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Il documentario dal titolo “Combattente per la libertà e donnaiolo”, prodotto da “pretv” e “berlin producers”, in coproduzione con “2DF”, “ORF” e “Federal Ministry Education, Science and Research”, trasmesso in lingua tedesca e inglese, ha voluto ricostruire la vita di Giuseppe Garibaldi con l’aiuto di un cospicuo impianto scenografico, di documenti cinematografici e interviste a studiosi del Risorgimento Italiano.

 Se il risultato finale dell’operazione fosse stato proporzionale alle risorse messe in campo, avremmo forse avuto di Garibaldi e della sua vita un’immagine, se pur condensata in 52 minuti di trasmissione, certamente degna della sua fama. Invece, salvando l’eccellente fotografia, abbiamo dovuto costatare la pessima scelta degli attori che avrebbero dovuto interpretare la nobile e intensa figura dell’eroe dei due mondi, oltre ad assistere all’inspiegabile costruzione di una scena in cui un Garibaldi sud-americano in tenuta semi-adamitica invita Anita a sparare con una pistola contro la croce posta sul campanile di una Chiesa! Ma ciò che colpisce di più è stata l’enorme carenza di informazioni a livello storico, incredibilmente escluse dal racconto in luogo di episodi minori (Bronte) e di una morbosa attenzione alla vita privata del Generale, già d’altronde preannunciata nel titolo del documentario. Tra le tante omissioni, clamoroso l’approfondimento sulle poche vittime garibaldine (30 circa) della battaglia di Calatafimi senza neppure citare quella di Milazzo, con i suoi centinaia di caduti garibaldini (800 tra morti e feriti).

 Non conosciamo quale sia stato lo scopo di questa operazione, ma restiamo perplessi di fronte a una tecnica di rappresentazione che ha “utilizzato strumentalmente” i brevissimi interventi degli studiosi del Risorgimento (ivi compreso il pronipote dell’eroe) per screditare un grande e glorioso personaggio della storia italiana e mondiale. Con Garibaldi si sono oltraggiati quanti, a rischio della propria vita, lo avevano seguito nelle varie campagne per l’indipendenza italiana. Si può avere un facile riscontro di questa strumentalizzazione valutando lo spazio vocale riservato al “commentatore fuori campo”: decisamente prevalente rispetto a quello degli intervistati, come risulta dalla trascrizione di Monica Simmons, qui sotto riportata, e dal link del filmato nella versione in inglese.

 Paolo Macoratti

 

FILMATO AUSTRIACO (Versione inglese) – https://vimeo.com/327569974/f28415acca

COMBATTENTE PER LA LIBERTA’ E DONNAIOLO

Giuseppe Garibaldi, un eroe di guerra per la libertà dell’Italia.

 

FULVIO CONTI (storico)

Garibaldi è l’uomo che ci ha unito. Garibaldi per decine di anni ha combattuto per unificare l’Italia. E in Italia è riverito come se fosse un santo. Occorre distinguere quanto è riuscito a realizzare e quanto di tutto questo è mito.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

Garibaldi ha  una parte bella e una parte oscura. Era un rivoluzionario che manipolava i media.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

In quel tempo la gente era affascinata da Garibaldi.

 

COMMENTATORE

Era un maschio che era tutto per le donne.

 

LUCY RIALL (storica)

Ha avuto tante storie d’amore che rasentavano il patologico per il numero di donne che ha avuto.

 

COMMENTATORE

Era un campione, nel suo tempo, che anticipava i diritti politici della donna. Un uomo di tante contraddizioni.

 

COMMENTATORE

Montevideo 26 marzo 1842

Anita e Giuseppe Garibaldi, il giorno dopo la loro prima notte di matrimonio.

Era stato condannato a morte in Italia come rivoluzionario e aveva fatto la stessa cosa in sud America. Anita era nata in Brasile e aveva appoggiato la rivoluzione contro la dinastia imperiale. Dopo tre anni vissuti nel peccato si erano sposati. Anita era l’amore della sua vita. Anita aveva seguito il marito in battaglia contro l’oppressione da parte dei sistemi politici dell’aristocrazia e contro la Chiesa. Torniamo in Italia. Chi era veramente Giuseppe Garibaldi? Garibaldi, figlio di un semplice pescatore, era vissuto vicino al porto. Da giovane amava l’avventura, il mare e viaggiare, cose che sarebbero state importanti per tutta la sua vita. Disegnava persino un’onda sotto la sua firma. In Genova durante i suoi anni giovanili aveva partecipato a dei moti rivoluzionari per la costituzione di una repubblica italiana indipendente e per questo era stato condannato a morte in contumacia. Garibaldi scappò da Nizza (1835) per l’America giungendo a Rio de Janeiro dove formò una Legione Italiana e iniziò una nuova battaglia combattendo come corsaro per la repubblica del Rio Grande do Sul (1837). Ci fu una battaglia a Rio della Plata. Garibaldi aveva guadagnato la reputazione di un intrepido combattente nei fiumi, nelle paludi e nelle foreste, reputazione che si era diffusa in tutta l’Europa.

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

La battaglia più importante fu quella di San Antonio del Salto. Una piccola forza di circa 190 uomini sono riusciti a sconfiggere qualche migliaio di soldati nemici

COMMENTATORE

Questo eroe sembrava capace di compiere miracoli e qui cominciano ad emergere le prime contraddizioni della sua biografia. Una di queste riguarda la storia dell’orecchio.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

In sud America una delle punizioni per chi rubava i cavalli era quella di tagliare l’orecchio. Garibaldi aveva rubato cavalli perciò perse un orecchio; in conseguenza di ciò si fece crescere i capelli per coprire l’orecchio.

 

COMMENTATORE

Garibaldi: un ladro di cavalli! Però c’è una versione più eroica

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

Garibaldi non perse nessun orecchio: era una voce che girava. Durante una battaglia in sud America fu ferito nel collo un po’ sotto l’orecchio, passando sotto la gola; soffrì moltissimo, ma non perse mai un orecchio.

 

COMMENTATORE

Qual’é la versione giusta, visto che le sue orecchie erano sempre coperte?

Ci sono molte leggende e contraddizioni nella biografia di Garibaldi: si narra che avesse partecipato a 67 battaglie e più di duecento duelli. La sola sua presenza poteva influenzare i suoi nemici ad arrendersi. Sorprendentemente questo incredibile uomo era alto solo 1 metro e sessantatre centimetri

 

COMMENTATORE

Dopo tredici anni d’esilio Garibaldi ritornò in Patria nel 1848. In quell’epoca Nizza apparteneva al Regno Sabaudo del Piemonte; quest’ultimo divenne poi l’Italia moderna. La violenza delle rivoluzioni del quarantotto aveva infiammato l’Europa. L’Italia era frazionata nel territorio: il Re di Savoia regnava su Piemonte e Sardegna; il Papa regnava e controllava gli stati papali e altri territori erano dominati da potenze straniere: l’Austria dominava il lombardo-veneto e qualche altro ducato; i Borboni spagnoli governavano la Sicilia, il sud e Parma. Nel nord ci furono rivolte contro gli Asburgo che chiedevano l’annessione di questi territori al Piemonte. I Rivoluzionari ebbero il loro primo successo a Milano e l’esercito austriaco fu costretto a lasciare la città. A torino il Re Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria e prese il comando del movimento di unificazione. La sua intenzione era quella di rendere l’Italia uno Stato indipendente sotto l’egida del Piemonte. Garibaldi chiese udienza al Re e gli offrì i suoi servigi. Tredici anni prima quello stesso Re lo aveva condannato a morte; ora lo aveva perdonato.

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

Garibaldi avrebbe fatto sicuramente un patto col diavolo pur di raggiungere il suo scopo, condiviso con molti Italiani che lo avevano seguito.

 

COMMENTATORE

Lo scopo di Garibaldi era quello di unire Roma capitale all’Italia ma il suo approccio fu insolente :”Mi permetta di offrire i miei servigi da Generale”. Voleva essere nominato Generale ma Carlo Alberto non prese la briga di rispondergli e lo inviò in un fronte secondario, perché si aspettava da lui che formasse volontari a Bergamo. Si aspettava che il rivoluzionario professionista americano si facesse valere nella sua Patria. Garibaldi lo fece al Lago Maggiore: con un’azione temeraria catturò due piroscafi usati per fare la spola dalla riva della Svizzera neutrale a quella italiana ed ebbe alcuni scontri con la guarnigione austriaca. La città di Luino è dove Garibaldi affrontò il test. Lui e i suoi uomini si scontrarono con gli Austriaci. Lì si svolse una battaglia e il racconto degli eventi che seguirono è contrastante

 

CHRISTIAN ORTNER (storico militare)

La battaglia ebbe successi da ambedue le parti. Alla fine gli Austriaci considerarono la situazione giunta a un punto morto. Certamente la situazione era ben diversa alla luce del mito di Garibaldi. Nella testa di Garibaldi questo piccolo scontro fu considerato una grande vittoria.

 

COMMENTATORE

E questa vittoria è la prima battaglia vinta sul territorio italiano; ma politicamente non ha avuto nessun effetto.

Carlo Alberto perse la battaglia contro gli Austriaci: a Custoza i suoi soldati furono duramente sconfitti. Gli Austriaci ripresero Milano e lo Stato Sabaudo capitolò. Un po’ più tardi il Re Carlo Alberto abdicò e fu rimpiazzato da suo figlio Vittorio Emanuele II. Il passaggio di V.E. al trono e gli sforzi di Garibaldi sono strettamente correlati. La rivoluzione del ’48 esplose a Roma; Garibaldi vide il suo sogno avvicinarsi per la capitale di un’Italia libera. Pio Nono scappò dagli Stati papali e gli venne dato asilo nel Regno delle due Sicilie. Il 9 febbraio del 1849 Giuseppe Mazzini proclamò la Repubblica Romana in Campidoglio. Mazzini aveva due scopi: unificare l’Italia e abolire la monarchia. Le idee repubblicane di Mazzini coincidevano con quelle di Garibaldi; i due uomini avevano bisogno l’uno dell’altro benché fossero lontani dall’essere amici.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

La distanza tra i due si vede nel loro approccio nel modo di operare. Garibaldi nel 1849 pensava che l’unica maniera per raggiungere l’unità e la liberazione dell’Italia dovesse realizzarsi con le armi.

