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QUANDO E COME INIZIO’ LA MIA COLLEZIONE
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Nel lontano 1978, nasceva, derivata da un’altra precedente passione, quasi per gioco, questa nuova collezione, che tanto doveva espandersi nei successivi anni in maniera a me stesso inaspettata. Negli anni giovanili, il mio primo hobby era stata la filatelia, seguita e curata in tutte le forme: dalla classica collezione delle varie emissioni a quella così detta “tematica”, nella quale ogni filatelista è libero di costruire il soggetto prescelto e la relativa ricerca, in maniera autonoma e personale. Dal 1953 al 1977 mi interessai alla “tematica a soggetto artistico”, partecipando a varie mostre e scrivendo diversi articoli su riviste filateliche. Nel 1978, seguendo sempre il sistema delle tematiche, decisi di realizzare una ricerca su un personaggio storico che mi aveva sempre affascinato, e del quale avevo, anni prima, acquistato la magnifica edizione degli scritti (ed. Cappelli Bologna 1932): Giuseppe Garibaldi. Iniziai con lo stendere un “canovaccio” cronologico della vita dell’Eroe nonché di tutti i personaggi, amici o nemici, che avevano avuto contatto direttamente o indirettamente nello svolgimento della sua vita eccezionale. La ricerca e le notizie dei tanti personaggi (trovati riprodotti nei francobolli di tutto il mondo) mi portarono a dover consultare non solo l’enciclopedia, ma libri, giornali ed opuscoli d‘epoca che, per il loro particolare interesse storico ed artistico, decisi di reperire sul mercato. Fu così che cominciarono ad allinearsi nella mia libreria un numero sempre maggiore di volumi, opuscoli, giornali ecc.
Così, nel 1982, anno centenario della morte dell’Eroe, “Vita di Garibaldi nei francobolli di tutto il mondo” veniva esposta al pubblico nella bellissima mostra di Palazzo Barberini in Roma, curata dallo S. M. E. (Stato Maggiore Esercito – n.d.r.). La passione collezionistica garibaldina cominciava a prendere forma attraverso il continuo reperimento di materiale vario, fino ad ingrandirsi attraverso le seguenti sezioni: Cimeli, lettere autografe, documenti, buoni per sottoscrizioni patriottiche, fotografie d’epoca; e poi, raccolta di foto moderne di lapidi e monumenti, sculture e pitture originali d’autore, cammei, oggettistica d’antiquariato, album numeri unici, giornali e riviste, manifesti, dischi e spartiti, giochi e soldatini, curiosità e fumetti. Nel 1994 si aggiunse alla preesistente raccolta l’archivio degli eredi del dr. Enrico Albanese, comprendente, fra l’altro, lettere autografe di Garibaldi, fotografie inedite, documenti riguardanti le varie Campagne cui prese parte l’Albanese, e documenti e lettere con firma autografa di importanti personalità dell’epoca. Inoltre, la Camicia rossa indossata da Garibaldi il 29 agosto 1862 e una grande ciocca di capelli e barba del Generale, tagliati dal Dr. Albanese il 27 agosto 1874.
Leandro Mais
PREMESSA
Il presente Catalogo è stato fortemente voluto da Maria Pia Rosati, vedova del grande ricercatore e collezionista Leandro Mais, che ne aveva desiderato la realizzazione con il nobile scopo di donare alle generazioni future la sua raccolta, acquisita in cinquanta anni di attività, trasferendola in un museo romano dedicato a Giuseppe Garibaldi. L’aggettivo grande, usato per meglio definire le qualità di Leandro Mais come ricercatore e collezionista, è ben giustificato! Infatti, il suo interesse per Garibaldi e per il Risorgimento volontario e garibaldino non si è limitato solo ad acquisire testimonianze di valore storico-artistico o venale sull’argomento, come farebbe un qualsiasi collezionista interessato ad arricchire la sua raccolta, ma si è spinto oltre: nel valore simbolico degli oggetti, antichi o recenti; nell’indagine minuziosa, finalizzata a trarre dal “pezzo” conferme o smentite di una storia, certamente già scritta, ma ancora da perfezionare attraverso dettagli e curiosità. Mais ha fatto di più: è sceso anche nell’intimità dei personaggi risorgimentali, nelle loro storie, nelle loro vite, nei loro ideali, nei loro sacrifici, nelle loro morti eroiche. E così il ricercatore, partendo dal più piccolo e insignificante oggetto o scritto, non solo ne ha estratto il contenuto, portandolo alla luce, ma ne ha valorizzato l’esistenza, l’importanza e l’utilità. Un’operazione finalizzata certamente al proprio arricchimento culturale, ma anche, e di conseguenza, a quello dell’intera comunità nazionale e internazionale. Il suo metodo d’indagine, minuzioso e approfondito, gli è stato utile per mettere in pratica innate doti di abile disegnatore e incredibile amanuense, come è possibile constatare nelle pagine dei due album di francobolli dedicati alla vita di Giuseppe Garibaldi, commentati a mano con una scrittura minuscola, ordinata e precisa, già di per sé opera d’arte! La cecità, che lo ha colpito negli ultimi anni della sua esistenza, non gli ha impedito comunque di continuare, malgrado la grave menomazione, ad acquisire oggetti ed opere, studiandole attraverso il solo tatto e le descrizioni di Maria Pia Rosati, che lo ha costantemente assistito e aiutato in questo lavoro e nella vita quotidiana. Organizzare l’immensa mole della collezione in un catalogo che rispondesse al duplice obiettivo di ordinare razionalmente il materiale, evidenziando note e commenti che Mais aveva tracciato per ogni “pezzo”, non è stata impresa semplice. Ci è riuscita una piccola e affiatata squadra di volontari e tecnici, che ha realizzato, in soli nove mesi, un lavoro che avrebbe richiesto almeno due anni di applicazione. La spiegazione va ricercata nella nascita, tra i componenti del gruppo, di un’insolita dedizione, scaturita dalla lettura delle lettere, dalle descrizioni degli oggetti, dall’unicità di certuni scritti; dalla presenza muta, ma viva, di tanti personaggi che hanno costruito la nostra storia. Così, oltre all’ammirazione per il gran lavoro di ricerca del Mais, per il suo metodo d’indagine, per la serietà dei suoi approfondimenti, sempre corredati da preziose testimonianze, non possiamo non riconoscergli il merito di averci avvicinato alla comprensione del valore e della grandezza dell’“uomo Garibaldi”, del suo mito e delle sue vicende eroiche, sollecitando in noi il rispetto e la profonda riconoscenza per tutto quel popolo che, nel tempo, ha partecipato con impegno e sacrificio alla lotta per la realizzazione dell’Unità d’Italia.
Paolo Macoratti
Una mente razionale, abituata a considerare reale solo ciò che viene percepito dai cinque sensi, avrebbe classificato la storia che ha portato al ritrovamento dello Scudo di Garibaldi come “un raro colpo di fortuna”. Ma la successione degli avvenimenti e la dinamica temporale degli stessi, quasi fossero propedeutici alla costruzione del risultato finale, distraggono la mente dal razionale per portarla inevitabilmente verso il mondo ancora misterioso delle coincidenze.
Qualche anno fa, durante uno dei frequenti incontri avuti con Leandro Mais, membro Onorario della nostra associazione e appassionato collezionista di una importante raccolta su Garibaldi e sui garibaldini, venivo a conoscenza di un fatto singolare accaduto nel 2002, in occasione della pubblicazione, in una rivista di Palermo specializzata in fotografia, di un articolo firmato da uno specialista, amico dello stesso Mais, sul fotografo palermitano dell’800 Giuseppe Incorpora. Poiché l’Incorpora era stato il primo, nel 1878, a fotografare lo Scudo di Garibaldi (All. 1), lo specialista aveva deciso di recarsi al Museo del Risorgimento di Roma, ove era conservata l’opera, per scattare una foto direttamente all’originale, e poi pubblicarla. Al suo ritorno dal Museo, l’amico aveva riferito al Mais che lo Scudo non era più in mostra in quanto alcuni ignoti ne avevano asportato l’altorilievo centrale raffigurante la testa di Garibaldi! Pertanto, nell’articolo, era stata riprodotta la vecchia foto eseguita dall’Incorpora, proveniente comunque dalla collezione Mais. Questa era la sola versione esistente del fatto, visto che la stampa non aveva riportato alcuna notizia dell’eventuale denuncia di furto presentata dal Museo del Risorgimento alle forze dell’ordine.
L’opera d’arte era stata donata dal Popolo Siciliano a Garibaldi l’11 maggio 1878 e, da quest’ultimo, ceduto al Comune di Roma nel 1879. L’11 giugno 1882, in occasione delle onoranze che il Comune aveva reso all’Eroe, lo Scudo era stato posto su di un carro celebrativo, accanto a varie corone di fiori (All. 2). In seguito, se ne era potuta ammirare la bellezza all’ Esposizione Italiana di Torino del 1884, sezione industriale e artistica (All. 3) e, sempre a Roma, in quella Garibaldina del 1932, nel cinquantenario della morte del grande condottiero (All. 4).
Il prezioso oggetto si ripresenta sulla scena, in una forma del tutto inconsueta, sul finire del mese di ottobre del 2019, quando decido di attraversare la città per andare a tagliarmi i capelli a casa di un barbiere ultraottantenne, del quale sono stato cliente fedele per decine di anni, e dal quale continuo a recarmi saltuariamente, per amicizia, anche dopo il suo abbandono della professione. Dopo le rituali operazioni di taglio, l’amico, conoscendo la mia appartenenza a una Associazione Garibaldina, mi segnala che un negoziante di antiquariato da cui si reca ogni tanto per l’acquisto di piccoli oggetti d’epoca, ha sottoposto alla sua attenzione un pezzo di rara bellezza, propostogli, a sua volta, da un privato che ne è in possesso e che vuole vendere: uno scudo metallico, variamente decorato, con al suo centro una piccola scultura raffigurante la testa di Garibaldi. E aggiunge, inoltre, di non essere interessato all’eventuale acquisto, sia per l’alto costo (ottomila euro), sia perché il tema dell’opera potrebbe essere apprezzato solo da un estimatore del periodo risorgimentale. Mentre ringrazio per il pensiero, immagino come possa essere questo oggetto, senza preoccuparmi di collegarlo alla storia descritta precedentemente. Il primo dubbio, però, mi assale quando il barbiere, approfondendo la descrizione trasmessagli dall’antiquario, ne mette in evidenza il diametro, mimandolo con l’apertura delle braccia e asserendo che l’oggetto può essere spostato solo con la forza di due persone. Quest’ultimo particolare suscita in me la curiosità di vederlo, almeno in foto. Fingendomi interessato all’acquisto, chiedo all’amico di farmi inviare dall’antiquario, sul mio telefono cellulare, l’immagine dello Scudo.
Dopo qualche giorno senza comunicazioni né immagini, ripongo nel cassetto della dimenticanza oggetto, offerta e curiosità, fino al momento in cui, invitato a casa dei coniugi Mais, colgo l’opportunità per raccontar loro brevemente il fatto. Questi ultimi, certi che non si tratti del famoso Scudo, di cui conoscono la storia, compresa quella della “decapitazione”, condividono la mia curiosità, momentaneamente accantonata. Passano pochi minuti. Mentre siamo intenti a parlare d’altro, arriva inaspettata sul mio cellulare l’immagine che avevo precedente richiesto, inviatami, anche se con ritardo, dall’antiquario. A questo punto è facile immaginare sorpresa, stupore e incredulità nel riconoscere in quell’oggetto proprio lo Scudo di Garibaldi: integro, bellissimo e soprattutto identificabile in base all’immagine d’epoca del famoso fotografo siciliano Incorpora, posseduta dal Mais, e attraverso la descrizione tratta dall’articolo di un giornale d’epoca. Scudo integro, dunque, e non “decapitato”! Il fatto meritava un serio approfondimento (All. 5).
Decido dunque di contattare nei giorni seguenti l’antiquario per prendere un appuntamento e recarmi con lui a casa del privato, e vedere finalmente l’oggetto. Deciso il tutto, ci rechiamo nel giorno e nell’ora prefissata da un anziano ingegnere (poi risultato architetto) il quale, senza indugio, ci porta nella sua cantina e da qui estrae, aiutato dall’antiquario medesimo, uno scudo metallico circolare, policromo, molto pesante. A questo punto ogni dubbio svanisce: mi avvicino all’oggetto con trepidazione, e accarezzo la testa dorata dell’Eroe pensando che sicuramente anche Lui lo avesse fatto, in segno di ammirazione per la perfezione e bellezza dell’opera scultorea. Avevo portato con me la descrizione minuziosa dei simboli e delle incisioni praticate sullo Scudo e la loro collocazione nella ripartizione dei vari settori (All. 6); le ritrovo tutte, quelle incisioni, dai nomi dei Mille a quello di Anita, da Rosolino Pilo a Vittorio Emanuele II, emozionandomi insieme all’antiquario che inizia per la prima volta a comprendere l’unicità e l’importanza dell’oggetto che gli era stato proposto per una mediazione di vendita.
