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l’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA

175° – Ogni anno celebriamo la memoria di una Repubblica, della sua difesa e della sua Costituzione; anticipazione di circa 100 anni dalla fondazione dell’attuale ordinamento democratico. Noi delle associazioni garibaldine e altre meritevoli associazioni culturali, cerchiamo da anni di coinvolgere i ragazzi delle scuole per trasferire loro princìpi ideali di una storia quasi dimenticata. Ma questi ragazzi, con quali ideali dovrebbero oggi confrontarsi? Nel 1849, all’alba di una rivoluzione che avrebbe destituito un potere che durava da 1083 anni, le forze in campo e i valori da sostituire erano ben visibili: da un lato l’oppressore: uno stato teocratico oscurantista, coadiuvato da quattro eserciti europei; dall’altro gli oppressi, decisi a far nascere una Repubblica fondata sulla democrazia pura!…così era stata chiamata. Ma perché questa “democrazia pura” si potesse realizzare, occorreva, come diceva Goffredo Mameli nei suoi scritti, che “l’elettore avrebbe dovuto cercare nei suoi candidati quell’onestà personale e pubblica che fa d’un uomo politico un apostolo, d’un’opinione una credenza, d’un partito una religione”. E concludeva il brano, scrivendo: “Non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”.  Con queste idee, Mazzini, Mameli, Garibaldi, e tanti altri avrebbero potuto certamente realizzare la democrazia pura; altrimenti la rivoluzione avrebbe cambiato solo le due o più persone che “Tirano i fili”. Inutile sottolineare come anche oggi sia d’importanza fondamentale, non solo la scelta oculata dei candidati da presentare alle elezioni, ma anche e soprattutto la loro capacità di garantire democraticamente il bene di tutta la collettività.

Oggi, per contrastare le forze, direi proprio demoniache, che portano alle guerre, alla fame, alla miseria materiale e spirituale del genere umano, alla falsa informazione, alle narrazioni sul cambiamento climatico, che mascherano la sperimentazione e manipolazione programmata del clima, dobbiamo uscire dalla nebbia che ci avvolge, perché i disvalori che caratterizzano queste forze non sono più visibili, come lo erano nel 1849: sono occulti!

Oggi il potere, quello vero, è fuori dal nostro campo di azione, ed opera a scala globale. Gli oppressori di oggi sono coloro che vogliono distruggere quel che resta delle democrazie, e lo stanno facendo con il potere di quantità immense di denaro, detenuto da pochi soggetti. Sono loro che conducono le economie mondiali, la sanità e lo sviluppo tecnologico globale. Gli oppressi siamo tutti noi, nell’illusione di vivere in democrazie in grado di esercitare la volontà popolare. Inoltre, l’interventismo delle imprese multinazionali sulle questioni sociali, coadiuvate da una politica europea che sembra favorirle (vedi manifestazioni di questi giorni degli agricoltori) serve ad indebolire ulteriormente l’azione dei governi, e quindi la fiducia nella democrazia, che, come tutti dicono, non funziona, per cui ormai, se vogliamo risolvere i problemi del mondo, dobbiamo, paradossalmente, confidare nei ricchi, nei miliardari, nella loro filantropia, e non nelle persone elette dal popolo,.

In questo panorama complesso e desolante, per evitare che cadano nell’oblio quei punti di riferimento storici da cui i giovani possano trarre, non solo esempi illuminanti per la  vita futura, ma anche strumenti utili ad accrescerne lo spirito critico, abbiamo il dovere e il difficile compito di trasmettere loro il bagaglio culturale di cui siamo a conoscenza, che ci proviene da un insegnamento scolastico e famigliare molto diverso dall’attuale. Dovremmo, in sostanza, trasmettere loro la vita vera nel divenire storico, presentando figure viventi, e ne ho citate solo tre, invece che raccontare metodologie temporali e astrazioni storiche. (ricordo che lo studio del Risorgimento e dei personaggi che lo incarnarono è stato cancellato dalla scuola primaria).

Affinché questo nostro essere Volontari dell’informazione non risulti vano, dovremmo con più forza ed energia contrastare la disinformazione e le menzogne, ormai dilaganti in rete, anche sulla storia del nostro Risorgimento, dell’epopea garibaldina e sui singoli attori che la realizzarono.

Dovremmo, in sostanza, contribuire, unitamente alla scuola e all’ambiente famigliare, a fornire soprattutto “esempi”.  E di questi esempi ne è ricco il nostro Risorgimento.

Viva la Repubblica Romana – Viva l’Italia