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l’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA

175° – Ogni anno celebriamo la memoria di una Repubblica, della sua difesa e della sua Costituzione; anticipazione di circa 100 anni dalla fondazione dell’attuale ordinamento democratico. Noi delle associazioni garibaldine e altre meritevoli associazioni culturali, cerchiamo da anni di coinvolgere i ragazzi delle scuole per trasferire loro princìpi ideali di una storia quasi dimenticata. Ma questi ragazzi, con quali ideali dovrebbero oggi confrontarsi? Nel 1849, all’alba di una rivoluzione che avrebbe destituito un potere che durava da 1083 anni, le forze in campo e i valori da sostituire erano ben visibili: da un lato l’oppressore: uno stato teocratico oscurantista, coadiuvato da quattro eserciti europei; dall’altro gli oppressi, decisi a far nascere una Repubblica fondata sulla democrazia pura!…così era stata chiamata. Ma perché questa “democrazia pura” si potesse realizzare, occorreva, come diceva Goffredo Mameli nei suoi scritti, che “l’elettore avrebbe dovuto cercare nei suoi candidati quell’onestà personale e pubblica che fa d’un uomo politico un apostolo, d’un’opinione una credenza, d’un partito una religione”. E concludeva il brano, scrivendo: “Non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”.  Con queste idee, Mazzini, Mameli, Garibaldi, e tanti altri avrebbero potuto certamente realizzare la democrazia pura; altrimenti la rivoluzione avrebbe cambiato solo le due o più persone che “Tirano i fili”. Inutile sottolineare come anche oggi sia d’importanza fondamentale, non solo la scelta oculata dei candidati da presentare alle elezioni, ma anche e soprattutto la loro capacità di garantire democraticamente il bene di tutta la collettività.

Oggi, per contrastare le forze, direi proprio demoniache, che portano alle guerre, alla fame, alla miseria materiale e spirituale del genere umano, alla falsa informazione, alle narrazioni sul cambiamento climatico, che mascherano la sperimentazione e manipolazione programmata del clima, dobbiamo uscire dalla nebbia che ci avvolge, perché i disvalori che caratterizzano queste forze non sono più visibili, come lo erano nel 1849: sono occulti!

Oggi il potere, quello vero, è fuori dal nostro campo di azione, ed opera a scala globale. Gli oppressori di oggi sono coloro che vogliono distruggere quel che resta delle democrazie, e lo stanno facendo con il potere di quantità immense di denaro, detenuto da pochi soggetti. Sono loro che conducono le economie mondiali, la sanità e lo sviluppo tecnologico globale. Gli oppressi siamo tutti noi, nell’illusione di vivere in democrazie in grado di esercitare la volontà popolare. Inoltre, l’interventismo delle imprese multinazionali sulle questioni sociali, coadiuvate da una politica europea che sembra favorirle (vedi manifestazioni di questi giorni degli agricoltori) serve ad indebolire ulteriormente l’azione dei governi, e quindi la fiducia nella democrazia, che, come tutti dicono, non funziona, per cui ormai, se vogliamo risolvere i problemi del mondo, dobbiamo, paradossalmente, confidare nei ricchi, nei miliardari, nella loro filantropia, e non nelle persone elette dal popolo,.

In questo panorama complesso e desolante, per evitare che cadano nell’oblio quei punti di riferimento storici da cui i giovani possano trarre, non solo esempi illuminanti per la  vita futura, ma anche strumenti utili ad accrescerne lo spirito critico, abbiamo il dovere e il difficile compito di trasmettere loro il bagaglio culturale di cui siamo a conoscenza, che ci proviene da un insegnamento scolastico e famigliare molto diverso dall’attuale. Dovremmo, in sostanza, trasmettere loro la vita vera nel divenire storico, presentando figure viventi, e ne ho citate solo tre, invece che raccontare metodologie temporali e astrazioni storiche. (ricordo che lo studio del Risorgimento e dei personaggi che lo incarnarono è stato cancellato dalla scuola primaria).

Affinché questo nostro essere Volontari dell’informazione non risulti vano, dovremmo con più forza ed energia contrastare la disinformazione e le menzogne, ormai dilaganti in rete, anche sulla storia del nostro Risorgimento, dell’epopea garibaldina e sui singoli attori che la realizzarono.