 

COMMENTATORE

Mazzini pensava che la soluzione dovesse raggiungersi pacificamente attraverso una Costituzione repubblicana basata sulla libertà di stampa e della Chiesa.

 

MARA MINASI (storica)

Fu una Costituzione esemplare di un altissimo profilo giuridico. Si riconosceva da tutte le parti essere una effettiva, moderna e progredita costituzione per il diciannovesimo secolo in Europa.

 

COMMENTATORE

Più tardi, un secolo dopo, le norme basilari della Costituzione di Mazzini furono incluse nella legge italiana ancora vigente. Ma la Repubblica Romana fu una costruzione fragile perché mancava un solido apparato difensivo dell’esercito . Si aspettava da Garibaldi che ne costituisse uno.

 

MARA MINASI (storica)

Garibaldi aveva con sé 400 uomini ma molti altri lo raggiunsero attratti dal suo carisma. Le descrizioni dei suoi contemporanei lo raffigurano con una criniera come quella di un leone e gli occhi chiari che mandano scintille.

 

COMMENTATORE

Come leader di questo esercito rivoluzionario si insediò nel suo quartiere generale sul Gianicolo, una collina sopra la città, da dove guiderà la sua prima battaglia contro la Chiesa cattolica.

Dal suo esilio il Papa voleva restaurare il suo Regno. Gli Austriaci venivano dal nord, i Borboni dal Sud, gli Spagnoli dall’Ovest. I Francesi avevano portato con loro un’artiglieria molto avanzata. Dopo l’arrivo dei Francesi Garibaldi si rese conto che per tenere Roma si doveva confrontare con una forza superiore e sarebbe stato impossibile. Comunque nella pineta del Gianicolo condusse  una battaglia senza speranza; 800 dei suoi uomini morirono. Negli ultimi giorni di Giugno del 1849 Garibaldi combatté con disperazione resistendo a Villa Spada, suo ultimo quartier generale. In quel momento critico arrivò Anita da Nizza.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

Alessandro Dumas nella biografia di Garibaldi descrive il drammatico arrivo di Anita. Garibaldi rimase alquanto sorpreso; l’abbracciò e poi disse ai suoi: “Vi presento mia moglie; abbiamo un altro combattente tra noi”. Ma in realtà niente di tutto questo è vero perché Anita non era in condizione di partecipare alla battaglia; in quel momento era incinta e soffriva di una grave forma di malaria.

 

COMMENTATORE

Dopo due mesi di dure battaglie i Francesi riuscirono a prendere Roma in favore di Pio IX. La repubblica di Mazzini collassò. Garibaldi lasciò Roma in fretta affrontando un viaggio tortuoso verso l’Adriatico, a causa delle condizioni della moglie. Nell’autobiografia, Garibaldi ha glorificato le circostanze della sua fuga con una splendida descrizione di sua moglie. Anita indossava la camicia della Legione, pantaloni da uomo e stivaloni di un cuoio scintillante. Le chiese di tagliare i capelli per sembrare un uomo.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

Ancora una volta è stato enfatizzato l’aspetto virile di Garibaldi per sottolineare le sue virtù morali e il coraggio indomito.

 

COMMENTATORE

Ma la fatica era troppo grande per lei; infatti l’8 agosto 1849 morì vicino a Ravenna.

 

LUCY RIALL (storica)

Per spiegare questo, è importante sapere che in Italia l’idea di un martire era incredibilmente importante nelle rivoluzioni. Questo permetteva ai rivoluzionari italiani di fare appello ai cattolici; e questo era il linguaggio che i cattolici capivano.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

L’idea era quella di spiegare che il sacrificio e il martirio di Anita lo fosse anche di Garibaldi. In qualche modo la morte di Anita è stata interpretata come il sacrificio di Garibaldi.

 

COMMENTATORE

I Fascisti italiani si sono riappropriati di questo mito; Benito Mussolini ha fatto erigere una statua di Anita a Roma dedicata a una donna che ha sacrificato la sua vita e del suo bambino per la Patria di suo marito.

 

LUCY RIALL (storica)

Quando Anita muore io credo che Garibaldi fosse sinceramente distrutto. Se si leggono le sue lettere e quello che ha fatto in seguito si capisce che Garibaldi soffriva realmente.

 

COMMENTATORE

Garibaldi per cinque anni abbandonò l’Italia e viaggiò negli oceani del mondo, godendosi la sua indipendenza. Nel 1855 ritornò in Italia e grazie ad una eredità comprò metà dell’isola di Caprera. Lì Garibaldi costruì una villa bianca in stile sud americano. Niente era cambiato nella scena politica italiana. Mentre i preti condannavano i rivoluzionari senza Dio, molte donne andavano a Caprera per venerare questo carismatico ribelle. Una di queste era Esperance Von Swartz

 

SILVIA CAVICCHIOLI (Storica)

Esperance aveva alle spalle due matrimoni, un figlio, ed era ricca. Colta e raffinata, scrittrice e giornalista, parlava molte lingue. Era quindi inevitabile che queste due personalità si incrociassero.

 

COMMENTATORE

Esperance supportò Garibaldi anche economicamente. In cambio le fu concesso di scrivere, prima di Dumas, una biografia di Garibaldi. Garibaldi chiese varie volte la mano di Esperance -” Sono già stata sposata due volte e non sono fatta per il matrimonio”- ma lo rifiutò sempre. Garibaldi aveva difficoltà ad essere rifiutato e così trovò consolazione altrove. Nove mesi più tardi, la sua cameriera Battistina Ravello diede alla luce una bambina; comunque Garibaldi non era presente alla nascita.

Ancora una volta esplosero combattimenti nel nord Italia. Nel 1859 Garibaldi sconfisse gli Austriaci nel Ferrarese. Fu un anno turbolento per lui.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

Si può dire che la sua vita privata, senza dare un giudizio troppo severo, sia stata caotica. Nell’estate del ’59 si era follemente innamorato di una giovane donna, Giuseppina Raimondi, ma allo stesso tempo chiese la mano di altre due donne alle quali dichiarò il suo amore, mentre continuava il suo rapporto con la Esperance: una tedesca, una sua amica, e la contessa italiana Maria Della Torre.  C’erano donne da tutte le parti e dichiarava amore a tutte.

 

COMMENTATORE

In ultimo la diciottenne Giuseppena Raimondi figlia di un nobile che possedeva grande quantità di terreni, cedeva agli sforzi romantici di Garibaldi e accettava di sposarlo. Mentre il prete celebrava la cerimonia, uno degli Ufficiali di Garibaldi  tentò, in fretta e furia, di comunicargli un messaggio importante; ce l’avrebbe fatta a consegnarlo? Troppo tardi! Garibaldi rimproverò l’uomo per la maniera impropria di interrompere la cerimonia ma seppe qualcosa che avrebbe dovuto sapere prima della cerimonia: Giuseppina Raimondi era incinta. Il padre del bambino era uno dei suoi ufficiali. Benché Garibaldi fosse diventato padre di un bambino illegittimo, aveva alte aspettative sulla moralità delle donne. Anni dopo lui scrisse:” Io pensavo di aver sposato una donna nobile invece era una puttana”. Per 20 anni provò invano ad annullare il matrimonio

A questo punto iniziò la fase decisiva dell’unificazione italiana: la Lombardia venne  annessa al Piemonte con l’appoggio della Francia e il Veneto rimaneva sotto l’Austria. Per il suo aiuto erano stati donati alla Francia Nizza e Savoia. Camillo Benso conte di Cavour, Primo ministro del Piemonte e della Sardegna, cedette la casa natale di Garibaldi e per questo divenne suo acerrimo nemico.

Poco dopo, nei primi giorni di maggio del 1860, Garibaldi preparò una spedizione per la Sicilia che si può considerare storica, con una forza di oltre mille uomini per insorgere contro i Borboni Spagnoli. L’intento di Garibaldi era quello di appoggiare gli insorti con lo scopo di realizzare l’unità d’Italia iniziando dal profondo sud. Garibaldi con la sua spedizione di volontari approdò a Marsala. Questo leggendario esercito in inferiorità numerica si confrontò con un esercito di 20.000 soldati. Garibaldi aveva bisogno di un miracolo, oppure l’aiuto di potenze straniere.

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

L’’esercito britannico svolse un ruolo importante per questi mille volontari: aiuto economico e protezione. Due piroscafi aspettarono di sbarcare mille volontari garibaldini; due navi da guerra inglesi gli permisero di entrare nel porto, proteggendoli in questa maniera dagli attacchi della Marina Borbonica.

 

FULVIO CONTI (storico)

L’esercito britannico aveva l’interesse strategico di creare un Regno italiano e considerava i Borboni Spagnoli nemici. Garibaldi godette di un importante aiuto britannico.

 

COMMENTATORE

Gli Inglesi controllavano il commercio dei vini di Marsala e non erano affatto contenti che i Borboni applicassero alti dazi. Ma gli Inglesi sapevano che un altro prodotto siciliano era più prezioso del vino: lo zolfo. L’isola soddisfaceva  l’80% della richiesta globale di zolfo. In quel tempo, lo zolfo, insieme a sale e carbone erano i componenti essenziali per la produzione di polvere da sparo.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

L’importanza della solfatara di allora era paragonabile a una miniera di uranio di oggi: tutte le importanti industrie belliche lo usano.

