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BRANI TRATTI DALLE LETTERE SCRITTE DAI VINCITORI DEL PREMIO ALBERTO MORI 2026
10 <<<<< VIDEO SILENZIO AI CADUTI
ISTITUTO PINO PUGLISI – ROMA – CLASSE III C – Prof.ssa Antonella Curti
I CINQUE SELEZIONATI: Balou Carelle Alexis – Cardin Martina – Di Renzo Elisa – Yakavela Shenan – Thomas Ronamaria
TERZA CLASSIFICATA – YAKAWELA SHENAN
Proprio questa notte è stata proclamata la nostra gloriosa Repubblica Romana, per l’appunto così, apparteniamo ora ad una Repubblica! Non siamo più dei sudditi schiavi del re, la sovranità è ora nelle nostre mani. Il nostro popolo è finalmente ufficialmente legato da un sublime legame di fraternanza, e il primo atto fraterno realizzato è stato quello di celebrare tale notizia con una calorosa e incessante esultanza per tutte le strade. Siamo più uniti di quanto non lo fossimo mai stati!
SECONDA CLASSIFICATA – CARDIN MARTINA
Abbiamo ballato nella piazza fino a tardi e ho visto uomini e donne piangere di felicità mentre gridavano “viva la Repubblica Romana!”. C’è un’energia nuova nell’aria, una forza che ci fa sentire capaci di tutto. Sento che stiamo scrivendo la storia, Pietro. È come se dopo un lungo periodo buio fosse arrivato un periodo luminoso, pieno di luce. Spero che tu possa raggiungermi presto per respirare quest’aria di libertà con me e vedere con i tuoi occhi quanto è splendida la nostra Roma oggi.
PRIMA CLASSIFICATA – BALOU CARELLE ALEXIS
È un giorno di grande gioia, mia cara Ester. La nostra amata Roma è finalmente libera! Quando ho saputo che i Garibaldini erano arrivati a Roma non ho esitato a unirmi a loro. Adesso sono al fianco di coraggiose donne come Anita Garibaldi e Colomba Antonietti Porzi, a curare i feriti, preparare le munizioni, insomma a fare la mia parte per la causa. Sono così orgogliosa di essere una Garibaldina, di poter contribuire a questo grande sogno di unione e indipendenza… ..Mi manchi tanto Ester. Vorrei che tu fossi qui con me, a condividere la gioia e la speranza di questo nuovo inizio.
ISTITUTO PINO PUGLISI – ROMA – CLASSE III B – Prof. Anna Arabia
I CINQUE SELEZIONATI: Castagna Giulia – Mancini Arianna – Oliviero Nico – Pugliese Christian- Quaglia Viviana
TERZA CLASSIFICATA – MANCINI ARIANNA
Riusciremo a governarci da soli? È questo che mi fa realmente paura, l’incertezza, mi sembra tutto così precario e instabile. E tu? Che ne pensi? Mi serve un altro punto di vista, soprattutto il tuo più ottimista in confronto al mio pessimismo. Dimmi, se chiudi gli occhi riesci a sognare un’Italia unita? Perché io vedo solo le mura di Roma assediate e riesco persino a sentire i rumori dei cannoni che coprono le campane in festa. So che è la mia solita natura ansiosa, ma penso che il prezzo per questa dignità ritrovata sarà molto alto.
SECONDO CLASSIFICATO – OLIVIERO NICO
Ti scrivo in questi giorni strani e difficili, ma pieni di speranza. Qui a Roma tutto sembra muoversi con un ritmo nuovo. La gente parla di libertà, di giustizia e di repubblica. Le strade sono piene di chi discute, di chi studia, di chi si prepara a difenderla. Vedere tanto coraggio mi fa sentire orgoglioso di essere qui, ma allo stesso tempo il cuore trema per tutto quello che può succedere…. La paura è reale, ma quando guardo intorno vedo che nessuno cede: giovani e vecchi si aiutano, donne e uomini lavorano insieme, e anche nei momenti più duri si trovano gesti di solidarietà che danno forza. La Repubblica è fragile, eppure il suo spirito è forte.
