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Il ricco calendario di eventi del 2019, nel 170° della Repubblica Romana, è solo un ricordo! Oggi siamo purtroppo costretti a celebrare l’anniversario della battaglia del 30 Aprile 1849 solo dalle pagine di questo sito. La pandemia da coronavirus non ci permette di incontrarci, abbracciarci e vivere la memoria di quei gloriosi giorni del nostro Risorgimento. Tutto ciò non ci impedisce, però, di dedicare il forzato arresto alla storia e alla cultura. Riproporremo, pertanto, alcuni brevi filmati della prima storica celebrazione del 30 Aprile a Porta Pertusa, del servizio di Rai3 sulla scomparsa del diario di Paolo Narducci, primo caduto della Repubblica Romana, e la premiazione al Sacrario dei caduti per Roma del concorso “Alberto Mori” 2019.

Inoltre, per approfondire più dettagliatamente  i fatti accaduti in quel 30 Aprile 1849, riportiamo il brano dello storico Francesco Domenico Guerrazzi tratto dall’Assedio di Roma, scritto nel 1864, e il documento del Fatto d’armi del 30 Aprile, uscito in data 5 maggio 1849.

https://www.youtube.com/watch?v=FfDWlA9oMUM

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http://www.garibaldini.org/2019/04/appuntamento-30-aprile-2019/

 

 

 

 

 

 

LO ASSEDIO DI ROMA Francesco Domenico GUERRAZZI LIVORNO – 1864

30 aprile 1849: la prima battaglia

I Francesi giunti al bivio della strada di Civitavecchia distante 1500 metri da Roma non si bipartirono, ma conforme loro persuade la consueta superbia tirano innanzi di conserva per la via che mena a porta Cavalleggieri. Di tratto in tratto incontravano scritto sui muri, ovvero sopra cartelli pendenti da pertiche l’articolo quinto della loro costituzione, e i Francesi leggevano e ridevano, usi a tenere le costituzioni in pregio di fazzoletti da naso, e peggio. Anco il giornale del Generale Vaillant ricorda queste iscrizioni; erano della libertà che trucidavano, ma il soldato non volle vederci altro, che sceda, e ne tolse argomento a inviperirsi, ché il disposto a male fa di ogni erba fascio per attutire il grido della coscienza. Il Masi pistoiese gentile intelletto, caro alle Muse, e sacro affatto agli studi letterari di subito diventa non pur soldato, ma capitano, intrepido quanto arguto; da ciò piglino esempio quei soldati a cui par bello ostentare barbarie quasi ornamento della milizia: il soldato italiano è bene che sappia come i supremi capitani antichi ponessero il brando a segno del volume, che leggevano meditando, anco in campo; Bruto vigilava la notte precedente alla battaglia di Filippi su i libri di Platone, e Cesare nel tumulto di Alessandria null’altro ebbe a cuore eccetto salvare i suoi commentari i quali tenne levati sopra l’acqua con la mano sinistra, mentre notava con la destra; e degli altri mi taccio. Dei moderni soldati italiani basti dirne questo, ch’essi (parlo di quelli che militarono per la repubblica e per lo impero) decorarono la Paria delle migliori versioni delle opere greche: negli zaini loro portavano pane, e libri, quello pel corpo, gli altra per l’anima.

Il Masi pertanto difendeva la porta dei Cavalleggeri, l’altra detta Angelica, e le mura del Vaticano con la seconda brigata di milizia cittadina, e col primo battaglione leggero di fanteria. Il colonnello Calandrelli mirabile a trattare artiglierie, dal fato avverso condotto a dare la opera, e la vita in lontane regioni per causa non nostra, e né manco della libertà sosteneva co’ suoi cannoni da Santa Marta il Masi. Appena l’uffiziale posto a vedetta in cima alla cupola di San Pietro accennò lo appressarsi dei Francesi i campanoni del Campidoglio e di Montecitorio chiamarono a raccolta; della qual cosa menavano i nemici inestimabile allegrezza, taluno reputando che sonassero l’Angelus, altri a gloria per riceverli in trionfo. Il Petrarca nostro lamenta che ai suoi dì con le campane si desse il segno di battaglia:

«Né senza squille si comincia assalto «Che per Dio ringraziar fur poste in alto.»

Il Petrarca se intendeva favellare di guerre fraterne, senza fallo aveva ragione, se poi di battaglie in difesa della Patria certo ebbe torto; però che la vita offerta in sacrificio della Patria minacciata dal furore straniero, sia la migliore preghiera, anco a giudicio dei sacerdoti di Cristo.

Ma il cannone del Calandrelli ecco, che arriva a levare via lo inganno delle campane; due palle una sopra l’altra aprono un pertugio sanguinoso nella colonna stipata che si avanza. Allora degli assalitori alcuni sbandaronsi pei vigneti, o ripararono dietro gli archi dell’acquedotto dell’acqua Paola, altri sparpagliaronsi su i clivi fiancheggianti la strada, affermano per comando del Generale, e sarà, ma lo sbandarsi l’ordinava il cannone del Calandrelli, non l’Oudinot. Però dietro ai muri gli assalitori presero a trarre colpi, pur troppo bene aggiustati, atteso la molta loro prestanza, e la bontà delle armi. Il sangue, che primo lavò le mura di Roma dalla secolare infamia fu versato da Paolo Narducci romano, anima grande, che memore delle glorie antiche non pianse, ma esultò vedendosi tronco il fiore della gioventù: misero chi vive troppo! Dopo lui cadde Enrico Pallini aiutante maggiore mentre confortava con le parole, più con lo esempio i soldati ad usare ferocemente le mani; altri pure, massime artiglieri, lamentammo noi morti o feriti, i nomi dei quali sommerse nelle sue acque buie l’oblio; di qui nasce, e non può fare a meno, scompiglio; il fuoco delle nostre batterie rallenta, di che approfittansi gli avversari, i quali, così ordinando il capo di squadrone di artiglieria Bourdeaux piantano su certa altura due cannoni; da questa però poco frutto cavavano, lontana dal bastione 900 e più metri; allora partonsi di galoppo con due altri pezzi di artiglieria, e non curando mitraglie, corrono gli artiglieri francesi a collocarne altri due in batteria dietro il riparo di un’arco degli acquedotti; i nostri consolata un po’ la tristezza, ripigliano il trarre; pietà ha luogo nei combattimenti più o meno secondo la indole benigna, ma in tutti prevale l’ira; tre quarti belva l’uomo fuori di battaglia, in mezzo della battaglia tutto.

I Francesi obbedendo ai comandi del Capitano senza stringere ciglio secondo ché vogliono la disciplina militare, e il proprio ardimento attraverso un turbine di ferro e di fuoco si avventano contro i bastioni: erano due reggimenti di linea, il 20, e il 33; li conduceva il generale Molliere cercando una via per penetrarci dentro; i bersaglieri francesi rincalzavano l’audace impresa con lo spesseggiare di mortalissimi tiri; per essi stramazzò spento il brigadiere Della Vedova soldato vecchio, e modesto quanto animoso; ne andarono malconci di ferite il capitano Pifferi, il tenente Belli, il cadetto Mencarino, e il maresciallo Ottaviano; insomma tanto per loro si operò, che uno dei nostri cannoni tacque per manco di artiglieri; tacque, ma per poco, chè sottentrano ai caduti il soldato De Stefanis, il caporale Ludovich, e il capitano Leduc con sorte punto migliore dei primi però che entrambi stramazzassero a piè del pezzo colpiti nel petto; Leduc nacque belga, ma dove si combatteva per la libertà quivi era la sua Patria: illustre per gesti operati contro gli Austriaci presso Este, dove li vinse prima, poi gli affamò con lo impedire che fino a loro arrivasse la vettovaglia. Riposa in pace nella terra dei nostri padri, o eroe, e come avesti per madre la Italia, ella ti onora per figlio raccomandando la tua memoria ai più tardi nepoti: altra mercede ella non può darti; nè altra ne vorresti tu generoso.

Nel cuore degl’Italiani accesi dallo amore di Patria la smania della vendetta fa come vento in fiamma; dalle mura di Roma grandina ferro, chè il celere trarre risponde al palpito concitato, nè ci resistono i Francesi i quali laceri, duramente respinti danno indietro addopandosi alle asperità del terreno, o cercando in luoghi meno esposti iparo. Ira fosse o virtù tornano ad arroventarsi i Francesi, che balzando fuori dai ripari con raddoppiato ardire piantano cannoni nel bel mezzo della strada; un’altra batteria assestano sopra la terrazza di una casa, e due volte irrompono contro le mura, e due infrangendocisi dentro si ripiegano addietro scemi di morti, e grondanti sangue. Se cerchi la causa della bestiale ostinazione la troverai agevolmente, ma agevolmente non la crederai: pure è vera, e la racconta lo stesso Giornale del Vaillant; il supremo capitano Oudinot teneva per fermo che nel luogo dove spingeva i suoi occorresse una porta, la quale immaginava potersi fracassare mercè alcuni sacchi di polvere a questo fine portati dagli assalitori: per voglia di credere quanto più giova rimase ingannato, però che mai in cotesto lato ebbero porta le mura di Roma, bensì una postierla detta Pertusa da tempi remotissimi murata, e rincalzata per di dentro di terra. Oh! se le male fatte loro i Francesi non rammendassero con la soverchianza delle armi come piangerebbero lutti patrii più lunghi e più miserabili dei nostri. Tuttavia questo errore scemerebbe la censura dell’altro errore commesso dall’Oudinot pel disegno di assalire ad un punto due luoghi tanto fra loro distanti, porta Cavalleggeri, e porta Angelica. Poichè a prova di sangue i Francesi rimasero chiariti come di là non si passava deposero il pensiero di fare cosa, che approdasse da cotesta parte.

Intanto il Garibaldi dall’alto del casino dei Quattro Venti notava l’assalto, e il respingimento dei Francesi, sicchè gli parve cotesto tempo da mostrarsi percotendo di fianco: però spinse fuori della porta San Pancrazio alcuni drappelletti alla spicciolata, affinchè cauti ed improvvisi cascassero addosso al nemico, il quale dal canto suo stando su l’avvisato accortosi della insidia spiccò senza indugio un rinforzo per sostenere i cacciatori di Vincennes commessi alla cura della difesa di quel lato, onde non venissero sopraffatti.—I nostri volevano spuntarla, i Francesi risoluti a vincere pur essi, o a morire; in loro prepotente lo studio di mantenere l’antica fama di prodi, nei nostri il furore di torsi via dalla faccia la turpe nota di codardi: si venne a battaglia manesca dove si adoperarono non pure le armi, ma i morsi; rotti gli ordini ne successe una baruffa promiscua donde uscivano aneliti, guaiti, e aria densa, e sangue. Qui tra i primi periva il capitano Montaldi.

Chi egli fosse gl’Italiani imparino dallo stesso Garibaldi, il quale favella di lui nelle sue memorie inedite in questa maniera: «chi conobbe Goffredo Mameli, e il capitano De Cristoforis avrà idea delle fattezze del Montaldi e della età sua; nella pugna feroce e pure pacato come se fra amici si trattenesse in geniali colloqui; di lettere sapeva meno dei due rammentati, ma pari a loro in costanza intrepida, ed in militare virtù. Fino dagl’inizi egli fu parte della legione italiana a Montevideo, giovanissimo si versò in innumerevoli combattimenti per terre straniere, ma quando la Patria ebbe bisogno dei suoi figli, tra i primi il Montaldi passava il mare per offrirle tutto il suo sangue. Genova può incidere con orgoglio il suo nome a canto a quello del suo poeta, e guerriero Mameli: egli esalò la sua grande anima per diciannove ferite!» Caddero pure per non rilevarsi più i tenenti Righi, e Zamboni; feriti rimasero il giovane Statella figliuolo del generale napolitano, il maggior Morrocchetti, e i tenenti Dall’oro, Tressoldi, e Rota. Di questi altro non seppi, che virtuosi furono e degni figli d’Italia; più lunga storia narrerò del Ghiglione genovese: ogni ricordo è sacro; balusante negli occhi, o come oggi si direbbe miope si cacciava imperturbato davanti a tutti, però che, egli diceva, avesse bisogno di vedere il nemico da vicino, ma ciò non gli bastava, onde sovente si recava la lente all’occhio per mirare dove avesse a trarre, poi quinci rimossala, sparava, e sparato a pena col suo occhialetto sul naso speculava se avesse imberciato giusto; mentre così si travaglia, stando con la gamba sinistra sporta innanzi, ecco una palla francese ferirlo nei glutei, e cadde; lo soccorse tosto Pietro Ripari chirurgo, uomo di cui la Italia avverebbe mestiero crescesse il seme mentre pur troppo a mano a mano se ne perde la razza. Ora egli possedeva un cavallo vecchio, e magro, tuttavia inglese schietto già appartenuto al Duca di Torlonia di cui la storia come stranissima merita essere raccontata. «Così concio il giovane Ghiglione diceva al Ripari, mi toccherà starmene a letto per mesi, però tu piglia il mio baiardo e servitene.» Con questo cavallo il Ripari andò a Palestrina, tornato a Roma lo lasciava infermo in mano al manescalco perchè lo guarisse, senonchè gitosene a Velletri una sera lo incontra alla fontana dove lo avevano condotto ad abbeverarlo; di che egli stizzito mentre cerca chi fosse colui il quale a quel modo alla spiccia tornava in uso la pristina comunione delle cose trova essere stato il Mameli; glielo lasciava il Ripari e fu sventura, perchè il Mameli incavallato sopra cotesto altissimo animale potè facilmente essere tolto di mira, e vi ebbe la ferita ond’ei miseramente perì.—

Scrivono taluni, che vi rimanesse ferito anco Ugo Bassi, ma non è vero; cadde prigione soltanto ed ecco come: di lui diremo sparsamente più volte, intanto si sappia com’ei preso da sacro furore in guerra sembrasse una spada brandita dall’angiolo della sterminazione: in pace tanto nel suo petto soprabbondava l’amore, che non pure amava i propri simili, ma di smisurato affetto proseguiva anco le bestie; pari in questo a San Francesco, che chiamava sue sorelle le rondini, e fratello il lupo; però non è da dirsi quanto egli fosse attaccato a certa sua cavalla storna compagna inseparabile dei suoi perigli e delle sue pellegrinazioni: ora mentre montato su questo animale egli scorre lungo la fronte del nemico, tutto fiamma nel volto con forti parole soffiando nella virtù dei nostri perchè divampasse più gloriosa, ecco otto colpi di moschetto mandano sottosopra cavalcatura, e cavaliere: per fortuna tutte le palle penetrarono nel corpo alla bestia, il Bassi andò incolume, che rilevatosi indi a poco e vista morta la compagna le s’inginocchiò a lato, con molto pianto abbracciandola e baciandola; le chiuse gli occhi, le recise parte dei crini e se li ripose in petto conforme costumano gl’innamorati con le chiome dell’amata donna: i Francesi lo colsero in cotesto atto, lo pigliano, lo spogliano, e se lo cacciano innanzi percotendolo con isconce battiture, in modo pari a quello che gli Spagnuoli praticarono con Ignazio da Loiola; se non che la leggenda narra, che Ignazio rapito in estasi o non sentiva i calci, o gli aveva per grazia, mentre il povero Ugo, io metto pegno, che non ne provasse piacere.

Le storie raccontano che il Generale Garibaldi in cotesta battaglia riportasse contusioni non ferite, e male si appongono. Verso sera del 30 egli salito su di un poggiolo di pietra porgeva lodi e grazie agli studenti che in cotesta giornata combatterono come persone cui paia ventura cambiare la vita con la fama di martire per la Patria, e gli animava a perdurare nell’alto proposito, gli avrebbe avuti desiderati compagni in altre prove; intanto abbassati gli occhi e visto il suo chirurgo Ripari piegandosi verso lui gli sussurrava nell’orecchio: «venite stanotte da me, perchè sono ferito, ma nessuno lo sappia.» Difatti egli aveva riportato una ferita di palla nel fianco destro, che senza penetrare dentro gli aveva lacerato i muscoli dell’addome; pericolosa non fu mai, molesta sempre, e di guarigione difficile, sicchè non ne uscì guarito, che pochi giorni prima della caduta di Roma;—egli ne tacque sempre, ora lo dice, ed il Ripari, che tutte le sere gliela medicò conferma.—Ma questo accadde sul declinare del giorno; adesso il Garibaldi non ha tempo per pensare alle sue ferite; chiamato rinforzo e venuto da Roma condotto dal colonnello Galletti si scaglia con nuova lena contro i Francesi, i quali sopraffatti si ritirano; scopo del Garibaldi era circuire il nemico, ed assaltatolo con tutte le forze alle spalle troncargli la ritirata su Civitavecchia, e costringerlo a deporre le armi; e certo gli riusciva, se in cotesto suo moto mettendosi diritto alle batterie romane non fosse stato lacero dai fuochi di quelle, le quali traevano senza posa su la massa non distinguendo amici da nemici, ed anco se i Triumviri gli mandavano oltre i primi nuovi rinforzi; nonostante ciò il Garibaldi prosegue il corso della prospera fortuna, si lascia addietro la villa Valentini occupata da un battaglione francese, e si spinge fino alla villa Panfili, che espugna a furia di baionetta.—I Francesi da per tutto in rotta: intanto quattro compagnie dei nostri si dispongono a conquidere il battaglione della villa Valentini tutta cinta di mura; il Bixio siccome lo porta l’ardore del sangue afferra il cancello, che chiude la cinta e squassando forte e urlando da spiritato tenta schiuderlo, mentre le palle strepitano schiacciandosi contro i ferri del cancello rasente alle dita dell’audace soldato; altri non meno animosi gli si uniscono, e con forze riunite lo schiudono; nè i Francesi aspettano gli assalitori, presi dallo spavento si danno alla fuga. Aperto appena il cancello una spaventosa apparizione agghiaccia i cuori dei più feroci: un cavallo e un cavaliere tornano dal campo verso Roma, quello muove i passi a stento, l’altro vacilla a destra e a manca ciondolando il capo; aveva abbandonate le redini, che strisciavano sul terreno: le mani teneva pendenti ai lati della sella; la criniera, il collo, il petto, le gambe davanti, lo bordature del cavallo grommose di sangue; di sangue del pari rappreso il ventre e le gambe del cavaliere sordidate: il volto di lui più che cera bianco, ed inclinato sul petto: qualche palla ferendolo nella grande aorta ventrale lo aveva di certo concio a quel modo. Veruno ebbe ardimento di fermare cotesto cavallo che se gli bastò la lena sarà entrato in Roma, e lento lento tornato alla stalla consueta per morirvi a canto al suo signore già morto. Cotesto cadavere pauroso era di giovine leggiadro, e ricco a Vicenza: apparteneva alla cavalleria di Masina dove pel suo valore ottenne sollecitamente grado di ufficiale. Il Masina, che venuto a Roma per ragguagli e per ordini tornava a sprone battuto al campo incontra il morto a cavallo, e ferma in quattro, poi si mette a guardarlo con occhi sbarrati; lo riconobbe, si diede di un pugno nella fronte prorompendo in fiero sacramento, poi si slanciava a briglia abbattuta, e scomparve.—La madre del giovane dimorava lontana, e quando le annunziarono la morte del figlio le tacquero certo i particolari del caso, se ella lo avesse veduto l’avrebbe fulminata il dolore.