 

COMMENTATORE

Dopo l’arrivo di Garibaldi sulla costa occidentale, le sue truppe avanzarono verso Palermo. Molti volontari dei vari villaggi incontrati sulla loro strada lo raggiunsero. In particolare squadre di “Picciotti”, ragazzi che oggi sono considerati mafiosi di bassa lega. A Salemi, più o meno sulla loro strada, Garibaldi si auto-dichiarò Dittatore dell’isola. Comunque, come rivoluzionario, aveva rigettato sempre qualsiasi titolo di autorità.

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

Malgrado Garibaldi fosse socialista, era repubblicano, un po’ monarchico, un po’ fascista, perché si era auto dichiarato  dittatore delle due Sicilie.

 

COMMENTATORE

Un po’ più tardi le sue truppe si radunarono su una collina vicino a Calatafimi dove si scontrarono con un esercito due volte superiore per numero. Pare che qui Garibaldi abbia con emozione dichiarato il grido di battaglia “Qui si fa l’Italia o si muore!”. Ci si aspettava che le future generazioni di studenti avessero imparato a valutare questa battaglia. Il film “Viva l’Italia” ha raccontato la saga dell’eroe. I Borboni tenevano la cima della collina. La situazione era disperata per Garibaldi. Malgrado ciò le camice rosse attaccarono e furono immediatamente respinte. E poi la sorte cambiò. Con un coraggio inimitabile i Garibaldini iniziarono una controffensiva costringendo i Borboni a ritirarsi. E’ verità o finzione? Un monumento molto dimenticato commemora questa simbolica battaglia. Andare a vederlo è molto istruttivo. Per cinquant’anni Gerolamo Amato ha custodito questo memoriale; lui stesso fornisce un’introduzione in questo luogo sacro della storia della fondazione d’Italia. Questa lapide è dedicata agli uomini caduti; qualcosa salta fuori subito: mentre varie migliaia hanno partecipato a questa battaglia, pochi sono morti qua.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

I morti in battaglia furono 12 però il conto visivo era di 30 e non necessariamente avevano partecipato attivamente alla battaglia stessa. Per esempio, uno morì di tetano dopo essere stato ferito, perché un suo compagno, per fermare il sangue, lo aveva tamponato con una moneta. Un altro fu ferito nella parte inferiore del braccio e il chirurgo l’aveva cucito in modo provvisorio; mentre con passione suonava la fisarmonica per celebrare la battaglia, i punti si sono aperti e lui è morto dissanguato. Questo uomo è contato come caduto a Calatafimi benché fosse morto due giorni dopo, e così altri 18 in circostanze simili.

 

COMMENTATORE

Il guardiano Girolamo racconta la storia in modo diverso rispetto ai testi scolastici e al film:

“C’erano 6.000 Borboni e circa 3.000 garibaldini. Si suppone che ci fossero state frodi e corruzione. Un anello d’oro fu offerto al Generale dei Borboni Landi dicendogli che valeva  14.000 ducati. Landi lo prese e diede ordine ai suoi di ritirarsi. Questo gesto fece vincere la battaglia a Garibaldi. Ma al generale Landi la cosa non gli andò bene. L’anello valeva solo 14 ducati. Quando Landi andò in banca per prendere i soldi, ebbe un infarto, morì di dolore”.

Girano delle storie su Garibaldi, che usasse sistematicamente la corruzione. Un suo scrigno conteneva alcune donazioni di Massoni Inglesi e Nord Americani. Gruppi di donne inglesi avevano raccolto fondi per il loro eroe e allestito dei banchi di vendita. Ci sono prove che quei fondi siano stati raccolti per finanziare la spedizione dei Mille senza sapere poi per cosa siano stati usati. Si suppone che le ricevute siano state inviate dalla Sicilia a Torino ma questa nave affondò vicino Capri e nemmeno piccoli pezzi del relitto furono trovati. Questo ha dato adito a speculazioni fino ad oggi e cioè che una esplosione intenzionale abbia distrutto la nave con tutti i suoi documenti.

Tra i seguaci di Garibaldi c’erano giornalisti e corrispondenti di guerra che lo veneravano. Una di questi giornalisti era l’inglese Jessie White Mario, membro di una famiglia facoltosa, che raccontava storie di guerra e affari sociali. Come infermiera aveva accompagnato Garibaldi in quattro campagne

 

LUCY RIALL (storica)

Durante le sue battaglie Garibaldi dedicava sovente spazio di tempo per lavorare con i giornalisti per cui, piuttosto che lasciarli mentre saliva la penisola, lasciava indietro metà del suo esercito.

 

COMMENTATORE

I corrispondenti di guerra si occupavano di una grande quantità di servizi d’intelligence; un corrispondente ungherese  diede a Garibaldi informazioni strategiche decisive circa le posizioni dell’esercito dei Borboni vicino a Palermo

 

LUCY RIALL (storica)

Garibaldi era particolarmente abile a trovare la posa per i fotografi e ad essere fotografato, così da permettere una larga diffusione della sua immagine.

 

COMMENTATORE

Grazie ai giornalisti, al suo team di pubbliche relazioni al servizio d’intelligence, Garibaldi riuscì a bypassare l’esercito borbonico e guadagnare le colline a sud di Palermo senza opposizione. Palermo era davanti a Lui. Nella città di Palermo, ad oggi, il nome di Garibaldi occupa un posto speciale.

Il mimo Coticchio con il suo spettacolo di burattinaio anima la figura di Garibaldi. In uno di questi spettacoli teatrali, una scena ben conosciuta è quella nella quale la notte prima dell’attacco Garibaldi con il suo generale Bixio guardando dall’alto la città di Palermo, dice:” Bixio, o a Palermo o all’inferno”. Per Garibaldi Palermo non fu un inferno.  Le sue truppe marciarono verso il Ponte dell’Ammiraglio; velocemente riuscirono ad occupare tutti i posti strategici della città. Si suppone che le camice rosse di Garibaldi siano passati per questa strada (inquadratura di una strada)

 

UNA PALERMITANA

Garibaldi è venuto da qui ma solo con il permesso della mafia.

 

COMMENTATORE

Garibaldi stabilì il suo quartier generale al Palazzo Pretorio. Da quel balcone giurò che avrebbe resistito. Per tre giorni si scatenò l’inferno a Palermo; i soldati Borbonici rimasero intrappolati nelle strade strette e nelle piazze. La gente aspettava questa rivoluzione e urlava :”I topi, i topi”. E riferendosi ai Borboni che scappavano, urlavano :”Catturate questi topi con i gatti”. Dopo di che i Borboni si ritirarono verso la fortezza del Castello a Mare, e da lì bombardarono la città.

Nella distante  Napoli il Re Francesco II e sua moglie bavarese continuavano a considerarsi i governatori della città. Il bombardamento causò seicento morti; i pionieri della fotografia di guerra hanno fotografato questa distruzione. In ultima analisi i Borboni non riuscirono a riconquistare la città. Qualche giorno dopo il mondo apprese con stupore le notizie sui giornali e Ferdinando Lanza chiese a Garibaldi una tregua; gli Inglesi erano felici di essere utili e a tale scopo misero a disposizione le loro navi ancorate a Palermo per firmare la capitolazione. Le truppe di Garibaldi lasciarono l’isola senza lottare.

 

LORENZO DEL BOCA (pubblicista)

Solo la corruzione può giustificare che i Garibaldini abbiano lasciato l’isola senza combattere e che i governanti siciliani per risolvere i loro problemi abbiano sposato la causa della rivoluzione. Questa è l’unica spiegazione per capire come questo Regno sia stato distrutto in un tempo relativamente breve. Come poteva essere conquistato senza una battaglia?

 

COMMENTATORE

Garibaldi divenne così in una notte la massima autorità regale in Sicilia. Questo aumentato potere ha causato uno degli episodi più oscuri della sua biografia. In cambio per aver preso parte alla lotta contro i Borboni promise  riforme agrarie ai contadini e i contadini senza terre lo presero in parola. Dopo la partenza dei Borboni, i contadini deposero le armi e occuparono vasti possedimenti terrieri. All’est del monte Etna ci furono dei sanguinosi scontri nella città di Bronte. Delle bande armate incitarono alla violenza; ne seguì una vera caccia all’uomo. I proprietari terrieri e i loro notabili, conniventi con la mafia, furono gettati in strada; i contadini superarono il limite. Nel nome di Garibaldi 15 uomini furono assassinati. Un buon numero di queste vittime era innocente. A quel tempo un enorme  possedimento apparteneva ad una donna inglese; la nipote dell’Ammiraglio Nelson gestiva una enorme possedimento intorno alla città. Il suo notaio Ignazio Canata fu portato in istrada, castrato e grigliato vivo su due aste di ferro.

Garibaldi, quando apprese la notizia di questa atrocità, divenne furioso. L’ambasciatore inglese John Goodwin lo informò che queste enormi brutalità erano state consumate sul territorio inglese ed esigé una risposta. All’improvviso il rivoluzionario sociale si trovò in una situazione molto imbarazzante. Da quale parte doveva stare? O dai proprietari terrieri o da quelli senza terreni? Infine ordinò a Bixio di sedare la rivolta dei contadini. Il generale di Garibaldi prese delle misure drastiche in favore dei proprietari terrieri. Bixio diede ordine di allineare 5 di questi sospettati rivoltosi contro il muro della chiesa di Bronte. Ancora una volta pagarono un innocente disabile mentale e un notaio. Nella Regione dove erano avvenuti questi fatti, 37 di quei ribelli furono poi condannati all’ergastolo. Dopo di che la pace fu ristabilita.

Garibaldi dovette continuare la sua campagna senza l’aiuto dei contadini e con 3500 soldati sbarcò in Calabria. Marciò attraverso Reggio Calabria, Cosenza, Salerno e infine giunse a Napoli.