Dovremmo, in sostanza, contribuire, unitamente alla scuola e all’ambiente famigliare, a fornire soprattutto “esempi”.  E di questi esempi ne è ricco il nostro Risorgimento.

Viva la Repubblica Romana – Viva l’Italia

  

video  realizzato dalla  Prof.ssa Giulia Terrana – Foto di Marcello Pellegrini

   

 

  

Per cinquant’anni, con impegno costante dedicato allo studio dei documenti e dei reperti del Risorgimento italiano, ha raccolto materiale storico e artistico inerente la figura di Giuseppe Garibaldi e dei garibaldini.  Ha arricchito con scrupolose, appassionate e approfondite indagini il patrimonio della cultura risorgimentale, rendendo accessibili le sue collezioni perché fossero divulgati i valori civili e umani in esse contenuti, contribuendo a favorire l’educazione delle giovani generazioni attraverso la ricerca della verità storica documentale.

Leandro Mais è stata una fonte inesauribile di notizie, un riferimento costante per tutti coloro che si sono interessati alla storia di Garibaldi e all’universo garibaldino, fornendo risposte certe e precise a tutti i suoi numerosi interlocutori. Non meno intensa è stata la sua passione per l’arte, per i grandi personaggi che hanno arricchito l’umanità con le loro opere e con il loro genio, come Leonardo da Vinci e Raffaello. Una passione coltivata fin dalla tenera età che gli ha permesso di apprezzare le opere d’arte da vero artista,  quale egli era nel profondo dell’anima.  

L’Associazione Garibaldini per l’Italia, nel ringraziare Leandro Mais per il prezioso contributo offerto a questa pagina Web, consistente in articoli e immagini della sua collezione, ha voluto dedicargli il calendario 2023, inserendo la sua immagine in una “prateria”: luogo ideale ove avrebbe volentieri  desiderato  trovarsi nel varcare la soglia della nuova vita. 

 

 

 

 

 

 

INVITO

 

155° Fatto d’armi di Villa Glori (1867)

24 ottobre 2022– ore 10,30

 

 

Associazione Garibaldini per l’Italia

e

Associazione Nazionale Garibaldina

Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi 

 

 

PICCHETTO ARMATO ESERCITO

BANDA MUSICALE POLIZIA MUNICIPALE DI ROMA CAPITALE

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INTERVENTO DEL PRESIDENTE PAOLO MACORATTI

SALUTIAMO i ragazzi della Terza classe Sezione E della Scuola Media Statale G.G. Belli di Roma. Ringraziamo il Prof. Carlo Felici, per averli già informati in merito alle vicende della campagna dell’Agro Romano. Ringraziamo le Prof.sse Roberta Geremia e Simonetta Di Cave per aver accettato, con la loro classe, di portare a termine a Villa Glori questo breve percorso storico.

Noi Oggi Vi abbiamo consegnato un Pieghevole, che riassume in poche parole quanto avvenuto qui il 23 ottobre 1867:

IN PRIMA PAGINA: le foto dei fratelli di Pavia, Enrico e Giovanni Cairoli: Enrico aveva 27 anni ed era stato volontario nel 1859 con i Cacciatori delle Alpi, veterano nell’impresa dei Mille del 1860; a Palermo era stato ferito gravemente – Lo ritroviamo in Aspromonte nel 1862, sempre nel tentativo di arrivare a Roma – Poi è stato Volontario nel 1866 in Trentino – (Tra una battaglia e l’altra si era intanto laureato in medicina) – Giovanni aveva 25 anni; era capitano dell’Accademia militare di Torino.

IN ULTIMA PAGINA: il monumento ai fratelli Cairoli, che potrete vedere al Pincio.

ALL’ INTERNO  troverete, in sintesi, l’elenco degli avvenimenti che portarono allo scontro di Villa Glori.

 Il Giornale di Roma – Foglio ufficiale del governo papale, così commentava l’accaduto, dopo aver elencato i tentativi d’insurrezione in città: -  “Anche sotto le mura di Roma una banda di circa 100 garibaldini venuti alla spicciolata e radunatisi l’altra sera sopra i Monti Parioli, fu dovuta attaccare dai nostri bravi soldati, che in breve ora la dispersero, lasciando tra i garibaldini vari morti, tra cui un tal Enrico Cairoli che ne sembrava il comandante, e sette feriti, tra i quali un altro Cairoli, oltre dieci caduti in mano delle milizie…”

 Sui Libri di storia forse troverete una riga di quanto accaduto qui 155 anni fa;

 Eppure questo episodio è stato raccontato da scrittori, poeti e dallo stesso Garibaldi che aveva paragonato i 78 volontari di Villa Glori addirittura ai famosi eroi dell’antichità, come Leonida alle Termopili. MA PERCHE’?