I Francesi movono lamento di certo strattagemma adoperato dai nostri per fare di un tratto prigioni un due centosessanta Francesi: ecco come sta la faccenda. Il maggiore Picard con trecento allo incirca soldati del 20° di linea su le ore antimeridiane aveva preso certa posta in prossimità alla villa Valentini, e quivi stette fino al termine della giornata, il quale venuto, alcuni dei nostri furbescamente presero a sventolare fazzoletti bianchi mostrando volersi abboccare col Maggiore, cosa da questo più che volentieri accettata, allora gli dissero le milizie francesi entrate per accordo in Roma, andasse a vedere, lo condurrebbero eglino stessi; il Picard accettava, e raccomandato prima ai suoi che vigilassero su le armi, li seguiva. Vedovo il corpo del suo capo lo circondarono i Romani due o tre volte più numerosi, e sforzatolo a deporre le armi, lo menano prigioniero a Roma. Posto vero il fatto, paiono peggio che strani i lamenti; gli strattagemmi consueti in guerra; la morale condanna quelli, che arieggiano di tradimento, e di ferocia codarda, si accomoda agli arguti; la ragione di stato si approfitta di ambedue: i Francesi poi immaginosissimi a inventarne dei nuovi, ma della prima specie, in copia, scarsi i secondi: Affrica parli, e parlerà anco Roma. Il comandante, il quale lascia per lusinghe i suoi soldati peggio, che stolto; ed egli non unico a condurli; dopo lui rimanevano altri ufficiali quanto egli capaci, e forse più di lui; nè i nostri li colsero alla sprovvista, dacchè partendosi, egli ordinava loro stessero vigilanti: dunque non cessero per inganno bensì per forza di arme; tagliati fuori essi giudicarono ogni resistenza vana: per me credo che tale operasse il Picard per non trovarsi presente alla resa volendo piuttosto comparire gaglioffo, che poco animoso.—Però diverso raccontano taluni dei nostri l’avventura e affermano il Bixio avere messo le mani addosso al Picard tentennante ad arrendersi, il Franchi di Brescia avere fatto altrettanto col sottotenente Rennelet, ed ambedue disarmati, e bendati trassero al Generale Garibaldi il quale li mandò al Ministro Avezzana.

Poichè alla porta dei Cavalleggeri fu respinto lo assalto non potendo patire i Francesi di aversene a tornare indietro con l’onta di una sconfitta (molto più che a rimprovero o a scherno della pecoraggine loro i nostri allo strepito delle artiglierie, e delle moschetterie alternavano i suoni dell’inno nazionale di Francia, la marsigliese, capace un dì come vantava il suo autore a movere centomila uomini, ed oggi diventato tanto innocente presso cotesto popolo, che lo insegnano per sollazzo ai pappagalli.—A siffatte ruine può precipitare un popolo per manco di virtù sua, e per malignità altrui!) il capitano Fabar, quel desso, che venne già in Roma per abbindolare i Romani voltosi al Generale Oudinot così prese a favellargli: «Generale ho riconosciuto più innanzi certa stradella la quale senza pericolo di restare offesi dal fuoco dei bastioni conduce alla porta Angelica, dove accadrà il tumulto concertato per aprircela.» L’Oudinot ridotto ad appigliarsi ai rasoi, crede al parabolano, ed ordina al Generale Levaillant di mettersi dietro al capitano con la seconda brigata, e due cannoni. Questo sconsigliato caccia dentro le milizie nel sentiero che si aggira per le muraglia dei giardini del Vaticano, e di vero potè procedere nascosto fino a duegento braccia dalla porta Angelica, ma appena i nostri lo videro sboccare fuori della strada, presero a sfolgorare la testa della colonna con una grandine di palle. La brigata balenava alquanto, non retrocesse; all’opposto si attelò di faccia, e postò i due cannoni. Di qua e di là si rinfocola la battaglia, ma sopraggiungono di corsa i carabinieri romani, il Calandrelli parve in quel dì trasformarsi nel centimano Briareo con le sue artiglierie: la morte menava baldoria, che i Francesi cadevano giù come insetti strizzati dal primo freddo di novembre; i cavalli dell’artiglieria esanimi a terra, e a terra pure percosso per non rialzarsi il Fabar. Possano gli oltraggiatori della nostra Patria non provare destino migliore del suo! Anco qui laceri i Francesi ebbero a ripararsi a frotte scompaginate per gli avvallamenti del terreno, o dietro ai muri continuando il fuoco scarso e languido anco per parecchie ore; i cannoni rimasero derelitti; potevano i nostri andare a pigliarli, ma non essendo consentito l’uscire, alle due dopo la mezzanotte i Francesi vennero a tirarli di cheto a braccia; a braccia pure si portarono i feriti.—Mille e più dei nemici morti, o feriti, o prigioni resero funesto per la Francia quel giorno; noi avemmo a rimpiangere dei nostri meno di duegento fra morti e feriti; e ci contiamo anco due cittadini morti, e quattro feriti; chi fossero i morti non mi occorre scritto; i feriti due giovanotti uno di 14, e l’altro di 16 anni, Mondavi Michele Romano il primo, l’altro Paolo Stella della legione romana con tre ferite, Bernardino Proietti da Spoleto ebbe il corpo trapassato da un pezzo di mitraglia; Giuseppe Caterini da Foligno con gran voce esclamò: viva la repubblica mentre gli amputavano il braccio ferito. Se la storia registra di Giovanni delle Bande nere il quale resse la candela al chirurgo mentr’ei gli tagliava la gamba offesa ci è parso giustizia non tacere la virtuosa ferocia del cittadino romano. Respinti da per tutto, a ragione paurosi di essere circuiti ed oppressi, o fatti prigionieri i Francesi passarono la notte su le armi, e la mattina maravigliando che quanto temevano non accadeva si ritirarono a Castello di Guido. Il terrore dei Francesi non era indarno, imperciocchè i generali Garibaldi, e Galletti pestassero mani e piedi per ottenere rinforzi, e sterminare il nemico, agevole il moto dacchè dalla villa Panfili, e dagli Acquedotti dominando la via Aurelia antica con celeri passi si poteva precorrere l’Oudinot a Castel di Guido, e chiudergli la strada; i Francesi poi rifiniti da dieci ore di combattimento, senza cavalleria, che nella ritirata li proteggesse, e sgomenti come porta la indole loro quando ne hanno tocche; noi altri avevamo due reggimenti di linea di riserva, due reggimenti di dragoni a cavallo, due squadroni di carabinieri, e il battaglione dei bersaglieri lombardi condotti dal colonnello Manara: questi nella giornata del 30 stettero su le armi, e non presero parte alla battaglia, perchè traditi a Civitavecchia davano la parola in pegno di non combattere prima del 4 maggio, e tanto bastava all’Oudinot fidente di tenere Roma prima di quel giorno, conto che gli andò proprio fallito; per ultimo le forze di un popolo ardente d’ira e di pietà! Si oppose Giuseppe Mazzini, e con lui gli altri Triumviri per risparmiare alla Francia la vergogna della piena sconfitta, e per non isperdere invano il sangue dei nostri giovani soldati combattendo allo aperto con veterani spertissimi: di tale partito i più degli scrittori riprendono il Mazzini, taluni spiegano il suo concetto, ma non lo lodano: di vero se la Francia avesse voluto procedere sempre con la consueta iattanza ne aveva tocche troppe, e male per non doversi vendicare, e se all’opposto con giustizia quanto più solenne la lezione, tanto più persuasiva: e poi co’ Francesi due nespole delle buone non guastano nulla; la esperienza ammaestra che fornita una impresa con la sua ruina si procede riguardosi a incominciarne un’altra, mentre la mezza batosta porge quasi lo addentellato a ripararla: arrogi l’acquisto delle armi, e alla verosimiglianza che di tanti prigioni in mano potenti per credito, e per autorità qualcheduno si mettesse paciere di mezzo proponendo condizioni comportabili. Per me giudico, che a perseverare nella lotta più che altro animasse il rapporto dell’Oudinot al Ministro della guerra a Parigi, il quale con l’arte nella quale i Francesi non conoscono non dirò pari, ma nè anco secondi affermava a faccia tosta: «non era nostro intendimento assediare, ma riconoscere la piazza, e ciò compimmo; così che dopo le nostre grandi guerre non si conosce per le nostre armi fatto più di questo glorioso!» E da tanto ch’ei lo giudicava glorioso che per l’angoscia ne infermò, e il Rusconi visitandolo lo rinvenne pallido e scontraffatto, e male con un diluvio di parole dissimulante l’ansietà dell’animo suo. All’opposto un medico francese scriveva agli amici suoi così: «temevamo una sortita e nel cammino occupato da tutte le parti, mi perito a dire che mai sarebbe accaduto; basta, come Dio volle, il nemico si rimase dietro le mura.» E nè anco questo è vero, però che il Garibaldi il giorno dopo li seguitò con la legione italiana, e qualche squadrone di cavalleria, ma indi per ordine del Governo retrocesse a Roma. Fra le altre non so se io mi abbia a dire fisime o bugiarderie dei Francesi ci fu quella di negare i danni per essi recati ai monumenti di Roma, senza accorgersi che smaniosi della lode per le virtù che non hanno, da sè medesimi si screditano nello attribuirsela per cose che fra loro contrastano, nè possono stare insieme; ed invero come avrieno potuto battere Roma dal lato del Vaticano senza offendere il Vaticano? Il generale Torre narra che una palla cristianissima frantumò certo immane triregno di travertino simbolo del potere temporale rotto per sempre dalle potenze cattoliche quando per forza di arme dentro le carni di Roma anzi d’Italia a mò di chiodo della passione lo riconficcarono. I rapporti dell’ingegnere Grass testimoniano quante palle di cannone e quante di moschetto offendessero il palazzo, e la basilica del Vaticano: due palle bucarono l’arazzo di Raffaello rappresentante la predicazione di S. Paolo nell’Areopago e il pezzo rimase attaccato alla palla: quattro fracassarono il tetto della cappella sistina; insomma menarono strage in quel giorno, e peggio fecero poi. Enrico Cernuschi per la sua piacevolezza, e per lo indomito ardire delizia del popolo romano andava dicendo non si affliggessero per cotesti danni, perchè la Francia aveva promesso pagarli e gli avrebbe pagati, che rigida osservatrice di sue promesse era la Francia, e ne porgeva fede cotesto caso perchè avendo eglino bandito volere entrare in Roma ci erano entrati di fatto; veramente non vincitori, bensì prigionieri, ma ciò non toglieva che al compito assunto non avessero dato recapito Comecchè io abbia tolto a favellare unicamente dei fatti di arme dello Assedio di Roma, non devo tacere delle donne patrizie o no ma nobilissime tutte che si consacrarono alla cura dei feriti.—Taluna di loro poi girò nel manico, e da per sè volle guasta la sua bella fama; anco gli scrittori clericali non si rimasero da turpi contumelie, ma se questi insudiciano non però fanno macchia, ed io con dolore sì ma non senza orgoglio registro, che Cristina Trivulzio principessa venne meno a sè medesima, chi crebbe fu Giulia Modena popolesca. Quando ci fu mestieri panni pei feriti si rinvenne mezzo spedito a procurarli oltre il bisogno; si tolsero carrette, e ad esse dietro parecchi uomini dabbene aggiravansi per la città con voci pietose facendo appello alla carità dei cittadini, e dalle finestre furono viste volare giù per la strada lenzuola, e di ogni maniera biancherie. Un vecchio, si narra, si condusse per verecondia dentro l’androne di certa casa, e quivi toltasi la camicia la porse lacrimando per sollievo ai feriti; senz’altro costui avrebbe offerto il cuore, e questi casi occorrono sempre là dove il popolo commosso da passione buona si lascia in balìa del proprio affetto: più arduo sciogliere i cuori impietriti dalla ira sacerdotale, però che a loro paia essere religiosi mostrandosi crudeli; tuttavia nelle donne prevale sempre la pietà, massime se le sieno giovani; di vero la mirabile carità delle signore conviventi nella casa di Tor de’ Specchi rappresentate dalla cittadina Galeffi dette il destro al virtuoso Aurelio Saffi di volgere loro queste nobilissime parole: «a fronte del sublime compenso, che queste amorevoli cittadine aspettano in un mondo migliore dalla loro carità, la prima delle virtù cristiane, i Triumviri ardiscono appena esprimere a queste gentili anime la più sentita gratitudine in nome della Patria.»

La ferocia dei barbari quantunque addolori pure non contrista tanto come la ipocrisia dei popoli, che si vantano civili, ed è ragione, che i primi in parte scusa l’ignoranza, mentre i secondi commettono due mali, il danno, intendo dire, e la menzogna per onestarlo; e poichè i Francesi bandiscono ai quattro venti la bandiera loro sventolare sempre colà dove appaia una causa civile a difendere, appena possiamo credere con quanta sfrontatezza negassero le ingiurie, che con le palle di cannone, le bombe, e perfino co’ moschetti recassero ai monumenti romani: si leggono tuttora i rapporti degl’Ingegneri commessi a verificare i danni, ed a ripararli; il pezzo lacerato, dall’arazzo del Sanzio senz’altro testimonio saria bastato a condannare i Francesi in giudizio. Gli è tempo perso; negli amici nostri ribolle sempre il mal sangue di Brenno; forse un giorno si correggerà tutto, ma la natura dei popoli cacciata via dalla porta torna dalla finestra.—Affermarono altresì, che i feriti loro patissero truci asperità dai nostri, ed i prigioni ingiurie; coteste le sono turpitudini che non importa rilevare nè anco; chi gli abbandonava senza pur visitarli fu un Forbin de Janson oratore di Francia a Roma, i nostri non misero differenza nell’opera della carità tra Francesi, e Italiani; anzi concessero, che gli amici loro dal campo venissero a consolarli con la nota faccia, e la favella del natio paese, chè lontani della Patria ogni conterraneo ci sembra parente.—

Nè importa a noi, e sarebbe bassa voglia, chiarire le bugiarderie dei rapporti dell’Oudinot, che francese egli era, ed aveva per dirle più bisogno degli altri; piuttostochè improvvido volle passare per gaglioffo; e tale sia di lui; la superbia offesa gli diede la febbre, e il Rusconi, chè lo vide in quel torno a Castel di Guido scrisse, secondochè notai averlo trovato stravolto, angosciando in mezzo ad un vaniloquio di errori, di minaccie, e di sospetti per non dire paure; poteva acchetarsi ad essere argomento di scusa, dacchè la fortuna delle battaglie stia in mano di Dio, prescelse farsi oggetto di scherno di faccia alla Europa: e’ sono soldati.

Somma la fede nostra come somma la perfidia dei Francesi: i bersaglieri del Manara bene stettero schierati a tutela della città, ma al combattimento del 30 aprile non pigliarono parte perchè riputaronsi vincolati dalla promessa di astenersi dalla zuffa fino al giorno quarto di maggio, e fu coscienza sciupata sia perchè non essi bensì il Preside di Civitavecchia aveva fatto la promessa, nè vincolava perchè estorta a forza e iniquamente, e poi i Francesi non osservarono mai promesse, nè patti: per ultimo quel dabbene Manara che fu quanto onore visse al mondo non andò immune da accusa per parte dello impronto nemico, il quale ardì appuntarlo di essersi rimasto in ordinanza con l’arme in collo durante la giornata del 30 aprile.