PRIMA CLASSIFICATA – CASTAGNA GIULIA
La notte è trascorsa molto lentamente: l’Assemblea costituente, dopo una lunga riunione, ha dichiarato vincente la democrazia, dando vita alla Repubblica Romana. Questa gloriosa vittoria è stata accompagnata dai più fragorosi applausi e da un popolo colmo di felicità. Non saprei descriverti appieno lo stato della città in chiusura dell’adunanza: la cittadinanza si è riversata nelle vie cittadine, ed ha accolto la notizia con entusiasmo solenne. Non sono certa che tu sia stata informata dei termini sanciti dal decreto; perciò, gradirei riferirti ciò che più mi ha colpita: Ho molto ammirato l’impegno del governo nel migliorare tutte le classi della società e della vita di noi cittadini.
ISTITUTO PINO PUGLISI – ROMA – CLASSE III A – Prof. Lucia Pedone
I CINQUE SELEZIONATI: Auriuso Clara – De Nicola Filippo – Rodriguez Reali Chloe – Sabatini Chiara – Saleri Federico
TERZA CLASSIFICATA – CLARA AURIUSO
Assalirono l’attuale “Villa Pamphili” per conquistare il punto più alto del parco e noi, guidati da Garibaldi, provammo ad ostacolarli. Quando varcammo uno degli ingressi della Villa assistetti a uno spettacolo che mi scosse nell’animo: sentii per tutto il mio corpo un’emozione che ritornava allo stato puro, era la paura. Appena assistetti a quella scena orribile pensai di scappare, ritirarmi dalla guerra che ormai non si poteva più definire tale, perché era un massacro. Non potrò mai descrivere quello che videro i miei occhi.
SECONDA CLASSIFICATA – RODRIGUEZ REALI CHLOE
L’ultima volta che ho assistito al tuo splendido sorriso è stato il 9 febbraio del 1849, quando finalmente il Papa era scappato da Gaeta subito dopo l’assassinio del ministro Pellegrino Rossi, una qualsiasi mattina; dopo quell’annuncio una scintilla dentro ognuno di noi si accese, la scintilla di voler uno stato democratico: a tutti i costi.
PRIMA CLASSIFICATA – CHIARA SABATINI
Ai miei piedi scorreva un fiume di sangue scuro, quello dei miei compagni che avevano dato la loro vita in nome della libertà. Riconobbi, a terra, i corpi di alcuni miei cari amici che avevano combattuto al mio fianco con coraggio e determinazione. Le lacrime cominciarono a rigarmi le guance, una dopo l’altra. Fu in quel preciso istante che giurai a me stesso che non avrei reso vana la morte di quei ragazzi e che mi sarei impegnato ancora di più per ottenere una patria che non valesse solo nel senso di territorio, ma di unione e fratellanza. Caro amico, spero di poterti presto rivedere.
PREMIO ASSOLUTO
Il premio assoluto va ad un’alunna della III A, CHIARA SABATINI
MOTIVAZIONE DEL PREMIO ASSOLUTO
La Commissione ha ritenuto giusto conferire un particolare riconoscimento alla lettera migliore, a suo giudizio, tra le nove premiate, per essersi immersa con parole semplici ma incisive nel pensiero e nella sofferenza di un ferito che, presa coscienza del dramma appena vissuto, rafforza la sua volontà di continuare a combattere per la Patria e la fratellanza. Parliamo della lettera di un garibaldino.