 Perché i 78 di Villa Glori, per aiutare l’insurrezione dei Romani, non portavano con loro chissà quale armi potenti e sofisticate, tanto è vero che i fucili che avrebbero dovuto sostenere l’insurrezione erano ferrivecchi, da usare più come clave che come armi da guerra; ma portavano la forza della loro presenza, fisica e morale, e la condivisione degli stessi ideali degli insorti romani,

 E quali erano questi ideali? Ne cito solo tre

        1. Unificazione dei territori della comune Patria italiana;  

        2. Liberazione da un regime, quello dello Stato della Chiesa, in cui prevaleva un potere dispotico e un pesante integralismo religioso;

        3. Sentimenti di fratellanza e democrazia ispirati dagli scritti di Giuseppe Mazzini.

 Ideali che, per realizzarli, si richiedevano valori come responsabilità, ardimento, sacrificio; e infine, il più importante: La solidarietà; sentimento che non nasce da una decisione presa a tavolino o da una formula  finalizzata a risolvere un’emergenza, ma che scaturisce da un impulso individuale, di natura decisamente spirituale. Questa, a mio avviso, fu la principale motivazione che spinse i 78 volontari garibaldini a intraprendere un’azione, ritenuta da loro stessi, rischiosissima per la vita, come riportato all’interno del pieghevole.

 Sebbene il fatto d’armi di Villa Glori sia stato un episodio duro e violento nel suo breve e sanguinoso epilogo, ne possiamo ancora oggi trarre un insegnamento positivo: la riflessione sullo slancio solidale che portò al sacrificio estremo questi giovani di 155 anni fa. Slancio solidale che possiamo sperimentare anche oggi, certo in situazioni meno eroiche, ma pur sempre nobili; per esempio nella scuola, quando aiutiamo volontariamente e gratuitamente un nostro compagno che si trovi in difficoltà; che possiamo sperimentare anche in famiglia, nel mondo del lavoro, nel sociale, ovunque ci sia bisogno di noi; ovunque possiamo elevare la nostra umanità a servizio del prossimo.

Ci troviamo oggi in un momento storico difficile, complesso e in alcuni casi oscuro. A parte il mistero pandemico, sul pianeta sono al momento attive ben 59 guerre. E gran parte dell’informazione, malgrado sia abbondante e capillare, non riesce ad esprimersi compiutamente, a svincolarsi dal potere finanziario e politico, impedendoci così di comprendere cosa stia realmente accadendo nel mondo.

Gli unici fari che ancora ci guidano in questa turbolenza sono gli esempi; esempi che possiamo trovare ancora numerosi nel nostro Risorgimento e in quei contemporanei che cercano con determinazione la fine di ogni conflitto bellico e la PACE ad ogni costo, in perfetta sintonia con l’Art. 11 della nostra Costituzione che recita, al primo capoverso, quattro parole luminose: l’Italia ripudia la guerra.

Grazie a tutti per la partecipazione.

Il doveroso omaggio ai giovani caduti del nostro Risorgimento non si è spento con la “pandemia”, né lo sarà con i venti di guerra di questo momento storico.

 Grazie a Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti continuiamo a riflettere sul destino cruento e nobile di Colomba Antonietti, martire della Repubblica Romana del 1849, degnamente celebrato al Mausoleo dei caduti per Roma di via Garibaldi, al Gianicolo.

 Quest’anno si aggiunge, alle già numerose iniziative degli anni passati (premi di riconoscimento alle donne del presente, attive nella valorizzazione e memoria della Repubblica Romana), il dono a tutti i presenti di una copia del ritratto ideale di Colomba Antonietti realizzato a carboncino e gessetto nel 2022 da Ludovica Valori.

 Hanno partecipato alla cerimonia: la responsabile del Mausoleo-Ossario garibaldino, rappresentanti dell’Ass.ne Garibaldini per l’Italia, dell’Istituto Internazionale di studi Giuseppe Garibaldi e rappresentanti dell’Ass.ne Cinestoria che, in costume ottocentesco, hanno declamato versi di Luigi Mercantini dedicati a Colomba Antonietti. 