Francesco II e la moglie bavarese avevano capito che il loro tempo stava terminando e il 5 settembre scapparono. Due giorni dopo Garibaldi entrò a Napoli.

Il vittorioso Garibaldi mostrò la sua gratitudine per i fondi ricevuti dagli Inglesi dando istruzioni per la costruzione di una chiesa anglicana. Francesco, che era leale al Papa, aveva sempre rifiutato di attuare questo progetto. Garibaldi stava diventando sempre più spericolato man mano che il suo potere aumentava. In una lettera aperta al Re aveva chiesto le dimissioni di Cavour da ministro del Piemonte e organizzò un plebiscito per l’annessione dell’Italia del sud al Piemonte. Però il Re Vittorio Emanuele II arrivò prima in quanto pensò che Garibaldi avesse ecceduto nell’esercizio della sua autorità. Vittorio Emanuele e il suo esercito cominciò a marciare verso Napoli. A Teano avvenne l’incontro tra i due che fu descritto come un’azione di commando, ma che non fu altro che la richiesta a Garibaldi di ritirarsi dalla sua azione.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (storica)

Questa rappresentazione ci mostra il Garibaldi obbediente, ma la storia è cosa ben diversa. A Teano Garibaldi realizza che la sua campagna è arrivata al termine e quindi ritorna a Caprera molto deluso.

 

COMMENTATORE

Il combattente per la libertà ritornò con malumore nella sua isola e dal quel momento diventerà un esiliato politico. Mentre cercava di coltivare nel terreno roccioso di Caprera, l’Italia si era unificata senza il suo contributo. Nel 1861 si proclamò il Regno d’Italia e nacque uno Stato. Nonostante ciò, ancora due macchie: il Papa controllava Roma e gli Stati della Chiesa e gli Austriaci il Veneto. In quel periodo con il successo della spedizione dei Mille e dell’eroismo di Garibaldi si produssero soldi. L’album dei Mille, con i ritratti dei partecipanti, simile agli album attuali dei collezionisti,  vennero venduti per commemorare degli eventi sportivi. Roma non era ancora capitale d’Italia; Vittorio Emanuele cercava di negoziare una soluzione con l’aiuto della Francia. Ma Garibaldi aveva altri piani. Lui ignorava il clima politico e voleva prendere Roma da solo. Nel 1862 in Calabria raccolse un piccolo esercito mal armato pensando che potesse far miracoli. Il Re Vittorio Emanuele fu costretto a inviare truppe governative per fermare Garibaldi.

 

FULVIO CONTI (storico)

E’ mia opinione che questo fu un serio sviluppo nella storia d’Italia che merita un appellativo: guerra civile. Ad Aspromonte le truppe rege misero in un angolo Garibaldi e i suoi uomini. Lui fu colpito ad una caviglia e fatto prigioniero.

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

Non avrebbe mai potuto immaginare che un connazionale avrebbe potuto sparargli.

 

COMMENTATORE

Lo stivale col buco è considerato uno dei cimeli più importanti di Garibaldi

Cinque anni più tardi, nel 1867, Garibaldi raccolse una nuova forza di 12.000 uomini per una marcia su Roma. Ma come nel 1848  il papa chiamò in soccorso truppe straniere.

 

FULVIO CONTI (storico)

Garibaldi cercò ancora una volta di arrivare al fatto compiuto, avendogli consentito il Governo libertà di azione. Nel frattempo fra la Francia e l’Italia fu raggiunto un accordo, ma la valutazione di Garibaldi risultò ancora una volta errata.

COMMENTATORE

Roma o Morte era il suo motto proclamato; in quel momento Garibaldi aveva 60 anni. Comunque i suoi uomini non ce la fecero; il Comandante aveva messo in conto la morte. Garibaldi perse la sua reputazione come guerriero invincibile una volta per tutte a Mentana, alle porte di Roma.

 

CHRISTIAN ORTNER (storico militare)

Garibaldi fu circondato e quando un esercito rivoluzionario è assediato, l’aspetto tragico è che una parte di questo perde lo spirito patriottico. Garibaldi ebbe grossi problemi a tenere i suoi sodati in linea ordinata dietro di lui. I Francesi erano armati con i fucili Chassepot, le più moderne armi da fuoco in quel tempo in Europa. Gli Chassepot potevano sparare da 6 a 8 colpi al minuto, mentre solo due o tre colpi potevano essere sparati dai caricatori dei fucili garibaldini. Garibaldi doveva guidare i suoi, armati di fucili antiquati, mentre venivano decimati. Finalmente nel 1870 le truppe francesi si ritirarono da Roma, in quanto erano richieste per la guerra contro la Prussia. Lo scopo di fare di Roma la capitale d’Italia era raggiungibile. Mentre il Concilio Vaticano primo era in corso, Vittorio Emanuele fece entrare le sue truppe a Roma, che divenne Capitale d’Italia.

Garibaldi aveva realizzato a distanza il suo sogno. Si era totalmente ritirato a Caprera. Dopo che la sua governante Battistina era tornata a Nizza, Garibaldi sposò la sostituta Francesca Armosino

 

GIUSEPPE GARIBALDI (pronipote)

Francesca Armosino è considerata una donna brutta ma è quello che lui voleva perché si occupasse dei figli di Anita, Comunque Francesca partorì altri tre figli.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (Storica)

In generale il ruolo delle donne in Europa era completamente subordinato agli uomini e il loro ruolo principale era quello di gestire la casa, fare figli e farli crescere.

 

COMMENTATORE

Garibaldi condusse una vita bucolica a Caprera; chiamò due dei suoi 4 asini come i suoi peggiori nemici: Pio IX e Napoleone III. Lui visse sull’isola secondo il suo ideale per l’Italia: un miscuglio di semplicità rurale e una società senza classi e libertà sessuale, però solo per gli uomini. Sua moglie si sforzò molto di mantenere il mito dell’uomo che si era fatto da solo. Questo costituì anche un affare. Vendeva infatti delle ciocche di capelli del suo eroe e le unghie dei piedi e delle mani. Sebbene alla fine della sua vita avesse svolto il ruolo di patriarca, le sue opinioni politiche circa le donne erano lontane da essere conservatrici.

 

SILVIA CAVICCHIOLI (Storica)

Garibaldi nel suo famoso discorso d’introduzione sulle sofferenze delle donne, diede questa spiegazione: “non può esistere né modernità né progresso quando metà dell’umanità è tenuta schiava dall’altra metà”.  Quelle furono parole molto forti. La sua denuncia della sofferenza delle donne fu formulata nel 1869, e solo 77 anni dopo divenne una legge italiana.

 

COMMENTATORE

Alla fine della sua vita Garibaldi non sentì il bisogno di lasciare una eredità spirituale; il suo desiderio era di essere cremato e le sue ceneri disperse in mare. Garibaldi morì il 2 giugno 1882 all’età di 75 anni. Il suo ultimo desiderio non fu rispettato. Il suo corpo fu imbalsamato e sepolto a Caprera. Così gli fu impedito di decidere sia in vita che in morte.

Era un avventuriero che voleva realizzare le sue idee politiche. Un uomo che ha combattuto più di ogni altro per l’unità d’Italia.

l’Associazione Garibaldini per l’Italia, nel 170° della Repubblica Romana del 1849, ha onorato quello straordinario periodo storico, reso fertile dal sacrificio di tante giovani vite e dall’impegno dei più grandi personaggi del Risorgimento Italiano.

               MARTEDÌ 30 APRILE 2019 ORE 8,45              

            Porta Pertusa – Giardini pubblici - Con il Patrocinio del Municipio XIII di Roma Capitale     

 Per la prima volta in 170 anni abbiamo ricordato i caduti della battaglia del 30 Aprile 1849 anche a Porta Pertusa (sommità delle Mura Vaticane) ove fu ferito mortalmente il Ten. Paolo Narducci,  Primo caduto della neonata Repubblica. In presenza della Presidente del Municipio XIII, Giuseppina Castagnetta, della Fanfara dell’Arma dei Carabinieri diretta dal M.M. Fabio Tassinari, del Presidente della G.p.I.  Paolo Macoratti, della giornalista Cinzia Dal Maso, è stata deposta una corona d’alloro sul muro dell’antica porta. Erano presenti i Soci della “Garibaldini per l’Italia” Arturo De Marzi (Vice Pres.), Monica Simmons (Segretaria), Maurizio Santilli, Antonio Iadevaia, Matteo Manenti, Annalisa Venditti, Enrica Quaranta, Marcello Pellegrini, Stefano Dini, Gianni Blumthaler e altri convenuti. Il 7 Agosto 2012 abbiamo “scortato” i resti di questo ragazzo ventenne all’interno del Mausoleo-Ossario Gianicolense di Via Garibadi per la tumulazione, su invito dei discendenti e della giornalista Cinzia Dal Maso. Il 25 settembre 2013 i ritratti di Paolo Narducci e della madre Teresa Maciucchi, oltre alla corona mortuaria del giovane ufficiale, sono stati donati dalla nostra Associazione al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.