Chiedo all’ingegnere delucidazioni circa la provenienza dell’opera d’arte; lui mi risponde di aver lavorato per molti anni al Museo del Risorgimento di Roma come responsabile degli allestimenti delle mostre, e di aver ricevuto lo Scudo dall’allora Presidente dell’Istituto del Risorgimento, nel frattempo deceduto, in cambio di lavori eseguiti e mai liquidati! Chiedo allora, anche se non dovrei farlo, vista l’assurdità della sua risposta, se ci sia un documento che possa in qualche modo attestare questa dichiarazione. Naturalmente no! A questo punto chiedo all’ingegnere se il Direttore del Museo (lo stesso dirigente che aveva raccontato all’amico di Mais la storia del furto), sia a conoscenza di quanto asserito, ma ho da lui ancora una risposta negativa. Vedo se si riesce a uscire da questa situazione imbarazzante: propongo allora all’ingegnere, che accetta, di telefonare il giorno successivo al Direttore del Museo per informarlo della sua volontà di far rientrare lo scudo al Museo. Da parte mia avrei verificato, tramite l’antiquario, se l’operazione fosse stata puntualmente eseguita. Dopo una settimana, non ricevendo notizie, chiamo l’antiquario che mi informa dell’avvenuta telefonata tra l’ingegnere e il Direttore del Museo: costui gli avrebbe intimato di riportare subito lo Scudo nella sua antica sede storica. Trascorsa ancora una settimana senza notizie, temendo a questo punto che alle parole non fossero seguiti i fatti, e che lo Scudo potesse volar via, persino all’estero, decido di confidare il tutto al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Roma – Gianicolense, che conosco da una ventina d’anni. Il Comandante comprende subito l’importanza del caso e nel giro di 48 ore, prima convoca me alla Stazione dei CC per ascoltare, alla presenza di alcuni funzionari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, da lui stesso convocati, la storia dello Scudo di Garibaldi e del suo “miracoloso” ritrovamento; successivamente si reca con gli stessi funzionari a casa di Leandro Mais che confermerà, non solo l’importanza documentata dello scudo, ma anche la storia dell’ormai famosa “decapitazione”.
Il resto è cronaca che si può ritrovare nel Comunicato Stampa dei Carabinieri apparso sulle principali testate giornalistiche italiane. Attualmente lo Scudo è in custodia del sopracitato Nucleo T.P.C. dei Carabinieri.
Con rispetto assoluto delle indagini in corso, che si spera possano far luce completa sulle responsabilità degli attori di questa storia e di quelli ancora sconosciuti, deputati al controllo del materiale custodito nei depositi dei Musei e non esposti, mi auguro che lo Scudo di Garibaldi, che l’Eroe aveva donato generosamente alla città di Roma, possa essere collocato nella sala più visitata dal pubblico del complesso dei Musei Capitolini, con una targa che ne illustri la vicenda storica, artistica e umana, e una riga finale dedicata alla sua scomparsa dal Museo Nazionale del Risorgimento di Roma e del suo funambolico ritrovamento avvenuto nel 2019.
Paolo Macoratti (Presidente Ass. Garibaldini per l’Italia)
Carissimi amici, mi permetto di far seguire a quanto illustrato dall’amico Presidente qualche notizia su questo “ritrovamento”, per la parte relativa alla mia collaborazione. Il sottoscritto ha semplicemente resi noti tutti i dati riguardanti la documentazione storica della preziosa opera di Antonio Ximenes. La medesima è stata consegnata ai Carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale durante la visita al mio domicilio. Ciò premesso, mi resta solo da sottolineare negativamente quanto segue: Il comunicato stampa cui ha fatto seguito la pubblicazione in varie testate di giornali (con molti errori) del ritrovamento dello Scudo da parte del suddetto Reparto T.P.C. non ha fatto alcun cenno alla fattiva collaborazione dei due cittadini. Questa precisazione valga solamente, da parte mia, come realtà dei fatti; per il resto sono contento di aver operato negli interessi della collettività.
Leandro Mais
(le immagini 1-3-4-6 provengono dalla Collezione Mais)
Aggiornamento del 30 dicembre 2025
Dopo sei anni dal suo ritrovamento (https://www.garibaldini.org/2020/02/la-vera-storia-del-ritrovamento-dello-scudo-di-garibaldi/) ricompare, in tutta la sua bellezza formale e storico-culturale, lo Scudo di Garibaldi, opera di Antonio Ximenes.
Giovedì 18 dicembre 2025 La Direttrice di VIVE, Vittoriano e Palazzo Venezia, Dott.ssa Edith Gabrielli, coadiuvata da Alessandro Tomei e Barbara Agosti, ha presentato nella sala del refettorio di Palazzo Venezia, insieme al Prof. Valerio Terraroli e al Colonnello Dott. Paolo Befera, comandante del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, la mostra dedicata al restauro del famoso Scudo. Erano presenti, oltre alle bravissime restauratrici dell’opera, il pronipote dell’eroe, Dott. Giuseppe Garibaldi, direttore dell’Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi, e l’Arch. Paolo Macoratti, presidente dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, artefice, insieme al compianto Leandro Mais, del rocambolesco ritrovamento.
Lo Scudo di Garibaldi sarà esposto nella Sala Altoviti di Palazzo Venezia fino al 12 aprile 2026
Cofondatore nel 2010 dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, Maurizio Brigazzi è stata persona di grandi ideali, di profonda cultura e spiritualità; un esempio di forza d’animo, tenacia e passione dimostrata in tanti episodi della sua esistenza. Specchio della sua anima sono stati i libri di poesie e quelli dei suoi saggi, le sue riflessioni sulla vita, quelle sul poeta latino Catullo, e sul quartiere di Monteverde-vecchio in Roma, dove era nato e che ha sempre amato. Tutto questo ci lascia Maurizio: un grande esempio di dignitosa esistenza, per noi e per la sua famiglia.
RICORDO DI UN GARIBALDINO DEL TERZO MILLENNIO
di Paolo Macoratti
Conobbi Maurizio Brigazzi al Sacrario dei Caduti per Roma il 9 febbraio 2006, nel corso di una delle annuali importanti cerimonie che ricordano la Proclamazione della Repubblica Romana del 1849. Mio intento era quello di riprendere i contatti con L’A.N.V.R.G., Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, di cui avevo fatto parte nel 1994 e da cui mi ero allontanato per i troppi impegni di lavoro; lavoro che aveva occupato totalmente anche il mio tempo libero. Sicuro di trovarmi di fronte a delle “Camicie Rosse” dell’A.N.V.R.G., quel 9 febbraio fermai due “garibaldini”, presentandomi: uno si chiamava Maurizio Brigazzi. Questi rimase sorpreso nel sentire che il mio cognome era lo stesso di un amico di suo padre, che aveva avuto con lui, durante la Resistenza, comuni vicende: in effetti, non si sbagliava perché i nostri due genitori erano stati, politicamente e idealmente, dalla stessa parte. Diventammo subito amici, riconoscendoci nei valori ideali del Risorgimento garibaldino, anche se l’Associazione di riferimento non era l’A.N.V.R.G., quel giorno non presente, ma l’A.N.G., l’Associazione Nazionale Garibaldina, presieduta dal compianto Colonnello Nicola Serra; Associazione di cui Brigazzi era Presidente della sezione di Roma e a cui mi iscrissi anch’io. Dopo qualche anno di cerimonie garibaldine che il Col. Serra organizzava in varie parti d’Italia, decidemmo con Maurizio e altri nuovi appassionati di vicende garibaldine (il compianto Alberto Mori e Maurizio Santilli), di fondare, autonomamente dall’A.N.G., pur mantenendo con essa la collaborazione, una nuova associazione: la Garibaldini per l’Italia; associazione che si occupasse principalmente di rivolgere la propria attenzione al mondo scolastico. Fu Brigazzi, più tardi, a presentarmi Leandro Mais, il ricercatore e collezionista dell’universo risorgimentale e garibaldino, che non solo divenne un mio grande amico ma che sarebbe stato così importante per i progetti di donazione della sua Collezione al Comune di Roma.
Questo, dunque, l’apporto di Maurizio alla costruzione e allo sviluppo della nostra associazione, malgrado la cecità che lo aveva colpito negli ultimi anni ma che non gli aveva impedito di partecipare alle nostre assemblee, di incoraggiare le nostre attività, anche soltanto attraverso telefonate che quasi quotidianamente coinvolgevano me, la nostra Segretaria Monica Simmons e altri soci. Telefonate, i cui contenuti spesso uscivano dalla sfera risorgimentale per addentrarsi nei più svariati argomenti culturali: dalla storia all’archeologia, dalla religione alla scienza, dalla spiritualità all’escatologia.
I volumi scritti da Maurizio (I versi raccontano -poesie romanesche) – Trasparenze – Tutto Catullo – Tutto Catullo per tutti – Pilloline) parlano di un uomo libero nello spirito, colto e ironico, che ha spinto il proprio desiderio di libertà oltre i confini del mondo sensibile:
Libertà assoluta
Quando il corpo tutto si corromperà
E l’anima mia se ne volerà via
forte s’udirà: VIVA LA LIBERTA’
Maurizio Brigazzi
INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE PAOLO MACORATTI AGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO PINO PUGLISI DI ROMA
Prima di rendere il doveroso omaggio ai caduti voglio unire a questa memoria il nome di un eroe dei nostri tempi, cui è dedicato l’Istituto scolastico qui presente: Don Pino Puglisi, vittima della mafia, ucciso il 15 settembre 1993 a Palermo. In secondo luogo, voglio ricordare quanto la nostra Costituzione, scaturita dalla Resistenza, affondi le sue radici nella Costituzione della R.R. del 1849.
Per questo abbiamo consegnato ai ragazzi della Pino Puglisi un DEPLIANT, al cui interno potranno trovare i principi fondamentali delle due Costituzioni, Romana e Italiana, e i concetti mazziniani di Patria e Repubblica, di cui già abbiamo parlato con loro durante la visita al museo della R.R. e ai luoghi delle battaglie. Concetti fondamentali, quelli di Patria e Repubblica, che sembrano aver perso dimora nell’animo di molte persone, politici compresi.
E mi rivolgo infine ai ragazzi della Puglisi ricordando loro che oggi qui non stiamo celebrando una battaglia per avvalorare la supremazia di un esercito sull’altro o di un popolo su di un altro popolo, no! Siamo qui per recepire il messaggio che ci viene da quella battaglia: cioè, il dovere di resistere alla sopraffazione del “forte” contro il “debole”; di chi vuole negare la libertà con l’uso della forza: siano Papi, Imperatori, Presidenti o Capi di stato.
E qui è utile ricordare il messaggio di pace che il nostro eroe nazionale, Giuseppe Garibaldi, pronunciò al congresso internazionale di Ginevra del 9 settembre 1867: Tutte le nazioni sono sorelle - La guerra fra loro è impossibile!
Visitare almeno una volta il luogo ove visse e morì l’”Eroe dei due mondi” non dovrebbe rappresentare soltanto il soddisfacimento di una curiosità: quella di vedere le bellezze dell’isola di Caprera, così spesso citata nei libri di storia, e la tomba di Garibaldi e dei suoi famigliari. Un tale proponimento sarebbe di certo utile per soddisfare i sensi ma resterebbe nella logica della superficialità. In realtà, per ogni cittadino italiano e del mondo, tale visita dovrebbe suscitare un sentimento di devozione e ammirazione verso “il liberatore”; verso colui che incarnando il concetto di libertà dell’essere umano, ha donato agli uomini e alle donne di allora, di oggi e di domani l’esempio più fulgido e onesto di come ci si possa affrancare dal potere dell’uomo sull’uomo, dedicando un’intera vita al raggiungimento di questo scopo.
In questa ottica, una delegazione dell’Associazione Garibaldini per l’Italia, formata dal Presidente Paolo Macoratti, dalla Segretaria Monica Simmons, dai soci Stefano Dini, Patrizia Musacchio e Patricia Tendi, ha organizzato nei giorni 11,12,13 settembre 2024 un “Pellegrinaggio” a Caprera. Durante la visita alla “Casa Bianca” e al Compendio garibaldino” sono stati letti alcuni brani tratti dal libro Giuseppe Garibaldi – Il predestinato edito dalla “Garibaldini per l’Italia Edizioni”.
L’Associazione “Garibaldini per l’Italia”, in collaborazione con il “Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina” promuove annualmente un’iniziativa dedicata alla scuola secondaria di primo grado (quest’anno l’Istituto Comprensivo Pino Puglisi di via Bravetta n. 383), consistente in visite guidate al suddetto museo e ai luoghi ove avvennero i principali scontri tra Francesi e Italiani (Villa Pamphili e Gianicolo) durante la difesa della Repubblica Romana del 1849. Le visite, integrate dalla consegna agli insegnanti (Silvia Mori, Lucia Raffaelli, Maria Amelia Sucapane, Valentina Vittori, Daniela De Lucia) di alcune lettere originali di corrispondenza provenienti dalla “Collezione Leandro Mais”, scritte nel periodo 1846-1849 da testimoni che hanno vissuto gli avvenimenti storici della nascita della Repubblica Romana e della sua gloriosa fine, sono state finalizzate alla ideazione di un concorso denominato “Premio Alberto Mori”, in cui i ragazzi delle terze classi si cimentano nella descrizione, in una lettera di corrispondenza e in veste da “protagonisti”, dei tragici avvenimenti bellici di quella breve stagione repubblicana.
La premiazione dei vincitori di quest’anno è avvenuta a Roma, al Mausoleo-Ossario garibaldino di via Garibaldi, in occasione del 175° anniversario della battaglia del 30 aprile 1849. Di seguito, un estratto delle lettere vincitrici, scritte dagli alunni delle due classi:
CLASSE III A – SELEZIONATI: SOFIA BONETTI, TANCREDI COLELLA, DAVIDE MARCELLITTI, NOVELLI EDOARDO, STAZI ALESSIA.