PROCLAMAZIONE REPUBBLICA ROMANA

1849 – 2020

ROMA, 9 FEBBRAIO 2020 

 Mausoleo-Ossario garibaldino

Via Garibaldi, 29/e

FOTO DI GIANNI BLUMTHALER e Marcello Pellegrini

Il monumento all'Eroe San Pietro in Montorio                                                    

Articolo del Prof.  Carlo Felici tratto da “Avanti on Line”

Viviamo in tempi di sovranità sempre più limitata, perché l’orizzonte globale in cui si estende la ferrea ideologia del “capitalismus sive natura”, con cui si pretende di far credere che non esista altra verità oltre quella del contingente, non rende possibile altra libertà che non consista nel sentirsi pienamente organici ad un imperativo categoricamente vincolato alla necessità di adeguare il volere al dovere essere merce per fini di profitto. Anche la nostra bella Repubblica nasce già con questo imprimatur, in un’epoca in cui fu già molto importante essere riusciti ad redigere una Costituzione tra le più avanzate al mondo, e, potremmo dire senza tema di smentita, anche troppo “avanzata” per un popolo poco educato e ancor più scarsamente abituato alla consuetudine dei diritti e dei doveri necessari ed indissolubili in un autentico tessuto democratico.

La nostra Repubblica è così nata con un abito meraviglioso che però ha per molto tempo nascosto vergogne alquanto luride e meschine: servilismo, corruttele, clientelismo, ruberie, immoralità largamente diffuse nella gestione del potere e dell’amministrazione pubblica, collusioni con mafie di ogni tipo e permanenti tendenze municipaliste e centripete, sempre in agguato, per minare il senso di appartenenza ad una comunità e ad uno Stato che, se il fascismo aveva idolatrato, la repubblica dei boiardi ha continuato, nei fatti, spesso a bestemmiare senza ritegno. Tutto questo, mentre gli equilibri geostrategici non ci hanno mai consentito di esercitare una sovranità vera, tale cioè non da alimentare prosopopee imperialistiche, ma almeno per decidere del nostro destino, oppure per sapere bene come e perché sono accadute le stragi più efferate nel nostro territorio: da Portella della Ginestra, a Bologna, a Ustica e via dicendo, enumerarle tutte per l’ennesima volta sarebbe alquanto deprimente, ma tant’è, sono lì, nella nostra storia, ancora senza veri colpevoli, senza mandanti..basta la cattura di un latitante ex terrorista per cancellare tutto questo? C’è mai stato un momento in cui gli italiani sono stati liberi e sovrani nella loro millenaria storia di servi di re, imperatori, papi, feudatari, dittatori e plenipotenziari? No, forse perché gli italiani hanno sempre trovato più comodo associare la libertà alla furberia di fare i loro comodi, addossando la responsabilità dei loro errori al loro “sovrano” di turno, e ovviamente cercando di fregarlo alla prima occasione buona, e infine impiccandolo magari per i calzoni o buttandolo in un luogo remoto del mare nostrum, appena non avesse più fatto comodo a tutti.

Qui la libertà è sempre stata solo un sogno di pochi eletti o di pochi mesi. Troppo nevralgico infatti è sempre stato un paese ficcato e proteso al centro di un mare che ha visto scontrarsi ed incontrarsi civiltà di ogni genere e sorta, perché qualcuno non volesse farne il suo trampolino personale adatto a tuffarsi nelle onde della sua ambizione individuale, e tutto questo fino ad oggi, quando però rischia di tuffarsi in un mare di monnezza o di rifiuti tossici. E allora, tanto per tornare ad uno di quei sogni in cui forse è bello risvegliarsi solo nella luce di una eterna ed eroica beatitudine che ha però come viatico solo la morte, ci piace pensare all’unico sprazzo di libertà e di sovranità popolare e nazionale, di repubblica autenticamente democratica, concessa agli italiani nell’epoca moderna: la Repubblica Romana del 1849 Quella, è bene ricordarlo, non fu tanto una rivoluzione o una insurrezione, perché i romani allora, e con essi alcuni credevano che potessero averlo anche gli italiani, un governo sovrano lo avevano già, ed era quello del papa: Pio IX, che tante belle quanto vane speranze aveva suscitato, assecondando il progetto giobertiano di un paese libero sì, ma solo dallo straniero, per il resto però, continuamente assoggettato ai sovrani locali, tutti devoti e riconoscenti verso un unico sovrano nazionale e “federale”: il papa. I romani protestarono sì, contro il papa, quando un suo ministro e fiduciario venne ucciso, perché sostanzialmente incapace di salvare gli equilibri politici, quando questi divennero fragilissimi per la stessa incapacità del papa di mettersi a capo di una vera guerra di liberazione, seguendo magari l’esempio di alcuni suoi illustri predecessori come Alessandro III, ma soprattutto perché il popolo, una volta assaggiata la libertà, ci aveva preso gusto.

Così, dopo quella uccisione, lo stesso popolo romano, non si fece vergogna di andare a “stanare” lo stesso pontefice al Quirinale, per esigere maggiori diritti, e quando le guardie svizzere lo presero a fucilate, insorse finalmente, ma senza per altro prendere a cannonate la dimora del Papa come se fosse la Bastiglia. Anzi, chi lo conduceva si parò, per impedirlo, persino davanti ai cannoni spianati, tanto rispetto si aveva..persino delle architetture. Questo però non impedì a qualche monsignore come Palma, di impugnare la pistola e di dare una lezione ai facinorosi, magari di nascosto, da dietro una persiana, finendo però, a sua volta impallinato inesorabilmente. Il papa così si spaventò e scappò a Gaeta, una fortezza considerata, fino all’arrivo dei piemontesi che la spianarono a cannonate anche a costo di fare una strage, inespugnabile. E da lì non si trattenne più dal gridare “Al lupo repubblicano! Al lupo repubblicano!” a tutta Europa, finché non fu sicuro di smuovere ben quattro eserciti contro quella scalcagnata ed irreverentissima repubblica, che però, in fondo, si limitò solo a riempire un vuoto, a colmare un horror vacui, e che pur lo fece con grandissima civiltà, memore delle migliori esperienze illuministe, democtatiche e anche socialiste dell’epoca.

Scrisse allora il suo ministro degli esteri, Rusconi: “La Repubblica Romana, derisa da alcuni, destata da altri, mal giudicata da tutti, vuol essere apprezzata sotto tre differenti aspetti: il governo, l’assemblea, il popolo. Un paese è disorganizzato quando i poteri che lo reggono sono in lotta tra di loro o non sono l’espressione vera dei sentimenti delle moltitudini… Ora questa armonia, questa concordanza si videro appunto nella barbara repubblica di Roma; governo, assemblea e popolo furono all’unisono nei sentimenti, nei desideri, nelle opere; ed è un fatto che poche volte si riscontra; se l’ordine, il benessere e la pace non sono quindi segno di barbarie, e l’anarchia, il terrore e la miseria non lo sono di civiltà, può infierirsi che Roma repubblica non fu così selvaggia quanto disse la reazione.” Per parlare adeguatamente della Repubblica Romana, sarebbe necessaria una enciclopedia, o almeno un volume di vasto respiro (che non escludo che scriveremo un giorno), anche perché per troppo tempo su questa esperienza cruciale della nostra storia è calato il silenzio: dalla seconda guerra mondiale al dopoguerra, in cui per altro uscirono alcuni studi importanti come quelli di Demarco, Bonomi o Rodelli, fino alle soglie del nuovo millennio, quando finalmente l’amore per questa storia un po’ dimenticata è risorto con una serie di nuovi studi, sia a cura degli storici di professione sia ad opera di alcuni bravi giornalisti: basti ricordare tra i vari: Severini, Monsagrati, Tomassini e Fracassi, per circa 40 anni però se ne è parlato pochissimo. I libri più importanti su questo periodo restano comunque quelli editi subito dopo tale esperienza e consegnati alla storia: Rusconi, Vecchi, Del Vecchio, Farini, Torre, e poco più in là, Beghelli, Leti, scrissero le pagine più affascinanti di questa vicenda, alcuni persino in presa diretta, sotto forma di diario epistolare, come Paladini e Lazzarini. Il bello è che, nonostante la perdurante smemoratezza degli italiani o la permanente disattitudine alla lettura, i testi di questi autori sono ormai, essendo dopo tanto tempo privi di diritti d’autore, patrimonio storico di tutti e messi on line dalle più importanti università americane, oppure da loro stesse ristampati in fotocopia. Si vede che negli USA alla tradizione storica repubblicana e risorgimentale tengono più di noi. E’ quindi poco opportuno in questa sede ripercorrerne dettagliatamente o anche solo sinteticamente le tappe fondamentali, dalla sua fondazione alla sua sconfitta, dovuta al perdurante assedio e bombardamento non solo delle mura, ma anche di case, ospedali, chiese e monumenti, ad opera del più potente esercito di quell’epoca: quello francese, ci interessa invece maggiormente comprenderne la sua validità politica e sociale e soprattutto capire quale monito essa eserciti ancora verso le nostre coscienze.

La rimozione della sua storia e la sua rinascita recente, infatti, coincidono con la storia di una Repubblica la cui Costituzione, sebbene fosse figlia diretta di quella emanata per un solo giorno dalla Repubblica Romana, è rimasta in vigore in modo continuamente snaturato ed inapplicato per decenni, per essere infine “picconata” e destrutturata negli ultimi venti anni, fino a quello che rischia di configurarsi come il suo stravolgimento odierno definitivo, fino a che non ci sarà più differenza tra costituzione formale e materiale, ma ci sarà solo una costituzione “maceriale” imposta cioè sulle macerie della nostra democrazia. Tornare a ricordare la Repubblica Romana, da venti anni a questa parte, è quindi un po’ come un lacerante singulto di amarezza e nostalgia, non solo per ieri ma anche per l’oggi La Costituzione e l’opera della Repubblica Romana furono un lampo di luce nell’oscurità di un’epoca in cui prevalevano i velleitarismi e gli assolutismi, essa fu la reazione più fulgida sia al terrore giacobino sia a quello della tirannide che del giacobinismo adottò entusiastica lo stesso strumento di morte: la ghigliottina. Nel breve periodo in cui essa si affacciò alla vita, fece in tempo a lanciare un messaggio di libertà e di giustizia sociale che, eternamente, il futuro non potrà non accogliere, anche se noi, con questo nostro presente, ne siamo ancora indegni.

Lo studio sui provvedimenti sociali più significativi ed avanzati della Repubblica Romana resta quello di Demarco, nell’ultimo libro della sua trilogia sullo Stato Romano in epoca moderna fino alla Rivoluzione. Egli fa notare non solo la rilevanza e la straordinaria capacità innovativa dei provvedimenti presi, ma mette altresì in luce la fragilità di un assetto istituzionale, che, pur guardando molto avanti nel futuro, non aveva purtroppo gambe solide per raggiungerlo e purtroppo non ne trovò nemmeno in altre nazioni sorelle. Il grande paradosso di quella storia fu che finì male a causa dei francesi, ma i rivoluzionari proprio sui francesi contavano, allora, per poter conseguire il loro lieto fine; almeno su coloro che, un anno prima, in Francia e a Parigi, erano scesi nelle vie e nelle piazze erigendo barricate, e che tentarono di nuovo di insorgere il 13 giugno del 1849, con Ledru Rollin, che provò impavidamente a guidarli, ma, essendo troppo pochi, furono presi a sciabolate dai dragoni, e il loro stesso leader montagnardo fu costretto all’esilio per ben 20 anni: tutto il tempo in cui in Francia fu al potere Napoleone III. Da allora la sorte della giovane Repubblica fu davvero segnata.

Su Gabriel Laviron: artista, filologo, litografo, scrittore e antiquario francese, in ogni caso, i rivoluzionari romani poterono contare fino alla fine: si fece ammazzare dai suoi conterranei, indossando la camicia rossa garibaldina. Il grande direttore di questa sinfonia di primavera, lo sappiamo, fu Mazzini e fu proprio grazie alle sue capacità morali, e diremmo anche religiose, che questa Repubblica non degenerò né in un bagno di sangue e tanto meno in formule astratte, in sterili quanto velleitari classismi. Mazzini seppe tenere unito il popolo alle istituzioni e seppe forgiare istituzioni che fossero credibili per il popolo, in cui lo stesso popolo poteva incarnare la forza della legge da applicare. Il suo carisma si impose perché egli non fu uomo di parte ma uomo della Comunità tutta, senza indulgere in sterili quanto inutili antagonismi tra finte destre e finte sinistre, come accade fin troppo spesso miseramente sotto i nostri occhi: “Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch’è fondato sull’unità del potere, non significano cosa alcuna”. Questo affermava Mazzini il 10 Marzo 1849 alla Repubblica Romana.

Si chiesero allora, con prestiti forzosi, contributi ai più abbienti, si distribuirono case ai più poveri e terre ai nullatenenti, la Repubblica Romana fu la prima in Europa a dichiarare che la credenza era libera e che la fede religiosa non poteva essere una discriminante per l’esercizio dei diritti politici e civili, abolì la pena di morte, fece sparire il ghetto ebraico, concesse ampia autonomia ai Municipi, dai quali ampiamente provennero gli eletti della sua Assemblea Costituente, vennero spezzati i monopoli più abietti, come quello del sale e si cercò di incentivare largamente iniziative per incrementare i lavori pubblici. I malati di mente vennero trasferiti da un reclusorio malsano sulle rive del Tevere in prossimità del S. Spirito, in una villa in collina a Frascati, prima residenza estiva dei gesuiti. Soprattutto si dette il buon esempio, il nuovo esecutivo della Repubblica, infatti, considerando la crisi economia e le ristrettezze, tra i primi provvedimenti che considerò necessari, adottò quello di dimezzare lo stipendio mensile dei suoi membri da 300 a 150 scudi. E senza usarlo strumentalmente per incrementare favori popolari, dato che Saffi ne parlò solo vari mesi dopo la caduta della Repubblica. Purtroppo per un’opera così colossale mancavano le risorse soprattutto finanziarie e fiscali e lo stesso passaggio dalla moneta del papa a quella della Repubblica generò enormi problemi di cambio e di liquidità corrente che impedirono l’attuazione di molti provvedimenti e scontentarono varie categorie di cittadini. Sul piano prettamente pragmatico, quindi, forse più utile sarebbe stato un passaggio graduale, tramite un governo moderato. Ma ciò fu reso impossibile non tanto dalla presenza di Mazzini, quanto dall’ostinata volontà del papa di non voler cedere più ad alcun compromesso, persistendo nel reclamare la necessità di una reazione a tutti i costi verso ogni ostacolo che si opponesse al ritorno di un suo pieno assolutismo.

I moderati come Mamiani, inoltre, non coglievano pienamente la necessità che quella Repubblica fosse un esempio ed un embrione di una istituzione e di un governo da estendere a tutta l’Italia come invece sempre la Repubblica ambì ad essere. Un carteggio tra il rivoluzionario Mameli e il moderato Mamiani sulla possibilità o meno di estendere la cittadinanza anche a chi non fosse romano lo dimostra ampiamente. E la vittoria dei democratici come Mameli, fu anche il preludio ad una democrazia avanzata e basata sullo jus soli, sul fatto cioè che chi lavora e combatte per uno Stato in cui entra e risiede, ha pieno diritto alla sua cittadinanza, che la Repubblica si impegnava a concedere ai residenti immigrati dopo un solo anno. Tutto questo spiega l’ardore con cui, non solo i romani, ma anche tutti coloro che provenivano dall’Italia e dall’estero, combatterono e sacrificarono eroicamente le loro vite a Roma, quando il bonapartismo volle imporre il ritorno del papa re, per mire non religiose ma del tutto egemoniche, per sostituirsi cioè all’Austria nel controllo geostrategico del rinnovato stato vaticano e indirettamente così, del resto d’Italia. La Repubblica Romana emanò la sua Costituzione di un solo giorno il 3 luglio del 1849, perché l’indomani le truppe francesi, ormai padrone della città eterna, imposero la loro tutela al ritorno del papa in veste di re, tuttavia essa non firmò mai, mediante i suoi rappresentanti istituzionali, un atto di capitolazione. E quindi possiamo tuttora considerare il suo governo non soppresso ma sospeso.

Anzi, con i tempi che corrono, dobbiamo considerarlo solo sospeso, sebbene sia passato ormai più di un secolo e mezzo da allora. Perché la libertà che si basa sui diritti e sui doveri, equamente distribuiti tra i cittadini di una Repubblica democratica, non si esaurisce mai. Ed ogni qual volta che essa è minacciata, calpestata, derisa o sopraffatta, non solo con la forza delle armi, ma purtroppo ancor di più mediante l’inedia e l’inerzia dei cittadini che inconsapevolmente, affidandosi ad oligarchi e plutocrati ridiventano sudditi, essa può e deve risorgere, proprio alimentandosi dalle sue sorgenti più pure e trasparenti. Teniamolo a mente oggi, in un momento in cui la sovranità popolare è anche stata seriamente minacciata in Italia dal varo di leggi elettorali liberticide e dal tentativo di rendere ineleggibili direttamente organi istituzionali fondamentali per lo Stato come il Senato della Repubblica. A combattere per la strenua difesa della Repubblica Romana affluirono a Roma anche coloro che non erano repubblicani, non erano comunisti o socialisti, e sebbene la stampa clericale e moderata dell’epoca tendesse a raffigurare i rivoluzionali romani coma una banda di anarchici comunistoidi e facinorosi. A combattere e a morire furono patrioti non solo dell’Italia, ma anche, considerata la presenza di artisti, intellettuali, militari e lavoratori europei di varia provenienza, persino sudamericana, di un mondo libero, di una Europa dei popoli fraterni e solidali. Per questo la memoria di quegli eventi è tuttora non solo un monito, ma anche un esempio da seguire per tutti coloro che sono tentati di reagire all’assolutismo economico e monetario vigente con forme varie di sovranismo autoritario ed autoreferenziale, con improbabili quanto astrusi ritorni a stati nazionali autoreferenziali.