  

1849 – Combattimento a Via Aurelia – Calendario del 1916  (Collezione Leandro Mais – Roma)

 

                                 

 

 

MARTEDÌ 30 APRILE 2019 ORE 10,30             

Mausoleo-Ossario Garibaldino – Via Garibaldi 29/e Con il Patrocinio del  Municipio Roma I Centro

 Dopo la memoria di Porta Pertusa siamo stati presenti alla celebrazione di tutti i caduti della Repubblica Romana al Mausoleo-Ossario Gianicolense, insieme all’Associazione Nazionale Garibaldina, all’Istituto di Studi Internazionali Giuseppe Garibaldi e alla Società di Mutuo Soccorso Giuseppe Garibaldi. Al termine della cerimonia abbiamo premiato i migliori componimenti degli alunni delle due classi dell’Istituto G.G. Belli che hanno partecipato alla sesta edizione del Concorso “Alberto Mori”. Ha condotto la Cerimonia la Dott.ssa Enrica Quaranta

GIURIA presieduta dalla Prof. Silvia Mori e formata dai componenti della Commissione, Prof. Orietta Citoni, Segretaria Monica Simmons, Presidente Arch. Paolo Macoratti

Abbiamo letto con piacere le lettere dei giovani studenti dell’Istituto G.G.Belli, i quali si sono calati in un epoca estranea alle loro esperienze, utilizzando un mezzo di comunicazione, la scrittura manuale, a loro pressoché sconosciuto. Siamo lieti di vedere come, stimolati adeguatamente, i giovani possano ancora sorprenderci.

         Al di là dell’importanza dell’evento storico in se, come il passaggio dalla Monarchia assoluta alla Repubblica Democratica, e alla resistenza contro l’intervento francese che hanno caratterizzato la maggior parte dei componimenti, abbiamo rilevato nei ragazzi l’intenzione di immedesimarsi nei personaggi del popolo, ora modesto anche nel modo di esprimersi, ora colto, ma orientata in ogni caso al raggiungimento di quegli ideali universali di pace, giustizia e di amore per i quali è giusto combattere.

         Ringraziamo pertanto tutti gli studenti e gli insegnanti Carlo Felici e Paola Moresco che hanno aderito al progetto della nostra associazione.

 

BRANI DEI VINCITORI 6^ EDIZIONE PREMIO ALBERTO MORI

 

ISTITUTO G.G. BELLI – CLASSE III F

  3° classificato – Caterina Canepuccia ” Quel che sembrava impossibile ipotizzare fino a qualche giorno fa, si è verificato davanti i miei occhi. Qui ora vige la democrazia! E lo Stato Romano si è dato il nome di Repubblica Romana. Ma il Popolo è in festa e dimentica i pericoli che incombono. Il destino non è ancora deciso e occorre rimanere vigili e prudenti…”

2° classificato – Simone Pasqua ” Per concludere vorrei condividere con te solo un’ultima delle mie riflessioni: la Francia, il paese in cui sei nata e in cui vivi, è una Repubblica basata sulla libertà, la fratellanza e l’uguaglianza; mi domando, quindi, per quale motivo stia cercando di impedire la formazione di una Repubblica Romana, minacciandone la capitale e impedendone la formazione. Non capisco, ma nonostante le mie incomprensioni desidero combattere anche per questo motivo: sogno la lealtà”

  1° classificato – Simona Maria Casile E’ stato proprio questo spirito a non farci arrendere. In fondo guardate cosa abbiamo fatto: è nata una repubblica che nessuno si sarebbe mai immaginato ed è durata pure per ben cinque mesi. E’ vissuta, anche se agli occhi altrui solo per poco, esclusivamente grazie al nostro grandissimo spirito di sacrificio. Non scorderò mai quei corpi che giacevano per terra come dei massi, senza più respiro o parola, ma che sembravano conservare dentro di sé il desiderio sempre vivo di voler gridare al mondo:” anche noi vogliamo la nostra Patria!”……….Adesso, madre, ditemi: chiedevamo troppo? Avere dei diritti è qualcosa fuori dal naturale? Come ci è concesso di respirare, dormire o mangiare, abbiamo il diritto di votare chi ci governa, di essere liberi di professare la fede in cui crediamo, di essere tutti uguali e di non essere messi a morte per nessun motivo, perché la vita non appartiene che a noi. Chiedevamo troppo?”

Gli altri 2 selezionati sono: Aurora Naccari e Giulio Cesaretti Salvi

 

ISTITUTO G.G. BELLI – CLASSE III C

 

3° classificato – Gabriele Paolocci “La città è bellissima e ci sono tanti ragazzi che come me si sono trasferiti per un’ideale di uguaglianza, di fratellanza e di un luogo dove il potere sia nelle mani del Popolo….Oggi ci hanno comunicato una grande notizia, il nostro triunvirato (composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini) ha cominciato a scrivere un libro, credo si chiami la Costituzione; è un libro molto grande dove sono racchiusi tutti i nostri ideali…”

2° classificato – Federico Giovanola “Qui a Roma c’è una grande confusione; ogni giorno vedo persone con fucili in mano che sparano e combattono contro il nemico: si, hai ben capito, stiamo combattendo per difendere i nostri ideali, come dice mio padre. Tutti, uomini e donne, combattono e anche noi ragazzi aiutiamo facendo lavori anche molto rischiosi. Tutti i romani e anche i turisti o stranieri combattono contro il nostro nemico: il Papa aiutato dai Francesi..”

1° classificato – Lodovica Salvini “Caro amico, con questa mia sono qui a dirti che finalmente Roma ha un suo governo, il Papa è fuggito a Gaeta dai suoi amici Borboni e Firenze già da un mese è governata dai democratici Guerrazzi e Montanelli; finalmente comincio a sperare che con oggi abbiamo fatto un altro importante passo avanti per unire in un solo stato la nostra bella penisola; un sogno che si sta tramutando in realtà. Finalmente abbiamo un governo del popolo, un governo rappresentato da tre patrioti convinti denocratici, Armellini, Mazzini e Saffi, e sembra che addirittura stia raggiungendo Roma Garibaldi, lo ricordi, il nostro grande condottiero..”

Gli altri 3 selezionati sono: Adriano Jannuzzi, Azzurra Barassi, Lorenzo Vitale

                                                                                             

     In occasione della Giornata del camminare si è svolta a Roma domenica 14 ottobre, promossa da Andrea Mori,  una passeggiata organizzata dall’Associazione Inforidea in collaborazione con l’Associazione “Garibaldini per l’Italia”. Con partenza dal monumento dedicato ad Anita Garibaldi al Gianicolo, e attraverso un itinerario che prevedeva delle soste presso l’Erma di Colomba Antonietti, la statua di Righetto, quella di Ciceruacchio, l’Arco dei quattro venti all’interno di Villa Pamphili e Villa Spada, il presidente Paolo Macoratti ha ripercorso i momenti storici più importanti che hanno caratterizzato la breve ma fondamentale esperienza  della Repubblica Romana del 1849, citando personaggi, narrazioni e corrispondenza di alcuni protagonisti noti e meno noti di quell’indimenticabile e fondamentale evento. Erano presenti per l’Associazione Garibaldini per l’Italia, oltre ad Andrea Mori e Paolo Macoratti, la segretaria Monica Simmons e Silvia Mori, e un cospicuo numero di partecipanti.

       Si dice che il realismo degli eventi storici non dovrebbe mai essere messo in discussione dalla congiunzione ipotetica “se”, visto che la concatenazione dei fatti non sarebbe altro che la risultante delle volontà delle singole persone. Di conseguenza sarebbe importante e necessario evidenziare quanto queste volontà abbiano condizionato la vita e il futuro di un intero popolo. La “Trafila” dell’agosto 1849 che salvò Giuseppe Garibaldi da sicura morte, risponderebbe in pieno a tale esigenza.

In occasione delle celebrazioni del 170° anniversario della Repubblica Romana del 1849, su invito del Dott. Giuseppe Chicchi, Presidente della cooperativa di turismo culturale “Terre di Dante” (organizzazione di Ravenna in convenzione con la “Società Dante Alighieri – i parchi letterari”), abbiamo partecipato dal 14 al 17 settembre 2018 a un tour storico-culturale di primissimo livello al quale ha aderito la nostra associazione (Presidente Paolo Macoratti e segretaria Monica Simmons), oltre ai Presidenti delle Sezioni ANVRG di Rimini (Valerio Benelli) e di Rieti (Fed. Reg. Lazio Gianfranco Paris).

Giornalisti provenienti da Milano (Franca dell’Arciprete Scotti- Ambienteeuropa – e Giovanni Scotti – Focus online -) e Padova (Maria Paola Meli – Aeceuropa - e Sergio Sambi – popolo terremotati Aec), oltre a rappresentanti dell’Ass. culturale “L’Airone” di Brescia (Liliana Vilardo, Chiara Macina), hanno completato il gruppo formato da 13 persone e guidato dalla perfetta regia di Attilio Moroni, infaticabile e colta guida delle “Terre di Dante” e artefice dei vari spostamenti sul territorio romagnolo, coadiuvato da Alessandra Borgogelli Ottaviani.

La “Trafila Garibaldina” ci ha dato l’opportunità di visitare e scoprire non solo i luoghi e i personaggi della tragica fuga di Garibaldi, di Anita e dei Garibaldini da Roma nel vano tentativo di Raggiungere la Repubblica di Venezia, ma anche le bellezze naturali, artistiche, culturali ed enogastronomiche di un territorio ricchissimo di storia e di umanità, sede dei migliori valori di una secolare tradizione, sia locale che italiana.