Caro amico, mi trovo nell’ospedale da campo, con una gamba ferita e dolorante. Me l’hanno medicata con cura ponendoci sopra una gran quantità di bende e fasciature. Sono disteso su una barella e sono riuscito a procurarmi carta e penna per aggiornare te e la mia cara famiglia. Volevo informarti che nel complesso sto abbastanza bene, perlomeno sono vivo, che è già un miracolo, dato che molti altri miei compagni purtroppo non lo sono più. Hanno versato il loro sangue per la patria, e questo gli fa onore. Mi sento ancora un poco frastornato dalla spiacevole esperienza che ho vissuto, appena due ore fa. Ora ti racconto per bene cosa è successo. Stavo combattendo gloriosamente, animato dal mio forte sentimento patriottico. Attorno a me i miei compagni cadevano a terra, feriti, uno dopo l’altro, senza che io potessi fare qualcosa per aiutarli. L’atmosfera era piena di confusione e paura. Ad un tratto sentii una lama gelida perforarmi una gamba. Lanciai un grido, grido che nessuno udì. Crollai a terra, sanguinante. La terribile scena a cui stavo assistendo diventava sempre più sfocata e dai contorni sempre più indistinti. E svenni. Al mio risveglio percepii qualcuno che mi issava su una barella. La mia vista era ancora un po’ annebbiata. Quando riuscii a mettere a fuoco quello che mi circondava rimasi fortemente colpito di quanto fosse diverso da ciò che avevo visto appena qualche minuto prima. La parola più adatta per descrivere ciò che i miei occhi videro penso sia: devastazione. Ai miei piedi scorreva un fiume di sangue scuro, quello dei miei compagni che avevano dato la loro vita in nome della libertà. Riconobbi, a terra, i corpi di alcuni miei cari amici che avevano combattuto al mio fianco con coraggio e determinazione. Le lacrime cominciarono a rigarmi le guance, una dopo l’altra. Fu in quel preciso istante che giurai a me stesso che non avrei reso vana la morte di quei ragazzi e che mi sarei impegnato ancora di più per ottenere una patria che non valesse solo nel senso di territorio, ma di unione e fratellanza. Caro amico, spero di poterti presto rivedere. Mi manca molto la mia casa, la mia famiglia, tu e tutti i miei amici. Un abbraccio, a presto.
L’Associazione “Garibaldini per l’Italia”, in collaborazione con il “Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina” promuove annualmente un’iniziativa dedicata alla scuola secondaria di primo grado (quest’anno l’Istituto Comprensivo Pino Puglisi di via Bravetta n. 383), consistente in visite guidate al suddetto museo e ai luoghi ove avvennero i principali scontri tra Francesi e Italiani (Villa Pamphili e Gianicolo) durante la difesa della Repubblica Romana del 1849. Le visite, integrate dalla consegna agli insegnanti (Silvia Mori, Lucia Raffaelli, Maria Amelia Sucapane, Valentina Vittori, Daniela De Lucia) di alcune lettere originali di corrispondenza provenienti dalla “Collezione Leandro Mais”, scritte nel periodo 1846-1849 da testimoni che hanno vissuto gli avvenimenti storici della nascita della Repubblica Romana e della sua gloriosa fine, sono state finalizzate alla ideazione di un concorso denominato “Premio Alberto Mori”, in cui i ragazzi delle terze classi si cimentano nella descrizione, in una lettera di corrispondenza e in veste da “protagonisti”, dei tragici avvenimenti bellici di quella breve stagione repubblicana.
La premiazione dei vincitori di quest’anno è avvenuta a Roma, al Mausoleo-Ossario garibaldino di via Garibaldi, in occasione del 175° anniversario della battaglia del 30 aprile 1849. Di seguito, un estratto delle lettere vincitrici, scritte dagli alunni delle due classi:
CLASSE III A – SELEZIONATI: SOFIA BONETTI, TANCREDI COLELLA, DAVIDE MARCELLITTI, NOVELLI EDOARDO, STAZI ALESSIA.
TERZO CLASSIFICATO: BONETTI SOFIA
Un combattente repubblicano descrive in una lettera indirizzata al padre la battaglia del 30 aprile.
“Roma, 1° maggio 1849 – Li contammo, erano 300 i sopravvissuti francesi che avevamo fatto prigionieri. Li conducemmo dentro Roma cantando la marsigliese, regalando loro sigari, abbracciandoli, acclamandoli quali fratelli repubblicani ingannati dai preti. Padre, anch’io come i miei compagni sono orgoglioso di aver contribuito alla vittoria e alla protezione della nostra giovane patria, ma il ricordo della mia mano che impugnava l’arma e i cadaveri di ragazzi come me, morti, sul campo, è vivo nella mia mente”.
SECONDO CLASSIFICATO: NOVELLI EDOARDO
Altro combattente scrive ad un suo concittadino – parente notizie sulla battaglia di Porta Cavalleggeri
“Roma 30 aprile 1849. Hanno attaccato da Porta Cavalleggeri, vicino le mura. Arrivati vicino al bastione, ordinati, coraggiosi e spavaldi invasero la strada, ma… “stupidi” al tempo stesso, perché non pensavano che li stessimo aspettando e che stavano sotto il nostro tiro. In molti di loro hanno perso la vita, oggi, su quella strada! Qualche volta sparavano anche loro e ci ferivano, ma noi l’avemmo vinta”.
