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 Intervento del Presidente

dell’Associazione Garibaldini per l’Italia

9 FEBBRAIO 2026 – 177° dalla Proclamazione della Repubblica Romana

Più passa il tempo più ci rendiamo conto, vista la preoccupante condizione di un’umanità in declino, quanto la R.R. del 1849 sia stato un condensato unico di Amore di Patria, di valori etici e morali, di sacrificio estremo.

In questo 177°, in cui non possiamo cancellare dai nostri occhi e dai nostri cuori l’attualità dell’orrore, delle stragi, della fame degli innocenti e delle macerie, non possiamo non preoccuparci nell’assistere a pericolose prospettive di riarmo.

In questo contesto, in cui le più grandi democrazie del mondo vacillano per l’affermazione di volgari materialismi e barbari razzismi, non possiamo non ricordare il pensiero di un grande italiano; di Giuseppe Mazzini. La democrazia, per Mazzini, era una questione morale che, nell’amore per gli altri, costituiva il fondamento della vita politica. Pensate quanto siamo distanti, oggi, da quel concetto! E quanto siamo distanti da quello di Pace. Di quella pace e fratellanza che ritroviamo nella R.R., tra le righe di una Costituzione avanzatissima, frutto della volontà di anime nobili, pregne di valori e scopi di fratellanza: Oggi, più che mai, dobbiamo onorare questi uomini e questi caduti, non solo facendo memoria del loro sacrificio a difesa della libertà, ma ricordando quanto scritto nella Costituzione della RR.

Di Pace si parla, infatti, in quella Costituzione, frutto di uno spirito ideale e, soprattutto universale. Ricordiamo l’art. IV dei Principi Fondamentali – La Repubblica riguarda (guardare con attenzione, diligenza e intensità) tutti i popoli come fratelli, rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana. (parla di popoli e non di tipologia di governo, repubblica o monarchia).

E qui, l’art. 11 della nostra costituzione sembra il naturale adempimento dell’art IV della Costituzione della R,R.: “L’Italia ripudia (respingere decisamente) la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. (e anche qui si parla di popoli e non di governi). Considerare sacra la libertà di tutti i Popoli è un concetto umano, e spirituale ad un tempo. Un concetto di amore, fratellanza e condivisione.

E poiché a noi piace ricordare il pensiero dei Grandi personaggi che hanno Unito e non Diviso, concludo ricordando le parole profetiche di G. Garibaldi, che nel memorandum alle potenze d’Europa dell’ottobre 1860, scritto nel Palazzo Reale di Caserta, dopo la battaglia sul fiume Volturno, parlò di Pace e d’Europa, rivolto alle Nazioni, si, ma soprattutto ai Popoli, in questi termini, ancora molto attuali.

Scrive Garibaldi: Noi passiamo la nostra vita a minacciarci continuamente e reciprocamente, mentre in Europa la grande maggioranza, non solo delle intelligenze, ma degli uomini di buon senso, comprende perfettamente che potremmo pur passare la nostra povera vita senza questo perpetuo stato di minaccia e di ostilità degli uni contro gli altri, e senza questa necessità di ucciderci con tanta scienza e raffinatezza.

E qui Garibaldi suppose e propose, come sappiamo, la formazione di una Confederazione Europea di Stati, che avesse compreso, nei suoi confini, oltre ai popoli slavi, anche la “gigantesca Russia” (così la chiamò).

Alla luce delle trascorse guerre mondiali e di quelle presenti, quanti milioni di morti si sarebbero risparmiati e quanti vantaggi economici per l’Europa, se si fosse attuata completamente questa “rigenerazione politica”, così come la chiamò l’eroe dei due mondi?

 

I Garibaldini per l’Italia si sono schierati, si schierano e si schiereranno in futuro con tutti coloro che si adopereranno, sempre, idealmente ed operativamente per la Pace.

VIVA la Repubblica Romana – Viva l’Italia

 Paolo Macoratti

         

   

         Una mente razionale, abituata a considerare reale solo ciò che viene percepito dai cinque sensi, avrebbe classificato la storia che ha portato al ritrovamento dello Scudo di Garibaldi  come “un raro colpo di fortuna”.  Ma la successione degli avvenimenti e la dinamica temporale degli stessi, quasi fossero propedeutici alla costruzione del risultato finale, distraggono la mente  dal razionale per portarla inevitabilmente verso il mondo ancora misterioso delle coincidenze.

          Qualche anno fa, durante uno dei frequenti incontri avuti con Leandro Mais, membro Onorario della nostra associazione e appassionato collezionista di una importante raccolta su Garibaldi e sui garibaldini, venivo a conoscenza di un fatto singolare accaduto nel 2002, in occasione della pubblicazione, in una rivista di Palermo specializzata in fotografia, di un articolo firmato da uno specialista, amico dello stesso Mais, sul fotografo palermitano dell’800 Giuseppe Incorpora. Poiché l’Incorpora era stato il primo, nel 1878, a fotografare lo Scudo di Garibaldi (All. 1), lo specialista aveva deciso di recarsi al Museo del Risorgimento di Roma, ove era conservata l’opera, per scattare una foto direttamente all’originale, e poi pubblicarla. Al suo ritorno dal Museo, l’amico aveva riferito al Mais che lo Scudo non era più in mostra in quanto alcuni ignoti ne avevano asportato l’altorilievo centrale raffigurante la testa di Garibaldi! Pertanto, nell’articolo, era stata riprodotta  la vecchia foto eseguita dall’Incorpora, proveniente comunque dalla collezione Mais. Questa era la sola versione esistente del fatto, visto che la stampa non aveva riportato alcuna notizia dell’eventuale denuncia di furto presentata dal Museo del Risorgimento alle forze dell’ordine.

L’opera d’arte era stata donata dal Popolo Siciliano a Garibaldi l’11 maggio 1878 e, da quest’ultimo,  ceduto al Comune di Roma nel 1879.  L’11 giugno 1882, in occasione delle onoranze che il Comune aveva reso all’Eroe, lo Scudo era stato posto su di un carro celebrativo, accanto a varie corone di fiori (All. 2).  In seguito, se ne era potuta ammirare la bellezza all’ Esposizione Italiana di Torino del 1884, sezione industriale e artistica (All. 3) e, sempre a Roma, in quella Garibaldina del 1932, nel cinquantenario della morte del grande condottiero (All. 4).  

Il prezioso oggetto si ripresenta  sulla scena, in una forma del tutto inconsueta,  sul finire del mese di ottobre del 2019, quando decido di attraversare la città per andare a tagliarmi i capelli a casa di un barbiere ultraottantenne, del quale sono stato cliente fedele per decine di anni, e dal quale continuo a recarmi saltuariamente, per amicizia,  anche dopo il suo abbandono della professione. Dopo le rituali operazioni di taglio, l’amico, conoscendo la mia appartenenza a una Associazione Garibaldina, mi segnala che un negoziante di antiquariato da cui si reca ogni tanto per l’acquisto di piccoli oggetti d’epoca, ha sottoposto alla sua attenzione un pezzo di rara bellezza, propostogli, a sua volta, da un privato che ne è in possesso e che vuole vendere: uno scudo metallico, variamente decorato, con al suo centro una piccola scultura raffigurante la testa di Garibaldi. E aggiunge, inoltre, di non essere interessato all’eventuale acquisto, sia per l’alto costo (ottomila euro), sia perché il tema dell’opera potrebbe essere apprezzato solo da un estimatore del periodo risorgimentale. Mentre ringrazio per il pensiero, immagino come possa essere questo oggetto, senza preoccuparmi di collegarlo alla storia descritta precedentemente. Il primo dubbio, però, mi assale quando il barbiere, approfondendo la descrizione trasmessagli dall’antiquario, ne mette in evidenza il diametro, mimandolo con l’apertura delle braccia e asserendo che l’oggetto può essere spostato solo con la forza di due persone. Quest’ultimo particolare suscita in me la curiosità di vederlo, almeno in foto. Fingendomi interessato all’acquisto, chiedo all’amico di farmi inviare dall’antiquario, sul mio telefono cellulare, l’immagine dello Scudo.

Dopo qualche giorno senza comunicazioni né immagini, ripongo nel cassetto della dimenticanza oggetto, offerta e curiosità, fino al momento in cui, invitato a casa dei coniugi Mais, colgo l’opportunità per raccontar loro brevemente il fatto. Questi ultimi, certi che non si tratti del famoso Scudo, di cui conoscono la storia, compresa quella della “decapitazione”, condividono la mia curiosità, momentaneamente accantonata. Passano pochi minuti.  Mentre siamo intenti a parlare d’altro,  arriva inaspettata  sul mio cellulare l’immagine che avevo precedente richiesto, inviatami, anche se con ritardo, dall’antiquario. A questo punto è facile immaginare sorpresa, stupore e incredulità nel riconoscere in quell’oggetto proprio lo Scudo di Garibaldi: integro, bellissimo e soprattutto identificabile in base all’immagine d’epoca del famoso fotografo siciliano Incorpora, posseduta dal Mais, e attraverso la descrizione tratta dall’articolo di un giornale d’epoca. Scudo integro, dunque, e non “decapitato”! Il fatto meritava un serio approfondimento (All. 5).

Decido dunque di contattare nei giorni seguenti l’antiquario per prendere un appuntamento e recarmi con lui a casa del privato, e vedere finalmente l’oggetto. Deciso il tutto, ci rechiamo nel giorno  e nell’ora prefissata da un anziano ingegnere (poi risultato architetto) il quale, senza indugio, ci porta nella sua cantina e da qui estrae, aiutato dall’antiquario medesimo, uno scudo metallico circolare, policromo, molto pesante. A questo punto ogni dubbio svanisce: mi avvicino all’oggetto con trepidazione, e accarezzo la testa dorata dell’Eroe pensando che sicuramente anche Lui lo avesse fatto, in segno di ammirazione per la perfezione e bellezza dell’opera scultorea. Avevo portato con me la descrizione minuziosa dei simboli e delle incisioni praticate sullo Scudo e la loro collocazione nella ripartizione dei vari settori (All. 6); le ritrovo tutte, quelle incisioni, dai nomi dei Mille a quello di Anita, da Rosolino Pilo a Vittorio Emanuele II, emozionandomi insieme all’antiquario che inizia per la prima volta a comprendere l’unicità e l’importanza dell’oggetto che gli era stato proposto per una mediazione di vendita.