TERZO CLASSIFICATO: BONETTI SOFIA
Un combattente repubblicano descrive in una lettera indirizzata al padre la battaglia del 30 aprile.
“Roma, 1° maggio 1849 – Li contammo, erano 300 i sopravvissuti francesi che avevamo fatto prigionieri. Li conducemmo dentro Roma cantando la marsigliese, regalando loro sigari, abbracciandoli, acclamandoli quali fratelli repubblicani ingannati dai preti. Padre, anch’io come i miei compagni sono orgoglioso di aver contribuito alla vittoria e alla protezione della nostra giovane patria, ma il ricordo della mia mano che impugnava l’arma e i cadaveri di ragazzi come me, morti, sul campo, è vivo nella mia mente”.
SECONDO CLASSIFICATO: NOVELLI EDOARDO
Altro combattente scrive ad un suo concittadino – parente notizie sulla battaglia di Porta Cavalleggeri
“Roma 30 aprile 1849. Hanno attaccato da Porta Cavalleggeri, vicino le mura. Arrivati vicino al bastione, ordinati, coraggiosi e spavaldi invasero la strada, ma… “stupidi” al tempo stesso, perché non pensavano che li stessimo aspettando e che stavano sotto il nostro tiro. In molti di loro hanno perso la vita, oggi, su quella strada! Qualche volta sparavano anche loro e ci ferivano, ma noi l’avemmo vinta”.
PRIMA CLASSIFICATA: STAZI ALESSIA
Una infermiera scrive ad un’amica ed esprime, in poche righe, l’amor di Patria delle donne nell’assistenza ai feriti.
“Roma, 4 giugno 1849 – Ieri, verso le undici e tre quarti, è arrivato al nostro ospedale il patriota Goffredo Mameli, in condizioni critiche: non credo che ce la farà. Appena arrivato aveva una ferita alla gamba; è stato subito portato da un medico che ha fatto il possibile, ma la situazione sta degenerando, la gamba sta andando in cancrena, presto lo perderemo. Gli uomini, feriti in battaglia, arrivano da noi a valanghe. Io vorrei aiutare nel campo di battaglia ma l’unico modo con cui posso dare il mio sostegno è stare in ospedale. Per me è importante il ruolo che le donne stanno assumendo perché è l’unico con cui possono aiutare ad ottenere la libertà di Roma.
PREMI a TANCREDI COLELLA e DAVIDE MARCELLITTI
CLASSE III B – SELEZIONATI: GATTI, GIOMMETTI, GRAMIGNAN, MARCUCCI, MORO
TERZO CLASSIFICATO: DAVIDE MORO
L’autore di questa lettera è un amico di Righetto, simbolo di quei bambini che per pochi soldi cercavano di spegnere le micce delle bombe francesi:
“Righetto, ti ho voluto bene! Eri molto importante per me e non sono più felice. Mi mancano le nostre corse per le strade di Roma allietate dai canti di libertà, dai drappi e dalle bandiere. Le nostre guerre finte sono diventate vere e i nostri nemici sono diventati i Francesi, gli Austriaci e i Borboni. Anche se siamo dei bambini abbiamo voluto dare il nostro aiuto. Addio amico”.
SECONDO CLASSIFICATO (pari merito): MAYA GRAMIGNAN SCURANI
Il personaggio è un’infermiera volontaria che scrive ad Anita:
“Certe volte vorrei essere proprio come te, una donna senza paura che la guerra non intimorisce, una mamma premurosa che nonostante le difficoltà riesce a essere sempre presente per i suoi piccoli figli. Adesso devo andare, il dovere mi chiama, io e la signora Belgioioso ci stiamo occupando dei soldati feriti, mi sto impegnando molto perché non ho mai praticato questo mestiere”.
SECONDO CLASSIFICATO (pari merito) LUDOVICO GIOMMETTI
Il personaggio è un garibaldino che scrive a Ciceruacchio in fuga verso Venezia. Una vicenda che lo ha colpito particolarmente, perché scrive:
“Sai benissimo che gli Austriaci temono moltissimo i ribelli e i patrioti, ma non abbandonare per nessun motivo i tuoi figli. Salvali! Mostra che faresti tutto per loro, anche morire. Cerca di far capire agli Austriaci che almeno i bambini non devono morire! Se questa fuga dovesse riuscire e quando i tempi saranno migliori, ritorna nella tua città. Nulla fermerà il nostro sogno di libertà e la nostra lotta”.
PRIMO CLASSIFICATO: VALERIO MARCUCCI
Un compagno di studi scrive a Manara dopo la sua morte a Villa Spada e termina con una nobile promessa:
“Voglio renderti omaggio con questa lettera perché sei stato come un fratello, un esempio da seguire. Tu hai rinunciato ai tuoi studi e hai abbandonato la tua città d’origine pur di difendere l’Italia e diffondere l’amor di patria, pur sapendo di poter perdere la vita. Quando ti sei affacciato a quella finestra una sciagura si è scagliata su di te: un colpo di fucile ti ha tolto la vita. Il giovane fiore è stato colpito dalla fredda falce. La tua morte non cancellerà il tuo impegno, la tua testimonianza. I tuoi compagni di studio non ti dimenticheranno e cercheranno di aiutare tua moglie Carmelita. Riposa in pace amico mio”.
PREMI a GABRIELE GATTI e VALERIO FREZZA (per la sua ricerca su Garibaldi)
l’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA
175° – Ogni anno celebriamo la memoria di una Repubblica, della sua difesa e della sua Costituzione; anticipazione di circa 100 anni dalla fondazione dell’attuale ordinamento democratico. Noi delle associazioni garibaldine e altre meritevoli associazioni culturali, cerchiamo da anni di coinvolgere i ragazzi delle scuole per trasferire loro princìpi ideali di una storia quasi dimenticata. Ma questi ragazzi, con quali ideali dovrebbero oggi confrontarsi? Nel 1849, all’alba di una rivoluzione che avrebbe destituito un potere che durava da 1083 anni, le forze in campo e i valori da sostituire erano ben visibili: da un lato l’oppressore: uno stato teocratico oscurantista, coadiuvato da quattro eserciti europei; dall’altro gli oppressi, decisi a far nascere una Repubblica fondata sulla democrazia pura!…così era stata chiamata. Ma perché questa “democrazia pura” si potesse realizzare, occorreva, come diceva Goffredo Mameli nei suoi scritti, che “l’elettore avrebbe dovuto cercare nei suoi candidati quell’onestà personale e pubblica che fa d’un uomo politico un apostolo, d’un’opinione una credenza, d’un partito una religione”. E concludeva il brano, scrivendo: “Non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”. Con queste idee, Mazzini, Mameli, Garibaldi, e tanti altri avrebbero potuto certamente realizzare la democrazia pura; altrimenti la rivoluzione avrebbe cambiato solo le due o più persone che “Tirano i fili”. Inutile sottolineare come anche oggi sia d’importanza fondamentale, non solo la scelta oculata dei candidati da presentare alle elezioni, ma anche e soprattutto la loro capacità di garantire democraticamente il bene di tutta la collettività.
Oggi, per contrastare le forze, direi proprio demoniache, che portano alle guerre, alla fame, alla miseria materiale e spirituale del genere umano, alla falsa informazione, alle narrazioni sul cambiamento climatico, che mascherano la sperimentazione e manipolazione programmata del clima, dobbiamo uscire dalla nebbia che ci avvolge, perché i disvalori che caratterizzano queste forze non sono più visibili, come lo erano nel 1849: sono occulti!
Oggi il potere, quello vero, è fuori dal nostro campo di azione, ed opera a scala globale. Gli oppressori di oggi sono coloro che vogliono distruggere quel che resta delle democrazie, e lo stanno facendo con il potere di quantità immense di denaro, detenuto da pochi soggetti. Sono loro che conducono le economie mondiali, la sanità e lo sviluppo tecnologico globale. Gli oppressi siamo tutti noi, nell’illusione di vivere in democrazie in grado di esercitare la volontà popolare. Inoltre, l’interventismo delle imprese multinazionali sulle questioni sociali, coadiuvate da una politica europea che sembra favorirle (vedi manifestazioni di questi giorni degli agricoltori) serve ad indebolire ulteriormente l’azione dei governi, e quindi la fiducia nella democrazia, che, come tutti dicono, non funziona, per cui ormai, se vogliamo risolvere i problemi del mondo, dobbiamo, paradossalmente, confidare nei ricchi, nei miliardari, nella loro filantropia, e non nelle persone elette dal popolo,.
In questo panorama complesso e desolante, per evitare che cadano nell’oblio quei punti di riferimento storici da cui i giovani possano trarre, non solo esempi illuminanti per la vita futura, ma anche strumenti utili ad accrescerne lo spirito critico, abbiamo il dovere e il difficile compito di trasmettere loro il bagaglio culturale di cui siamo a conoscenza, che ci proviene da un insegnamento scolastico e famigliare molto diverso dall’attuale. Dovremmo, in sostanza, trasmettere loro la vita vera nel divenire storico, presentando figure viventi, e ne ho citate solo tre, invece che raccontare metodologie temporali e astrazioni storiche. (ricordo che lo studio del Risorgimento e dei personaggi che lo incarnarono è stato cancellato dalla scuola primaria).
Affinché questo nostro essere Volontari dell’informazione non risulti vano, dovremmo con più forza ed energia contrastare la disinformazione e le menzogne, ormai dilaganti in rete, anche sulla storia del nostro Risorgimento, dell’epopea garibaldina e sui singoli attori che la realizzarono.
Dovremmo, in sostanza, contribuire, unitamente alla scuola e all’ambiente famigliare, a fornire soprattutto “esempi”. E di questi esempi ne è ricco il nostro Risorgimento.
Viva la Repubblica Romana – Viva l’Italia







Accogliamo l’invito di Arturo De Marzi, componente del Coordinamento ReteTutela Roma Sud , a pubblicare la lettera che lo stesso Comitato ha voluto indirizzare al Papa , spes ultima dea, per fermare la realizzazione, da parte del Comune di Roma, del Termovalorizzatore di Santa Palomba, nell’area dei Castelli Romani.
Di seguito il testo di denuncia e la lettera al Papa
Non bruciamo il nostro futuro
Salve, approfittiamo della gentile ospitalità di questa redazione innanzitutto per presentarci, il Coordinamento ReteTutela Roma Sud è costituito da una Rete di associazioni, comitati e aziende dei Castelli Romani e dell’Agro Romano Meridionale fino al mare, territorio che prima ancora di Roma ospitò la Civiltà Latina.
I nostri obiettivi.
· Proteggere e rendere migliori le terre che abitiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo, per poterle lasciare ai nostri figli nelle condizioni in cui ce le hanno consegnate i nostri padri.
· Difendere il paesaggio e la natura, già tanto offesa, da ogni altra aggressione perché ogni persona possa viverci meglio e con più consapevolezza.
La priorità che ci vede coinvolti in questi mesi è fermare il termovalorizzatore che il Sindaco Gualtieri vuole realizzare nel territorio di S.Palomba in virtù di poteri speciali assegnati …impropriamente dal precedente governo in vista dell’ emergenza rifiuti correlata al Giubileo del 2025. L impianto che intende realizzare il Commissario Straordinario, sarà un Inceneritore capace di bruciare 600mila To/anno di materie prime potenzialmente riciclabili, invece di adottare possibili modelli alternativi indicati dall’Unione Europea basati sulla riduzione, riuso e riciclo, …ovvero nella logica di una Economia circolare.
Consci delle gravissime ricadute Ambientali che corre il nostro territorio nell’ alveo dei Castelli Romani, un bacino virtuoso che tra l’altro si è portato a una percentuale maggiore dell’ 80% di raccolta differenziata, continuiamo a batterci per difendere la nostra terra attraverso gli strumenti della controinformazione e della legalità.
Fondamentale in questa battaglia è raggiungere una consapevolezza collettiva, perché solo insieme si migliora il futuro, trasformando le idee in azioni concrete.
Tra le varie iniziative adottate, la prossima sarà quella che ci vedrà, sabato 18 nov., consegnare alla segreteria del Papa una lettera sottoscritta da centinaia di cittadini nella quale oltre a esternare la preoccupazione per il nostro territorio minacciato dal progetto dell’Inceneritore, …preoccupazione condivisa anche se si facesse da un’altra parte, contestiamo oltre la soluzione tecnica proposta per risolvere l’ annoso problema della gestione dei rifiuti della Capitale, la strumentalizzazione alla base di questa scelta obsoleta, ovvero che il prossimo Giubileo che la Chiesa Cattolica celebrerà nel 2025 viene utilizzato per giustificare i poteri speciali con i quali, in deroga alle leggi regionali e nazionali che tutelano salute e diritti dei cittadini, si intende realizzare/imporre l’impianto di incenerimento in evidente contraddizione con i contenuti di Cura e Tutela dell’ Ambiente riportati nell’ Enciclica, impianto che, …nel caso, non sarà comunque operativo per il 2025 ma ben oltre.
Sabato mattina 18 novembre 2023 una staffetta composta da cittadini, camminatori, ciclisti ecc. partirà da Albano e in varie tappe si porterà per le ore 16 presso la staz. Roma-S.Pietro , da li ricomposti i gruppi, si proseguirà insieme verso piazza S. Pietro, dopodiché una delegazione si recherà presso la segreteria Vaticana per la consegna ufficiale della lettera.
“Se i cittadini non controllano il potere politico nazionale, regionale e municipale, neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali [179].”