La Repubblica Romana non fu infatti l’esaltazione dello Stato assoluto ma, più concretamente, quella di uno Stato che si inchina davanti ai suoi artefici: i cittadini. Scrive infatti ancora Rusconi: “Qual è il migliore dei governi? Quello che governa meno….la scienza sociale non è in alcuni uomini, ma nelle moltitudini; il movimento rivoluzionario e progressivo non si sprigiona da un individuo, ma da tutto un popolo; gli individui, i singoli uomini non sono nulla, l’azione loro è passata per ciò che riguarda la società; il culto degli individui è irrevocabilmente finito; avviso agli ambiziosi”.

Rusconi credeva anche in qualcosa che oggi è condannato alla damnatio memoriae della peggiore vulgata mediatica italiana, ma che pur ha fatto la storia più illustre di questo paese: il Socialismo, possiamo considerare serenamente e seriamente che quelli come lui fossero concretamente gli antenati dei nostri padri costituenti. Ci credeva ma non volle imporlo a nessuno, lo testimoniò solo con il suo esempio personale, insieme ad altri che credevano in altre forme di democrazia.

Le sue domande sono tuttora le nostre domande e quelle di una Europa che voglia essere più autentica e credibile: “Fra la concorrenza e il monopolio vi è una via di conciliazione? Fra il fatto e il diritto vi è un’oasi di riposo nell’economia e nella società? Fra le teorie del valore e la realtà pratica vi è modo di sopprimere le lotte? Fra il salariato e il capitalista può levarsi la sbarra che mantiene perpetuo l’attrito dei tempi nostri? L’usura può essere tolta dall’ordine del giorno? Il credito può farsi generale? L’industria deve passar perennemente sotto le forche caudine del capitale? E’ equa la bilancia del commercio? Sono eque le tasse, o piuttosto devono sussistere tasse, nel significato di questa parola, in una società ben ordinata? La proprietà, che con la divisione del lavoro, ha subite tante modificazioni, ha raggiunto la sua ultima formula, e deve permanere in uno stadio che condanna alla lunga il proprietario all’atrofia e alla bancarotta, che condanna a un’inevitabile miseria il lavoratore? Non vi è una sintesi da desumere da questo conflitto di interessi, di passioni, di bisogni, da questo cozzo, potrebbe darsi, del vecchio mondo col nuovo? … problemi palpitanti di attualità, come dicono gli stessi francesi, a cui si vuol dar soluzione, e a far tacere i quali riescono inefficaci tutte le baionette del mondo”.

Se quindi vi capiterà di assistere dalle mura del Gianicolo o da porta S. Pancrazio ad un classico e fulgido tramonto romano e scorgerete di lontano rosseggiare le mura del Vascello, oppure, nell’ombra della sera, svettare tra gli alberi l’Arco dei Quattro Venti, ripensando con malinconia alle migliaia di morti che affollarono quelle poche centinaia di metri, eco di tutti gli altri che, nel corso della storia successiva, anche in loro nome, hanno fatto lo stesso andando senza esitazione a sacrificarsi non solo per la Patria, ma ancor di più per la libertà, la democrazia, i beni comuni e la fraternità tra gli italiani e con gli altri popoli, se un’ombra lunga di malinconia ghermirà la vostra coscienza infelice, in particolare nello sconforto dei mala tempora che currunt, non scoraggiatevi, non smettete di lottare, e soprattutto non smettete di credere. Perché abbiamo ancora una Costituzione che è figlia diretta di quella di allora, durata per noi non solo un giorno ma per più di settanta anni.

Sovra l’avel dell’esule,
Sotto la sacra pianta,
Fede diventa il trepido
Desìo dell’alma affranta:
Si fanno eroi gl’ ignavi;
Il gemito de’ schiavi
Si fa de’ forti il fremito,
Si fa terror dei re

(Goffredo Mameli)

Carlo Felici

 

Articolo del Prof. Carlo Felici

Viviamo in tempi di sovranità sempre più limitata, perché l’orizzonte globale in cui si estende la ferrea ideologia del “capitalismus sive natura”, con cui si pretende di far credere che non esista altra verità oltre quella del contingente, non rende possibile altra libertà che non consista nel sentirsi pienamente organici ad un imperativo categoricamente vincolato alla necessità di adeguare il volere al dovere essere merce per fini di profitto.

Anche la nostra bella Repubblica nasce già con questo imprimatur, in un’epoca in cui fu già molto importante essere riusciti a redigere una Costituzione tra le più avanzate al mondo, e, potremmo dire senza tema di smentita, anche troppo “avanzata” per un popolo poco educato e ancor più scarsamente abituato alla consuetudine dei diritti e dei doveri, necessari e indissolubili in un autentico tessuto democratico. La nostra Repubblica è così nata con un abito meraviglioso che però ha per molto tempo nascosto vergogne alquanto luride e meschine: servilismo, corruttele, clientelismo, ruberie, immoralità largamente diffuse nella gestione del potere e dell’amministrazione pubblica, collusioni con mafie di ogni tipo e permanenti tendenze municipaliste e centripete, sempre in agguato, per minare il senso di appartenenza ad una comunità e ad uno Stato che, se il fascismo aveva idolatrato, la repubblica dei boiardi ha continuato, nei fatti, spesso a bestemmiare senza ritegno. Tutto questo, mentre gli equilibri geostrategici non ci hanno mai consentito di esercitare una sovranità vera, tale cioè non da alimentare prosopopee imperialistiche, ma almeno per decidere del nostro destino, oppure per sapere bene come e perché sono accadute le stragi più efferate nel nostro territorio: da Portella della Ginestra, a Bologna, a Ustica e via dicendo, enumerarle tutte per l’ennesima volta sarebbe alquanto deprimente, ma tant’è, sono lì, nella nostra storia, ancora senza veri colpevoli, senza mandanti..

C’è mai stato un momento in cui gli italiani sono stati liberi e sovrani nella loro millenaria storia di servi di re, imperatori, papi, feudatari, dittatori e plenipotenziari? No, forse perché gli italiani hanno sempre trovato più comodo associare la libertà alla furberia di fare i loro comodi, addossando la responsabilità dei loro errori al loro “sovrano” di turno, e ovviamente cercando di fregarlo alla prima occasione buona, e infine impiccandolo magari per i calzoni o buttandolo in un luogo remoto del mare nostrum, appena non avesse più fatto comodo a tutti. Qui la libertà è sempre stata solo un sogno di pochi eletti o di pochi mesi. Troppo nevralgico infatti è sempre stato un paese ficcato e proteso al centro di un mare che ha visto scontrarsi ed incontrarsi civiltà di ogni genere e sorta, perché qualcuno non volesse farne il suo trampolino personale adatto a tuffarsi nelle onde della sua ambizione individuale, e tutto questo fino ad oggi, quando però rischia di tuffarsi in un mare di monnezza o di rifiuti tossici. E allora, tanto per tornare ad uno di quei sogni in cui forse è bello risvegliarsi solo nella luce di una eterna ed eroica beatitudine che ha però come viatico solo la morte, ci piace pensare all’unico sprazzo di libertà e di sovranità popolare e nazionale, di repubblica autenticamente democratica, concessa agli italiani nell’epoca moderna: la Repubblica Romana del 1849

(continua http://legaecosocialistaporelsur.blogspot.it/2014/07/il-trepido-desio-dellalma-affranta-la.html )

L’Associazione di promozione sociale “Ambrosia”,  in collaborazione con l’Associazione “Garibaldini per l’Italia” e Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, promuove un ciclo di incontri e visite guidate per fare memoria della Repubblica Romana, nel 164° anniversario della nascita e della caduta

La locandina

 

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Roma antica repubblicana 509 - 27 a.C.

 

            Il mondo etrusco, prima che Roma affermasse la propria egemonia sui territori limitrofi, si estendeva fino al confine naturale della sponda destra del Tevere, inglobando l’attuale colle Gianicolense. Il nome Gianicolo è tradizionalmente attribuito a Giano, antico re del Lazio, che avrebbe ospitato e nascosto Saturno scacciato dal cielo. Malgrado molti autori riferiscano tale tradizione, non si ha notizia in età storica di alcun culto locale di Giano, venendo citata soltanto un’ara dedicata a Fonto, figlio di Giano, presso la quale la tradizione poneva il sepolcro di Numa (Cic., De leg., II, 22, 56; Plut., Numa, 22, 2). L’antica Porta Aurelia, poi denominata intorno al V secolo Porta San Pancrazio in onore del martire giovinetto dell’epoca di Valeriano sepolto nelle catacombe di Ottavilla,  sottostanti all’omonima Basilica, faceva parte delle mura fatte costruire dall’Imperatore Aureliano nel 270 e costituiva l’ingresso occidentale a Roma attraverso la via Aurelia, arteria che penetrava nell’urbe fino a Ponte Emilio. La posizione strategica del Gianicolo, che i Romani sfruttarono per proteggersi dagli Etruschi in età repubblicana, si protrasse nel tempo. Nel 1643 il Pontefice  Urbano VIII cinse di nuove mura il colle, ampliando il perimetro delle mura Aureliane . Il carattere difensivo del Gianicolo e il suo stesso nome riferito a un’antichissima divinità latina strettamente connessa con ogni luogo di accesso o di transito, si consolidò nei secoli fino all’unità d’Italia.

           

Avant que Rome ait affirmé sa propre hégémonie sur les territoires limitrophes, le monde étrusque s’étendait jusqu’à la limite naturelle du bord droit du Tibre, de façon à englober la colline actuelle du Janicule.  Le nom Janicule est traditionnellement attribué à Janus, ancien roi de Latium (Lazio) qui aurait hébergé et caché Saturne chassé du ciel.  Malgré plusieurs auteurs se référent à une telle tradition, il y a un total manque de notation historique à propos d’un culte local attribué à Janus; il existe uniquement une citation à propos d’un autel dédié à Fonto, fils de Janus, la où la tradition plaçait le sépulcre de Numa (Cic., De leg., II, 22, 56; Plut., Numa, 22, 2).  L’ancienne Porte Aurélie , par la suite fu nommée la Porte San Pancrazio autour du V siècle en honneur d’un jeune martyre à l’époque de l’Empéreur Valérien, enterré dans les catacombes de Ottavilla, sous la Basilique homonyme, faisait part des murs construits par l’Empéreur Aurélien en 270 et constituait l’entrée occidentale à Rome à travers la Voie Aurélie, artère qui pénétrait la ville jusqu’au Pont Emilie.  La position stratégique du Janicule que les Romains exploitèrent afin de se protéger des étrusques en age républicain se prolonga au cours des siècles. En 1643 Pape Urbain VIII entoura la colline de nouveaux murs, de manière à amplier le périmètre des murs auréliens.  La nature defensive du Janicule, ainsi que son propre nom attribué à une ancienne divinité latine, rigoureusement connexe à tout lieu d’accès ou de transition, se consolida au cours des siècles jusqu’à l’Unité d’Italie.

Porta aurelia nel medioevo

Porta S. Pancrazio nel 1796 (Vasi)

La Porta nel 1826 (Rossini)

          L’Assedio del giugno 1849 ad opera del corpo di spedizione francese, che Napoleone III aveva inviato a Roma su richiesta di Papa Pio IX, con l’intento di porre fine all’esperienza della giovanissima Repubblica Romana, si concentrò principalmente in quell’area del colle Gianicolense compreso tra l’attuale Villa Pamphili e Porta San Pancrazio. Francesi e Italiani si fronteggiarono per un mese intero in scontri violenti e spietati che causarono, tra morti e feriti, più di 5.000 caduti. Poi, dopo un martellante bombardamento della città e l’apertura di alcune brecce nelle mura Urbaniane, l’esercito francese riuscì a penetrare nella città, ripristinando lo Stato della Chiesa.

           

             Le Siège en juin 1849, conduit par un corps d’expédition française que Napoléon III avait envoyée à Rome, sur requete du Pape Pie IX, avec l’intention de mettre fin à l’expérience de la toute jeune République Romaine, se concentra principalement dans la zone de la colline Janicule qui comprend l’actuel Villa Pamphili et la Porte San Pancrazio.  Les français et les italiens se tenèrent tete pendant un mois entier à des combats cruels et violents causant, entre les morts et les bléssés, plus de 5,000 morts. Successivement,, à la suite d’un bombardement incessant et de l’ouverture de plusieurs brèches dans les murs urbaniens, l’armée française réussit à pénétrer la ville et à rètablir l’Etat de l’Eglise.

La porta dopo l'assedio

Plastico della battaglia

Aprile e Giugno 1849

 

     L’ostinata e inattesa resistenza dei repubblicani alle soverchianti forze dell’esercito doltr’Alpi, una delle potenze militari più importanti del tempo, sorprese e impressionò il comando francese che aveva previsto, fin dal primo assalto del 30 Aprile,  una rapida soluzione del conflitto. Il prolungarsi dei combattimenti, l’impegno logistico finalizzato soprattutto alla realizzazione di una miriade di trincee di avvicinamento alle mura di Roma e le gravi perdite subite indussero il comandante del Genio, Generale Jean Baptiste Philibert Vaillant , a compiere, a fine ostilità, un gesto di forte valore simbolico: l’acquisizione delle Chiavi d’ingresso a Roma attraverso Porta San Pancrazio. Il fatto, se da un lato potrebbe essere interpretato come un segno di conquista e sottomissione, dall’altro si potrebbe leggere, e crediamo sia questa seconda ipotesi la più vicina alla realtà, come espressione dell’orgoglio militare francese per aver saputo neutralizzare un così strenuo e valoroso avversario.

            La résistance obstinée et inattendue de la part des républicains aux forces surabondantes de l’armée au delà des Alpes, une des plus puissantes forces militaires de l’époque, étonna et impressionna le commandement français qui avait prévu, dès le premier assaut du 30 avril, une solution rapide du conflit. Le prolongement des combats, l’engagement logistique finalisé à la réalisation d’une myriade de tranchées d’approchement aux murs de Rome et les sérieuses pertes subies, provoqua la decision de la part du Commandant du Génie, le Générale Jean Baptiste Philibert Vaillant, à effectuer, à la fin des hostilités, un geste de forte valeur symbolique: l’acquisition des Clefs d’entrée à Rome à travers la Porte San Pancrazio.  Ce fait, si d’un coté cela pourrait etre interprété come un signe de conquete et de soumission, d’un autre coté l’on pourrait lire, et nous croyons que cette seconde hypothèse soit la plus proche à la réalité, come expression d’orgueil d’une force militaire français qui a su neutraliser un adversaire aussi courageux et vaillant.

Porta San Pancrazio - 2012 Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

 

            Il simbolo ha sempre avuto nella storia umana un’importanza fondamentale. La Bandiera, nel cui emblema i popoli riconoscono la propria identità, è forse la rappresentazione più efficace per sintetizzare intenzioni e valori di intere generazioni; essa nasce da un percorso circolare, idea – oggetto-simbolo, che la mente percepisce all’istante. Diversamente, oggetti privi di contenuti di particolare rilevanza, seguendo un percorso inverso, ovvero dall’oggetto reale al simbolo, acquistano valori di straordinaria importanza in quanto legati alle vicende umane. E’ il caso delle Chiavi di Porta San Pancrazio. Se il loro possesso ebbe un rilevante significato simbolico per l’assediante vincitore, quanto valore avrebbe oggi per noi,  posteri di quei Patrioti sconfitti, che difesero con tanto onore l’Idea di una Repubblica, poterle rivedere a Roma?

                Le symbole a toujours eu une importance fondamentale dans l’histoire humaine.  Le drapeau, dont l’emblème représente l’identité d’un peuple, est peut-etre la représentation plus efficace afin de synthétiser les intentions et les valeurs de générations entières; cela nait d’un parcours circulaire: une idée, un objet, un symbole que l’esprit perçoit à l’instant. Diversement, des objets sans teneur d’importance particulière, suivant un parcours inverse, c’est-à-dire, d’un objet réel à un symbole, acquèrent des valeurs d’une importance straordinaire vu leurs liaisons à des vicissitudes humaines .  C’est exactement le cas des Clefs de la Porte San Pancrazio.  Si la possession eut une signification symbolique aussi importante de la part des assiègeants vainqueurs, quelle valeur cela aurait pu représenter pour nous aujourd’hui – qui sont les postérités des patriotes vaincus chi défendèrent avec un si grand honneur l’idée une République –  si nous aurions pu les revoir à Rome?

LE CHIAVI DI PORTA SAN PANCRAZIO

                  Oggi le Chiavi di Porta San Pancrazio sono custodite in una teca del Musée dell’Armée di Parigi (Inv. 1044, Cd 178), che gentilmente ci ha concesso di esporle nel nostro sito.

                Aujourd’hui les Clefs de la Porte San Pancrazio son gardées dans la thèque du Musée de l’Armée à Paris (Inv. 1044, Cd 178), or, ce dernier nous a accordé de les mettre en exposition à travers notre site informatique.

