei caduti di Monte Suello  è scritto il nome del  garibaldino Giovanni Mazzini. Giovanni Mazzini era nato a Terni ma cresciuto a Roma. Come ci ricorda un prezioso documento di proprietà del collezionista Leandro Mais, il Mazzini “studiò pittura, partì nel 1848 con il Battaglione degli Studenti e combatté a Vicenza e Treviso e dopo tornato in Roma prese parte alla sua difesa. Patriota, fiero e vero repubblicano, cospirò. Il ritratto in grande di Garibaldi gli fu ordinato dai patrioti dell’Umbria”. Il testo riportato, a firma di Oreste Fallani, faceva parte del retro del quadro citato. Il racconto narrato dal Fallani sulla storia dell’autore del dipinto, Giovanni Mazzini, e di seguito riportato, è tragico, e ogni commento sarebbe superfluo. “Ritratto di Garibaldi eseguito a Caprera nel 1864 da Giovanni Mazzini romano, morto nel 1866 combattendo sul Tirolo e sepolto nel Cemetero di Brescia. Regalatomi da lui stesso in Torino, appena io ero tornato dalla guerra della Polonia ove sarebbe partito con me se non fosse stato malato. (Dalle mie memorie) – Ferito gravemente in petto ed alla gamba a Monte Suello, fu portato allo spedale di Brescia e stava per guarire, quando avendo inteso che ci dovevamo ritirare dal Tirolo – Ritiratevi! (Colla risposta del Gen. Garibaldi, Obbedisco!) stracciatesi le bende delle ferite, bevuta una carafa di grappa, infiammatesi dette ferite volle morire”.

 

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Garibaldini per l’Italia ha conferito a Leandro Mais la tessera di Socio Onorario n° 05/o. Mercoledì 4 febbraio 2015, alla presenza del Presidente Paolo Macoratti, dei soci Monica Simmons e Gianni Blumthaler,  e della moglie Maria Pia Rosati Mais, sono stati consegnati a Leandro la tessera, il fazzoletto sociale e una targa ricordo. La riproduzione dell’immagine del retro-targa è stata autorizzata dallo scultore Gabriele Di Maulo.

MOTIVAZIONE TESSERA ONORARIA N° 05/O

Per Mais Leandro, ricercatore storico e collezionista 

 

 

 

Il Consiglio Direttivo. in conformità agli artt. 7 e 4 dello Statuto ha deciso all’unanimità di concedere a Mais Leandro la qualifica di Socio Onorario dell’Associazione Garibaldini per l’Italia,

per l’impegno costante dedicato allo  studio dei documenti e dei reperti del Risorgimento italiano, con particolare  riferimento alle imprese eroiche di Giuseppe Garibaldi.

Si riconosce a Leandro Mais il merito di aver  arricchito con scrupolose, appassionate e approfondite indagini  il patrimonio della cultura storica italiana;  di aver gratuitamente e generosamente rese accessibili le sue collezioni perché fossero divulgati i valori civili e umani in esse contenuti; di aver favorito attraverso la ricerca della verità storica l’educazione delle giovani generazioni