Per info, auspicando una partecipazione numerosa da parte dei cittadini romani: www.retetutela.wordpress.com
https://www.facebook.com/profile.php?id=100089600328904
In allegato, la lettera al Santo Padre
Albano, 12-11-2023 ReteTutelaRomaSud
lettera che a giorni il Coordinamento ReteTutelaRomaSud consegnerà a sua Santità Papa Francesco
Santità,
siamo una Rete di associazioni, cittadini, parrocchie, che si rivolge a Lei per parlarLe di un problema che sta interessando il nostro territorio e che sappiamo starLe particolarmente a cuore, perché riguarda la nostra “casa comune”, la madre terra e la salute dei suoi abitanti.
Esiste il progetto per realizzare un termovalorizzatore a servizio di Roma di cui Lei è Pastore, che il commissario straordinario del Governo ha deciso di costruire all’estrema periferia sud della Capitale, un’area densamente popolata.
Abbiamo a cuore la pulizia e il decoro della Città eterna, tanto quanto la salute del pianeta in cui viviamo, che merita l’impegno di tutti per lasciarlo ai nostri figli in condizioni migliori di adesso.
Ci spiace doverLa interpellare direttamente, ma c’è il concreto rischio che il prossimo Giubileo che la Chiesa Cattolica celebrerà nel 2025, possa essere strumentalizzato per giustificare i poteri speciali con i quali, in deroga alle leggi regionali e nazionali che tutelano salute e diritti dei cittadini, si vorrebbe realizzare l’impianto di incenerimento, che tra l’altro non sarà pronto per il 2025.
Tutto questo ci obbliga a prendere posizione come comunità, credenti e non, uniti per reagire all’indifferenza e alla cultura dello scarto dilagante, promuovendo con forza una cultura della cura poiché, come Lei ci ha ricordato nell’enciclica Laudato si’: se i cittadini non controllano il potere politico nazionale, regionale e municipale, neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali [179]. Abbiamo purtroppo constatato come infatti, in Italia, tutti i recenti disastri ambientali siano venuti alla luce proprio grazie all’azione popolare (i.e. ILVA di Taranto, inceneritore di Colleferro, PFAS in Veneto, ecc.).
Come saprà sul tema dei rifiuti l’Unione Europea ha individuato nella riduzione, riuso e riciclo la soluzione principale, lasciando l’incenerimento all’ultimo posto insieme alla discarica, a causa del loro impatto negativo sull’ambiente. L’adozione di nuove soluzioni più moderne era stata già recepita dal piano industriale dell’azienda municipale dei rifiuti di Roma del 2015, non realizzato a causa dell’interruzione anticipata del mandato del sindaco Ignazio Marino, e dallo stesso piano dei rifiuti della Regione Lazio del 2020.
Pensiamo non si possa accettare una tecnologia dannosa, che nulla ha a che fare con il decoro di Roma, compromesso dal sistema di raccolta tramite cassonetti stradali e dal senso civico dei suoi abitanti. La scelta sembra più utile a tutelare gli interessi di chi finora ha guadagnato grazie allo smaltimento dei rifiuti in discarica o nei termovalorizzatori, incassando un enorme flusso di denaro che verrebbe interrotto se invece i rifiuti fossero separati e venduti come materie prime.
La Sua enciclica, indicava già la strada da seguire. “A causa della complessità tecnica della materia, al momento di determinare l’impatto ambientale della soluzione per lo smaltimento dei rifiuti diventa indispensabile dare ai ricercatori un ruolo preminente e facilitare la loro interazione, con ampia libertà accademica [140]”. Cosa che non è stata fatta in questi mesi, durante i quali la politica si è sostituita alla scienza e, in maniera autoritaria, ha scelto di utilizzare una tecnologia che negli altri Paesi è in fase di regressione in quanto superata da soluzioni più sostenibili.
A proposito della «gerarchia dei rifiuti», di derivazione comunitaria, la «prevenzione» viene indicata come priorità rispetto al riciclo, al recupero ed allo smaltimento, di modo che sarebbero da privilegiare tutte le iniziative tese ad impedire la formazione di rifiuti, perché il miglior rifiuto è quello non prodotto. Gli Stati hanno quindi la possibilità di esercitare un sindacato sulle scelte aziendali oggi effettuate soprattutto in funzione di obiettivi di profitto economico, come recita la nostra Costituzione, affermando che l’iniziativa economica non può recare danno alla salute e all’ambiente, principio recepito nella proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero”, ancora in attesa di approvazione. “Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria… Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro [194]”
L’Italia vanta un primato nel riciclo dei materiali, che in una fase di carenza delle materie prime può ancor più rappresentare un vantaggio competitivo per il Paese, oltre che ambientale per il pianeta, consentendo ai cittadini romani di non pagare per lo smaltimento presso discariche e inceneritori, ma essere pagati per le materie prime raccolte.
Si intende “risolvere” la questione dei rifiuti senza minimamente tentare di collegarla ad un cambiamento del tipo di sviluppo imposto al nostro Paese, oggi basato su una “crescita” quantitativa avulsa dalla qualità della vita dei cittadini. Il ricorso ai termovalorizzatori, infatti, è funzionale a un aumento dei consumi e quindi dei rifiuti, perché quanti più rifiuti si producono tanto più cresce l’economia.
Esattamente l’opposto di quanto propone l’enciclica Laudato si’, la quale evidenzia che: l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca [204].
Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature [20]. Forse è per questo che è stato scelto un sito vicino a Borgo Sorano, un “ghetto” di case popolari dove vivono già 300 famiglie, accanto al quale hanno aperto un cantiere per realizzare altri 1.000 appartamenti dove deportare altri 4.000 abitanti in difficoltà economiche: L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme… Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta [48].
Riteniamo sia indispensabile supportare i le cittadine ed i cittadini di Roma nel loro impegno di restituire alla Città il decoro che merita nella consapevolezza che la cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale… Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema [111].
Saremmo pertanto onorati se volesse concederci un’udienza per poterLe presentare la nostra proposta di costituire una commissione internazionale di esperti indipendenti con esperienza in campo ambientale e nello smaltimento dei rifiuti, ai quali affidare la scelta delle migliori soluzioni disponibili, in modo da prendere in considerazione tecnologie più moderne e meno impattanti.
Con ogni migliore augurio, La salutiamo certi del Suo sostegno concreto e della Sua paterna preghiera.
Albano Laziale, 17 settembre 2023
L’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA HA PORTATO A TERMINE LA SETTIMA EDIZIONE DEL CONCORSO ALBERTO MORI, GARIBALDINO DEL TERZO MILLENNIO
Hanno collaborato: Arch. Paolo Macoratti (Presidente) – Sig.ra Monica Simmons (Segretaria) – Prof.ssa Silvia Mori – Signor Stefano Dini
Ricordiamo le finalità di questo Concorso: sensibilizzare le giovani generazioni alle vicende storiche e umane della Repubblica Romana, primo tentativo organico e istituzionale di creare l’unità d’Italia attraverso la formazione di una Repubblica democratica parlamentare a suffragio universale. Gli alunni, dopo una visita al Museo della R.R. e ai luoghi delle battaglie, hanno potuto analizzare il contenuto di alcune lettere di corrispondenza scritte nel periodo 1846-1849 da testimoni che hanno vissuto a Roma gli avvenimenti storici della nascita della Repubblica Romana e della sua gloriosa fine (Lettere facenti parte della collezione storica Leandro Mais). In questa prospettiva il singolo allievo ha elaborato un componimento a tema: “la lettera che avrei voluto scrivere io al mio più caro amico, durante la Repubblica Romana del 1849“.
CRITERI DI VALUTAZIONE DEL CONCORSO
Nel giudicare le lettere scritte dai ragazzi, si è dato più valore alla sostanza che alla forma; abbiamo considerato quattro punti:
- Assimilazione dei contenuti storici
- Originalità della composizione
- Interpretazione personale dei fatti accaduti
- Interpretazione personale dei valori etici e costituzionali
Non abbiamo penalizzato chi ha copiato alcune frasi da internet, in quanto ricadenti nell’ambito del laboratorio di ricerca; abbiamo penalizzato invece chi ha copiato male, riportando fatti, estranei al contesto storico della Repubblica Romana.
Le scuole partcipanti:
ISTITUTO PINO PUGLISI – III CLASSI, SEZIONI B,C,D,E
ISTITUTO GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI – CLASSE II B
I VINCITORI DEL CONCORSO
DI CIASCUN ALLIEVO SI RIPORTANO ALCUNE FRASI DEL SINGOLO COMPONIMENTO
ISTITUTO PINO PUGLISI – III B
Selezionati: Giulio Balzano, Giulio Caponio, Diana Di Donato, Alessia Mercuri, Mattia Montanaro, Vanessa Porcaro.
3° CLASSIFICATO – MATTIA MONTANARO
“Sotto di loro c’erano anche le tre bandiere dei regni. Io e i miei amici abbiamo parlato di quel manifesto per tutto il resto della giornata, magari questa volta il nostro sogno si avvererà”.
2° CLASSIFICATO – VANESSA PORCARO
“Ho appena letto la Costituzione e non potrei essere più fiero di appartenere a questa Patria; l’articolo 5 mi è piaciuto particolarmente, parla della nostra forma di governo, “la democrazia pura” a cui sarà dato “il glorioso nome di Repubblica Romana”.
1° CLASSIFICATO – DIANA DI DONATO
“ Finalmente i tempi sono maturati e il Papa ha solo il potere spirituale e non più quello temporale che fortunatamente è nelle mani del popolo. Tutti siamo animati dal desiderio di uguaglianza e libertà e da quello di immaginare un giorno non lontano in cui ogni cittadino italiano possa cantare canzoni analoghe”
ISTITUTO PINO PUGLISI – III C
Selezionati: Edoardo Morellini, Edoardo Natale, Aurora Rossi, Martina Savini, Greta Tassini.
3° CLASSIFICATO – MARTINA SAVINI
“Si respira mia cara, un’aria di speranza e fiducia nel futuro mai sentite prima. Finalmente anche a Roma (la Roma dei papi!) quei principi della rivoluzione francese a noi due tanto cari, uguaglianza, libertà, fraternità potranno essere fondamento della nostra Repubblica”.
2° CLASSIFICATO – EDOARDO MORELLINI
“Per riportare il Papa sul trono è accorsa la Francia, ma per difendere la Repubblica sono arrivati a Roma giovani da ogni parte d’Italia e Garibaldi con i suoi volontari, tra cui il patriota Goffredo Mameli che ha scritto un “Canto degli Italiani. Chissà se questo inno diventerà importante per l’Italia e cantato anche in futuro”.
1° CLASSIFICATO – GRETA TASSINI
“Ho implorato Carlo di Rimanere a casa, ma lui il 30 Aprile, all’alba, era già pronto in prima linea a difendere le porte della città dall’attacco francese. Quando questi sono giunti, abbiamo sentito un forte rumore di cavalli e ferraglie; è stato spaventoso. La mamma non smetteva di piangere. Per un momento abbiamo pensato di essere salvi, dato che i nostri vicini ci hanno detto che i Francesi non erano riusciti ad abbattere Porta Pertusa (murata da anni)…”
ISTITUTO PINO PUGLISI – III D
Selezionati: Alberto D’Angelo, Arianna Lamorgese, Federico Moretti, Christian Mormile, Nicole Moro e Martina Dalia, Camilla Zamponi.
3° CLASSIFICATO – Pari merito - CAMILLA ZAMPONI
“Oggi, camminando per le strade di Roma barocca, vidi l’orrore che aumentava nell’assistere all’assedio, che mi pareva una cosa impossibile; i corpi dei morti in battaglia mi impressionavano e il pensiero che più di duemila vite venivano portate via da pallottole di pistola e lame di spada, mi inorridiva”.
3° CLASSIFICATO – Pari merito CHRISTIAN MORMILE (scritta a mano)
“Qualche mese fa io e il mio caro amico Giulio abbiamo preso parte ad una rivolta nella quale abbiamo protestato forte contro le leggi oppressive dello Stato della Chiesa, e abbiamo rischiato di essere imprigionati, ma per fortuna siamo riusciti a scampare. Grazie a questa rivolta e ad altre che si sono succedute, il Papa ha ceduto e ha concesso queste libertà”.
2° CLASSIFICATO – ARIANNA LAMORGESE
“A quel punto, stupiti dalla nostra resistenza, e includo anche me dicendo “nostra” perché mi sento parte di questa battaglia, si sono spostati e divisi andando a Porta Angelica e a Porta Cavalleggeri. Pensavano di avere più fortuna; fortuna che però non ebbero, dal momento che li respingemmo anche lì. A questo punto furono costretti a ritirarsi, sconfitti e umiliati dalla potenza dell’eterna città. Garibaldi, e ovviamente anche Giulio, avrebbe voluto inseguirli, ma fu persuaso da Mazzini a lasciarli andare e liberare i prigionieri”.
1° CLASSIFICATO – ALBERTO D’ANGELO (scritta in corsivo)
“Oggi 3 luglio 1849, termina la nostra libertà; i Francesi hanno avuto la meglio e, a breve, il Papa tornerà al posto dove lo vogliono. I vili vincitori, così, avanzeranno le loro condizioni per una pace. Noi, però non accetteremo mai le loro sporche condizioni contro la nostra libertà; noi promulgheremo la Costituzione, nonostante non sia più possibile riprendere Roma e cacciare i Francesi, dato che anche Garibaldi è andato via. Adesso, però, ti devo salutare, amico mio, ma tu ricorda sempre: Viva la Repubblica. Viva la libertà, Viva l’Italia”.