P.M.

    

Nella ricorrenza del 173° anniversario della Proclamazione della Repubblica Romana, riportiamo l’incipit dell’articolo apparso su avantionline.it, a firma del socio Prof. Carlo Felici.

 

E’ la storia di una gestazione e di un parto doloroso, durata giusto circa nove mesi, dal novembre del 1848 al luglio del 1849. Si pensava allora che, dopo la sconfitta e la morte di chi l’aveva partorita, fosse purtroppo nata una creatura morta, invece essa seppe “risorgere” circa cento anni dopo, per rinascere concretamente, vivere e renderci liberi oggi, anche se tuttora forse immeritatamente, pensando sia ai sacrifici di ormai più di 170 anni fa e a quelli di quasi 80 anni fa, nel primo e nel secondo Risorgimento. Nacque così nostra Costituzione, promulgata nel 1948, che ebbe proprio come antenata diretta quella della Repubblica Romana del 1849, entrata in vigore solo per un disperato, fulgido e glorioso giorno di vita.

Perché tornare a quegli eventi, che ci appaiono ormai remoti e che solo recentemente sono stati riportati alla memoria da numerose pubblicazioni? Non certo per competere con le varie interpretazioni storiografiche, giacché il taglio di queste storie a puntate resta sempre divulgativo, anche se in maniera tale da smentire troppe facili acquisizioni correnti, troppe vulgate di comodo e politicamente fin troppo corrette.

La storia della Repubblica Romana fu a lungo politicamente scorrettissima, inizialmente perché metteva in discussione il valore di una monarchia che si era imposta con guerre di conquista e con occupazioni tese allo sfruttamento, specialmente delle zone e dei popoli meridionali del nostro Paese, e in seguito perché tali valori erano diversi sia rispetto a quelli della tradizione cattolica che a quella comunista. Quello che si affermò infatti nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849, anche se i suoi protagonisti, come Manara non erano tutti repubblicani ma monarchici, fu un sostanziale liberal-socialismo, una democrazia repubblicana socialmente molto avanzata per allora e, sotto certi aspetti, anche per oggi, perché fondamentalmente basata sull’amore di una Patria Indipendente, ma non sovranista, cioè non tale da volersi affermare solo con una autonomia monetaria, con la xenofobia o con l’isolamento rispetto ad altre nazioni ed altri popoli europei. Era allora, piuttosto, una Giovane Italia che voleva essere ed esistere in una Giovane Europa, quella che Mazzini volle fosse esaltata, fino all’estremo sacrificio, con l’esempio della Repubblica Romana. Per costruirla arrivarono patrioti da tutta Italia e persino da varie parti d’Europa e del mondo.

 

Per leggere l’intero articolo:

http://www.avantionline.it/i-bastioni-della-patria-la-repubblica-romana-e-noi/

 

Gerolamo Induno – Morte di Enrico Cairoli – 1868

 

Villa Glori – 28 ottobre – ore 10,30

Associazione Garibaldini per l’Italia

Associazione Nazionale Garibaldina

Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi 

PICCHETTO ARMATO “GRANATIERI DI SARDEGNA”

BANDA MUSICALE POLIZIA MUNICIPALE DI ROMA CAPITALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervento di Paolo Macoratti

Siamo di nuovo qui per fare memoria e cercare di conservare la memoria di un avvenimento del nostro Risorgimento apparentemente insignificante, se lo paragoniamo alle grandi battaglie per l’unificazione nazionale e a quell’unico e importante momento storico che fu la Repubblica Romana del 1849. Infatti, dopo 18 anni di distanza da quell’evento straordinario, Roma tornò al centro delle giuste aspirazioni dei Patrioti italiani. In realtà, malgrado il fallito tentativo di portare aiuto agli insorti romani, l’episodio di Villa Glori fu tutt’altro che insignificante, soprattutto perché avrebbe lasciato ai posteri un formidabile esempio.

Purtroppo, come accade spesso nella storia dell’umanità, le sorti di un intero popolo sono affidate al coraggio e all’iniziativa di poche persone che dedicano se stesse al progresso della Comunità, fino all’estremo sacrificio della vita. Queste poche persone furono considerate “banditi” dal regime, come d’altronde era già avvenuto per i “briganti” della Repubblica Romana e gli “scomunicati ladroni e malandrini” della spedizione dei Mille.