 

http://www.youtube.com/watch?v=WKMzZBwfRE4&feature=related

La fiaccolata del 10 giugno 2012 a Roma sul colle del Gianicolo, organizzata dalle Associazioni Garibaldini per l’Italia e Gruppo Laico di Ricerca, patrocinata dal Comune di Roma ( Municipii I e XVI ), con la partecipazione attiva dell’A.N.P.I. e della F.I.A.P, per celebrare il 163° anniversario della Difesa della Repubblica Romana del 1849, ha voluto rendere onore ai caduti, ai combattenti, agli esiliati, ai giustiziati che testimoniarono  con il loro sangue e la loro partecipazione la volontà di cambiare il mondo, dando vita al momento forse più alto della nostra storia risorgimentale.

http://www.youtube.com/watch?v=PcriprLpOQg&feature=g-upl

“Pochi contro moltissimi”, è scritto sulle lapidi e sui testi di storia, per ricordare quanto grande fosse stato il loro sacrificio, quanto forte la spinta che li animava. Quale misteriosa forza aveva prodotto quelle volontà, così determinate  da sfidare con furore le potenze militari più organizzate e potenti dell’epoca? I nostri fratelli del 1849 anelavano a realizzare su questa terra l’archetipo del bene comune, l’utopia per antonomasia, la fraternità e la giustizia sociale; in due parole la DEMOCRAZIA PURA. Parole che terrorizzavano Re e Papi e che ancora oggi imbarazzano le caste e i potentati economici e religiosi.
La memoria di quei giorni e degli uomini e le donne che fecero grande il nostro Paese spesso si riduce alla sola celebrazione di questa o quella ricorrenza,  che individui più o meno preparati storicamente, s’impegnano a rinnovare periodicamente per non sentirsi lontani da quel passato glorioso. E’ questa una delle basi di partenza per coltivare la memoria, ma il rischio che assuma il carattere di un’autocelebrazione sterile e infruttuosa è molto alto.
Potrebbe sembrare difficile mettere a frutto l’eredità di Mazzini, Garibaldi, Mameli e tutti coloro che parteciparono alla costruzione di una  Patria comune fondata sul progresso dell’essere umano e sulla convivenza civile; in realtà è solo una questione di volontà e di scelte personali. Si può ricominciare, partendo dalla scuola, trasferendo costantemente nelle giovani generazioni ciò che è già  scritto nelle opere dei nostri Padri Costituenti, nella Repubblica Romana del 1849 e nella Costituzione della Repubblica Italiana tuttora vigente. E’ questione di volontà e di scelte personali lottare con ogni mezzo legale perchè siano salvaguardati i principi di libertà, giustizia, eguaglianza attraverso i quali poter continuare a costruire quell’utopia del 1849,: la Democrazia Pura.
La fiaccolata del 10 Giugno non avrebbe avuto senso, o lo avrebbe avuto solo concettualmente, se non fosse stata finalizzata  alla realizzazione pratica dei nobili concetti trasmessici dai Padri della Patria, che prima di noi hanno difeso la Repubblica con tutte le loro forze.  Difendere la Repubblica , oggi, vuol dire dunque partecipare alla sua vita attivamente, controllare che le leggi emanate siano effettivamente in favore della maggioranza del Popolo e non di una risibile contrada;  vuol dire ancora denunciare gli abusi, il malcostume nella politica e nel sociale, costruendo il progresso attraverso un cambiamento culturale, anche profondo, se necessario; e a ognuno di noi è affidata la responsabilità morale di questo cambiamento.
Presto in Italia dovremo tornare a votare in un contesto di forte abbassamento delle difese immunitarie , civili e sociali.  Ai tentativi di mantenere alti i privilegi di una piccola parte della popolazione si sommano i disagi di una regressione progressiva dalle conquiste civili e sociali ottenute in 65 anni di storia repubbicana.  Le conseguenze le conosciamo bene ed è superfluo ripeterle. Non ci rimane che sottolineare un AVVISO AGLI ELETTORI che ieri, come oggi, sono il manifesto della nostra volontà di cambiamento.

” NOI VOGLIAMO UOMINI CHE SENTANO QUELLO CHE DICONO: RIFIUTIAMO QUELL’ABITUDINE D’IPOCRISIA CHE, DA UNA NAZIONE RICAVATA OR ORA ALLA VITA, PROPONE PER PRINCIPIO DI RIGENERAZIONE, PER PRIMO DOGMA POLITICO, LA MENZOGNA SISTEMATICA. NOI VOGLIAMO LA VERITÀ, CREDIAMO CHE IN LEI SOLA STIA LA FORZA. NOI FACCIAMO POCO CONTO DELLE PAROLE, MOLTISSIMO DELLA VITA DI UN INDIVIDUO. SCRUTEREMO NEI NOSTRI CANDIDATI I FATTI PASSATI; ELIMINEREMO GLI UOMINI CHE , O PER TRISTIZIA O PER INETTEZZA HANNO MANCATO ALL’ONORE E AGLI INTERESSI DEL PAESE; NON APPOGGEREMO CHE I NOMI DI COLORO IL CUI PASSATO CI SIA PEGNO PER L’AVVENIRE.”  ( Goffredo Mameli – 4 Gennaio 1849 )

” BISOGNA SPAZZARE QUESTA MASSA D’INTRUSI CHE, COME LE FORMICHE NEGLI ALVEARI, NE DEPORTANO CERA E MIELE, E NON VI LASCIANO CHE PUTRIDUME E MACERIE.  VORREI DIRVI CHI SONO, CHI FURONO E DONDE VENGONO: MA TROPPO DOVREI INTINGERE LA PENNA NELLE SOZZURE, E MI RIPUGNA. BASTA VI DICA: RICORRETE AL LORO PASSATO, E SE NON SIETE PIU’ CHE CIECHI, PIU’ CHE IMBECILLI, PIU’ CHE CODARDI, NON RICONFERMATELI NEL LORO SEGGIO.  CHE SPERATE DA ESSI ? IL PAREGGIO, LA DIFESA DELLO STATO, LA LIBERTA’ ? ILLUSI CHE SIETE ! SI, RICONFERMANDOLI, PREPARATEVI A NUOVE SCIAGURE “. (  Giuseppe Garibaldi – Caprera 29 Settembre  1874 )


14 maggio 2012
21:00a23:00

Martedì  15 Maggio 2012 alle ore 21,00 a Roma, Via Caffaro, 10,

il Gruppo Laico di Ricerca completa l’approfondimento sulla presenza di Giuseppe Mazzini a Roma nel marzo del 1849. Fu un evento memorabile per la Repubblica Romana nascente ma anche per le aspettative di moltissimi Italiani che vedevano concretizzarsi la possibilità di fondare un nuovo Stato libero e repubblicano nel cuore dell’Italia.

13 maggio 2012
17:00a20:00

La vittoria momentanea delle forze militari e volontarie della Repubblica Romana suscitò grandi entusiasmi nel Popolo di Roma; si era riusciti a battere sul terreno uno dei più potenti eserciti del mondo. La macchina bellica francese avrebbe schiacciato con le armi, solo un mese dopo, le speranze e le illusioni di quella meravigliosa stagione.

Il Gruppo Laico di Ricerca, dopo l’incontro a Villa Pamphili del 28 Aprile, propone un approfondimento del tema

Appuntamento per Domenica 13 Maggio a Roma, alle ore 17,00 a Via Caffaro, 10

Lunedì 16 Aprile 2012 alle ore 11,00 presso la Sala Convegni della Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio 349 Roma,
l’Associazione Mazziniana Italiana celebrerà l’anniversario della Repubblica Romana con un incontro in cui si alterneranno interventi di studiosi con il coro degli studenti della scuola Nazario Sauro, che eseguirà alcuni brani risorgimentali

Con questo importante appuntamento organizzato dall’Associazione Culturale Gruppo Laico di Ricerca, l’Associazione Garibaldini per l’Italia vuole ancora una volta sottolineare l’importanza delle assemblee popolari del 12 e 15 gennaio 1849,  che diedero origine alla Repubblica Romana.

L’occasione del luogo e della data del 17  Febbraio consentirà di onorare la memoria di Giordano Bruno che proprio nel carcere di Tor di Nona fu imprigionato prima di essere condotto al rogo.

Appuntamento a Roma domenica 19 febbraio 2012, ore 15,30 – Piazza San Salvatore in Lauro

L’Associazione culturale Gruppo Laico di Ricerca promuove altri due incontri sull’esperienza,  fondamentale per noi Italiani, della Repubblica Romana del 1849.

Il primo a Roma, via Caffaro n° 10 alle ore 21,00 -  ROMA 1849: VERSO LA REPUBBLICA

Il secondo, a Roma, alle ore 15,00 a Piazza Nicosia – DOVE NASCE UNA REPUBBLICA - ove verrà raccontata la grande assemlea popolare che si svolse il 12 gennaio 1849 al Teatro Metastasio in via della Pallacorda

Due occasioni importanti per continuare ad approfondire un periodo storico decisivo per la storia d’Italia e d’Europa.

Info:

www.gruppolaico.it

tel. 06 9300526

Le Associazioni “Garibaldini per l’Italia” e  “Gruppo Laico di Ricerca”  hanno organizzato per il 16 GIUGNO 2011, CON INIZIO ALLE ORE 19,30, una Fiaccolata a Roma, sul Gianicolo, per celebrare il 162° anniversario della difesa della Repubblica Romana del 1849. La manifestazione, sulla scia delle precedenti svolte negli anni 2009 e 2010, assume particolare importanza  nell’anno dedicato  alle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.

Onorando quei ragazzi che donarono la loro vita per la libertà e il progresso dei popoli, faremo memoria dei valori  più alti del nostro Risorgimento,  le cui radici ideali e costituzionali trovarono terreno fertile nella breve vita della Repubblica Romana.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Roma, Municipi I e XVI , con il sostegno del Municipio Roma XVI, ed ha ricevuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

PER LE FOTO VAI ALL’ARTICOLO “I MARTIRI NOSTRI”

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COGNOME           NOME       ETA’     CITTA’        PV   REGIONE