ISTITUTO PINO PUGLISI – III F
Selezionati: Lucilla Di Coppola, Simone Di Renzo e Manuel Gerace, Tommaso Franchi, Greta Volpes, Nicole Volpes, Carlotta Zamponi.
3° CLASSIFICATO – NICOLE VOLPES
“Con il passare dei giorni peggioro e le medicazioni qui scarseggiano, così come i dottori che sono stati mandati la maggior parte sui campi di battaglia; le infermiere dicono che non mi resta molto tempo. Non so come dirlo a mia moglie…sai, ci ho pensato, non ho paura di morire solo, e non sono neanche più di tanto triste di stare per morire, perché so di averlo fatto per la mia Patria.”
2° CLASSIFICATO – GRETA VOLPES
“La sensazione che mi opprimeva è divenuta realtà; sono stato chiamato per andare in battaglia. Da ciò che mi hai riferito ho timore di morire perché alcuni sono partiti, ma non hanno più fatto ritorno e se ne sono perse le tracce; ed altri sono tornati, ma mal ridotti però. Ora non posso tirarmi indietro per la mia famiglia e la Repubblica, che tanto amiamo e ammiriamo. Se non hai più mie notizie non angosciarti troppo; cercherò di stare attento, fai sapere alla mia famiglia che le voglio bene”.
1° CLASSIFICATO – TOMMASO FRANCHI
“Durante il giorno si odono solamente spari, urla, cannoni e l’odore del sangue ci avvolge e non ci fa respirare; vedo in continuazione morire i miei compagni sotto i miei occhi e tutto questo mi addolora tantissimo; ma ho anche assistito ad atti eroici di soldati ma anche di molti civili che vogliono resistere per il bene di Roma; e tutto ciò mi dà la forza di andare avanti e di continuare a combattere. […]
(e conclude) Anche se domani non verrò ricordato come Garibaldi o Mameli, mi basterà avere la certezza di averci provato, di aver combattuto fianco a fianco con i miei compagni perché ogni uomo che morirà in battaglia sarà per sempre un eroe degno e coraggioso per aver sacrificato la sua vita per la propria Patria”.
ISTITUTO G.G. BELLI – II B
Selezionati: Caterina Agresta, Massimo Deb, Diana di Giannantonio, Leo Antonino Mannino, Francesco Pignataro.
3° CLASSIFICATO – LEO ANTONINO MANNINO
“Come sai il giornale parlerà proprio della nostra Repubblica e, libertà di stampa o no, devi sempre sottolineare come Pio IX ci abbia tolto i nostri diritti e la nostra indipendenza. Chi lo sa, magari un giorno questo giornale ispirerà le nuove generazioni ad un alto concetto di democrazia, uno stato più unito e libero con una grande Costituzione”.
2° CLASSIFICATO – DIANA DI GIANNANTONIO
“I Francesi hanno violato l’accordo di pace e da poche ore siamo sotto attacco: si sentono i rombi di cannone dal Gianicolo e i bagliori si riflettono sul Tevere. Non ho nessuna voglia di stare nelle retrovie e di assistere i feriti e preparare le munizioni; penso che anche una donna possa andare in prima linea e combattere per Roma e la Repubblica”.
1° CLASSIFICATO – FRANCESCO PIGNATARO (Corsivo)
“Ormai sono le dieci di sera circa e i più grandi si sono messi ad un tavolo a giocare a carte e bere, mentre noi ragazzi stiamo sopra Porta San Pancrazio e ogni tanto buttiamo un occhio per controllare che non ci sia nessuno, nel fra tempo scriviamo lettere da mandare ai nostri parenti, come questa, oppure guardiamo il panorama, che oggi è splendido più che mai: le stelle brillano alte nel cielo, le cicale cantano e la luna piena osserva da lassù. Mentre guardavo il panorama mi si è avvicinato il compagno Mameli e, sapendo che sono un pianista, mi ha chiesto un consiglio per un inno che sta scrivendo, l’inno per la nostra Repubblica”.
Relazione di Leo Antonino Mannino e Letizia Anastasi sulla gita della 2b al
Museo garibaldino della repubblica romana…
Il 30/03/2023 di giovedì la classe 2b (la mia classe) partì alle 9:00 di mattina dall’istituto Mordini per dirigersi alla fermata dell’autobus ed aspettare il 280. L’autobus ci avrebbe portato a Trastevere da dove saremmo saliti al colle Gianicolo lasciandoci in delle stradine deserte. Poi seguendo la via di San Pancrazio saremo giunti dinnanzi delle scale altissime. Dopo averle superate, distrutti, ci ritrovammo davanti ad un panorama favoloso, dove si vedeva tutta Roma. Poi arrivammo a viale Belvedere Niccolò Scatoli e trovammo una fontana (Acqua Paola) con varie scritte latine che citavano anche il papa. Poi attraversammo via Giacomo Medici uno dei territori più famosi come campo di battaglia con le guerre contro i Francesi. Subito dopo facemmo anche la via di Angelo Maria in cui passammo davanti al quartier generale di Giuseppe Garibaldi. Dopo una sosta seguimmo via Giuseppe Garibaldi per arrivare davanti a Porta San Pancrazio, un arco dove si trova il “museo Garibaldino della repubblica romana” però aspettammo un po’ perché apriva solo alle 10:00. Ci avvicinammo e tre guide ci accolsero, facendoci entrare dall’entrata di dietro. La porta è un arco a tutto sesto con delle colonne d’ordine ionico: all’epoca era una delle entrate principali a Roma.
Sopra esso c’è una scritta che dice: “Pius IX Pontifex Maximus sacri principatus anno X”. Tra queste tre guide c’erano Paolo che è il presidente dell’associazione garibaldina, Monica, che ne è la segretaria e Stefano, uno dei soci. Ci dissero che quello che stavamo per vedere sarebbe stato l’evento più importante del Risorgimento italiano. Prima della rivoluzione del 1849, c’era lo stato pontificio da 1083 anni. Le guide ci dissero di ricordarci che oggi siamo cittadini perché nel 9 febbraio 1849 le persone passarono da sudditi a cittadini e nacque una costituzione. Significa che non c’è più uno a comandare e a scegliere per il popolo, ma tutto il popolo sceglie per sé, quindi una democrazia. La gente ai tempi della repubblica romana si scriveva sempre le lettere cominciando con “Caro cittadino…”
E per ricordare che questo modo di vivere non è scontato, ogni anno l’associazione garibaldina organizza un concorso a cui anche i giovani partecipano dove devi immedesimarti in un cittadino di quel periodo e scrivere una lettera ad un altro cittadino che può essere anche un tuo amico. Sottoforma di tema ovviamente… Se vinci il concorso vinci anche un libro, un dépliant sulla costituzione e la repubblica e una medaglia. Le guide ci tengono a farci notare che quello che si fa nel passato si ripercuote sul futuro e che per noi il fatto che siamo liberi non deve essere scontato.
Ci dissero che la repubblica romana essendo nata 174 anni fa era al tempo dei nostri trisavoli e che alla rivoluzione parteciparono anche minorenni dell’età nostra, quindi immagino che quest’ evento fosse davvero importante per i cittadini di Roma.
La rivoluzione, infatti, serviva apposta perché con l’arrivo della repubblica romana si sarebbe creata la costituzione che è l’insieme delle leggi che oggi ci rende liberi. Sappiamo anche che quella antica costituzione ispira la nuova di oggi. Dopo la spiegazione di questi tre signori arrivò un’altra guida di nome Iacopo che facendoci entrare all’interno del museo cominciò a spiegarci come nasce la nostra costituzione e la Repubblica romana.
Iacopo cominciò parlandoci del congresso di Vienna (1815) cioè della Restaurazione dei poteri dei sovrani in tutta Europa. In quel periodo i re avevano un potere assoluto e nulla poteva contraddire la loro parola. Lì l’Italia si poteva dire che non esisteva, ma che c’erano vari regni come il ducato di Sardegna o il regno di Napoli ecc.
Comunque, tra i più importanti c’era lo Stato della chiesa, in Italia-centrale, che aveva come capoluogo Roma e lì risiedeva il papa che a quel tempo non era considerato solo il punto di riferimento maggiore della chiesa cattolica, ma anche un re indiscusso. Si poteva quindi dire che aveva un potere universale cioè quello spirituale sia quello temporale, ma questo al popolo di Roma non andava molto bene.
Molto presto però in tutta Europa nel 1848 ci fu una grande svolta e cominciarono rivoluzioni dappertutto. In Francia nacque una repubblica e si divisero i che conosciamo oggi: legislativo, esecutivo e giudiziario.
In Italia invece (a Milano) cominciarono le guerre di indipendenza in cui gli italiani si opponevano al governo degli austriaci. Fu una grande rivoluzione, ma gli italiani, in particolare i milanesi, persero comunque e l’Italia fu rioccupata. Anche se questo si sarebbe ripercosso sull’intero Stato della chiesa…
Dopo Iacopo ci fece salire delle scale e poi entrammo in una stanza molto buia dove su uno schermo comparse l’immagine di un uomo che recitava il ruolo Angelo Brunetti detto anche Ciceruacchio, grande uomo che cercò di rivoluzionare il governo di Roma a discapito dei poteri del papa. Iniziò raccontandoci di quanto si fidava del papa appena salito sul trono, Pio IX (che compare anche sulla scritta all’inizio del museo). Quest’ultimo assecondava tutte le sue richieste e quelle del popolo romano, ma lo faceva solo allo scopo di ingraziarseli. La mossa che cambiò tutto fu quando il papa si oppose dal partecipare alle guerre di indipendenza e senza il suo aiuto l’Italia non riuscì a vincerle. Perché non partecipò alle guerre di indipendenza? La risposta è molto semplice: gli austriaci erano legati dalla religione e lui li considerava dei compagni in più. Se avesse partecipato alle guerre d’indipendenza non li avrebbe più avuti come alleati. In più questa rivoluzione mirava a distruggere quello che lo Stato della chiesa aveva costruito.
Ciceruacchio nel video ricorda anche la sua tragica fine: dopo la fine della Repubblica romana lui cercò di raggiungere Venezia ma fu tradito da altri italiani. Per colpa dei traditori e del papa giovani e maggiorenni (fra cui suo figlio) morirono ingiustamente.
Il video si concluse dicendo che dovremmo essere grati della vita che ci hanno dato sacrificandosi e di non oltraggiare le statue dei grandi uomini che hanno combattuto per noi e per i nostri diritti.
Dopo Iacopo ci parlò della storia di Pio IX che salì al potere nel 1846. Lui prima di diventare papa era il cardinale Giovanni Mastai Ferretti. Diede tante speranze allo Stato della chiesa assecondandoli continuamente (a quel tempo il papa risiedeva nel Quirinale, dove adesso risiede il presidente della repubblica). Ciceruacchio si fidava cecamente di lui, per ogni controriforma che faceva Pio IX, Ciceruacchio organizzava un grande banchetto in tutta Roma per festeggiare.
Ciò che fece arrabbiare il popolo fu che nel 1848 durante le guerre di indipendenza, Pio IX proclamò “L’allocuzione”, che diceva che i cattolici non potevano fare in nessun modo la guerra agli austriaci, così facendo sembrare che infrangessero qualche legge a ribellarsi, mandando così a morire molta gente.
Da quel momento tutti cominciarono a odiare Pio IX per quello che ha fatto e come segno di sfiducia nel palazzo della Cancelleria ammazzarono un ministro (Pellegrino Rossi) appena nominato per prendere decisioni assieme al papa, che in quel periodo aveva paura di subire rivolte. Dopo questo atto, il papa terrorizzato scappò da Roma e andò a rifugiarsi in degli altri paesi alleati. Ora che il popolo romano era senza un capo supremo come il papa, si sarebbe dovuto riorganizzare e scegliere per voto di maggioranza quale governo avrebbero dovuto approcciare.
Si svolsero delle elezioni estremamente democratiche per l’epoca, perché a suffragio universale maschile: si elesse un’assemblea costituente che scelse un governo democratico e da lì nacque una delle prime repubbliche democratiche.
Si pensava che finalmente Roma sarebbe continuata ad essere la repubblica romana che conosciamo ma in realtà, era solo l’inizio…
Nel frattempo, il papa si era rifugiato a Gaeta ed era sempre più determinato a voler riconquistare il suo trono. Così chiamò gli eserciti cattolici più forti a sua disposizione, tra i più importanti c’era “la Francia” che in quel momento era anche essa una repubblica ed era considerata lo stato più forte del mondo di quei secoli. Una nuova guerra stava per cominciare e gli italiani da soli non avevano un briciolo di speranza. Decisero così di chiamare alcuni uomini per preparali a questa grande battaglia. Il primo che chiamano era Mazzini uno dei più grandi padri fondatori della Repubblica, chiamandolo all’appello con un telegramma di tre sole parole che dicevano: “Roma, Repubblica, venite” e lui arrivò senza indugio. Poi decisero di formare un triumvirato composta da: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Andrea Armellini. Questo triumvirato era stato creato apposta per proteggere la repubblica romana. Infine chiamarono pure il grande Giuseppe Garibaldi detto anche “L’eroe dei due mondi” per aver partecipato alle guerre di indipendenza a Milano e per aver portato la repubblica anche in sud-America. Arrivò con un immenso numero di garibaldini a Roma, (I Garibaldini erano i seguaci sudamericani di Giuseppe Garibaldi) pronto a ricacciare i Francesi o qualunque altri soldati che si sarebbero opposti alla Repubblica romana.
