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LUNEDI’ 9 FEBBRAIO 2015 – ORE 11,30

Per non dimenticare gli uomini che hanno costruito le basi del nostro progresso civile 

 

 

La “Società di Mutuo Soccorso Giuseppe Garibaldi”,
l’ “Associazione Nazionale Garibaldina”,
l’Associazione “Garibaldini per l’Italia”,
l’ “Istituto di Studi Internazionali Giuseppe Garibaldi”

 

 

CELEBRERANNO IL 166° DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849

Roma – Mausoleo – Ossario di Via Garibaldi, 29/e

 

Fotografie di Gianni Blumthaler

 

 

La vittoria momentanea delle forze militari e volontarie della Repubblica Romana suscitò grandi entusiasmi nel Popolo di Roma; si era riusciti a battere sul terreno uno dei più potenti eserciti del mondo. La macchina bellica francese avrebbe schiacciato con le armi, solo un mese dopo, le speranze e le illusioni di quella meravigliosa stagione.

 

 

E’ stata celebrata la ricorrenza del 30 Aprile con la Società di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”,  l’Istituto Internazionale di studi “Giuseppe Garibaldi”, ente promotore, l’Associazione Nazionale Garibaldina, l’Associazione Nazionale “Cacciatori delle Alpi” e l’Associazione culturale “Gli amici di Righetto”. Ha partecipato alla celebrazione la V classe dell’Istituto comprensivo “Via Crivelli”, accompagnata dal Dirigente scolastico e da due insegnanti ; la Presidente della Commissione scuola, cultura e sport del Municipio XVI, Avv. Cristina Maltese, la Direttrice del Museo della Repubblica Romana Dott.ssa Mara Minasi e varie Associazioni culturali e d’Arma. Alla presenza di Giuseppe Garibaldi, Presidente dell’Ist. Internaz. di Studi “Giuseppe Garibaldi”, della Signora Maria Antonietta Grima Serra, Presidente dell’Associazione Nazionale Garibaldina, dell’Arch. Paolo Macoratti, Presidente dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, sono intervenuti il Prof. Giuseppe Monsagrati e il Prof. Franco Tamassia. La cerimonia è stata significativa per la presenza di alcuni discendenti di Goffredo Mameli e di Paolo Narducci, quest’ultimo tra i primi a cadere il 30 Aprile 1849 per la repubblica Romana.

http://www.youtube.com/watch?v=96ePk3QCS5o 

Roma, 30 Aprile 2013 – ore 11,30 - Museo Ossario Garibaldino - Via Garibaldi, 29/e – http://www.facebook.com/photo.php?v=451725671579134 

 

 

 

Roma, Basilica di San Pietro La solenne funzione pasquale  si svolse anche quell’anno nella basilica di San Pietro: C’erano i pochi diplomatici stranieri rimasti a Roma, i triumviri, i ministri, i rappresentanti del Municipio e dei corpi militari e, come sempre accadeva a Pasqua, una grande massa di fedeli. Mancavano, e non era assenza da poco, il papa e i cardinali.

I romani erano venuti in gran numero – scrisse un disincantato osservatore – “parte per lo spettacolo, parte per abitudine, parte per religione”. Quanto a Mazzini, “mi par ancora di vederlo, in marsina nera e in cravatta bianca, con prete Arduini accanto, tutto assorto e pensoso, che mirava l’imponentissimo spettacolo. E quando fu finito si scosse e voltosi a me che pur gli ero accosto, disse: ” Questa religione si regge e si reggerà ancora per molto tempo per la gran bellezza della forma”. Quella di Mazzini voleva essere una scelta di continuità con le tradizioni, e insieme una testimonianza plateale del rispetto del governo repubblicano per la religione e i suoi riti. Ma l’esibizione – che parve a molti repubblicani contraddire i caratteri della laicità dello Stato e di separazione dalla Chiesa ufficialmente ribaditi – fu considerata scandalosa dall’organo dell’opposizione clericale , Il Costituzionale Romano, e irritò gli osservatori legati alla corte papale.

