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L’iniziativa di Balzani, Casadei, Ridolfi e Mattarelli, che qui riportimo come appello, ha avuto l’immediata adesione dei “Garibaldini per l’Italia”.  Non possimo astenerci dal criticare aspramente il contenuto della proposta governativa che sceglie pretestuosamente lo spostamento delle festività civili per incrementare i tagli alla spesa pubblica. Il fine è fin troppo ovvio, visto che le festività religiose non vengono minimamente toccate dal provvedimento:  nè Berlusconi, nè tantomeno la Lega, come hanno dimostrato in più di una occasione, ritengono  utile occuparsi dell’identità nazionale che tali date evocano, essendo più inclini, il primo, alla identificazione della Resistenza con il Comunismo (potere dell’ignoranza o perversità della malafede), la seconda allo smembramento costante dell’identità nazionale. Abolire di fatto le date più significative della nostra storia di liberazione dallo straniero e dal nazi-fascismo, intese come continuità ideale tra Risorgimento e Resistenza,  è forse l’atto più anti-italiano concepito da un governo repubblicano, a partire dal dopoguerra fino a questo agosto 2011 .

 

FESTE CIVILI

  La soppressione delle feste civili, contenuta nelle misure straordinarie di finanza pubblica del Governo di questo agosto, è un colpo molto duro inferto al già precario equilibrio simbolico su cu si regge l’identità della Repubblica. Noi, benché convinti che atti di sobrietà e di austerità siano inevitabili, dati i tempi calamitosi in cui viviamo, riteniamo che l’abolizione delle festività del 25 aprile, del Primo maggio e del 2 giugno produca gravi conseguenze sia sul piano della coesione civile, sia sulla produttività della società italiana, a forte vocazione turistica e culturale. Non si comprende, in particolare, perché la questione non abbia riguardato l’intero assetto dei giorni festivi del nostro paese, escludendo a priori quelli religiosi e quindi prevedendo, se del caso, una temporanea sospensione degli effetti del Concordato, da definire con la S. Sede. E’ infatti importante trattare gli spazi di festa collettiva non solo come occasioni di riposo o di svago, ma come espressione di una sensibilità comune verso temi, figure eventi della tradizione, laica o religiosa che sia. Di qui l’esigenza di un ragionamento intellettualmente onesto, che non sia solo l’esito involontario dello zelo di qualche anonimo tecnico economico ministeriale. Non si può, del resto, non rilevare come – sul piano politico-istituzionale – lo spostare alla domenica successiva la celebrazione della sconfitta del fascismo, della nascita della Repubblica e di quel lavoro che la Costituzione pone a fondamento dell’Italia costituisca, di fatto, la negazione di quel patriottismo costituzionale e di quella idea di democrazia sociale su cui si è costruita e sviluppata la miglior storia della nostra Repubblica.

Per queste ragioni lanciamo un appello, aperto a tutte le cittadine e i cittadini italiani/e, affinché il governo receda dai suoi propositi. 
Roberto Balzani (Univ. di Bologna, Sindaco di Forlì), Thomas Casadei (Univ. di Modena e reggio Emilia), Maurizio Ridolfi (Univ. della Tuscia, Viterbo), Sauro Matterelli (Pres. Fondazione A. Oriani, Ravenna)

si può esprimere il proprio dissenso firmando al seguente link:
http://soppressionefestecivili.blogspot.com/