Il 30 aprile 1849 i Francesi sbarcarono sulla costa di Civitavecchia e prima della battaglia, gli italiani lasciarono sul confine l’articolo 5 della repubblica francese che diceva che gli stati repubblicani non dovevano farsi la guerra tra loro. I francesi non li ascoltarono e dissero che questo qui era un trucchetto perché gli italiani avevano paura di combattere.
La battaglia cominciò e le giubbe rosse si fecero valere fino all’ultimo (le giubbe rosse era il modo in cui veniva chiamato l’esercito romano repubblicano perché le loro divise rosse servivano a nascondere il sangue) vincendo su porta Pamphili e riuscendo a cacciare l’esercito francese fino in mare. Garibaldi era intenzionato a ricacciarli fino al largo, ma Mazzini lo pregò di fermarsi, dicendo che avrebbero dovuto combattere solo per la patria e non per distruggere gli stati nemici. Garibaldi era infuriato e nel frattempo Mazzini stava instaurando delle trattive speranzoso di interrompere la guerra, ma riuscì solo a guadagnarsi una tregua fino all’arrivo di giugno. (Quella sarebbe stata una delle poche battaglie conquistate dalla repubblica romana e l’unica possibilità per sconfiggere i francesi)
Durante la tregua però i Francesi ne approfittano per far arrivare tutto l’esercito così da essere al completo e la notte prima che la tregua si concludesse fecero breccia in delle mura e assalirono i confini romani.
Finita l’introduzione alla guerra della Repubblica romana ci spostammo in una sala 3 D per poter approfondire l’argomento…
Entrammo nella sala e ci venne mostrato una riproduzione frontale di quel secolo di Roma, tutta mezza distrutta: con le case che andavano a fuoco e il fumo che copriva il sole nel cielo.
I francesi continuavano a prendersi sempre più territori appartenenti alla Repubblica romana.
E arrivarono al 22 giugno che l’esercito romano si era rinchiuso dentro un piccolo territorio.
In quel momento le infermerie erano piene tra cui sul letto di morte si trovava Goffredo Mameli che creò l’inno di battaglia che poi è stato scelto come inno nazionale italiano. Era stato colpito da una pistola alla gamba e stava per morire di cancrena. Tra le braccia di un’infermiera morì, cantando le ultime parole dell’inno italiano.
ll 30 giugno 1849 la Francia estirpò la Repubblica romana e si tornò allo Stato della chiesa.
Dopo aver concluso la spiegazione della riconquista francese nei confronti dei territori dello Stato della chiesa, Iacopo ci parlò un po’ di più dello stato psicologico dei romani durante la guerra e fece degli aneddoti sulla spedizione dei Mille (1860) in cui Garibaldi in Sicilia con 1000 garibaldini al suo fianco.
Disse anche che suo figlio Ricciotti Garibaldi fu molto simile a suo padre, soprattutto per il carattere. E che sua moglie quando era malata e incinta rimase accanto a suo marito fino alla morte.
Anita Garibaldi fu una delle donne più importanti nella storia dell’Italia gli fu pure dedicato un posto “Viale Anita Garibaldi”.
In fine dopo averci fatto vedere vestiti manufatti e dipinti risalenti all’epoca delle guerre a Roma uscimmo dal museo e andammo assieme alle guide dell’associazione a visitare alcuni luoghi di battaglia che fecero la storia in questa guerra…
Subito dopo entrammo a Villa Pamphilj in una piazzetta pratosa che si chiama via largo 3 Giugno 1849. Questa data è proprio quella in cui da una delle entrate di Roma i Francesi fecero breccia tra le mura e in un solo giorno eliminarono più di mille persone, tra cui maggiorenni e minorenni. Dopo averci parlato di questa carneficina orribile, fecero leggere ad alta voce ad uno dei miei compagni delle frasi scritte e dette da Mazzini: dicevano che la patria era un pensiero d’amore che unisce le persone di quello stesso territorio che collaborano per uno scopo comune. Le guide ci fanno subito notare come era importante che per la prima volta un politico parlava d’amore al popolo. Ora che me ne rendo conto non avevo mai sentito parlare d’amore da parte di un politico al telegiornale.
Ci ricordano anche che nel frattempo che i garibaldini respingevano i francesi a Civitavecchia, c’erano i Borboni che attaccavano da sud-ovest. Superammo la piazzetta e attraversammo viale del battaglione della strage (stesso luogo di battaglia) e poi arrivammo a piazza Aurelio dove si trovava l’arco di Trionfo di Pio IX (ovviamente è stato pure un po’ restaurato), detto anche Arco dei quattro venti.
Questo era proprio il luogo in cui i francesi hanno violato il patto con Mazzini e hanno fatto breccia nelle mura da questa entrata di Roma. Questo è anche lo stesso posto in cui hanno ferito Goffredo Mameli (a 21 anni) e il 3 giugno morì. Diventò l’arco di trionfo alla fine della guerra quando fu ricostruito in onore di Pio IX e della sua vittoria (arco a sesto acuto). Pio IX, dopo quello che ha fatto fu pure recentemente beatificato da Giovanni Paolo II. Infatti, le guide ci tengono anche a ricordarci che non sempre le persone cattive hanno quello che si meritano, ma a volte nessuno dice niente.
Dopo ci spostammo completamente di posto e andammo a vedere una statua di bronzo di Ciceruacchio con suo figlio accanto (li fa vedere tutta la camicia sbottonata come senso di libertà del cittadino).
Subito dopo c’era un prato con un’altra statua bronzea: qui invece era rappresentato un bambino in ginocchio. Era un simbolo dedicato a tutti i ragazzi anche della nostra età che hanno dato la vita per i diritti che abbiamo oggi…
In fine ripassiamo davanti al quartier generale di Garibaldi accanto a Villa Spada, dove fu ucciso Luciano Manara e un suo bersagliere racconta in prima persona su una lettera come vede il suo comandante essere ucciso. Mentre all’esterno c’era il caos, nel quartier generale di Garibaldi Luciano Manara si affaccia alla finestra per perlustrare la zona, in quello stesso momento una pallottola gli trapassò il ventre e ad un passo dalla morte mise l’anello di fidanzamento all’anulare del compagno e gli chiese di dire a sua moglie di perdonarlo di aver allevato i suoi figli nell’amor della patria. Dopo questa commovente lettera abbiamo rifatto il percorso inverso della partenza e abbiamo ripreso l’autobus tornando a scuola mezzora prima che finisse…
Mi sono trovato molto bene al museo Garibaldino della Repubblica romana e mi sono anche avvantaggiato con degli argomenti che studierò poi in storia.
Io e la compagna Letizia ci siamo divisi i compiti: io scrivevo e Letizia si è occupata dei disegni.
Per cinquant’anni, con impegno costante dedicato allo studio dei documenti e dei reperti del Risorgimento italiano, ha raccolto materiale storico e artistico inerente la figura di Giuseppe Garibaldi e dei garibaldini. Ha arricchito con scrupolose, appassionate e approfondite indagini il patrimonio della cultura risorgimentale, rendendo accessibili le sue collezioni perché fossero divulgati i valori civili e umani in esse contenuti, contribuendo a favorire l’educazione delle giovani generazioni attraverso la ricerca della verità storica documentale.
Leandro Mais è stata una fonte inesauribile di notizie, un riferimento costante per tutti coloro che si sono interessati alla storia di Garibaldi e all’universo garibaldino, fornendo risposte certe e precise a tutti i suoi numerosi interlocutori. Non meno intensa è stata la sua passione per l’arte, per i grandi personaggi che hanno arricchito l’umanità con le loro opere e con il loro genio, come Leonardo da Vinci e Raffaello. Una passione coltivata fin dalla tenera età che gli ha permesso di apprezzare le opere d’arte da vero artista, quale egli era nel profondo dell’anima.
L’Associazione Garibaldini per l’Italia, nel ringraziare Leandro Mais per il prezioso contributo offerto a questa pagina Web, consistente in articoli e immagini della sua collezione, ha voluto dedicargli il calendario 2023, inserendo la sua immagine in una “prateria”: luogo ideale ove avrebbe volentieri desiderato trovarsi nel varcare la soglia della nuova vita.
INVITO
155° Fatto d’armi di Villa Glori (1867)
24 ottobre 2022– ore 10,30
Associazione Garibaldini per l’Italia
e
Associazione Nazionale Garibaldina
Ist. Internaz. di Studi G. Garibaldi
PICCHETTO ARMATO ESERCITO
BANDA MUSICALE POLIZIA MUNICIPALE DI ROMA CAPITALE
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INTERVENTO DEL PRESIDENTE PAOLO MACORATTI
SALUTIAMO i ragazzi della Terza classe Sezione E della Scuola Media Statale G.G. Belli di Roma. Ringraziamo il Prof. Carlo Felici, per averli già informati in merito alle vicende della campagna dell’Agro Romano. Ringraziamo le Prof.sse Roberta Geremia e Simonetta Di Cave per aver accettato, con la loro classe, di portare a termine a Villa Glori questo breve percorso storico.
Noi Oggi Vi abbiamo consegnato un Pieghevole, che riassume in poche parole quanto avvenuto qui il 23 ottobre 1867:
IN PRIMA PAGINA: le foto dei fratelli di Pavia, Enrico e Giovanni Cairoli: Enrico aveva 27 anni ed era stato volontario nel 1859 con i Cacciatori delle Alpi, veterano nell’impresa dei Mille del 1860; a Palermo era stato ferito gravemente – Lo ritroviamo in Aspromonte nel 1862, sempre nel tentativo di arrivare a Roma – Poi è stato Volontario nel 1866 in Trentino – (Tra una battaglia e l’altra si era intanto laureato in medicina) – Giovanni aveva 25 anni; era capitano dell’Accademia militare di Torino.
IN ULTIMA PAGINA: il monumento ai fratelli Cairoli, che potrete vedere al Pincio.
ALL’ INTERNO troverete, in sintesi, l’elenco degli avvenimenti che portarono allo scontro di Villa Glori.
Il Giornale di Roma – Foglio ufficiale del governo papale, così commentava l’accaduto, dopo aver elencato i tentativi d’insurrezione in città: - “Anche sotto le mura di Roma una banda di circa 100 garibaldini venuti alla spicciolata e radunatisi l’altra sera sopra i Monti Parioli, fu dovuta attaccare dai nostri bravi soldati, che in breve ora la dispersero, lasciando tra i garibaldini vari morti, tra cui un tal Enrico Cairoli che ne sembrava il comandante, e sette feriti, tra i quali un altro Cairoli, oltre dieci caduti in mano delle milizie…”
Sui Libri di storia forse troverete una riga di quanto accaduto qui 155 anni fa;
Eppure questo episodio è stato raccontato da scrittori, poeti e dallo stesso Garibaldi che aveva paragonato i 78 volontari di Villa Glori addirittura ai famosi eroi dell’antichità, come Leonida alle Termopili. MA PERCHE’?
Perché i 78 di Villa Glori, per aiutare l’insurrezione dei Romani, non portavano con loro chissà quale armi potenti e sofisticate, tanto è vero che i fucili che avrebbero dovuto sostenere l’insurrezione erano ferrivecchi, da usare più come clave che come armi da guerra; ma portavano la forza della loro presenza, fisica e morale, e la condivisione degli stessi ideali degli insorti romani,
E quali erano questi ideali? Ne cito solo tre
1. Unificazione dei territori della comune Patria italiana;
2. Liberazione da un regime, quello dello Stato della Chiesa, in cui prevaleva un potere dispotico e un pesante integralismo religioso;
3. Sentimenti di fratellanza e democrazia ispirati dagli scritti di Giuseppe Mazzini.
Ideali che, per realizzarli, si richiedevano valori come responsabilità, ardimento, sacrificio; e infine, il più importante: La solidarietà; sentimento che non nasce da una decisione presa a tavolino o da una formula finalizzata a risolvere un’emergenza, ma che scaturisce da un impulso individuale, di natura decisamente spirituale. Questa, a mio avviso, fu la principale motivazione che spinse i 78 volontari garibaldini a intraprendere un’azione, ritenuta da loro stessi, rischiosissima per la vita, come riportato all’interno del pieghevole.
Sebbene il fatto d’armi di Villa Glori sia stato un episodio duro e violento nel suo breve e sanguinoso epilogo, ne possiamo ancora oggi trarre un insegnamento positivo: la riflessione sullo slancio solidale che portò al sacrificio estremo questi giovani di 155 anni fa. Slancio solidale che possiamo sperimentare anche oggi, certo in situazioni meno eroiche, ma pur sempre nobili; per esempio nella scuola, quando aiutiamo volontariamente e gratuitamente un nostro compagno che si trovi in difficoltà; che possiamo sperimentare anche in famiglia, nel mondo del lavoro, nel sociale, ovunque ci sia bisogno di noi; ovunque possiamo elevare la nostra umanità a servizio del prossimo.
Ci troviamo oggi in un momento storico difficile, complesso e in alcuni casi oscuro. A parte il mistero pandemico, sul pianeta sono al momento attive ben 59 guerre. E gran parte dell’informazione, malgrado sia abbondante e capillare, non riesce ad esprimersi compiutamente, a svincolarsi dal potere finanziario e politico, impedendoci così di comprendere cosa stia realmente accadendo nel mondo.