 Uno di loro così descrisse quella messa, giudicandola una sfacciata profanazione:” Vi fu, è vero, un certo consenso di popolo… Ma ov’era il corpo diplomatico? Ove la nobiltà e la borghesia romana, e gli equipaggi sfarzosi, e le livree di gala? Ove insomma quella eletta di tante celebrità della società umana che vi si accoglievano negli anni precedenti?… Non vedevi le mitre episcopali, non i prelati, non i principi assistenti al soglio. Tu vedevi in vece Mazzini, Armellini e Saffi colle sciarpe tricolori, ed i membri dell’assemblea assisi in alcune panche, e li vedevi con tali ceffi torvi, tali fisionomie indevote, che tutto all’infuori di un religioso raccoglimento ispiravano. …E pure non tutti i romani sepper comprendere siffatta abbominazione, e più d’uno sentivi ripeterti la parola d’ordine, scaltramente diffusa tra le masse, che “se era partito il vicario, restato era fra noi il Principale”.

Tratto da “La meravigliosa storia della Repubblica dei Briganti” di Claudio Fracassi

L’attualità della frase profetica di Giuseppe Mazzini è confermata dalla risposta devozionale di credenti (e riverente di non credenti ), che ancora oggi rimangono affascinati da quella “forma” imponente e spettacolare di rappresentazione degli eventi liturgici. Il condizionamento è talmente forte da far apparire “straordinari” atti e parole del nuovo Papa Francesco, come se l’umiltà, la sobrietà, la carità e in generale un atteggiamento compassionevole verso il prossimo,  fossero qualità insolite per un papa e non costituissero, invece,  il parametro minimo per essere considerati eredi e sostenitori del pensiero del Cristo.

Parlare della nostra Costituzione, come ha fatto  Roberto Benigni dal pulpito di Rai Uno, è senz’altro encomiabile, visto che pochi nel Paese si cimentano nell’assolvere questo doveroso compito. Malgrado la consueta carica dell’artista che a nostro parere non è stato all’altezza dei suoi precedenti monologhi in tema civile, dobbiamo constatare l’assenza “ingiustificata” dai suoi commenti di un chiaro riferimento alla Costituzione della Repubblica Romana del 1849 cui, come è noto, si ispirarono i nostri Padri Costituenti.

Soltanto citare questo straordinario legame tra le due costituzioni avrebbe senza dubbio informato la stragrande maggioranza dei telespettatori, sicuramente ignara di questo importante riferimento,  delle vere radici storiche che legano il Risorgimento alla Resistenza; denominata quest’ultima, non casualmente,  “secondo Risorgimento”.

Un’occasione mancata.. . Restiamo comunque sempre affascinati dalla capacità linguistica e d’intrattenimento dell’artista Benigni, da sempre impegnato nella diffusione delle nostre migliori eredità storiche e culturali.

http://www.youtube.com/watch?v=SWkpb1Me72Q

Il 7 Agosto 2012, le ossa di Paolo Narducci, 20 anni, ufficiale artigliere caduto il 30 Aprile 1849 sui bastioni di Santa Marta (lato occidentale dei Giardini Vaticani), primo dei migliaia di caduti per la difesa della Repubblica Romana, sono state tumulate finalmente nel Sacrario Gianicolense che accoglie le spoglie di Mameli e altri 187 caduti per Roma, la maggior parte anonimi. E’ stata lunga la sua permanenza al Verano: 163 anni! Grazie all’interessamento dei discendenti e della Dottoressa Cinzia Dal Maso, oggi questo giovane romano può riposare accanto ai suoi fratelli d’armi e d’ideali.
Come spesso accade, nessuna risonanza, né mediatica, né politica, eccetto la cortese disponibilità della responsabile del Sacrario Gianicolense, Dott.ssa Francesca Bertozzi e del personale di custodia. Eppure la sua giovane vita è stata sacrificata per  quelle idee che hanno fatto grande il nostro Paese e che oggi dobbiamo necessariamente rilanciare con fermezza per rifondare una società che ha perso la bussola delle sue radici più nobili e profonde.
La vita di Paolo Narducci è stata esemplare e assume maggior valore se comparata con quella dei militari che non aderirono, come lui fece senza esitazione, alle forze militari della Repubblica Romana, minacciata da ben quattro eserciti europei. Di questi “rifiuti”, spesso opportunistici, è utile ricordare quello dell’Architetto Andrea Busiri Vici che dalle vicende belliche trasse grandi vantaggi, consistenti in prestigiosi incarichi professionali che Pio IX, riconoscente, gli elargì durante la restaurazione dello Stato della Chiesa (Edicola ai caduti Francesi e Arco dei Quattro Venti, all’interno di Villa Pamphili..).
La strategia dell’ esercito francese prevedeva lo sfondamento di Porta Pertusa, da un lato, e l’ingresso da Porta Angelica dall’altro, per ricongiungersi poi insieme a Piazza San Pietro. La resistenza accanita di Narducci e compagni sul bastione di Santa Marta scombinò l’iniziativa francese, contribuendo a favorire il contrattacco repubblicano, con la vittoria che mise i Francesi in fuga verso Castel di Guido.