Chiedo all’ingegnere delucidazioni circa la provenienza dell’opera d’arte;  lui mi risponde di aver lavorato per molti anni al Museo del Risorgimento di Roma come responsabile degli allestimenti delle mostre, e di aver ricevuto lo Scudo dall’allora Presidente dell’Istituto del Risorgimento, nel frattempo deceduto, in cambio di lavori eseguiti e mai liquidati! Chiedo allora, anche se non dovrei farlo, vista l’assurdità della sua risposta, se ci sia un documento che possa in qualche modo attestare questa dichiarazione. Naturalmente no! A questo punto chiedo all’ingegnere se il Direttore del Museo (lo stesso dirigente che aveva raccontato all’amico di Mais la storia del furto), sia a conoscenza di quanto asserito, ma ho da lui  ancora una risposta negativa.  Vedo se si riesce a uscire da questa situazione imbarazzante: propongo allora all’ingegnere, che accetta, di telefonare il giorno successivo al Direttore del Museo per informarlo della sua volontà di far rientrare lo scudo al Museo. Da parte mia avrei verificato, tramite l’antiquario, se l’operazione fosse stata puntualmente eseguita. Dopo una settimana, non ricevendo notizie, chiamo l’antiquario che mi informa dell’avvenuta telefonata tra l’ingegnere e il Direttore del Museo: costui gli avrebbe intimato di riportare subito lo Scudo nella sua antica sede storica. Trascorsa ancora una settimana senza notizie, temendo a questo punto che alle parole non fossero seguiti i fatti, e che lo Scudo potesse volar via, persino all’estero, decido di confidare il tutto al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Roma – Gianicolense, che conosco da una ventina d’anni. Il Comandante comprende subito l’importanza del caso e nel giro di 48 ore, prima convoca me alla Stazione dei CC per ascoltare, alla presenza di alcuni funzionari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, da lui stesso convocati, la storia dello Scudo di Garibaldi e del suo “miracoloso” ritrovamento; successivamente si reca con gli stessi funzionari a casa di Leandro Mais che confermerà, non solo l’importanza documentata dello scudo, ma anche la storia dell’ormai famosa “decapitazione”.

Il resto è cronaca che si può ritrovare nel Comunicato Stampa dei Carabinieri apparso sulle principali testate giornalistiche italiane. Attualmente lo Scudo è in custodia del sopracitato Nucleo T.P.C. dei Carabinieri.

Con rispetto assoluto delle indagini in corso, che si spera possano far luce completa sulle responsabilità degli attori di questa storia e di quelli ancora sconosciuti, deputati al controllo del materiale custodito nei depositi dei Musei e non esposti, mi auguro che lo Scudo di Garibaldi, che l’Eroe aveva donato generosamente alla città di Roma, possa essere collocato nella sala più visitata dal pubblico del complesso dei Musei Capitolini, con una targa che ne illustri la vicenda storica, artistica e umana, e una riga finale dedicata alla sua scomparsa dal Museo Nazionale del Risorgimento di Roma e del suo funambolico ritrovamento avvenuto nel 2019.  

Paolo Macoratti (Presidente Ass. Garibaldini per l’Italia) 

         

                  Carissimi amici, mi permetto di far seguire  a quanto illustrato dall’amico Presidente qualche notizia su questo “ritrovamento”, per la parte relativa alla mia collaborazione. Il sottoscritto ha semplicemente resi noti tutti i dati riguardanti la documentazione storica della preziosa opera di Antonio Ximenes.  La medesima è stata consegnata ai Carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale durante la visita al mio domicilio. Ciò premesso, mi resta solo da sottolineare negativamente quanto segue: Il comunicato stampa cui ha fatto seguito la pubblicazione in varie testate di giornali (con molti errori) del ritrovamento dello Scudo da parte del suddetto Reparto T.P.C.  non ha fatto alcun cenno alla fattiva collaborazione dei due cittadini. Questa precisazione  valga solamente, da parte mia, come realtà dei fatti; per il resto sono contento di aver operato negli interessi della collettività.  

Leandro Mais

(le immagini 1-3-4-6 provengono dalla Collezione Mais)

 

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Aggiornamento del 30 dicembre 2025

Dopo sei anni dal suo ritrovamento (https://www.garibaldini.org/2020/02/la-vera-storia-del-ritrovamento-dello-scudo-di-garibaldi/) ricompare, in tutta la sua bellezza formale e storico-culturale, lo Scudo di Garibaldi, opera di Antonio Ximenes.

Giovedì 18 dicembre 2025 La Direttrice di VIVE, Vittoriano e Palazzo Venezia, Dott.ssa Edith Gabrielli, coadiuvata da Alessandro Tomei e Barbara Agosti, ha presentato nella sala del refettorio di Palazzo Venezia, insieme al Prof. Valerio Terraroli e al Colonnello Dott. Paolo Befera, comandante del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, la mostra dedicata al restauro del famoso Scudo. Erano presenti, oltre alle bravissime restauratrici dell’opera, il pronipote dell’eroe, Dott. Giuseppe Garibaldi, direttore dell’Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi, e l’Arch. Paolo Macoratti, presidente dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, artefice, insieme al compianto Leandro Mais, del rocambolesco ritrovamento.

Lo Scudo di Garibaldi sarà esposto nella Sala Altoviti di Palazzo Venezia fino al 12 aprile 2026

 

 

 

 

 

 

Cofondatore nel 2010 dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, Maurizio Brigazzi è stata persona di grandi ideali, di profonda cultura e spiritualità; un esempio di forza d’animo, tenacia e passione dimostrata in tanti episodi della sua esistenza. Specchio della sua anima sono stati i libri di poesie e quelli dei suoi saggi, le sue riflessioni sulla vita, quelle sul poeta latino Catullo, e sul quartiere di Monteverde-vecchio in Roma, dove era nato e che ha sempre amato. Tutto questo ci lascia Maurizio: un grande esempio di dignitosa esistenza, per noi e per la sua famiglia.

RICORDO DI UN GARIBALDINO DEL TERZO MILLENNIO

di Paolo Macoratti

            Conobbi Maurizio Brigazzi al Sacrario dei Caduti per Roma il 9 febbraio 2006, nel corso di una delle annuali importanti cerimonie che ricordano la Proclamazione della Repubblica Romana del 1849. Mio intento era quello di riprendere i contatti con L’A.N.V.R.G., Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, di cui avevo fatto parte nel 1994 e da cui mi ero allontanato per i troppi impegni di lavoro; lavoro che aveva occupato totalmente anche il mio tempo libero. Sicuro di trovarmi di fronte a delle “Camicie Rosse” dell’A.N.V.R.G., quel 9 febbraio fermai due “garibaldini”, presentandomi: uno si chiamava Maurizio Brigazzi. Questi rimase sorpreso nel sentire che il mio cognome era lo stesso di un amico di suo padre, che aveva avuto con lui, durante la Resistenza, comuni vicende: in effetti, non si sbagliava perché i nostri due genitori erano stati, politicamente e idealmente, dalla stessa parte. Diventammo subito amici, riconoscendoci nei valori ideali del Risorgimento garibaldino, anche se l’Associazione di riferimento non era l’A.N.V.R.G., quel giorno non presente, ma l’A.N.G., l’Associazione Nazionale Garibaldina, presieduta dal compianto Colonnello Nicola Serra; Associazione di cui Brigazzi era Presidente della sezione di Roma e a cui mi iscrissi anch’io. Dopo qualche anno di cerimonie garibaldine che il Col. Serra organizzava in varie parti d’Italia, decidemmo con Maurizio e altri nuovi appassionati di vicende garibaldine (il compianto Alberto Mori e Maurizio Santilli), di fondare, autonomamente dall’A.N.G., pur mantenendo con essa la collaborazione, una nuova associazione: la Garibaldini per l’Italia; associazione che si occupasse principalmente di rivolgere la propria attenzione al mondo scolastico. Fu Brigazzi, più tardi, a presentarmi Leandro Mais, il ricercatore e collezionista dell’universo risorgimentale e garibaldino, che non solo divenne un mio grande amico ma che sarebbe stato così importante per i progetti di donazione della sua Collezione al Comune di Roma.

               Questo, dunque, l’apporto di Maurizio alla costruzione e allo sviluppo della nostra associazione, malgrado la cecità che lo aveva colpito negli ultimi anni ma che non gli aveva impedito di partecipare alle nostre assemblee, di incoraggiare le nostre attività, anche soltanto attraverso telefonate che quasi quotidianamente coinvolgevano me, la nostra Segretaria Monica Simmons e altri soci. Telefonate, i cui contenuti spesso uscivano dalla sfera risorgimentale per addentrarsi nei più svariati argomenti culturali: dalla storia all’archeologia, dalla religione alla scienza, dalla spiritualità all’escatologia.

I volumi scritti da Maurizio (I versi raccontano -poesie romanesche) – Trasparenze – Tutto Catullo – Tutto Catullo per tutti – Pilloline) parlano di un uomo libero nello spirito, colto e ironico, che ha spinto il proprio desiderio di libertà oltre i confini del mondo sensibile:

Libertà assoluta

Quando il corpo tutto si corromperà

E l’anima mia se ne volerà via

forte s’udirà: VIVA LA LIBERTA’

Maurizio Brigazzi

 ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA

www.garibaldini.org – info@garibaldini.org

ARTURO – MARCELLO – MONICA – PAOLO – PATRICIA – SILVIA 

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE PAOLO MACORATTI AGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO PINO PUGLISI DI ROMA

Prima di rendere il doveroso omaggio ai caduti voglio unire a questa memoria il nome di un eroe dei nostri tempi, cui è dedicato l’Istituto scolastico qui presente: Don Pino Puglisi, vittima della mafia, ucciso il 15 settembre 1993 a Palermo. In secondo luogo, voglio ricordare quanto la nostra Costituzione, scaturita dalla Resistenza, affondi le sue radici nella Costituzione della R.R. del 1849.

Per questo abbiamo consegnato ai ragazzi della Pino Puglisi un DEPLIANT, al cui interno potranno trovare i principi fondamentali delle due Costituzioni, Romana e Italiana, e i concetti mazziniani di Patria e Repubblica, di cui già abbiamo parlato con loro durante la visita al museo della R.R. e ai luoghi delle battaglie. Concetti fondamentali, quelli di Patria e Repubblica, che sembrano aver perso dimora nell’animo di molte persone, politici compresi.

E mi rivolgo infine ai ragazzi della Puglisi ricordando loro che oggi qui non stiamo celebrando una battaglia per avvalorare la supremazia di un esercito sull’altro o di un popolo su di un altro popolo, no! Siamo qui per recepire il messaggio che ci viene da quella battaglia: cioè, il dovere di resistere alla sopraffazione del “forte” contro il “debole”; di chi vuole negare la libertà con l’uso della forza: siano Papi, Imperatori, Presidenti o Capi di stato.