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Acqua

Gugliemo

n/d
Senigallia AN Marche
Agostini Francesco 27 Pesaro PS Marche
Aguyar Andrea n/d Montevideo EE Argentina
Aiudi Augusto n/d Roma RM Lazio
Albati Agostino n/d n/d n/d n/d
Albini Lorenzo n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Albini Luigi n/d Comacchio FE Emilia Romagna
Alessandrini Stefano n/d Pesaro PS Marche
Alfieri Crispino 20 Spoleto PG Umbria
Altieri Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Alvi Nicola 18 Todi PG Umbria
Amadelli Gaetano n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Amadori Giuseppe n/d Cesena FC Emilia Romagna
Ambrogi Antonio n/d Vicenza VI Veneto
Ambrosi Antonio n/d Vicenza VI Veneto
Amici Domenico n/d Roma RM Lazio
Ancarani Andrea n/d Faenza RA Emilia Romagna
Andrei Leone n/d Perugia PG Umbria
Andreoli Francesco Antonio n/d Senigallia AN Marche
Angeli Felice n/d Cavazzo Carnico UD Friuli – Venezia Giulia
Angeli Giuseppe n/d Ascoli Piceno AP Marche
Angeli Ubaldo n/d Montefiascone VT Lazio
Angelici Luigi 22 Cesena FC Emilia Romagna
Angelini Giovanni Battista n/d Cantalupo RI Lazio
Angelini Luigi 22 Cesena FC Emilia Romagna
Angelini Paolo 26 Ascoli Piceno AP Marche
Angeloni Pietro n/d Roma RM Lazio
Animaletti Gregorio n/d Spoleto PG Umbria
Antollini Giovanni n/d Bozzlo MN Lombardia
Antonietti Colomba 19 Bastia Umbra PG Umbria
Antonucci Antonio n/d Roma RM Lazio
Arcangelis Giuseppe 28 Bologna BO Emilia Romagna
Archibugi Alessandro 20 Ancona AN Marche
Archibugi Francesco 21 Ancona AN Marche
Argentesi Giuseppe n/d n/d n/d n/d
Arrighi Luigi n/d Roma RM Lazio
Atti Optato n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Babini Luigi n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Badambretti Achille n/d n/d n/d n/d
Baffetti Alessandro n/d n/d n/d n/d
Baffoni Remigio n/d Rimini RN Emilia Romagna
Baglioni N. n/d Roma RM Lazio
Bagnati Zeffirino n/d Arcevia AN Marche
Bagni Carlo n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Bai N. n/d Roma RM Lazio
Baldacci Pasquale 21 Citta’ di Castello PG Umbria
BaIducci Pasquale 21 Citta’ di Castello PG Umbria
Baioni Francesco 18 Lugo RA Emilia Romagna
Balboni Benedetto 24 Ferrara FE Emilia Romagna
Baldassarri Giuseppe n/d Sant’Agata Santerno RA Emilia Romagna
Baldi Gaspare n/d Milano MI Lombardia
Baldinotti Domenico 22 Imola BO Emilia Romagna
Balducci Damiano n/d Perugia PG Umbria
Balducci Giuseppe n/d Perugia PG Umbria
Balestri Paolo 21 Forli’ FC Emilia Romagna
Balestrini Luigi 28 Vicenza VI Veneto
Ballanti Natale n/d Corinaldo AN Marche
Ballarini Gaetano 32 Varignano TN Trentino
Ballerini Giovanni n/d n/d n/d n/d
Balletti N. n/d n/d n/d n/d
Banati Giuseppe 35 Milano MI Lombardia
Bandi Luigi n/d Rimini RN Emilia Romagna
Bandiera Gaetano n/d Saletto PO Toscana
Bandinelli N. n/d Bologna BO Emilia Romagna
Banti Giulio Cesare n/d Monghidoro BO Emilia Romagna
Barbarini Francesco n/d Orciano PS Marche
Barbieri Giuseppe n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Barbieri Luigi n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Barbini Clemente n/d Citta’ di Pieve PG Umbria
Barboni Mariano n/d Fiuminata MC Marche
Barbotto N. n/d Genova GE Liguria
Baretti Raffaele n/d n/d n/d n/d
Bargigia Gaetano n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Barrili Ferdinando n/d Bologna BO Emilia Romagna
Bartelloni Enrico n/d Livorno LI Toscana
Bartolacci Antonio n/d Senigallia AN Marche
Bartolini Luigi n/d Santarcangelo di Romagna FC Emilia Romagna
Bartolucci Angelo n/d Todi PG Umbria
Bartolucci Giovanni Battista n/d Urbania PS Marche
Bassi Ercole n/d n/d n/d Veneto
Bassi Luigi n/d Roma RM Lazio
Bastianini Giovanni n/d Bettona PG Umbria
Battini Diego 40 Roma RM Lazio
Bausi N. n/d n/d n/d n/d
Bazzetti Raffaele n/d n/d n/d n/d
Bechela Giuseppe n/d n/d EE Svizzera
Beer Paolo 24 n/d EE Ungheria
Belardinelli Luigi Quirino n/d Mantova MN Lombardia
Belinelli Luigi n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Belletti Giacomo 22 Lugo RA Emilia Romagna
Belletti Giuseppe n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Belli N. n/d n/d n/d n/d
Belotto Amadio n/d Vicenza VI Veneto
Benazzi Felice n/d Pomposa FE Emilia Romagna
Benigni Mariano n/d Frascati RM Lazio
Bentivoglio Francesco 21 Bologna BO Emilia Romagna
Bentivoglio Settimio n/d Roma RM Lazio
Ber Paolo 24 n/d EE Ungheria
Beranger Achille 19 Bassano Romano VT Lazio
Berardi Francesco n/d Velletri RM Lazio
Berigazzi Antonio n/d Parma PR Emilia Romagna
Bernabo’ Giuseppe n/d n/d n/d n/d
Bernardi Luigi n/d Roma RM Lazio
Bernardi Pietro n/d Bologna BO Emilia Romagna
Berrardi Luigi n/d Ancona AN Marche
Berrelli Pietro n/d Preore TN Trentino
Bertozzi Luigi n/d n/d n/d n/d
Bettini Mauro n/d Bologna BO Emilia Romagna
Bevilacqua Domenico n/d Genova GE Liguria
Biagi Camillo n/d n/d n/d n/d
Biancani Giuseppe n/d Arpino FR Lazio
Bianchessi Pietro n/d Borgofranco n/d n/d
Bianchi N. n/d Como CO Lombardia
Bifolchi Francesco 19 Lugo RA Emilia Romagna
Biglietti Giuseppe n/d Bologna BO Emilia Romagna
Bignoli Giovanni n/d n/d n/d n/d
Biloto Matteo 23 Vicenza VI Veneto
Bilotto Matteo 23 Vicenza VI Veneto
Bini Augusto n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Bini Felice n/d Roma RM Lazio
Biotti Bernardo 23 Vicenza VI Veneto
Biscotti Francesco n/d Roma RM Lazio
Bolognesi Giovanni 27 Venezia VE Veneto
Bondurri Cesare 19 Mantova MN Lombardia
Bonini Giambattista n/d Rimini RN Emilia Romagna
Bonini Pietro n/d Roma RM Lazio
Bonnet Gaetano Romolo 23 Comacchio FE Emilia Romagna
Bonucci Antonio n/d Senigallia AN Marche
Borrelli N. n/d Mantova? MN Lombardia
Bortolotti Carlo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Bossi Giovanni n/d Fossombrone PS Marche
Botracci Camillo n/d Roma RM Lazio
Bracci Simone n/d n/d n/d n/d
Bradamenti Achille n/d Roma RM Lazio
Brandi Carlo n/d Bevagna PG Umbria
Brazzi Gaspare n/d Bologna BO Emilia Romagna
Bresciani Domenico n/d Cremona CR Lombardia
Broggini Pietro n/d n/d n/d n/d
Bronchini Francesco n/d Roma RM Lazio
Bronzini Francesco n/d Senigallia AN Marche
Brugia Guglielmo n/d Fano PS Marche
Brunetti Edmondo 30 Guastalla RE Emilia Romagna
Brusco Giacomo 30 Savona – fr. Lavagnola SV Liguria
Bruscolini Terenzio n/d Pesaro PS Marche
Bucchi David 12 Roma RM Lazio
Bucci Lorenzo 30 Montecarotto AN Marche
Buloni Giacomo n/d Roma RM Lazio
Buroni Verissimo n/d Lugo RA Emilia Romagna
Bussacaro Agostino n/d Schio VI Veneto
Bussati Agostino n/d Schio VI Veneto
Buzzacchero Agostino n/d Schio VI Veneto
Calafatti N. n/d n/d n/d n/d
Calcina Gaetano n/d Senigallia AN Marche
Caletti Vincenzo n/d Bagnacavallo RA Emilia Romagna
Calorini Alessandro n/d Milano MI Lombardia
Calvesi Pacifico n/d Pesaro PS Marche
Calzolari Ignazio 19 Ferrara FE Emilia Romagna
Camilloni Nicola n/d Roma RM Lazio
Campanelli Luigi n/d Osimo AN Marche
Canali Michele n/d Spoleto PG Umbria
Canepa Nicolo’ n/d Genova GE Liguria
Canonichesi Tommaso n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Canova Raffaele n/d Roma RM Lazio
Cantarelli Settimio n/d Roma RM Lazio
Cantucci Giov. Battista n/d Perugia PG Umbria
Capelli Albino n/d Moglia MN Lombardia
Capelli Nicola n/d Bologna BO Emilia Romagna
Caperchi Pietro n/d Roma RM Lazio
Caperchi Tito 25 Roma RM Lazio
Capitani Francesco n/d Roma RM Lazio
Capocaccia Antonio n/d Roma RM Lazio
Caponi N. n/d Genova GE Liguria
Caporicci Filippo n/d Roma RM Lazio
Capponi Giacomo n/d Roma RM Lazio
Capponi Mauro n/d Spoleto PG Umbria
Caprara Luigi n/d Filottrano AN Marche
Caprini Francesco n/d Viterbo VT Lazio
Caprioli Giuseppe Luigi n/d Brescia BS Lombardia
Caproni Pietro n/d Livorno LI Toscana
Carbonino N. n/d Genova GE Liguria
Carignano Santo n/d Fivizzano MS Toscana
Carletti Raffaele 18 San Casciano Bagni SI Toscana
Carlini Felice n/d Roma RM Lazio
Carlini Gaudenzio n/d Pietralunga PG Umbria
Carminati Amaranto n/d Bergamo BG Lombardia
Carrara Samuele 21 Bergamo BG Lombardia
Casadei Giulio n/d Cesena FC Emilia Romagna
Casalsa Martino n/d Roma RM Lazio
Casalta Martino n/d Roma RM Lazio
Casanova Luigi n/d Roma RM Lazio
Casati Enrico n/d Milano MI Lombardia
Casini Filippo 20 Roma RM Lazio
Castiglione Michele n/d n/d n/d n/d
Castori Domenico n/d n/d n/d n/d
Catenacci Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Caterini Giuseppe n/d Foligno PG Umbria
Cavalieri Emanuele n/d n/d n/d Lombardia
Cavalieri Geremia 25 Arcevia AN Marche
Ceccarelli Luigi n/d Foligno PG Umbria
Ceccarelli N. n/d n/d n/d n/d
Celli Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Cellicati Michele n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Cellin N. n/d Cento BO Emilia Romagna
Cerbini Natale n/d Pioraco MC Marche
Ceroni Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Ceruti Gio. Battista n/d Roma RM Lazio
Cesari Emidio n/d Roma RM Lazio
Cesari Orsola n/d Foligno PG Umbria
Cesaroli Marco n/d Anagni FR Lazio
Cestarelli Raffaele n/d Morrovalle MC Marche
Cestari Domenico 18 Ferrara FE Emilia Romagna
Chigi Giuseppe n/d Imola BO Emilia Romagna
Chiodetti Mariano n/d Spoleto PG Umbria
Chioffi N. n/d n/d n/d n/d
Cianotti Giuseppe n/d Barbarano Romano VT Lazio
Ciarla Gio. Battista n/d Perugia PG Umbria
Cieroczynsky Giovanni 19 n/d EE Polonia
Cignani Angelo 30 Forli’ FC Emilia Romagna
Cipriani Cipriano n/d Pisa PI Toscana
Cipriani Pietro n/d Cavignano n/d n/d
Citroni Antonio n/d Bergamo BG Lombardia
Cittroni Antonio n/d Bergamo BG Lombardia
Ciuccani Tommaso n/d Roma RM Lazio
Civilini Giuseppe 19 Venezia VE Veneto
Claudio Carlo n/d Mordano BO Emilia Romagna
Colasanti Filippo n/d Ceprano FR Lazio
Coli Achille n/d Perugia PG Umbria
Colliva Giuseppe n/d Bologna BO Emilia Romagna
Colombi Pietro n/d Roma RM Lazio
Colombini Francesco n/d Roma RM Lazio
Concelli Francesco n/d Ronciglione VT Lazio
Conger Giuseppe n/d n/d EE Ungheria
Contarelli Settimio n/d Roma RM Lazio
Conti Giuseppe 30 Milano MI Lombardia
Conti Pietro n/d n/d n/d n/d
Contoli Luigi Vincenzo n/d Lugo RA Emilia Romagna
Coperchi Tito 25 Roma RM Lazio
Copponi Venanzio n/d Montecavallo – fr. Pantaneto MC Marche
Corazza Raffaele n/d Bologna BO Emilia Romagna
Corcioni Candido n/d Deruta PG Umbria
Corsetti Tito n/d Roma RM Lazio
Corsi Ferdinando Claudio Augusto n/d Roma RM Lazio
Corti Giuseppe n/d Pavia PV Lombardia
Costantini Antonio n/d Roma RM Lazio
Covelli Cesare 30 Bologna BO Emilia Romagna
Covizzi Arcangelo n/d Roma RM Lazio
Cozzi Carlo 39 Milano MI Lombardia
Cremonini Domenico n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Cremonini Gaetano n/d San Giovanni in Persiceto BO Emilia Romagna
Cremonini Luigi n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Crescimbeni Carlo n/d Brisighella RA Emilia Romagna
Criscuolo Aniello n/d Pagani SA Campania
Cruciani Dante n/d Foligno PG Umbria
Cuggiani Alessandro n/d Roma RM Lazio
Cugolli Savio n/d Russi RA Emilia Romagna
Cuncher Giuseppe n/d n/d EE Ungheria
D’Agnolo Vitaliano n/d Montagnana PD Veneto
D’Agostini Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Daina Cesare 20 Azola n/d n/d
Daino Cesare 20 Azola n/d n/d
Dalla Torre Luigi 19 Ferrara FE Emilia Romagna
Dall’Olio Giacomo 18 Mizzana FE Emilia Romagna
Damiano Carlo n/d Roma RM Lazio
Dandolo Enrico 22 Varese VA Lombardia
D’Arcangeli Giuseppe 28 Bologna BO Emilia Romagna
Daverio Francesco 34 Varese – fr. Calcinate Pesce VA Lombardia
David Giacomo Antonio 45 Bergamo BG Lombardia
De Ambrosi Antonio n/d Vicenza VI Veneto
De Angelis Pietro n/d Falconara AN Marche
De Bemardi Luigi n/d Ancona AN Marche
De Bernardi Luigi n/d n/d n/d Piemonte
De Bonis Luigi n/d Pietragalla PZ Basilicata
De Bonzi Luigi n/d Pietragalla PZ Basilicata
De Brumatti Carlo Niccolo’ n/d Fauglis-Gonars UD Friuli – Venezia Giulia
De Lorenzo n/d Roma RM Lazio
De Maria Raffaele n/d Bologna BO Emilia Romagna
De Masini Angelo 34 Bologna BO Emilia Romagna
De Mattedi Francesco n/d Trento TN Trentino
De Mattei Francesco n/d Trento TN Trentino
De Roite Giovanni Battista n/d Vicenza VI Veneto
De Stefanis Luigi n/d Roma RM Lazio
Degli Esposti Angelo n/d Rimini RN Emilia Romagna
Della Cava Giacomo n/d Savignano sul Rubicone FC Emilia Romagna
Della Longa n/d Cesena FC Emilia Romagna
Della Porta Luigi n/d n/d n/d n/d
Della Vedova Luigi 28 Roma RM Lazio
Della Vedova Marta 46 Roma RM Lazio
Dell’Omne Giovanni n/d Roma RM Lazio
Denaro Giuseppe n/d Palermo PA Sicilia
Di Giuseppe Francesco n/d Roma RM Lazio
Di Tucci Ferdinando n/d Velletri RM Lazio
Dolcini Augusto n/d Roma RM Lazio
Doria Cesare n/d Roma RM Lazio
Dosi Enrico n/d Bologna BO Emilia Romagna
D’Ottavi Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Dragoni Giovanni n/d Codogno MI Lombardia
Ducci Costantino n/d n/d n/d n/d
Dzienozynski Giovanni 19 n/d EE Polonia
Emiliani Ercole n/d Villanuova n/d n/d
Ercolani Pompeo n/d Montegranaro AP Marche
Ercoli Giovanni n/d Vallerano VT Lazio
Fabbri Giuseppe n/d Terni TR Umbria
Fabbri Remigio n/d Santarcangelo di Romagna FC Emilia Romagna
Fabbri Remigio n/d Roma RM Lazio
Fabi Remigio n/d Santarcangelo di Romagna FC Emilia Romagna
Fabri Achille 28 Forli’ FC Emilia Romagna
Fabris Eligio 18 Mantova MN Lombardia
Facchiani Pasquale n/d Santa Lucia n/d n/d
Fagioli Alfonso n/d Mutigana n/d n/d
Fagotti Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Faini Rodolfo n/d Bergamo BG Lombardia
Falchieri Andrea n/d Bazzano BO Emilia Romagna
Falchignoni n/d Milano MI Lombardia
Falori Achille 28 Forli’ FC Emilia Romagna
Fanti Giovanni 46 Ferrara FE Emilia Romagna
Fantini Carlo n/d Casalmaggiore CR Lombardia
Farinelli Nicola 25 Ancona AN Marche
Fattori Luigi n/d Modena MO Emilia Romagna
Favi Ettore 19 Forli’ FC Emilia Romagna
Fedeli Nicola n/d Roma RM Lazio
Federici Nazzareno n/d Ancona AN Marche
Felicetti Michele 24 Montalbove n/d n/d
Fenati Cesare n/d Faenza RA Emilia Romagna
Fenati Nicola n/d Faenza RA Emilia Romagna
Ferrari Andrea n/d Napoli NA Campania
Ferrari Giovanni n/d Voghera PV Lombardia
Ferrari Giuseppe 20 n/d EE Corfu’
Ferrari Luigi n/d Carpi BO Emilia Romagna
Ferrari Luigi n/d Roma RM Lazio
Ferrarini Antonio n/d Camerino MC Marche
Ferrarini Tito n/d n/d n/d n/d
Ferri David n/d Foligno PG Umbria
Ferrini Antonio n/d Roma RM Lazio
Festarelli Raffaele n/d Prato – fr. San Giusto PO Toscana
Fetel Nicola n/d Roma RM Lazio
Fidanza Luigi n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Filippi Pietro n/d n/d EE Svizzera
Finardi Pietro n/d Bagnolo S. Vito MN Lombardia
Fini Lorenzo n/d Cento BO Emilia Romagna
Finozzi Giovanni n/d Venezia VE Veneto
Finzi Ciro 16 Mantova MN Lombardia
Fiorani Gaetano n/d Milano MI Lombardia
Fiorentini Giacomo n/d Ancona AN Marche
Fioretti Vincenzo n/d Trevi PG Umbria
Fiori Filippo Giacomo n/d Civitavecchia RM Lazio
Fiori Giovanni n/d Bologna BO Emilia Romagna
Fiori Luigi 34 Ascoli Piceno AP Marche
Fiorini Angelo 30 Todi PG Umbria
Fiumi Paolo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Folchi Pietro n/d Roma RM Lazio
Folli Luigi n/d Imola BO Emilia Romagna
Fontana Giovanni n/d n/d n/d n/d
Forato Giuseppe n/d Verona VR Veneto
Fornari Luigi n/d Carpi BO Emilia Romagna
Forni Gaetano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Forti Arcangelo n/d Roma RM Lazio
Fortuna Francesco 35 Orte VT Lazio
Foschi Giovanni Battista 19 Ravenna RA Emilia Romagna
Fossati Melchiorre n/d Roma RM Lazio
Frabboni Pietro 21 Bologna BO Emilia Romagna
Fraboni Pietro 21 Bologna BO Emilia Romagna
Franchi Luigi 51 Barga LU Toscana
Franchini Adolfo n/d Roma RM Lazio
Francioni Domenico 28 Citta’ di Castello PG Umbria
Francioni Pietro 18 Roma RM Lazio
Franciosi Giuseppe n/d n/d n/d n/d
Francisci n/d Roma RM Lazio
Francisci Giuseppe n/d n/d n/d n/d
Frassoldati Achille n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Fraticelli Ambrogio n/d Spoleto PG Umbria
Fratti Giuseppe n/d Terni TR Umbria
Fraverdi n/d n/d n/d n/d
Freddi Giovanni n/d Roma RM Lazio
Fronticelli Paolo n/d Meldola FC Emilia Romagna
FumagaIli Bernardo 37 Milano MI Lombardia
Furia Luigi n/d Viterbo VT Lazio
Gaetanelli Antonio n/d Roma RM Lazio
Gagliardi Giuseppe n/d Cento BO Emilia Romagna
Galassi Atanasio n/d n/d EE Repubblica di San Marino
Galavotti Pasquale n/d Bologna BO Emilia Romagna
Gallavotti Pasquale n/d Bologna BO Emilia Romagna
Gallesi Alessandro n/d Roma RM Lazio
Galletti Vincenzo n/d Bagnacavallo RA Emilia Romagna
Galli Giovanni n/d Comacchio FE Emilia Romagna
Galli Ubaldo 24 Roma RM Lazio
Galliadi Luigi n/d Santarcangelo di Romagna FC Emilia Romagna
Gallo Laurenzio n/d Sant’ lppolito PS Marche
Galluzzi Francesco 40 Bergamo BG Lombardia
Galvani Paolo n/d Faenza RA Emilia Romagna
Gamberini Giuseppe n/d San Giorgio di Piano BO Emilia Romagna
Gambi Girolamo 17 Crema CR Lombardia
Gandieri Luigi n/d Ancona AN Marche
Gardini Clemente n/d Forlimpopoli FC Emilia Romagna
Garelli Gaetano 25 Conselice RA Emilia Romagna
Garerdi Antonio n/d Bologna BO Emilia Romagna
Gatti Ermete n/d Moglia MN Lombardia
Gattoni Giacomo n/d Milano MI Lombardia
Gaucci Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Gazzaniga Francesco n/d Pesaro PS Marche
Gelli Giovanni n/d Comacchio FE Emilia Romagna
Genghini Zaccaria n/d Pesaro PS Marche
Gensanti Nicola 25 Frosinone FR Lazio
Gentili Angelo 21 Tuoro sul Trasimeno – fr. Piazzano PG Umbria
Gherardi Giovanni 19 Ferrara FE Emilia Romagna
Gherardi N. n/d Roma RM Lazio
Gherardi Stefano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Ghiggi Giuseppe n/d Imola BO Emilia Romagna
Giammiri Pietro n/d Roma RM Lazio
Giannini Augusto Giovanni n/d Roma RM Lazio
Gili Camillo n/d Pesaro PS Marche
Giommi Antonio n/d Pesaro PS Marche
Gionchini Giovanni n/d Rimini RN Emilia Romagna
Giordani Giovanni n/d Cento BO Emilia Romagna
Giorgi Domenico n/d Bologna BO Emilia Romagna
Giovagnoli Luigi 22 Gubbio PG Umbria
Giovagnoni Vincenzo 38 Massa Martana – fr. Castel Rinaldo PG Umbria
Giovannini Giuseppe 27 Cremona CR Lombardia
Giovannoni Raffaele 21 Macerata MC Marche
Girolami Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Girotti Pacifico n/d Caldarola MC Marche
Gitolometti Luigi 18 Ancona AN Marche
Giugiolini Michele 17 Roma RM Lazio
Giuli Vincenzo 37 Roma RM Lazio
Giulianelli Michele 44 Roma RM Lazio
Giuliarelli Michele 44 Roma RM Lazio
Giunchi Antonio n/d Forli’ FC Emilia Romagna
Goti Francesco n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Gotteland Giovanni n/d n/d EE Svizzera
Gradari Michele n/d Roma RM Lazio
Granatelli Alessandro n/d Velletri RM Lazio
Granatelli Antonio n/d Fermo AP Marche
Grandi Carlo Giuseppe 28 Bologna BO Emilia Romagna
Granier Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Grassi Gian Bettino 29 Schilpario BG Lombardia
Grassi Luigi n/d Milano MI Lombardia
Graziani Giovanni n/d Mantova MN Lombardia
Greco Evaristo 22 Monterenzio – fr. Rignano BO Emilia Romagna
Grenzi Pietro n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Groppi Giuseppe n/d Piacenza PC Emilia Romagna
Grossi Alessandro n/d Codogno MI Lombardia
Grovaresi Emilio n/d n/d n/d n/d
Gruppi Giuseppe n/d Piacenza PC Emilia Romagna
Grutter Andrea n/d Roma RM Lazio
Gualaccini Damiano n/d Perugia PG Umbria
Guardiani Massimo n/d Grottaferrata RM Lazio
Guazzaroni Giovanni n/d Loreto AN Marche
Guedenio Giuseppe n/d M. Gudalfo di Rimini RN Emilia Romagna
Guerciotti Ciro 20 Pavia PV Lombardia
Guerra Felice n/d Milano MI Lombardia
Guerzoni Francesco n/d n/d n/d n/d
Guglielmi Carlo 25 Frosinone FR Lazio
Guidi Mattia n/d Terni TR Umbria
Guidotti Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Guizzardi Pietro n/d Bologna BO Emilia Romagna
Halarig N. n/d n/d EE Svizzera
Hneder Giovanni n/d n/d n/d n/d
Hoh Luigi n/d n/d n/d n/d
Huberr Nicola n/d n/d EE Svizzera
Imolesi Andrea n/d Faenza RA Emilia Romagna
Incerpi Antonio n/d Firenze FI Toscana
Izarra Gaetano n/d Roma RM Lazio
Jesi Giovanni n/d Roma RM Lazio
Jolj Vincenzo n/d Roma RM Lazio
Koop Giovanni n/d Cesi TR Umbria
Lambertini Luigi n/d Borgo Panigale BO Emilia Romagna
Lancellotti Luigi 25 Campobasso CB Molise
Landoni Domenico n/d n/d n/d n/d
Langeneau Alessandro 33 n/d EE Francia
Lanzoni Leonardo 27 Castel Guelfo BO Emilia Romagna
Lanzoni Luigi 27 Castel Guelfo BO Emilia Romagna
Laudei Luigi n/d Bettona PG Umbria
Laurantoni Nicola n/d Massignano AP Marche
Laurenti Francesco n/d Spoleto PG Umbria
Laviron Gabriele n/d Besançon EE Francia
Lazzareschi Luigi 18 Roma RM Lazio
Lazzari Domenico n/d Imola BO Emilia Romagna
Lazzari Paolo n/d Copparo FE Emilia Romagna
Le Duc Adolfo n/d n/d EE Belgio
Legnani Alessandro n/d Forli’ FC Emilia Romagna
Lenzi Francesco n/d Cento BO Emilia Romagna
Lenzi Paolo n/d Roma RM Lazio
Leonardi Angelo n/d Roma RM Lazio
Leonardi Pietro 21 Vicenza VI Veneto
Leopoldi Giovanni 25 Ancona AN Marche
Liberti Silvestro n/d Spoleto PG Umbria
Lippi Costanzo n/d Roma RM Lazio
Locatelli Egidio 25 Borgo di Terzo BG Lombardia
Lodewjch Adolfo n/d n/d EE Belgio
Lodi Calliopio Mario n/d Cento BO Emilia Romagna
Loj Stefano n/d Grottammare AP Marche