PRIMA CLASSIFICATA: STAZI ALESSIA
Una infermiera scrive ad un’amica ed esprime, in poche righe, l’amor di Patria delle donne nell’assistenza ai feriti.
“Roma, 4 giugno 1849 – Ieri, verso le undici e tre quarti, è arrivato al nostro ospedale il patriota Goffredo Mameli, in condizioni critiche: non credo che ce la farà. Appena arrivato aveva una ferita alla gamba; è stato subito portato da un medico che ha fatto il possibile, ma la situazione sta degenerando, la gamba sta andando in cancrena, presto lo perderemo. Gli uomini, feriti in battaglia, arrivano da noi a valanghe. Io vorrei aiutare nel campo di battaglia ma l’unico modo con cui posso dare il mio sostegno è stare in ospedale. Per me è importante il ruolo che le donne stanno assumendo perché è l’unico con cui possono aiutare ad ottenere la libertà di Roma.
PREMI a TANCREDI COLELLA e DAVIDE MARCELLITTI
CLASSE III B – SELEZIONATI: GATTI, GIOMMETTI, GRAMIGNAN, MARCUCCI, MORO
TERZO CLASSIFICATO: DAVIDE MORO
L’autore di questa lettera è un amico di Righetto, simbolo di quei bambini che per pochi soldi cercavano di spegnere le micce delle bombe francesi:
“Righetto, ti ho voluto bene! Eri molto importante per me e non sono più felice. Mi mancano le nostre corse per le strade di Roma allietate dai canti di libertà, dai drappi e dalle bandiere. Le nostre guerre finte sono diventate vere e i nostri nemici sono diventati i Francesi, gli Austriaci e i Borboni. Anche se siamo dei bambini abbiamo voluto dare il nostro aiuto. Addio amico”.
SECONDO CLASSIFICATO (pari merito): MAYA GRAMIGNAN SCURANI
Il personaggio è un’infermiera volontaria che scrive ad Anita:
“Certe volte vorrei essere proprio come te, una donna senza paura che la guerra non intimorisce, una mamma premurosa che nonostante le difficoltà riesce a essere sempre presente per i suoi piccoli figli. Adesso devo andare, il dovere mi chiama, io e la signora Belgioioso ci stiamo occupando dei soldati feriti, mi sto impegnando molto perché non ho mai praticato questo mestiere”.
SECONDO CLASSIFICATO (pari merito) LUDOVICO GIOMMETTI
Il personaggio è un garibaldino che scrive a Ciceruacchio in fuga verso Venezia. Una vicenda che lo ha colpito particolarmente, perché scrive:
“Sai benissimo che gli Austriaci temono moltissimo i ribelli e i patrioti, ma non abbandonare per nessun motivo i tuoi figli. Salvali! Mostra che faresti tutto per loro, anche morire. Cerca di far capire agli Austriaci che almeno i bambini non devono morire! Se questa fuga dovesse riuscire e quando i tempi saranno migliori, ritorna nella tua città. Nulla fermerà il nostro sogno di libertà e la nostra lotta”.
PRIMO CLASSIFICATO: VALERIO MARCUCCI
Un compagno di studi scrive a Manara dopo la sua morte a Villa Spada e termina con una nobile promessa:
“Voglio renderti omaggio con questa lettera perché sei stato come un fratello, un esempio da seguire. Tu hai rinunciato ai tuoi studi e hai abbandonato la tua città d’origine pur di difendere l’Italia e diffondere l’amor di patria, pur sapendo di poter perdere la vita. Quando ti sei affacciato a quella finestra una sciagura si è scagliata su di te: un colpo di fucile ti ha tolto la vita. Il giovane fiore è stato colpito dalla fredda falce. La tua morte non cancellerà il tuo impegno, la tua testimonianza. I tuoi compagni di studio non ti dimenticheranno e cercheranno di aiutare tua moglie Carmelita. Riposa in pace amico mio”.