E qui è utile ricordare il messaggio di pace che il nostro eroe nazionale, Giuseppe Garibaldi, pronunciò al congresso internazionale di Ginevra del 9 settembre 1867: Tutte le nazioni sono sorelle - La guerra fra loro è impossibile!

 

 

             

Visitare almeno una volta il luogo ove visse e morì l’”Eroe dei due mondi” non dovrebbe rappresentare soltanto il soddisfacimento di una curiosità: quella di vedere le bellezze dell’isola di Caprera, così spesso citata nei libri di storia, e la tomba di Garibaldi e dei suoi famigliari. Un tale proponimento sarebbe di certo utile per soddisfare i sensi ma resterebbe nella logica della superficialità. In realtà, per ogni cittadino italiano e del mondo, tale visita dovrebbe suscitare un sentimento di devozione e ammirazione verso “il liberatore”; verso colui che incarnando il concetto di libertà dell’essere umano, ha donato agli uomini e alle donne di allora, di oggi e di domani l’esempio più fulgido e onesto di come ci si possa affrancare dal potere dell’uomo sull’uomo, dedicando un’intera vita al raggiungimento di questo scopo.

In questa ottica, una delegazione dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, formata dal Presidente Paolo Macoratti, dalla Segretaria Monica Simmons, dai soci Stefano Dini, Patrizia Musacchio e Patricia Tendi, ha organizzato nei giorni 11,12,13 settembre 2024 un “Pellegrinaggio” a Caprera. Durante la visita alla “Casa Bianca” e al Compendio garibaldino” sono stati letti alcuni brani tratti dal libro Giuseppe Garibaldi – Il predestinato edito dalla “Garibaldini per l’Italia Edizioni”.

     

     

            L’Associazione “Garibaldini per l’Italia”, in collaborazione con il “Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina” promuove annualmente un’iniziativa dedicata alla scuola secondaria di primo grado (quest’anno l’Istituto Comprensivo Pino Puglisi di via Bravetta n. 383), consistente in visite guidate al suddetto museo e ai luoghi ove avvennero i principali scontri tra Francesi e Italiani (Villa Pamphili e Gianicolo) durante la difesa della Repubblica Romana del 1849. Le visite, integrate dalla consegna agli insegnanti (Silvia Mori, Lucia Raffaelli, Maria Amelia Sucapane, Valentina Vittori, Daniela De Lucia) di alcune lettere originali di corrispondenza provenienti dalla “Collezione Leandro Mais”, scritte nel periodo 1846-1849 da testimoni che hanno vissuto gli avvenimenti storici della nascita della Repubblica Romana e della sua gloriosa fine, sono state finalizzate alla ideazione di un concorso denominato “Premio Alberto Mori”, in cui i ragazzi delle terze classi si cimentano nella descrizione, in una lettera di corrispondenza e in veste da “protagonisti”, dei tragici avvenimenti bellici di quella breve stagione repubblicana.

La premiazione dei vincitori di quest’anno è avvenuta a Roma, al Mausoleo-Ossario garibaldino di via Garibaldi, in occasione del 175° anniversario della battaglia del 30 aprile 1849. Di seguito, un estratto delle lettere vincitrici, scritte dagli alunni delle due classi:

CLASSE III A – SELEZIONATI: SOFIA BONETTI, TANCREDI COLELLA, DAVIDE MARCELLITTI, NOVELLI EDOARDO, STAZI ALESSIA.

 TERZO CLASSIFICATOBONETTI SOFIA

Un combattente repubblicano descrive in una lettera indirizzata al padre la battaglia del 30 aprile.

“Roma, 1° maggio 1849 – Li contammo, erano 300 i sopravvissuti francesi che avevamo fatto prigionieri. Li conducemmo dentro Roma cantando la marsigliese, regalando loro sigari, abbracciandoli, acclamandoli quali fratelli repubblicani ingannati dai preti. Padre, anch’io come i miei compagni sono orgoglioso di aver contribuito alla vittoria e alla protezione della nostra giovane patria, ma il ricordo della mia mano che impugnava l’arma e i cadaveri di ragazzi come me, morti, sul campo, è vivo nella mia mente”.

  SECONDO CLASSIFICATONOVELLI EDOARDO

Altro combattente scrive ad un suo concittadino – parente notizie sulla battaglia di Porta Cavalleggeri 

“Roma 30 aprile 1849. Hanno attaccato da Porta Cavalleggeri, vicino le mura. Arrivati  vicino al bastione, ordinati, coraggiosi e spavaldi invasero la strada, ma… “stupidi” al tempo stesso, perché non pensavano che li stessimo aspettando e che stavano sotto il nostro tiro. In molti di loro hanno perso la vita, oggi, su quella strada! Qualche volta sparavano anche loro e ci ferivano, ma noi l’avemmo vinta”. 

 PRIMA CLASSIFICATASTAZI ALESSIA 

Una infermiera scrive ad un’amica ed esprime, in poche righe, l’amor di Patria delle donne nell’assistenza ai feriti.

“Roma, 4 giugno 1849 – Ieri, verso le undici e tre quarti, è arrivato al nostro ospedale il patriota Goffredo Mameli, in condizioni critiche: non credo che ce la farà. Appena arrivato aveva una ferita alla gamba; è stato subito portato da un medico che ha fatto il possibile, ma la situazione sta degenerando, la gamba sta andando in cancrena, presto lo perderemo. Gli uomini, feriti in battaglia, arrivano da noi a valanghe. Io vorrei aiutare nel campo di battaglia ma l’unico modo con cui posso dare il mio sostegno è stare in ospedale. Per me è importante il ruolo che le donne stanno assumendo perché è l’unico con cui possono aiutare ad ottenere la libertà di Roma.

PREMI a TANCREDI COLELLA e DAVIDE MARCELLITTI

 

CLASSE III BSELEZIONATI: GATTI, GIOMMETTI, GRAMIGNAN, MARCUCCI, MORO 

 TERZO CLASSIFICATODAVIDE MORO

L’autore di questa lettera è un amico di Righetto, simbolo di quei bambini che per pochi soldi cercavano di spegnere le micce delle bombe francesi:

“Righetto, ti ho voluto bene! Eri molto importante per me e non sono più felice. Mi mancano le nostre corse per le strade di Roma allietate dai canti di libertà, dai drappi e dalle bandiere. Le nostre guerre finte sono diventate vere e i nostri nemici sono diventati i Francesi, gli Austriaci e i Borboni. Anche se siamo dei bambini abbiamo voluto dare il nostro aiuto. Addio amico”. 

 SECONDO CLASSIFICATO (pari merito): MAYA GRAMIGNAN SCURANI

Il personaggio è un’infermiera volontaria che scrive ad Anita:  

“Certe volte vorrei essere proprio come te, una donna senza paura che la guerra non intimorisce, una mamma premurosa che nonostante le difficoltà riesce a essere sempre presente per i suoi piccoli figli. Adesso devo andare, il dovere mi chiama, io e la signora Belgioioso ci stiamo occupando dei soldati feriti, mi sto impegnando molto perché non ho mai praticato questo mestiere”.

 SECONDO CLASSIFICATO (pari merito) LUDOVICO GIOMMETTI

Il personaggio è un garibaldino che scrive a Ciceruacchio in fuga verso Venezia. Una vicenda che lo ha colpito particolarmente, perché scrive:

“Sai benissimo che gli Austriaci temono moltissimo i ribelli e i patrioti, ma non abbandonare per nessun motivo i tuoi figli. Salvali! Mostra che faresti tutto per loro, anche morire. Cerca di far capire agli Austriaci che almeno i bambini non devono morire! Se questa fuga dovesse riuscire e quando i tempi saranno migliori, ritorna nella tua città. Nulla fermerà il nostro sogno di libertà e la nostra lotta”.

 PRIMO CLASSIFICATO: VALERIO MARCUCCI

Un compagno di studi scrive a Manara dopo la sua morte a Villa Spada e termina con una nobile promessa:

“Voglio renderti omaggio con questa lettera perché sei stato come un fratello, un esempio da seguire. Tu hai rinunciato ai tuoi studi e hai abbandonato la tua città d’origine pur di difendere l’Italia e diffondere l’amor di patria, pur sapendo di poter perdere la vita. Quando ti sei affacciato a quella finestra una sciagura si è scagliata su di te: un colpo di fucile ti ha tolto la vita. Il giovane fiore è stato colpito dalla fredda falce. La tua morte non cancellerà il tuo impegno, la tua testimonianza. I tuoi compagni di studio non ti dimenticheranno e cercheranno di aiutare tua moglie Carmelita. Riposa in pace amico mio”. 

 PREMI a GABRIELE GATTI e VALERIO FREZZA (per la sua ricerca su Garibaldi)

 

 

     

l’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA

175° – Ogni anno celebriamo la memoria di una Repubblica, della sua difesa e della sua Costituzione; anticipazione di circa 100 anni dalla fondazione dell’attuale ordinamento democratico. Noi delle associazioni garibaldine e altre meritevoli associazioni culturali, cerchiamo da anni di coinvolgere i ragazzi delle scuole per trasferire loro princìpi ideali di una storia quasi dimenticata. Ma questi ragazzi, con quali ideali dovrebbero oggi confrontarsi? Nel 1849, all’alba di una rivoluzione che avrebbe destituito un potere che durava da 1083 anni, le forze in campo e i valori da sostituire erano ben visibili: da un lato l’oppressore: uno stato teocratico oscurantista, coadiuvato da quattro eserciti europei; dall’altro gli oppressi, decisi a far nascere una Repubblica fondata sulla democrazia pura!…così era stata chiamata. Ma perché questa “democrazia pura” si potesse realizzare, occorreva, come diceva Goffredo Mameli nei suoi scritti, che “l’elettore avrebbe dovuto cercare nei suoi candidati quell’onestà personale e pubblica che fa d’un uomo politico un apostolo, d’un’opinione una credenza, d’un partito una religione”. E concludeva il brano, scrivendo: “Non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”.  Con queste idee, Mazzini, Mameli, Garibaldi, e tanti altri avrebbero potuto certamente realizzare la democrazia pura; altrimenti la rivoluzione avrebbe cambiato solo le due o più persone che “Tirano i fili”. Inutile sottolineare come anche oggi sia d’importanza fondamentale, non solo la scelta oculata dei candidati da presentare alle elezioni, ma anche e soprattutto la loro capacità di garantire democraticamente il bene di tutta la collettività.

Oggi, per contrastare le forze, direi proprio demoniache, che portano alle guerre, alla fame, alla miseria materiale e spirituale del genere umano, alla falsa informazione, alle narrazioni sul cambiamento climatico, che mascherano la sperimentazione e manipolazione programmata del clima, dobbiamo uscire dalla nebbia che ci avvolge, perché i disvalori che caratterizzano queste forze non sono più visibili, come lo erano nel 1849: sono occulti!