Lolli Costantino n/d Roma RM Lazio
Lolli Giovanni n/d n/d n/d n/d
Lombardi Ercole n/d Fano PS Marche
Lombardini Annibale 21 Romano di Lombardia BG Lombardia
Loratini N. n/d n/d n/d n/d
Lorenzoni Pietro n/d n/d n/d n/d
Loreta Giuseppe n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Lucantoni Giuseppe n/d Gualdo Tadino PG Umbria
Lucarelli Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Lucchi Giovanni n/d Cesena FC Emilia Romagna
Lucchini Diego n/d Ancona AN Marche
Lucchini Giuseppe n/d Bergamo BG Lombardia
Luchetti Nicola n/d Monterubbiano AP Marche
Luciani Mario n/d n/d n/d n/d
Lugli Ignazio 35 Bondeno FE Emilia Romagna
Lupazzi Anastasio n/d Rolo RE Emilia Romagna
Lupazzi Bernardo n/d Rolo RE Emilia Romagna
Lupazzi Giuseppe n/d Rolo RE Emilia Romagna
Lupazzi Pellegrino n/d Rolo RE Emilia Romagna
Luzzi Francesco n/d n/d n/d n/d
Ma’ Pietro n/d n/d EE Svizzera
Macina Camillo n/d Rimini RN Emilia Romagna
Macolini Antonio n/d Brisighella RA Emilia Romagna
Maddalena Michele 18 Ancona AN Marche
Maggetti Cesare 19 Roma RM Lazio
Maggi Aldebrando 27 Ancona AN Marche
Maggiolini Nicola n/d San Severino Marche MC Marche
Magliotti Domenico n/d San Sisto PS Marche
Magnani Giuseppe n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Magni Luigi Giuseppe n/d Milano MI Lombardia
Magnino Luigi Giuseppe n/d Milano MI Lombardia
Magroni Filippo n/d Roma RM Lazio
Maiani Luigi 23 Forli’ FC Emilia Romagna
Mainardi Ermenegildo 22 Roma RM Lazio
Maioni Francesco n/d Ancona AN Marche
Malosti Francesco n/d Trecenta RO Veneto
Maltagliati Augusto n/d Pistoia PT Toscana
Mameli Goffredo 23 Genova GE Liguria
Manara Luciano 24 Milano MI Lombardia
Manaresi Gaetano 26 Bologna BO Emilia Romagna
Mancinelli Placido n/d Ancona AN Marche
Mancini Filippo 38 Massanio n/d n/d
Mancini N. n/d n/d n/d n/d
Mancini Pietro Paolo 17 Foligno PG Umbria
Mancini Vincenzo n/d n/d n/d n/d
Mandarelli Cristoforo n/d Borgo Panigale BO Emilia Romagna
MandoIini Antonio 25 Ferrara FE Emilia Romagna
Mandolini Secondo n/d Roma RM Lazio
Manetti Giovanni n/d Anzio RM Lazio
Manfucci Giacomo n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Manganini Giulio n/d n/d n/d n/d
Mani Francesco n/d Bologna BO Emilia Romagna
Maniari Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Manicini Pasquale n/d Roma RM Lazio
Manna Camillo n/d Rimini RN Emilia Romagna
Mannocchi Cesare n/d Norcia PG Umbria
Mantovani Nazzareno 22 Gubbio PG Umbria
Manuelito N. n/d n/d EE America Latina
Maracci Paolo n/d Vasanello VT Lazio
Maraldi Costantino 23 Cesena FC Emilia Romagna
Maranesi Gaetano 26 Bologna BO Emilia Romagna
Marchetti N. n/d Roma RM Lazio
Marchignoli N. n/d Bologna BO Emilia Romagna
Marchionni Luigi 35 Macerata MC Marche
Marconi Gioacchino n/d Roma RM Lazio
Marcucci Lazzaro n/d Stazzema LU Toscana
Mari Costantino n/d Montecompatri RM Lazio
Marinelli Ebro n/d Bologna BO Emilia Romagna
Marinelli Tommaso n/d Civitavecchia RM Lazio
Marini Francesco n/d Bologna BO Emilia Romagna
Marini Pacifico n/d Pesaro PS Marche
Mario Raffaele n/d Bologna BO Emilia Romagna
Mariotti Cesare n/d Osrta Vetere AN Marche
Mariotti Giuseppe n/d Ascoli Piceno AP Marche
Mariotti Luigi n/d Ascoli Piceno AP Marche
Marsili Piroli Cesare n/d Roma RM Lazio
Martinelli Alessandro n/d Roma RM Lazio
Martucci Gabriele 23 Viterbo VT Lazio
Marucci Lazzaro n/d Stazzema LU Toscana
Marzari Francesco Luigi n/d Macerata MC Marche
Mascia Giuseppe n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Masi Achille 22 Ferrara FE Emilia Romagna
Masi Domenico 23 Imola BO Emilia Romagna
Masi Giovanni n/d Conselice RA Emilia Romagna
Masi Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Masina Angelo 34 Bologna BO Emilia Romagna
Massa Pietro n/d n/d n/d n/d
Massari Sante n/d Faenza RA Emilia Romagna
Massina N. n/d Calvenzano BG Lombardia
Matinangeli Olivo n/d Recanati MC Marche
Mattedi Giuseppe n/d Meano TN Trentino
Matteucci Pietro n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Matteucci Vincenzo 12 n/d n/d Romagna
Mattucci Nicola 23 Ascoli Piceno AP Marche
Mauro Nicola n/d n/d n/d n/d
Mazzetti Cesare 19 Roma RM Lazio
Mazzini Cesare n/d Bologna BO Emilia Romagna
Mazzoni Ottavio n/d Recanati MC Marche
Medori Luigi n/d Roma RM Lazio
Mela Sinesio n/d Mondaino FC Emilia Romagna
Meldoli Giuseppe n/d Longiano FC Emilia Romagna
Meloni Alessandro 36 Imola BO Emilia Romagna
Meneghetti Domenico n/d n/d n/d n/d
Meneghini Giovanni n/d Vicenza VI Veneto
Mengarelli Ambrogio n/d Roma RM Lazio
Menghetti Giovanni n/d Roma RM Lazio
Mengoli Luigi Gaetano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Mengoni Matteo n/d Caldarola MC Marche
Menichelli Antonio 33 Macerata MC Marche
Merendi Andrea n/d Faenza RA Emilia Romagna
Merli Federico n/d Bologna BO Emilia Romagna
Michelini Francesco 12 Roma RM Lazio
Migliorani Pietro n/d Roma RM Lazio
Migliotti Domenico n/d San Sisto PS Marche
Mignani Domenico n/d Bagnacavallo RA Emilia Romagna
Minelli Efrem Tito n/d Bologna BO Emilia Romagna
Minghetti Agostino n/d Faenza RA Emilia Romagna
Minuto Giacomo 30 Savona – fr. Lavagnola SV Liguria
Moggiali N. n/d n/d n/d n/d
Molina Angelo n/d Milano MI Lombardia
Molina Antonio n/d Milano MI Lombardia
Molinari Mariano 26 Forli’ FC Emilia Romagna
Monfrini Pietro 18 Milano MI Lombardia
Montaldi Alessandro n/d Genova GE Liguria
Montanari Antonio 21 Cesena FC Emilia Romagna
Montanari Massimiliano 21 Bologna BO Emilia Romagna
Montanari Mauro 21 Ravenna RA Emilia Romagna
Montini Angelo 21 Forli’ FC Emilia Romagna
Montressi Nicola n/d Milano MI Lombardia
Morandi Giovanni n/d Bergamo BG Lombardia
Moratti Giacomo n/d Verona VR Veneto
Mordini Pietro n/d Spoleto PG Umbria
Morelli Guglielmo n/d Bagnacavallo RA Emilia Romagna
Moretti Emidio n/d Bologna BO Emilia Romagna
Mori Carlo n/d Livorno LI Toscana
Moriccioni Antonio n/d Urbino PS Marche
Morici Carlo n/d Roma RM Lazio
Moriconi Angelo 43 Roma RM Lazio
Morocci Raffaele n/d Castel San Pietro n/d n/d
Moroni Generoso n/d Alciano n/d n/d
Morosini Emilio 18 Milano MI Lombardia
Morotini Raffaele n/d Castel San Pietro n/d n/d
Moscatelli Luigi n/d Roma RM Lazio
Moscetti Luigi n/d Roma RM Lazio
Mozzorecchia Antonio n/d Porto Sant’Elpidio AP Marche
Narducci Paolo 20 Roma RM Lazio
Natali Francesco 29 Montegallo AP Marche
Neggri Antonio n/d Milano MI Lombardia
Negri Edoardo n/d Madruzzo TN Trentino
Nelli Andrea n/d n/d n/d Romagna
Neri Leopoldo n/d Fermo AP Marche
Nerozzi Raffaele n/d n/d n/d n/d
Nesti Vincenzo 29 Imola BO Emilia Romagna
Niccolini Francesco n/d n/d n/d n/d
Nobili Anastasia n/d Amatrice RI Lazio
Odorisi Pasquale n/d Massignano AP Marche
Ogolini Ercole n/d n/d n/d n/d
Oliva Giov. Battista n/d San Severo FG Puglia
Orfeo Raffaele n/d Sessa Aurunca CE Campania
Orsini Agostino n/d n/d n/d n/d
Orsini Andrea n/d Orvieto TR Umbria
Ortensi Antonio n/d Senigallia AN Marche
Osti Filippo 18 Bologna BO Emilia Romagna
Ottavianelli Pasquale n/d Vallerano VT Lazio
Pacetti Giuseppe 26 Ancona AN Marche
Padovani Francesco n/d Faenza RA Emilia Romagna
Paggi Aldebrando n/d Senigallia AN Marche
Pagliamenti Achille n/d Roma RM Lazio
Pagliei Fortunato 29 Olevano Romano RM Lazio
Pagliei Giovanni n/d Olevano Romano RM Lazio
Paglioni Filippo n/d n/d n/d n/d
Palacchini Benedetto n/d Vallerano VT Lazio
Palacco Agostino n/d Spoleto PG Umbria
Pallini Enrico 23 Ancona AN Marche
Paltrinieri Gaetano n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Pancalli Angelo 15 Roma RM Lazio
Pancalli Giovanni n/d Roma RM Lazio
Pancanelli n/d n/d n/d n/d
Pandolfi Mariano n/d Ancona AN Marche
Panicaldi Paolo n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Paniccia 32 n/d n/d Abruzzo
Panizzi Pietro n/d n/d n/d n/d
Pannelli Mariano 53 Macerata MC Marche
Panti Antonio n/d Castiglione in Teverina (1) VT Lazio
Pantucci Antonio 30 Pesaro PS Marche
Paolessi Michele 27 Rieti RI Lazio
Paolini Michele 27 Rieti RI Lazio
Paperini Francesco n/d Orciano PS Marche
Papini Giovanni n/d Viterbo VT Lazio
Parentati Giovanni n/d Viterbo VT Lazio
Parullo Carlo n/d n/d n/d n/d
Passamonti Luciano 19 San Severino Marche MC Marche
Passaponti Domenico n/d Livorno LI Toscana
Passuti Giovanni n/d Bazzano BO Emilia Romagna
Patriarca Leopoldo n/d San Lorenzo n/d n/d
Patriarca Luigi n/d Veroli FR Lazio
Patuelli Marco n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Paventati Giacomo n/d Senigallia AN Marche
Pecci Gaetano n/d Faenza RA Emilia Romagna
Pecuti Luigi n/d Roma RM Lazio
Pedroni Luigi n/d Cremona CR Lombardia
Pellando Luigi n/d Padova PD Veneto
Pellegrini Alessandro n/d n/d n/d n/d
Pellegrini Pietro n/d Ascoli Piceno AP Marche
Pellicani Gaetano n/d Roma RM Lazio
Pelonghini Pio n/d Senigallia AN Marche
Penna Benedetto n/d Osimo AN Marche
Peralta Bernardo 25 Savona SV Liguria
Perazzoni Anacleto n/d San Leo PS Marche
Perini Salvatore n/d Mantova MN Lombardia
Perusset n/d n/d EE Svizzera
Petraia Francesco n/d Frosinone FR Lazio
Petroncini Carlo n/d Mordano BO Emilia Romagna
Petrucci Francesco n/d n/d n/d n/d
Petrucci Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Pettorini Alessandro n/d Ferentino FR Lazio
Pezzi Antonio n/d Faenza RA Emilia Romagna
Piastrella Settimio n/d Sant’ Elpidio a Mare AP Marche
Piazza Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Picchi Pasquale n/d Signa FI Toscana
Piccolini Luino n/d n/d n/d n/d
Picilocchi Raffaele n/d Perugia PG Umbria
Pierdominici Antonio n/d Tolentino MC Marche
Pieroni Luigi n/d Roma RM Lazio
Pietramellara Pietro n/d Bologna BO Emilia Romagna
Pietri Pasquale n/d Livorno LI Toscana
Pietrosanti Gaspare n/d Roma RM Lazio
Piotto Bernardo 22 Vicenza VI Veneto
Pisani Gaudioso n/d Roma RM Lazio
Pittaluga n/d n/d n/d n/d
Pizzettoni Domenico n/d Amelia TR Umbria
Podetti Anronio n/d Sant’Agata Santerno RA Emilia Romagna
Podulah n/d n/d EE Polonia
Polini n/d Roma RM Lazio
Polini Antonio n/d Ancona AN Marche
Pontigatti Vittorio 28 Forli’ FC Emilia Romagna
Pontolini Paolo 16 n/d n/d n/d
Porrai Claudio n/d n/d n/d n/d
Portesaghi Luigi n/d Milano MI Lombardia
Pozzacerqua Giuseppe n/d Montecosaro MC Marche
Prandi Carlo n/d Bevagna PG Umbria
Prati Vincenzo n/d Spoleto PG Umbria
Previati Giuseppe 28 Rovigo RO Veneto
Prodi n/d Lodi MI Lombardia
Profili Raffaele 22 Roma RM Lazio
Proietti Giuseppe n/d Viterbo VT Lazio
Proietti Luigi n/d Spoleto PG Umbria
Pulini Zefferino Ilario 50 Ancona AN Marche
Punteggiati Vittorio n/d Fermo AP Marche
Quadroli Vincenzo n/d Roma RM Lazio
Quaquarelli Enrico n/d San Giovanni in Persiceto BO Emilia Romagna
Querciotti Siro 20 Pavia PV Lombardia
Quirelli n/d Brescia BS Lombardia
Raccetti Giuseppe 26 Acquapendente VT Lazio
Radzowski Mariano n/d n/d EE Polonia
Raffaelli Daniele n/d Rimini RN Emilia Romagna
Raggetti Giovanni 26 Macerata MC Marche
Rambaldi Lazzaro n/d Lugo RA Emilia Romagna
Rameri Ferdinando n/d Parma PR Emilia Romagna
Ramorino Paolo 24 Mondovi’ CN Piemonte
Rasnesi Bartolomeo n/d Sospiro CR Lombardia
Ratti Ignazio n/d Roma RM Lazio
Ratti Luigi n/d Ancona AN Marche
Reali Natale n/d Polesella RO Veneto
Reggiani Sesto 18 Forli’ FC Emilia Romagna
Rementini Francesco n/d Colli n/d n/d
Resta Achille n/d San Severino Marche MC Marche
Ribolla Angelo n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Ribolti Angelo n/d Camerino MC Marche
Ribottini Luigi n/d Roma RM Lazio
Ricci Achille 22 Forli’ FC Emilia Romagna
Ricci Domenico n/d Roma RM Lazio
Ricci Giovanni 51 Roma RM Lazio
Ricci Nicola n/d San Remo IM Liguria
Ricciolini Francesco n/d Roma RM Lazio
Righetti Carlo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Righettini Vincenzo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Righi Antonio n/d Pavia PV Lombardia
Righi Luigi n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Righi Mario n/d Roma RM Lazio
Righini Antonio n/d Milano MI Lombardia
Rinaldi Luigi n/d Rieti RI Lazio
Rinaldi Michelangelo 27 Roma RM Lazio
Ripalti Emidio n/d Pergola PS Marche
Rivani Costantino n/d San Pietro Bolognese n/d n/d
Roberti Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Roccantini Vincenzo 27 Montefalco PG Umbria
Rodighieri Angelo 19 Ostiglia MN Lombardia
Roia Antonio n/d Pergola PS Marche
Romani Fortunato n/d Fano PS Marche
Ronci Michele n/d Roma RM Lazio
Rondelli Giovanni n/d Crevalcore BO Emilia Romagna
Roppa Gaetano n/d Castelfranco Emilia – fr. Piumazzo MO Emilia Romagna
Rosat Bartolomeo n/d Ginevra EE Svizzera
Rosati Salvatore n/d Pesaro PS Marche
Rossi Ferdinando n/d n/d n/d n/d
Rossi Gaetano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Rossi Gaspare n/d n/d n/d n/d
Rossi Giovanni 33 Fossombrone PS Marche
Rossi Girolamo n/d Spoleto PG Umbria
Rossi Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Rossini Giacomo 29 Ancona AN Marche
Rota Pio Settimio 26 Montecchio Maggiore VI Veneto
Rottaioli Francesco n/d Osimo AN Marche
Rozat Bartolomeo n/d Ginevra EE Svizzera
Ruggeri Andrea n/d Roma RM Lazio
Ruspi Giovan Battista n/d Milano MI Lombardia
Ruspignani Giuseppe 18 Imola BO Emilia Romagna
Russi Giuseppe n/d n/d n/d Lombardia
Sabatini</A<< td> Gregorio 20 Spoleto PG Umbria
Sabbatini Giuseppe n/d Montemarciano AN Marche
Sabbietti Stefano n/d Camerino MC Marche
Sacchi Luigi n/d n/d n/d n/d
Saini Luigi n/d Lodi MI Lombardia
Sallaid n/d n/d EE Ungheria
Salle’ Giovanni 29 n/d EE Svizzera
Sammartini Francesco 35 Milano MI Lombardia
Sandri Costantino 23 Ferrara FE Emilia Romagna
Sandroni Vincenzo 32 Roma RM Lazio
Santai Tommaso n/d n/d n/d n/d
Santamaria Giacomo n/d Genova GE Liguria
Santarelli Alessandro 27 Fano PS Marche
Santinelli Girolamo n/d Citta’ di Castello PG Umbria
Santini Anselmo n/d Roma RM Lazio
Santucci Antonio n/d Roma RM Lazio
Saporetti Luigi n/d Ravenna RA Emilia Romagna
Sarete n/d n/d n/d n/d
Sarti Tertulliano 19 Cento BO Emilia Romagna
Sartini Pasquale n/d Ostra AN Marche
Savini Francesco n/d Faenza RA Emilia Romagna
Savoia Gaetano 16 Revere MN Lombardia
Savorini Giacomo n/d Bagnacavallo RA Emilia Romagna
Savorini Ubaldo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Scacciani Cesare n/d Roma RM Lazio
Scacciani Raffaele n/d Pesaro PS Marche
Scaccieri Vincenzo n/d Borgo Panigale BO Emilia Romagna
Scajoli Augusto n/d Forli’ FC Emilia Romagna
Scalambrini Alessandro n/d Roma RM Lazio
Scalcerle Pietro 18 Thiene VI Veneto
Scaniani Camillo n/d Roma RM Lazio
Scarani Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Scarano Francesco 20 Napoli NA Campania
Scarinci Cesare 20 Scheggia PG Umbria
Scasana Francesco 20 Napoli NA Campania
Scazziani Vincenzo n/d n/d n/d n/d
Schalcia n/d n/d n/d n/d
Scianda Tommaso 28 Albenga SV Liguria
Sculter Pietro 19 Vicenza VI Veneto
Sebastianelli n/d n/d n/d n/d
Senesi Aurelio n/d Ancona AN Marche
Seniu Ulisse 17 Roma RM Lazio
Sennardi Alberto 29 Mantova MN Lombardia
Serafini Luigi 30 Pesaro PS Marche
Serantoni Pietro n/d Apiro MC Marche
Serini n/d Roma RM Lazio
Serra Emiliano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Serra Massimiliano n/d Bologna BO Emilia Romagna
Serra Raffaele n/d San Giovanni in Persiceto BO Emilia Romagna
Settimi n/d Roma RM Lazio
Severini Francesco n/d Bologna BO Emilia Romagna
Severini Marcello n/d Sigillo PG Umbria
Severini Ubaldo n/d Fabriano AN Marche
Sgargi Lorenzo n/d Budrio BO Emilia Romagna
Siani Luigi n/d Todi PG Umbria
Signoroni Pietro n/d Brescia BS Lombardia
Silvestri Giacomo n/d Mantova MN Lombardia
Silvestroni Remigio n/d Pioraco MC Marche
Siori Pietro Antonio n/d Bolbeno TN Trentino
Sivori Giovanni n/d n/d n/d Liguria
Smucchi Anselmo n/d n/d EE Svizzera
Solucci Biagio 40 Collelungo TR Umbria
Solucci Siriaco n/d Roma RM Lazio
Soriani Giovanni 27 Rovigo RO Veneto
Spaccia Cumano n/d Cupra Montana AP Marche
Spada Gustavo Filippo 17 Roma RM Lazio
Spagnoli Angelo 24 Santangelo n/d n/d
Sperandini Alessandro n/d Spoleto PG Umbria
Spianarelli n/d Roma RM Lazio
Sposini Giovanni 24 Roma RM Lazio
Sposini Mario n/d Terni TR Umbria
Stabellini Luigi n/d n/d n/d n/d
Stefani Luigi n/d Roma RM Lazio
Stefanutti Giuseppe n/d Vicenza VI Veneto
Stefoni Giacomo n/d Iesi AN Marche
Steiner Regolo n/d Ripi FR Lazio
Striier Carlo n/d Mantova MN Lombardia
Subiaco Domenico n/d n/d n/d n/d
Tagliabue Eugenio 39 Milano MI Lombardia
Tagliaferri Sisto n/d Alatri FR Lazio
Tagliavini Martinino n/d Bologna BO Emilia Romagna
Tamburini Ciriaco n/d Ancona AN Marche
Tamburini Francesco 25 Ferrara FE Emilia Romagna
Tamburini Giovanni n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Tardanti Ubaldo n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Tardent Alessandro 19 n/d EE Svizzera
Tarini Nicola n/d Mondolfo PS Marche
Tartari Isaia n/d Cento BO Emilia Romagna
Tassi Domenico 33 Modena MO Emilia Romagna
Tavolacci Carlo n/d Perugia PG Umbria
Teodori Ulisse n/d Roma RM Lazio
Testoni Antonio n/d Bologna BO Emilia Romagna
Testoni Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Tevoli Giuseppe n/d n/d n/d n/d
Tiburzi Oreste n/d Foligno PG Umbria
Tifoni Giambattista n/d Bergamo BG Lombardia
Tinozzi n/d n/d n/d n/d
Tinti Achille n/d Milano MI Lombardia
Titocci Luigi n/d Roma RM Lazio
Titolini Francesco 32 Forli’ FC Emilia Romagna
Todeschini n/d n/d n/d Lombardia
Todini Achille 19 Roma RM Lazio
Tomassoni Domenico 24 Roma RM Lazio
Tommasi Nicola n/d Ripatransone AP Marche
Tommasini Pier Francesco n/d Roma RM Lazio
Tommassetti Domenico n/d Rieti RI Lazio
Toni Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Tontarelli Settimio n/d Castelfidardo AN Marche
Tori Giovanni n/d n/d n/d n/d
Tornelli Benigno n/d Roma RM Lazio
Toroli Giuseppe n/d Celbereto n/d n/d
Torri Carlo n/d Roma RM Lazio
Torri Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Torrini Lorenzo n/d Roma RM Lazio
Tortorelli Francesco n/d Arezzo AR Toscana
Toscani Gaetano 19 Milano MI Lombardia
Tosi Alfonso n/d Roma RM Lazio
Tosi Carlo 33 Rieti RI Lazio
Tozzi Carlo 39 Milano MI Lombardia
Trabi Giuseppe 30 Terni TR Umbria
Traverdi n/d n/d n/d n/d
Trere’ Sante n/d Massalombarda RA Emilia Romagna
Tresoldi Giuseppe 27 Rivolta d’Adda CR Lombardia
Trevisani n/d n/d n/d n/d
Trinelli Pasquale n/d Pesaro PS Marche
Troboni Piero n/d Bologna BO Emilia Romagna
Trombetta Andrea n/d Subiaco RM Lazio
Turchi Remigio n/d n/d n/d n/d
Ugolini Ercole n/d Rimini RN Emilia Romagna
Ugolini Leopoldo n/d Roma RM Lazio
Ugolini Vincenzo n/d Forli’ FC Emilia Romagna
Vaccari Leodomiro n/d Modena MO Emilia Romagna
Valentini Giuseppe 38 Roma RM Lazio
Valentini Nicola 38 Roma RM Lazio
Valenzi Teresa n/d Roma RM Lazio
Valle Giovanni n/d Genova GE Liguria
Valten Pietro n/d n/d n/d n/d
Vancini Filippo n/d Cento BO Emilia Romagna
Vannicola Raffaele n/d Asola MN Lombardia
Varani Nicola n/d n/d n/d n/d
Varenna Gaspare 40 Pavia PV Lombardia
Vecchi Marco n/d Roma RM Lazio
Vecchioni Virginio 30 Roma RM Lazio
Venezian Giacomo n/d Trieste TS Friuli – Venezia Giulia
Ventura Flavio n/d Bologna BO Emilia Romagna
Venturi Massimo n/d Roma RM Lazio
Verelli Giuseppe n/d Roma RM Lazio
Verrelli Pietro n/d Boville Ernica FR Lazio
Verzelli Giuseppe 23 Bologna BO Emilia Romagna
Verzilli Venerando n/d Rosora Mergo AN Marche
Veschi Giuseppe n/d Pesaro PS Marche
Vianelli Pietro n/d Argenta FE Emilia Romagna
Viarelli Domenico n/d Viterbo VT Lazio
Vibi Luigi 42 Umbertide PG Umbria
Vieser Luigi 40 Argile BO Emilia Romagna
Vigano’ Paolo 17 Milano MI Lombardia
Vignoli Gioacchino n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Vigoni Angelo 24 Lodi MI Lombardia
Vigoni Pietro n/d Pavia PV Lombardia
Villani Domenico n/d Viterbo VT Lazio
Viola Achille n/d Como CO Lombardia
Visanetti Giuseppe 44 Cesena FC Emilia Romagna
Visconti Francesco n/d Manciano GR Toscana
Vitali Domenico 21 Bergamo BG Lombardia
Vitali Giovan Battista n/d San Costanto PS Marche
Vittorietti Cesare n/d M. Maggiore al Metauro PS Marche
Viviani Federico n/d Velletri RM Lazio
Vizzani Antonio n/d n/d n/d n/d
Volpati Giovanni n/d n/d n/d n/d
Volpi Valeriano n/d Cupra Marittima AP Marche
Wieser Luigi 40 Argile BO Emilia Romagna
Woitrain Giovanni n/d Milano MI Lombardia
Zaccagnini Venanzio n/d Rosora Mergo AN Marche
Zaini Luigi n/d Codogno MI Lombardia
Zambelli Ernesto n/d Venezia VE Veneto
Zamboni Pier Antonio n/d Sacile PN Friuli – Venezia Giulia
Zamboni Vincenzo n/d n/d n/d n/d
Zampi Michelangelo n/d Pergola PS Marche
Zampieri Cristofaro 24 Vicenza VI Veneto
Zampini Attilio 14 Roma RM Lazio
Zananini Pietro n/d n/d n/d n/d
Zandroni Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna
Zannetti Antonio 24 Bologna BO Emilia Romagna
Zanni Giovan Battista n/d Bologna BO Emilia Romagna
Zanni Paolino n/d Senigallia AN Marche
Zannoni Ottavio 18 Ferrara FE Emilia Romagna
Zaudari Luigi 31 Ancona AN Marche
Zernetti n/d Forli’ FC Emilia Romagna
Zigiotti Antonio n/d Ferrara FE Emilia Romagna
Zucchi Achille n/d Roma RM Lazio
Zucchi Adamo n/d Bologna BO Emilia Romagna
Zucchi Elia Carlo 22 Argegno CO Lombardia
Zucchi Michele 35 Roma RM Lazio
Zuffi Luigi n/d Bologna BO Emilia Romagna