Oggi vogliamo qui ricordare il loro coraggio; il coraggio di chi, come i 78, come i componenti della famiglia Cairoli, ha testimoniato con l’azione temeraria il proprio attaccamento alla Patria e ai valori più alti che essa rappresenta.

Oggi, 28 ottobre 2021, siamo temporalmente molto distanti sia dalla Repubblica Romana del 1849 sia dal fatto d’arme di Villa Glori del 23 ottobre 1867; sappiamo però ancora apprezzare ideali che non hanno tempo perché radicati nella natura umana, laddove siano ben saldi o vengano opportunamente risvegliati.

Siamo distanti da quei tempi se pensiamo che Benedetto Cairoli, ultimo rimasto di una famiglia decimata dalle guerre d’indipendenza, fu Primo Ministro del Regno d’Italia dal 1878 al 1881. Ma fu un PrimoMinistro con un curriculum particolare, visto che aveva partecipato alle 5 giornate di Milano del 1848, aveva combattuto nel 1859 con i Cacciatori delle Alpi, aveva partecipato alla Spedizione dei Mille del 1860, ove era stato ferito 2 volte, e nel 1866 er stato con Garibaldi nel Trentino.

Ed è proprio in virtù di tali sostanziali differenze che dovremmo trasferire i valori più alti che vengono dal passato in questa attualità di grandissima confusione e complessità, ove l’equilibrio “vacilla” per carenza di apporti critici e l’informazione è troppo spesso monocorde e priva di quel fertile contraddittorio che è l’anima della democrazia. . Grandi distanze temporali e grandi differenze ideali con il presente. Infatti non è un caso che oggi le sorti della Patria siano affidate a un Primo Ministro che, malgrado l’indiscusso prestigio internazionale e un curriculum di tutto rispetto, non si sia occupato per tutta la sua intensa e fulminante carriera altro che di finanza e di denaro.

Ai valori che l’episodio di Villa Glori ci ha consegnato e che abbiamo citato nella cerimonia del 2018, cioè ardimento, sacrificio, responsabilità, aggiungiamo oggi un termine che li riassume: la solidarietà. Solidarietà, un tempo diretta a portare aiuto agli insorti romani. Oggi, quale tipo di solidarietà dovremmo adottare? A mio avviso non quella che giustifica il proprio privato diritto di scelta e di libertà individuale come fosse un “atto solidale” verso la comunità di appartenenza, ma quella rivolta a coloro che a causa dell’emergenza ancora in atto hanno perso il lavoro e subìto norme restrittive basate sul principio, ormai diffusissimo in ogni campo, compreso quello politico, del “prendi o lascia”. Solidarietà a chi, con il lavoro, ha perso anche la dignità, che i Padri Costituenti, all’articolo 1 dei principi fondamentali della nostra Costituzione si erano preoccupati, attraverso il lavoro stesso, di assicurare a ciascun cittadino.

Un pensiero di profonda gratitudine, dunque, ai 78 di Villa Glori; a chi ha iniziato questo incontestabile percorso virtuoso. Oggi abbiamo sfide difficili da affrontare ma non ci mancano gli strumenti per partecipare attivamente e non passivamente alle trasformazioni in atto e cercare con dedizione e studio tutte le fonti di informazione che possano garantire soluzioni adeguate alla nostra attuale condizione. Ovvero, essere in grado di cogliere, nel presente, individualmente, la forza dei valori trasmessici dal passato, riconoscendola in tutti coloro che remano nella direzione di una società più consapevole, più giusta, più democratica.

Ci siamo sempre!

In “vigile attesa”.. di tempi migliori, il nostro pensiero è oggi rivolto ai martiri italiani della Repubblica Romana del 1849, degnamente rappresentati dal suo primo caduto: Tenente Paolo Narducci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.garibaldini.org/2020/04/30-aprile-1849-2020/

         In un momento così difficile per il nostro paese, per il lavoro, per la credibilità delle istituzioni, per il timore di ammalarsi e venire coinvolti  nel girone dantesco della Sanità pubblica, umiliata per aver subito negli anni scorsi pesanti tagli economici che l’hanno costretta a disorganizzare capillarmente le sue strutture, il nostro pensiero non può non essere rivolto, per pochi minuti, alla data del 9 febbraio 1849.