Oggi il potere, quello vero, è fuori dal nostro campo di azione, ed opera a scala globale. Gli oppressori di oggi sono coloro che vogliono distruggere quel che resta delle democrazie, e lo stanno facendo con il potere di quantità immense di denaro, detenuto da pochi soggetti. Sono loro che conducono le economie mondiali, la sanità e lo sviluppo tecnologico globale. Gli oppressi siamo tutti noi, nell’illusione di vivere in democrazie in grado di esercitare la volontà popolare. Inoltre, l’interventismo delle imprese multinazionali sulle questioni sociali, coadiuvate da una politica europea che sembra favorirle (vedi manifestazioni di questi giorni degli agricoltori) serve ad indebolire ulteriormente l’azione dei governi, e quindi la fiducia nella democrazia, che, come tutti dicono, non funziona, per cui ormai, se vogliamo risolvere i problemi del mondo, dobbiamo, paradossalmente, confidare nei ricchi, nei miliardari, nella loro filantropia, e non nelle persone elette dal popolo,.

In questo panorama complesso e desolante, per evitare che cadano nell’oblio quei punti di riferimento storici da cui i giovani possano trarre, non solo esempi illuminanti per la  vita futura, ma anche strumenti utili ad accrescerne lo spirito critico, abbiamo il dovere e il difficile compito di trasmettere loro il bagaglio culturale di cui siamo a conoscenza, che ci proviene da un insegnamento scolastico e famigliare molto diverso dall’attuale. Dovremmo, in sostanza, trasmettere loro la vita vera nel divenire storico, presentando figure viventi, e ne ho citate solo tre, invece che raccontare metodologie temporali e astrazioni storiche. (ricordo che lo studio del Risorgimento e dei personaggi che lo incarnarono è stato cancellato dalla scuola primaria).

Affinché questo nostro essere Volontari dell’informazione non risulti vano, dovremmo con più forza ed energia contrastare la disinformazione e le menzogne, ormai dilaganti in rete, anche sulla storia del nostro Risorgimento, dell’epopea garibaldina e sui singoli attori che la realizzarono.

Dovremmo, in sostanza, contribuire, unitamente alla scuola e all’ambiente famigliare, a fornire soprattutto “esempi”.  E di questi esempi ne è ricco il nostro Risorgimento.

Viva la Repubblica Romana – Viva l’Italia

  

 L’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA HA PORTATO A  TERMINE LA SETTIMA EDIZIONE DEL CONCORSO ALBERTO MORI, GARIBALDINO DEL TERZO MILLENNIO

Hanno collaborato: Arch. Paolo Macoratti (Presidente) – Sig.ra Monica Simmons (Segretaria) – Prof.ssa Silvia Mori – Signor Stefano Dini

     Ricordiamo le finalità di questo Concorso: sensibilizzare le giovani generazioni alle vicende storiche e umane della Repubblica Romana, primo tentativo organico e istituzionale di creare l’unità d’Italia attraverso la formazione di una Repubblica democratica parlamentare a suffragio universale. Gli alunni, dopo una visita al Museo della R.R. e ai luoghi delle battaglie, hanno potuto analizzare il contenuto di alcune lettere di corrispondenza scritte nel periodo 1846-1849 da testimoni che hanno vissuto a Roma gli avvenimenti storici della nascita della Repubblica Romana e della sua gloriosa fine (Lettere facenti parte della collezione storica Leandro Mais). In questa prospettiva il singolo allievo ha elaborato un componimento a tema: “la lettera che avrei voluto scrivere io al mio più caro amico, durante la Repubblica Romana del 1849“.

CRITERI DI VALUTAZIONE DEL CONCORSO

Nel giudicare le lettere scritte dai ragazzi, si è dato più valore alla sostanza che alla forma; abbiamo considerato quattro punti:

  1. Assimilazione dei contenuti storici
  2. Originalità della composizione
  3. Interpretazione personale dei fatti accaduti
  4. Interpretazione personale dei valori etici e costituzionali

Non abbiamo penalizzato chi ha copiato alcune frasi da internet, in quanto ricadenti nell’ambito del laboratorio di ricerca; abbiamo penalizzato invece chi ha copiato male, riportando fatti, estranei al contesto storico della Repubblica Romana.

Le scuole partcipanti:

ISTITUTO PINO PUGLISI – III CLASSI, SEZIONI B,C,D,E                                                                           

ISTITUTO GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI – CLASSE II B

 

I VINCITORI DEL CONCORSO

DI CIASCUN ALLIEVO SI RIPORTANO ALCUNE FRASI DEL SINGOLO COMPONIMENTO 

ISTITUTO PINO PUGLISI – III B

Selezionati: Giulio Balzano, Giulio Caponio, Diana Di Donato, Alessia Mercuri, Mattia Montanaro, Vanessa Porcaro.

3° CLASSIFICATO – MATTIA MONTANARO

“Sotto di loro c’erano anche le tre bandiere dei regni. Io e i miei amici abbiamo parlato di quel manifesto per tutto il resto della giornata, magari questa volta il nostro sogno si avvererà”.

 

 2° CLASSIFICATO – VANESSA PORCARO

“Ho appena letto la Costituzione e non potrei essere più fiero di appartenere a questa Patria; l’articolo 5 mi è piaciuto particolarmente, parla della nostra forma di governo, “la democrazia pura” a cui sarà dato “il glorioso nome di Repubblica Romana”.

 

 1° CLASSIFICATO – DIANA DI DONATO

“ Finalmente i tempi sono maturati e il Papa ha solo il potere spirituale e non più quello temporale che fortunatamente è nelle mani del popolo. Tutti siamo animati dal desiderio di uguaglianza e libertà e da quello di immaginare un giorno non lontano in cui ogni cittadino italiano possa cantare canzoni analoghe”

 

 ISTITUTO PINO PUGLISI – III C

Selezionati: Edoardo Morellini, Edoardo Natale, Aurora Rossi, Martina Savini, Greta Tassini.

3° CLASSIFICATO – MARTINA SAVINI

“Si respira mia cara, un’aria di speranza e fiducia nel futuro mai sentite prima. Finalmente anche a Roma (la Roma dei papi!) quei principi della rivoluzione francese a noi due tanto cari, uguaglianza, libertà, fraternità potranno essere fondamento della nostra Repubblica”.

 

2° CLASSIFICATO – EDOARDO MORELLINI

“Per riportare il Papa sul trono è accorsa la Francia, ma per difendere la Repubblica sono arrivati a Roma giovani da ogni parte d’Italia e Garibaldi con i suoi volontari, tra cui il patriota Goffredo Mameli che ha scritto un “Canto degli Italiani. Chissà se questo inno diventerà importante per l’Italia e cantato anche in futuro”.

 

1° CLASSIFICATO – GRETA TASSINI

“Ho implorato Carlo di Rimanere a casa, ma lui il 30 Aprile, all’alba, era già pronto in prima linea a difendere le porte della città dall’attacco francese. Quando questi sono giunti, abbiamo sentito un forte rumore di cavalli e ferraglie; è stato spaventoso. La mamma non smetteva di piangere. Per un momento abbiamo pensato di essere salvi, dato che i nostri vicini ci hanno detto che i Francesi non erano riusciti ad abbattere Porta Pertusa (murata da anni)…”

 

ISTITUTO PINO PUGLISI – III D

 Selezionati: Alberto D’Angelo, Arianna Lamorgese, Federico Moretti, Christian Mormile, Nicole Moro e Martina Dalia, Camilla Zamponi.

3° CLASSIFICATO – Pari merito - CAMILLA ZAMPONI

“Oggi, camminando per le strade di Roma barocca, vidi l’orrore che aumentava nell’assistere all’assedio, che mi pareva una cosa impossibile; i corpi dei morti in battaglia mi impressionavano e il pensiero che più di duemila vite venivano portate via da pallottole di pistola e lame di spada, mi inorridiva”.

 

3° CLASSIFICATO – Pari merito CHRISTIAN MORMILE (scritta a mano)

“Qualche mese fa io e il mio caro amico Giulio abbiamo preso parte ad una rivolta nella quale abbiamo protestato forte contro le leggi oppressive dello Stato della Chiesa, e abbiamo rischiato di essere imprigionati, ma per fortuna siamo riusciti a scampare. Grazie a questa rivolta e ad altre che si sono succedute, il Papa ha ceduto e ha concesso queste libertà”.

 

2° CLASSIFICATO – ARIANNA LAMORGESE

“A quel punto, stupiti dalla nostra resistenza, e includo anche me dicendo “nostra” perché mi sento parte di questa battaglia, si sono spostati e divisi andando a Porta Angelica e a Porta Cavalleggeri. Pensavano di avere più fortuna; fortuna che però non ebbero, dal momento che li respingemmo anche lì. A questo punto furono costretti a ritirarsi, sconfitti e umiliati dalla potenza dell’eterna città. Garibaldi, e ovviamente anche Giulio, avrebbe voluto inseguirli, ma fu persuaso da Mazzini a lasciarli andare e liberare i prigionieri”.

1° CLASSIFICATO – ALBERTO D’ANGELO (scritta in corsivo)

“Oggi 3 luglio 1849, termina la nostra libertà; i Francesi hanno avuto la meglio e, a breve, il Papa tornerà al posto dove lo vogliono. I vili vincitori, così, avanzeranno le loro condizioni per una pace. Noi, però non accetteremo mai le loro sporche condizioni contro la nostra libertà; noi promulgheremo la Costituzione, nonostante non sia più possibile riprendere Roma e cacciare i Francesi, dato che anche Garibaldi è andato via. Adesso, però, ti devo salutare, amico mio, ma tu ricorda sempre: Viva la Repubblica. Viva la libertà, Viva l’Italia”.

 

ISTITUTO PINO PUGLISI – III F

Selezionati: Lucilla Di Coppola, Simone Di Renzo e Manuel Gerace, Tommaso Franchi, Greta Volpes, Nicole Volpes, Carlotta Zamponi.

 

3° CLASSIFICATO – NICOLE VOLPES

“Con il passare dei giorni peggioro e le medicazioni qui scarseggiano, così come i dottori che sono stati mandati la maggior parte sui campi di battaglia; le infermiere dicono che non mi resta molto tempo. Non so come dirlo a mia moglie…sai, ci ho pensato, non ho paura di morire solo, e non sono neanche più di tanto triste di stare per morire, perché so di averlo fatto per la mia Patria.”