La cronaca

All’alba del 30, deposti i sacchi alla Maglianella, Outinod si accostò a Roma. Qual fosse il suo disegno di guerra lo dice un foglio trovato in tasca di un ufficiale francese estinto. Il colonnello Masi trasmise questo foglio al governo. Egli si proponeva di dividere il corpo in due colonne; con una assalire Porta Cavalleggeri, con l’altra Porta Angelica: punto di riunione la piazza di S. Pietro. Secondo alcuni militari di vaglia fu sbagliato, e il disegno di attacco e il moto. I punti del doppio assalto meditato distavano 630 metri l’uno dall’altro entro la città. E in Piazza S. Pietro le riserve romane erano pronte ad accorrere o a porta Angelica o a porta Cavalleggeri; mentre la distanza esteriore tra le forze nemiche superava i 2400 metri, i quali, considerata la tortuosità delle strade, diventavano quasi 4000. Giunti prima dell’alba, i francesi presero la via di porta Cavalleggeri, spingendo i volteggiatori a dritta in luoghi scoscesi e selvosi, e i cacciatori di Vincennes sulle alture a sinistra. Allo spuntar del nemico, Avezzana dalla vedetta sulla cupola fece suonare a stormo tutti i campanili. In un attimo i ripari e i bastioni nereggiarono di popolo il quale aveva ottenuto armi dal ministro della guerra; e quanti non le ottennero si accontentarono di trasportare feriti e morti o di recare provviste da fuoco e da bocca; e le ardite donne di Trastevere incoraggiavano i mariti e i fratelli e mandavano i figli adolescenti al battesimo del fuoco. Giunto il nemico a 150 metri dalle mura, i bravi artiglieri dal bastione di S. Marta diretti dal Calandrelli diedero il primo saluto ai cacciatori, i quali risposero con colpi così ben aggiustati che cadde morto il tenente Paolo Narducci, romano, primo martire della Repubblica, e furono feriti mortalmente Enrico Pallini, aiutante maggiore, e altri artiglieri. Ma trovatisi sotto i fuochi incrociati delle mura e del Vaticano, collocarono una controbatteria a 360 metri, micidialissima. La colonna nemica non poté avanzare, ma fece coi pezzi e colle carabine una strage terribile: caddero in un colpo Della Vedova, morto, il capitano Pifferi, il tenente Belli, il sottotenente Mencarini, il maresciallo Ottaviano, feriti; e finalmente fu smontato un cannone romano. Il popolo portò via i morti e feriti; ed altri prendevano il posto dei caduti senza ombra di timore o di confusione, Mancando gli artiglieri, supplirono i soldati di linea, e caddero il belga Leduell e i caporali De-Stefanis e Lodovich. La prima brigata sotto Moliére ebbe ordine di spingersi alle mura, ma gli artiglieri raddoppiarono gli sforzi, e le colonne di Marulay e Banat dovettero ripiegare a dritta. Irritato, Oudinot fece piantare altri due cannoni: due volte si batté la carica dai francesi; ma essi dovettero desistere e ritirarsi tutti.

 

 

L’associazione Garibaldini per l’Italia ha accolto e onorato  con spirito fraterno i gloriosi  resti del Tenente di artiglieria Paolo Narducci.