         Quando l’uomo del XXI secolo scruta il passato ed entra nella storia degli avvenimenti che hanno costruito il suo presente, dovrebbe essere in grado di selezionare i fatti storici in funzione della scelta di una discriminante fondamentale: il progresso dell’umanità. La Repubblica Romana del 1849, per quanto di brevissima durata, risponde in pieno a tale principio.

         Dopo 172 anni di storia italiana, europea e mondiale, possiamo riscontrare con ragionevole certezza che i principi enunciati in quel fatidico giorno di febbraio, comprese le successive azioni di governo, costituiscono ancora un miraggio per una buona fetta di umanità, come i diritti umani calpestati da varie dittature militari o pseudo democratiche e la pena di morte, ancora vigente persino in gran parte degli stati uniti d’America.

         Oggi facciamo molta fatica a riconoscerci nello spirito di quel profondo rinnovamento della coscienza, di quel progresso che, partendo dagli ideali repubblicani di libertà eguaglianza e giustizia si sarebbe concretizzato in leggi e decreti attuativi destinati all’innalzamento della dignità di ogni cittadino. Una fatica, la nostra, dovuta al logoramento della volontà di migliorare e migliorarsi, attratti come siamo, costantemente, dall’egoismo e da un materialismo che respinge ogni idealità.

         Nell’impossibilità momentanea di riunirci, tutti, per celebrare insieme la memoria della Repubblica Romana del 1849, vogliamo comunque ricordare, a testimonianza di quanto già espresso, e con spirito di devozione verso coloro che si sacrificarono per difenderla, l’elenco di alcuni atti legislativi emanati nel febbraio-aprile 1849:

  • I beni ecclesiastici diventano proprietà della Repubblica Romana
  • Libertà di culto per tutte le confessioni religiose
  • Abolizione della censura, della pena di morte, del Tribunale del S.Uffizio
  • Istituzione del matrimonio civile
  • Abolizione della tassa sul macinato e del monopolio del sale
  • Abrogazione dell’esclusione delle femmine e dei loro discendenti nei procedimenti di successione
  • Carattere pubblico dell’Università e dell’istruzione, creazione del Ministero della Istruzione Pubblica
  • Riforma Agraria (Aprile) 

Paolo Macoratti – Presidente Ass.ne Garibaldini per l’Italia

Il nostro omaggio al Sacrario dei caduti per Roma di via Garibaldi  (Paolo Macoratti, Giovanni Blumthaler, Maurizio Santilli, Stefano Dini)

    

 

PROCLAMAZIONE REPUBBLICA ROMANA

1849 – 2020

ROMA, 9 FEBBRAIO 2020 

 Mausoleo-Ossario garibaldino

Via Garibaldi, 29/e

FOTO DI GIANNI BLUMTHALER e Marcello Pellegrini

Il monumento all'Eroe San Pietro in Montorio                                                    

° Campagna dell’Agro Romano

1867 – 2019

Carlo Ademollo – Morte di Enrico Cairoli  – (Sopra) Eccidio Tavani Arquati

Villa Glori – 23 ottobre – ore 10,30

Associazione Garibaldini per l’Italia

Associazione Nazionale Garibaldina

Ist. Internaz. di Studi “Giuseppe Garibaldi”

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L’associazione Noitrek, in occasione della giornata del camminare 2019, propone in collaborazione con l’Associazione Garibaldini per l’Italia una visita guidata sui luoghi delle battaglie per la difesa della Repubblica Romana del 1849.




Domenica 13 Ottobre 2019 - ore 9,30 

App.to al Gianicolo – Monumento ad Anita Garibaldi

    

 

 

RICORDO DI UN GRANDE PATRIOTA ROMANO – ANGELO BRUNETTI DETTO “CICERUACCHIO”

DEPORREMO UN MAZZO DI FIORI AI PIEDI DELLA STATUA DELLO SCULTORE ETTORE XIMENES CHE LO RITRAE INSIEME A SUO FIGLIO –

SABATO 10 AGOSTO 2019ORE 11.00 – PASSEGGIATA del GIANICOLO nei pressi di Porta San Pancrazio

Oggi 10 Agosto 2019, nel 170° della Repubblica Romana, abbiamo portato un mazzo di fiori a Ciceruacchio e ai suoi figli, martiri romani del nostro Risorgimento. Erano presenti per l’Ass. Garibaldini per l’Italia: il Presidente Paolo Macoratti, la Segretaria Monica Simmons, la socia Onoraria Cinzia Dal Maso e il socio Marcello Pellegrini. Per il Comitato di Quartiere Monteverde Quattro venti il Presidente Maurizio Marrale. Per la casa Editrice “Le Frecce”, Cristiano e joannes