Grazie alla narrazione storica dei luoghi visitati ad opera del Dott. Andrea Antonioli (Direttore del Museo Renzi – Progetto Internazionele “Una rosa per Anita”), del Prof. Ivan Simonini (Presidente Parco Letterario Le terre di dante, del Dott. Maurizio Mari (Società Conservatrice Capanno Garibaldi), del Dott. Bruno Melandri (Associazione Mazziniana di Modigliana), del Dott. Gabriele Zelli (Storico e scrittore), siamo potuti entrare con il cuore e con la mente, anche se per un breve arco temporale, nella vicenda funambolica e drammatica dell’arrivo della Legione Garibaldi a San Marino, del suo disarmo e dell’inizio del tentativo dell’Eroe e di pochi militi rimasti di raggiungere Venezia. Malgrado l’interessante visita di questa antica Repubblica (condotta egregiamente da una guida locale), siamo rimasti sorpresi nell’apprendere dalla Dott.ssa Claudia Malpeli, esperta della Biblioteca di Stato di San Marino, l’assenza espositiva del piccolo museo garibaldino, già presente negli anni passati; fortunatamente, per l’occasione, abbiamo avuto la possibilità di fotografare alcuni pezzi della vecchia esposizione, tra cui l’abito portato da Anita e alcune reliquie di Garibaldi e Ugo Bassi (foto allegate)

Uno studiato itinerario ci ha portato da San Giovanni in Galilea (con visita al bellissimo “Museo Renzi”), a Sogliano (visita alle Fosse Brandinelli e allo straordinario museo della Musica e dell’arte povera); da Cesenatico, ove Garibaldi s’imbarcò con l’esigua legione sui famosi 13 bragozzi, a Ravenna (con visita di S. Apollinare in Classe), proseguendo in barca per l’isola degli Spinaroni (base partigiana della Brigata Garibaldi nel 1944-45). Dal capanno Garibaldi alla fattoria Guiccioli dove morì Anita, abbiamo tentato di immaginare, vedendo i luoghi e “aprendo” i sensi, la terribile angoscia provata dai fuggiaschi, la paura d’essere scoperti, riconosciuti e fucilati. Ci siamo avvicinati, visitando la stanza in cui morì Anita e il luogo della sua momentanea sepoltura, al grande dolore del suo José, nel momento in cui, perdendo tutto, Patria, sposa e madre dei suoi figli, cercava insieme al fedele Capitano Leggero (Giovanni Battista Culiolo) la salvezza dalla pressante vigilanza austriaca, per poi affidarsi, come ci racconta lo stesso Garibaldi nelle sue memorie. “..alla serie dei miei protettori, senza di cui non avrei potuto peregrinare per trenta e sette giorni, dalle foci del Po, al golfo di Sterlino, ove m’imbarcai per la Liguria..“. Infine, dopo aver fotografato i luoghi e le lapidi che ricordavano il passaggio dell’illustre fuggitivo siamo approdati nel paese di Modigliana.

Sempre dalle memorie di Garibaldi :”Poi un prete! Vero angelo custode del proscritto, ci cercò, ci trovò, e ci condusse in casa sua a Modigliana..” E proprio a Modigliana, nel mezzo della famosa Festa dell’Ottocento (con il sostegno culturale e artistico del Vicesindaco con delega alla cultura Dott.ssa Alba Maria Continelli e l’Assessore alle politiche scolatiche e del turismo, Dott.ssa Alice Gentilini), abbiamo potuto conoscere la storia di Don Giovanni Verità e il vero senso della cosiddetta “Trafila”= catena di solidarietà, nata molti anni prima, come ci conferma questo passo di Massimo D’Azeglio del 1845, annotato nei “Miei ricordi”: In ogni paese era un uomo fidato che formava uno degli anelli della catena, ed a questa catena era dato il nome di trafila. Serviva a mandar nuove, precetti, direzioni, lettere e talvolta anche persone, gente costretta a fuggire [...] Un solo anello della trafila che fosse stato traditore, rovinava un mondo di gente:ed è fatto notabile che [...] mai e poi mai la polizia ha avuto il gusto di far conoscenza con uno di codesti anelli della gran catena…” (Club Alpino Italiano – sentiero Garibaldi).

L’ultima tappa di questo percorso storico-culturale della Trafila è stata “Villa I Raggi” nella frazione Colmano di Predappio, dove fu ospitato Garibaldi prima di passare in Toscana. Qui, grazie alla cortesia dei discendenti del Conte Giuseppe Campi, abbiamo potuto gustare il famoso “Sangiovese”, premiato all’esposizione universale di Parigi del 1889

A quelle trecento persone della “Trafila”, di cui cento operative, che si occuparono di portare Garibaldi in salvo, dobbiamo rivolgere con gratitudine il nostro pensiero per aver contribuito in modo sostanziale – visto il seguito dell’epopea risorgimentale – alla formazione dell’unità d’Italia. Durante le celebrazioni del 170° della Repubblica Romana del 1849, ricorderemo questo avvenimento e cercheremo di collaborare con “Le Terre di Dante” per far rivivere questi importanti momenti della storia del nostro Paese a tutti coloro che vorranno condividere questa nuova avventura garibaldina.

Paolo Macoratti

     L’occasione per il primo incontro tra i Soci delle due Associazioni garibaldine, italiana e tedesca, è avvenuta nella ricorrenza del 30 Aprile 2018 , nel 169° anniversario della famosa battaglia del 1849, simbolo della Resistenza della Repubblica Romana all’assedio che sancì la sua definitiva caduta. La Delegazione tedesca era rappresentata dal Presidente Dr. Thilo Fitzner, accompagnato dalla moglie Gertrud (simpatizzante); dal vice-Presidente Lothar Hillenbrand e dalla moglie Birgit (esperta in uniformi e cavalli); dalla Signora Walburga Pilch (responsabile per la stampa) e Wolfgang Binder (esperto in navigazione). Per l’Italia erano presenti: il Presidente, Arch. Paolo Macoratti; il Presidente Onorario Dr. Maurizio Brigazzi accompagnato dalla moglie Prof.ssa Laura Mereu (simpatizzante); la Segretaria Sig.ra Monica Simmons; la Prof.ssa Silvia Mori (interprete); Maurizio Santilli (Consiglio Direttivo); Prof.ssa Orietta Citoni (Collegio dei Revisori); Dott.ssa Enrica Quaranta (conduzione cerimonie); Arch. Gianni Blumthaler (fotografia); Prof. Carlo Felici (storia); Sig. Stefano Dini; Giuseppe Musacchio (simpatizzante).

     Domenica 29 Aprile i membri delle due Associazioni hanno visitato il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina del Gianicolo e parte dei luoghi delle battaglie che si svolsero nei pressi di Porta San Pancrazio tra maggio e giugno 1849. Un pranzo conviviale alla cantina del Castello di Torre in Pietra, nei pressi di Roma,  ha terminato la mattinata, favorendo la socializzazione tra i membri delle due rappresentanze. Il pomeriggio è stato dedicato alla visita della collezione garibaldina del Socio Onorario Leandro Mais, durante la quale la delegazione tedesca, accompagnata anche dalla moglie di Mais, Sig.ra Maria Pia Rosati, ha potuto ammirare alcuni pezzi importanti della raccolta, e apprezzare gli omaggi che il Sig. Mais ha voluto donare in segno di amicizia ad ogni componente della delegazione.

     Lunedì 30 Aprile si è svolta al Sacrario dei caduti per Roma la celebrazione del 169°della battaglia del 1849, alla presenza dell’Associazione Nazionale Garibaldina, dell’Istituto di Studi Internazionali Giuseppe Garibaldi e rappresentanze di altre associazioni, con la partecipazione del Picchetto armato dei Granatieri di Sardegna in uniforme storica e della Fanfara della Polizia di Stato a cavallo. Sono intervenuti: l’Assessore alle politiche educative e scolastiche del XII Municipio di Roma Capitale, Avv. Fabiana Tomassi – La Dott.ssa Mara Minasi, responsabile del Museo della R.R. e del Sacrario dei caduti per Roma, il Presidente della “Garibaldi Gesellschaft Deutschland”, Dott. Thilo Fitzner, il Presidente dell’Ass. Garibaldini per l’Italia, Arch. Paolo Macoratti, la Presidente dell’Ass. Naz. Garibaldina, Sig.ra Maria Antonietta Grima Serra, il Direttore dell’Ist. di Studi Internaz. G. Garibaldi, Prof. Franco Tamassia.

     Saldare l’amicizia tra i popoli europei nel segno di Giuseppe Garibaldi, esempio di grande onestà, umanità e umiltà, come è stato ricordato nell’intervento del Dott. Fitzner, è compito di tutti coloro che credono nei valori più alti del progresso umano; valori che è  indispensabile possedere in questa epoca tormentata da guerre e minacce di guerre.

PREMIAZIONE CONCORSO ALBERTO MORI

5° ANNO

L’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA, IN  OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL 169° ANNIVERSARIO  DELLA BATTAGLIA DEL 30 APRILE 1849 IN DIFESA DELLA REPUBBLICA ROMANA, PROMUOVE, IN COLLABORAZIONE  CON IL MUSEO DELLA REPUBBLICA ROMANA E DELLA MEMORIA GARIBALDINA, L’INIZIATIVA DEDICATA ALLA SCUOLA

SCUOLE ROMANE PARTECIPANTI

Scuola Media  – “Dante Alighieri” – Classe III Sez. I

Scuola Media – “G.G. Belli” – Classe III Sez. F

Si ringraziano:

la Responsabile del Museo della Repubblica Romana e del Mausoleo Ossario Gianicolense, Dott.ssa Mara Minasi

 le insegnanti della Scuola Alighieri: Marisa De Felice e Silvia Mori

gli insegnanti della Scuola Belli: Carlo Felici e Silvia Spina

I soci, per la presenza e la partecipazione: Monica Simmons, Orietta Citoni Stefano Dini, Carlo Felici, Enrica Quaranta

La Commissione giudicatrice, presieduta dalla Prof.ssa Orietta Citoni e composta dal Presidente dell’Associazione Arch. Paolo Macoratti, dalla Segretaria Monica Simmons e  dalla Dott.ssa Enrica Quaranta, ha riscontrato negli allievi interesse e partecipazione agli avvenimenti storici, narrati sia attraverso le lettere scritte dai personaggi del tempo, sia durante la visita al Museo e ai luoghi delle battaglie in difesa della Repubblica Romana. Interesse e partecipazione dimostrati anche durante la premiazione del Concorso che si è svolta il 26 Aprile al Mausoleo-Ossario dei caduti per Roma del Gianicolo. Riteniamo doveroso sottolineare il merito e il valore degli Insegnanti che hanno reso fertile un terreno su cui è stato più agevole poter seminare informazioni e valori legati al nostro Risorgimento.