 

2° CLASSIFICATO – GRETA VOLPES

“La sensazione che mi opprimeva è divenuta realtà; sono stato chiamato per andare in battaglia. Da ciò che mi hai riferito ho timore di morire perché alcuni sono partiti, ma non hanno più fatto ritorno e se ne sono perse le tracce; ed altri sono tornati, ma mal ridotti però. Ora non posso tirarmi indietro per la mia famiglia e la Repubblica, che tanto amiamo e ammiriamo. Se non hai più mie notizie non angosciarti troppo; cercherò di stare attento, fai sapere alla mia famiglia che le voglio bene”.

 

1° CLASSIFICATO – TOMMASO FRANCHI

“Durante il giorno si odono solamente spari, urla, cannoni e l’odore del sangue ci avvolge e non ci fa respirare; vedo in continuazione morire i miei compagni sotto i miei occhi e tutto questo mi addolora tantissimo; ma ho anche assistito ad atti eroici di soldati ma anche di molti civili che vogliono resistere per il bene di Roma; e tutto ciò mi dà la forza di andare avanti e di continuare a combattere. […]

(e conclude) Anche se domani non verrò ricordato come Garibaldi o Mameli, mi basterà avere la certezza di averci provato, di aver combattuto fianco a fianco con i miei compagni perché ogni uomo che morirà in battaglia sarà per sempre un eroe degno e coraggioso per aver sacrificato la sua vita per la propria Patria”.

 

 ISTITUTO G.G. BELLI – II B

 Selezionati: Caterina Agresta, Massimo Deb, Diana di Giannantonio, Leo Antonino Mannino, Francesco Pignataro.

 

3° CLASSIFICATO – LEO ANTONINO MANNINO

“Come sai il giornale parlerà proprio della nostra Repubblica e, libertà di stampa o no, devi sempre sottolineare come Pio IX ci abbia tolto i nostri diritti e la nostra indipendenza. Chi lo sa, magari un giorno questo giornale ispirerà le nuove generazioni ad un alto concetto di democrazia, uno stato più unito e libero con una grande Costituzione”.

 

2° CLASSIFICATO – DIANA DI GIANNANTONIO

“I Francesi hanno violato l’accordo di pace e da poche ore siamo sotto attacco: si sentono i rombi di cannone dal Gianicolo e i bagliori si riflettono sul Tevere. Non ho nessuna voglia di stare nelle retrovie e di assistere i feriti e preparare le munizioni; penso che anche una donna possa andare in prima linea e combattere per Roma e la Repubblica”.

1° CLASSIFICATO – FRANCESCO PIGNATARO (Corsivo)

“Ormai sono le dieci di sera circa e i più grandi si sono messi ad un tavolo a giocare a carte e bere, mentre noi ragazzi stiamo sopra Porta San Pancrazio e ogni tanto buttiamo un occhio per controllare che non ci sia nessuno, nel fra tempo scriviamo lettere da mandare ai nostri parenti, come questa, oppure guardiamo il panorama, che oggi è splendido più che mai: le stelle brillano alte nel cielo, le cicale cantano e la luna piena osserva da lassù. Mentre guardavo il panorama mi si è avvicinato il compagno Mameli e, sapendo che sono un pianista, mi ha chiesto un consiglio per un inno che sta scrivendo, l’inno per la nostra Repubblica”.

 

Relazione di Leo Antonino Mannino e Letizia Anastasi sulla gita della 2b al

Museo garibaldino della repubblica romana…

 Il 30/03/2023 di giovedì la classe 2b (la mia classe) partì alle 9:00 di mattina dall’istituto Mordini per dirigersi alla fermata dell’autobus ed aspettare il 280. L’autobus ci avrebbe portato a Trastevere da dove saremmo saliti al colle Gianicolo lasciandoci in delle stradine deserte. Poi seguendo la via di San Pancrazio saremo giunti dinnanzi delle scale altissime. Dopo averle superate, distrutti, ci ritrovammo davanti ad un panorama favoloso, dove si vedeva tutta Roma. Poi arrivammo a viale Belvedere Niccolò Scatoli e trovammo una fontana (Acqua Paola) con varie scritte latine che citavano anche il papa. Poi attraversammo via Giacomo Medici uno dei territori più famosi come campo di battaglia con le guerre contro i Francesi. Subito dopo facemmo anche la via di Angelo Maria in cui passammo davanti al quartier generale di Giuseppe Garibaldi. Dopo una sosta seguimmo via Giuseppe Garibaldi per arrivare davanti a Porta San Pancrazio, un arco dove si trova il “museo Garibaldino della repubblica romana” però aspettammo un po’ perché apriva solo alle 10:00. Ci avvicinammo e tre guide ci accolsero, facendoci entrare dall’entrata di dietro.  La porta è  un arco a tutto sesto con delle colonne d’ordine ionico: all’epoca era una delle entrate principali a Roma.

Sopra esso c’è una scritta che dice: “Pius IX Pontifex Maximus sacri principatus anno X”. Tra queste tre guide c’erano Paolo che è il presidente dell’associazione garibaldina, Monica, che ne è la segretaria e Stefano, uno dei soci. Ci dissero che quello che stavamo per vedere sarebbe stato l’evento più importante del Risorgimento italiano. Prima della rivoluzione del 1849, c’era lo stato pontificio da 1083 anni. Le guide ci dissero di ricordarci che oggi siamo cittadini perché nel 9 febbraio 1849 le persone passarono da sudditi a cittadini e nacque una costituzione. Significa che non c’è più uno a comandare e a scegliere per il popolo, ma tutto il popolo sceglie per sé, quindi una democrazia. La gente ai tempi della repubblica romana si scriveva sempre le lettere cominciando con “Caro cittadino…”

E per ricordare che questo modo di vivere non è scontato, ogni anno l’associazione garibaldina organizza un concorso a cui anche i giovani partecipano dove devi immedesimarti in un cittadino di quel periodo e scrivere una lettera ad un altro cittadino che può essere anche un tuo amico. Sottoforma di tema ovviamente… Se vinci il concorso vinci anche un libro, un dépliant sulla costituzione e la repubblica e una medaglia. Le guide ci tengono a farci notare che quello che si fa nel passato si ripercuote sul futuro e che per noi il fatto che siamo liberi non deve essere scontato.

Ci dissero che la repubblica romana essendo nata 174 anni fa era al tempo dei nostri trisavoli e che alla rivoluzione parteciparono anche minorenni dell’età nostra, quindi immagino che quest’ evento fosse davvero importante per i cittadini di Roma.

La rivoluzione, infatti, serviva apposta perché con l’arrivo della repubblica romana si sarebbe creata la costituzione che è l’insieme delle leggi che oggi ci rende liberi. Sappiamo anche che quella antica  costituzione ispira la nuova di oggi. Dopo la spiegazione di questi tre signori arrivò un’altra guida di nome Iacopo che facendoci entrare all’interno del museo cominciò a spiegarci come nasce la nostra costituzione e la Repubblica romana.

Iacopo cominciò parlandoci del congresso di Vienna (1815) cioè della Restaurazione dei poteri dei sovrani in tutta Europa. In quel periodo i re avevano un potere assoluto e nulla poteva contraddire la loro parola. Lì l’Italia si poteva dire che non esisteva, ma che c’erano vari regni come il ducato di Sardegna o il regno di Napoli ecc.

 

 

Comunque, tra i più importanti c’era lo Stato della chiesa, in Italia-centrale, che aveva come capoluogo Roma e lì risiedeva il papa che a quel tempo non era considerato solo il punto di riferimento maggiore della chiesa cattolica, ma anche un re indiscusso. Si poteva quindi dire che aveva un potere universale cioè quello spirituale sia quello temporale, ma questo al popolo di Roma non andava molto bene.

Molto presto però in tutta Europa nel 1848 ci fu una grande svolta e cominciarono rivoluzioni dappertutto. In Francia nacque una repubblica e si divisero i che conosciamo oggi: legislativo, esecutivo e giudiziario.                                                                                                                                               

In Italia invece (a Milano) cominciarono le guerre di indipendenza in cui gli italiani si opponevano al governo degli austriaci. Fu una grande rivoluzione, ma gli italiani, in particolare i milanesi, persero comunque e l’Italia fu rioccupata. Anche se questo si sarebbe ripercosso sull’intero Stato della chiesa…

Dopo Iacopo ci fece salire delle scale e poi entrammo in una stanza molto buia dove su uno schermo comparse l’immagine di un uomo che recitava il ruolo Angelo Brunetti detto anche Ciceruacchio, grande uomo che cercò di rivoluzionare il governo di Roma a discapito dei poteri del papa. Iniziò raccontandoci di quanto si fidava del papa appena salito sul trono, Pio IX (che compare anche sulla scritta all’inizio del museo). Quest’ultimo assecondava tutte le sue richieste e quelle del popolo romano, ma lo faceva solo allo scopo di ingraziarseli. La mossa che cambiò tutto fu quando il papa si oppose dal partecipare alle guerre di indipendenza e senza il suo aiuto l’Italia non riuscì a vincerle. Perché non partecipò alle guerre di indipendenza? La risposta è molto semplice: gli austriaci erano legati dalla religione e lui li considerava dei compagni in più. Se avesse partecipato alle guerre d’indipendenza non li avrebbe più avuti come alleati. In più questa rivoluzione mirava a distruggere quello che lo Stato della chiesa aveva costruito.

Ciceruacchio nel video ricorda anche la sua tragica fine: dopo la fine della Repubblica romana lui cercò di raggiungere Venezia ma fu tradito da altri italiani. Per colpa dei traditori e del papa giovani e maggiorenni (fra cui suo figlio) morirono ingiustamente.

Il video si concluse dicendo che dovremmo essere grati della vita che ci hanno dato sacrificandosi e di non oltraggiare le statue dei grandi uomini che hanno combattuto per noi e per i nostri diritti.

Dopo Iacopo ci parlò della storia di Pio IX che salì al potere nel 1846. Lui prima di diventare papa era il cardinale Giovanni Mastai Ferretti. Diede tante speranze allo Stato della chiesa assecondandoli continuamente (a quel tempo il papa risiedeva nel Quirinale, dove adesso risiede il presidente della repubblica). Ciceruacchio si fidava cecamente di lui, per ogni controriforma che faceva Pio IX, Ciceruacchio organizzava un grande banchetto in tutta Roma per festeggiare.

Ciò che fece arrabbiare il popolo fu che nel 1848 durante le guerre di indipendenza, Pio IX proclamò “L’allocuzione”, che diceva che i cattolici non potevano fare in nessun modo la guerra agli austriaci, così facendo sembrare che infrangessero qualche legge a ribellarsi, mandando così a morire molta gente.