Gli unici fari che ancora ci guidano in questa turbolenza sono gli esempi; esempi che possiamo trovare ancora numerosi nel nostro Risorgimento e in quei contemporanei che cercano con determinazione la fine di ogni conflitto bellico e la PACE ad ogni costo, in perfetta sintonia con l’Art. 11 della nostra Costituzione che recita, al primo capoverso, quattro parole luminose: l’Italia ripudia la guerra.
Grazie a tutti per la partecipazione.
di Leandro Mais
Una delle prime opere che affrontano i tragici fatti è quella di Celestino Bianchi nel libro “I martiri di Aspromonte” – Milano 1863 – ed. Carlo Barbini.
Molto importante è l’opera di Napoleone Colajanni (n. Castrogiovanni 28.4.1847 m. 2.9.1921 – presente ad Aspromonte all’età di 15 anni) scritta nel cinquantenario (1912), dal titolo “Aspromonte – Il più grande delitto della monarchia italiana” e costituito da due numeri 16 e 17 di Rivista Popolare, anno XVIII. Il Colajanni, dopo la presa di Roma del 1870, dichiarò “…la breccia di Porta Pia non fu aperta dai cannoni del Gen. Cadorna ma dalla palla di Aspromonte …”
Per quanto riguarda l’enorme bibliografia dei fatti di Aspromonte rimando i cari lettori anche all’opera “Roma o Morte” di Leandro Mais e Bruno Zappone, edito dall’Ufficio Storico dell’Esercito – Roma 2009, completata da una edizione privata in 50 copie edita dal sottoscritto nel 2019. Naturalmente ricordo in questo libro, per l’esattezza dei fatti storici (vedi pag. 95 “L’Italia militare” del 9 settembre 1862), che nell’elenco dei morti ufficiali dello scontro ne risultavano 5 dell’esercito militare, e nessuno per la parte garibaldina, che invece in realtà furono 7.
A completare questi dati rimando all’ormai raro testo “Ai caduti per Roma MDCCCXLIX –MDCCCLXX”, a cura della commissione esecutiva per il Mausoleo Ossario gianicolense – Roma III novembre MCMXLI”, Ed. Atena 30 aprile 1942 – Roma – pagine 341. A pag. 269 l’elenco dei nomi relativi ai caduti della campagna di Aspromonte, non solo ci da notizie su quelli di parte garibaldina, deceduti nel breve scontro, ma anche dei 7 “trucidati” a Fantina dal famigerato Gen. De Villata della colonna Trasselli.
Vorrei ricordare che il fatto di Aspromonte fu per tutto il periodo regio (1861-1945) apertamente contrario al riconoscimento degli ideali garibaldini; e questo si può anche capire. Ma quello che non è accettabile riguarda la completa indifferenza da parte dell’attuale regime repubblicano.
Ciò premesso, vorrei ricordare che per stimolare e dare una giusta interpretazione storica dei fatti, ho voluto far coniare, in occasione del 150° anniversario del 1862, un medaglione ricordo riproducente, nel Dritto (in dimensione più piccola), la scena dell’episodio del ferimento di Garibaldi e, nel Rovescio, la frase: “Perché gli italiani / dopo 150 anni ricordino / che la Patria divenne unita / anche per il sacrificio / dei sette garibaldini / caduti il 29 agosto 1862/ e i sette fucilati a Fantina / il 2 settembre 1862 / onore ai martiri dimenticati” (med.2012 mm 85 AE 50 esemplari).
Con l’occasione sono io che questa volta chiedo ai mie amici lettori se possono aiutarmi a confermare, o no, la presenza del garibaldino Luciano Mereu (Nizza 1842-Roma 1907, nato da genitori sardi) in quanto mi risulta che sia l’unico garibaldino che oltre ad essere presente alle battaglie nazionali fu presente agli interventi garibaldini all’estero (Polonia 1863, Francia 1870/71 e Grecia 1897) ed a tutt’oggi non risulta riportato negli archivi nazionali militare. Questo fatto è impossibile in quanto il Mereu fu nominato Presidente dell’Ara di Mentana per meriti della battaglia suddetta. Ciò premesso mi sembra impossibile che del Mereu a tutt’oggi non si riesca a trovare nemmeno una immagine fotografica (non risulta nell’archivio storico dell’esercito ne nei libri di storia garibaldina).
Colgo l’occasione per annunciare che l’associazione “Garibaldini per l’Italia” ha previsto un ricordo per questo anniversario.
Il doveroso omaggio ai giovani caduti del nostro Risorgimento non si è spento con la “pandemia”, né lo sarà con i venti di guerra di questo momento storico.
Grazie a Cinzia Dal Maso e Annalisa Venditti continuiamo a riflettere sul destino cruento e nobile di Colomba Antonietti, martire della Repubblica Romana del 1849, degnamente celebrato al Mausoleo dei caduti per Roma di via Garibaldi, al Gianicolo.
Quest’anno si aggiunge, alle già numerose iniziative degli anni passati (premi di riconoscimento alle donne del presente, attive nella valorizzazione e memoria della Repubblica Romana), il dono a tutti i presenti di una copia del ritratto ideale di Colomba Antonietti realizzato a carboncino e gessetto nel 2022 da Ludovica Valori.
Hanno partecipato alla cerimonia: la responsabile del Mausoleo-Ossario garibaldino, rappresentanti dell’Ass.ne Garibaldini per l’Italia, dell’Istituto Internazionale di studi Giuseppe Garibaldi e rappresentanti dell’Ass.ne Cinestoria che, in costume ottocentesco, hanno declamato versi di Luigi Mercantini dedicati a Colomba Antonietti.
P.M.
di Leandro Mais
Ricorrendo quest’anno i 140 anni della morte di Giuseppe Garibaldi (2 giugno 1882) ho creduto opportuno ricordare le onoranze funebri svoltesi a Roma l’ 11 giugno 1882, in quanto i funerali in Caprera celebrati l’8 giugno di quell’anno sono noti a tutti, mentre quelli nelle principali città d’Italia sono del tutto sconosciuti.
La cronaca di queste onoranze funebri, che Roma tributò all’Eroe scomparso, le ho desunte da un lungo articolo sulla rivista settimanale “L’Illustrazione Italiana” del 25 giugno 1882 (pag. 446) dal titolo: “L’Apoteosi di Garibaldi” (firmato R.).
Riporto da questo articolo la parte riguardante l’artistico carro che il Comune di Roma allestì per le onoranze funebri “…… Do un’occhiata al carro. E’ grandioso, a base doppia, con sopra il gruppo allegorico. Ai lati rettangolari della parte più bassa, tutta di legno scuro, borchie e festoni bronzei. Dai quattro angoli sporgono quattro teste di leone. In mezzo, sul davanti, spiega le ali un’aquila. Il ripiano di questa prima base termina in una piattaforma più piccola che si prolunga in gradini al davanti. Sulla piattaforma si innalza un piedistallo, dove sta immoto, bello e quasi parlante, il busto del generale Garibaldi, modellato dallo scultore Ferrari (1). Dietro il busto, tutta quanto è (una) grande, ritta la statua della libertà in atto di porre una corona di alloro su quella testa leonina. Ai tre lati verticali della seconda base tre bassorilievi colorati in bronzo raffigurano i tre ingressi trionfali del generale Garibaldi, a Roma, a Napoli, a Palermo. Dal ripiano della prima base pende un’ampia gualdrappa di velluto nero che copre la ruota cadendo a pieghe, le quali sono fissate da rami di palma. Due iscrizioni a sinistra: abborrite i nemici della patria; a destra: Roma o Morte. Il carro è sepolto sotto le corone, che non lasciano scoprire nemmeno lo scudo famoso donato da Palermo a Garibaldi e da Garibaldi a Roma….( 4 )”.
Precede l’articolo (pag. 445) una incisione a tutta pagina (2) a firma De Bondini illustrante questo particolare carro per le onoranze funebri dell’Eroe.
Questo artistico carro di Roma, in onore dell’Eroe scomparso, è anche riprodotto in una litografia a colori dell’epoca (3) alle pag. 542/543 del volume “Garibaldi e le mie memorie”, editore Alberto Petruzzo 1982 – volume II Roma.
Come potranno vedere i miei cari lettori, nell’articolo, nell’incisione e nella litografia a colori è ben visibile il famoso scudo in bronzo (opera di Antonio Ximenes di Palermo) ritrovato nel Dicembre 2019 dal reparto operativo Carabinieri per il recupero di opere d’arte, grazie al disinteressato suggerimento di due cittadini di Roma.
1 - Busto in marmo opera dello scultore romano Ettore Ferrari conservato a Roma in Campidoglio nell’ufficio del Sindaco
2 – Incisione del De Bondini
3 – Riproduzione dalle pag. 542/543 del II volume dell’opera: “Garibaldi e le mie memorie” edit. Alberto Petruzzo Roma 1982
4 – Immagine Scudo Garibaldi recuperato dai Carabinieri ( https://www.garibaldini.org/2020/02/la-vera-storia-del-ritrovamento-dello-scudo-di-garibaldi/)
Nella ricorrenza del 173° anniversario della Proclamazione della Repubblica Romana, riportiamo l’incipit dell’articolo apparso su avantionline.it, a firma del socio Prof. Carlo Felici.
E’ la storia di una gestazione e di un parto doloroso, durata giusto circa nove mesi, dal novembre del 1848 al luglio del 1849. Si pensava allora che, dopo la sconfitta e la morte di chi l’aveva partorita, fosse purtroppo nata una creatura morta, invece essa seppe “risorgere” circa cento anni dopo, per rinascere concretamente, vivere e renderci liberi oggi, anche se tuttora forse immeritatamente, pensando sia ai sacrifici di ormai più di 170 anni fa e a quelli di quasi 80 anni fa, nel primo e nel secondo Risorgimento. Nacque così nostra Costituzione, promulgata nel 1948, che ebbe proprio come antenata diretta quella della Repubblica Romana del 1849, entrata in vigore solo per un disperato, fulgido e glorioso giorno di vita.
Perché tornare a quegli eventi, che ci appaiono ormai remoti e che solo recentemente sono stati riportati alla memoria da numerose pubblicazioni? Non certo per competere con le varie interpretazioni storiografiche, giacché il taglio di queste storie a puntate resta sempre divulgativo, anche se in maniera tale da smentire troppe facili acquisizioni correnti, troppe vulgate di comodo e politicamente fin troppo corrette.
La storia della Repubblica Romana fu a lungo politicamente scorrettissima, inizialmente perché metteva in discussione il valore di una monarchia che si era imposta con guerre di conquista e con occupazioni tese allo sfruttamento, specialmente delle zone e dei popoli meridionali del nostro Paese, e in seguito perché tali valori erano diversi sia rispetto a quelli della tradizione cattolica che a quella comunista. Quello che si affermò infatti nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849, anche se i suoi protagonisti, come Manara non erano tutti repubblicani ma monarchici, fu un sostanziale liberal-socialismo, una democrazia repubblicana socialmente molto avanzata per allora e, sotto certi aspetti, anche per oggi, perché fondamentalmente basata sull’amore di una Patria Indipendente, ma non sovranista, cioè non tale da volersi affermare solo con una autonomia monetaria, con la xenofobia o con l’isolamento rispetto ad altre nazioni ed altri popoli europei. Era allora, piuttosto, una Giovane Italia che voleva essere ed esistere in una Giovane Europa, quella che Mazzini volle fosse esaltata, fino all’estremo sacrificio, con l’esempio della Repubblica Romana. Per costruirla arrivarono patrioti da tutta Italia e persino da varie parti d’Europa e del mondo.
Per leggere l’intero articolo:
http://www.avantionline.it/i-bastioni-della-patria-la-repubblica-romana-e-noi/
Articolo di Leandro Mais
Quest’anno ricorre il 155° anniversario delle due battaglie di Monterotondo e Mentana.
E’ noto a tutti che nella memorialistica garibaldina (sia quella coeva, sia degli scrittori moderni) le operazioni che portarono alla disfatta di Mentana sono tutte praticamente abbastanza concordanti. Una cosa invece che non fu mai scritta, perché ordinata verbalmente da Garibaldi, fu quella di cancellare dalla memoria storica dei fatti (quasi una damnatio memoriae) l’operato, in quella Campagna, del Ten. Coll. Natale Paggi (uno dei Legionari dell’Uruguay e quindi uno dei fedelissimi venuti dall’America).
Da quanto sopra detto si può capire perché solo dopo ben 43 anni (1910) appaiono le memorie del garibaldino Alfonso Mandelli di Cremona che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. Queste memorie ci descrivono che la Colonna garibaldina comandata dal Ten. Col. Natale Paggi si trovava la notte del 2 novembre 1867 sulle alture del Monte Porcio e Monte Lupari, dominanti buona parte della via Nomentana. Mentre i garibaldini erano fermi al coperto di una boscaglia poterono vedere l’arrivo di un forte Corpo di Zuavi nella sottostante valle, marciante verso Mentana. Il Mandelli afferma che il Comandante Paggi, anziché comandare un attacco di sorpresa sui pontifici, ordinò di non intervenire. Non c’è bisogno di essere grandi strateghi dell’arte militare per capire che in quel momento, anche se in numero inferiore, i garibaldini avessero dalla loro parte l’effetto sorpresa.
Nelle ultime ricerche sulla vita del Paggi nel libro di Angelo Daneri di Lavagna “Natale Paggi – Il garibaldino ritrovato” – 2009 - veniamo a sapere che il Paggi emigrò in Argentina, dove morì.