I Garibaldini per l’Italia ringraziano gli alunni della Dante Alighieri per il prezioso quadro che hanno voluto donare all’Associazione in segno di gratitudine, consegnandolo nel giorno della premiazione al Presidente Macoratti

  Si riportano alcuni passi dei componimenti premiati:

ISTITUTO DANTE ALIGHIERI – CLASSE III SEZ I

 3° CLASSIFICATO – Tiziano Santarelli – Lorenzo Lemmi

Ora ti devo parlare di un avvenimento terribile…..ieri c’è stato l’attacco dei Francesi e il nostro amato generale Garibaldi ha perso tutti i suoi ufficiali. Tra questi  è morto anche il maggiore Angelo  Masina che dicevano fosse il più bravo e anche l’aiutante di campo. Inoltre ieri mi sono affacciato da porta San Pancrazio e da lì si potevano vedere   i corpi dei morti accatastati come se fossero legna da ardere…La mitraglia ha ucciso molte compagnie; alcuni valorosi e infaticabili medici che lavorano nei nostri ospedali mi han detto che i feriti son sopra ai duemila; e questo è solo l’inizio…

 2° CLASSIFICATO – Martina Ottaviani – Pontirolli Enzo

Nei giorni di venerdì e sabato un grande squarcio fu aperto nelle antiche mura. E così è rimasto ieri e oggi tanto che i nostri ci ergono barricate. Non so se è di tua conoscenza che le storiche mura del Gianicolo, così alte all’esterno risultano invece basse nel lato interno a causa del terrapieno. Per scalarle ci vorrebbero forse diecimila uomini, ma la Francia vuole di certo risparmiare tante perdite umane e ordina quindi di costruire un terrapieno esterno che raggiunga il lato più alto delle nostre mura. Il loro scopo è appunto di abbatterle risparmiando uomini e forze. Altri danno per vero che sia in costruzione una via sotterranea per raggiungere e distruggere i nostri terrapieni e la cinta muraria e le nostre armi più preziose…

  1° CLASSIFICATO – Veronica Settimi – Daniele Strano

Non so dove andranno le nostre truppe che sono partite con il Generale Garibaldi uscendo da  Porta San Giovanni e trascinandosi 18 pezzi di artiglieria.

I danni provocati dai bombardamenti sono grandi.

 Gran parte della chiesa di San Pietro in Montorio ,con i bellissimi quadri di Raffaello ed il magnifico tempietto del Bramante, ha riportato danni gravissimi, e così molte altre chiese.

Dai Monti Parioli è partito il bombardamento più devastante, i colpi sono arrivati fino a piazza Colonna, alla contrada di Ripetta e San Carlo ma, per fortuna, nessuno di noi è stato colpito…

  

ISTITUTO G.G. BELLI – CLASSE III SEZ. F

 3° CLASSIFICATO – Bianca Cuppone

Caro figlio mio, sei ancora piccolo per leggere questa lettera, ma ho avuto l’idea di raccontarti questi fatti per condividere con te quest’impresa e quindi lasciarti un’eredità storica da tramandare nel tempo. Partendo dal presupposto che Roma è stata spesso oppressa dal Papato tanto amato dai Francesi, spero che questo giorno verrà ricordato per far capire alla gente italica, che volontari guidati da un “sogno” – fare di Roma una Repubblica e formare una Costituzione – sono più forti dell’esercito migliore del mondo, l’esercito francese….

 2° CLASSIFICATO – Caterina Mancini

Papà ho paura..ho visto ciò che accade nei campi di battaglia ed è un’esperienza che non augurerei neanche al mio peggior nemico; per fortuna non sono l’unico della mia età, ma anzi faccio parte di un gruppo numeroso. Il nostro compito è quello di spegnere le micce impedendo così lo scoppio delle bombe. La mamma non è ancora a conoscenza della mia scelta di partecipare alla lotta per la difesa di Roma; non voglio farla soffrire perché so che per una mamma non è facile accettare che il proprio figlio all’età di 14 anni possa mettere in pericolo la propria vita….

 1° CLASSIFICATO – Camilla Sabina Martinelli

Noi donne nei grandi memoriali o negli importanti libri di storia difficilmente vediamo il nostro nome accompagnarsi a racconti di eroiche gesta, men che meno di fatti d’arme e prodi imprese… Per il solo morivo che questa nostra repubblica di fratelli faceva paura a tutti e soprattutto a quel fifon tiranno del Papa che è andato a chiederne aiuto. Ma di cosa aveva paura? Di perdere il proprio potere temporale e sciogliere il canapo delle sue pecorelle? Secondo me , fin dal principio i Papi avrebbero dovuto solo evangelizzare ed essere i capi della Chiesa e nient’altro. Tutto questo per me è una grande afflizione, perché ormai della Repubblica Romana non resta che un vivido e magnifico ricordo, un sogno che non ha trovato la sua realizzazione. Amica cara, non allarmarti, non sono rassegnata, perché in queste parole di Garibaldi:” Dovunque saremo, colà sarà Roma”, c’è incoraggiamento e forza per l’avvenire e con queste parole ti saluto….

 

Tra le varie azioni di sconfinamento compiute dai garibaldini durante la Campagna dell’Agro Romano del 1867, è degna di essere ricordata quella avvenuta il 19 ottobre 1867 a Farnese, ove caddero tre volontari di Massa Marittima: Ettore Comparini, Rocco Grassini e Natale Capannoli.

Con una cerimonia semplice e bene coordinata dal Dott. Mario Di Sorte, alla presenza del Sindaco di Farnese  Massimo Biagini, del sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini, di Guglielmina Clarici e del Prof. Nicola Terracciano Presidente del Comitato provinciale di Caserta dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, si è voluto ricostruire quel momento storico in cui tanti giovani Italiani, animati dalla speranza di far parte di una Patria comune, affrancata dal dominio temporale dello Stato Pontificio, avevano sacrificato le loro vite per giungere insieme a Garibaldi alla meta delle mete: Roma!

L’Associazione Garibaldini per l’Italia ha accolto con vivo piacere l’invito rivoltole dal Sindaco Massimo Biagini e ha partecipato all’evento con una rappresentanza formata dal Presidente  Paolo Macoratti, dal vice Presidente Arturo De Marzi, dalla Segretaria Monica Simmons, e dai soci Maurizio Santilli e Antonio Iadevaia.

La cerimonia è stata accompagnata dal passaggio di un aereo che ha lasciato una scia tricolore durante la deposizione dell’omaggio floreale in onore dei caduti, e dal bel canto della Compagnia delle lavandaie della Tuscia diretta dal soprano Simonetta Chiaretti, in costume dell’800, che ha trasmesso ai presenti sentimenti patriottici e popolari, troppo spesso dimenticati.

PRESENTAZIONI

Una raccolta di lettere (50 edite, 99 inedite, 3 documenti) autografe provenienti dalla collezione Leandro Mais di Roma, corredata da 106 nomi citati, 80 note biografiche, 59 icone fotografiche, 38 illustrazioni. L’indole fiera e battagliera del patriota, capace di sovvertire il mondo e rimanere fedele ai più alti valori del progresso civile e sociale dell’umanità, in un epistolario inedito in cui emergono le grandi virtù dell’Eroe dei due mondi. Un libro utile per storici e ricercatori, ma anche per politici, insegnanti, studenti e famiglie.

Giovedì 29 settembre 2016, ore 17.00 - Roma, complesso del Vittoriano   Ingresso da via di San Pietro in carcere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=4SIenmJvxbA&feature=autoshare

 

Venerdi 18 novembre 2016 - San Vito al Tagliamento (PN): ore 11.00 Auditorium Comunale e ore 18.00 Antico Teatro Sociale “G. Arrigoni”

Interventi: Dott. Antonio Di Bisceglie (Sindaco San Vito al T.) – Arch. Paolo Macoratti (Presidente Ass. “Garibaldini per l’Italia”) – Dott. Giuseppe Garibaldi (Presidente “Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi”) – Dott. Sclippa Pier Giorgio (Assessore Istruzione Comune San Vito al T.) – Gen. Pio Langella (Presidente Feder. sportiva”Fiamme Cremisi”)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 17 Dicembre 2016, ore 16.00 – Roma : Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

Dott. ssa Mara Minasi (Responsabile Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina) - Arch. Paolo Macoratti (Presidente Ass. “Garibaldini per l’Italia”) – Prof.ssa Anna Maria Isastia (Professore associato di Storia Contemporanea - Università “La Sapienza” – Roma)

 

 

 

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=Pbyz2wqPNuM&t=276s

https://youtu.be/Pbyz2wqPNuM

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                   

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                      

                                                                     

 

 


 

Una donna, un sogno, una giovane vita e una storia d’amore sacrificata alla Patria.

Come ogni anno, e anche in questo 167° dalla morte avvenuta il 13 giugno 1849, due donne romane, Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti,  hanno riportato alla nostra memoria l’esemplare vicenda di Colomba Antonietti, giovane umbra di Foligno, sposa del conte Luigi Porzi di Imola. Un ricordo reso ancor più significativo dalla prima edizione del Premio Colomba Antonietti che la rivista telematica di cultura “Specchioromano.it” ha voluto conferire a due donne che si sono distinte nello studio e nella diffusione della storia e degli ideali risorgimentali. Il riconoscimento, consistente in una targa dedicata, è stato consegnato a Silvana Galardi, presidente della Sezione Molise dell’”Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi”, e a Monica Simmons, segretario dell’Associazione “Garibaldini per l’Italia”. Sono stati presenti alla cerimonia, Maura Tranquillo, Assessore alla Memoria del Comune di Foligno, il Segretario e il Direttore dell’Istituto Internazionale di Studi G. Garibaldi di Roma, il presidente e i soci, grandi e piccoli, dell’Associazione Garibaldini per l’Italia. Ringraziamo Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti per questa nobile iniziativa, perché è bene e giusto valorizzare il lavoro di chi, umilmente e senza clamori, opera gratuitamente per il bene della comunità dei cittadini.

p.m.