Da quel momento tutti cominciarono a odiare Pio IX per quello che ha fatto e come segno di sfiducia nel palazzo della Cancelleria ammazzarono un ministro (Pellegrino Rossi) appena nominato per prendere decisioni assieme al papa, che in quel periodo aveva paura di subire rivolte. Dopo questo atto, il papa terrorizzato scappò da Roma e andò a rifugiarsi in degli altri paesi alleati. Ora che il popolo romano era senza un capo supremo come il papa, si sarebbe dovuto riorganizzare e scegliere per voto di maggioranza quale governo avrebbero dovuto approcciare.

Si svolsero delle elezioni estremamente democratiche per l’epoca, perché a suffragio universale maschile: si elesse un’assemblea costituente che scelse un governo democratico e da lì nacque una delle prime repubbliche democratiche.

Si pensava che finalmente Roma sarebbe continuata ad essere la repubblica romana che conosciamo ma in realtà, era solo l’inizio…

Nel frattempo, il papa si era rifugiato a Gaeta ed era sempre più determinato a voler riconquistare il suo trono. Così chiamò gli eserciti cattolici più forti a sua disposizione, tra i più importanti c’era “la Francia” che in quel momento era anche essa una repubblica ed era considerata lo stato più forte del mondo di quei secoli. Una nuova guerra stava per cominciare e gli italiani da soli non avevano un briciolo di speranza. Decisero così di chiamare alcuni uomini per preparali a questa grande battaglia. Il primo che chiamano era Mazzini uno dei più grandi padri fondatori della Repubblica, chiamandolo all’appello con un telegramma di tre sole parole che dicevano: “Roma, Repubblica, venite” e lui arrivò senza indugio. Poi decisero di formare un triumvirato composta da: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Andrea Armellini. Questo triumvirato era stato creato apposta per proteggere la repubblica romana. Infine chiamarono pure il grande Giuseppe Garibaldi detto anche “L’eroe dei due mondi” per aver partecipato alle guerre di indipendenza a Milano e per aver portato la repubblica anche in sud-America. Arrivò con un immenso numero di garibaldini a Roma, (I Garibaldini erano i seguaci sudamericani di Giuseppe Garibaldi) pronto a ricacciare i Francesi o qualunque altri soldati che si sarebbero opposti alla Repubblica romana.

Il 30 aprile 1849 i Francesi sbarcarono sulla costa di Civitavecchia e prima della battaglia, gli italiani lasciarono sul confine l’articolo 5 della repubblica francese che diceva che gli stati repubblicani non dovevano farsi la guerra tra loro. I francesi non li ascoltarono e dissero che questo qui era un trucchetto perché gli italiani avevano paura di combattere.

La battaglia cominciò e le giubbe rosse si fecero valere fino all’ultimo (le giubbe rosse era il modo in cui veniva chiamato l’esercito romano repubblicano perché le loro divise rosse servivano a nascondere il sangue) vincendo su porta Pamphili e riuscendo a cacciare l’esercito francese fino in mare. Garibaldi era intenzionato a ricacciarli fino al largo, ma Mazzini lo pregò di fermarsi, dicendo che avrebbero dovuto combattere solo per la patria e non per distruggere gli stati nemici. Garibaldi era infuriato e nel frattempo Mazzini stava instaurando delle trattive speranzoso di interrompere la guerra, ma riuscì solo a guadagnarsi una tregua fino all’arrivo di giugno. (Quella sarebbe stata una delle poche battaglie conquistate dalla repubblica romana e l’unica possibilità per sconfiggere i francesi)

Durante la tregua però i Francesi ne approfittano per far arrivare tutto l’esercito così da essere al completo e la notte prima che la tregua si concludesse fecero breccia in delle mura e assalirono i confini romani.

Finita l’introduzione alla guerra della Repubblica romana ci spostammo in una sala 3 D per poter approfondire l’argomento…

Entrammo nella sala e ci venne mostrato una riproduzione frontale di quel secolo di Roma, tutta mezza distrutta: con le case che andavano a fuoco e il fumo che copriva il sole nel cielo.

I francesi continuavano a prendersi sempre più territori appartenenti alla Repubblica romana.

E arrivarono al 22 giugno che l’esercito romano si era rinchiuso dentro un piccolo territorio.

In quel momento le infermerie erano piene tra cui sul letto di morte si trovava Goffredo Mameli che creò l’inno di battaglia che poi è stato scelto come inno nazionale italiano. Era stato colpito da una pistola alla gamba e stava per morire di cancrena. Tra le braccia di un’infermiera morì, cantando le ultime parole dell’inno italiano.

ll 30 giugno 1849 la Francia estirpò la Repubblica romana e si tornò allo Stato della chiesa.

Dopo aver concluso la spiegazione della riconquista francese nei confronti dei territori dello Stato della chiesa, Iacopo ci parlò un po’ di più dello stato psicologico dei romani durante la guerra e fece degli aneddoti sulla spedizione dei Mille (1860) in cui Garibaldi in Sicilia con 1000 garibaldini al suo fianco.

Disse anche che suo figlio Ricciotti Garibaldi fu molto simile a suo padre, soprattutto per il carattere. E che sua moglie quando era malata e incinta rimase accanto a suo marito fino alla morte.

Anita Garibaldi fu una delle donne più importanti nella storia dell’Italia gli fu pure dedicato un posto “Viale Anita Garibaldi”.

In fine dopo averci fatto vedere vestiti manufatti e dipinti risalenti all’epoca delle guerre a Roma uscimmo dal museo e andammo assieme alle guide dell’associazione a visitare alcuni luoghi di battaglia che fecero la storia in questa guerra…

Subito dopo entrammo a Villa Pamphilj in una piazzetta pratosa che si chiama via largo 3 Giugno 1849. Questa data è proprio quella in cui da una delle entrate di Roma i Francesi fecero breccia tra le mura e in un solo giorno eliminarono più di mille persone, tra cui maggiorenni e minorenni. Dopo averci parlato di questa carneficina orribile, fecero leggere ad alta voce ad uno dei miei compagni delle frasi scritte e dette da Mazzini: dicevano che la patria era un pensiero d’amore che unisce le persone di quello stesso territorio che collaborano per uno scopo comune. Le guide ci fanno subito notare come era importante che per la prima volta un politico parlava d’amore al popolo. Ora che me ne rendo conto non avevo mai sentito parlare d’amore da parte di un politico al telegiornale.

Ci ricordano anche che nel frattempo che i garibaldini respingevano i francesi a Civitavecchia, c’erano i Borboni che attaccavano da sud-ovest. Superammo la piazzetta e attraversammo viale del battaglione della strage (stesso luogo di battaglia) e poi arrivammo a piazza Aurelio dove si trovava l’arco di Trionfo di Pio IX (ovviamente è stato pure un po’ restaurato), detto anche Arco dei quattro venti.

Questo era proprio il luogo in cui i francesi hanno violato il patto con Mazzini e hanno fatto breccia nelle mura da questa entrata di Roma. Questo è anche lo stesso posto in cui hanno ferito Goffredo Mameli (a 21 anni) e il 3 giugno morì. Diventò l’arco di trionfo alla fine della guerra quando fu ricostruito in onore di Pio IX e della sua vittoria (arco a sesto acuto). Pio IX, dopo quello che ha fatto fu pure recentemente beatificato da Giovanni Paolo II. Infatti, le guide ci tengono anche a ricordarci che non sempre le persone cattive hanno quello che si meritano, ma a volte nessuno dice niente.

Dopo ci spostammo completamente di posto e andammo a vedere una statua di bronzo di Ciceruacchio con suo figlio accanto (li fa vedere tutta la camicia sbottonata come senso di libertà del cittadino).

Subito dopo c’era un prato con un’altra statua bronzea: qui invece era rappresentato un bambino in ginocchio. Era un simbolo dedicato a tutti i ragazzi anche della nostra età che hanno dato la vita per i diritti che abbiamo oggi…

In fine ripassiamo davanti al quartier generale di Garibaldi accanto a Villa Spada, dove fu ucciso Luciano Manara e un suo bersagliere racconta in prima persona su una lettera come vede il suo comandante essere ucciso. Mentre all’esterno c’era il caos, nel quartier generale di Garibaldi Luciano Manara si affaccia alla finestra per perlustrare la zona, in quello stesso momento una pallottola gli trapassò il ventre e ad un passo dalla morte mise l’anello di fidanzamento all’anulare del compagno e gli chiese di dire a sua moglie di perdonarlo di aver allevato i suoi figli nell’amor della patria. Dopo questa commovente lettera abbiamo rifatto il percorso inverso della partenza e abbiamo ripreso l’autobus tornando a scuola mezzora prima che finisse…

Mi sono trovato molto bene al museo Garibaldino della Repubblica romana e mi sono anche avvantaggiato con degli argomenti che studierò poi in storia.

Io e la compagna Letizia ci siamo divisi i compiti: io scrivevo e Letizia si è occupata dei disegni.   

     

video  realizzato dalla  Prof.ssa Giulia Terrana – Foto di Marcello Pellegrini

   

 

  

 

 

 

 

 

INVITO

 

155° Fatto d’armi di Villa Glori (1867)

24 ottobre 2022– ore 10,30

 

 

Associazione Garibaldini per l’Italia

e

Associazione Nazionale Garibaldina

Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi 

 

 

PICCHETTO ARMATO ESERCITO

BANDA MUSICALE POLIZIA MUNICIPALE DI ROMA CAPITALE

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INTERVENTO DEL PRESIDENTE PAOLO MACORATTI

SALUTIAMO i ragazzi della Terza classe Sezione E della Scuola Media Statale G.G. Belli di Roma. Ringraziamo il Prof. Carlo Felici, per averli già informati in merito alle vicende della campagna dell’Agro Romano. Ringraziamo le Prof.sse Roberta Geremia e Simonetta Di Cave per aver accettato, con la loro classe, di portare a termine a Villa Glori questo breve percorso storico.

Noi Oggi Vi abbiamo consegnato un Pieghevole, che riassume in poche parole quanto avvenuto qui il 23 ottobre 1867:

IN PRIMA PAGINA: le foto dei fratelli di Pavia, Enrico e Giovanni Cairoli: Enrico aveva 27 anni ed era stato volontario nel 1859 con i Cacciatori delle Alpi, veterano nell’impresa dei Mille del 1860; a Palermo era stato ferito gravemente – Lo ritroviamo in Aspromonte nel 1862, sempre nel tentativo di arrivare a Roma – Poi è stato Volontario nel 1866 in Trentino – (Tra una battaglia e l’altra si era intanto laureato in medicina) – Giovanni aveva 25 anni; era capitano dell’Accademia militare di Torino.

IN ULTIMA PAGINA: il monumento ai fratelli Cairoli, che potrete vedere al Pincio.

ALL’ INTERNO  troverete, in sintesi, l’elenco degli avvenimenti che portarono allo scontro di Villa Glori.