Con una cerimonia semplice ma intensa, resa possibile dalla commozione partecipata dei discendenti di Paolo Narducci, di Cinzia Dal Maso e di sua figlia, delle Dottoresse  Bertozzi e Romaniello della Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale, del custode Panichelli, dei Soci Garibaldini Monica Simmons e Gianni Blumthaler, dal Vice Presidente Alberto Mori e dal Presidente Paolo Macoratti, si è conclusa una vicenda nata dalla volontà popolare che riscatta con l’impegno della memoria il sacrificio dei propri martiri.

LE IMMAGINI

Verso il Sacrario

Fiori tricolori per Paolo Narducci

 

 

 

 

 

 

Saluto della Dott.ssa Bertozzi

 

Verso la cripta

La tumulazione

Fratello tra i Fratelli

Cinzia Dal Maso (terza da sinistra) insieme ai discendenti

Da destra: Mori, Macoratti, Romaniello, Dal Maso, Bertozzi

Alcuni discendenti del difensore della R.R.

Il Presidente Macoratti ricorda la figura di Paolo Narducci

Il Sacrario dei caduti per Roma

La cassetta con i resti di Paolo Narducci

20 marzo 2012
21:00a23:00
Settimo incontro sulla  Repubblica Romana del 1849. Tema centrale l’arrivo a Roma di Giuseppe Mazzini. E’ un momento storico di altissimo valore per la conquista delle libertà civili e democratiche di ogni popolo, che videro Roma e l’Italia protagoniste di una rivoluzione culturale senza precedenti.
Conferenza a cura dell’Associazione Gruppo Laico di Ricerca

SETTIMA PARTE :

http://www.gruppolaico.it/category/incontri-di-ricerca/

Appuntamentio a Roma, via Caffaro, 10

  • MARTEDI’  20 marzo  2012 – ore 21,00    

PER CONSULTARE I DOCUMENTI SULLA REPUBBLICA ROMANA, VAI  ALLA PAGINA DEI  “LINK A SITI AMICI”

La copia digitale di questo libro pubblicato a Bologna nel 1861, costituisce una preziosa testimonianza; la testimonianza di un uomo che ha cercato con tutte le sue forze la verità, nel Vangelo di Cristo e nell’opera di riscatto dalla schiavitù materiale e spirituale fortemente voluta dai fondatori e difensori della Repubblica Romana del 1849. Ugo Bassi è stato ricordato come “martire” della causa risorgimentale; non troviamo appellativo migliore  di questo per motivare la sua preziosa testimonianta di uomo di fede, qui intesa in senso evangelico e laico allo stesso tempo.

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Domenica 8 Maggio 2011  alle ore 17,00 presso il centro socioculturale di via Caffaro n° 10 a Roma, continuano gli approfondimenti del Gruppo Laico di Ricerca sulla Repubblica Romana del 1849.

Entrare nella storia, conoscere sempre più in profondità quella stagione unica del nostro Risorgimento, è oggi più che mai necessario. E’ necessario  per capire, con più consapevolezza, lo stato di regressione in cui siamo sprofondati in fatto di civiltà e progresso; è necessario per scoprire la nostra incapacità  di ribellarci con il necessario impegno all’ingiustizia sociale, alla corruzione e al degrado culturale e politico della Nazione.

Il tema dell’incontro é:  Come vive una Repubblica

http://www.gruppolaico.it/category/appuntamenti/


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http://www.youtube.com/watch?v=_Gu-08lHHtw

Inno  popolare della Repubblica Romana del 1849

 In corsivo il testo di Goffredo Mameli

Musica di Nicola Piovani

 

Se il Papa è andato via

Buon viaggio e così sia

Non morirem d’affanno

perché fuggì un tiranno

perché si ruppe il canapo

Che ci legava al piè

 

Viva l’Italia e il Popolo

E il Papa che va via

(Se andranno in compagnia

Viva anche gli altri re)

 

Addio, sacra corona

Finì la monarchia

Orch’è sovrano il Popolo

Mai più ritorni un re

 

O Popoli fratelli

Oppressi da mill’anni

Buttate giù i cancelli

Scacciate i re tiranni!

Mai più sui troni siedano

Imperatori o re!

(Al Campidoglio! Il Popolo

dica la gran parola:

daghe i romani vogliono,

non più triregno e stola!)