PREMI a GABRIELE GATTI e VALERIO FREZZA (per la sua ricerca su Garibaldi)
In merito alle celebrazioni ufficiali che normalmente vengono riproposte a Roma il 20 settembre di ogni anno a Porta Pia (da cui ci sentiamo parzialmente estranei, non certo per il definitivo e sacrosanto passaggio dei territori dello Stato della Chiesa e di Roma all’Italia, quanto per l’assenza, da quegli eventi, di due pilastri fondamentali del nostro Risorgimento, Mazzini e Garibaldi), vogliamo segnalare l’iniziativa della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in particolare della Dott.ssa Mara Minasi, responsabile del Mausoleo Ossario garibaldino del Gianicolo e Direttrice del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina di Porta San Pancrazio, che ha voluto aprire al pubblico il Sacrario dei caduti per Roma nel giorno dedicato alla “breccia di Porta Pia”.
Nella nota cornice del luogo ove riposano alcuni caduti della Repubblica Romana del 1849 (tra i quali Goffredo Mameli), dell’Aspromonte (1862), di Mentana (1867) e di Porta Pia (1870), abbiamo assistito a quella che era stata indicata, in locandina, come “visita guidata della responsabile dell’area monumentale”. In realtà il racconto di quel giorno di 145 anni fa, esposto magistralmente e con passione da Mara Minasi, si è sviluppato attraverso un inquadramento storico-culturale di prim’ordine, in cui sono stati evidenziati particolari delle vicende belliche di quel 20 settembre, inediti al grande pubblico, e frutto di una ricerca basata sui documenti, oltre che sui libri di storia. Di qui una visione più aderente alla realtà dei fatti, che rende più chiara e tangibile la storia e i personaggi che l’hanno determinata; come Nino Bixio, sulla cui vicenda militare e umana la Minasi si è soffermata più volte. Ecco che Bixio, in questa prospettiva, da comparsa diviene uno dei protagonisti determinanti dell’assedio di Roma del 1870.
Infatti il Generale Cadorna, comandante dell’esercito italiano, che conosceva fin troppo bene l’impeto del garibaldino Bixio, già combattente a Porta San Pancrazio e dintorni nel 1849, lo aveva inizialmente “spedito”, cautelativamente, con i suoi soldati a Civitavecchia per conquistare quella guarnigione pontificia. Il Bixio non solo aveva eseguito velocemente l’ordine ma, desiderando essere tra i primi ad entrare nella città eterna da quella stessa Porta San Pancrazio che aveva cercato di difendere con i suoi compagni d’arme nel ’49, si precipitava a marce forzate dalla cittadina marittima a Roma. Nei pressi della città faceva pervenire un messaggio a Cadorna dicendo che sarebbe partito allora da Civitavecchia, mentre si trovava già nei pressi del Gianicolo. Da qui il bombardamento intimidatorio sulla città, e la prima bandiera bianca di resa dei pontifici sventolante da Porta San Pancrazio. Poi l’esercito italiano sarebbe entrato attraverso la famosa breccia nei pressi di Porta Pia.
Non è stata dunque, quella proposta dalla Minasi, una tradizionale visita guidata, ma una vera e intelligente analisi storica, che ha avuto il suo più alto e originale momento creativo nel parallelismo tra i fatti della Repubblica Romana del 1849 e quelli del 1870. Parallelismi riscontrabili non solo nelle circostanze che, a ruoli invertiti, si ripetono in una giostra di corsi e ricorsi vichiani, ma anche dei personaggi che, a distanza di 21 anni, vivono una storia non ancora conclusa definitivamente.
La visita alla cripta del Sacrario, l’omaggio ai caduti per Roma, la storia della genesi del monumento e le informazioni artistiche e culturali che lo caratterizzano, hanno concluso il percorso storico e l’esposizione di Mara Minasi, le cui iniziative, già lodate dalla nostra associazione, contribuiscono egregiamente a rendere viva e pulsante la storia del Risorgimento italiano.
p.m.





























































