 

   Il 30 Aprile 2019 l’Associazione Garibaldini per l’Italia ha deposto, per la prima volta in 170 anni di storia, una corona d’Alloro sul muro di Porta Pertusa, sommità delle mura Leonine che delimitano il territorio della Repubblica Italiana dallo Stato-Città del Vaticano (https://www.garibaldini.org/2019/04/appuntamento-30-aprile-2019/). Una cerimonia semplice ma significativa per onorare la memoria dei caduti della Repubblica Romana in quel giorno memorabile che sancì l’inaspettata sconfitta delle truppe Francesi assedianti ad opera delle forze repubblicane che difendevano la recente conquista delle più elementari libertà. E proprio a Porta Pertusa cadde il diciannovenne Tenente Paolo Narducci, prima giovanissima vittima di quella stagione eroica.

    Quella corona, così pregna di valori umani e morali e di un gesto che annulla lo spazio temporale che ci separa dal passato, è stata portata via da sconosciuti nella notte tra il primo e il due maggio! Non è facile abituarsi a questa decadenza, al continuo degrado delle più elementari forme di rispetto per il prossimo, per la comunità, per la memoria! Persino l’erma del Gianicolo dedicata a Paolo Narducci ha subito la stupidità di chi ne ha voluto oltraggiare l’immagine tingendo con vernice rossa le sue labbra.

    Fortunatamente, all’ignoranza culturale che progredisce con il passare del tempo, si contrappone ancora la vitalità di pochi resistenti che colgono l’occasione per manifestare la loro solidarietà con la forza della cultura e dell’ironia:

    Agli amici dell’Associazione “Garibaldini per l’Italia”-  Ho appreso dal Presidente Arch. Paolo Macoratti che il giorno 3 maggio u. s. la corona posta dalla Vostra Associazione il giorno 30 aprile per ricordare l’eroico romano Paolo Narducci ( 1° caduto a Porta Pertusa in quel giorno di 170 anni fa) non era più presente.

    La notizia di quanto sopra riportato mi ha lasciato interdetto e quasi incredulo. E’ mai possibile un atto del genere oggi, e cioè che dopo 170 anni esista ancora il bruciante rancore della disfatta dell’ esercito “imperiale” francese mandato da Napoleone III per rimettere sul trono il fuggiasco Papa Pio IX ? Mi domando poi se l’anonimo sacrilego autore dell’atto vandalico suddetto sapesse che quella corona (dato che nel nastro  era riportato solo il nome dall’Associazione  e non del commemorato) fosse stata posta a ricordo dell’eroico artigliere romano e degli altri caduti, proprio nel giorno della vittoria garibaldina!

    Carissimi amici, vi confesso che il pensiero di questa ignobile azione mi ha fatto venire alla mente una sinistra figura di un uomo vestito completamente di nero che si avanza silenziosamente intabarrato in un grande mantello e col viso che guarda sospettoso all’intorno. La memoria mi aveva mandato automaticamente il messaggio di un ricordo iconografico noto anche a  molti di voi: la figura è quella rappresentata nella testata del giornale romano del 1849 “Il Don Pirlone” dove è appunto raffigurata questa sinistra figura.

Un caro saluto      

Leandro Mais.

 

Riceviamo dal nostro Socio Onorario Leandro Mais una proposta che interessa il ricordo storico del 170° anniversario della caduta della Repubblica Romana, culminata con l’uscita da Roma il 2 luglio 1849, da Porta San Giovanni, di Garibaldi e dei Garibaldini.

Questa epigrafe, che riproduciamo in fondo all’articolo, su disegno dello stesso Mais, è in effetti opera ideata, mai eseguita dal Comune, del famoso scrittore romanista Gigi Huetter che la pose come iscrizione nella sua opera monumentale dedicata alla ricerca e trascrizione di tutti i testi delle lapidi di Roma.

Saremmo ben lieti se in questa ricorrenza del fatto storico suddetto si potesse ottenere dal Comune di Roma il permesso di poter mettere questo ricordo nella parte esterna della Porta S. Giovanni che guarda la via Appia.