 Il Giornale di Roma – Foglio ufficiale del governo papale, così commentava l’accaduto, dopo aver elencato i tentativi d’insurrezione in città: -  “Anche sotto le mura di Roma una banda di circa 100 garibaldini venuti alla spicciolata e radunatisi l’altra sera sopra i Monti Parioli, fu dovuta attaccare dai nostri bravi soldati, che in breve ora la dispersero, lasciando tra i garibaldini vari morti, tra cui un tal Enrico Cairoli che ne sembrava il comandante, e sette feriti, tra i quali un altro Cairoli, oltre dieci caduti in mano delle milizie…”

 Sui Libri di storia forse troverete una riga di quanto accaduto qui 155 anni fa;

 Eppure questo episodio è stato raccontato da scrittori, poeti e dallo stesso Garibaldi che aveva paragonato i 78 volontari di Villa Glori addirittura ai famosi eroi dell’antichità, come Leonida alle Termopili. MA PERCHE’?

 Perché i 78 di Villa Glori, per aiutare l’insurrezione dei Romani, non portavano con loro chissà quale armi potenti e sofisticate, tanto è vero che i fucili che avrebbero dovuto sostenere l’insurrezione erano ferrivecchi, da usare più come clave che come armi da guerra; ma portavano la forza della loro presenza, fisica e morale, e la condivisione degli stessi ideali degli insorti romani,

 E quali erano questi ideali? Ne cito solo tre

        1. Unificazione dei territori della comune Patria italiana;  

        2. Liberazione da un regime, quello dello Stato della Chiesa, in cui prevaleva un potere dispotico e un pesante integralismo religioso;

        3. Sentimenti di fratellanza e democrazia ispirati dagli scritti di Giuseppe Mazzini.

 Ideali che, per realizzarli, si richiedevano valori come responsabilità, ardimento, sacrificio; e infine, il più importante: La solidarietà; sentimento che non nasce da una decisione presa a tavolino o da una formula  finalizzata a risolvere un’emergenza, ma che scaturisce da un impulso individuale, di natura decisamente spirituale. Questa, a mio avviso, fu la principale motivazione che spinse i 78 volontari garibaldini a intraprendere un’azione, ritenuta da loro stessi, rischiosissima per la vita, come riportato all’interno del pieghevole.

 Sebbene il fatto d’armi di Villa Glori sia stato un episodio duro e violento nel suo breve e sanguinoso epilogo, ne possiamo ancora oggi trarre un insegnamento positivo: la riflessione sullo slancio solidale che portò al sacrificio estremo questi giovani di 155 anni fa. Slancio solidale che possiamo sperimentare anche oggi, certo in situazioni meno eroiche, ma pur sempre nobili; per esempio nella scuola, quando aiutiamo volontariamente e gratuitamente un nostro compagno che si trovi in difficoltà; che possiamo sperimentare anche in famiglia, nel mondo del lavoro, nel sociale, ovunque ci sia bisogno di noi; ovunque possiamo elevare la nostra umanità a servizio del prossimo.

Ci troviamo oggi in un momento storico difficile, complesso e in alcuni casi oscuro. A parte il mistero pandemico, sul pianeta sono al momento attive ben 59 guerre. E gran parte dell’informazione, malgrado sia abbondante e capillare, non riesce ad esprimersi compiutamente, a svincolarsi dal potere finanziario e politico, impedendoci così di comprendere cosa stia realmente accadendo nel mondo.

Gli unici fari che ancora ci guidano in questa turbolenza sono gli esempi; esempi che possiamo trovare ancora numerosi nel nostro Risorgimento e in quei contemporanei che cercano con determinazione la fine di ogni conflitto bellico e la PACE ad ogni costo, in perfetta sintonia con l’Art. 11 della nostra Costituzione che recita, al primo capoverso, quattro parole luminose: l’Italia ripudia la guerra.

Grazie a tutti per la partecipazione.

Il doveroso omaggio ai giovani caduti del nostro Risorgimento non si è spento con la “pandemia”, né lo sarà con i venti di guerra di questo momento storico.

 Grazie a Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti continuiamo a riflettere sul destino cruento e nobile di Colomba Antonietti, martire della Repubblica Romana del 1849, degnamente celebrato al Mausoleo dei caduti per Roma di via Garibaldi, al Gianicolo.

 Quest’anno si aggiunge, alle già numerose iniziative degli anni passati (premi di riconoscimento alle donne del presente, attive nella valorizzazione e memoria della Repubblica Romana), il dono a tutti i presenti di una copia del ritratto ideale di Colomba Antonietti realizzato a carboncino e gessetto nel 2022 da Ludovica Valori.

 Hanno partecipato alla cerimonia: la responsabile del Mausoleo-Ossario garibaldino, rappresentanti dell’Ass.ne Garibaldini per l’Italia, dell’Istituto Internazionale di studi Giuseppe Garibaldi e rappresentanti dell’Ass.ne Cinestoria che, in costume ottocentesco, hanno declamato versi di Luigi Mercantini dedicati a Colomba Antonietti. 

P.M.

    

 

Gerolamo Induno – Morte di Enrico Cairoli – 1868

 

Villa Glori – 28 ottobre – ore 10,30

Associazione Garibaldini per l’Italia

Associazione Nazionale Garibaldina

Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi 

PICCHETTO ARMATO “GRANATIERI DI SARDEGNA”

BANDA MUSICALE POLIZIA MUNICIPALE DI ROMA CAPITALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervento di Paolo Macoratti

Siamo di nuovo qui per fare memoria e cercare di conservare la memoria di un avvenimento del nostro Risorgimento apparentemente insignificante, se lo paragoniamo alle grandi battaglie per l’unificazione nazionale e a quell’unico e importante momento storico che fu la Repubblica Romana del 1849. Infatti, dopo 18 anni di distanza da quell’evento straordinario, Roma tornò al centro delle giuste aspirazioni dei Patrioti italiani. In realtà, malgrado il fallito tentativo di portare aiuto agli insorti romani, l’episodio di Villa Glori fu tutt’altro che insignificante, soprattutto perché avrebbe lasciato ai posteri un formidabile esempio.

Purtroppo, come accade spesso nella storia dell’umanità, le sorti di un intero popolo sono affidate al coraggio e all’iniziativa di poche persone che dedicano se stesse al progresso della Comunità, fino all’estremo sacrificio della vita. Queste poche persone furono considerate “banditi” dal regime, come d’altronde era già avvenuto per i “briganti” della Repubblica Romana e gli “scomunicati ladroni e malandrini” della spedizione dei Mille.

Oggi vogliamo qui ricordare il loro coraggio; il coraggio di chi, come i 78, come i componenti della famiglia Cairoli, ha testimoniato con l’azione temeraria il proprio attaccamento alla Patria e ai valori più alti che essa rappresenta.

Oggi, 28 ottobre 2021, siamo temporalmente molto distanti sia dalla Repubblica Romana del 1849 sia dal fatto d’arme di Villa Glori del 23 ottobre 1867; sappiamo però ancora apprezzare ideali che non hanno tempo perché radicati nella natura umana, laddove siano ben saldi o vengano opportunamente risvegliati.

Siamo distanti da quei tempi se pensiamo che Benedetto Cairoli, ultimo rimasto di una famiglia decimata dalle guerre d’indipendenza, fu Primo Ministro del Regno d’Italia dal 1878 al 1881. Ma fu un PrimoMinistro con un curriculum particolare, visto che aveva partecipato alle 5 giornate di Milano del 1848, aveva combattuto nel 1859 con i Cacciatori delle Alpi, aveva partecipato alla Spedizione dei Mille del 1860, ove era stato ferito 2 volte, e nel 1866 er stato con Garibaldi nel Trentino.

Ed è proprio in virtù di tali sostanziali differenze che dovremmo trasferire i valori più alti che vengono dal passato in questa attualità di grandissima confusione e complessità, ove l’equilibrio “vacilla” per carenza di apporti critici e l’informazione è troppo spesso monocorde e priva di quel fertile contraddittorio che è l’anima della democrazia. . Grandi distanze temporali e grandi differenze ideali con il presente. Infatti non è un caso che oggi le sorti della Patria siano affidate a un Primo Ministro che, malgrado l’indiscusso prestigio internazionale e un curriculum di tutto rispetto, non si sia occupato per tutta la sua intensa e fulminante carriera altro che di finanza e di denaro.

Ai valori che l’episodio di Villa Glori ci ha consegnato e che abbiamo citato nella cerimonia del 2018, cioè ardimento, sacrificio, responsabilità, aggiungiamo oggi un termine che li riassume: la solidarietà. Solidarietà, un tempo diretta a portare aiuto agli insorti romani. Oggi, quale tipo di solidarietà dovremmo adottare? A mio avviso non quella che giustifica il proprio privato diritto di scelta e di libertà individuale come fosse un “atto solidale” verso la comunità di appartenenza, ma quella rivolta a coloro che a causa dell’emergenza ancora in atto hanno perso il lavoro e subìto norme restrittive basate sul principio, ormai diffusissimo in ogni campo, compreso quello politico, del “prendi o lascia”. Solidarietà a chi, con il lavoro, ha perso anche la dignità, che i Padri Costituenti, all’articolo 1 dei principi fondamentali della nostra Costituzione si erano preoccupati, attraverso il lavoro stesso, di assicurare a ciascun cittadino.

Un pensiero di profonda gratitudine, dunque, ai 78 di Villa Glori; a chi ha iniziato questo incontestabile percorso virtuoso. Oggi abbiamo sfide difficili da affrontare ma non ci mancano gli strumenti per partecipare attivamente e non passivamente alle trasformazioni in atto e cercare con dedizione e studio tutte le fonti di informazione che possano garantire soluzioni adeguate alla nostra attuale condizione. Ovvero, essere in grado di cogliere, nel presente, individualmente, la forza dei valori trasmessici dal passato, riconoscendola in tutti coloro che remano nella direzione di una società più consapevole, più giusta, più democratica.

di Leandro Mais

Questa storica ricorrenza mi permette di annotare qualcosa di inedito che riguarda questa eroica donna.

Nell’archivio storico del medico garibaldino Enrico Albanese è presente una fotografia (foto 1 D e 2 R: mm 110 x H mm 160) del fotografo Giuseppe Incorpora di Palermo che ritrae le sembianze di Anita con due variazioni rispetto al famoso ritratto dal vero del 1845, eseguito a Montevideo dal pittore genovese Gaetano Gallino – 1804/1884 ( foto 3 – Milano Museo del Risorgimento). Questa foto dell’Incorpora è chiaramente una variante del famoso ritratto, volutamente ideata per realizzare una immagine differente dal dipinto originale, attraverso due semplici modifiche: 1) il viso è volto a destra anziché a sinistra; 2) il busto è coperto da un poncho a righe artisticamente panneggiato, in luogo del semplice abito del dipinto stesso.