 

Il primo maggio 2011, dal palco di piazza San Giovanni, Ascanio Celestini ha raccontato con mirabile sintesi gli eventi che hanno portato alla nascita, alla vita, alla difesa e alla caduta della Repubblica Romana del 1849. Il merito di Celestini è stato duplice: il primo, di aver reso giustizia a Giuseppe Mazzini e a tutti coloro che parteciparono a quella stagione rivoluzionaria e democratica, rimarcando con chiarezza la persecuzione subita dal grande folosofo e politico da parte delle autorità del costituito Regno d’Italia; il secondo di aver instillato dubbi nella folla dei giovani, molti dei quali inconsapevoli di una verità storica poco raccontata perchè scomoda.

 

http://www.youtube.com/watch?v=ieGibZEmFd8

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Garibaldini per l’Italia ha conferito a Claudio Fracassi, giornalista e scrittore, la tessera di Socio Onorario n° 02/o.

La sera del primo marzo 2011, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Il racconto dei Mille”, organizzata dall’Associazione culturale “Gruppo Laico di Ricerca” presso il centro socio-culturale di Via Caffaro a Roma,  è stata consegnata a Claudio Fracassi una targa -ricordo unita alla seguente motivazione:

MOTIVAZIONE TESSERA ONORARIA N° 02/O

PER IL GIORNALISTA E SCRITTORE CLAUDIO FRACASSI

 

 

IL CONSIGLIO DIRETTIVO,  IN CONFORMITÀ AGLI ARTT. 7 E 4 DELLO STATUTO, HA  DECISO ALL’UNANIMITÀ DI CONCEDERE AL GIORNALISTA E SCRITTORE CLAUDIO FRACASSI LA QUALIFICA DI SOCIO ONORARIO DELL’ASSOCIAZIONE “GARIBALDINI PER L’ITALIA”,

PER AVER CONTRIBUITO CON PASSIONE E PROFESSIONALITA’ ALLA DIFFUSIONE DELLA STORIA, DELLE IDEE E DEI VALORI  DEL RISORGIMENTO ITALIANO E DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849.

SI RICONOSCE A CLAUDIO FRACASSI IL MERITO DI RACCONTARE LA STORIA ATTRAVERSO UNO STILE LETTERARIO COMPRENSIBILE A TUTTI ED AVER FORMATO E FORMARE, CON I SUOI SCRITTI, LA COSCIENZA CIVILE E MORALE DEI  GIOVANI  CITTADINI  ITALIANI



Domenica 10 Aprile -  ore 16,00 -

Appuntamento a Roma, piazzale Garibaldi al Gianicolo, organizzato dal Gruppo Laico di Ricerca.

Continuano gli incontri finalizzati a mantenere viva la  memoria  dei personaggi, dei luoghi e delle vicende del Risorgimento italiano e della Repubblica Romana del 1849.

Molto spesso  vengono associati alla retorica celebrativa  gli stessi protagonisti, gli stessi nomi famosi degli “eroi” del Risorgimento, dimenticando che  le loro gesta sono state possibili grazie al contributo determinante di  tutti coloro che parteciparono, a vario titolo, alle vicende che li videro protagonisti. Una di queste persone è Anita Garibaldi; una delle tante donne che diedero la vita per la causa della libertà.

Titolo dell’incontro: Anita – il coraggio di una donna


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Domenica 3 Aprile alle ore 17,00 presso il centro socioculturale di via Caffaro n° 10 a Roma, continuano gli approfondimenti del Gruppo Laico di Ricerca sulla Repubblica Romana del 1849.

Tra le realtà culturali romane quella dell’Associazione “Gruppo Laico di Ricerca” è senz’altro tra le più attive nel proporre conferenze sul Risorgimento italiano e sulla Repubblica Romana del 1849.

Il tema dell’incontro é:  Come nasce una Repubblica

http://www.gruppolaico.it/category/appuntamenti/

 


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