Quando si decide di essere utili alla cittadinanza, di mettersi a servizio della comunità, si raggiungono risultati eccellenti. E’ quanto abbiamo visto ieri a Roma, nel XII Municipio della Capitale, ove, per volontà dell’Assessore alla Cultura del Comune Giovanna Marinelli, della Presidente del Municipio XII Cristina Maltese, con l’opera del bravissimo artista della modernità David Diavù Vecchiato, è stata inaugurata l’immagine di Cristina Trivulzio di Belgioioso, “immortalata” sulla Scalea Ugo Bassi, che da Piazza Ippolito Nievo porta a via Dall’Ongaro (Monteverde Vecchio).

Va osservato, per dovere di cronaca, che la scelta di riprodurre l’immagine di Elena Sofia Ricci, interprete del film di Luigi Magni “In nome del Popolo Sovrano”, come icona cinematografica del personaggio “Cristina Trivulzio di Belgioioso”, è stata più simbolica che reale; infatti Magni, nell’impossibilità di conciliare  la storia della nobile milanese con esigenze di copione, ha voluto utilizzare, per la Ricci, nome e cognome di due personaggi storici femminili importanti per Roma: Cristina (per la Belgioioso, eroina del 1849) e Arquati (per Giuditta Tavani Arquati, eroina del 1867). D’altronde, anche se la scelta di Francesca Inaudi, protagonista del film di Mario Martone “Noi credevamo”, in cui l’attrice interpreta proprio Cristina di Belgioioso, sarebbe stata più aderente alla realtà storica del personaggio cinematografico, la centralità nel film di Magni  dell’ambientazione  della vicenda nella Repubblica Romana del 1849, ha probabilmente fatto pendere  la bilancia, che condividiamo,  sull’attrice Elena Sofia Ricci.

Per la prima volta, dopo 166 anni,  il Padre Ugo Bassi e Cristina di Belgioioso si riabbracciano. Questi due grandi protagonisti della Repubblica Romana del 1849, che si erano lasciati dopo aver assistito, entrambi, alla morte di Goffredo Mameli  nell’Ospedale “Trinità dei Pellegrini”,  sono di nuovo insieme per testimoniare la loro fede nell’Italia unita e nella democrazia. Grazie a questa iniziativa, che ha avuto anche il supporto  dell’opera dell’Assessore alle politiche culturali del XII Municipio, Tiziana Capriotti, e di Giada Bazzurri, i cittadini potranno  essere sollecitati, attraverso la visione di questo enorme quadro, ad approfondire la conoscenza di una grande patriota della nostra storia.

Tra il pubblico, i Soci dei “Garibaldini per l’Italia”. Da sinistra a destra:  Monica Simmons, Silvia Mori, Riccardo Conte, Gianni Blumthaler, Alcide Lamensa – Nella foto al centro, la Presidente del Comitato di Quartiere Monteverde Quattro Venti, Licia Perelli (a sinistra) e il Presidente dell’Ass. Garibaldini per l’Italia Paolo Macoratti (a destra)

 

 

 

Una donna, la Belgioioso,  che ebbe il coraggio, utilizzando il proprio  ingente patrimonio, di prodigarsi per elevare le classi più deboli della società di allora – i contadini - attraverso l’istruzione e il miglioramento della qualità della loro vita. Coraggio che le costò forti critiche dall’aristocrazia milanese di cui faceva parte, e anche di illustri letterati, tra cui, in primis, Alessandro Manzoni. Ma Cristina non si stancò mai di perseguire i suoi obiettivi; lo fece anche in Turchia, ove si era rifugiata, passando per la Grecia, dopo la fine della Repubblica Romana: lì fondò una azienda agricola insieme ai fuoriusciti patrioti italiani, non tralasciando di “curare” il benessere dei suoi dipendenti e delle loro famiglie. Ma la Belgioioso, oltre alle imprese della Repubblica Romana (fu coordinatrice degli ospedali e delle ambulanze, e “ideatrice” dell’infermeria femminile) e, in precedenza nel 1848, delle Cinque Giornate di Milano, fu anche imprenditrice, giornalista, scrittrice, fondatrice a Parigi di giornali e di due salotti letterari  Il suo instancabile desiderio di migliorare la condizione umana, così ben espresso nell’attenzione riservata ai contadini, si concretizzò anche nell’aiuto economico dato alla causa dell’indipendenza italiana, a parenti e amici in stato di bisogno, anche con coloro che si erano comportati molto male nei suoi riguardi.

Proclamatasi fervente repubblicana, Lei, fior fiore dell’aristocrazia monarchica, fu lungimirante, come Giuseppe Garibaldi, nel riconoscere al Regno Sabaudo l’unica possibilità di realizzare in tempi brevi l’unità del Paese, pur avendo finanziato uno dei tentativi di Mazzini, purtroppo fallito, di sollevare il Popolo con un atto rivoluzionario. Durante la sua movimentata esistenza non mancò di riconoscere alle donne, con le quali venne a contatto, soprattutto tra le più umili e indifese, il ruolo importante che avevano avuto, mai completamente riconosciuto, nella costruzione dell’unificazione nazionale, e non solo. Ad esse dedicherà un saggio: “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire”, che non si rivolgeva certo alla sua condizione privilegiata, ma a quella della maggioranza delle donne di allora, che tanto soffrirono per la loro emancipazione.

Il Presidente Paolo Macoratti , nella sua breve esposizione sulla figura di Cristina di Belgioso, ha voluto citare un brano di quel testo, rivolto a tutte le donne di oggi:

Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai goduta, forse appena sognata felicità”.

https://www.facebook.com/ossigenofestival/videos/873899945997427/

Il 4 Luglio 2015 una delegazione dell’Associazione “Garibaldini per l’Italia” si è recata, su invito dell’Associazione “Capitolium” di Brescia, al Sacrario di Monte Suello per rendere omaggio ai caduti garibaldini della battaglia della Bezzecca. Lo spirito risorgimentale è ancora alimentato, in quei luoghi, da poche ma valide persone che dedicano una parte del loro tempo alla conservazione e valorizzazione  della memoria storica, in un ambito istituzionale praticamente assente. Abbiamo così avuto il piacere di conoscere il presidente della “Capitolium”, Federico Vaglia, e il vice-presidente Sergio Masini, e condividere la celebrazione con il gruppo garibaldino di Corrado Perugini e altri rappresentanti di associazioni d’arma.  

L’attività  dell’Associazione Capitolium  non si limita solo alla cura del sacrario garibaldino di Monte Suello, ma è particolarmente attenta alla salvaguardia dei beni culturali,  concentrati in quel grande e importante complesso monumentale  del Cimitero Vantiniano di Brescia, esempio unico di un’architettura cimiteriale integrata, in cui la città dei vivi e dei morti diviene un unicum atemporale, esaltato dal segno metafisico del classicismo greco.

                                                                                

     

Nell’elenco dei caduti di Monte Suello  è scritto il nome del  garibaldino Giovanni Mazzini. Giovanni Mazzini era nato a Terni ma cresciuto a Roma. Come ci ricorda un prezioso documento di proprietà del collezionista Leandro Mais, il Mazzini “studiò pittura, partì nel 1848 con il Battaglione degli Studenti e combatté a Vicenza e Treviso e dopo tornato in Roma prese parte alla sua difesa. Patriota, fiero e vero repubblicano, cospirò. Il ritratto in grande di Garibaldi gli fu ordinato dai patrioti dell’Umbria”. Il testo riportato, a firma di Oreste Fallani, faceva parte del retro del quadro citato. Il racconto narrato dal Fallani sulla storia dell’autore del dipinto, Giovanni Mazzini, e di seguito riportato, è tragico, e ogni commento sarebbe superfluo. “Ritratto di Garibaldi eseguito a Caprera nel 1864 da Giovanni Mazzini romano, morto nel 1866 combattendo sul Tirolo e sepolto nel Cemetero di Brescia. Regalatomi da lui stesso in Torino, appena io ero tornato dalla guerra della Polonia ove sarebbe partito con me se non fosse stato malato. (Dalle mie memorie) – Ferito gravemente in petto ed alla gamba a Monte Suello, fu portato allo spedale di Brescia e stava per guarire, quando avendo inteso che ci dovevamo ritirare dal Tirolo – Ritiratevi! (Colla risposta del Gen. Garibaldi, Obbedisco!) stracciatesi le bende delle ferite, bevuta una carafa di grappa, infiammatesi dette ferite volle morire”.

 

 

 

IL FILMATO DELLA CERIMONIA:

https://www.youtube.com/watch?v=0Ntee5oAs80

 

Fotografie di Gianni Blumthaler  e                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Deborah Cennerilli   

                                                 

VISITA AL MUSEO DELLA REPUBBLICA ROMANA E DELLA MEMORIA GARIBALDINAcondotta dalla Direttrice  Mara Minasi  

VISITA AI LUOHI DELLE BATTAGLIE, condotta dal Presidente Paolo Macoratti coadiuvato da Monica Simmons, Enrica Quaranta e Maurizio Santilli 

Hanno partecipato le Maestre e gli Alunni della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo di Via Crivelli, i Professori e gli Alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto  ”Servantes”, della Scuola ”Giuseppe Gioacchino Belli” e della Scuola “Arturo Toscanini”.

PREMIAZIONE DEI VINCITORI Al SACRARIO DEI CADUTI PER ROMA

 

SCUOLA MEDIA CERVANTES

3° CLASSIFICATO -  Javier Mella e Tim Solés

C.mo amico……Il nemico era armato di carabina