Per quanto riguarda il ricordo dell’eroica Anita, la sua immagine (ovvero quella del dipinto del Gallino) era stata riprodotta nel 1932 (50° della morte di Garibaldi) nel valore da £ 2 + 0,50 di posta aerea (foto 4), che qui illustro attraverso un documento postale viaggiato dell’epoca. Questo documento è una cartolina raccomandata spedita dall’interno della Mostra garibaldina di Roma e con destinazione San Mateo – California – USA: l’annullo (28.6.1932) è quello speciale della “Mostra Cimeli Garibaldini Roma” la cartolina è affrancata, oltre che con un valore più alto della Posta Ordinaria, con l’intera serie di 5 valori della posta aerea commemorativa garibaldina, di cui il ritratto di Anita è il penultimo.

Molte sarebbero le riproduzioni di Anita in altri francobolli del Brasile e della Repubblica di S. Marino, nonché in annulli postali, però penso che sia più interessante ricordare il francobollo e il relativo timbro speciale che la sua città natale, Laguna, emise in occasione del 150° anniversario della nascita: 30 agosto 1971 (foto 5).

A tutt’oggi devo constatare che il Brasile e l’Italia non hanno ancora dato notizie di emissione per l’occasione. Devo invece annunciare l’emissione di un francobollo con annullo speciale (foto 6) da parte della Repubblica di S. Marino, in data 1 giugno 2021, del valore di Euro 3,50.

Nel campo della medaglistica mi limito a ricordare che la ANRVG ha coniato una medaglia ricordo (in due dimensioni coniate dalla ditta Picchiani & Barlacchi Firenze) riproducente, nel Dritto, il ritratto del dipinto del Gallino (foto 7).

 

1       2     3    4     5    6    7

      La difficoltà di discernere il vero dal falso è oggi estremamente potenziata a causa dell’immensa quantità di informazioni che circolano su internet e sui canali televisivi tradizionali. Questa responsabilità è stata affidata al singolo cittadino che si vede costretto al controllo o ad informarsi persino su dati ufficiali al fine di accertarne la veridicità, l’eventuale strumentale manipolazione o, caso limite, l’incosciente sbadataggine. Leandro Mais, nel ruolo di instancabile ricercatore, ci gratifica oggi, in questo breve articolo, con una singolare e quanto mai comica fake news che ha avuto il privilegio di intercettare su internet, casualmente.

p.m.

       Questo nuovo “Incontro di Teano” è veramente inedito: ed è molto di più per la sua parte comica che non di quella storica; ma veniamo ai fatti. Stavo cercando di trovare su internet la targa in bronzo argentato facente parte della mia collezione, di cui alle foto 1 e 2 (quella in argento per il momento è irreperibile), quando mi sono imbattuto in un sito di una ditta numismatica che cosi la descrive:

    Foto 1 dritto: descrizione della scena rappresentata: Incontro di Teano con Garibaldi e Vittorio Emanuele II a cavallo. Sotto “TEANO 26 OTTOBRE 1860” . In basso a sinistra. Monogramma “ADC – S. JOHNSON”

   Foto 2 Rovescio: descrizione aquila ad ali spiegate sul bersaglio. Sotto “TIRO A SEGNO NAZIONALE / RICORDO DELLA V° GARA GENERALE / GIUGNO MCMVII / COMMEMORANDOSI IN ROMA IL 1° CENTENARIO / DI / GIUSEPPE GARIBALDI”.

     Questa prima parte di descrizione del dritto e del rovescio di questa targa è, nel suo insieme di dati, corretta. Quanto invece è riportato nella descrizione sottostante, la possiamo considerare una insuperabile battuta di spirito che meriterebbe un premio. Ho creduto opportuno farne avvertiti i miei cari lettori perché godano anche loro di questa eccezionale “fake-news”. Ed ecco quanto riportato successivamente: “PLACCHETTA RETTANGOLARE CONIATA, REALIZZATA NEL 1907 PER RICORDARE LA QUINTA GARA DI TIRO A SEGNO NAZIONALE A ROMA E LO STORICO INCONTRO DI TEANO TRA VITTORIO EMANUELE III E RE VITTORIO EMANUELE II”.

     Ogni parola di commento rimane superflua: l’unico che veramente ne resta particolarmente turbato e inorridito è Garibaldi, che si vede scambiato per Vittorio Emanuele III!

Leandro Mais

 1

 

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Il 13 Giugno 1849 veniva spezzata la giovane vita di Colomba Antonietti, della cui storia si rimanda il lettore ad un articolo apparso sul nostro sito: 

https://www.garibaldini.org/2019/06/memoria-di-colomba-antonietti-170%c2%b0/

    A 172 anni dai giorni eroici della Repubblica Romana ritorna la lodevole iniziativa di Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti per mantenere vivo il ricordo di questa giovanissima patriota. Il gesto ha il valore di una memoria individuale e collettiva: onorare Colomba  significa onorare tutti i caduti e gli ideali di libertà, fraternità e progresso che il loro sacrificio ha suggellato. Malgrado le difficoltà di questi ultimi anni, rimane ancora acceso in tutti noi il fuoco della gratitudine e dell’ammirazione per tanti nobili personaggi e un grande rispetto per l’evento che ha segnato il futuro della nostra storia. 

P.M.

Con Cinzia Dal Maso, Monica Simmons, Paolo Macoratti, Marisa Mariposa

 


      Durante l’osservazione quotidiana delle notizie e degli avvenimenti del presente e del passato dovremmo sempre esercitare, nei confronti della comunità cui apparteniamo, un dovere fondamentale: la ricerca della verità. Questo principio, utile e valido per gli avvenimenti del presente (anche se più complicato per la difficoltà di saper interpretare la contemporaneità), lo è soprattutto per quelli del passato, quando i “ricercatori” appartengono a quella categoria di umanità che ha aderito idealmente ai valori risorgimentali, e garibaldini in particolare.

Di questo “dovere fondamentale” si è fatto carico Leandro Mais che, attraverso la stesura del seguente breve articolo, intende riaffermare con decisione particolari della verità storica legata alla figura di Anita Garibaldi, in occasione del bicentenario della sua nascita (1821-2021), contrastando così false notizie e immagini, troppo facilmente abilitate a navigare su internet, grande calderone di “verità” e di “menzogne”.

P.M.

    Purtroppo nelle ricorrenze commemorative di tutti i grandi personaggi storici assistiamo ad una notevole produzione di biografie di questi, alcune delle quali veramente inesatte (e ancor più gravi, a volte, se in malafede). Considerando la ricorrenza bicentenaria della nascita dell’eroina Anita Garibaldi dobbiamo constatare, anche per Lei, molte inesattezze e falsità.

      Questa mia ricerca si concentra sull’apparizione di una fotografia (che risulterà anche ritoccata) che raffigura un’alta e snella figura femminile, in camicia rossa, pantaloni, gambe incrociate, giacca con medaglia sul bavero sinistro. Al centro della foto è stata stampata la scritta “Anita” (Foto 1). Questa foto appare per la prima volta sulla rivista “Focus – Storia” n. 12 – febbraio-marzo 2007, articolo pag. 58, “l’Infedele” di Paola Grimaldi. Lo stesso articolo con la stessa fotografia è nuovamente pubblicato (a firma sempre della Grimaldi) sulla stessa rivista in data “autunno 2013”.

       Nel 2009 viene edito da Polistampa il volume “Garibaldi innamorato – La figura dell’eroe e del garibaldinismo in toscana” di A. Frontoni e C. Pasquinelli. Il volume raccoglie gli atti del convegno a Piombino del 2007. Nella copertina di questo libro è riprodotta la stessa foto sopra descritta, (Foto 2) nella quale però si vede, dietro la figura, un mobile ove lei si appoggia e, a sinistra, un cappello (da questa foto si capisce che la prima è stata ritoccata).

     Altro esemplare di questa foto (completa di mobile e cappello) viene riportata su internet (2 marzo 2017 – italcard.canalblog.com.archives “Ritratto di Anita”. A destra della foto si legge:”Nel 1848 Anita, con Teresita e Ricciotti, s’imbarca per Genova per spostarsi a Nizza a casa della madre di Garibaldi ma muore il 4 agosto 1849 a Genova di febbre tifoide. Non aveva ancora 28 anni. Le sue spoglie furono trasportate da Genova a Roma il 2 giugno 1932 …….”(Foto 3)

     Credo che bastino soltanto queste notizie, completamente di pura fantasia, per evidenziare le “fake news” di questo articolo e naturalmente della falsa identificazione della foto (questo vale anche per le altre riproduzioni sopra citate).

Un’ltra foto (Foto n. 4) risulta più completa delle precedenti in quanto riporta, in basso a destra e sotto lo stemma coronato dei Savoia, il bollo incompleto (manca la città) del “Museo del Risorgimento”; Il sito ove appare (www.getty.images.it/detail/fotografie) ha in vendita riproduzioni. Anche questa foto, come le altre, viene citata come “Foto di Anita Garibaldi”. Ad escludere questa attribuzione valgono questi elementi: 

  • A – La statura e il particolare abbigliamento maschile, nonché la medaglia.

  • B – Anita Garibaldi nel 1849, a Roma, era all’ottavo mese di gravidanza (gravidanza che determinò la sua morte a Ravenna il 4 agosto 1849 – località Mandriole) ma il suo stato fisico non appare minimamente nella foto.

  • C – La foto in esame non era ancora stata inventata, perché nel 1849 erano realizzati solo i “dagherrotipi” e le “carte salate”.

     Per dare una identità a questa immagine possiamo ipotizzare, fra i vari indizi, che il personaggio in esame potesse essere “Tonina Marinelli” detta “la garibaldina” (il suo vero nome era “Antonia Masanello in Marinelli”). La sua biografia è descritta nell’opera di Emilio Giacomo Curatulo in “Garibaldi e le donne” (ed. Polyglotta 1913 pag, 68) che ne dà una riproduzione in litografia a colori. In effetti questa giovane donna prese parte nel 1860, insieme al marito, alla Campagna dei Mille da Milazzo al Volturno, meritandosi la decorazione sul campo.

     Per ultimo, a ricordare le vere sembianze di Anita Garibaldi è il ritratto dipinto “dal vero” a Montevideo nel1845 dal pittore Gaetano Gallino; immagine che a tutt’oggi si conserva nel Museo del Risorgimento di Milano (foto 5)

P. S.

Un’ultima notizia mi informa che anche un Comitato di onoranze brasiliano in onore di Anita ha rivendicato il ritrovamento di questa falsa identificazione .

Leandro Mais