In questo angoscioso settembre 2011, uniti nella difficoltà di individuare riferimenti politici su cui poter contare per riscattarci dal profondo abisso in cui siamo scivolati, sentiamo la necessità di lanciare dal nostro osservatorio garibaldino un forte grido di allarme e di riscossa.

 Le vicende risorgimentali ci hanno insegnato a riconoscere i segnali inquietanti che l’esercizio del potere, non finalizzato al bene della collettività, trasmette al popolo sotto forma di oppressione politica, ideologica, economica e sociale. Nel periodo pre-risorgimentale, la distanza tra le classi dominanti e la gente comune, che si manifestava attraverso l’operato di una miriade di feudi e centri di potere minori, era ben riconoscibile da tutti,  sebbene le cause che nei secoli ne avevano determinato la formazione fossero attribuite più ad un fatale destino che alla consapevolezza di una reale assenza delle più elementari libertà civili.

 Oggi, malgrado la possibilità di utilizzare sofisticati congegni di comunicazione e d’informazione con i quali poter leggere criticamente la realtà politica e sociale del nostro Paese, ci troviamo paradossalmente in una situazione più complessa di quella pre-unitaria: all’assenza di discernimento che ha portato alla ribalta politica personaggi culturalmente squalificati, si è aggiunta una classe dirigente per lo più corrotta e collusa con il malaffare; i privilegi non sono cambiati, né l’arroganza del potere e neppure i servi e i faccendieri a servizio del sovrano di turno. C’è però una differenza sostanziale, con il passato, che ci costringe a riflettere con più severità sul presente: la nostra incapacità di sottrarci al dominio del denaro, all’uso della mafiosità sociale e ancor di più famigliare, radici d’annebbiamento delle coscienze e generatrici d’egoismo. E’ un problema di educazione e di formazione non ancora risolto.

 Le vicende degli ultimi anni, stracolme di episodi intollerabili d’inciviltà etica e politica, non hanno ancora acceso, nell’Italiano-medio, il sacrosanto diritto alla ribellione per tanto scempio: dal vilipendio alla bandiera alla violazione quasi giornaliera della Costituzione repubblicana; dalle regole infrante della convivenza civile all’assenza di rappresentanti eletti direttamente dal popolo in Parlamento (legge porcellum). E’ triste constatare come l’Italiano-medio,  indignato a parole, si mobiliti solo quando vede il pericolo aggirarsi intorno alle sue tasche!

 Il risveglio delle coscienze sollecitata dal Pensiero di  Mazzini e dall’Azione di  Garibaldi  che infiammarono nel 1848 i cuori di una limitata parte di Italiani, per lo più istruiti e appartenenti alla piccola e media borghesia, sovvertì il dogma del potere dell’uomo sull’uomo, riconducendo la civiltà a equilibri sociali più tollerabili. Potremo noi sovvertire il dogma del potere e del denaro e ridare dignità ad un popolo “calpesto e deriso”, quale oggi siamo diventati ?

Il grido d’allarme è stato già lanciato da una nuova generazione di Italiani; ora non ci resta che farci coraggio e andare alla riscossa !

 

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