Ciò premesso riporto lo scritto delle memorie del Mondelli che riguardano l’episodio (pag. 70/75)
Oggi, miei cari lettori, propongo non il solito articolo commemorativo garibaldino, ma un fatto che dopo ben 137 anni non solo è rimasto irrisolto ma è passato completamente nell’oblio; ed è per questo motivo che spero, nel ricordarvelo oggi, possa destare oltre che meraviglia una buona dose di indignazione.
Subito dopo la morte dell’Eroe sorsero, in Italia ed all’estero, i primi monumenti per ricordarlo. In Italia i più grandi artisti parteciparono ai vari concorsi per monumenti in suo ricordo con studi che sono delle vere opere d’arte.
Nel 1884, solo due anni dalla morte di Garibaldi, a Loreto si inaugurò in piazza Garibaldi il bellissimo busto di marmo, opera dello scultore romano Ettore Ferrari (1845- 1929 – Foto 1) .
(Collezione Leandro Mais)
Per questa bellissima opera , il noto garibaldino Felice Cavallotti (Milano 1842 – Roma 1898 – Foto 2) ideò l’epigrafe da porsi sul basamento del monumento suddetto. Eccone il testo:
LORETO
NOTA AI DUE MONDI
PER I MIRACOLI DELLA SUPERSTIZIONE
QUI CON AFFETTO
CON ORGOGLIO ITALIANO
SCRIVE IL TUO NOME
O GARIBALDI
O LIBERATORE
CHE TERRIBILE E BUONO
AI DUE MONDI PORTAVI
I MIRACOLI
DELL’AMORE ARMATO
APRILE MDCCCLXXXIV
Per quanto riguarda la figura del garibaldino Felice Cavallotti (fu detto “il bardo” della democrazia) accenno solo che oltre ad essere stato un patriota eccezionale (Campagne 1860 – 1866 – 1870/71) fu un noto scrittore, giornalista, poeta, grande oratore (è suo il discorso a Caprera per il secondo pellegrinaggio 1892), deputato del partito Radicale e irriducibile avversario del “trasformista” Francesco Crispi. Fu instancabile propugnatore della democrazia pura e, in difesa di questa, sostenne numerosi duelli, nell’ultimo dei quali, col giornalista Macola, trovò la morte.
Nell’VIII volume “Opere” di Felice Cavallotti – Discorsi scelti ed ordinati da Carlo Romussi – Ed, Alibrandi Milano s.d. è riportato a pag. 306, durante la XV legislatura del 21 giugno 1884, presente Cavallotti, l’atto della Camera sul divieto dell’epigrafe dettata dal Cavallotti per il monumento a Garibaldi in Loreto.
Questa documentazione ufficiale ci conferma che il Governo italiano confermò il divieto all’applicazione dell’0epigrafe suddetta. Ciò premesso consideriamo che a quell’epoca il Governo del Regno d’Italia non poteva (o non voleva) entrare in ulteriore contrasto con il Governo papale, con il quale i rapporti erano già molto aspri e difficili. Successivamente , ovvero dopo il concordato del 1929, questo fatto non fu rimesso in discussione e cadde nel dimenticatoio.
Arriviamo quindi al cambiamento istituzionale dalla monarchia alla repubblica ma anche questa volta nessuno pensò a dare definitiva sistemazione a questa bella epigrafe.
Devo però far presente (la notizia si può leggere su internet) che nel 2015 il Dott. Sergio Beccacece si è rivolto al Comune di Loreto per dare definitiva sistemazione al monumento di Garibaldi con l’apposizione della bella epigrafe. Nonostante questo nuovo appello nulla ancora è stato risolto.
E’ bene ricordare che le autorità ecclesiastiche, in merito al famoso “trasporto” della santa Casa della Madonna, hanno riconosciuto che lo stesso fu eseguito si da “Angeli” ma non quelli con le ali, bensì da un normale fervente cattolico di cui questo era il cognome.
Il riesame della proposta del 2015, dopo sei anni senza alcun risultato, ci fa rimanere molto sconcertati. Ciò premesso, chiedo ai mie cari lettori (e a tutti i loro amici) un gesto semplice di adesione affinchè si possa finalmente applicare la bella epigrafe del Cavallotti che, oltre tutto, è da considerasi un “pezzo” di eccellente letteratura. Questa vostra adesione va inviata direttamente al Presidente dell’associazione “Garibaldini per l’Italia” di Roma (info@garibaldini.org)
Leandro Mais
Con questa intervista datata ottobre-dicembre 1991, Leandro Mais, socio onorario della “Garibaldini per l’Italia”, ci consegna questo piccolo ma significativo documento sulla nascita della sua collezione e sulla figura di Giuseppe Garibaldi, che avevamo già avuto modo di conoscere attraverso la pubblicazione delle lettere autografe dell’Eroe e gli articoli pubblicati in questo sito a partire dall’11 febbraio 2015. Il fallito progetto di donazione dell’intera collezione Mais al Comune di Roma, denominato “Museo Garibaldi”, il cui materiale avrebbe dovuto essere collocato all’interno di Villa Pamphili, nell’edificio “Arco dei quattro venti”, prevedeva una prima sala del percorso museale dedicata proprio alla nascita della collezione Mais. Motivazioni e concetti che ritroviamo qui, espressi in forma di intervista.
P.M.
Intervista della Presidente del Centro letterario “Luigi Capuana” a Leandro Mais, studioso e collezionista di materiale garibaldino.
Domanda: “Come e quando iniziò in Lei la passione per Garibaldi?”
Sono grato innanzitutto alla Prof. Ada Capuana, Presidente del Centro letterario “Luigi Capuana”, per avermi dato l’opportunità di poter narrare ai lettori di “A-Z” l’origine di questa mia passione per il grande Eroe. Premetto che ho sempre coltivato, fin da ragazzo, almeno tre interessi: I francobolli, l’arte, la storia. Passate le prime esperienze dilettantistiche della prima adolescenza, verso i 16 anni iniziai, con metodo e costanza, la ricerca per la raccolta di collezioni tematiche sull’arte. Ciò mi portò ad unire in una, due passioni, e tanto mi ci dedicai che acquisii in questo campo una buona specializzazione. Partecipai quindi a diverse mostre e fui invitato a scrivere (su riviste filateliche specializzate) vari articoli tratti da queste tematiche artistiche (vere e proprie monografie filateliche sui Musei e sugli artisti). Per i “non addetti ai lavori” vorrei chiarire che la ricerca su ogni francobollo a soggetto artistico richiede il reperimento di svariati dati: autore, titolo dell’opera, anno d’esecuzione, materiale d’esecuzione, dimensioni, museo dove è conservato e per le opere più note anche una piccola cronistoria. Questa “scheda artistica” viene completata con il relativo numero di catalogo filatelico, attraverso il quale il collezionista può richiedere il francobollo stesso.
Tredici anni fa mi balenò quest’idea improvvisa: realizzare (sempre con i francobolli) una tematica storica sulla vita di Garibaldi. Forse per un altro filatelico la cosa si sarebbe risolta senza ulteriori…”complicazioni”, ma così non fu per il sottoscritto: non solo queste perdurano tutt’ora, ma si sono allargate a…macchia d’olio. Evidentemente avevo “smosso”, incoscientemente, qualcosa che “covava” (e chissà da quando!) dentro il mio animo. Proprio così perché già nell’iniziare quel lavoro di ricerca, ovvero di “schedatura”, non mi accontentavo delle notizie dell’enciclopedia ma cominciai a comprare libri, riviste, giornali e tante altre cose. Poi, per controllare l’esattezza di alcune notizie, iniziai la ricerca delle “fonti” nelle Biblioteche Storiche e nei Musei del Risorgimento. Cominciai così a conoscere diverse persone “qualificate” nel ramo storico-garibaldino ed anche molti appassionati collezionisti, che mi dischiusero nuovi orizzonti sulla conoscenza di questa grande personalità umana, oltre che eroica (purtroppo sconosciuta dai più forse a causa del “mito” con cui fu avvolto, ancora Lui vivente). Non solo però andava crescendo la tematica “VITA DI GARIBALDI” ma a seguito degli acquisti continui del “materiale di ricerca” si era formata una vera e propria Collezione Garibaldina.
Oggi, a distanza di 13 anni (ma molti amici si meravigliano e dicono che sono veramente pochi, in confronto alla “quantità” e “qualità” del materiale raccolto) questa Collezione Garibaldina comprende i seguenti rami: Libri (numeri unici, cataloghi di mostre, riviste, giornali, ecc..); Litografie e Fotografie d’epoca, Autografi, Medaglie (Medaglioni, Distintivi, ecc), Cartoline, Manifesti, Fotografie di monumenti e lapidi, Busti di materiale diverso, Soldatini (piombo, carta, ecc.), Oggettistica varia e curiosità. Mia moglie dice, con un certo orgoglio spiritoso, che vive non in una casa…ma in un Museo!
Domanda: “Perché e cosa lo ha appassionato dunque, della figura dell’Eroe?”
Seguitando la ricerca di notizie (e di materiale) su questa mitica personalità, si andava delineando sempre più in me la conoscenza del vero, reale Garibaldi: l’uomo Garibaldi. Ecco, la “passione” per Garibaldi nacque in me scoprendo l’uomo-Garibaldi, e che più che una passione è stata una semplice … “attrazione”, maturata lentamente nel tempo e sbocciata casualmente 13 anni fa, sotto forma di quella collezione tematica (Ancora una volta oggi dico: grazie francobolli!). Ciò premesso, posso affermare che il mio “carattere” è stato “attratto” da una personalità simile, ma naturalmente più potente: Giuseppe Garibaldi.
Domanda: “Quali sarebbero le “doti” dell’uomo-Garibaldi che lo hanno “attratto” perché sente più vicine alle sue?”
Molti penseranno al fluido irresistibile dell’”Eroe invincibile” o del “Gran Fascinatore” di uomini e soprattutto di tante donne o del “carismatico Duce dei Mille” che ancora una volta ha colpito il cuore di un suo ingenuo ammiratore del XX secolo. No, queste sono per me le caratteristiche (o doti) più appariscenti della Sua natura, ovvero della Sua personalità; quelle cioé che hanno creato, prima il Suo “mito” (attraverso le poesie, gli scritti, le pitture, le sculture), poi il Suo “crepuscolo”, ovvero la conoscenza dell’uomo-Garibaldi, la negazione cioè della Sua “vera natura”, perché di Lui oggi, sembra impossibile a crederlo, tutto è menzogna in quanto tutto è distorto e dunque falsato. Secondo me, quindi, le “grandi doti” dell’uomo-Garibaldi che mi hanno particolarmente “attratto”, sono: la giustizia e la libertà combattute in favore di tutti gli uomini del mondo fino al sacrificio personale; l’onestà e l’umiltà anch’esse innalzate religiosamente a voto civile che fanno di Lui la reincarnazione di un altro grande uomo: Francesco d’Assisi.
Domanda: “Di queste belle virtù dell’Eroe, cosa rimane negli uomini di oggi?”
Penso e con tristezza affermo che negli uomini di oggi, del Suo messaggio civile (e patriottico) che veniva definito “la mistica garibaldina”, non è rimasto più nulla. Vorrei ricordare ancora una volta che Garibaldi fu uomo di grandi ma difficili ideali: la libertà, la democrazia, l’onestà e l’umiltà. Odiò tutto ciò che opprime e limita: la tirannia, la menzogna, il potere e la ricchezza. Ecco perché ripulse tutti I partiti, che limitano le idee degli uomini dividendoli in contrasti ideologici; ma ciò spiega pure perché tutti i partiti si sono – dopo la Sua morte – riconosciuti in Lui, contendendoselo (e ciò tutti sanno che dura fino ai nostri giorni). Qualcuno poi afferma fortemente – ma solo con le labbra – di essere un Suo seguace (oltre che ammiratore), cercando di far combaciare certe rassomiglianze di fatti o di parole. Ma questo è un “gioco” antico per attrarre le “masse”, che si ripete in continuazione – cambiando “colore”- dopo la morte del Grande. Tutti abbiamo a mente (perché é storia che abbiamo vissuto, noi oltre il mezzo secolo) quante volte l’Eroe è stato innalzato ad ideale di ideologie politiche. L’adamantina purezza dei Suoi ideali e delle Sue doti sono serviti a molti per trincerarsi dietro questo scudo invincibile e meraviglioso, illudendosi di sfruttarlo come un talismano personale! Di tutti costoro (in un modo o in altro) siamo stati testimoni della loro fine…ingloriosa: solo Lui, l’uomo-Garibaldi con I Suoi grandi ideali rimane nella sua immacolata purezza, incontaminato esempio a tutta l’Umanità onesta! Sarà dunque perché il sottoscritto, fin da ragazzo, ha sempre “navigato contro corrente” lottando onestamente e aspramente contro le seduzioni facili ma effimere della vita, che l’Eroe, anzi l’uomo-Garibaldi gli si é “rivelato” ad un tratto “attraendolo”, come Colui che da tempo cercava…
Oggi, attraverso I tanti “rami” del mio piccolo museo garibaldino, posso sinceramente affermare ai lettori e agli amici tutti, che non solo soddisfo un piacere culturale-collezionistico come molti, ma soprattutto sto ancora imparando con gioia quanto era e quanto ancora è grande l’uomo-Garibaldi.
Ottobre-Dicembre 1991
Leandro Mais








































































































